Archive for agosto 2010

Blog day

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Quelli di Viaggiatori Low Cost mi informano di aver raccomandato il mio blog in occasione del 5° Blog Day.
Ringrazio sentitamente, e già che ci sono approfitto dell'occasione per consigliarvi caldamente, anche se molti di voi li conosceranno già tutti, questo, quest'altro, quest'altro ancora, e poi questo e infine questa.
Bacioni.

Ieri sera ero qua

29 Commenti »

Da 1:50 in poi mi chiedono come la vedo, e io glielo dico.

Sarebbe questa, la vostra idea di libertà?

64 Commenti »

La cosa divertente (o raccapricciante, fate un po' voi) di tutta questa polemica sul cosiddetto "scontro delle civiltà" è che una bella fetta di quelli che si scagliano contro l'Islam intollerante sono gli stessi che non soltanto si ingoiano sani sani gli anatemi integralisti di Santa Romana Chiesa e le più becere vulgate maschiliste della gloriosa tradizione italica (il che, in fondo, farebbe parte degli inviolabili affari loro), ma si spingono a sostenere con disarmante disinvoltura la necessità che di quegli anatemi e di quelle vulgate si debba puntigliosamente tener conto nella formulazione di leggi, sentenze e consuetudini dello Stato laico.
Così, può accadere che la stessa persona prima si incazzi con i musulmani che impongono il velo alle donne, e poi si schieri in favore di chi vorrebbe sequestrare il loro corpo vietando l'aborto; che prima faccia fuoco e fiamme contro i padri islamici che picchiano le figlie, e poi insinui che se una ragazza viene violentata vuol dire che se l'è andata a cercare perché aveva la minigonna; che prima sputi veleno sui paesi nei quali non è consentito professare la fede cattolica, e poi faccia comunella con quelli che portano i maiali a pisciare sui terreni dove dovrebbero sorgere le moschee.
Ne viene fuori la sgradevole sensazione che costoro non vogliano sconfiggere l'integralismo, il maschilismo, la violenza, ma cerchino semplicemente di contrapporre un integralismo a un altro, un maschilismo a un altro, una violenza a un'altra, sulla base della considerazione che quelli scelti da loro sono un tantino più morbidi rispetto a quelli propugnati dagli altri.
Sapete cosa penso? Penso che la libertà religiosa e la laicità siano inseparabili, e che negare la prima equivalga immancabilmente a mandare a puttane la seconda: cosa che avviene puntualmente anche nel nostro paese, com'è agevole riscontrare avendo cura di tirare fuori la testa dalla sabbia e darsi un'occhiatina in giro.
Io, da parte mia, avrei l'ambizione di essere un uomo libero, e questa gente non fa altro che istigarmi all'odio e cercare di impormi una forma di schiavitù per il solo fatto che è meno peggio di un'altra.
Scusatemi, ma non ci siamo.
Non ci siamo proprio.

I can't hide

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L'Islam di serie A, l'Islam di serie B

44 Commenti »

Quando Gheddafi blatera che l'Islam dovrebbe diventare la religione d'Europa sono tutti lì appecoronati che lo assecondano, gli portano vagoni di hostess da convertire e lo accompagnano compiaciuti a prendere il gelato, e poi se un povero cristo chiede che vengano messe insieme quattro mura che assomiglino vagamente a una moschea per andarci a pregare per i cazzi suoi non solo glielo impediscono, ma ad abundantiam lo insultano, gli danno del terrorista e tanto per andare sul sicuro portano i maiali a fare una pisciatina sul terreno, perché non si sa mai.
Dite, non pare assai curioso anche a voi?

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Grazie a Tiziana per lo spunto.

Avanti il prossimo (43)

2 Commenti »

Si tratta del 43° suicidio in carcere dell'anno, il terzo a Sulmona: probabilmente i giornali parlano di 44, di cui quattro a Sulmona, perché mettono nel conto anche la morte di Domenico Cardarelli, risalente ad aprile, sulle cui cause effettive si deve ancora fare piena luce.
Completata questa macabra riconciliazione, che peraltro vi dovevo perché qualcuno di voi me l'ha chiesta, resta il fatto che l'emergenza nazionale non accenna ad arrestarsi (come potrebbe, viste le condizioni delle nostre carceri?) e che pochissimi se ne occupano.
Bisogna desumerne che a tutti gli altri vada bene così?

