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Ombre

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Repubblica Teocratica d'Italia, sede del Ministero per la Santità, 2187.
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-Be', abbiamo finito?
-Quasi, Signor Ministro.
-Santa pazienza, 'ste beatificazioni, mi perdoni il gioco di parole, sono un inferno...
-Coraggio, ne manca una sola: ecco la cartellina.
-Mmm vediamo... Angelo Crescimbeni, nato nel 2010 e morto nel 2095 dopo una vita dedicata ai bambini poveri...
-...dell'Africa, Signor Ministro. Li andava a cercare uno ad uno, li nutriva, procurava loro i farmaci contro le malattie...
-Ah, e col denaro raccolto dalla sua associazione ha pure costruito cinque scuole...
-...che educano tuttora i bimbi al Culto Ufficiale e consentono loro di conseguire una qualifica professionale...
-Migliaia di piccoli africani sottratti alla miseria...
-...e alle grinfie dei perfidi addestratori di bambini-soldato.
-Interessante: "Salvò centinaia di donne dalla violenza tribale a rischio della propria stessa vita"...
-E ci sono cospicue testimonianze, vede? Preso in ostaggio dai guerriglieri ribelli...
-...li convince con le sue sole parole a deporre le armi...
-...condannato a morte dal tiranno si inginocchia aprendo il suo cuore...
-...e viene graziato, e con lui tutti gli innocenti deportati cui riesce a dare una casa...
-...e un lavoro onesto. E poi legga qua: sotto la sua guida, pace e prosperità pervadono tutta l'area come un vento d'amore: gli aguzzini si pentono, le loro vittime li perdonano, il paese viene pacificato e i membri delle opposte fazioni vivono l'uno accanto all'altro, come fratelli
-Un santo!
-Un santo, Signor Ministro.
-Direi che ci sono pochi dubbi. Un provvedimento da firmare, e subito.
-Be', una cosetta ci sarebbe...
-Cioè?
-Angelo Crescimbeni fu concepito in provetta.
-Ah...
-Eh...
-Ne siamo sicuri, vero?
-Sicurissimi. Guardi, nella cartellina c'è il certificato.
-Vedo. In tal caso dovremo soprassedere, lei mi capisce...
-Certo che la capisco. Ammettere che un essere umano concepito con un metodo più volte condannato dal Ministero della Moralità diventi un santo... Insomma, non è il massimo, no?
-No, non lo è. Lasciamo la pratica sospesa.
-Signor Ministro, con il dovuto rispetto, temo che non possiamo...
-Oh, bella! E perché mai?
-Perché, vede, c'è tutto un movimento di persone che richiedono a gran voce la sua beatificazione. Milioni di persone, in effetti.
-Suvvia, non è la prima volta che...
-No, che non è la prima volta: ma stavolta la vicenda è pubblica, ormai ne hanno scritto i giornali di tutto il mondo...
-Questo è un problema.
-Potrebbe diventarlo. A meno che...
-A meno che?
-Dia un'occhiata alla seconda cartellina.
-Ci sono solo tre fotografie...
-Le guardi.
-Mmm sì, questa dev'essere una bambina della sua scuola...
-...e lui l'abbraccia.
-Sì, ma è un abbraccio casto, insomma affettuoso, come quello di un padre...
-Dipende da come lo si guarda.
-Capisco.
-Abbiamo già due persone disposte a, diciamo, testimoniare.
-Testimoniare su un fatto accaduto un secolo fa?
-Racconti dei nonni. Voci. Segreti tramandati di generazione in generazione...
-Ombre...
-Ecco, ombre.
-Un pedofilo...
-Be', non esageriamo. Un sospetto pedofilo, diciamo. Una figura non limpida. Quanto basta per giustificare ulteriori indagini e un bel differimento della pratica...
-E noi, scusi, che figura ci facciamo? Questo Crescimbeni, se non ho capito male, diceva di ispirarsi ai nostri precetti.
-La figura di quelli che chiedono pulizia al loro interno, Signor Ministro.
-...
-Mi creda, è l'unico modo.
-Funzionerà?
-Forse.
-E se non funziona?
-Passeranno vent'anni prima che la cosa ritorni a galla, e tra vent'anni sia io che lei...
-...saremo in pensione.
-...
-Mi ha convinto...
-...d'altra parte, cosa abbiamo da perdere?

