Archive for aprile 2011

Per i liberali veri va bene così?

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Proclamarsi per decenni il leader dei liberali, e poi affermare che "la politica puó introdurre nel proprio ordinamento giuridico norme che non siano in contrasto con tradizione cristiana", è roba da guinness dei primati del nonsense.
Mi piacerebbe sapere se i liberali veri che votano per Berlusconi, ammesso e non concesso che ce ne siano ancora, sono disposti a ingoiarsi senza battere ciglio perfino questa.

Apparizioni, sparizioni e riapparizioni sul sito di Giorgio Merlo

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Allora, vediamo di mettere ordine:

  1. il 24 aprile Giorgio Merlo, deputato del PD, scrive un post nel quale si dice d'accordo con Giovanardi nel condannare il manifesto di Ikea raffigurante due uomini che si tengono per mano; l'indirizzo del post, com'è agevole rilevare da questa copia cache, è http://www.giorgiomerlo.net/?p=338 (ricordate questo numerino, 338, perché è importante):
  2. com'era prevedibile si scatenano le polemiche: non solo contro Giovanardi, ma anche -e in rete soprattutto- contro lo stesso Merlo, dal quale, vista l'appartenenza politica, sarebbe stato lecito aspettarsi un'opinione un tantino meno integralista;
  3. il 28 aprile il post scompare misteriosamente: andando al suo indirizzo, cioè http://www.giorgiomerlo.net/?p=338 (che qua vedete nella sua versione attuale), si riceve in risposta un "Error 404" e appare una scritta con cui si dice che la pagina non è stata trovata:
  4. in rete si inizia a parlare della misteriosa scomparsa, ecvidentemente in termini tutt'altro che lusinghieri, e allora succede il miracolo: il post di Merlo su Ikea, prodigiosamente, riappare! L'unico particolare è che adesso il suo indirizzo è http://www.giorgiomerlo.net/?p=363:
Ricordate il numerino di prima? Era 338, mentre adesso è 363. Cosa rappresenta, secondo voi, quel numerino? L'ordine dei post, ovviamente: l'originario post numero 338, datato 24 aprile, veniva dopo il post numero 335 (che infatti è datato 23 aprile) e prima del post numero 343 (che infatti è datato 25 aprile); invece il numerino alla fine dell'attuale indirizzo di quel post adesso è 363.
Strano, no? A rigor di logica il post 363 dovrebbe essere stato pubblicato, ad esempio, dopo il post numero 360: ma quest'ultimo è datato 28 aprile, cioè 4 giorni dopo un post che ha un numero d'ordine più grande del suo: E' del tutto evidente che il post in questione è stato prima messo su, poi cancellato e poi messo su un'altra volta: magari, siccome tutto è possibile, si sarà trattato di un errore; però, suvvia, non è una curiosa coincidenza che un post scompaia accidentalmente dal sito di un tizio proprio quando tutti ne criticano il contenuto, e che riappaia, con un numero progressivo nuovo e incoerente con la sua data, proprio quando tutti ironizzano sul fatto che sia stato tolto?
Delle due l'una: o l'onorevole Merlo è molto sfortunato, oppure ha bisogno di qualcuno che gli spieghi come funziona internet.

"Ripetete una bugia cento, mille volte e diventerà una verità"

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La frase del titolo è attribuita a Goebbels, ministro della propaganda nel Terzo Reich. Ma ad ascoltare il ciellino Maurizio Lupi, ieri ad Annozero, mi sembra diventata il mantra dei sostenitori del rinascimento nucleare italiano (oltre a tutto il resto, ovviamente).
Tra le tante sparate di Lupi sul nucleare c'è questa:

In Francia l’Energia Elettrica costa meno perché c'è il Nucleare
E’ il cavallo di battaglia dei fautori del nucleare, purtroppo incapaci di comprendere la storia e l’intimo rapporto che ha legato da sempre il nucleare civile con il nucleare militare. Di fatto le condizioni che hanno portato la Francia a diventare una potenza nucleare sono frutto del generale De Gaulle e della sua costante azione politica di creare, in piena guerra fredda, un asse franco-tedesco. De Gaulle tentò prima di pervenire ad un accordo con gli USA e la GB per istituire un “direttorio franco-anglo-americano” alla guida dell’Alleanza Atlantica, ma al no di Londra e Washington, uscì dalla NATO ed elaborò un disegno politico in cui l’Europa si poneva come “terza forza” fra USA ed URSS e in questo quadro, doveva essere accentuata la leadership francese. Necessità e condizione preliminare per tale politica era che la Francia si dotasse di una capacità militare nucleare (“La force de frappe”), per cui una delle prime decisioni del generale fu di accelerare i piani per l’atomica francese che esplose così nel 1960 nel Sahara algerino.
Il nucleare civile francese è nato quindi in simbiosi con il nucleare militare, per ripartire gli enormi costi per produrre l’uranio e soprattutto per arricchirlo al cosiddetto “weapon grade”. I reattori civili inoltre producono come sottoprodotto Plutonio, elemento che non esiste in natura, ma eccellente per fare bombe atomiche.
Lo sforzo civile e militare francese è stato imponente e la maggior parte dei costi, dalla Ricerca e Sviluppo fino al trattamento del combustibile esausto non sono mai entrati nel costo dei kWh che i cittadini pagano in tariffa, ma sono nascosti nelle tasse che pure i francesi pagano. Non dimentichiamo che EdF, la società elettrica che gestisce le centrali nucleari è statale e che anche gli arsenali militari e gli impianti di arricchimento e di ritrattamento dell’uranio sono statali.
L’esperienza francese è irripetibile, soprattutto in un mercato liberalizzato dove i costi devono essere trasparenti e le attività industriali devono competere sul mercato. D’altra parte basta leggersi il rapporto della Corte dei Conti del 2006 per rendersi conto delle gravi omissioni e dell’assoluta mancanza di trasparenza riscontrata nel settore nucleare e “stigmatizzati” regolarmente dai giudici francesi nei loro rapporti periodici. Ma in Francia gli “affari nucleari” sono esclusivo privilegio della Presidenza della Repubblica.
“Tutto il resto è del maligno”.

Così va il mondo

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Uno ha detto:

Lasciatemi morire.
L'altro ha detto:
Lasciatemi andare alla casa del padre.
Al primo hanno negato i funerali religiosi.
Il secondo lo beatificano dopodomani.
Così va il mondo.
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Grazie a Patrizia per lo spunto.

Pazza iKea

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Arcietero, l'associazione degli eterogenei che si batte per i diritti degli omosessuali, risponde alle parole del ministro Giovanardi contro i manifesti Ikea con un video di Francesca Fornario e Simone Salis: «Pazza Ikea», parodia satirica di un brano di Patty Pravo.
Il video, girato all'Ikea, rilancia la campagna a favore dei matrimoni gay, già firmata sul sito di Arcietero da Dario Vergassola, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Sergio Staino, Ivan Scalfarotto, Paola Concia, Gennaro Migliore e tanti altri.
Giovanardi ha bollato come «un'offesa alla costituzione» i manifesti della multinazionale svedese che raffigurano una coppia gay con lo slogan: «Siamo aperti a tutte le famiglie»:

Quel termine "famiglie" è in aperto contrasto con la nostra legge fondamentale che dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio.
«Non fare come Giovanardi», risponde Arcietero nel video, «battiti per i diritti di tutte le famiglie, anche quelle gay».
Arcietero aderisce al Flash Mob organizzato per domani, sabato 29 alle 15, davanti all'Ikea Porta di Roma: un bacio collettivo contro l'omofobia.
Questo il link dell'evento su FaceBook.

E una grattatina ai coglioni no?

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Coi tempi che corrono, non è che mi meravigli tanto il fatto che sul sito del governo italiano sia apparsa una precisazione del genere:

In merito a quanto riportano erroneamente alcune agenzie di stampa, il Presidente Silvio Berlusconi si è ben guardato dall’esprimere un pronostico sullo scudetto al Milan anche per evidenti ragioni scaramantiche.
Mi colpisce, piuttosto, la circostanza che si siano limitati a citare delle generiche "ragioni scaramantiche" invece di aggiugere, che so io, che il presidente si è dato una grattatina ai coglioni.
Quando le cose si fanno, tanto vale farle bene.
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Grazie a Alberto e Frantxesco per la segnalazione.

