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Dalla lotta per l'aborto alla lotta all'aborto

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Devo dare atto a molti membri di questo onorevole governo, che ogni volta che mi balza in mente la frase "peggio non potrebbe essere" ecco lì una dichiarazione, una frase, un gesto che mi riporta alla realtà. Se facciamo ancora un passo indietro arriviamo al Mesozoico, nel frattempo, al tramonto della seconda repubblica ci scaldiamo al tiepido sole di un giorno qualsiasi del tardo Medioevo. Oggi devo ringraziare (di nuovo) la signora Eugenia Roccella. Permettetemi di ricordare alcune esternazioni del Sottosegretario al Ministero della Salute (e non dell'oste sotto casa): parlando a proposito del testamento biologico e dell'idratazione, disse «Non è un obbligo. Non c’è la possibilità di rifiutare», gettando secchiate di fango sulla logica. Con una scelta di parole entusiasmanti ha paragonato l'eutanasia al non allacciare la cintura di sicurezza; ha coniato frasi come "continuum chimico", e con un senso cristiano e amorevolmente delicato dell'opportunità ha organizzato la giornata degli stati vegetativi nel giorno dell'anniversario della morte di Eluana Englaro. Ha inoltre tenuto a farci conoscere la sua posizione rispetto alla famiglia ed ai modelli che funzionano. Insomma lei, la Roccella - che dice -

"ho partecipato a tutte le battaglie femministe di quegli anni(riferendosi agli anni '70), dall’aborto alla modifica del diritto di famiglia (...)"
può gentilmente spiegarmi che tipo di percorso retroattivo ha scelto per passare dalla lotta per l'aborto al dichiarare che l'aborto non può essere nemmeno considerato un diritto, fino alle ultime esternazioni di lotta all'aborto?

L'eutanasia e la guida senza casco

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Tanto per elevare il livello del dibattito Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, ha l'alzata d'ingegno di paragonare i malati terminali che rivendicano il diritto di scegliere una morte dignitosa a quelli che non mettono il casco o non indossano la cintura di sicurezza.
Voi che ne dite, devo per forza chiudere con una battuta, tipo che a Piero Welby è andata fin troppo bene perché potevano pure levargli i punti dalla patente, oppure mi consentite di mettere da parte il cinismo difensivo e farmi venire una gran tristezza in santa pace?

Un modello che funziona

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La Conferenza (nazionale della famiglia) è si è conclusa così come iniziata: riaffermando il concetto di famiglia composta da un uomo e una donna che hanno progetti di procreazione. Il sottosegretario Eugenia Roccella ha ribadito che questa non è «un'ideologia» ma il rispetto per un modello tradizionale che funziona.


Vorrei, se mi è permesso, dire un paio di cose al sottosegretario al Ministero della Salute Roccella; al sindaco di Roma, il nostalgico Alemanno; al Ministro della Giustizia Alfano; al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla famiglia Carlo Giovanardi e a tutti i "titolati" che si sentono in dovere di pontificare su cosa la famiglia sia, o peggio su cosa la famiglia non sia. Essendo io il Ministro autoproclamato delle politiche familiari di casa mia, con delega al riassetto mattutino, e alla finanza da supermercato; ritengo di avere tutto il diritto non solo di esporre i miei dubbi, ma di puntare l'attenzione su poche questioni che a mio avviso stonano con l'affermazione "Modello che funziona". Le eccezioni qui formulate, partono dal presupposto giuridico che mi sono un po' rotta i coglioni di essere taggata nelle altrui definizioni, senza che nessuno si prenda la briga di sapere cosa ne pensi io e chiunque altro sia chiamato in causa (fatemi sapere se a qualcuno di voi è stato chiesto un parere in merito) e dalla normativa che permette a chiunque di aprire bocca e dare fiato.