Italia, 2017

-Prego, avanti il prossimo.
-Buongiorno...
-Buongiorno a lei.
-Ecco il passaporto...
-Mmm ok, tutto a posto... Ah, però, aspetti...
-Sì?
-Manca il visto.
-Quale visto, scusi?
-Il visto. Sono quattordici anni che per entrare in Italia c'è bisogno del visto: dal primo gennaio 2017, per la precisione.
-Ah, questo lo so: ma io, vede, non vengo proprio dall'estero...
-Come sarebbe a dire, che non viene dall'estero? E allora perché attraversa la frontiera della Toscana con un passaporto in mano, scusi?
-Cioè, volevo dire, formalmente vengo dall'estero, ma in realtà sono residente in Padania, quindi praticamente sono italiano come lei, guardi bene il documento...

Continua sul sito dell'Espresso. Per chi ne avesse voglia, si commenta qua.

Il lavoro rende liberi

18 Commenti »

-E questo, infine, è il laboratorio per lo sviluppo delle lastre.
-Sono senza parole, congratulazioni.
-Allora, che ne dice?
-Be', c'è poco da dire: il nuovo ospedale è davvero uno splendore. Ottimo lavoro, davvero.
-Sono felice che le piaccia.
-Solo...
-Solo?
-Solo, non so, quei simboli dappertutto...
-A quali simboli allude, scusi?
-Be', a quelli che sono sulle porte, negli ascensori, sulle lenzuola, perfino sui camici del personale...
-Ah, intende quelle...
-...svastiche? Sì, mi riferisco proprio a quelle.
-Eh, no. Guardi, dev'esserci un equivoco.
-Un equivoco? Ma quelle sono con ogni evidenza delle...
-...croci equilatere con bracci piegati ad angoli retti.
-Appunto, delle svastiche!
-Abbia pazienza, ma lei lo sa che quelle "svastiche", come le chiama lei, sono utilizzate come simboli di buon augurio sin dal neolitico?
-Sì, ma insomma...
-E mi dica, quale posto più di un ospedale è adatto ad ospitare dei simboli di buon augurio?
-Non discuto questo, ci mancherebbe, ma insomma lei capirà...
-Cosa dovrei capire, mi scusi?
-Be', si tratta di un simbolo che evoca un periodo storico non propriamente edificante...
-Non colgo: a cosa si riferisce in particolare?
-Come sarebbe? Mi riferisco al nazismo, ovviamente.
-Se lo lasci dire, questo da lei non me l'aspettavo!
-In che senso, scusi?
-Be', evocare addirittura il nazismo, roba vecchia di settant'anni, al solo scopo di screditarci, via, è un colpo basso!
-Ma no, cosa va a pensare? E' solo che magari, sa com'è, qualcuno potrebbe restarci male...
-Qualcuno che vuole vedere ombre anche dove non ci sono, se lo lasci dire!
-Ma io non discuto...
-Ecco, non discuta! Roba da matti: il nazismo! Acqua passata che non interessa più a nessuno, tranne le solite malelingue sempre pronte a sputare veleno su chi di dà da fare per il bene comune!
-D'accordo, ma lei capirà che con le vostre posizioni politiche...
-Questa è bella! Che c'entra la politica, adesso?
-Be', siete un partito di destra, o sbaglio?
-Democraticamente eletto, glielo ricordo!
-Certo, ci mancherebbe. Però, sa, è anche una questione di opportunità, proprio per non dar modo ai vostri detrattori di dire...
-Ah ah ah! I detrattori! Noi ce ne freghiamo, dei nostri detrattori, caro lei!
-...
-E le dico di più: che parlino, questi disfattisti! Che dicano pure quello che vogliono! Noi tiriamo dritto, amico mio, e sa perché?
-Perché...
-Glielo dico subito: perché abbiamo il popolo dalla nostra parte, come lei dovrebbe sapere fin troppo bene! E perché siamo gente che lavora!
-...
-E il lavoro, caro signore, rende liberi!

The rules, ovvero quello che (alcune) donne non dicono

Continua a leggere... ->>> | 43 Commenti »

Lo ammetto: come donna sono poco rappresentativa. E me ne accorgo mentre uso il rimmel infilandomi il coso (non ne conosco nemmeno il nome e questo la dice lunga) nell'occhio.
E poi fin dopo l'adolescenza ho avuto solo amici maschi. Questo mi ha provocato:

  • una schizofrenia bipolare caratterizzata dalla passione per il rutto libero abbinata al tacco a spillo;
  • una certa bravura a risiko e ai giochi di strategia da tavolo;
  • un odio profondo per lo shopping sia spinto che light;
  • un menefreghismo accentuato verso il calzino bucato;
  • un uso maschile del linguaggio fatto di frasi dirette e di un amore smodato per il doppio senso.
Fin qui quasi bene. E nota il quasi.

