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Tale e quale a chi lo prende in giro perché è basso

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Mutatis mutandis, insultare degli esseri umani disgraziati e disperati dando loro non dei poco di buono, dei ladri, dei delinquenti, ma proprio dei disgraziati e dei disperati, è un po' come insultare Brunetta perché è basso.
Mi sono già pronunciato negativamente su quelli che attaccano il ministro della pubblica amministrazione prendendolo in giro per la sua altezza: l'occasione di oggi mi è gradita per rilevare che lui, da parte sua, mi pare tale e quale a loro.

Magari ce l'aveva con Paperino

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Forse non si riferiva neanche a me.
(Renato Brunetta, 7 luglio 2011)

Gli antiromani de noantri

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Intendiamoci: non voglio improvvisamente vestire i panni del campanilista sfegatato che difende a tutti i costi l'onore della sua città, ma direi che a questo punto stiamo passando il segno.
Non tanto perché mi infastidisca il fatto che illustri esponenti politici abbiano l'allegra abitudine di associare l'aggettivo "romano" a chissà quali nefandezze, quanto perché essi stessi beneficiano di quell'aggettivo sia in termini turistico-geografici (il ponentino, le ottobrate, le passeggiate al Pantheon e il gelatino a Piazza Navona), sia in termini politici (l'occupazione delle stanze del potere e i privilegi ad essa riconducibili, ivi compresa la possibilità di dedicarsi alle suddette passeggiate e ai gelatini di cui sopra scorrazzando su un'auto blu).
Fare gli antiromani, insomma, si può: purché lo si faccia da un posto diverso da Roma e senza godere di alcun beneficio politico.
Altrimenti è meglio lasciar perdere e scagliarsi contro qualche altra cosa.

Pancioni e nani

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Nello stigmatizzare senza riserve l'insulto che Giorgio Clelio Stracquadanio ha rivolto a Mario Adinolfi, mi corre l'obbligo di domandarmi quanti di coloro che si sono -giustamente- infastiditi dopo averlo ascoltato provino lo stesso sdegno ogni volta che qualcuno dà del ciccione a Ferrara o del nano a Berlusconi e a Brunetta.
Forse prima di stracciarsi le vesti per quello che fanno gli altri sarebbe il caso di dare l'esempio: altrimenti si finisce per diventare poco credibili.
E chissenefrega se ho scritto una cosa impopolare.

Tutto Brunetta minuto per minuto

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Avete già visto il video in cui Renato Brunetta fornisce la sua versione sull'ormai celeberrima frase "questa è la peggiore Italia"? Sì?
Fa niente, guardatelo di nuovo insieme a me: e già che ci siete tenetevi aperto, in un'altra finestra, quest'altro video che documenta come sono effettivamente andate le cose.
Siamo pronti? Ok, partiamo con Brunetta:

Spieghiamo i fatti. Avevo appena finito il mio discorso alla giornata dell'innovazione al Testaccio, giovani e innovazione, quando una signora chiede di parlare, di pormi una domanda, le spiego "Sì, veloce però perché devo andare dal Presidente della Repubblica alla premiazione delle imprese che hanno vinto il premio sull'innovazione".
Quando capisco che la signora, arrivata sul palco, vuole parlare di precari, pubblica amministrazione, dico: "Scusi, l'argomento è troppo complicato e lungo, non ho il tempo per trattarlo".
L'avrà detto mentalmente tra sé e sé, perché nel video gira i tacchi indispettito e se ne va, dicendo soltanto "grazie, arrivederci, buongiorno, arrivederci".
A questo punto, circa un secondo dopo, pronuncia la fatidica frase: "Questa è la peggiore Italia, grazie".
Però, stranamente, nel video di spiegazione quella frase viene posizionata altrove.
Vediamo come va avanti il ministro.
Mentre scendo dal palco vengo insultato, "buffone, vai a lavorare", compare uno striscione e cominciano gli spintoni.
Detto che gli spintoni nel video non si vedono (ma la telecamera a un certo punto si sposta, ragion per cui potrebbero essere intervenuti proprio in quel momento), è comunque necessario fare un po' d'ordine.
Gli insulti ci sono, ma non quando Brunetta scende dal palco: arrivano dopo, mentre il ministro attraversa la sala per uscire, e sono molto successivi alla frase "Questa è la peggiore Italia"; frase che, come abbiamo appena visto, è stata già pronunciata da un pezzo.
E a questo punto dico: "Be', voi siete l'Italia peggiore".
Chiaro? Nella versione di Brunetta la sua frase è alla fine dell'episodio, mentre nel video si trova all'inizio.
Ricapitoliamo, vi va? Ecco quello che si vede nel video:
  1. la precaria cerca di parlare;
  2. Brunetta si volta indispettito e se ne va, dicendo "grazie, arrivederci, buongiorno, arrivederci";
  3. subito dopo il ministro aggiunge: "questa è la peggiore Italia, grazie".
  4. Brunetta attraversa la sala e a questo punto arrivano gli insulti.
Eccovi, invece, la versione di Brunetta:
  1. la precaria cerca di parlare;
  2. Brunetta le dice "scusi, l'argomento è troppo complicato e lungo, non ho il tempo per trattarlo";
  3. il ministro scenda dal palco e arrivano gli insulti;
  4. solo a questo punto Brunetta aggiunge: "questa è la peggiore Italia, grazie".
Vedete come può essere cruciale, una questione di secondi?