E fu così che Giorgio Merlo rimosse il post (updated)

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Ricordate Giorgio Merlo, il deputato del PD che si era dichiarato d'accordo con Giovanardi nel condannare i manifesti di Ikea raffiguranti due uomini che si tenevano per mano?
Ebbene, a quanto pare dal blog del nostro amico è misteriosamente scomparso il post con cui esprimeva la suddetta opinione (di cui potete vedere qua la copia contenuta nella cache di Google); andando all'indirizzo http://www.giorgiomerlo.net/?p=338, cioè quello del post "incriminato", si riceve in risposta un bell'errore 404, il che significa che la pagina non è più reperibile: Voi che ne dite, sarà stato un incidente? Tra tanti post è stato accidentalmente cancellato proprio quello più contestato dagli elettori di sinistra? Oppure l'onorevole Merlo ha creduto che la sua esternazione potesse essere dimenticata semplicemente rimuovendo il post che la conteneva?
In questo caso, per favore, qualcuno gli spieghi per sommi capi come funziona internet.
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Grazie a alsalto per la segnalazione, a Skeptic per il link della cache e a Giuliano Parpaglioni per il freeze della stessa.

Update: Mildareveno mi segnala che il post, in realtà, ancora c'è: solo che ha stranamente cambiato indirizzo, ha i commenti stranamente chiusi e stranamente non è più raggiungibile dalla pagina principale. Quante singolari coincidenze, nevvero?

L'eutanasia esiste già, e nessuno ne parla

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In Italia le persone che si sono suicidate a causa di malattie fisiche sono state 306 nel 2008, 319 nel 2007, 341 nel 2006, 328 nel 2005, 374 nel 2004, 378 nel 2003, 322 nel 2002, 262 nel 2001, 384 nel 2000.
Siccome non pare possibile che acciacchi trascurabili come raffreddori, unghie incarnite e colpi della strega siano tali da indurre una persona a togliersi la vita -anche perché in tal caso si tratterebbe di individui con problemi psichici, i quali fanno parte di un altro conteggio-, è ragionevole ritenere che gran parte di questi suicidi -più di tremila in nove anni- sia dovuto a gravi malattie terminali, progressive o croniche senza speranza di guarigione.
Ne consegue che in Italia l'eutanasia esiste già, con il piccolo particolare che è illegale, che viene praticata in proprio con modalità disumane e che nessuno -tranne rarissime eccezioni- ne parla.
E' il solito modus operandi della massa di cialtroni ipocriti di cui è composta la classe politica di questo paese: proibire una pratica senza sforzarsi di comprenderla, fingere che non esista e strafottersene del fatto che essa venga largamente adottata al di fuori della legge.
Così i nostri amici crociati -di destra e di sinistra, non fa differenza- blaterano dalla mattina alla sera di voler difendere la vita umana, ma poi se ne sbattono allegramente di migliaia di malati disperati che decidono di farla finita da soli, nei modi più brutali, perché non ce la fanno più e la legge nega loro una via d'uscita dignitosa.
La verità è che sono dei mediocri fatti e finiti. E pure in malafede.

La morte della libertà

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Non so se vi è chiara, in tutta la sua agghiacciante evidenza, la catastrofe civile e culturale che si sta materializzando alla Camera con il disegno di legge sul testamento biologico: alcuni estranei, in base alle loro -le loro, non le vostre- personali convinzioni etiche, credenze religiose e visioni del mondo, stanno per decidere -al posto vostro- a quali trattamenti dovrete sottoporvi -voi, non loro- nel malaugurato caso in cui vi capiti qualcosa di grave.
Vi stanno per mettere le mani addosso, insomma, imponendo la loro coscienza sulla vostra e obbligandovi a comportarvi in assoluta conformità con quello loro intendono per vita, malattia e morte.
Si tratta della soppressione definitiva della libertà nella sua espressione fondamentale, e per questo propedeutica a tutte le altre: quella che ogni cittadino dovrebbe avere sul proprio corpo, sul proprio dolore, sulla propria esistenza.
Eppure sta succedendo, sotto gli occhi di tutti, e mentre la maggioranza fa fuoco e fiamme per completare l'opera l'opposizione si limita a rilevare che "si tratta di un argomento delicato" e a farsi bella del suo "dibattito interno".
E' uno dei fatti più gravi della storia del nostro paese, e questi -quasi tutti, in un modo o nell'altro- fanno finta di non vederlo.

Il cetriolo del giorno dopo

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Fate caso alla tempistica:

  • 30 settembre 2010: viene pubblicato un video nel quale Silvio Berlusconi bestemmia;
  • 3 ottobre 2010: Silvio Berlusconi annuncia una repentina accelerazione sul cosiddetto "Piano per la Vita", ovvero campagna contro l'aborto, misure di sostegno alla famiglia naturale fondata sul matrimonio e norme restrittive sui temi "eticamente sensibili";
  • 1°-15 febbraio 2011: le inchieste sui festini di Arcore si arricchiscono ogni giorno di nuovi particolari;
  • 26 febbraio 2011: Silvio Berlusconi si produce in una ravvicinatissima serie di interventi in favore delle scuole private e contro le coppie omosessuali;
  • 24 aprile 2011: mentre la parola d'ordine del governo sulla crisi libica è sempre più "espulsioni", il papa invita ad accogliere con solidarietà i profughi che arrivano dall'Africa;
  • 27 aprile 2011: Silvio Berlusconi scrive un'accorata lettera ai deputati del PdL, invitandoli a votare il disegno di legge sul testamento biologico che sottrarrà ai malati la libertà di scelta sul loro corpo.
Non pare anche voi di riscontrare una singolare regolarità? Ogni volta che per un motivo o per l'altro Berlusconi fa incazzare i vescovi, gli viene immediatamente un desiderio insopprimibile di affibbiare un bel cetriolo nuovo di zecca ai malati, alle donne che vogliono abortire, agli omosessuali e via discorrendo: e quel cetriolo, guarda caso, consiste in un'esternazione estremamente gradita alle gerarchie ecclesiastiche.
Quando si dicono le coincidenze, eh?

Il sindaco che vuole multare i gay

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Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso, Lega Nord:

Si tratta di decoro pubblico. Io multerei due uomini che si baciano in un parco della mia città.
Sapete cosa? Con l'aria che tira, se lo facesse davvero non mi meraviglierei per niente. L'opposizione, se c'è, dica qualcosa.
Possibilmente, almeno stavolta, non a favore.

Se non i progressisti, allora chi?

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Visto che si parla tanto di quelli che vogliono modificare la costituzione -la destra, cioè i conservatori- e di quelli che invece vogliono mantenerla così com'è -la sinistra, cioè i progressisti-, e visto che al di là del merito la situazione che si è creata è decisamente paradossale, sapete cosa farei se fossi il leader del più importante partito della sinistra italiana?
Rinuncerei, da progressista, a fare della Costituzione un totem, mi armerei di coraggio -ah, se ce ne vorrebbe- e rilancerei, segnalando che le riforme proposte dal governo non sono per niente utili al paese, precisando che la carta avrebbe tuttavia bisogno di alcune modifiche e facendo in modo che il mio partito si rendesse promotore del dibattito necessario per realizzarle.
Un esempio? La questione dell'omosessualità, della bisessualità e della transessualità, tanto per dirne una.
A me, personalmente, piacerebbe molto che l'articolo 3 della Costituzione diventasse una cosa del genere:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso genere(*), di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, di orientamento sessuale.
E poi mi piacerebbe anche che il primo comma dell'articolo 29 fosse modificato più o meno così:
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio sull'amore civile.
Aberrazioni? Sciocchezze? Concetti condivisibili che però potrebbero essere espressi meglio?
Può darsi. Però sarebbe bello perlomeno poterne discutere, non trovate?
Se non decidono di provarci i progressisti, allora chi?

(*) Grazie a Nina su Facebook.

A fare i progressisti così sono buoni tutti

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Siccome i nostri amici del PD sono stati prontissimi a prodursi nelle consuete dichiarazioni di solidarietà quando si è trattato di stigmatizzare l'aggressione a Paola Concia, ma si sono rivelati -tranne i soliti- un tantino meno tempestivi nell'intervenire sul caso Ikea -se non per dichiararsi d'accordo con Giovanardi-, l'occasione mi è gradita per porgere loro una domandina semplice semplice: chiacchiere a parte, il principale partito di opposizione italiano, nelle persone dei suoi più autorevoli e accreditati esponenti, considera le coppie di omosessuali delle famiglie oppure no?
Perché, sapete, ho come la sensazione che siano -anche- queste, le questioni sulle quali la gente vorrebbe che il PD si pronunciasse con chiarezza: altrimenti va a finire che un elettore qualsiasi come me si ficca in testa -e poi, badate, è difficile levargliela- l'idea che in simili circostanze si tenda a nicchiare, a fare finta di niente, ad evitare di entrare nel merito, a ciurlare nel manico per non scontentare nessuno.
Sapete cosa, amici democratici? Per essere progressisti non è sufficiente proclamarsi tali: bisogna sentire autenticamente proprie le istanze più avanzate della società civile, bisogna difenderle a costo di rimetterci qualche consenso nell'immediato, bisogna saper camminare tenendo i nervi saldi, guardare avanti e avere il coraggio di investire nel futuro.
A fare i progressisti così, come pensate di farlo voi, sono buoni tutti.