Tenetelo fermo

13 Commenti »

-Vuole passare avanti, signora?
-Ah, magari, grazie. Lei è molto gentile.
-Si figuri, ha tre cose e io il carrello pieno...
-Grazie di nuovo.

-Prego, se vuole passi anche lei.
-Grazie. Mi scusi, eh?
-Ma di cosa, ha solo due birre...Nessun problema.

-E io?
-Cosa?
-Non mi dice che posso passare avanti, a me?
-Be', insomma, oddio se vuole passi, ma visto che ha il carrello pieno...
-Meno del suo, comunque...
-...
-Eppoi vado di corsa.
-Se è per questo anch'io non ho tutto 'sto tempo...
-Insomma, mi fa passare o no?
-No, direi di no.
-Bel maleducato.
-Se non avessi fatto passare due persone prima di lei, manco le sarebbe venuto in mente.
-Ma le ha fatte passare.
-E quindi?
-Quindi ora, per equità, dovrebbe far passare anche me. Poi faccia come vuole.
-Equità?
-Si capisce.
-Che le devo dire, se la mette così passi pure...
-Volevo ben dire.
-...ma sappia che dissento.
-Me ne farò una ragione.

-Dica, lei, mi faccia passare!
-Non credo di aver capito...
-Si tolga di mezzo, ho quattro carrelli pieni e se non comincio finisco domani! Si muova!
-Ma io...
-La smetta, tanto qua l'hanno capito tutti che ha tempo da perdere.
-Solo perché sono stato gentile?
-Insomma, basta. Vuole fare una questione di lana caprina, ora?
-Io no, ma...
-Oh ecco, bravo, allora si faccia da parte e si sbrighi, non vede che la cassiera sta aspettando?
-Ha ragione, si tolga di mezzo!
-Si vergogni, qua c'è gente che ha da fare!
-E' ora di finirla, vada a lavorare invece di far perdere tempo alle persone perbene!
-...
-Ecco, li sente? Vuole insistere in questo atteggiamento ostruzionistico?
-No, ma...
-E allora faccia il bravo, mi lasci passare!
-Ma non è giusto!
-Adesso basta. Lei non ragiona, se lo lasci dire.
-...
-E voi che fate, state a guardare? Coraggio, venite qua, datemi una mano a tenerlo fermo.

