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Cavarsela con le mimose

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Le donne italiane vengono messe in croce dai fondamentalisti quando decidono di non portare avanti una gravidanza, sono costrette ad andarsene all'estero se vogliono accedere alla fecondazione assistita, e come se non bastasse debbono sottostare persino alle imposizioni di coscienza dei farmacisti che possono permettersi di rifiutare loro, anche nel caso in cui sia stato prescritto da un medico, un farmaco contraccettivo come la pillola del giorno dopo.
Il che equivale a dire che nel nostro paese i diritti delle donne vengono calpestati impunemente a partire dalla loro espressione più elementare: quella che riguarda il loro corpo, la loro salute, la loro sessualità.
Poi, come da copione, l'8 marzo i politici che si dicono progressisti sono tutti lì a sciorinare proclami, ad enunciare principi, ad assicurare il loro impegno astratto e la loro teorica solidarietà: il che, naturalmente, è cosa buona e giusta.
Però, vi dico la verità, mi piacerebbe tanto che quei politici si impegnassero tutti i giorni in una lotta senza tregua, senza riserve e senza quartiere per rimuovere le indecenti discriminazioni sul corpo delle donne, invece di ricordarsene una volta l'anno e poi dimenticarsene fino all'anno successivo.
Datevi una mossa, per cortesia: oppure pensate davvero di cavarvela con le mimose?

Ok, panico

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Letteralmente, le parole pronunciate dal papa significano questo: se spieghi a un ragazzo come avviene il concepimento, cosa si intende per malattie sessualmente trasmissibili e quali strumenti sono stati messi a disposizione dalla scienza per prevenire il primo e scongiurare le seconde, quel ragazzo non sarà più libero di scegliere se credere in Dio, o in Allah, o in Buddha o in chissà cos'altro.
Logico, no?

Renata, così è troppo facile

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Sarà che sono un testone, ma insisto a pensare che dichiarare di voler combattere l'aborto senza pronunciare una sola volta la parola "contraccezione" significhi semplicemente fare propaganda.
Se la Governatrice Polverini ha davvero a cuore la sorte delle donne costrette ad interrompere una gravidanza, perché non si occupa anche dei motivi per cui quelle gravidanze sono intervenute? Perché, oltre a ribadire l'obbligo di ricovero per chi utilizza la Ru486, non incentiva l'informazione sessuale nelle scuole? Perché non rende più facilmente accessibili i farmaci contraccettivi, compresa la pillola del giorno dopo che ancora oggi viene quotidianamente negata da un vero e proprio esercito di integralisti? Perché non destina risorse economiche al potenziamento dei consultori?
Niente. Basta occuparsi dell'aborto, cercando di renderlo il più difficile possibile, e il gioco è fatto: sulla contraccezione, neppure una parola.
Se lo lasci dire, Governatrice: è troppo facile fare gli antiabortisti in questo modo.

Chiedetegli i danni

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Avete fatto bella mostra del vostro integralismo imponendo la vostra coscienza su quella degli altri?
Avete negato la pillola del giorno dopo a una donna sulla base delle vostre personali convinzioni religiose, anche se a prenderla avrebbe dovuto essere lei?
Avete provocato una gravidanza che quella donna non desiderava negandole l'accesso al farmaco contraccettivo a cui aveva diritto?
Sapete che nuova c'è? Si dà il caso che quella donna abbia avuto il coraggio di esporsi e adesso vi chieda i danni.
Staremo a vedere come va a finire. Nel frattempo, però, una cosa è certa: le persone disposte ad abbassare la testa davanti alle imposizioni etiche degli altri sono sempre di meno, mentre aumentano quelle che non hanno paura di rivendicare il proprio diritto all'autodeterminazione e alla libertà di scelta.
Sapete com'è: un conto è avere a che fare con dei sudditi, un altro doversi confrontare con dei cittadini.
Auguroni.

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Grazie a David per la segnalazione.

Per colpa di chi?