Tutti uguali un cazzo

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La norma che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista è stata definita dagli stessi costituenti "transitoria": il che equivale a dire, se l'italiano non è un'opinione, che prima o poi dovrà arrivare il momento in cui essa verrà abrogata.
L'altro giorno ho scritto, attirandomi non poche critiche, che secondo me ciascuno è libero di ritenere che quel momento sia arrivato, e quindi di proporre democraticamente che la norma transitoria venga cancellata: non senza aggiungere -circostanza che è stata ignorata da molti commentatori, probabilmente appartenenti a quella tipologia di individui che leggono solo le prime tre righe di un post anche se uno ne ha scritte altre trenta- che in questo momento mi batterei con tutte le forze per fare in modo che quella proposta fosse democraticamente respinta.
Ebbene, l'assessore regionale del Veneto Elena Donazzan mi dà modo di ribadire il concetto: proponetelo pure, di abrogare la norma transitoria, perché io sarò sempre pronto a difendere il vostro diritto di farlo; ma poi, finché continuerete a blaterare che "a quel tempo non c'era una parte giusta e una sbagliata", contatemi tra quelli disposti a buttarsi nel fuoco per evitare che quella legge venga eliminata.
A quel tempo, con ogni evidenza, c'era un'odiosa dittatura da una parte, e dall'altra chi versava il suo sangue per abbatterla: siete liberi di dire il contrario, naturalmente, ma finché avrò fiato mi troverete qua, a ripetervi ancora una volta che state cercando di sostenere l'insostenibile.
Tutti uguali un cazzo, insomma, nonostante i vostri patetici tentativi di arrampicarvi sugli specchi: e badate, non ve lo dico cercando sommariamente di mettervi a tacere, ma lasciandovi parlare per confutare razionalmente le vostre grottesche esternazioni.
E' per questo, non dimenticatelo, che sono diverso da voi.

Insomma, 'sto parlamento è supremo e centrale o inutile e controproducente?

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Non è che io mi scandalizzi perché qualcuno vuole modificare la Costituzione, ci mancherebbe altro; però, insomma, sarebbe il caso di mettersi d'accordo, perché tra questa roba:

L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale.
e quest'altra:
Adesso diranno che io offendo il parlamento, ma questa è la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti.
c'è, come dire, una differenza piuttosto evidente, com'è agevole rilevare avendo cura di consultare un dizionario qualsiasi.
Insomma, amici del PdL, o ci spiegate se 'sto Parlamento è centrale e supremo o inutile e controproducente -perché così, abbiate pazienza, va a finire che uno non ci capisce più niente e finisce per confondersi- oppure fate un'altra proposta di legge, magari costituzionale, per cambiare il significato degli aggettivi come meglio vi aggrada.
D'altra parte siete legittimati dal popolo, no?

Una pisciatina in Champion's League

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Ogni volta che salgo su un Eurostar e sento la vocina negli altoparlanti annunciare entusiasticamente ai viaggiatori la presenza sul treno di inservienti incaricati di pulire i bagni -come se poter disporre di un bagno pulito fosse un optional straordinario, anziché un servizio che qualsiasi passeggero pagante del mondo occidentale considererebbe più che normale- mi viene in mente che siamo un paese di serie C che fa finta di partecipare alla Champion's League.
Dai, che la prossima pisciata la vinciamo ai rigori.

Facciamo a chi è più fascista

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Mi pare di averlo già detto e ridetto più di una volta, non senza registrare copiose -e talora vivacemente espresse- opinioni contrarie, ma la cronaca di oggi mi dà una buona occasione per ripeterlo: secondo me il fascismo consiste nel metodo con cui si affrontano le divergenze di opinione, non nel colore della tessera politica che si ha in tasca.
Ne consegue, data la premessa, che a mio parere chi mena un fascista è fascista quanto lui: né più, né meno.
Dopodiché, le osservazioni di chi spacca il capello in quattro per trovare una differenza sono sempre ben accette: non me ne vogliate, però, se io quella differenza proprio non riesco a vederla.

Decidetevi, o risparmiatevi le frasi di circostanza

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Sapete cosa penso? Finché agli omosessuali non sarà consentito di sposarsi, di adottare dei figli e di godere delle stesse agevolazioni di cui possono beneficiare gli eterosessuali ci sarà sempre qualcuno che si sentirà in diritto di apostrofarli con epiteti del tipo "mi fate schifo", "vi dovrebbero mettere ai forni", "lesbica di merda".
Si tratta della mia opinione personale, naturalmente: ma ho il vago sospetto che per molti cosiddetti "moderati", specialmente a sinistra, sia arrivato il momento di pronunciarsi con chiarezza, mettere da parte i distinguo e decidere finalmente da che parte stare.
Oppure avere perlomeno il buon gusto di risparmiarsi le frasi di circostanza.

12 e 13 giugno 2016

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Voi che ne dite, sarebbe meglio non aspettare il 2016, o sbaglio?

Generatore automatico di proposte di miglioramento delle modifiche all'articolo 1 della Costituzione

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova proposta di miglioramento delle modifiche all'articolo 1 della Costituzione: fatto trenta, facciamo trentuno.



Costruire un tabù con l'accidia

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Il "Rapporto Italia 2011" dell'Eurispes parla chiarissimo: il 67,4% del campione intervistato (vale a dire, se la statistica non è un'opinione, due italiani su tre) si è dichiarato favorevole ad una legge che legalizzi -cioè disciplini e regolamenti- l'eutanasia.
Lo scandalo, in un paese nel quale tutti si riempiono la bocca con la parola "popolo" ogni volta che possono, non è tanto il fatto che quella legge non sia stata ancora approvata, quanto la circostanza che di eutanasia non si possa neppure discutere: la classe politica di questo paese, con ogni evidenza, si ostina a considerare tabù un argomento sul quale la stragrande maggioranza degli italiani sarebbe d'accordo; il che la dice lunga, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, sulla distanza siderale che separa i cittadini dai politici che dovrebbero rappresentarli in parlamento.
Non credo sia soltanto una questione di sudditanza nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche: più in generale, comincio a convincermi che il vero problema sia l'immobilismo cronico della nostra classe politica, la sua consolidata avversione al cambiamento, l'incapacità di occuparsi delle cose interpretando con un minimo di senso della realtà lo spirito del tempo in cui vivono.
Insipienza, accidia, ipocrisia: la chiave per costruire un tabù, per consolidarlo nel tempo e per farne un totem è tutta in queste tre parole.
E chissenefrega se gli italiani non condividono.

Uno due tre stella

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Civati si chiede: "Chissà se qualcuno a Brescia vorrà fermarsi, di fronte alla morte di un bambino".
Io credo di no, che alla fine della fiera non vorrà fermarsi nessuno.
E' come quando da piccoli si giocava a uno due tre stella, ricordate? Ecco, questi se ne strafottono perfino del fatto che uno si giri e li veda muoversi.
Da un po' di tempo, da queste parti, si gioca così.

Chiamiamo le cose col loro nome

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Sarà impopolare, ma per come la vedo io mettere in libertà un detenuto che sta male non c'entra niente con l'efferatezza dei delitti che ha commesso.
Se è vero che le condizioni fisiche di Pierluigi Concutelli non sono più compatibili con il carcere -il che equivale a dire che la sua permanenza in cella metterebbe a rischio la sua sopravvivenza- farlo uscire significa semplicemente applicare l'elementare principio per cui in Italia non è in vigore la pena di morte.
Questo, evidentemente, non ha niente a che vedere con il fatto che i suoi delitti siano stati -come in effetti sono stati- terrificanti, né con la circostanza che se ne sia o non se ne sia pentito, né con la sofferenza delle vittime e dei loro parenti -dei quali, peraltro, comprendo umanamente la rabbia-, e neppure con il fatto che sia stato un terrorista nero.
Si tratta semplicemente di una questione di logica: dire che Concutelli non dovrebbe uscire dal carcere pur essendo gravemente malato significa affermare che per certi crimini si vorrebbe la pena capitale; cosa che del resto ha fatto Vittorio Occorsio, nipote del giudice ucciso dal terrorista, esprimendo un'opinione che in quanto tale reputo legittima, pur non condividendola.
Invece di girare intorno al punto, allora, confrontiamoci sull'argomento vero: c'è chi ritiene che in determinate condizioni sarebbe opportuno ripristinare le esecuzioni capitali? Perché è di questo, con ogni evidenza, che stiamo parlando.
Io ritengo che la pena di morte sia incompatibile con lo stato di diritto, qualcun altro -quelli che vorrebbero vedere Concutelli crepare in carcere, per esempio- no: discutiamone, se è necessario, perché per come la vedo io non c'è niente di cui non si possa parlare.
Però, per piacere, non nascondiamoci dietro le parole, e chiamiamo le cose col loro nome.

