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Antone', nun ce prova'!

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Una volta, tanti anni fa, ero in fila alla stazione Termini per fare una prenotazione, quando una piacente ragazza africana saltò con disinvoltura la coda -che tra l'altro era pure chilometrica- e si piazzò davanti alla biglietteria come se niente fosse.
Io richiamai la sua attenzione e le feci cortesemente presente che forse non se n'era accorta, ma c'era qualche decina di persone che attendevano pazientemente il proprio turno prima di lei, e sarebbe stato appena il caso di rispettarle.
La ragazza si girò, scosse leggermente il capo, alzò gli occhi al cielo e con un perfetto accento italiano mi sibilò (non credo che lo dimenticherò mai): "Lo dici solo perché sono nera, fascista".
Avrei voluto risponderle molte cose: che se fosse stata bianca mi sarei comportato esattamente nello stesso modo; che il vero comportamento razzista sarebbe stato non dirle niente per il solo fatto che aveva la pelle nera; che non sono soltanto l'amicizia, l'amore e la simpatia, a non avere colore, ma anche la maleducazione e l'arroganza; ma soprattutto che strumentalizzare consapevolmente una piaga come il razzismo al solo scopo di farsi i cazzi propri era un atteggiamento insopportabile e odioso.
Come spesso accade, tuttavia, non ebbi la battuta pronta; tutto quello che mi uscì dalla bocca fu un istintivo e romanissimo "Guarda, nun ce prova'!", che nel parlare dialettale equivale a dire più o meno: "Ti prego di non utilizzare subdolamente argomentazioni che in questa circostanza c'entrano come i cavoli a merenda".
Lei, naturalmente, se ne andò sdegnata -non prima di aver ritirato il suo biglietto, s'intende- senza manco prendersi la briga di rispondermi: ma ho sempre coltivato la speranza -verosimilmente vana- che quella mia battuta le sia rimasta in qualche modo impressa, inducendola a ragionare sull'accaduto e a comportarsi, per il futuro, in modo diverso.
Oggi, guardando il Gazzettino, ho provato una sensazione analoga a quella di allora: Antonella Clerici sostiene che chi la accusa di guadagnare troppo sia un maschilista: e a me pare che per difendere i propri interessi utilizzi strumentalmente un argomento delicato come la questione femminile, che in questo caso non c'entra niente, mentre avrebbe potuto farlo in mille altri modi.
In estrema sintesi, quindi, mi sento di rivolgere alla Clerici il medesimo invito che indirizzai allora alla signora della stazione Termini: "Antone', nun ce prova'!".
Da queste parti ci sono migliaia di donne che sono discriminate, ma sul serio.

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