Archive for novembre 2011

Rotondi, Magri e l'eclissi della politica

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Gianfranco Rotondi sulla morte di Lucio Magri:

Onestamente non riesco a nascondere il rammarico per una scelta che non posso comprendere, ma della quale è opportuno non parlare per evitare che il dibattito ideologico si sovrapponga al doveroso omaggio che la democrazia italiana deve a questo protagonista assoluto della vicenda democratica italiana, specie in un momento di eclissi della politica.
Vediamo se ho capito: siccome stiamo attraversando un momento di eclissi della politica, secondo Rotondi è bene non parlare della morte di un essere umano mediante suicidio assistito per evitare che ne scaturisca un "dibattito ideologico".
Strano, perché a me era parso di capire che fossero proprio i dibattiti ideologici, il cuore della politica: e che evitare quei dibattiti sia il presupposto perfetto per determinare l'eclissi di cui l'ex ministro sembra dolersi.
La realtà, quella vera, è che la relazione causale delineata da Rotondi andrebbe diametralmente invertita: non è opportuno tacere perché c'è l'eclissi della politica, ma l'eclissi della politica c'è e continuerà ad esserci finché si continuerà a tacere.
Del resto a me hanno insegnato che la democrazia consiste appunto nel decidere dopo aver parlato delle cose, onorevole Rotondi, e che gli inviti al silenzio appartengono a scenari politici tutt'affatto diversi.
Che ne dice, vogliamo dirci come la pensiamo, oppure preferiamo aggravare l'eclissi finché non sarà diventata irreversibile?

Il paese in cui i diritti si comprano

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In Italia l'eutanasia è vietata: quindi chi se lo può permettere se ne va in Svizzera a fare il suicidio assistito.
In Italia la fecondazione artificiale è consentita solo entro certi limiti, e comunque mai alle coppie omosessuali o ai single: quindi chi se lo può permettere si reca in Belgio, in Olanda o in Slovenia e aggira il problema.
In Italia le carceri sono delle vere e proprie bolge infernali: quindi chi se lo può permettere paga un buon avvocato e riesce quasi sempre a farsi dare i domiciliari o a godere di rinvii e prescrizioni.
In Italia le coppie omosessuali non possono contrarre matrimonio: quindi chi se lo può permettere si sposa in Spagna, o in Islanda, e poi incarica un legale di fare casino alla Corte di Giustizia Europea per chiedere che il matrimonio venga riconosciuto anche qua.
In Italia funziona così: i diritti non spettano, si comprano.
Senza nemmeno il periodo dei saldi.

Aguzzini in prima fila

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Vorrei segnalare a tutti coloro che nei giorni scorsi si sono sperticati in appassionate adesioni alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne le brevi riflessioni che seguono.
Esercitare violenza nei confronti di qualcuno non consiste soltanto nel picchiarlo, ammazzarlo, torturarlo, perseguitarlo, stuprarlo, ridurlo fisicamente in schiavitù: costituisce violenza, evidentemente, anche privare quell'individuo della possibilità di esercitare i propri diritti fondamentali, primo tra tutti quello di disporre del proprio corpo, senza dover subire divieti, ostacoli e condizionamenti.
Ne consegue che mettere i bastoni tra le ruote alle donne che vogliono abortire, cercare di evitare che possano farlo senza dolore, porre limiti ai presidi medici che potrebbero risolvere i loro problemi di fertilità, rendere difficoltoso l'accesso alla contraccezione d'emergenza, essendo con ogni evidenza atti che tendono a privare le donne stesse del diritto di autodeterminarsi, costituiscono inequivocabilmente violenza nei loro confronti: con l'aggravante che tale violenza non viene posta in essere da un delinquente, da uno stupratore, da uno stalker, da un marito manesco, ma nientepopodimeno che dallo Stato.
Ebbene, il fatto che nel coro degli aderenti alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne ci fossero, in certi casi addirittura schierati in prima fila, numerosi esponenti di partiti politici che hanno fattivamente contribuito a determinare la privazione di quei diritti, e quindi a perpetrare quella violenza, è letteralmente ridicolo.
Gli altri aguzzini, almeno, hanno avuto la decenza di far finta di niente.