Siete voi lo shock, altro che manifesti

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Sapete qual è, il vero "shock"?
E' che in un paese nel quale due italiani su tre sono favorevoli all'eutanasia, dell'argomento si continui a non poter neppure discutere, per colpa di una manica di integralisti ipocriti che impongono la loro coscienza a tutti gli altri e pretendono di far prevalere i loro precetti sulla libertà degli individui.
Questo è lo shock, altro che manifesti.

Il problema è la sintesi o il cognome?

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In tutta sincerità, non mi riesce di capire per quale motivo la stessa persona che ritiene incivili dei manifesti con su scritto "Via le BR dalle procure" non trovi altrettanto incivili le parole di chi ha sostenuto "l'opportunità di una commissione di inchiesta che accerti se esiste un'associazione a delinquere a fini eversivi nella magistratura": giacché a me pare che le due frasi, sia pure in modo diverso, esprimano concetti che si assomigliano molto.
Se ne deve dedurre che secondo Schifani il problema non sta nel contenuto, ma nella forma più o meno sintetica con la quale viene espresso?
Oppure, più probabilmente, che l'autore della prima affermazione risponde al nome di Lassini, mentre quello della seconda si chiama Berlusconi?

Non definitiva

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Non so se avevate fatto caso che la "Carta dei Principi" dei Responsabili, per espressa dichiarazione scritta dei suoi estensori, non è definitiva.
Cioè, in parole povere, una cosa del tipo: noi sulla scuola, sulla sanità, sulla giustizia e via discorrendo per il momento la vediamo come sta scritto qua sotto; però domani potremmo vederla in modo diverso, perché sai com'è, siccome il Partito Politico -con due "p" maiuscole, mica cazzi- dev'essere uno strumento in grado di risolvere i problemi del Popolo -maiuscolo pure lui, ci mancherebbe-, allora la Carta dei Principi -ok, lo ammetto, si fa prima a segnalare le poche parole scritte con l'iniziale minuscola- mica la potevano compilare definitivamente, perché hai visto mai che il Popolo maiuscolo cambi idea all'improvviso -eh sì, signora mia, succede-, poi uno si trova spiazzato e per dire il contrario di quello che aveva detto il giorno prima gli tocca giustificarsi, il che, ne converrete, porta via tempo e fatica.
E poi vuoi mettere, risparmiare l'inchiostro per le smentite?

Generatore automatico di manifesti contro i terroristi nelle istituzioni

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Istruzioni: fare refresh per ottenere un nuovo manifesto contro i terroristi nelle istituzioni

Beatificateli

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Visto che già in questi giorni dalle loro parti passa un pullman ogni 55 secondi, proporrei che il primo maggio, insieme a Wojtyla, vengano beatificati anche i residenti del diciassettesimo municipio.
Così magari si fa una cerimonia unica e si risparmia pure qualche soldo.

Tenere la testa a posto, e giocare a pallone

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Quando c'è una partita di calcio particolarmente importante, una di quelle decisive per le sorti del campionato, e la squadra che gioca in casa cerca di buttarla in rissa, le possibilità sono due: o si accetta quel livello di scontro rispondendo agli avversari colpo su colpo, sputo su sputo, insulto su insulto, oppure si tiene la testa a posto e si continua, nonostante tutto, a giocare a pallone.
Ebbene, ho masticato abbastanza calcio da aver capito che chi abbocca alle provocazioni, statisticamente, finisce quasi sempre per perdere: non soltanto perché generalmente quelli che cominciano a menare hanno dalla loro la consapevolezza di essere più cattivi degli altri, ma soprattutto perché quel gioco l'hanno deciso loro, e assecondarlo equivale a cascare con tutte le scarpe nella trappola che hanno accuratamente preparato.
Ne ho viste pochissime, di squadre che hanno vinto la partita dopo aver accettato quel tipo di gioco: mentre ne ho vista qualcuna in più che si è portata a casa la partita tenendo la testa a posto, scompaginando la strategia degli avversari e rispondendo alle botte col gioco, ai calci con gli schemi, alle entrate a forbice con i passaggi di prima.
Continuo a pensare questo, ogni volta che Berlusconi alza il livello dello scontro: che lo faccia semplicemente perché gli conviene, perché spera che i suoi avversari ci caschino, perché cerca di dar loro il colpo di grazia portandoli sul terreno che gli è più congeniale e contando sul fatto che alla resa dei conti sarà lui a sferrare l'ultima gomitata, la tacchettata in più, l'entrata a piedi uniti che deciderà la partita.
Sarà impopolare, ma continuo a credere che oggi più che mai si debba tenere la testa a posto e cercare disperatamente di giocare a pallone: ammesso e non concesso di saperlo fare, ovviamente, o perlomeno di riuscire a ricordarsi come si fa, anche se è da una vita che per un motivo o per l'altro non ci si prova più.
Sul suo terreno, per come la vedo io, si finisce per perdere comunque: non varrebbe la pena di tentare?

Lamentarsi di se stesso in pubblico

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Siccome non mi va di entrare nel merito, se non altro per evitare di ripetere cose che ho già detto, mi limito a una considerazione di ordine logico: siccome il funzionamento della scuola pubblica dipende dal governo, se a Berlusconi la scuola italiana non piace dovrebbe prendersela con se stesso e con i ministri che ha scelto, tanto più che a sentire lui la maggioranza è solida, e quindi avrebbe tutte le carte in regola per organizzare le cose come meglio crede.
Ciò detto, se lamentarsi di se stesso in pubblico gli dà soddisfazione lo faccia pure: solo che non ci fa una gran figura.
Dopodiché, contento lui, contenti tutti.

Chi decanta, e chi fa

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A volte le coincidenze della vita possono essere drammaticamente beffarde: il giorno in cui un attivista dei diritti umani viene brutalmente assassinato a Gaza è lo stesso in cui Veltroni e Pisanu illustrano la loro visione del mondo in una lettera al Corriere, riuscendo nella non banale impresa di accatastare qualche migliaio di battute senza esprimere un solo concetto degno di nota.
E' l'impietoso, dolente, drammatico confronto tra quelli che fanno, e a forza di fare ci rimettono la pelle, e quelli che chiacchierano, e a forza di chiacchierare finiscono per non essere più capaci di dire niente; tra quelli di cui non si sa quasi nulla, finché non fanno una brutta fine in nome delle cose in cui credono, e quelli di cui si sa tutto, perfino il piatto preferito e la squadra del cuore, ma in cosa credano è dato sapere sempre più di rado, per non dire mai.
Altro che periodo di decantazione, ci vorrebbe: questi virtuosi della fuffa dovrebbero semplicemente evaporare, se avessero un briciolo di senso della realtà.
Invece ho il sospetto che di Arrigoni, tra qualche giorno, non parlerà più nessuno, mentre quegli altri continueranno a dispensarci le loro illuminanti digressioni ancora a lungo.
E' così che va il mondo, dicono.
Ma forse l'Italia un po' di più.

L'imbarazzo della scelta

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Non saprei dire, in tutta onestà, se mi atterrisca di più l'intervento di Asor Rosa sulla necessità della forza per salvare la democrazia o il fatto che Ferrara cerchi di raccontarlo come se fosse la posizione di tutta la sinistra italiana.
Avete presente, quando si dice che uno ha l'imbarazzo della scelta?

Uno degli esempi peggiori

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Molti italiani, compreso me, fanno una fatica micidiale a convincere i propri figli che la violenza è un modo stupido, brutale e inaccettabile per risolvere i problemi: ci fate il cazzo di favore di darci una mano, o perlomeno di trovare una scusa qualsiasi e starvene zitti, invece di continuare a remare contro inneggiando all'uso delle armi ogni volta che potete?
No, perché qualora la cosa vi sia sfuggita dovreste guidare il paese, e invece siete uno degli esempi peggiori che si possano dare a un ragazzo che cresce.
Grazie.