La versione di Brunetta

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Non ho modo di verificare se la ricostruzione dei fatti di Brunetta, finalizzata a dimostrare che quando ha detto "questa è la peggiore Italia" non ce l'aveva con tutti i precari ma solo con i contestatori presenti, corrisponda al vero.
Sta di fatto, però, che il modo in cui ha abbandonato il palco quando la ragazza ha detto di essere una precaria mi è parso ancora più grave delle parole che ha pronunciato subito dopo.
Perché una frase, qualsiasi frase, con un po' di buona volontà può sempre essere anche contestualizzata in modo diverso: ma l'immagine di un ministro della Repubblica che gira i tacchi in modo così sprezzante davanti a un cittadino che non ha neanche iniziato a parlare è inequivocabile.
Non ho modo, come dicevo, di verificare se la ricostruzione dei fatti di Brunetta corrisponda al vero.
Però, quand'anche fosse, la mia opinione sul suo conto non cambierebbe di una virgola.

L'antagonismo sarebbe un vulnus?

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Renato Brunetta:

I centri sociali sono i figli del declino e del degrado. La fine del declino sanerà anche questo vulnus. Non ci sarà più spazio per corpi estranei, perché non ci saranno più pretesti e alibi, ma occasioni per tutti. Ovviamente i giovani avranno piena libertà di scegliere dove ritrovarsi. Ma atteggiamenti antagonisti e distruttivi non avranno più avallo istituzionale.
Ora, non è che io sia un supporter scatenato dei centri sociali: li ho frequentati di tanto in tanto, in certi periodi con maggiore frequenza, in altri assai più raramente, incontrando alcune persone molto interessanti, altre impegnatissime a portare avanti fattivamente e pacificamente le idee in cui credevano, altre ancora dedite soprattutto a perdere tempo e a bivaccare senza una direzione precisa. Un po' di tutto, insomma, come del resto accade anche in altri ambienti assai meno discussi.

Però, anche ammettendo che per i centri sociali si abbia legittimamente poca simpatia, affermare che essi siano "figli del declino e del degrado", che rappresentino un "vulnus", che i loro frequentatori siano dei "corpi estranei" mi pare davvero troppo; così come mi sembra decisamente eccessiva l'affermazione secondo la quale gli atteggiamenti "antagonisti" debbano essere considerati tout court equiparabili a quelli "distruttivi", e al pari di questi ultimi considerati indegni di "avallo istituzionale".

Per come capisco l'italiano, insomma, il ministro Brunetta ha detto una cosa tanto semplice quanto agghiacciante: chi la pensa in modo radicalmente diverso dagli altri, a prescindere dal modo in cui persegue le proprie convinzioni, deve essere considerato un parassita senza diritto di cittadinanza, e come tale emarginato dalla società e isolato dalle istituzioni.

Ecco: il fatto che un ministro della Repubblica si produca in simili affermazioni, non l'esistenza dei centri sociali, mi pare un vulnus.

Generatore automatico di proclami di Brunetta

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Fare refresh per ottenere un nuovo proclama.



Caro Brunetta, ecco cosa significa l'art. 1 della Costituzione [di Ernesto Maria Ruffini]

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Dice Brunetta «Stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla».
Dispiace che un Ministro della Repubblica, ma prima ancora un nostro concittadino, non sia riuscito a comprendere il significato e l’importanza dell’art. 1 della Costituzione.
Proviamo ad aiutarlo, allora, magari con le parole dei nostri Padri costituenti. L’inizio della Costituzione rappresenta il nostro biglietto da visita: l’Italia sarebbe stata una Repubblica e non più una monarchia, una democrazia e non più una dittatura. Chiaro, no? «Vuol dire semplicemente … che se domani l’Assemblea nazionale nella sua maggioranza, magari nella sua unanimità, abolisse la forma repubblicana, la Costituzione, non sarebbe semplicemente modificata, ma sarebbe distrutta» (Calamandrei). Non solo una Repubblica democratica, ma una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Lavoro da contrapporre al privilegio e al disinteresse alla costruzione del bene comune. Il lavoro inteso in tutte le sue forme, non solo «nelle sue forme materiali, ma anche in quelle spirituali e morali che contribuiscono allo sviluppo della società» (Ruini). «Questo il senso della disposizione: un impegno del nuovo Stato italiano di proporsi e di risolvere nel modo migliore possibile questo grande problema, di immettere sempre più pienamente nell’organizzazione sociale, economica e politica del Paese quelle classi lavoratrici, le quali … furono a lungo estromesse dalla vita dello Stato e dall’organizzazione economica e sociale» (Moro). Di fronte ai dubbi di comprensione di Brunetta, chissà cosa avrebbe pensato Saragat, secondo cui «ogni lavoratore, leggendo questo documento, può capire che cosa si vuol dire. Che cosa vuol dire infatti questo articolo primo della Costituzione? Vuol dire che essa mette l’accento sul fatto che la società umana è fondata non più sul diritto di proprietà e di ricchezza, ma sulla attività produttiva di questa ricchezza. E’ il rovesciamento delle vecchie concezioni, per cui si passa dal fatto della ricchezza sociale a considerare l’atto che produce questa ricchezza … ed è da questa nozione del lavoro … che sorgono tutti gli altri diritti sociali». Affermare che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, averlo proclamato «solennemente, direi orgogliosamente, nella prima riga della Costituzione, in una dichiarazione che tutti gli italiani » avrebbero conosciuto, ha dato «a tutti i lavoratori la certezza o la fede nell’avvenire democratico del nostro Paese» (Amendola). Questo è il senso del primo articolo della Costituzione, questo è il senso dello Stato democratico con cui tutti noi siamo cresciuti, come singoli e come popolo. Sembra che i dubbi di Brunetta si fermino solo al primo comma dell’art. 1. Non oso pensare ai dubbi che potrebbero sorgere alla lettura del secondo comma, secondo cui «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Di questo, semmai, ci potremmo occupare un’altra volta, ma speriamo di no. (oggi sull'Unità)