Bimbi di serie A, bimbi di serie B

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Vediamo se ho capito come funziona: chi ha la fortuna di avere gli spermini e gli ovuletti a posto può riprodursi quanto gli pare e piace, salvo eventualmente mettere il figlio nella lavatrice e ammazzarlo (è accaduto in Francia, ma brutalità del genere succedono spesso e volentieri dappertutto); chi invece ha qualcosina che non va nell'apparato riproduttivo, o peggio è omosessuale, deve passare le pene dell'inferno per (o proprio non può) fare la fecondazione assistita e adottare un bambino, in ragione del fatto che i benpensanti del paese si stracciano le vesti per difendere i poveri innocenti che saranno costretti ad essere concepiti in provetta (cioè a loro dire in modo immorale), o a crescere (sempre a loro dire) in condizioni anormali rispetto agli altri.
Sapete cosa? Siccome ci sono un sacco di coppie sterili e omosessuali che sarebbero in grado di accogliere e tirare su con amore carovane di figli, e certamente farebbero a meno di metterli nella lavatrice, o di maltrattarli, o di picchiarli, o di abbandonarli a loro stessi come fanno tante coppie eterosessuali "tradizionali", delle due l'una: o si fa un test preventivo di idoneità alla genitorialità anche alle persone "normali", cosa che evidentemente sarebbe impossibile, oppure si consente a tutti di accedere pienamente alla fecondazione assistita e di adottare, indipendentemente dal funzionamento del loro apparato riproduttivo e dal loro orientamento sessuale.
Perché altrimenti bisognerebbe concludere che per i bambini nati in provetta o per quelli cresciuti da una coppia gay tutti si preoccupano fino a non dormirci la notte, mentre di quegli altri, quelli generati da individui "normali" che prima trombano come conigli e poi li trattano come spazzatura, non frega una beneamata mazza a nessuno.
Insomma, fate il piacere: piantatela di mascherare ipocritamente i vostri rigurgiti integralisti da pietosa preoccupazione per il benessere dei bimbi.
Siete letteralmente patetici.

La libertà secondo Silvio

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La novità è che l'ex premier dello stesso governo che si è fatto in quattro per proibire ai malati di decidere se curarsi o no, alle donne di abortire con meno dolore, alle coppie con problemi di fertilità di accedere alla fecondazione assistita e ai ragazzi di farsi uno spinello, appartenente alla stessa maggioranza della miriade di sindaci che hanno prodotto ordinanze a raffica per vietare di bere alcolici, sedersi sulle panchine, mettersi in costume ai giardini pubblici, tenere aperti i locale di notte, fare musica per strada e via discorrendo, adesso se ne esce che tracciare i pagamenti sopra i 300 euro "va contro la libertà".
Si vede che io e lui abbiamo due concetti di libertà piuttosto diversi.