Comincerei però con il notare che non viene espresso il concetto di sacralità e fondamento della famiglia del matrimonio. Mi concedo il beneficio del dubbio sulla questione: si da semplicemente per scontato o forse qualcuno si è accorto che il matrimonio in termini statistici sta crollando?
Visto che però le medaglie hanno due facce, noto (oh gioia, oh gaudio), l'introduzione di un concetto "rivoluzionario": la volontà di procreazione di un uomo e una donna. Da cui, manco a dirlo, sono esclusi i gay (Marco, mettete l'anima in pace e non fracassarci i maroni, tuo figlio vincerà l'etichetta "famiglia" solo quando ti deciderai a far vivere a casa tua la sorella di tuo marito). "Famiglia composta da un uomo e una donna che hanno progetti di procreazione". Qualche anno fa dividevo la casa con degli amici. Io e N, che vivevamo sotto lo stesso tetto (regolari e autodenunciati aò, mica no), avevamo entrambi il progetto di procreare. Non assieme però. Sono certa che se il mio avvocato al posto di Francesco si fosse chiamato Niccolò, avremmo ottenuto lo status di "famiglia". I miei amici M&F, felicemente sposati che alla domanda "ma voi figli niente?" ti rispondono con un "manco pel cul", invece, no (ma solo perchè nemmeno il loro avvocato si chiama Niccolò). Nina, che per la gioia del fidanzato si muove tra stick di varia natura, conta dei giorni, osservazione del muco, e termometri digitali, non si sa. S, ha un figlio nato da poco senza nessuna volontà di avere un uomo accanto, non ha la tag "famiglia" manco lei. F, che ha un figlio che vive con la madre da cui è separato e che convive con la donna che ama con cui non ha nessuna intenzione di procreare, non rientra nella definizione di famiglia. L&R si sono sposati l'anno scorso, 70 anni lui e 60 e passa lei, ma non ho indagato sulla loro volontà di figliare, quindi non so se siano o meno degni di beneficiare dell'etichetta "famiglia". Ora o ammettiamo che questo modello è un po' sopravvalutato, o ci diciamo chiaramente che esistono più eccezioni che regole, oppure dobbiamo semplicemente rivedere il significato di "modello".. e qui possiamo passare anni a discutere visti i tempi delle le grosse teste che ci dovrebbero rappresentare, proporrei quindi di lasciare alle persone il sacrosanto diritto di sentirsi o meno una famiglia, e di vedere rispettata la loro scelta che, per inciso comporta oneri ed onori, doveri e diritti.
Per finire, a tutti quelli che pensano che Rossa Innaturale e i milioni di italiani che non rientrano nella definizione data, ma vivono in una situazione di amore, rispetto, gestione delle esigenze proprie e del partner (ed eventualmente della prole naturale o legittima o legale), e sentitevi liberi di aggiungere le parole che preferite; non rientrino nella definizione di famiglia, mi sento di esprimere il mio pensiero con una sonora risata (che non si traduce in un volgarissimo baciateci il cool, solo per rispetto a metil).

ps. alle stralunate, stroboscopiche, strabilianti, strabocchevoli, stracotte, str.. strane dichiarazioni del nostro sindaco vintage, scelgo di non rispondere... aspetto la rettifica, o cambio residenza.

Far West

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Eugenia Roccella sul dubbio di costituzionalità in merito alla Legge 40:

È ormai evidente che nei confronti della legge 40 c'è un attacco di alcuni tribunali. (...) Si dica che si vuole tornare al Far West. (...) Si vuole così colpire la volontà popolare perché, tra l'altro, l'eterologa era uno dei punti sottoposti al voto referendario.
A parte il vittimismo rispetto all'operato dei giudici, che ormai fa parte del repertorio "classico" degli esponenti della maggioranza di governo, riecco spuntare (manco a farlo apposta) la sbandieratissima e abusatissima "volontà popolare", che ormai rappresenta a tutti gli effetti il deus ex machina del berlusconismo nel suo complesso.
Ebbene, l'occasione mi è gradita per segnalare al sottosegretario Roccella che la "volontà popolare", nel caso di specie, viene invocata impropriamente, giacché il referendum non raggiunse manco il quorum; ma quand'anche l'avesse raggiunto il volere del popolo non potrebbe comunque funzionare come un passepartout per violare come se niente fosse i principi stabiliti dalla nostra Costituzione: tanto per fare un paio di esempi, non è possibile abrogare per referendum, che so io, la pari dignità dei cittadini, la libertà di religione, il ripudio della guerra.
I casi concreti, ne convengo, sono un tantino più controversi degli esempi banali che ho appena fatto; e proprio per questo nel nostro ordinamento c'è un organo apposito per valutare la conformità o la non conformità delle leggi alla carta costituzionale.
Ragion per cui, riterrei opportuno attendere che quell'organismo si pronunci ed evitare di mettere le mani avanti invocando misteriosi attacchi politici da parte della magistratura: altrimenti, come dicevamo da ragazzini quando giocavamo a pallone e avevamo voglia di fare un po' di casino, vale tutto.
In uno stato di diritto, invece, non può valere tutto. Mai.
Perché in quel caso torneremmo davvero al Far West.