Gli italiani sono migliori di chi li governa

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Ieri pomeriggio ho passato un'oretta nella scuola elementare di mio figlio per il colloquio periodico con le sue maestre, e come mi capita tutte le volte che ci vado mi sono accorto di un fatto singolare: gran parte di ciò che rende quella scuola vivibile, allegra, interessante e perfino fruibile si deve all'entusiasmo e alla buona volontà del personale didattico, dei genitori e degli stessi alunni.
Là dentro tutto parla di loro: i disegni dei bambini attaccati alle pareti, lo scottex e il sapone liquido comprati con i soldi raccolti tra di noi, i righelli di carta di Ikea che qualcuno si è preso la briga di andare a prendere e appiccicare ai banchi con lo scotch, i piccoli oggetti di arredamento fatti durante l'orario di scuola che sono sparsi qua e là, i vestitini per la recita portati dalle maestre e dai genitori, l'iniziativa proposta da qualcuno che ha letto sul giornale che c'è una certa mostra e allora ha pensato di portarci la classe.
Senza quelle persone la scuola non sarebbe che un casermone spoglio e triste con gli arredi raffazzonati e rimediati, gli attaccapanni pendenti da un lato e uno diverso dall'altro, gli armadi con un'anta sola perché l'altra si è rotta da chissà quanto e non c'erano i soldi per ripararla, le tende che mancano, le mattonelle che saltano qua e là.
Così, mentre loro tagliano i fondi e investono tempo e risorse in commissioni d'inchiesta per valutare la presunta faziosità dei libri di testo, i genitori e gli insegnanti di tutta Italia sono costretti ad affannarsi per fare in modo che le scuole siano posti minimamente dignitosi per accogliere i bambini, per dare loro qualche stimolo in più, per formare in modo decente quelli che tra qualche anno dovranno mandare avanti il paese.
Sapete cosa? E' l'ennesima dimostrazione di un fenomeno che sarà pure un tormentone, ma più passa il tempo più mi pare drammaticamente vero: in questo paese la cosiddetta "società civile" è di gran lunga migliore della classe politica che la governa.
Sono cose che danno da pensare, o sbaglio?

Da eterosessuale che non riteneva importante dirlo

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Sono sempre stato convinto che i diritti degli omosessuali non riguardino solo loro, ma tutti noi: se così non fosse, non avrei dedicato all'argomento, da quando ho aperto questo blog, una media di un post a settimana.
Ho scritto quei post da eterosessuale, cosa che non avevo mai dichiarato apertamente proprio perché non la ritenevo importante, ma che invece adesso, visto e considerato che stiamo parlando di questo aspetto della vicenda, diventa assolutamente pertinente.
Ciò premesso, mi corre l'obbligo di rilevare che l'elezione di un eterosessuale alla guida dell'Arcigay di Bari, che ha sollevato un vespaio di polemiche culminate addirittura nella richiesta di commissariamento dell'associazione, rappresenta a mio avviso tutto fuorché uno scandalo.
Perché è senz'altro vero che un eterosessuale non potrà mai arrivare a comprendere fino in fondo cosa si provi a sentirsi dire "frocio di merda": ma è altrettanto vero, secondo me, che condividere la lotta tutti insieme è addirittura più importante.
Non me ne frega niente, dico davvero, di infognarmi in una discussione sterile sulla ghettizzazione, sulle categorie o sull'esclusività; l'unica cosa che mi sta a cuore è che si tratta di una battaglia per i diritti civili in piena regola, che in quanto tale dovrebbe essere una battaglia di tutti i cittadini, siano essi omosessuali, eterosessuali, bisessuali o come pare a loro: è esattamente così, né più e né meno, che la vivo io.
Da eterosessuale che fino ad oggi non riteneva importante dirlo.

Blog e pubblicità: alcune riflessioni

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Sul Fatto Quotidiano di sabato scorso è uscito un servizio dal titolo "Blog, così la crisi economica cancella le voci libere della rete", nel quale Enzo Di Frenna, tra gli altri, ha intervistato anche me.
Visto che l'argomento, a quanto pare, è piuttosto dibattuto, colgo l'occasione per dare il mio contributo alla discussione raccontandovi come la vedo sul rapporto tra blog, pubblicità, guadagni e via discorrendo:

  1. ho iniziato a scrivere su questo blog nel 2006 in modo amatoriale, nel tempo libero e senza la minima intenzione di farne un lavoro: ne consegue -giacché, al di là delle classifiche, lo spirito è lo stesso di allora- che in relazione all'attività di blogger la crisi economica non mi tocca, a prescindere dal fatto che essa abbia o non abbia abbassato le tariffe pubblicitarie;
  2. nondimeno, nel momento in cui un giornalista mi telefona e mi chiede se coi guadagni di un blog si possa campare, la mia risposta deve essere per forza negativa, perché le coste stanno oggettivamente così, senza che ciò debba essere necessariamente interpretato come una lamentela;
  3. ciò detto, non credo ci sia nulla di male se un blogger, pur svolgendo la sua attività per passione, trova il modo di unire l'utile al dilettevole e di guadagnare due lire; personalmente non condivido l'atteggiamento di alcuni "puristi" -mi si passi il termine- che ritengono l'esposizione di spazi pubblicitari sui blog un comportamento di per sé disdicevole, posto che è opportuno prestare un minimo di attenzione ed escludere -ove possibile- alcune delle inserzioni che i network fanno ruotare, magari con l'aiuto dei lettori che spesso e volentieri le segnalano;
  4. se si accetta questo punto di vista, evidentemente, si ammette che uno sia legittimato a svolgere alcune considerazioni sulla maggiore o minore "equità" dei diversi sistemi di advertising che gli vengono proposti: personalmente, ad esempio, ritengo che il sistema adottato da Liquida -il banner che vedete nella colonna in alto a destra, per intenderci-, che riconosce al publisher un compenso commisurato alle "impressions" -cioè, in estrema sintesi, al numero di persone che vedono la pubblicità- sia migliore di quello adottato da altri network -Google su tutti- che invece pagano -quasi- esclusivamente se qualcuno ci clicca sopra;
  5. ebbene, siccome il metodo "pay per click" sembra essere il più diffuso, e visto che a mio parere si tratta di un sistema un tantino penalizzante per chi espone la pubblicità -un po' come se le televisioni che mandano gli spot venissero pagate soltanto per i telespettatori che si recano effettivamente nei negozi a comprare i prodotti, anziché per il valore intrinseco costituito dall'esposizione di un marchio-, ritengo che il sistema pubblicitario complessivo che ruota intorno al nostro mondo riconosca ai blogger dei compensi inferiori a quelli che meriterebbero;
  6. le riflessioni che precedono, lo ripeto, non potrebbero costituire -almeno nel mio caso- un motivo valido per l'eventuale chiusura del blog, che praticamente non mi costa niente -se si eccettua la connessione, che tuttavia utilizzo soprattutto per altri scopi e che quindi pagherei comunque-, e che di conseguenza non ha alcun bisogno di essere "finanziato";
  7. ciò non toglie che quelle riflessioni, a mio parere, possano essere svolte lo stesso, perché uno può ritenere che un sistema non sia equo anche quando quel sistema non è indispensabile alla propria sopravvivenza ma costituisce semplicemente un "di più": a meno che non si concluda che il superfluo, in quanto tale, debba essere necessariamente iniquo.
Io, insomma, la vedo così: col blog non riuscirei a campare, anche perché non ho mai immaginato di farlo, ma se decido di guadagnare qualcosina con la pubblicità ho la netta sensazione -con le eccezioni di cui ho detto- di essere sottopagato.
A me non pare che le due cose siano incompatibili.

