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Lezione di inciviltà

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E' da ieri che il mio blog è ostaggio di un hacker: Faissal-Nakri. Apro il mio blog e ritrovo la mezzaluna, "Ramadan" e una scritta in arabo. Lancio un appello su Facebook: "qualcuno ha idea di cosa sia questo FAISSAL-NAKRI che ha appena oscurato il mio blog con una roba simil-islamica?". Mi rispondono in tanti, mi danno consigli sul che fare (io non ci capisco una mazza). Uno addirittura trova la traduzione della parola araba: "capoeira".

Contatto la piattaforma che ospita il mio blog: non capendoci una mazza (e due), giro tutto a Metil, che entro breve si adopererà per ripristinare (speriamo sia possibile, senza danni) la normalità.
Ancor prima di contattare la piattaforma, però, ho scritto una mail a Faissal, visto che ha avuto tanta premura di pubblicare il suo indirizzo:
Cher Faissal-Nakri, Je suis Giulia, la proprietaire du blog que tu as obscuré. Est-ce que tu pourrais le liberé, s'il te plait? J'en sais pas quelles sont tes idées, mais moi je parle toujours de liberté: la mienne, comme la tienne, de s'exprimer en liberté. Merci
E dire che ero appena rientrata a casa con una voglia matta di scrivere un post, dopo una biciclettata a Roma che mi aveva dato tanti spunti interessanti di inciviltà. 
Eppure, ho trovato chi riesce ad essere ancor più incivile.

Stasera a casa del dittatore

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Mu‘ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, meglio noto in Italia col nome di Muammar Gheddafi, dittatore libico, l'11 giugno 2009 al Senato della Repubblica Italiana:

Le dittature non sono un problema se fanno il bene della gente.
In occasione dei 40 anni dal colpo di stato con il quale questo campione di democrazia prese il potere in Libia, instaurando una dittatura che si è resa protagonista -tra l'altro- della restaurazione della Shari‘a, della soppressione di tutte le libertà politiche, del supporto a noti dittatori come Idi Amin Dada e Bokassa, nonché del sostegno a svariati gruppi terroristici, il governo italiano ha deciso di inviare in Libia le Frecce Tricolori per contribuire ai festeggiamenti. Una sola domanda: che effetto vi fa, vivere in un paese che invece di combattere i tiranni fa festa insieme a loro?

Divieti differenziati

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Fino ad oggi non ho mai partecipato a un rave party, né mi è mai venuta, per il momento, la voglia di fare una passeggiata in montagna: rispetto alle due attività, quindi, mi colloco in una posizione di sostanziale equidistanza. Però sono allergico ai punti di vista che non rispondono ad un minimo di razionalità, e ancora di più alle smanie di proibizione che di questi tempi sembrano andare tanto di moda nel nostro paese. A occhio e croce, tanto per fare un esempio, quelli che partecipano ai rave party sono decisamente più numerosi di coloro che si avventurano nelle escursioni in montagna: a parità di morti, quindi, la seconda attività deve considerarsi statisticamente assai più pericolosa della prima. Eppure negli ultimi giorni politici e opinionisti si sono sgolati per blaterare che bisognerebbe proibire i rave, mentre nessuno, a quanto mi risulta, ha mai avanzato l'ipotesi di vietare le gite in montagna. Ciò che viene effettivamente proposto, quindi, non è che lo Stato tuteli le persone rispetto alla maggiore o minore pericolosità delle attività che esse intendono porre in essere, ma piuttosto che entri nel merito dei loro stili di vita, giudicandoli dal proprio punto di vista e stabilendo soggettivamente quale debba ritenersi censurabile e quale no: cosa che, ne converrete, per quello che ambisce ad essere uno stato di diritto non è esattamente il massimo. Per cui, amici, tanto per uscire dall'equidistanza di cui vi dicevo all'inizio vi confesso una cosa: personalmente, messo di fronte a un aut aut, preferirei una bella camminata sulle Alpi ad un intero fine settimana a base di alcool, droga e frastuono in qualche località sperduta della penisola. Cionondimeno, se il Parlamento varasse una legge per proibire i rave party senza fare altrettanto per le escursioni in montagna la riterrei un'ingiustizia bella e buona. Che volete farci, è una questione di allergia.