Ricatto e sequestro di stato

Come fare ad impedire che le donne esercitino il loro diritto alle dimissioni dopo aver assunto la pillola RU486?
Semplice: basta ricattare le regioni.
Per commentare, sempre che non restiate sopraffatti dal terrore per quello che stanno facendo a questo paese, cliccate qua.

Ru486: qualcuno si ricorda che esiste una legge?

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Legge 194/78, articolo 12:

La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della presente legge è fatta personalmente dalla donna. Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l'interruzione della gravidanza è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all'articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza. Qualora il medico accerti l'urgenza dell'intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l'esistenza delle condizioni che giustificano l'interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero. Ai fini dell'interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all'articolo 7, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potestà o la tutela.
La pillola Ru486 non è altro che un metodo alternativo a quello chirurgico per interrompere una gravidanza, e l'interruzione della gravidanza, a sua volta, è disciplinata dalla Legge 194: se qualcuno di voi riuscisse a spiegarmi per quale motivo la legge che disciplina l'aborto debba essere applicata o disapplicata in ragione del fatto che si scelga un metodo piuttosto che un altro, e contestualmente mi confermasse che un'operazione del genere è legale, gliene sarei davvero grato.

Abbia il coraggio

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La notizia:

Decine di coppie italiane da qualche giorno vivono nel panico. Il centro di fecondazione assistita a Cipro al quale si erano rivolte per avere un figlio è stato chiuso improvvisamente dal ministero della Sanità locale il 14 maggio. E gli embrioni congelati che questi nostri connazionali avevano tanto faticosamente ottenuto sono ora sotto sequestro a Nicosia.
Eugenia Roccella, sottosegretaria alla salute:
Quando vanno all’estero devono sapere che possono andare incontro a incidenti del genere.
Silvio Viale, dirigente radicale:
Abbia il coraggio, Eugenia Roccella, di affermare che le coppie che si sono rivolte a Cipro hanno fatto qualcosa di illegale, ma non le prenda in giro. Si tratta di cinismo oltre misura. Ribadisca pure, senza ipocrisie, che queste donne non hanno alcun diritto di avere gravidanza proprie e che non possono rivolgersi all'estero per ottenere nell’Unione Europea quei trattamenti che la legge 40 vieta in Italia. Dimostri di sapere applicare con estremo cinismo ed ipocrisia una legge barbara che costringe centinaia di donne ad andare all'estero per potere aspirare ad una gravidanza. Se fosse convinta della bontà della propria legge, avrebbe annunciato la richiesta della lista delle ree al governo di Cipro, invece di schernire le coppie da lei costrette ad andare a Cipro, alle quali dovrebbe chiedere scusa.
Silvio è stato impeccabile: non ho da aggiungere neanche una parola.

Il "continuum" della Roccella

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Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, sulla pillola RU486:

Il rischio è che si passi dalla pillola del giorno dopo a quella dei 5 giorni dopo alla Ru486, in un continuum chimico che offusca il significato stesso della maternità e fa perdere la piena consapevolezza del gesto abortivo.

Effettivamente il rischio che si passi dalla pillola del giorno dopo (o a quella dei 5 giorni dopo, che è sostanzialmente la stessa cosa) alla pillola abortiva esiste: ma solo se e nella misura in cui la Roccella e i suoi sodali dovessero ostinarsi a rendere l'accesso alla prima (ed in generale alla contraccezione) tanto difficile da non lasciare alle donne altra scelta che una gravidanza indesiderata, costringendole infine ad abortire.
Più che di un "continuum chimico", quindi, direi che si tratta di un "continuum liberticida", o "integralista", o "maschilista", o probabilmente tutte e tre le cose assieme: una vera e propria escalation di divieti e di anatemi con lo scopo preciso di azzerare la libertà di scelta e la consapevolezza delle donne.
E poi sarebbero gli altri, quelli che offuscano il significato della maternità.