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Può succedere che le notizie si combinino sulle home page dei quotidiani in modo molto istruttivo: il Gazzettino, per esempio, ci informa del fatto che i giovani italiani sono i peggio informati d'Europa in materia di sesso, e poco più in giù rivela che 40.000 nostri connazionali sono sieropositivi senza saperlo.
Saranno contenti tutti i crociati che gridano allo scandalo ogni volta che si propone di incentivare l'informazione sessuale nelle scuole, menando il can per l'aia con la solita fandonia dell'astensione come efficace mezzo di protezione dal contagio (e dalle gravidanze indesiderate) e mettendosi la coscienza in pace a forza di ipocrisia, anatemi e catechismo.
Grazie di cuore, per tutto quello che fate.

Il "continuum" della Roccella

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Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, sulla pillola RU486:

Il rischio è che si passi dalla pillola del giorno dopo a quella dei 5 giorni dopo alla Ru486, in un continuum chimico che offusca il significato stesso della maternità e fa perdere la piena consapevolezza del gesto abortivo.

Effettivamente il rischio che si passi dalla pillola del giorno dopo (o a quella dei 5 giorni dopo, che è sostanzialmente la stessa cosa) alla pillola abortiva esiste: ma solo se e nella misura in cui la Roccella e i suoi sodali dovessero ostinarsi a rendere l'accesso alla prima (ed in generale alla contraccezione) tanto difficile da non lasciare alle donne altra scelta che una gravidanza indesiderata, costringendole infine ad abortire.
Più che di un "continuum chimico", quindi, direi che si tratta di un "continuum liberticida", o "integralista", o "maschilista", o probabilmente tutte e tre le cose assieme: una vera e propria escalation di divieti e di anatemi con lo scopo preciso di azzerare la libertà di scelta e la consapevolezza delle donne.
E poi sarebbero gli altri, quelli che offuscano il significato della maternità.

Giorgia, due paroline sul preservativo no?

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gioventù

Gli screenshot che vedete qua sopra vengono dritti dritti dal sito del Ministro della Gioventù: se fate un paio di prove anche voi potrete riscontrare l'assenza assoluta di qualsiasi riferimento alla contraccezione, al sesso protetto, all'informazione sessuale e via discorrendo.

La cosa, ne converrete, è già di per sé singolare: com'è possibile occuparsi dei giovani senza mostrare il minimo interesse ai temi legati alla sessualità, alla maternità responsabile e alla prevenzione di gravissime malattie come l'AIDS? Evidentemente non si può, a meno di dover concludere che i ragazzi italiani non nutrano alcun interesse per l'argomento (cosa che mi pare improbabile), ovvero che dispongano già di tutte le informazioni necessarie ad affrontarlo in modo consapevole e responsabile (cosa che mi sembra ancora più inverosimile).

Ma c'è di più: il ministro in questione, che com'è noto risponde al nome di Giorgia Meloni, non perde occasione per dispensare le sue opinioni "in difesa della vita", o più esplicitamente contro la pratica dell'interruzione di gravidanza.

Ebbene, voi ritenete che sia credibile, una che dice di voler combattere l'aborto e poi, dall'alto del dicastero che -a giudicare dal nome- dovrebbe affrontare i problemi dei giovani, non si degna di spendere una mezza parola sulla contraccezione?

Io, personalmente, credo di no.

Morire in pace

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-Figliola, son Padre Gervaso, son qui per darti l'estrema unzione.

-Oh mamma, padre, ma vuol dire che sto morendo?

-Figliola, su, cerca di essere forte... cerca di capire... i medici han fatto tutto quello che han potuto e ti terranno in vita ad oltranza, attaccandoti ad ogni tipo di macchinario dopo che sai entrata in stato di incoscienza, come prescrivono le nuove leggi approvate con l'appoggio di Santa Madre Chiesa... però anche te... mi han detto che sei ridotta in queste circostanze perché hai fatto un aborto clandestino... è la giusta punizione che il Signore ti ha dato per una simile scelta, in fondo...

-Padre, abbia pazienza, sono dovuta andare da quel macellaio perché la nuova legge ha abolito l'aborto legale!

-Figliola, è una santa legge approvata dopo anni di pressione da parte di Santa Madre Chiesa, lo sai! E poi perché mai hai scelto di non far nascere una vita che Dio ti aveva donato? Anche se fosse stato malformato era sempre un dono di Dio!

-Padre, a parte che non si può più sapere se il feto è o meno malformato, visto che la nuova legge impedisce la diagnosi prenatale...