In qualche posto dell'Africa, 2045

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Sul sentiero non si vedeva più un accidente: Robertino vi si era inoltrato per allontanarsi il più possibile dai fuochi che bruciavano nel villaggio, ma cominciava a pensare di aver commesso un errore. Almeno laggiù avrebbe avuto qualche compagno a dargli una mano. O forse no: compagni in giro non ce n'erano quasi più, almeno non in grado di stare in piedi, dopo la mattanza che era iniziata all'alba. Mentre camminava gli venne in mente, senza una ragione apparente, la grande casa di suo nonno, la mattina della Befana, i dolcetti sotto al camino, i capelli arruffati di suo fratello Giorgio che divideva giudiziosamente il carbone dai cioccolatini. Erano passati quindici anni ed era cambiato tutto, chissà come. Di Giorgio non aveva notizie da un anno, da quando si erano divisi prima di quella frontiera promettendosi reciprocamente di farsi vivi presto, ma sapendo che quel presto sarebbe potuto diventare un'eternità.
Il buio si era fatto pesto. Robertino ricordò che doveva avere un accendino, da qualche parte: si ficcò nelle tasche le mani gonfie e segnate a forza di scavare nella roccia per cercare quelle minuscole pietre che da quelle parti chiamavano "wak", in una lingua che ancora non gli era entrata in testa. Non trovò che briciole di terra, magari gli era caduto nel casino delle ore precedenti. Solo, al buio, braccato da gente ostile che parlava una lingua sconosciuta: lui e la sua laurea in giurisprudenza, che gli era sfuggita per pochi esami prima che a casa venisse giù tutto, il lavoro dei suoi, la banca, la casa, tutto in fumo in poche settimane.
Gli balenò in mente Chiara, con cui era partito quella mattina di maggio, quando dicevano che laggiù cercavano personale qualificato e giuravano che sarebbero rimasti fuori solo qualche mese, finché le cose non si fossero sistemate, per mettere via qualche soldo e tornare per ricomprare la casa dei nonni. Chiara, che sperava di trovare lavoro nelle imprese emergenti di quel posto perché sapeva le lingue, stuprata dai poliziotti nella cella accanto alla sua, cinque giorni dopo il loro arrivo in quel paese assurdo. Chiara, di cui ancora sentiva le grida quando si svegliava di soprassalto nella sua branda e che non aveva più visto dopo quella notte, quando vennero a prendere con i camion gli uomini per portarli alla cava e poi nei dormitori, una cinquantina di chilometri a sud.
Non è il momento di pensarci, si disse. Magari lei è tornata a casa, è là che lo aspetta e tra poco si sistema tutto, nonostante questi due anni di stenti e questa notte di follia trascorsa a scappare come sorci e poi le fucilate, gli uomini coi bastoni, le grida, i fuochi. Incredibilmente gli venne voglia di una birra fredda. Scemo, si disse, dopo una giornata intera senza mangiare ti verrebbe una congestione e ci resteresti secco, ah ah, bravo adesso ti viene pure da ridere, magari hai la febbre e la ferita che ti ha fatto il tizio con il coltello si sta infettando e tra poco caschi per terra e ti troveranno stecchito domattina, quando il sole si sarà fatto strada fra questi alberi del cazzo.
Alberi del cazzo, paese del cazzo, vita del cazzo. Non finirà mai, altro che casa dei nonni e Chiara e Giorgio e la Befana, è andato tutto a puttane e nessuno può farci niente, a volte le cose vanno così. Forse i miei figli, se avessi dei figli, potrebbero tornare a casa, forse loro o i loro figli. Non io, questo è sicuro. Non dopo tutto quello che è successo in questi anni, non con le mani mangiate dal tufo, non in questo posto dove non riesco ancora manco a dire quattro parole in croce, non dopo una notte così.
Sentì un fruscio alla sua destra, nel buio. Poi le voci, in quella lingua incomprensibile. Poi qualcosa, qualcosa di freddo e appuntito, gli arrivò sulla nuca.
E poi il silenzio.