Guardate com'eri, guardate come sei: me pari tu' zio /1

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Certo, l'isolamento radicale sull'aborto è completo: ma che cosa hanno da spartire, le donne, con gli equilibri di una "governabilità" che non è governo delle speranze e dei sentimenti, cosa hanno da spartire con slogan come "la legge è brutta ma va difesa"? Cosa c'entra tutto questo con la lotta per il diritto all'aborto, quale crescita di consapevolezza ci può essere nel difendere una legge che educa alla menzogna, al ricorso a sotterfugi ed espedienti? (...) Riapriamo il dibattito: se vogliamo cambiare la legge, questo è il momento. Se vogliamo rivitalizzare il movimento delle donne, questo è il momento. Ora, perché ci sono queste 500.000 firme che costringono il regime, i partiti, il parlamento, a fare di nuovo i conti con l'aborto. Non lasciamo che lo facciano sul loro terreno, il terreno delle relazioni dei ministri, delle "verifiche sull'applicazione della 194", di vaghe promesse di qualche risibile modifica... così ridotto, l'aborto diventa perfettamente tollerabile: quello che non è tollerabile, perché non è compatibile con la sopravvivenza degli equilibri di regime, è la richiesta dell'aborto come diritto della donna.
(Eugenia Roccella, 1° gennaio 1981)
L'aborto non può essere considerato un diritto.
(Eugenia Roccella, 2 dicembre 2008)

Obblighi

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Il ddl sul testamento biologico obbliga all’idratazione e alla nutrizione artificiale. «Non è un obbligo. Non c’è la possibilità di rifiutare». Certo, è facile ridere di Eugenia Roccella. E' facile prendere questa frase e improvvisare la classica scenetta regalziana in cui la Roccella vestita da infermiera ti offre qualcosa e tu rifiuti ma poi lei ti costringe legandoti alla sedia - e seriamente, Regalzi, non voglio neanche sapere come vanno a finire questi sogni che fate voi laicisti senza Dio. E' fin troppo facile ricorrere a trucchetti da sofisti, prendere le parole pronunciate dalla Roccella, estrapolarle dal loro contesto e inserirle ad arte in un altro contesto del tutto analogo per poi poter dire, "avete visto, da quell'affermazione discendono delle conclusioni ridicole, quindi era una stronzata". Usare la logica per smentire la Roccella. E' facile. Qualunque cretino può farlo. Ma vogliamo invece provare ad andare un po' più in là? Vogliamo fare il primo passo, vogliamo dialogare, per una volta, con queste persone? Non vi rendete conto che il loro procedere per buffi dogmi privi di fondamento, il loro disprezzo della realtà e dell'hard rock anni '70, perfino i loro BRUCERETE TUTTI ALL'INFERNO non sono altro che inequivocabili segnali di un bisogno di affetto e di attenzione da parte nostra? E allora ci provo io, a spiegarvi cosa voleva dire Eugenia, a fare da interprete. Eugenia dice che obbligo e impossibilità di rifiuto sono due cose diverse. Ed è vero, come chiunque abbia mai evitato con cura di incontrare quel compagno di liceo che organizza le rimpatriate per paura di essere invitato ben sa. Finché non riesce a invitarvi non avete nessun obbligo verso di lui, nemmeno quello di restituirgli i cento euro che vi ha prestato in gita ad Amsterdam o la fidanzata*. Funziona così in molti altri casi. Se io apro un negozio non sono obbligato a pagare il pizzo: quando qualcuno verrà a chiedermelo, allora non potrò rifiutare. La differenza è enorme e apre nuovi entusiasmanti scenari di possibile dialogo tra laicisti e marionette: ad esempio, nel caso della fecondazione assistita, si potrebbe stabilire che la donna non è obbligata ad impiantare tutti e tre gli embrioni, ma se il dottore glielo chiede per favore allora non può dire di no, quantomeno per una questione di educazione**. Se vi sforzaste almeno un po' di confrontarvi con chi la pensa diversamente da voi potreste apprezzare la buona volontà e l'impegno di persone come Eugenia. A Eugenia hanno anche chiesto, "A lei non sembra che la legge 40 o la discussione sul testamento biologico siano state modellate sui diktat del Vaticano?", e lei ha risposto: "Se avessimo fatto una legge sulla procreazione assistita orientata in base alla fede, semplicemente avremmo dovuto vietarla perché questa è la posizione della Chiesa cattolica", e invece no, loro ci hanno concesso di procreare assistiti, limitandosi a rendercelo parecchio difficile. Grazie Eugenia. Avreste potuto fare una legge che diceva semplicemente "la fecondazione assistita andate a farla in Spagna". Grazie di non averci obbligato. -------- * E' uno dei tanti buoni motivi che una persona può avere per non iscriversi a Facebook. ** "Guardi che mi offendo". "No grazie, dottore, davvero, come se avessi accettato". "Va bene, ma non sa cosa si perde (mette a posto la crostata). Per quanto riguarda gli embrioni invece glieli impiantiamo tutti e tre in ogni caso".

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