In Italia non si pensa più

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Non so se abbiate mai provato a fare un sommario riepilogo di tutte le contraddizioni contenute in quello che sino ad oggi ci è stato raccontato sul caso Ruby: è possibile, come rileva Gilioli, che Berlusconi fosse davvero convinto che la nipote di Mubarak si prostituisse? E' possibile, aggiungo io, che il Cavaliere ritenesse necessario farle un prestito per indurla a smettere, visto che a suo dire credeva che fosse la nipote di un uomo tanto ricco e potente? Possibile che un uomo di mondo come lui abbia davvero pensato di fare cosa gradita alla nipote di un capo di stato regalandole una volgare macchina per la depilazione? E ancora, andando a ritroso: è possibile affermare di essersi mosso a pietà ascoltando il racconto della vita drammatica di Ruby, e allo stesso tempo sostenere di aver creduto che fosse la nipote di uno degli uomini più potenti del mondo? E' possibile aver ritenuto necessario mandare la Minetti in Questura per prenderla in affidamento, e allo stesso tempo ripetere di aver sinceramente creduto che la ragazza fosse maggiorenne?
Potrei continuare, evidentemente; questi pochi esempi, però, bastano a chiarire un aspetto che a mio parere è il più drammatico di tutta la vicenda: visto e considerato che un sacco di gente è ancora disposta a credere senza battere ciglio alle successive versioni dei fatti del premier, le quali si contraddicono continuamente -e palesemente- l'una con l'altra, significa che dalle nostre parti non è più in voga mettere in collegamento le cose, ragionarci sopra, analizzarle criticamente, adoperare quel minimo di logica e quello straccio di buon senso che pure sarebbero indispensabili a ciascun individuo per svolgere i suoi elementari compiti quotidiani.
In poche parole, in Italia non si pensa più.
Onestamente, mi pare un fatto assai più drammatico dei festini con le escort.

Generatore automatico di invettive davanti al tribunale

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova invettiva davanti al tribunale



L'attimo perfetto

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Ho come la sensazione che per molti esponenti della maggioranza, di qui in avanti, sarà tutta una questione di tempismo: se abbandonano la nave troppo presto rischiano di dover affrontare i flutti tempestosi in navigazione solitaria, con scarsissime possibilità di sopravvivenza; se invece la lasciano troppo tardi corrono il pericolo, probabilmente ancora più grave, di arrivare fuori tempo massimo per accaparrarsi l'ultima scialuppa libera.
Vince chi riesce a cogliere l'attimo perfetto, insomma: non un secondo di più, non un secondo di meno.
Non ci fosse di mezzo il paese, sarebbe lo spettacolo più avvincente degli ultimi quarant'anni.

Il prestigio dell'Italia all'estero su Google

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Siccome il nostro premier dice spesso e volentieri che da quando c'è lui il prestigio internazionale del nostro paese è aumentato, mi sono preso la briga di andare a vedere cosa suggerisce il box di ricerca di Google -il quale, per chi non lo sapesse, mostra le ricerche più cliccate dagli utenti- in varie nazioni sparse qua e là per il pianeta se si prova a digitare la parola "Berlusconi".
Ecco a voi i risultati -prestigiosissimi, come vedete- delle prime sette o otto prove che ho fatto: fate qualche altro tentativo, se volete, ma i risultati sono più o meno sempre gli stessi.
C'è di che essere davvero fieri, eh?

Un'offesa alla logica

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Per raggiungere una democrazia vera dobbiamo cambiare l’architettura istituzionale. (...) Questo ha portato che il governo possa al massimo suggerire dei provvedimenti alle Camere, che cominciano a dibatterle nelle commissioni, nell'Aula poi nell'altra Camera, poi di nuovo in Commissione, il tutto deve piacere al capo dello Stato.
Se ne deduce che a parere di Silvio Berlusconi la "democrazia vera" si raggiunge quando uno decide e tutti gli altri si adeguano senza discuterne: cioè, se l'italiano non è un'opinione, quando la democrazia manca del tutto.
Più che un oltraggio alla Costituzione, mi pare un'offesa alla logica.

Senza eccezioni

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Il senatore Pierfelice Zazzera, reo di aver esposto un cartello recante la scritta "Maroni assassino", è stato sospeso per due giornate.
Giusto.
Dare scompostamente degli assassini agli altri nell'aula del Senato è un comportamento inaccettabile, e in quanto tale va sanzionato senza eccezioni.
Oppure no?

Non se ne può più

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Rilevo, non senza avvertire un vago senso di noia, che Silvio Berlusconi ha ripetuto per la settecentosettantasettesima volta che a suo dire è necessario modificare la Costituzione.
Orbene, stante il fatto che a quanto mi risulta la Costituzione non si modifica da sola a forza di dire che andrebbe modificata, e siccome per farlo è sufficiente seguire le regole all'uopo prescritte dal nostro ordinamento, inviterei il Presidente Berlusconi ad attivarsi e tentare di adoperare quelle regole, ammesso e non concesso che gli riesca di farlo, allo scopo di raggiungere il risultato da lui auspicato.
Però, per carità, ci risparmi questa rottura di maroni continua, questa pippa infinita, questa tiritera stucchevole, ché qua non se ne può più.

Per te stessa, e per tutte le altre

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Poi uno legge una notizia come questa, l'ennesima, e gli tornano in mente tutte le volte che un'amica gli ha confidato -magari con una mezza risata, come se la cosa non fosse granché importante- di aver subito una scenata di gelosia dal fidanzato per aver messo una gonna troppo corta, per aver scambiato due parole con qualcuno, per aver lanciato uno sguardo all'ingresso di un locale, per aver scritto su Facebook una mezza parola che interpretata in qualche modo astruso poteva voler dire chissà che, per essere rincasata un'ora più tardi del previsto da una serata con gli amici.
E ripensando a quelle mezze risate, all'indulgenza leggera di quelle sue amiche per simili idiozie, al senso di normalità con cui le ha viste ingoiarsele troppe volte, si pente di non aver risposto sempre come avrebbe dovuto: non accettare mai più, per nessuna ragione al mondo, di essere trattata così.
Non accettarlo per te, perché non appartieni a nessuno, perché sei un essere umano libero, perché essere amati non può voler dire portare una catena.
E non accettarlo per tutte le altre: perché accettandolo, anche se non vuoi, legittimi il fatto che accadano ancora crimini orribili come questo.

Permesso di esistenza in vita

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Non solo -cosa che francamente, e tristemente, ha quasi smesso di meravigliarmi- un barista di Roma appende fuori dal locale un cartello con su scritto "Vietato l'ingresso agli animali ed agli immigrati"; ma poi -e forse è proprio questo il particolare che mi colpisce di più- in qualche modo ci si mette pure l'immigrato, il quale scatta una foto, la consegna al suo legale e afferma di voler valutare un'eventuale azione legale perché ritiene il fatto "altamente discriminatorio per sé e per tutti quelli stranieri che hanno un regolare permesso di soggiorno": come se invece non lo fosse per tutti gli immigrati che il permesso di soggiorno non ce l'hanno, i quali, a quanto pare, possono essere allegramente confinati fuori dagli esercizi commerciali come gli animali; ed anzi, per essere precisi, in una posizione addirittura subordinata, tipograficamente parlando, rispetto ad essi.
Sapete cosa? Al di là del caso di specie, che considero semplicemente uno spunto di riflessione, ho come la sensazione che nella mentalità corrente -compresa quella degli immigrati- il permesso di soggiorno stia lentamente -ma inesorabilmente- assumendo i contorni di un vero e proprio permesso di esistenza in vita: avanti di questo passo chi non ce l'ha non solo non potrà essere assunto regolarmente, non avrà diritto al medico di famiglia, non potrà stipulare un regolare contratto di affitto e via discorrendo, ma semplicemente non sarà legittimato ad esistere.
Come se la qualifica di essere umano, pian piano, smetta di essere funzione del colore della pelle ma inizi a dipendere dal possesso di un pezzo di carta.
Sarò un rompicoglioni, ma francamente lo vedo come un peggioramento.

Generatore automatico di imperi crollati per castighi divini dovuti ai turpi comportamenti dei suoi abitanti

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Istruzioni: fare refresh per ottenere un nuovo impero crollato per un castigo divino dovuto ai turpi comportamenti dei suoi abitanti



Come se fosse antani

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Alberto Tedesco, senatore del PD :

Non ritengo di dovermi dimettere perché dimettendomi darei ragione a chi sostiene che la mia condizione di senatore mi metta nelle condizioni di reiterare il reato.
Senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti con il tarapia tapioca.

Minerva, l'altro culturale e una qualche 'sensazione di famiglia'

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Buongiorno a tutti! Minerva Jones non ne può più di tanta stupidità, ipocrisia, perversione e squallore nella classe politica che ci governa, così come nei media che tirano l'acqua a quel mulino in cui lei non si riconosce, anzi, dal quale fa di tutto per distinguersi. E spesso si chiede se chi ci governa sia culturalmente e politicamente preparato, ma in malafede, oppure ignorante rispetto alle questioni più banali o, infine, semplicemente incapace di elaborare una riflessione sensata.
E visto che tutti parlano, pure lei dice la sua – come persona che per vent'anni ha lavorato tra migranti (uso questo termine nel senso di 'persone in movimento', mai riuscirei ad accettare qualsiasi connotazione insita in altre generiche e spesso criminalizzanti definizioni degli individui in questione!).