  1. Pierpaolo Ciullo, 39 anni - 2 gennaio - carcere di Altamura, asfissia con gas;
  2. Celeste Frau, 62 anni - 4 gennaio - carcere Buoncammino di Cagliari, impiccagione;
  3. Antonio Tammaro, 28 anni - 7 gennaio - carcere di Sulmona, impiccagione;
  4. Giacomo Attolini, 49 anni - 8 gennaio - carcere di Verona, impiccagione;
  5. Abellativ Sirage Eddine, 27 anni - 14 gennaio - carcere di Massa, impiccagione;
  6. Mohamed El Aboubj, 25 anni - 16 gennaio - carcere S. Vittore di Milano, asfissia con gas;
  7. Ivano Volpi, 29 anni - 20 gennaio - carcere di Spoleto, impiccagione;
  8. Detenuto tunisino, 27 anni - 22 febbraio - carcere di Brescia, impiccagione;
  9. Vincenzo Balsamo, 40 anni - 23 febbraio - carcere di Fermo, impiccagione;
  10. Walid Aloui, 27 anni - 23 febbraio - carcere di Padova, impiccagione;
  11. Alessandro Furuli, 42 anni - 24 febbraio - carcere di Vibo Valentia, impiccagione;
  12. Roberto Giuliani, 47 anni - 25 febbraio - carcere di Rebibbia (Roma), impiccagione;
  13. Giuseppe Sorrentino, 35 anni - 7 marzo - carcere di Padova, impiccagione;
  14. Angelo Russo, 31 anni - 10 marzo - carcere di Poggioreale a Napoli, impiccagione;
  15. Detenuto italiano, 47 anni - 27 marzo - carcere di Reggio Emilia, asfissia on gas;
  16. Romano Iaria, 54 anni - 3 aprile - carcere di Sulmona, impiccagione;
  17. Carmine B., 39 anni - 7 aprile - casa circondariale di Benevento, impiccagione;
  18. Daniele Bellante, 31 anni - 13 aprile - carcere di Rebibbia a Roma, impiccagione;
  19. Giuseppe Palumbo, 34 anni - 23 aprile - carcere di Firenze, impiccagione;
  20. Gianluca Protino, 34 anni - 26 aprile - carcere di Teramo, impiccagione;
  21. Eraldo De Magro, 57 anni - 6 maggio - carcere di Como, impiccagione;
  22. Vasiline Ivanov Kirilov, 33 anni - 8 maggio - carcere di San Vittore a Milano, impiccagione;
  23. Domenico Franzese, 45 anni - 16 maggio - carcere Cavadonna di Siracusa, impiccagione;
  24. Aldo Caselli, 44 anni - 20 maggio - carcere di Reggio Emilia, impiccagione;
  25. Detenuto extracomunitario, 30 anni - 29 maggio - carcere di Lecce, impiccagione:
  26. Alessandro Lamagna, 34 anni - 6 giugno - carcere di Salerno, impiccagione;
  27. Francisco Caneo, 48 anni - 12 giugno - carcere Opera di Milano, impiccagione;
  28. Luigi Coluccello, 34 anni - 15 giugno - carcere di Lecce, impiccagione;
  29. Antonio Di Marco, 43 anni - 15 giugno - carcere Bicocca di Catania, asfissia con gas;
  30. Thomas Göller, 43 anni - 23 giugno - semilibertà a Bolzano, ?;
  31. Yassine Aftani, 22 anni - 27 giugno - questura di Agrigento, impiccagione;
  32. Marcello Mento, 37 anni - 29 giugno - carcere circondariale di Giarre (CT), impiccagione;
  33. Santino Mantice, 25 anni - 1° luglio - carcere di Padova, impiccagione;
  34. Antimo Spada, 35 anni - 14 luglio - carcere delle Vallette di Torino, impiccagione;
  35. Rocco Manfrè, 65 anni - 18 luglio - carcere di Caltanissetta, impiccagione;
  36. Italo Saba, 53 anni - 18 luglio - carcere di Sassari, impiccagione;
  37. Andrea Corallo, 39 anni - 23 luglio - carcere Bicocca di Catania, recisione della carotide con un rasoio;
  38. Corrado Liotta, 44 anni - 27 luglio - carcere di Siracusa, impiccagione;
  39. Mohamed Hattabi, 43 anni - 5 agosto - carcere di Brindisi, impiccagione;
  40. Riccardo Greco, 50 anni - 11 agosto - carcere di Rebibbia a Roma, impiccagione;
  41. Ramon Berloso, 35 anni - 20 agosto - ospedale di Udine, impiccagione;
  42. Matteo Carbognani, 34 anni - 22 agosto - carcere di Parma, impiccagione;
  43. Detenuto italiano, 30 anni - 25 agosto - carcere di Sulmona, asfissia con gas.

Non vi capisco

18 Commenti »

Perché i gay vi danno così fastidio da spingervi a pestarli e mandarli in ospedale?
Cioè, è davvero tanto offensivo vedere due uomini che si baciano tra loro? E' proprio insopportabile? Disturba il vostro senso della decenza al punto che vi prudono le mani e non riuscite a non menarli?
Ebbene, se se cose stanno davvero in questo modo, debbo confessarvi che non riesco a capirvi.
Ci provo, credetemi, a mettermi nei vostri panni: mi sforzo di immaginare l'indignazione che provate, la molla che vi scatta, la mosca che vi salta al naso, ma non ci riesco.
Io vedo solo due persone che si scambiano affetto, e la cosa mi allieta, mi strappa un sorriso, mi fa tornare a casa un tantino più ottimista sul mondo; altro che farmi incazzare.
Ancora più che avercela con voi, amici squadristi che andate in giro a massacrare gli omosessuali (e badate: non è che ce l'abbia su con voi solo un pochino, manco per il cazzo), io non vi capisco.
Giuro, non vi capisco proprio.

Finché ci saremo noi

27 Commenti »

Voglio anche confermare che il mandato elettorale affidatoci dai cittadini è chiaro: a Sesto Calende, finchè ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità e questo è il primo impegno che ci siamo presi. Questo non significa che gli islamici non possano pregare ognuno a casa propria.
Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende, Varese.
Da Daniele i dettagli dell'edificante vicenda.

Dovrebbero metterlo, il casco?

25 Commenti »

Mi piacerebbe sapere se quelli della polizia municipale della riviera romagnola, che ti fanno -legittimamente- un culo come un secchio se ti pizzicano alla guida dopo aver bevuto mezzo bicchiere in più, avrebbero l'obbligo di indossare il casco quando se ne vanno in giro a pattugliare la spiaggia con le loro moto (che mi dicono dovrebbero chiamarsi "quad") invece di tenerlo agganciato vicino alla sella o appoggiato davanti al manubrio.
Giacché trattasi di veicoli dotati di targa, a occhio e croce direi di sì, ma attendo lumi da chi dovesse saperne più di me.

Faccetta nera, bella terrona

8 Commenti »

Grazie a Tina per la segnalazione.

Campagna acquisti elettorale

5 Commenti »

Non so cosa ne pensiate voi, ma a me pare che l'acquisto di Ibrahimovic da parte del Milan significhi in modo inequivocabile che le elezioni sono dietro l'angolo.

L'Italia nei passaporti del regime libico

15 Commenti »

Voi che ne dite, dovremmo essere contenti del fatto che sui passaporti di un paese nel quale vige un regime autoritario e vengono ignorati i diritti umani sia stampata la foto del nostro premier che stringe la mano al dittatore?

Piccoli squadristi crescono

4 Commenti »

Sotto gli occhi amorevoli dei genitori.

Generatore automatico di modifiche ai principi fondamentali della Costituzione

10 Commenti »


Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova bozza di modifica dei principi fondamentali

Come on, gimme a break

4 Commenti »

Ah, ce ne fossero, come il vecchio Frank...

Grazie a Ale per il regalo.