I tagli sì, l'open source no?

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Chissà se il ministro Brunetta, che sembra così attento agli sperperi di denaro pubblico e ai conseguenti tagli di spesa, vorrà finalmente ascoltare quanti continuano a suggerirgli di adottare il software libero nella pubblica amministrazione.

Io, francamente, mi auguro di sì: anche allo scopo di evitare che i soliti blogger da quattro soldi come me, maliziosi e complottisti come sono, finiscano per pensare male.

Nanismo critico [di AleG]

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Trovo che Brunetta sia uno dei personaggi più sgradevoli della scena politica italiana: scomposto, livoroso, indifferente al contegno che il suo ruolo imporrebbe, è uno che predica onestà e correttezza da un pulpito a dir poco imbarazzante (oligarca prima craxiano, poi berlusconiano, tanto per dirne due a caso).
Detto questo, c'è una cosa che mi infastidisce molto, forse perchè sono un familiare di persona disabile: perché quando si parla di Brunetta prima o poi sbuca sempre fuori lo sfottò per la sua bassa statura?
Perché quelli che lo criticano (tipo questo, o questo, o anche questo, oppure questo, o ancora questo, o altrimenti questo) si sentono liberi di deridere una persona -criticabile quanto si vuole, ma sempre una persona- per un evidente difetto fisico?
Lo trovo un comportamento pessimo, espressione di un concetto della dignità personale quantomeno incompleto: il segnale di un incattivimento speculare a quello della destra italiana, dei Feltri e dei Brunetta.
Ma noi di sinistra non dovevamo essere quelli sensibili?

Questa chiesa pagata io l'ho

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Certo che dopo gli scandali a Villa Certosa in tema di rapporti di coppia non ci si capisce più nulla.

Prendiamo l'ultima dichiarazione del ministro Brunetta: La Chiesa non ha mai avuto tanto dallo Stato italiano in termini di 8 per mille e questo dimostra la nostra serietà».

Ecco, son rimasta spiazzata. É la prima volta che un rapporto mi viene presentato come serio in quanto uno dei due ha pagato l'altro.

Ministro della funzione pub[bl]ica

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Vi dirò, stamattina stavo per scrivere una circostanziata nota dal tono decisamente grave (leggasi un pippone) sulla laicità: poi ho aperto il Corriere.it, mi sono imbattuto in questa notizia e la serietà se n'è andata irrimediabilmente a farsi fottere.

Nulla da dire, per carità, sul fatto che il nostro amico sia più corteggiato da quando è ministro (circostanza che non desta meraviglia, in un paese nel quale perfino la carica di amministratore condominiale garantisce occhiate languide, attenzioni morbose e nei casi più eclatanti qualche pompino notturno nelle cantine o nei locali cassoni), né sul suo desiderio di sposarsi e avere dei figli (non sia mai detto che si voglia sottrarre a chicchessia la speranza di incontrare la sua principessa e di coronare il sogno d'amore di una vita: se avete visto Shrek sapete di cosa parlo), né tantomeno sulla confessione dei suoi pregressi impacci erotici (nella fase del "già fatto?"ci siamo passati tutti, e c'è qualcuno che dopo trent'anni è ancora lì a scervellarsi sul modo di uscirne).
Quello che invece colpisce è il singolare binomio di sostantivi con i quali Brunetta qualifica la sua attuale attività sessuale: ritmo ed eleganza.
Ci pensate? Un tizio alto un metro e mezzo col frac, i gemelli e una camicia di batista che scopa ascoltando Debussy e pompando implacabilmente come un martello pneumatico.
Se ci mettete pure Biancaneve, è roba da vincere l'oscar del porno.

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