Vado di là a salutarlo

25 Commenti »


  • Ciao a tutti, sono a casa!
  • Ciao...
  • Smack, cara. Allora, che si mangia di buono stasera?
  • Non lo so, non ho ancora preparato niente.
  • Ah, poco male, vorrà dire che stasera cucino io! Avete sentito, ragazzi? Papà si mette ai fornelli, preparatevi a leccarvi i baffi!
  • Mario...
  • Oppure sai che faccio? Scendo e prendo le pizze, che ne dici? Ragazzi, vi vanno le pizze? Ma dove sono, mica ancora davanti al computer eh? Ora vado di là e gli dico di spegnerlo, la sera la famiglia deve riunirsi e...
  • Mario, ascoltami...
  • Oddio Irene, cosa fai, piangi? Se è per la pizza non fa niente, lo so che non ci vai matta, magari lasciamo perdere dai, faccio due spaghetti e...
  • Mario, ma quale pizza, piantala... E' nostro figlio...
  • Gesù, che gli è successo? Sta bene? Madonna, il motorino, gli è capitato qualcosa?
  • Ma no, figurati, sta benissimo...
  • E allora?
  • E allora oggi c'era il colloquio a scuola, non ricordi?
  • Ah, il colloquio, è vero!
  • Ecco, sono andata e mi hanno detto...
  • Lo sapevo, la matematica, eh? Vabbe', non mi sembra il caso di farne un dramma...
  • Mario...
  • ...il fatto è che non studia, non si impegna! Adesso vado di là e gliene dico quattro, lo sai che a me mi sente, lo metto in riga io lo metto! Qua o si cambia registro o se ne sta un mese senza Playstation 6 quant'è vero Iddio...
  • Mario, non è la matematica. E' pure migliorato, in matematica, pare che si sia messo a studiare di brutto, il professore era molto soddisfatto...
  • E allora? La condotta? Be', è un ragazzo vivace, lo sappiamo, però...
  • Macché condotta. Mario, tieniti forte, la situazione è grave...
  • ...
  • Sono due settimane che Francesco a scuola non prende l'ostia.
  • Cosa? Non prende l'ostia? Ma è impazzito?
  • Si rifiuta. La professoressa di religione dice che ci ha parlato, ha cercato di convincerlo, ma lui niente, insiste che non vuole...
  • Cristo, ma lo sa che lo bocciano, se non fa la comunione tutte le mattine?
  • Lo sa, lo sa. Dice che alla professoressa ha detto che se ne frega.
  • Ma gli ha dato di volta il cervello?
  • Guarda, lei ci ha parlato con le buone, gli ha spiegato tutto, gli ha detto anche della segnalazione familiare...
  • Segnalazione familiare?
  • Ah, non lo sai? Per forza, non leggi i giornali tu, sempre immerso nel lavoro...
  • Irene non farmi innervosire sai? Come se avessi il tempo di leggere i giornali, qua c'è da mandare avanti la baracca, cosa credi? Eppure lo sai quanti soldi ci vogliono...
  • Va bene, fa niente, non è questo il momento di discutere dai...
  • Appunto. Insomma, che è 'sta segnalazione?
  • Il nuovo decreto del Ministero della Dottrina: se un ragazzo a scuola non eccelle in religione la sua famiglia viene segnalata, possono esserci problemi per il lavoro, le graduatorie, la pensione...
  • Gesù...
  • E questo se non eccelle. Se non arriva alla sufficienza ci sono problemi più gravi, ti indagano per carenza educativa, ti convoca il Ministero, insomma ti mettono nel mirino...
  • Ommadonnamia...
  • Ecco. Se poi si rifiuta addirittura di prendere l'ostia si arriva al licenziamento diretto, alla denuncia per abbandono religioso di minore e al processo...
  • Il processo?
  • ...per direttissima.
  • Per direttissima?
  • Martedì prossimo, Mario. Ho qua la convocazione, è arrivata stamattina per raccomandata.
  • ...
  • E c'è anche la lettera della banca. Ci revocano il mutuo.
  • Non è possibile...
  • E poi il licenziamento. Il tuo capo non ti ha ancora convocato?
  • Per domani...
  • Cosa? Per domani? E tu non mi dicevi niente?
  • Irene, ma chi avrebbe mai immaginato, io pensavo che fosse per la domanda di promozione, capirai, pensavo di farti una sorpresa, mica sapevo niente di questa storia...
  • E' finita, Mario. E' tutto finito...
  • Eh no, perdio! Ci sarà pure una via d'uscita, no? Ora vado a parlare con quel delinquente, lo convinco io a chiedere scusa, pentirsi, dire che è stato un momento così, passeggero, vedrai che sistemiamo tutto...
  • E' troppo tardi. La segnalazione è già arrivata sul tavolo del provveditorato. Lo trasferiscono la prossima settimana in una scuola di recupero per indesiderati, nel frattempo resterà a casa...
  • ...
  • C'è poco da fare, purtroppo. A meno che...
  • A meno che?
  • Una soluzione ci sarebbe.
  • E allora, che aspettiamo?
  • Dobbiamo disconoscerlo.
  • Disconoscerlo?
  • Disconoscerlo. La nuova legge lo consente, in questi casi.
  • Ma come...
  • Ti aiutano loro, ho telefonato oggi. Ci pensano i CARR.
  • I CARR?
  • Centri di Aiuto alla Riabilitazione Religiosa. Lo vengono a prendere, lo portano in un istituto e lo aiutano a uscire fuori da questa situazione. Se ne occupa la Curia, in definitiva, e se la famiglia lo disconosce, insomma se glielo lascia senza condizioni, vengono annullate tutte le penalità. Cioè, resta una nota nel casellario giudiziario, ma dopo dieci anni in assenza di altri episodi analoghi la cancellano, come se non ci fosse mai stata...
  • ...
  • E' brutto, Mario, lo so. Ma è meglio per lui, per sua sorella che è ancora piccina, e anche per noi...
  • Guarda, Irene, io non so se...
  • Ascolta. Li ho già chiamati, dicendo che ti avrei parlato. Se siamo d'accordo lo vengono a prendere stasera stessa. Rilasciano a vista un certificato firmato di loro pugno che annulla il processo.
  • E il lavoro, e la banca?
  • Basta mostrarglielo, revocano tutte le iniziative intraprese.
  • Come se non fosse successo niente?
  • Come se non fosse successo niente.
  • ...
  • ...
  • Mi pare che non abbiamo scelta.
  • No.
  • Lui sa già tutto?
  • Ci ho parlato prima, è un ragazzo intelligente, mi sembrava sereno.
  • Devi chiamarli subito?
  • Prima delle nove, altrimenti slitta tutto a domani e diventa un problema.
  • Quanto ci mettono ad arrivare?
  • Mezz'ora, mi hanno detto.
  • ...
  • ...
  • Telefona. Io vado di là a salutarlo.