Abolire la cartamoneta

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Furto, rapina, estorsione, corruzione, evasione fiscale, traffico di droga (al netto della legalizzazione, che per me rimane una priorità), sfruttamento della prostituzione (al netto della legalizzazione della prostituzione liberamente scelta, che per me rimane un'altra priorità), sequestro di persona, peculato, ricettazione, concussione.
Tutto questo campionario di simpatiche attività è legato da un unico comune denominatore: l'esistenza della cartamoneta, vale a dire delle banconote.
Senza banconote non si possono rubare soldi, e se si ruba qualche oggetto poi non lo si può rivendere, non si può chiedere il pizzo a un negoziante, non si può chiedere il riscatto alla famiglia di un sequestrato, non si può pagare una prostituta (cosa che, ripeto, riterrei legittimo poter fare alla luce del sole nella misura in cui si tratti di una libera professionista) né soprattutto impadronirsi successivamente dei proventi conseguiti da quest'ultima, non si può vendere droga (cosa che, ripeto anche questa, riterrei giusto poter fare in un regime legalizzato), non si può corrompere un pubblico ufficiale o truccare un appalto, non si può evadere il fisco esimendosi dall'emettere una fattura o uno scontrino.
Ne consegue che basterebbe abrogare la cartamoneta, obbligando chiunque debba ricevere pagamenti a dotarsi di un POS che costa poche decine di euro, per sconfiggere gran parte dell'evasione fiscale e per abbattere quasi tutti i reati contemplati dal codice penale, eccezion fatta per quelli che non sono riconducibili all'ottenimento di ricchezza (stupro e compagnia cantando), sui quali le forze dell'ordine potrebbero quindi concentrarsi in modo pressoché esclusivo.
Si tratta di una misura semplice, tecnologicamente banale e adottabile nel giro di pochi anni.
Poi, come al solito, c'è chi continua a blaterare che poter verificare i pagamenti costituisce un attentato alla libertà dei cittadini: ma trattandosi di un tizio che le libertà personali le ha mortificate tutte, a cominciare da quella di scegliere cosa fare del proprio corpo, forse non vale neppure la pena di ascoltarlo.

Generatore automatico di abitudini sataniche che portano al male

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Vista la notizia, non ho potuto esimermi. Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova abitudine satanica che porta al male

Troppo facile, ex ministra Carfagna

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Adesso è troppo facile, ex ministra Carfagna, invitare le donne a uscire allo scoperto e denunciare le violenze subite.
E' troppo facile, per una che fino a qualche giorno fa faceva parte di un governo che i diritti delle donne li ha ignorati, per non dire calpestati, come meglio ha potuto.
E' troppo facile fingere di non sapere che il coraggio di denunciare le botte e la possibilità di interrompere una gravidanza con meno dolore, di ottenere la contraccezione d'emergenza, di accedere alla fecondazione assistita fanno parte dello stesso, identico mazzo: eppure il suo governo ha cercato di vanificare quelle possibilità con ogni mezzo, opponendosi all'aborto farmacologico, scagliando anatemi contro la pillola del giorno dopo, difendendo ad a oltranza l'oscurantista legge 40.
E' troppo facile, davvero. E forse sarebbe il caso di ammetterlo, di chiedere scusa e ricominciare da capo, invece di far finta di niente.
Se dovesse prendersi la briga di farlo, ex ministra Carfagna, io sarò qua a prenderne atto con soddisfazione: ché cambiare idea e rendersi conto dei propri errori è cosa nobile, da apprezzare e sottolineare con stima.
Così, però, è davvero troppo facile.

Generatore automatico di entità territoriali esistenti a causa di un formaggio

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova entità territoriale esistente a causa di un formaggio ---
Grazie a Teresa per l'idea

Illusioni fiscali

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Da commercialista: ridurre l'acconto dell'IRPEF dal 99% all'82% significa semplicemente far pagare qualche euro in meno alle persone oggi, e poi farglielo ripagare in più, tale e quale, a giugno, quando dovranno versare il saldo delle imposte.
Siccome conosco i miei polli, e so che certi meccanismi tendono a non essere affatto chiari, ho il sospetto che una considerevole quota di contribuenti si limiterà a prendere atto del fatto che a dicembre gli sarà rimasto in tasca qualche soldo che non prevedeva di avere e lo spenderà per i regali di natale: poi, a giugno, quando si renderà conto concretamente che quei soldi non li ha più ma deve comunque pagarli, piangerà lacrime di coccodrillo.
Mi pare, insomma, che si tratti di una misura che ha l'unico scopo di illudere le persone per favorire un aumento dei consumi nell'immediato: e poi tra sei mesi, tanto per cambiare, si vedrà.
Non so, da un governo di soloni come questo mi aspetterei qualcosina in più.