Gatti da pelare

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Al Tg3 han fatto fuori il Vaticanista, perché aveva detto che il Papa lo ascoltano solo quattro gatti. Però rabbiosi. E comunque, specificano dal Vaticano, non erano quattro. Erano quarantaquattro, in fila per tre, col resto di due. Del resto, è risaputo: la gatta frettolosa fa i vaticanisti ciechi. Per evitare futuri imbarazzi, le cronache vaticane dei Tiggì, da oggi in poi, si concluderanno con le fusa. Tanto con Ratzinger i Direttori dei telegiornali sono già tutti un baubau miciomicio. Chiariamo, non si tratta di un giro di vite della censura. Al massimo, di una zampata. Per evitare possibili grane legali, questo blog saluta tutti i suoi lettori con un affettuoso miaaao!

Cause di fascismo maggiore

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Dire le bugie, si sa, non è un'attività edificante: specie se quelle bugie consistono nella denuncia di un reato e chiamano in causa terzi innocenti, per giunta appartenenti a minoranze già di per sé sufficientemente vessate da altre situazioni discriminanti.

Se una ragazzina che ha bisogno della pillola del giorno dopo, tuttavia, si inventa di essere stata stuprata da due nordafricani, anziché raccontare una verità più banale come un rapporto non protetto col suo fidanzato, un motivo dovrà pur esserci.
Ebbene, a parere di chi scrive quel motivo consiste in un'atmosfera di assoluta miseria culturale, nella quale la libertà di scelta è fascistamente (ecco, l'ho detto) degradata a capriccio, e pertanto le decisioni sul proprio corpo vengono socialmente accettate soltanto nella misura in cui risultino giustificate da cause di forza maggiore di identica, misera consistenza.
Evidentemente, amici miei, ci siamo ridotti a questo punto: una ragazza, allo scopo di esercitare legittimamente il proprio diritto a una maternità consapevole senza subire i giudizi negativi degli altri, cerca di giustificare la sua scelta legandola a una motivazione diversa, più accettabile nel contesto di un paese come il nostro proprio perché riconducibile ad elementi analogamente fascisti (e fanno due, con buona pace di chi si ostina a restringere il senso della parola a significati sempre più angusti) come il razzismo e l'intolleranza.
Il che, a voler essere didascalici, potrebbe sintetizzarsi nell'immaginario dialogo che segue:
-Scusi, avrei bisogno della pillola del giorno dopo.
-Niente da fare, ragazzina, potevi pensarci prima.
-Ma mi hanno stuprata!
-Figurati, sarai andata in giro vestita come una mignotta...
-Ma erano negri!
-Ecco la ricetta.
-Grazie...
-E sbrigati, sennò non ti fa effetto.

OpenDNS: il nostro contributo (diverso dal silenzio) contro il decreto Alfano

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Gli autori di questo blog, come preannunciato, hanno scelto una forma di iniziativa diversa dallo sciopero per contrapporsi al decreto Alfano: pur avendo il massimo rispetto per chi vi prenderà parte, e pur condivendone gli obiettivi, abbiamo considerato che la reazione più appropriata all'introduzione di una norma liberticida come quella che sta per vedere la luce non sia il silenzio, bensì la strada dell'informazione civile.