Nuove frontiere del lusso

9 Commenti »

La vita è un lusso che non ci possiamo più permettere.

Un curioso concetto di amore

43 Commenti »

Questa è la notizia:

(ANSA) - ROMA, 24 AGO - E' nata Rachel Maria, la figlia di Sandro Sechi e del marito Erik Mercer, figlio di pastori protestanti, sposati nel Massachusetts. Un'amica d'infanzia di Erik, Rachel Segall, sposata e madre di 3 figli, si è offerta come madre surrogata ed ha messo a disposizione solo il proprio utero: gli ovuli impiantati sono di un'altra donna. La nascita di Rachel Maria è avvenuta il 14 agosto a Boston.
E questo è il commento dei nostri amici cattolici:
In Massachussets si è verificato quello che da tempo si temeva, una bimba nata da un rapporto di natura gay, con scambio di uteri, e dopo un indecente incrocio. Morale, oggi ha due padri e due madri. Vi sembra bello tutto questo? Signori del blog che inneggiate alla liberalità, che spernacchiate Pontifex, tutto questo vi sembra decente e moralmente giusto, non verso la Chiesa, non verso il Dio che aborrite, non verso il Papa che vorreste vedere via, ma della povera innocente creatura? Abbiate un minimo di coscienza nella risposta. Povera bimba, vittima. Lei vittima e meritevole di compassione. Figlia di una cosa abominevole, disgustosa, assurda. Figlia di un gioco perverso e depravato che dimostra ancora una volta i danni che la omosessualità e la sua legittimazione provocano. Quelli che ora hanno sulla coscienza, sempre che una coscienza la abbiano, devono meditare e piangere. Molti diranno: ma sono felici. Loro, forse sì. Ora bisognerebbe chiederlo a quella povera figlia. Una vergogna, si dica chiaramente e si corra ai ripari contro questa aberrazione dei tempi, questa lebbra che è la pratica omosessuale e la sua esaltazione.
Senza "spernacchiare" nessuno (da queste parti siamo abituati al linguaggio articolato, altrove non so) lascio a voi giudicare, al di là dei proclami, chi dimostri di nutrire sentimenti di amore nei confronti della bimba: quelli che l'hanno fatta nascere accogliendola con gioia, oppure quelli che la additano come una creatura compassionevole figlia dell'indecenza, dell'abominio, del disgusto, dell'assurdità, della perversione, della depravazione, della vergogna e della lebbra.
Fate un po' voi.

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Grazie a Cri per la segnalazione.

Berluskopoly

9 Commenti »

BERLUSKOPOLY

IMPREVISTO1 IMPREVISTO2
IMPREVISTO3 IMPREVISTO4
IMPREVISTO5 IMPREVISTO6
PROBABILITA1 PROBABILITA2
PROBABILITA3 PROBABILITA4
PROBABILITA5PROBABILITA6

Il disordine e il disgusto, evidentemente, sono soggettivi

61 Commenti »

La Chiesa Cattolica, come certamente saprete, si oppone fermamente a manifestazioni come il Gay Pride poiché ritiene che i gay siano malati, moralmente disordinati e abominevoli, ed è convinta che l'ostentazione dell'omosessualità sia rivoltante e offenda profondamente Dio in persona.
La stessa Chiesa Cattolica, invece, non si oppone affatto a processioni nelle quali individui incappucciati si percuotono il petto con un cilicio di sughero irto di aculei o con una spugna piena di aghi bagnata di vino fino a martoriarsi le carni e sanguinare copiosamente, perché evidentemente li considera sani, moralmente ordinati e ammirevoli, e reputa che l'ostentazione di tale pratica, oltre ad essere piacevole da guardare, rallegri profondamente il padreterno.
A voi, sinceramente, quale delle due attività pare più disordinata e disgustosa?

Avanti il prossimo (40, 41 e 42)

5 Commenti »

Uno, due, tre. Siamo a quarantadue.
La strage, signore e signori, continua.