A forza di emergenze

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Ci vuole poco, per governare a forza di emergenze: le cose non vengono affrontate per tempo, oppure vengono fatte male e si fa finta di niente, e poi quando succede il casino si grida all'emergenza, ci si agita come indemoniati e ci si fanno scappare pure un paio di lacrimucce, che vengono sempre comode perché alla gente piacciono.
Intanto il paese sprofonda, e non soltanto sotto le frane e le inondazioni: sprofonda nell'immondizia che si accatasta lungo le strade delle città, nel medioevo di un'immigrazione gestita come deportazione, nel panico dell'alcolismo giovanile incentivato dalle ordinanze proibizioniste, nel dramma delle tossicodipendenze lasciate al monopolio delle mafie, nella desolazione di una scuola smontata pezzo dopo pezzo e ridotta a fare di necessità virtù senza un quattrino in tasca, nelle atrocità perpetrate sulle donne da chi le picchia e da chi nega i loro diritti, nella barbarie di carceri ridotte a luoghi di tortura fatti e finiti.
Tutti problemi che dovrebbero essere affrontati per tempo con onestà, coraggio e lungimiranza, proprio come quelli legati alla speculazione edilizia e alla sicurezza idrogeologica di tanti paesi italiani.
Ma a governare a forza di emergenze, come dicevo, ci vuole poco.
Perché mai immaginare di fare qualcosa in più?

Secessionisti nazionalisti

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E' curioso che ad opporsi in modo più accanito contro la possibilità che chi nasce sul suolo della repubblica diventi automaticamente italiano siano quelli che si professano stranieri pur essendo nati in Italia.
Per la serie: non blaterate dalla mattina alla sera di essere padani e di voler fare la secessione?
E allora, scusate, che ve ne frega?

Non è il momento

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L'altro giorno un sostenitore del PD, durante una discussione in cui esprimevo una certa perplessità su alcuni comportamenti del suo partito, mi ha risposto che non avevo torto, ma per il bene di tutti non era il momento giusto per le critiche.
La cosa buffa è che lo stesso rilievo, con parole pressoché identiche, mi viene mosso praticamente da sempre: non era il momento di sottolineare gli errori del PD quando nacque, perché quello era un momento fondativo e bisognava concentrarsi sugli aspetti positivi anziché evidenziare le note dolenti; non era il momento durante la campagna elettorale, perché l'importante era cercare di guadagnare il governo del paese e il tempo per discutere sarebbe venuto dopo; non era il momento dopo aver perso le elezioni, perché la priorità era raccogliere i cocci e andare avanti insieme evitando di disintegrarsi nonostante la sconfitta; non era il momento durante il governo Berlusconi, perché ciò che contava davvero non era alimentare altre divisioni, ma liberarsi del cavaliere; non è il momento adesso, perché c'è la crisi e bisogna concentrarsi su quella, invece di accapigliarsi tra di noi.
In estrema sintesi, la sensazione è che il momento di criticare il PD, secondo alcuni suoi sostenitori, non arrivi mai, perché c'è sempre qualcosa di più urgente di cui occuparsi: tanto il tempo per portare i nodi al pettine verrà dopo, più tardi, quando le cose saranno migliorate.
Io, al loro posto, inizierei a sospettare che il ragionamento debba essere ribaltato: e cioè che le cose non migliorano proprio perché di alcuni punti dolenti, con una scusa o con l'altra, non si discute mai.
Se così fosse, ne converrete, il momento sarebbe adesso.
E forse sarebbe anche tardi.