-Anche quella una santa precauzione, per evitare che qualche genitore sconsiderato, sapendolo, decida di sbarazzarsi del nascituro...

-Eh sì, vabbe'... comunque, in ogni caso, Padre, sono giovanissima, non ho un lavoro, non avrei avuto nemmeno le condizioni per mantenerlo, un bambino.

-Figliola mia, sono cose che si devono pensare prima, queste...

-Eh, io ci avrei pensato, infatti, ma le nuove leggi approvate con la pressione Santa Madre Chiesa impediscono la vendita dei contraccettivi!

-E infatti la soluzione è la castità fino al matrimonio. Tu, a quanto vedo, non sei nemmeno sposata!

-Padre, per forza. Il papà del bimbo, grazie alle nuove leggi approvate con l'appoggio di Santa Madre Chiesa, non può legalmente divorziare dalla moglie e sposare me.

-Una legge doverosa per preservare l'unità della famiglia, figliola!

-Ma quale famiglia del cazzo, mi scusi, Padre? Sono separati da anni e non hanno più nulla in comune, manco si telefonano! Per altro, non essendo mio marito, ora che sto morendo neppure posso sperare che chiedano a Lui, che mi conosce e mi ama, un parere su quando staccare le macchine e la nutrizione artificiale quando sarà incosciente: a prendere le decisioni sarà un medico cattolico e quella beghina della prozia Ilda, che è la mia parente più prossima, anche se non mi vede da vent'anni, non siamo mai andate d'accordo e sente solo quello che le dice di fare il confessore...

-Figliola, insomma, ma tu non dimostri nemmeno un po' di pentimento! Staccare le macchine è peccato mortale, e tu ne hai già commessi una sfilza! Perché mi hai mandato a chiamare? Pensi che ti assolva dai tuoi peccati solo perché prima di morire hai chiesto la presenza di un prete al capezzale?

-Padre, guardi che io non ho chiesto un bel niente! Figuriamoci se volevo un prete negli ultimi momenti, attorno, dopo che mi hanno sempre rovinato la vita! Chi l'ha chiamata è la suora infermiera, in ottemperanza alla nuova legge, approvata grazie alle pressioni della Chiesa cattolica, che impone a tutti i moribondi mezz'ora di colloquio con un prete pagato dallo Stato, di qualsiasi religione essi siano.

-Ah, già. Quindi non vuoi pentirti? Nemmeno se ti parlo delle fiamme dell'inferno e del diavolo?

-No, grazie, Padre, non sarà certo peggio di qui. Mi lasci almeno morire in pace.

-Vabbe', come vuoi, anima perduta che non sei altro... allora io vado. Ho un sacco da fare, con questa nuova legge... il prossimo che devo cercare di convertire in punto di morte è un tal Mohammed Al Qualcosa... anche lì mi sa che sarà dura, sì.

Non guardarmi, non ti sento

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Questo minuetto, prima o poi, dovrà pur finire.

Giacché è evidente, a meno di non voler far finta di niente, che nessuno (neanche un laicista come me, ve lo assicuro) desidera un incremento degli aborti: la questione, piuttosto, sta nel modo in cui quegli aborti debbono essere evitati.
Secondo la Santa Sede, com'è noto, la ricetta consisterebbe nel promuovere una cultura della sessualità fondata sull'astinenza, sull'erogazione di informazioni scarse e incomplete, sull'utilizzo dei concetti di castità, peccato e verginità quali strumenti per spaventare i giovani e convincerli a fare sesso il meno possibile; secondo gli altri (tra i quali, a occhio e croce, mi pare di poter annoverare Barack Obama), per diminuire il numero degli aborti occorrerebbe invece incrementare l'informazione sessuale, incoraggiare l'uso dei contraccettivi e mettere da parte, una buona volta, la pia illusione che i ragazzi decidano di tenere a bada gli ormoni e di ignorare la normale attrazione sessuale nei confronti dei propri coetanei.
Il fatto curioso è che entrambi i fronti designano la propria strategia con la medesima locuzione di "sessualità responsabile", anche se è piuttosto evidente che ci può essere ben poca responsabilità laddove mancano l'informazione, la comprensione e il dialogo, e prosperano, al contrario, le affermazioni antiscientifiche, la repressione e il giudizio.
Orbene, siccome mi rifiuto di pensare che Barack Obama abbia promesso al Papa di diminuire il numero degli aborti utilizzando gli strumenti proposti dal Vaticano, debbo concludere che il felice esito dell'incontro, prospettato da Avvenire con tono entusiastico, sia stato tale soltanto sulla carta, e che in realtà tutto si sia risolto nella bilaterale benedizione di un macroscopico equivoco del quale entrambe le parti in causa erano pienamente consapevoli.
Meno aborti negli USA, una stretta di mano, e tutti vissero felici e contenti senza essersi detti un cazzo di niente.
Curiosa disciplina la diplomazia, nevvero?