  1. Pierpaolo Ciullo, 39 anni - 2 gennaio - carcere di Altamura, asfissia con gas;
  2. Celeste Frau, 62 anni - 4 gennaio - carcere Buoncammino di Cagliari, impiccagione;
  3. Antonio Tammaro, 28 anni - 7 gennaio - carcere di Sulmona, impiccagione;
  4. Giacomo Attolini, 49 anni - 8 gennaio - carcere di Verona, impiccagione;
  5. Abellativ Sirage Eddine, 27 anni - 14 gennaio - carcere di Massa, impiccagione;
  6. Mohamed El Aboubj, 25 anni - 16 gennaio - carcere S. Vittore di Milano, asfissia con gas;
  7. Ivano Volpi, 29 anni - 20 gennaio - carcere di Spoleto, impiccagione;
  8. Detenuto tunisino, 27 anni - 22 febbraio - carcere di Brescia, impiccagione;
  9. Vincenzo Balsamo, 40 anni - 23 febbraio - carcere di Fermo, impiccagione;
  10. Walid Aloui, 27 anni - 23 febbraio - carcere di Padova, impiccagione;
  11. Alessandro Furuli, 42 anni - 24 febbraio - carcere di Vibo Valentia, impiccagione;
  12. Roberto Giuliani, 47 anni - 25 febbraio - carcere di Rebibbia (Roma), impiccagione;
  13. Giuseppe Sorrentino, 35 anni - 7 marzo - carcere di Padova, impiccagione;
  14. Angelo Russo, 31 anni - 10 marzo - carcere di Poggioreale a Napoli, impiccagione;
  15. Detenuto italiano, 47 anni - 27 marzo - carcere di Reggio Emilia, asfissia on gas;
  16. Romano Iaria, 54 anni - 3 aprile - carcere di Sulmona, impiccagione;
  17. Carmine B., 39 anni - 7 aprile - casa circondariale di Benevento, impiccagione;
  18. Daniele Bellante, 31 anni - 13 aprile - carcere di Rebibbia a Roma, impiccagione;
  19. Giuseppe Palumbo, 34 anni - 23 aprile - carcere di Firenze, impiccagione;
  20. Gianluca Protino, 34 anni - 26 aprile - carcere di Teramo, impiccagione;
  21. Eraldo De Magro, 57 anni - 6 maggio - carcere di Como, impiccagione;
  22. Vasiline Ivanov Kirilov, 33 anni - 8 maggio - carcere di San Vittore a Milano, impiccagione;
  23. Domenico Franzese, 45 anni - 16 maggio - carcere Cavadonna di Siracusa, impiccagione;
  24. Aldo Caselli, 44 anni - 20 maggio - carcere di Reggio Emilia, impiccagione;
  25. Detenuto extracomunitario, 30 anni - 29 maggio - carcere di Lecce, impiccagione:
  26. Alessandro Lamagna, 34 anni - 6 giugno - carcere di Salerno, impiccagione;
  27. Francisco Caneo, 48 anni - 12 giugno - carcere Opera di Milano, impiccagione;
  28. Luigi Coluccello, 34 anni - 15 giugno - carcere di Lecce, impiccagione;
  29. Antonio Di Marco, 43 anni - 15 giugno - carcere Bicocca di Catania, asfissia con gas;
  30. Thomas Göller, 43 anni - 23 giugno - semilibertà a Bolzano, ?;
  31. Yassine Aftani, 22 anni - 27 giugno - questura di Agrigento, impiccagione;
  32. Marcello Mento, 37 anni - 29 giugno - carcere circondariale di Giarre (CT), impiccagione;
  33. Santino Mantice, 25 anni - 1° luglio - carcere di Padova, impiccagione;
  34. Antimo Spada, 35 anni - 14 luglio - carcere delle Vallette di Torino, impiccagione;
  35. Rocco Manfrè, 65 anni - 18 luglio - carcere di Caltanissetta, impiccagione;
  36. Italo Saba, 53 anni - 18 luglio - carcere di Sassari, impiccagione;
  37. Andrea Corallo, 39 anni - 23 luglio - carcere Bicocca di Catania, recisione della carotide con un rasoio;
  38. Corrado Liotta, 44 anni - 27 luglio - carcere di Siracusa, impiccagione;
  39. Mohamed Hattabi, 43 anni - 5 agosto - carcere di Brindisi, impiccagione;
  40. Riccardo Greco, 50 anni - 11 agosto - carcere di Rebibbia a Roma, impiccagione;
  41. Ramon Berloso, 35 anni - 20 agosto - ospedale di Udine, impiccagione;
  42. Matteo Carbognani, 34 anni - 22 agosto - carcere di Parma, impiccagione.

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La libertà di stampa [di Ernesto Maria Ruffini]

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Tra i mezzi di diffusione del pensiero, la cui libertà è garantita all’art. 21 della Costituzione, una posizione privilegiata deve essere riconosciuta alla stampa, che i Costituenti vollero tutelare prevedendo la trasparenza dei relativi mezzi di finanziamento. Una previsione posta a garanzia di un’effettiva informazione pluralistica e della libera circolazione di voci, di notizie e di idee differenti. La preoccupazione dei Costituenti traeva origine dalla recente esperienza del fascismo che aveva mostrato una classe giornalistica che non aveva «saputo resistere con dignità e con fermezza agli assalti della reazione e della dittatura». Erano consapevoli che se avessero avuto «esempi sicuri di coscienza civile e di educazione politica» avrebbero potuto fare «l’esperimento di un’assoluta libertà nella stampa. Ma poiché questi esempi non li» avevano avuti, si erano visti costretti  «a tenere un contegno di realistica prudenza», perché era – ed è ancora oggi – necessario che la stampa difenda «la propria indipendenza e la propria dignità anche contro la potenza del denaro, contro le minoranze plutocratiche faziose le quali si vogliono servire della stampa per introdurre dei veleni nel cuore del Paese, per giovare a interessi particolari sotto la veste, come avviene sempre, di una difesa degli interessi nazionali» (Schiavetti).
Nel ventennio fascista avevano visto che molti giornalisti legati al regime avevano «sacrificato la loro dignità e prostituito il loro ingegno […] ai facili onori, ai facili plausi»; avevano «immolato la dignità del loro intelletto sull’altare dell’oro, del denaro»; avevano «tenuto un contegno che sotto tutti gli aspetti è stato riprovevole» e, cosa ancora più grave, avevano influenzato «la formazione dell’opinione pubblica del nostro Paese […] da questo stillicidio, da questo veleno che veniva quotidianamente propinato all’opinione pubblica», ingenerando «in molti cittadini italiani, il culto della violenza, il culto dell’ingiustizia, il culto, insomma, di tutti i sentimenti deteriori dell’uomo e del cittadino, e invece» deridendo  «quelle che erano le istituzioni più alte: la democrazia, la libertà; tutto ciò che rende l’uomo veramente degno di tale nome». Da tutto questo deriva l’importanza che i giornali facciano sapere all’opinione pubblica «chi li sovvenziona, da quali fonti traggono il denaro col quale sono in grado di mantenersi», perché il «tono del giornale non è dato infatti tanto dal direttore o dai redattori, quanto da chi lo sovvenziona, perché quel giornale rappresenta i suoi interessi ed è l’esponente delle sue idee» (Cavallari).
In questa prospettiva, occorreva prevedere la «pubblicazione dei bilanci, in modo da affidare il controllo alla pubblica opinione» (Mortati) e nella speranza che quest’ultima potesse liberamente formarsi.
Negli anni successivi all’approvazione della Costituzione, il Parlamento ha affrontato nuovamente la questione della libertà e della pluralità dell’informazione, consapevole che qualunque posizione dominante di un editore avrebbe compromesso il diritto di tutti di informare e di essere informati liberamente e di poter, quindi, esercitare la sovranità di cui il popolo è titolare. Come affermato dalla Corte Costituzionale, infatti, la stampa deve «porre il cittadino in condizione di compiere le proprie valutazioni avendo presenti punti di vista e orientamenti culturali e politici differenti», perché il confronto tra idee e opinioni differenti rappresenta la garanzia dello stesso sistema democratico (Corte Cost. n. 155/2002).
Al riguardo, valgano le parole dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel suo messaggio alle Camere del 23 luglio 2002: «il pluralismo e l’imparzialità dell’informazione, così come lo spazio da riservare nei mezzi di comunicazione alla dialettica delle opinioni, sono fattori indispensabili di bilanciamento dei diritti della maggioranza e dell’opposizione».