Di questa sinistra non ne posso più

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A quanto pare la sinistra, oggi, è diventata questa.
La sinistra dell'orgoglio di essere italiani, del tricolore, dell'inno di Mameli, del patriottismo: roba che quando ero un ragazzo sapeva di vecchio, di reazione, di polvere, che apparteneva al repertorio dei fascisti e che noi volevamo superare, sognando di spalancare gli occhi sul mondo e di liberarci dalla prigione dei confini nazionali.
La sinistra seriosa della costituzione, delle istituzioni, del presidente della repubblica che è l'unico serio: e invece noi, ragazzi di sinistra di qualche anno fa, la costituzione aspiravamo a cambiarla, le istituzioni volevamo rinnovarle, il presidente lo ascoltavamo con bonaria sopportazione, come si ascolta un vecchio trombone che alla sua età cosa vuoi che ne sappia, di cosa è diventato il mondo.
La sinistra giustizialista, manettara, moralista, bacchettona, soporifera, plumbea, che a me pare una brutta copia della destra e che si rivolta autistica nella sua noia infinita, nel suo contegno da pensionata inacidita, nel grigiore dei suoi mantra da sussidiario elementare.
A quanto pare la sinistra, oggi, è diventata questa.
E io, che continuo a ritenermi di sinistra, non riesco più a riconoscermici, a sopportarla, ad ascoltarne le lamentazioni senza provare un senso di disagio sempre più marcato.
Questa sinistra mi dà la nausea, perché credo che sia l'esatto contrario di quello che la sinistra dovrebbe essere.
Davvero, non ne posso più.
Sent from my Blackberry®

No, che non sono entusiasta

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Un economista di 68 anni, un giurista di 59 anni, un avvocato di 57 anni, un ex presidente dell'ENEL di 73 anni, un economista di 59 anni, un professore di 75 anni, un fondatore di una comunità religiosa di 61 anni, una giurista di 63 anni, un diplomatico di 65 anni, una ex prefetta di 68 anni, una giurista di 63 anni, un ammiraglio di 67 anni, un banchiere di 57 anni, un dirigente pubblico di 59 anni, un medico di 64 anni, un'economista di 63 anni, un ingegnere di 58 anni, un rettore di 63 anni, un giurista di 56 anni.
Sessantatré anni di media, tre donne, grande presenza di cattolici ed esponenti delle più prestigiose università private italiane.
Ora, io spero sinceramente che questo esecutivo si comporti nel migliore dei modi possibili: però acclamarlo come il governo che ho sempre sognato, quello che può dare al paese la svolta di cui avrebbe bisogno, mi parrebbe un tantino grottesco.
Come dite? Ah, sì. Visto quello che c'era prima non è il caso di lamentarsi, eppoi adesso bisogna evitare il default, e basta altre pippe.
Be', sapete cosa? Gli esercizi di menopeggismo non mi sono mai riusciti granché bene, e non riesco proprio a immaginare come questa combriccola di stampo conservatore possa occuparsi di alcune delle vere emergenze democratiche del paese; le quali, per certi versi, sono ancora (e in certi casi molto) più preoccupanti dell'ipotesi di finire con le pezze al culo.
Questione di punti di vista, naturalmente.
Augurandomi di sbagliare, per ora mi tengo il mio.

Amen

25 Commenti »

In estrema sintesi, temo che succederà questo: Berlusconi inizierà a blaterare -come in effetti sta già facendo- che il governo tecnico gli è stato imposto dai giochi perversi della politica, snocciolerà tutti i giorni l'elenco dei sacrifici che sarebbe stato capace di risparmiare agli italiani, attribuirà le misure di Monti per arginare la crisi alla sinistra che sotto sotto ha fatto una specie di ribaltone e comanda lei.
Così, quando sarà finita la legislatura, molti si saranno dimenticati di quello che è successo nei mesi scorsi e il cavaliere rischierà di vincere un'altra volta le elezioni.
Amen.

La controriforma senza riforma

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Scorrendo i nomi del governo Monti, composto perlopiù da preti e banchieri, mi sorge il dubbio che questi fenomeni abbiano trovato ancora una volta il modo di farci sorbire una bella controriforma.
Non preceduta da alcuna riforma, stavolta, così si fa prima.