Pari e patta

9 Commenti »

La versione selettiva del virus fu messa a punto nel 2025. Era il primo passo, il più importante: fatto quello, si trattava solo di renderlo aerobico. Ci vollero altri tre anni. Poi il virus fu sparso accuratamente nell'atmosfera. Dovrei raccontarvelo con un certo orgoglio, visto che fui io il coordinatore del progetto. D'altronde vi assicuro che non fu uno scherzo mettere insieme un microrganismo che si propagasse con la stessa facilità di un raffreddore, ma fosse capace di ammazzare un uomo nel giro di tre settimane, se solo gli fosse venuta la malaugurata idea di avventurarsi qualche metro più in là di un certo parallelo. Soprattutto non fu una passeggiata modellarlo in modo che si attaccasse solo agli africani. Il virus del Continente Nero, lo chiamarono i giornali quando gli immigrati iniziarono a morire come mosche in ogni angolo d'Europa: soltanto, nessuno sapeva spiegarsi per quale motivo gli uomini bianchi ne fossero immuni, né tantomeno perché il virus risparmiasse misteriosamente chiunque decidesse di restarsene in Africa. Le Nazioni Unite, naturalmente, si mobilitarono, istituendo un'apposita commissione di scienziati per studiare la malattia. La commissione, manco a dirlo, era presieduta da me, e nemmeno questo fu un caso. Studiammo, elaborammo, ci riunimmo, e all'inizio del 2034 alzammo bandiera bianca: contro il virus non esistevano cure, né era possibile, al momento, ipotizzare la sintesi di un vaccino. Nel frattempo l'immigrazione dall'Africa nei paesi occidentali era già quasi del tutto cessata: qualche pazzo continuava a provarci, com'era prevedibile, ma nessuno (nemmeno uno, questo sia detto a riprova della perfetta riuscita dell'operazione) sopravvisse al tentativo. Così, magicamente, tutto finì. Niente più centri di accoglienza, niente più insistenti lavavetri ai semafori, patetici postulanti agli angoli delle strade, fastidiosi venditori di rose, improvvisati benzinai notturni. Il tutto senza dover prendere decisioni impopolari e avere a che fare coi soliti rompicoglioni dei diritti umani. Dovrei raccontarvelo con un certo orgoglio, dicevo, ché l'impresa non fu semplice, e la sua segretezza, allora, mi impedì di raccogliere la gloria che sentivo di meritare. Ma le cose, a volte, cambiano direzione che nemmeno te ne accorgi. Il cambio di direzione, nel caso di specie, si chiamò Chanya. Non sto qua a raccontarvi per quale curioso scherzo del destino la incontrai, né come mi morì tra le braccia, sul lettino di un laboratorio, dopo che avevo fatto tutto il possibile per evitarle la sorte che sapevo le sarebbe toccata. Sono fatti privati, capirete, e io sono un tipo schivo e riservato, come tutti gli scienziati. Sta di fatto, però, che non la presi per niente bene. Mi venne una specie di depressione, sapete com'è, e la notizia finì all'orecchio di qualcuno; quel qualcuno si fece venire il dubbio che potessi diventare inaffidabile (non aveva torto, quel qualcuno, visto e considerato che sono qua), e a me (a un luminare come me, capite?) toccò mettere insieme quei quattro soldi che mi fu possibile ritirare al volo, scappare come un ladro e allestire questo laboratorio sottoterra, come un topo di fogna, per finire quello che avevo cominciato. I mezzi sono quelli che sono, niente a che vedere coi budget miliardari di dieci anni fa: di mettere insieme un virus aerobico, stavolta, non se ne parla. La mutazione del gene, però, quella sì: d'altronde questo gioco l'ho inventato io. Tra qualche minuto rovescerò i cinque secchi di siero che sono riuscito a produrre nei condotti dell'acqua. Entro domani mi prenderanno, naturalmente, ma tutto sarà partito e non ci sarà verso di fermarlo. La malattia contagerà tutti, senza eccezioni: chiunque si azzarderà a mettere un piede fuori di casa, di qualsiasi colore abbia la pelle, ci resterà stecchito. L'unica cosa che mi rincresce è che non avrò il piacere di assistere allo spettacolo. Ma a quel punto, questo è sicuro, saremo pari e patta.

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