42

15 Commenti »

Abbastanza vecchio da essere già nato quando il "depravato" che vedete qua sotto cantava questa perla.
Siccome è il mio compleanno me la regalo, e la regalo a voi.

Rsvp

11 Commenti »

Mentre quelli del PD continuano a gingillarsi con la loro festa filosofeggiando sull'appropriatezza degli inviti, i vescovi si prendono la briga di dire due paroline al governo bacchettando la sua smania inconsulta di espulsione.
Per precipitare più in basso di così si deve iniziare a scavare.

Credo che questa sia inarrivabile

19 Commenti »

Guardi, la politica non è il mio pane. Trovo che sia così stupido litigare sempre per delle idee...
Elena Morali, fidanzata (o qualcosa più di un'amica, come dice lei) di Renzo Bossi.

Eccone un altro

8 Commenti »

Dichiarazione shock di Sergio Chiamparino: avendo passato le ferie lavorando, ha potuto constatare "quanto bassa sia la credibilità del PD tra la gente".
Dopo Fini, eccone un altro che si accorge delle cose con qualche anno di ritardo.

La confusione sui rom e la deportazione dei rumeni

21 Commenti »

Stefano Zanero per Metilparaben.
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Vorrei approfittare per qualche istante dell'ospitalità di Metilparaben per ricordare (ad uso di amici giornalisti, leghisti, ed altri zucconi misti) un piccolo dettaglio.
I Rom, o Roma, sono un gruppo etnico di antica origine che parla una propria lingua (romanes/romani), e che in italiano sono spesso indicati anche come "zingari" o "gitani". Per essere precisi, i Rom sono uno dei gruppi che parla questa lingua, il più numeroso.
I Rom non c'entrano una beata mazza con i rumeni: ci sono Rom che abitano in Italia, in Romania e in (quasi) qualsiasi altra nazione europea. In Italia ne abitano circa 140mila, la metà dei quali è di nazionalità italiana.
Non so voi, ma io ricordo di avere accolto alle elementari (parliamo del 1985-1986: non era ancora caduto il muro di Berlino e la Romania era ben lontana dall'ingresso nella UE) dei ragazzi Rom che nelle loro peregrinazioni "passavano" dal mio paesello. Ogni anno si presentavano per un mesetto e poi scomparivano. Ed erano indubitabilmente italiani. Nomadi, ma sempre italiani.
Per cui, quando sentite qualche politico appena un filo più ignorante della media (e ce ne vuole) applaudire ai "rimpatri" di Sarkozy, potete farvi alcune domande:

  1. cosa si risolve rimpatriando un centinaio di persone, specie in un paese Europeo, da cui non ci separa esattamente una cortina di ferro?
  2. questi deportati (se non vi piace la parola "deportato" fatevi una ragione del fatto che tecnicamente si tratta della parola esatta) con che criterio sono stati scelti?
  3. e soprattutto, ammesso e non concesso che la "deportazione" sia proprio la soluzione migliore, i Rom di nazionalità italiana, o francese, o comunque non rumena, dove li deportiamo, di grazia?
Prima di dire che non si tratta di razzismo, o che il problema non riguarda i Rom di nazionalità italiana, consiglio di guardare questo filmato dal quinto minuto in avanti.

Sei pronto a rinnegare il ventennio?

Sei davvero un finiano? E se lo sei, lo sei da sempre o lo sei diventato solo oggi?
Scoprilo con questo test che ho preparato per gli amici dell'Espresso, ma non confonderti e fai attenzione all'epoca delle dichiarazioni: le posizioni del buon Gianfranco sembrano essere notevolmente cambiate rispetto a quelle di qualche anno fa.
Allora, che aspetti? Allacciati le cinture, ché questa roba è peggio delle montagne russe, e se vuoi lasciare un commento clicca qua.

Né più, né meno

19 Commenti »

Prese, portate in Italia con la forza, ricattate, picchiate, stuprate, buttate in mezzo alla strada come carne da macello, costrette ad abortire mandando giù quello che capita e alla fine, se qualcosa va storto, pure denunciate.
Mettiamo bene in chiaro un fatto: io non sono un moralista, e l'idea che qualcuno sia disposto a pagare denaro in cambio di prestazioni sessuali, nel caso in cui chi le fornisce lo faccia consapevolmente e in base ad una libera scelta, non mi fa né caldo né freddo.
Ma con la stessa franchezza debbo dirvi una cosa: per quanto mi riguarda i clienti che alimentano questo abominevole mercato di schiave strafottendosene allegramente del modo infernale in cui funziona sono colpevoli quanto i rivoltanti individui che lo organizzano.
Né più, né meno.

Generatore automatico di argomentazioni per "recuperare" ad uno ad uno i "finiani moderati"

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La Velina grata

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A noi, per lo sconticino che Papi le ha assicurato col fisco. Spiccioli: 165 milioni di euro, interessi e mora esclusi.
La foto... La trovate qui.

Nei panni del toro

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Lungi da me l'idea di rallegrarmi per il ferimento di 40 persone, e men che meno per le gravi condizioni del bambino, che certamente non si sarà recato alla corrida di sua iniziativa ma ci sarà stato portato da qualche adulto.
Però provate a mettervi due minuti nei panni del toro: immaginate di trovarvi in mezzo a un'arena e di essere meticolosamente torturati da una serie di stronzetti che si divertono un mondo ad infilzarvi con dei bastoni appuntiti, nell'attesa che un tizio vestito come un manichino si degni di arrivare per porre fine alle vostre sofferenze infilandovi uno spadone fra capo e collo, non prima di avervi presi un po' per il culo agitandovi davanti uno straccio rosso mentre la vista vi si annebbia e il cuore vi batte così forte che sembra scoppiarvi nel petto; il tutto in mezzo al frastuono di una folla urlante e assetata di sangue che si eccita guardando le vostre sofferenze e infine acclama gioiosamente la vostra morte con l'esultanza di chi ha appena vinto la finale dei mondiali.
Dite la verità, ma ditemela sul serio: non verrebbe anche a voi una voglia irrefrenabile di saltare in mezzo agli spalti e farne secchi più che potete?