Chissà quanti ne sono morti l'altra notte (perché noi abbiamo giusto una solita generica cifra tonda...)? E chi erano? Quali erano i loro nomi? Possiamo nella frenesia delle nostre vite fermarci proprio solo un istante a pensarci, non di più – non ve lo chiedo.
Mi chiedo quali esperienze di vita avessero, cosa avessero visto i loro occhi nel corso delle loro vite, quali sonorità avessero ascoltato; mi chiedo dove sarebbero voluti andare, per quali sogni, per quali progetti.
I media tali informazioni non ce le daranno mai e – anche potessero – non lo farebbero, altrimenti più che clandestini/profughi/delinquenti li vedremmo come 'persone'.

Persone come quelle con le quali condividiamo la nostra vita reale, quella delle relazioni faccia-a-faccia – parenti, amici, colleghi di lavoro.
Minerva sa che anche queste contribuiscono a orientare le nostre interpretazioni della realtà, come afferma Ulf Hannerz, il quale ha il merito di rendere chiara e plausibile la ragione per cui ciascuno di noi ha il proprio unico, inedito e continuamente rielaborato, cambiato o confermato modo di vedere le cose – la propria 'prospettiva'.
La prospettiva individuale è, infatti, secondo la sua teoria, la risultante di un processo di informazioni che si dipanano attraversa quattro 'cornici' (quella delle relazioni personali, quella dello stato, quella degli scambi economici e quella dei movimenti) e, visto che in ciascuno di noi tale flusso è – di istante in istante e per tutto il corso della nostra vita – diverso, nessuno di noi avrà mai la stessa identica visione delle cose di qualcun altro.

Già, siamo assolutamente unici perché unica è stata la nostra esperienza di vita e l'intersezione di queste traiettorie di informazioni. E questo si accompagna all'esserci resi conto che di esistenza ne abbiamo una sola e il sacrificarla per il bene della comunità (famiglia, partito, parrocchia, ecc.) per averne protezione in cambio ormai ci è inaccettabile. Per questo poi ci avviciniamo (almeno temporaneamente) a chi ci sembra avere degli elementi nella propria identità simili ai nostri.
Fateci attenzione.
Pensate a quando entrate in casa di qualcuno che non conoscete ancora bene e vi mettete a guardare con la testa inclinata i libri custoditi nella sua libreria, o scorrete fugaci i titoli e le copertine di cd e dvd impilati in bacheca, per infine, di fronte a una scrivania in disordine e piena di carte, avanzare la richiesta “ti dà fastidio se curioso un po'?”.
Cosa state cercando, ve lo siete mai chiesti?
Non è che – forse – cercate analogie che vi facciano sentire qualcosa tipo un'aria di famiglia? Analogie che vi aiutino a superare la sensazione della solitudine che si accompagna alla nostra unicità?

Un elemento singolare ricorrente nella maggioranza delle interviste che da trent'anni vengono raccolte nel contesto delle ricerche sull'immigrazione in Italia è la contraddizione nell'intervistato tra la percezione del 'fenomeno immigrazione' nel suo complesso (orientata dai mezzi di comunicazione di massa) e la percezione dei casi specifici di immigrazione con i quali egli è in contatto quotidianamente di persona, così che il risultato si sintetizza spesso nell'affermazione “gli immigrati sono clandestini, delinquenti, spacciatori e non rispettano le nostre leggi, ma il mio vicino di casa no: lui è uno onesto, bravo, paga le tasse, ed è mio amico”.

I nostri vicini di casa a volte parlano altre lingue, mangiano altri cibi, professano altre religioni, hanno pure un altro colore della pelle. Ma da quando il fenomeno dell'immigrazione è cominciato noi stiamo già cercando 'aria di famiglia' anche con chi viene da lontano. Lo stiamo facendo da trent'anni.
E se ora queste persone usano per informarsi e resistere blog e social network, indossano abbigliamento di marca (di ultima mano o contraffatto, c'è davvero bisogno di sottolinearlo?) e fanno riprese (guardatevi il video...) con telefonini scrausi, beh... sono molto più 'famiglia', per me, di chi sta in TV o in parlamento, indossa vestiti firmati, gadget di marca, gira in auto di lusso circondato da una corte di sudditi e guadagna stipendi fantasmagorici per gestire situazioni che poi concretamente risolviamo sempre noi – società civile – sul piano della realtà quotidiana con un'infinita dose di pazienza, senso pratico e anche pura e semplice intelligenza.

Perché abbiamo già capito che costruire relazioni di amicizia, solidarietà e senso di comunità, esaltando le analogie e cercando di minimizzare le differenze e i potenziali conflitti, significa creare il sistema di protezione migliore (e più economico) verso una qualsivoglia futura ragione di paura o pericolo.
Ed è proprio solo buon senso arrivare alla conclusione che non ci sia molto da guadagnare nell'avere il 'nemico' sul proprio pianerottolo di casa, reciprocamente impegnati in una guerra quotidiana della quale noi contendenti – questo è poco ma sicuro – non saremo certo i beneficiari di alcun potenziale guadagno o profitto.

Riportare i fatti è diventato offensivo

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A quanto pare riportare una dichiarazione virgolettata di Luca Zaia, secondo la quale i tunisini che arrivano in Italia sono in carne e hanno tutti il giubbottino all'occidentale, le scarpe da ginnastica di marca e il cellulare, metterla a confronto con le immagini degli immigrati scampati al naufragio dell'altro giorno per rilevare che forse le cose non stanno esattamente come dice il governatore del Veneto, e infine postare il tutto su Facebook è un'operazione "spammy" (cioè finalizzata a fare spam) o "abusive" (cioè offensiva).
Il che equivale a dire, a occhio e croce, che su Facebook può essere considerato "offensivo" segnalare due notizie documentate e trarne una riflessione.
Fate un po' voi.

Ecco un altro cicciottello con l'iPhone

19 Commenti »

Luca Zaia, 24 marzo 2011:

Quelli che arrivano con le scarpe da ginnastica firmate, il giubbottino all'occidentale e il telefonino in mano non è gente che chiede l'asilo politico. Lampedusa non è invasa da rifugiati politici o disperati, ma da tunisini che fuggono da un territorio nel quale è ripresa la vita normale e sono state riaperte le aziende. Oggi sbarcano soltanto ragazzi di 25-35 anni senza famiglia che appaiono in carne, ben messi, non così sprovveduti.
Nella foto, uno degli extracomunitari scampati al naufragio della scorsa notte.
Sono chiaramente visibili la spensieratezza del soggetto, la sua corporatura paffutella, le Nike, il Moncler e l'iPhone.

Chiacchiere e propaganda

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Certo, è curioso: noi, gli assassini senzadio che vorrebbero garantire una morte opportuna ai malati terminali che la chiedono, siamo gli stessi che da anni si battono perché gli altri malati, quelli che invece vogliono vivere, possano avere dallo stato le apparecchiature che consentirebbero loro di comunicare con l'esterno; voi, i sedicenti difensori della vita che ci date degli assassini, quando si tratta di aiutare un malato che chiede una vita dignitosa ve ne strafottete e lo lasciate senza alcuna assistenza.
Sapete qual è la verità? Voi blaterate dalla mattina alla sera di difendere la vita umana, ma alla fine della fiera non lo fate; invece gli altri, quelli a cui date allegramente dei criminali, sì.
Siete solo chiacchiere e propaganda.

Grazie a Lorena per la segnalazione

Proprio perché non sono fascista

37 Commenti »

Posto che il fascismo mi fa orrore -così sgomberiamo il campo da inutili polemiche- ritengo che in uno stato di diritto sia legittimo, se si procede con le modalità stabilite dalla nostra Costituzione, proporre l'abrogazione di qualsiasi norma di legge: perfino la XII Disposizione Transitoria e Finale, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
Ciò detto, e precisato che l'iniziativa di Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro e Egidio Digilio lascia allibito anche me, non condivido il parere di chi li ha invitati a ritirarla: quando un paese è libero, ciascuno può dire e proporre -democraticamente, cioè attraverso gli strumenti che l'ordinamento gli mette a disposizione- quello che vuole, per quanto l'oggetto di quella proposta possa sembrare ignobile a tutti gli altri.
Sapete cosa? Per come la vedo io in un paese libero non c'è niente, ma proprio niente, che non si possa dire, perché ciò implicherebbe necessariamente l'esigenza di impedire a qualcuno di dirlo: il che, con ogni evidenza, è tutto fuorché democratico.
Se io fossi un senatore, insomma, voterei convintamente -meglio, visceralmente- contro l'abrogazione della XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione, ma non mi passerebbe mai per la testa di chiederne il ritiro.
Proprio perché non sono fascista.