Capricci genetici

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Evidentemente avere la fibrosi cistica, la talassemia, problemi genetici o patologie cromosomiche, desiderare un figlio e voler evitare di trasmettergli la propria malattia non è altro che un capriccio: dev'essere per questo che le nuove linee guida della legge 40 impediscono a tutte le persone che si trovano in condizioni simili di accedere alla diagnosi preimpianto.
Poi dicono che i problemi urgenti di questo paese sono altri, che rischiamo il default, che si deve pensare all'economia e mettere da parte queste questioni, che secondo loro sarebbero marginali: eppure io continuo a pensare che la libertà dei cittadini, specie di quelli malati, venga prima di tutto il resto.
Perché se non c'è quella non ci può essere nient'altro.
Governo tecnico o no.

E se fosse stata una suora?

12 Commenti »

Mi piacerebbe sapere se il giudice di Torino che ha allontanato dal tribunale un'interprete musulmana perché aveva il velo, adducendo come motivazione il fatto che alle udienze si deve partecipare a capo scoperto, avrebbe fatto altrettanto con una suora.
Quando accadrà un fatto del genere sarò sinceramente disponibile a credere che simili episodi non costituiscano discriminazioni nei confronti degli stranieri.
Fino ad allora, abbiate pazienza, no.

Generatore automatico di governi tecnici

12 Commenti »

Istruzioni: fare refresh per ottenere un nuovo governo tecnico

E il video, invece, sì?

8 Commenti »

Foto del citofono sotto casa mia, scattata stamattina. Va da sé che non si tratta di un videocitofono.

Che c'è di strano?

16 Commenti »

Ricevo, e volentieri pubblico.
---
Insomma, a grandi linee la vicenda si può riassumere così: il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo una lungo e travagliato percorso in cui ha dovuto fronteggiare vari e gravi ostacoli (su tutti, la separazione di Gianfranco Fini e il dissidio permanente con il ministro dell'economia Giulio Tremonti), si vede costretto ad abdicare; prova a prendere tempo, suggerendo ad esempio un nuovo governo con il ministro Angelino Alfano premier, ma il presidente della repubblica Giorgio Napolitano preme affinché l'incarico di primo ministro vada a Mario Monti, figura di indiscusso prestigio. La scelta divide i leader dei principali schieramenti: Pierferdinando Casini e Pier Luigi Bersani aderiscono all'idea, mentre Antonio di Pietro e Umberto Bossi annunciano di non voler sostenere il nuovo governo; posizioni più sfumate quelle di Nichi Vendola, Roberto Maroni e Gianni Letta, a lungo considerato un possibile successore del Presidente del Consiglio.
Bla bla bla, ecc ecc ecc.
Ci sono mille considerazioni che si possono fare sul quadretto sopra illustrato.
Per quanto mi riguarda, non so, sarò un tipo strano, sarò un fricchettone idealista, ma a me personalmente salta subito all'occhio un aspetto apparentemente marginale: tutti gli attori di questo dramma, così cruciale per l'Italia -12 o 13 nomi, indubbiamente le figure più importanti della politica italiana- sono di sesso maschile.
Tutti e solo maschi.
Sono strano io che ci faccio caso o è la situazione ad essere strana?
Ale

Lo statista che sapeva contare

2 Commenti »

Secondo Frattini rassegnare le dimissioni quando i numeri ti condannano senza possibilità di equivoci non è una semplice conseguenza dell'aritmetica, ma nientepopodimeno che un gesto "da uomo di Stato".
Stai a vedere che adesso dobbiamo pure ringraziarlo per non avere fatto un golpe.