Nessuna verità

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Non vorrei essere frainteso ma io le dico con estrema onestà che come sia morta Giorgiana Masi non lo so.
(Francesco Cossiga a Radio Radicale, 2001)
Non l'ho mai detto all’autorità giudiziaria e non lo dirò mai, è un dubbio che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono. Se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto, sarebbe stata una cosa tragica. Ecco, io credo che questo non lo dirò mai se mi dovessero chiamare davanti all’autorità giudiziaria, perché sarebbe una cosa molto dolorosa.
(Francesco Cossiga a Report, 2003)
La verità la sapevamo in quattro: il procuratore di Roma, il capo della mobile, un maggiore dei carabinieri e io. Ora siamo in cinque: l'ho detta a un deputato di Rifondazione che continuava a rompermi le scatole. Non la dirò in pubblico per non aggiungere dolore a dolore.
(Francesco Cossiga al Corriere della Sera, 2007)

Quel che feci io

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Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno: infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano.
Francesco Cossiga, 30 ottobre 2008.

Be the change

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Il Corriere della Sera di oggi prima si scaglia contro le maldicenze reciproche tra i personaggi pubblici, che secondo Aldo Cazzullo (e anche secondo me, by the way) avrebbero ormai abbandonato ogni pudore:

Dopodiché, tanto per contribuire a svelenire il clima, per dimostrare che la maldicenza "proviene sempre dall'interno" e per fornire la prova che ci si dovrebbe occupare di argomenti più seri, dedica una bella porzioncina di pagina 9, con tanto di ingrandimento, alla maglietta con la scritta "Cayman Islands" indossata da Fini:

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Per la serie: sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Roma, Alemanno: metteremo tassa su cortei

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(ANSA) - ROMA, 15 AGO - 'Metteremo una sorta di tassa sui cortei: devono pagare qualche cosa, non possiamo pagare solo noi'. Ha detto il sindaco di Roma Alemanno.'I romani pagano un prezzo altissimo a essere capitale -osserva il primo cittadino-: a Roma ci sono piu' di 525 manifestazioni a carattere nazionale in 6 mesi, tanto per fare un esempio'. E ha aggiunto:'Roma non e' ladrona. Dalla capitale arrivano nelle casse dello Stato piu' di 36 miliardi di euro.

Al di là dei numeri da fantascienza (sarebbero circa 3 manifestazioni di carattere nazionale al giorno), a quando il divieto?

Amici miei,quelli del mare

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Ricordo l'impeto chiassoso e sguaiato dei vostri vent'anni e non posso fare a meno di confrontarlo con la pacata compostezza dei vostri quaranta, quanti ne avete, ne abbiamo, oggi.
Allora vi ispiravo diffidenza quando mi univo malvolentieri, e solo per pochi minuti, allo sciame dei gavettonisti che metteva a ferro e fuoco la spiaggia il giorno di ferragosto: e voi mi annoiavate a morte quando non parlavate d'altro che della discoteca della notte dopo, del culo di quella che era appena passata e dei cerchi in lega di chissà quale macchina che avreste voluto comprare. Oggi vi metto a disagio violando con qualche scampolo di innocente ma socialmente inaccettabile -all'età nostra- sincerità le regole di buona creanza che avete puntualmente abbracciato, come da manuale, nella maturità; e voi, da parte vostra, mi fate cascare le palle per terra con le vostre interminabili conversazioni sui rispettivi lavori, sull'aria condizionata che avete piazzato in camera da letto e sulle Lacoste che gira gira sono sempre le Lacoste.
Eppure, francamente, a me pare di essere cambiato meno di voi.
Parlavo di politica vent'anni fa, e quando lo facevo mi consideravate -sia pure affettuosamente- uno sfigato, ché a vent'anni un ragazzo dovrebbe occuparsi di altro; parlo di politica adesso e mi ritenete -sempre con affetto- un cazzone idealista che non è mai cresciuto, tanto ormai s'è capito che non vale la pena di occuparsene perché è tutto un magna magna.
Prima ero vecchio, oggi sono un bambino; prima ero un po' sfigato, oggi sono un tantino indecente; prima ero troppo poco, adesso sono troppo.
Quanto al passaggio nel mezzo -il vostro, intendo- magari mi è sfuggito. Oppure, più probabilmente, non c'è mai stato, ma in fondo che importa?
Qualcuno di voi, ne sono certo, continua a chiedersi come diavolo abbia fatto, in tutti questi anni, a suscitare l'interesse di qualche ragazza: e non sapendosi dare una risposta avrà relegato la cosa nel cassetto dei misteri irrisolti, vicino agli occhiali che non si sono più trovati e al vicino di casa che è un dirigente d'azienda ma non sa manco parlare italiano.
Fa niente.
Ci vogliamo bene lo stesso, in qualche strano modo, pur annoiandoci e trovandoci buffi a vicenda più o meno da trent'anni.
Il fatto, cari amici del mare, è che siamo semplicemente diversi: perché qua, al mare, spesso non ci si sceglie, ma ci si piglia e basta. Fin da piccini, perché si è vicini di casa o di ombrellone, e poi si resta amici per sempre, nostro malgrado, perché ci si conosce da una vita e a un certo punto ci si gira all'indietro e ci si accorge di essere cresciuti insieme.
A voi sono toccato io, e questo è tutto.

No time to wallow in the mire

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Mi piace il mare quando piove.
Non so, forse lo trovo un po' meno finto del solito.
Bevo birra, fumo, ascolto con la coda dell'orecchio sinistro i ragazzi che si ingozzano di magnum pianificando traballanti ipotesi alternative al falò.
Niente male.
Buon ferragosto.