Salutateci i tunisini

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Visto che Renata Polverini è così spiritosa, salutatele anche i tunisini che hanno tentato di darsi fuoco e che si sono tagliati le braccia per paura di essere rimpatriati, quelli che sono arrivati in Italia dopo un viaggio infernale per ritrovarsi a vivere come bestie ammassate in una gabbia, quelli che hanno salutato figli, fratelli, genitori, amici, e non li rivedranno mai più.
Vedrete, che risate si faranno.

Come chiunque altro, tranne loro

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Una domanda semplice, perché magari c'è qualcosa che mi sfugge: visto che ultimamente i nostri amici del governo sembrano assai sensibili al tema della responsabilità civile dei giudici, i quali dovrebbero pagare di tasca propria -"come chiunque altro", dicono- quando sbagliano, perché non si offrono di mettere mano al portafoglio e provvedere coi loro soldi quando l'Italia viene sanzionata dalla Comunità Europea in ragione delle loro decisioni?
Oppure il concetto di responsabilità di cui parlano è congegnato in modo tale che in quel "chiunque altro" debbano intendersi ricompresi tutti fuorché loro?

Mi arruolo nelle milizie condominiali

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L'ultima trovata geniale della Lega è istituire un esercito per ogni regione.
Poi, presumibilmente, arriveranno le milizie provinciali, quelle comunali e magari quelle rionali: no, perché sai com'è, una buca sulla strada, una fontanella rotta, un guasto alla centralina elettrica, vuoi che quelli dei Parioli debbano essere costretti a chiedere aiuto a gente che viene, che ne so, dal Tuscolano?
Oltretutto c'è un problema di presidio dei confini: perché i residenti del Pigneto, dico io, avranno pure il diritto di difendersi se quelli di Monteverde decidono di invaderli, no?
Io, per non saper né leggere né scrivere, quando arriviamo all'esercito condominiale mi arruolo.
Quelli della palazzina di fronte non mi hanno mai ispirato fiducia.

La mappa dell'orrore carcerario

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Quella che vedete qua sotto è la mappa dei 468 suicidi in carcere dal 2002 ad oggi, che ho preparato basandomi sui dati di Ristretti Orizzonti: cliccando su ogni città potrete leggere i nomi dei detenuti che si sono tolti la vita, ove necessario divisi per carcere.
Detto che provvederò ad aggiornarla ogni volta che sarà (purtroppo) necessario, vi lascio con una domanda: non fanno (se possibile) ancora più paura, a guardarli tutti insieme in questo modo? Cosa deve succedere, ancora, perché chi ci governa si renda conto che l'indecente situazione delle nostre carceri ha di fatto reintrodotto nel paese la pena di morte?


Visualizza Suicidi in carcere dal 2002 in una mappa di dimensioni maggiori

Iniquo, offensivo, demagogico e inutile

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Di chi è la colpa se uno picchia il primo passante che gli capita a tiro, prende a sassate una vetrina o sbatte per terra la bottiglia che aveva in mano disseminando i vetri dappertutto? Delle tre o quattro birre che si è bevuto dopo le undici di sera o del fatto che si tratta di un delinquente?
No, perché io ne ho bevute, di birre, soprattutto nottetempo, ma l'idea di mettere a ferro e fuoco il posto in cui mi trovavo scatenando risse da film western non mi è mai passata neppure per l'anticamera del cervello: e come me la stragrande maggioranza delle persone che mi circondavano.
Ebbene, proibire la vendita di alcolici dopo un certo orario per evitare le bravate dei teppisti è al tempo stesso iniquo, offensivo, demagogico e inutile: iniquo, perché comprime le libertà individuali in un modo tanto massiccio e indifferenziato da risultare completamente incompatibile con lo stato di diritto; offensivo, perché mette migliaia di cittadini pacifici, che vogliono soltanto farsi un paio di bicchieri senza rompere l'anima a nessuno, sullo stesso piano di pochi facinorosi; demagogico, perché ha il solo scopo di dimostrare ai residenti che qualcosa si sta facendo, anche se a cosa serva quel qualcosa non è ben chiaro a nessuno; inutile, perché chi esce da casa con l'intenzione di andarsene in giro a fare danni lo farà comunque, e se gli piace provare l'ebbrezza della devastazione con un ettolitro di alcol in corpo quell'alcol se lo procurerà, in un modo o nell'altro.
Io, personalmente, non mi sento per niente rassicurato da istituzioni che pretendono di risolvere i problemi in questo modo: specie se continuo a subire divieti su divieti in ragione di nefandezze che non ho mai commesso.
Datevi una regolata, per favore, e tenete conto del fatto che per governare le cose bisogna prima capirle.
Dire di no a tutto è una risposta semplicistica di cui sarebbe capace chiunque.

Mi sento un tantino confuso

3 Commenti »

Vediamo se ho capito: mentre un deputato del PdL partorisce l'ennesima alzata d'ingegno per evitare che vengano pubblicate le intercettazioni telefoniche, il fratello del capo del PdL vuole patteggiare la pena per aver pubblicato delle intercettazioni telefoniche.
Non so, mi sento un tantino confuso.

Non è che poi va a finire così?

6 Commenti »

Abbiate pazienza, ma quando leggo notizie del genere mi viene in mente una domanda angosciosa: non è che a forza di dire che la famiglia tradizionale è una gran figata e tutto il resto fa schifo, va a finire che una ragazza violentata dal padre per due anni è costretta all'umiliazione di dover filmare la scena col telefonino perché altrimenti nessuno le crede?
Cioè, non è che pur di prendervela con gli omosessuali e dire che sono dei pervertiti pericolosi la state sopravvalutando, 'sta famiglia?
E non è che la cosa, alla fine della fiera, si sta dimostrando un tantino meno innocua del previsto?

1° aprile 2011

5 Commenti »

pesce
Andrà a finire così: le Brigate Nazionali Antirelativiste lo hackereranno sul serio, il mio blog, e allora chiederò aiuto a destra e a sinistra e nessuno vorrà ascoltarmi.
Perdonate lo scherzo, ma in mezzo a questo scempio due risate, ogni tanto...

Monetine

37 Commenti »

Lanciare una moneta a qualcuno può avere senz'altro una valenza simbolica: attraverso un gesto del genere, ad esempio, si può metaforicamente comunicare al destinatario che lo si ritiene un ladro, un corrotto, un venduto, un affamatore di popoli e via discorrendo.
Nondimeno, una monetina è pur sempre un oggetto metallico potenzialmente contundente, di tal che scagliarla addosso a una persona è anche un gesto oggettivamente -e con ciò intendo dire: a prescindere dalle intenzioni del lanciatore- violento.
Ebbene, a mio parere la violenza insita in un'azione alla quale si intende attribuire un significato simbolico predomina sempre -e dico sempre- sul messaggio che si vuole comunicare: fino a vanificarlo del tutto e a far passare il suo autore, come suol dirsi, dalla parte del torto.
L'inconveniente, del resto, non è insuperabile. Per aggirarlo è sufficiente azionare i neuroni e trovare il modo di riprodurre la stessa simbologia avendo cura di depurarla dagli elementi violenti: nel caso di specie, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, lanciare delle monetine di carta, garantendosi così la possibilità di inviare al destinatario un messaggio perfettamente identico al precedente attraverso uno strumento del tutto inoffensivo.
Potrebbe sembrare una questione di lana caprina, ma non lo è: non soltanto perché ignorandola si finisce per regalare all'avversario il vantaggio di poter gridare al martirio, ma soprattutto perché la nonviolenza risponde a una serie di regole semplici ma rigorosissime, alle quali non è possibile derogare per alcuna ragione al mondo.
Rimane, naturalmente, la possibilità -che prendo in esame astrattamente, senza la benché minima intenzione di attribuirla ai manifestanti dell'altro giorno- che il lancio delle monetine sia semplicemente il pretesto per fare del male a qualcuno utilizzando la "copertura" di un gesto simbolico: a quel punto, per una questione di riconoscibilità, tanto varrebbe che gli aspiranti castigamatti uscissero dall'equivoco e adoperassero strumenti offensivi più precisi, efficaci e affidabili.
Senza contare minimamente su di me, ça va sans dire.

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