Il momento di scegliere

14 Commenti »

E così, mentre il berlusconismo viene giù dopo un'interminabile caduta al rallenty, la sinistra italiana si ritrova di nuovo a fare i conti con le solite questioni mai risolte: le primarie si faranno il più velocemente possibile, oppure c'è qualcuno che spera nell'imminenza delle elezioni per saltarle a pie' pari? Almeno uno di quelli che si candideranno a sfidare la destra avrà il coraggio di aggiungere al suo vocabolario un paio di parole chiare sui diritti civili, sulle scelte di fine vita, sulle unioni tra omosessuali, sull'indecente situazione delle carceri, sull'immigrazione, sulla legalizzazione della prostituzione e della droga, sul rapporto perverso che si è andato determinando tra politica e finanza, sull'illegalità che dilaga nel paese, sulla salute riproduttiva delle donne, sull'informazione sessuale ai giovani, sui privilegi della chiesa e dei politici, sulle disparità economiche che non si fermano più? Possiamo sperare che dopo vent'anni la lezione delle troppe sconfitte dovute all'appiattimento sulle posizioni degli avversari sia servita a qualcosa, che la sinistra si riappropri dei temi che dovrebbero appartenerle -e che tra l'altro in molti casi sono pressoché maggioritari nel paese-, che si possa finalmente assistere non dico ad un impeto di coraggio, ma perlomeno a una lieve diminuzione della vigliaccheria?
Per come la vedo io, siamo di fronte a una specie di ultima chiamata: è arrivato il momento di scegliere.
Potrebbe essere davvero l'ultima occasione.
Sent from my Blackberry®

Il tempo delle barbarie

4 Commenti »

"Leggi solennemente enunciate e quotidianamente violentate", "carceri che assomigliano sempre di più a favelas ingabbiate", "rischi d’incendio, di malattie infettive", "risposte che non riesce a dare alle istanze dei detenuti", "diritto di ricevere una branda per la notte", "poter utilizzare in modo ordinario docce, gabinetti, lavandini", "tempo delle barbarie", "urgente mobilitazione, prima che sia davvero troppo tardi", "impennata dei suicidi di persone detenute", "diritti fondamentali", "indignazione e rabbia per come passi in silenzio tutto ciò".
Non lo dice un esponente politico, un attivista, un blogger: quelle che leggete qua sopra sono le parole dei direttori delle carceri italiane.
Io non so, davvero, se l'amnistia proposta dai radicali possa essere la soluzione del problema: però il problema c'è, è enorme e non può essere ulteriormente rimandato.
La differenza tra la civiltà e la barbarie è tutta nel volerlo affrontare.
Vedete un po' cosa vi riesce di fare.
---
Grazie a AndreasLou per la segnalazione.

Toh, è sparito il blog della Carlucci

15 Commenti »

Forse Gabriella Carlucci, dopo aver lasciato il PdL, non sapeva cosa scrivere sul blog; oppure, tiro a indovinare, quello che aveva scritto prima strideva un tantino con la decisione assunta in questi giorni: sia come sia, sta di fatto che oggi il blog non c'è più, e al suo posto compare una laconica scritta recante il nome e il cognome della deputata appena approdata all'UdC.
Oppure sono io, che penso sempre male, e si tratta semplicemente di una coincidenza.
Bella grossa, per la verità, ma che volete: a volte succede.

Mancano solo le multinazionali del tabacco

10 Commenti »

Lo screenshot è preso dal sito del Pdl.
La dichiarazione della Biancofiore è qua.

Per sempre

11 Commenti »

Ma chi la ama, e siamo tanti, siamo la stragrande maggioranza del Paese, la difenderà anche fisicamente, può contare su di noi oggi e per sempre.
(Gabriella Carlucci, uscita in queste ore dal PdL, a Silvio Berlusconi, 14 dicembre 2009)
---
Grazie a Rosario d'Auria per la segnalazione.

L'esperta del web ha dimenticato di avere un blog

7 Commenti »

Gabriella Carlucci, la stessa che fino a qualche mese fa si proponeva come esperta di internet suggerendo fantomatiche misure per l'abrogazione dell'anonimato in rete, lascia il PdL, senza peraltro avvertire alcuna necessità di comunicare la notizia sul suo blog, che risulta tuttora aggiornato all'11 maggio 2011.
Se questi sono i nostri "esperti" del web, c'è di che essere ottimisti sul futuro dei diritti digitali.

Roditori all'80%

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Quando la nave affonda i sorci non scappano all'80%, o in relazione a quello che succede nelle prossime ore, o quasi sicuramente a meno che non esca fuori qualcosa da una chiacchierata: scappano e basta.
Lo sfascio di questo paese, oggi, è tutto nell'immagine di chi non se la sente di essere completamente nemmeno un sorcio.
Sent from my Blackberry®

Di chi è stata la colpa?