Caro Bersani

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Caro segretario,
siamo un gruppo di iscritti e elettori del PD, abbiamo creduto in questo progetto e vogliamo continuare a crederci.
Per questo avanziamo una richiesta precisa: chiediamo che in occasione delle prossime elezioni politiche (siano esse tra tre anni o tra tre mesi) lo Statuto del PD venga rispettato davvero. In particolare chiediamo il rispetto dell'articolo 19 (Candidature per le Assemblee rappresentative):
"1. Il Regolamento quadro di cui all’articolo 18, comma 3, nel disciplinare le diverse modalità di selezione democratica dei candidati per le assemblee elettive, si attiene ai seguenti principi:
a) l’uguaglianza di tutti gli iscritti e di tutti gli elettori;
b) la democrazia paritaria tra donne e uomini;
c) il pluralismo politico nelle modalità riconosciute dallo Statuto;
d) l’ineleggibilità in caso di cumulo di diversi mandati elettivi;
e) la rappresentatività sociale, politica e territoriale dei candidati;
f) il principio del merito che assicuri la selezione di candidati competenti, anche in relazione ai diversi ambiti dell’attività parlamentare e alle precedenti esperienze svolte;
g) la pubblicità della procedura di selezione.
2. Il Regolamento di cui all’articolo 18, comma 9, è approvato dal Coordinamento nazionale entro tre mesi dalla scadenza della presentazione delle liste o, in caso di scioglimento anticipato, entro tre giorni dalla pubblicazione del relativo decreto. Tale Regolamento: a) individua gli organi responsabili per ricevere le proposte di candidatura e i criteri per selezionarle;
b) determina le modalità con cui le candidature sono sottoposte, con metodo democratico, all’approvazione di iscritti o elettori, in via diretta o attraverso gli organi rappresentativi;
c) nomina una Commissione elettorale di garanzia, i cui componenti non sono candidabili, che esamina i ricorsi relativi alle violazioni del Regolamento e che decide in modo tempestivo e inappellabile."
Chiediamo anche che i regolamenti che verranno approvati non snaturino la scelta: i candidati devono essere scelti davvero, non è ammissibile si debbano votare liste bloccate, perché ciò violerebbe il punto f del comma 1 dell'articolo 19. Chiediamo che sia dato modo ad iscritti ed elettori di scegliere davvero chi candidare, esprimendo delle preferenze per le singole persone. Chiediamo che le liste che verranno presentate per il Parlamento siano composte mettendo in lista le persone seguendo l'ordine dettato dalle preferenze raccolte alle Primarie, senza trucchi e senza eccezioni.
Lo chiediamo con forza, perché vogliamo il PD sia il partito delle persone per bene. Perdonaci, ma questa volta non accettiamo motivazioni o scuse per scelte diverse. A un segretario laureato in filosofia ci permettiamo di citare un'opera filosofica, il Critone, nel punto in cui Socrate inizia una risposta dicendo: "Le persone per bene - ed è di loro che ci deve importare - penseranno, invece, ... ". Perché, caro segretario, che penseranno le persone per bene se non rispettiamo noi stessi la sostanza del nostro Statuto? Anche al PD è di loro che deve importare.
Per finire, caro segretario, un'affermazione forte: se questa volta non sceglieremo noi i nostri candidati, poi non chiedeteci di votarli o di sostenerli sul territorio, perché questa volta noi siamo disposti a sostenere solo candidati scelti democraticamente.

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Chi volesse aderire scriva a "alesiro" chiocciola "gmail.com" indicando nome, cognome, luogo e data di nascita e città di residenza.

Le vite degli altri /15

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In California la Corte Federale rimuove il bando ai matrimoni gay.
In Italia se due omosessuali si baciano sulla spiaggia li cacciano dallo stabilimento.
Altro che serie C: siamo da squalifica per manifesta inferiorità.

Governo di transizione

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Da Fini ai comunisti estremi, passando per Casini e Di Pietro e per tutti gli altri che stanno in mezzo, hanno sperimentato sulla propria pelle cosa significhi avere Berlusconi contro.  C'è chi l'ha pagata personalmente e chi con l'oscurità o l'impotenza.  Esiste una sola ragione per cui tutti questi non possano mettersi d'accordo e approvare una legge sul conflitto di interessi fatta per bene?
Ecco a cosa dovrebbe servire il governo di transizione. Solo questo, poi liberi tutti. Alle elezioni e (anche) con questa legge elettorale. Vinca il migliore. Con Berlusconi impotente.
Vedo due spiegazioni: 1) qualcuno è colluso e ha interesse a mantenere Berlusconi così com'è ora; 2) non hanno il coraggio.
Per me sono pavidi e quindi voto la 2.
Ma giuro che non saprei dire quale sia la peggiore. 

Generatore automatico di fulminanti strategie del PD per approfittare delle difficoltà della maggioranza

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova strategia fulminante

Le Istituzioni al tempo di B

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Non so se era meglio quando il Parlamento era al Billionaire o adesso che il Billionaire è in Parlamento.

C'è ferita e ferita

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Secondo Luca Zaia la violenza sessuale nei confronti di una bambina di sei anni è un crimine che apre una ferita intollerabile nel tessuto sociale e merita una pena esemplare.
Detto che sono d'accordo, mi domando per quale motivo il governatore del Veneto non abbia espresso analoghe parole di condanna tutte le -tante- volte che lo stupratore, anziché essere un nigeriano clandestino, era un italiano prete.
Si vede che in casi del genere, secondo Zaia, la ferita sociale è meno intollerabile.

Comunicazione in tema di immigrazione: mi pare ci sia un problema

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Ignazio La Russa, stretto tra le difficoltà per l’uscita dei suoi vecchi colleghi di An dal PdL e l’incapacità di coordinare il partito serrando le fila contro l’emorragia dei dissidenti, rilancia il proprio ruolo politico ingrossando la voce e sparando alzo zero sull’immigrazione: “Voglio sottolineare con forza che il contrasto alla criminalità organizzata, alla criminalità comune e all’immigrazione deve restare una priorità che il Governo ha il compito di continuare a fare” (La Repubblica, 6 agosto 2010). In queste poche parole, c’è tutto il dramma di una comunicazione devastante e pericolosa che prende piede a causa della mancanza di progettualità politica, non solo in tema di immigrazione. Sulle prima pagine dei giornali, infatti, i lettori trovano assimilate, da un filo logico assurdo e tutto strumentale, criminalità organizzata, criminalità comune e immigrazione come fossero per davvero temi del medesimo tenore. Tant’è che il Governo dovrebbe combatterle (tutte) rendendole proprie priorità. Anche la scelta del singolare, nel sostantivo e nel verbo, rimarcano questo senso: il “contrasto” che “deve” restare una priorità è unico, i mali da contrastare, criminalità e immigrazione, sono le emergenze che nella forma comunicativa finiscono per equivalersi. Il giornalista che intervista il ministro, infine, anziché mettere in risalto la contraddizione insita in questo accomunare questioni tanto diverse, cerca di mettere all’angolo l’interlocutore sull’inefficacia delle politiche anti-migratorie del Governo ricordando l’aumento, nelle ultime settimane, degli sbarchi via mare. Ed ecco, in tutta la sua nudità, il secondo errore micidiale.