Integralismo abortista

32 Commenti »

L'ultima novità è che la ASL di Milano ha vietato ai propri operatori di svolgere attività di informazione sessuale nelle scuole nei confronti di ragazze e ragazzi di età inferiore ai sedici anni.

L'occasione mi è gradita per ribadire che farsi in quattro allo scopo di evitare che i giovani siano informati sulla contraccezione, fingendo al contempo che sia lontanamente ipotizzabile (oltre che auspicabile, ma questo è un altro discorso) fare in modo che si astengano dai rapporti sessuali, non vuol dire essere dalla parte della vita, ma al contrario significa essere favorevoli all'aborto. O meglio, per amor di precisione, significa essere favorevoli all'idea di porre le ragazze nelle condizioni di dover abortire, onde poterle mettere successivamente in croce a forza di rimproveri, anatemi e sensi di colpa.
Insomma, cari amici che censurate l'informazione sessuale nelle scuole con la scusa del vostro singolare concetto di sana sessualità, non posso fare a meno di dirvelo: levatevi dalla testa la fantasia di essere antiabortisti.
E soprattutto smettete di farlo credere a noi.

Confusione in pillole: il Senatore Lucio D'Ubaldo mi risponde

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Circa tre mesi fa, qualcuno lo ricorderà, scrissi un post intitolato "Confusione in pillole", nel quale segnalavo che l'Onorevole Lucio D'Ubaldo, Senatore del PD e Presidente dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio, in risposta alla denuncia di un gruppo di ragazze che lamentavano la difficoltà di ottenere la prescrizione della pillola del giorno dopo negli ospedali romani, aveva pensato bene di diramare un comunicato nel quale giustificava l'operato dei medici facendo erroneamente riferimento alla pillola RU486. Ebbene, il senatore D'Ubaldo, stanotte, ha lasciato un commento di risposta a quel post. Mentre ringrazio l'Onorevole di tanta attenzione, mi corre l'obbligo di mettervi a parte delle sue considerazioni, prendendomi la libertà di commentarle.