12 Commenti »

Quando sento dire in giro che la generazione dei politici attualmente alla guida del paese ha fallito mi viene da ridere.
Non certo, ci mancherebbe altro, perché penso che non sia vero -del resto i risultati sono davanti agli occhi di tutti-, ma piuttosto perché sono convinto che non ci si potesse aspettare molto di più, visto che i protagonisti più maturi dell'attuale panorama politico rappresentano con ogni evidenza la terza o quarta scelta del materiale umano che la loro generazione poteva offrire al paese.
La mia sensazione è che ad aver fallito, o meglio ad essere i principali responsabili di quanto sta capitando, siano invece i migliori di quella generazione, che per un motivo o per l'altro hanno schifato la politica intraprendendo strade diverse, abbandonando di fatto il paese nelle mani di gente che non poteva fare molto di più, illudendosi di poter coltivare in pace il loro orticello e delegare ad altri quello di cui avrebbero fatto meglio ad occuparsi in prima persona, lasciando infine che quella gente blindasse le proprie rendite di posizione e trasformasse la classe politica nella casta chiusa che è diventata.
Si potrebbe discutere a lungo sui motivi che hanno indotto quella generazione a comportarsi così: e credo che sarebbe molto utile farlo, se non altro per evitare di commettere anche noi -e, ancora più importante, i ragazzi che vengono dopo di noi- lo stesso errore.
Perché secondo me lo sbaglio da cui è iniziata la fine è stato proprio questo: e ho una gran paura che rischi di ripetersi.

Scopri le differenze

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Voglio augurarmi che nessuno abbia l'alzata d'ingegno di sputare veleno sui rumeni in ragione del fatto che sono perfino capaci di picchiarsi per un cellulare.
Visto come sono andate le cose l'altro giorno, sarebbe il colmo.

Te lo buco, quel pallone

5 Commenti »

Ero solo un marmocchio alto così, ma quando sulla spiaggia qualcuno mi minacciava di bucarmi il pallone perché gli era finito addosso mentre ci giocavo venivo sempre assalito dal sospetto che quello fosse già nervoso di suo, che i suoi problemi lo assillassero di brutto, che fosse così incasinato da ridursi a prendersela con un bambino invece di affrontare le sue cose e risolverle.
Spaccare la telecamera a un cronista non è soltanto un gesto evidentemente maleducato, ma soprattutto il sintomo di un nervosismo che ti assilla, ti angoscia, non ti lascia respirare: e allora ti sfoghi così, come puoi, perché ti girano a duecento all'ora e non sai come fartela passare.
Provavo sempre una certa compassione per quelli che volevano bucarmi il pallone, perché anche se avevano un costume all'ultima moda, una macchina nuova di zecca e un bell'orologio d'oro mi parevano infelici.
Mutatis mutandis, è la stessa sensazione che provo oggi.

Manco i proibizionisti, sappiamo fare

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So perfettamente che a distruggermi la macchina tirando dritto a uno stop, venerdì scorso, avrebbe potuto essere un cinquantenne patentato da una vita: e non, come invece è avvenuto, un'adolescente alla guida della sua automobilina con la targa da motorino.
So altrettanto bene, però, quanto sia singolare che nello stesso paese un quindicenne non sia considerato in grado di bersi una birra neanche se esce a piedi, ma allo stesso tempo venga reputato idoneo ad andarsene in giro guidando un attrezzo a quattro ruote potenzialmente pericoloso non solo per sé, ma pure per gli altri.
Dalle nostre parti, insomma, siamo severissimi sulle fregnacce, ma diventiamo estremamente permissivi quando si tratta di cose serie.
Manco i proibizionisti, sappiamo fare.

Arrivano i White Block

13 Commenti »

Grazie a Lorenza per la foto più chiara della mia.

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