Sicuri di volerlo, un dio vendicatore?

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In effetti mi stavo giusto chiedendo come mai nessuno avesse ancora avuto l'alzata d'ingegno di sostenere che la tragedia di Duisburg sia stata una punizione divina.
Quanto al merito, sarebbe appena il caso di chiedersi una cosa: ammettendo, per amor di discussione, che l'onnipotente si sia preso la briga di punire con la morte per schiacciamento dei ragazzi la cui unica colpa è stata quella di andare a ballare, che genere di sanzione divina sarebbe lecito attendersi per i preti che si sono inchiappettati allegramente migliaia di bambini inermi e per i superiori che ne hanno sagacemente insabbiato le gesta?
Non so, una bomba atomica?

I like the way it hurts

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Loro garantiscono che è una canzone contro la violenza domestica.
L'anno scorso Rihanna le aveva prese di santa ragione da una bestia che si portava accanto e che chiamava fidanzato.
Quest'anno canta così:
Just gonna stand there and watch me burn
that's all right because I like the way it hurts.
Just gonna stand there and hear me cry
that's all right because I love the way you lie.
=
Rimani lì a guardarmi mentre brucio
e va bene così perché mi piace il dolore che mi provoca.
Rimani lì mentre mi senti piangere
ma va bene perché mi piace come racconti le bugie.
Nel video si vede una coppia che si mena e alla fine lui che incendia la casa e lei che rimane dentro a bruciare.
La prendiamo come una provocazione. Speriamo che anche gli altri lo facciano (ma soprattutto, che lo capiscano).

No, che non servono i numeri

42 Commenti »

Non linko gli articoli che raccontano gli ultimi due o tre stupri della lunga serie che come ogni anno allieta la nostra estate: un po' perché sono sulla spiaggia con un birra in mano e senza computer, un po' perché alcuni dei miei commentatori hanno sagacemente rilevato che per poter denunciare in modo credibile la violenza sulle donne non servono i titoli dei giornali, i quali spesso sono ingannevoli, ma ci vogliono i numeri, le statistiche, le tabelle.
Il che sarebbe perfino corretto, se lo scrivente fosse il titolare di un centro studi invece che un modesto blogger, e avesse quindi il compito di fornire dati ufficiali anziché riferire impressioni, punti di vista, idee.
Ma il punto, se me lo permettete, è addirittura altrove.
Il punto è chiedersi se davvero ci sia bisogno dei numeri per prendere atto di una sopraffazione tanto capillare da investire ogni angolo della vita, dall'educazione alla maternità, dal matrimonio al lavoro, praticata con una pervicacia tanto evidente che è praticamente impossibile non vederla; se servano le tabelle, per rendersi conto che nel nostro paese c'è un nutritissimo gruppo di individui che cerca di sottrarre alle donne perfino le scelte elementari sul proprio corpo, anteponendo ai loro diritti quelli di un embrione e riducendole in tal modo al rango di semplici scatole; se siano necessarie le statistiche, per ascoltare gli apprezzamenti sessisti che scappano dalla bocca di eserciti di maschi tutti i santi giorni, dal mattino in spiaggia fino alla notte in discoteca, nei quali le donne vengono gentilmente ridotte a buchi -diffusamente dislocati- da riempire nei modi più fantasiosi e sono contestualmente equiparate a svariati animali quali pecore, vacche, cagne, zoccole e chi più ne ha più ne metta.
Io, personalmente, non ho bisogno di numeri per rendermi conto di questo allegro contesto: tengo gli occhi aperti e tanto basta per coglierlo nella sua disgustosa completezza.
Quanto a voi, tenaci negazionisti del maschilismo, vi consiglierei di guardare meglio.
Oppure, più semplicemente, di non fingere di non vedere.

La parola "esclusivo" mi fa ribrezzo

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Oggi, in spiaggia, alcuni amici sfogliavano il catalogo di un tour operator che organizza viaggi in Africa, leggendone a voce alta i passaggi più interessanti.
Ora, è piuttosto normale che chi vende qualcosa ne decanti le qualità, magari perfino esagerandole un tantino: sta di fatto, però, che l'aggettivo più utilizzato in quel catalogo non era "bellissimo", "stupendo", "meraviglioso", "incantevole" o "sensazionale".
L'aggettivo più utilizzato era "esclusivo".
Niente di cui meravigliarsi, direte voi, giacché di questi tempi "esclusivo" è una delle parole più in voga negli spot pubblicitari di ogni sorta di prodotto: se lo utilizzano, evidentemente, è perché funziona.
Ma vi siete mai fermati a riflettere un attimo sul suo significato?
"Esclusivo" significa letteralmente "che esclude": e affermare che una cosa è "esclusiva" equivale a dire che quella cosa è riservata a pochi, o meglio che molti, o magari moltissimi, non avranno la possibilità di godersela.
Ebbene, a quanto pare questo particolare, cioè il fatto che gli altri ne siano esclusi, rende quella cosa ancora più desiderabile agli occhi dei più.
Abbiate pazienza, ma questo modo di pensare, che considera l'esclusione un elemento decisivo per scegliere una cosa rispetto a un'altra, mi fa ribrezzo: oltre a considerarlo un concetto pateticamente classista, ritengo che si tratti di una stronzata apocalittica.
Sapete come la vedo? Le cose belle sono belle, e basta.
Chi riesce a godersele solo quando gli altri ne sono esclusi, secondo me, quella bellezza non la capisce.

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