Ecco, il tizio... sarei io. Ringrazio comunque per aver voluto indicare, immediatamente dopo, le mie generalità. Mi chiamo Lucio D'Ubaldo, sono stato eletto lo scorso anno al Senato e ricopro da qualche tempo la carica di Presidente dell'Agenzia di sanità pubblica (Asp) del Lazio.
Sin qui c'eravamo. E' bene precisare, a scanso di equivoci sulla mia buona educazione, che la parola "tizio" fa parte di quello che potrebbe definirsi "gergo da blogger": avessi scritto sulla vicenda un comunicato stampa per il mio partito (cosa che allora non feci per mancanza di tempo, ma che forse sarebbe stata necessaria), avrei certamente utilizzato una parola diversa; quanto alle generalità, converrete con me che sarebbe stato autolesionista, da parte mia, lasciarmi sfuggire la ghiotta occasione di dare un nome e un cognome all'autore di una svista così macroscopica.
Confusione in pillole? Il mio comunicato può essere anche sbrigativo, poiché semplificando mette insieme la cosiddetta "pillola del giorno dopo" e la pillola Ru-486.
Come dice? "Può essere anche sbrigativo"? "Semplificando"? Per essere sincero, il comunicato non era eventualmente "sbrigativo", come ella lascia intendere, ma sicuramente inesatto; e quella che lei qualifica con disinvoltura come una "semplificazione" altro non è che un errore bello e buono. Il tono di minimizzazione che colgo nella frase, le dirò, mi sconcerta alquanto, giacché la sua dichiarazione confondeva tra loro due farmaci completamente diversi: uno (la pillola Ru486) è appena uscito dalla fase di sperimentazione ed è utilizzabile per l'interruzione di gravidanza soltanto negli ospedali, mentre l'altro (la pillola del giorno dopo) è un contraccettivo acquistabile in farmacia, per il quale è necessaria la prescrizione medica ormai soltanto in Italia, mentre in quasi tutti gli altri paesi europei e negli Stati Uniti viene addirittura venduto come farmaco da banco. Da una persona che riveste il suo incarico pretenderei (anzi, pretendo) ben altra precisione e competenza, come cittadino e come contribuente prima ancora che come scalcinato commentatore politico.
Va bene, è giusto distinguere.
E meno male, Onorevole, ci mancherebbe altro! Aggiungerei, piuttosto, che sarebbe stato giusto distinguere sin dall'inizio, senza aspettare di essere presi in castagna da un blogger qualsiasi. Ma insomma, sorvoliamo.
Resta il problema che qualcuno - spero di non offendere la sensibilità di chi la pensa diversamente- sostiene che entrambe le pillole hanno una funzione abortiva.
Stia pure tranquillo, Senatore; dalle nostre parti ci offendiamo assai di rado, e sinceramente non mi pare questo il caso in cui vi siano i presupposti per farlo: sta di fatto, però, che il "qualcuno" che sostiene la funzione abortiva del levonorgestrel non è la legge, la quale invece ne stabilisce l'efficacia anticoncezionale, proprio per questo consentendo che essa venga usata fuori dagli ospedali e dal quadro normativo della Legge 194; non credo di essere irriverente se le ricordo che un amministratore pubblico nell'esercizio delle sue funzioni dovrebbe attenersi con maggiore diligenza a quanto prescritto dal secondo "qualcuno" (cioè, ripeto, la legge) e confinare le suggestioni del primo "qualcuno" (che legge non rappresenta, o che la rappresenta in altri Stati, giacché spesso coincide con le gerarchie vaticane e con i loro sodali), ove lo ritenga, alla propria sfera personale, per esempio evitando di utilizzare quel farmaco allorché gli si presenti l'opportunità di farlo, e non contribuendo ad obbligare altri alla medesima scelta.
Lasciando aperto il dibattito,
Il dibattito, per quanto mi riguarda, può anche restare aperto: ma nelle sedi in cui ciò può avvenire senza nocumento per i diritti dei cittadini; tra quelle sedi, mi permetta di ripeterlo, rientrano il Parlamento, i circoli culturali, i giornali, i salotti televisivi, persino i bar, ma non l'attività della pubblica amministrazione, della quale ella, nel caso di specie, è responsabile.
mi preme solo affermare che le autorità sanitarie hanno sicuramente il dovere di richiamare l'attenzione sui rischi di banalizzazione nella richiesta e nell'uso di determinati farmaci.
Eccoci al punto. Sono d'accordo con lei, Senatore D'Ubaldo: le autorità sanitarie hanno senz'altro il compito di evitare che l'uso di determinati farmaci (di tutti i tipi, evidentemente, e non solo di quelli legati alla contraccezione e alla riproduzione) venga "banalizzato"; non mi pare che questo compito, tuttavia, venga declinato al meglio consentendo che il personale medico si rifiuti impunemente di prescrivere quei farmaci invocando obiezione di coscienza, e costringendo così le donne a vere e proprie vie crucis notturne per ottenere quello che è a tutti gli effetti un loro diritto; né, scusi se sono costretto a ribadirlo, credo che quel dovere possa essere adempiuto operando grossolane semplificazioni e confondendo quei farmaci con altri di diversa natura, composizione ed efficacia; né, infine, ritengo che quell'esigenza venga soddisfatta contribuendo (sia pure involontariamente, come non dubito sia avvento nel suo caso) alla strategia posta in essere in questi anni dal fronte integralista, che punta a fare di tutta l'erba un fascio e a confondere le idee delle persone allo scopo di sottrarre loro consapevolezza, e quindi libertà. Dal Presidente dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio, onestamente, tenderei ad aspettarmi un tantino di più.
Con amicizia, Lucio D'Ubaldo.
Con sincerità, Alessandro Capriccioli (Metilparaben).

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