Proprio in quest'ottica, iniziamo da oggi a dare alcuni consigli per contrastare gli effetti di una legge che, almeno fino a quando non verrà bollata come incostituzionale, restringerà la nostra libertà d'azione.
Oggi illustrerò l'utilizzo degli Open DNS, cercando di semplificarlo il più possibile per renderlo "commestibile" anche a chi avesse poca dimestichezza con l'informatica.
Potete immaginare i DNS (Domain Name System) come degli enormi database: quando digitiamo l'indirizzo di un sito, la nostra richiesta viene inviata al database del nostro provider che, pescando nei suoi archivi, lo converte in un indirizzo IP indispensabile per collegarsi al sito in questione. Considerando che la maggior parte dei siti internet sono ospitati da server esteri, il passo più semplice per oscurare un sito non è quindi chiedere al server estero di cancellarne il contenuto, ma rivolgersi ai vari provider italiani (Telecom, Vodafone, ecc..) chiedendo che venga rimosso il solo collegamento verso il sito in questione.
Il risultato sarà quindi che dopo aver digitato l'indirizzo del sito oscurato verremo indirizzati verso la classica pagina bianca contenente l'avviso che il sito cercato non esiste o non è raggiungibile.
Proprio per ovviare a questo problema, da alcuni anni è sorto Open DNS, un servizio che, tramite server decentrati, offre liberamente i propri DNS allo scopo di creare un servizio di risoluzione di nomi in indirizzi internet (DNS) che non sia controllato da governi o enti militari, al fine di evitare censure, vincoli e controlli sul traffico internet e sui suoi contenuti.
Per semplificare ulteriormente potremmo dire che, impostando sulla vostra connessione i protocolli di OpenDNS, le vostre richieste non arriveranno più sul database del gestore di servizi che state utilizzando, ma verranno dirottate verso il database di OpenDNS: la cosa vi permetterà quindi di raggiungere in modo automatico e senza vincoli qualsiasi sito venga oscurato, utilizzando questo metodo ormai ampiamente diffuso.
Come impostare gli Open DNS?
1) Andate su pannello di controllo, scegliete connessioni di rete, cliccate con il tasto destro del mouse sulla vostra attuale connessione attiva e scegliete la voce proprietà.
2) Scorrete fino in fondo la lista contenuta nella sezione La connessione utilizza i componenti seguenti e fate doppio click sulla voce Protocollo internet.
3) Selezionate l'opzione Usa i seguenti indirizzi server DNS, ed inserite 208.67.222.222 nel campo Server DNS predefinito e 208.67.220.220 in Server DNS alternativo, come da figura sotto.
Date l'ok e avrete impostato in modo molto semplice i nuovi protocolli. A questo punto sarete liberi di navigare così come avete sempre fatto, bypassando eventuali censure in modo del tutto legale. Ulteriori informazioni e guide sono reperibili sul sito ufficiale di OpenDNS.
P.S.
Ricordo che, se l'uso di questi protocolli è del tutto legale, visitare siti oscurati per cause evidentemente legittime (vedi pedopornografia e simili) non lo è: in questo caso lasciate perdere OpenDNS e rivolgetevi ad un buon terapeuta.

Perché non parteciperò allo sciopero dei blogger

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Non parteciperò allo sciopero indetto dai blogger per il 14 luglio contro le norme illiberali contenute nel decreto Alfano, anche se nutro il massimo rispetto (e in molti casi una stima sincera) per coloro che vi prenderanno parte, sono solidale con loro e ne condivido gli obiettivi.

Sta di fatto, però, che il metodo non mi convince: astenermi dal fare nel momento della difficoltà mi riesce tanto difficile da risultarmi, alla resa dei conti, impossibile.
Se è vero -ed è vero, purtroppo- che stanno per introdurre una normativa degna dei peggiori regimi illiberali allo scopo di indurci al silenzio, ritengo più utile guadagnare un giorno piuttosto che perderlo.
Ragion per cui il 14 luglio, anziché starmene zitto, scriverò quello che vorrò scrivere, continuando ad utilizzare fino in fondo questo spazio finché posso farlo.
Anche perché, detto tra noi, se proprio devo beccarmi un "chissenefrega" da qualcuno (per inciso, io me ne strafotto allegramente di quello che scrive Facci da molto prima che lui avesse cognizione di cosa sia un blog, e lo dico tra parentesi perché reputo il suo intervento di rilevanza così minuta da non valere neanche lo sforzo di un post), preferisco meritarmelo per quello che ho scritto, piuttosto che per quello che ho tenuto per me.

Ci proviamo?

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I dati Censis, amici, parlano piuttosto chiaro: alle ultime europee e amministrative quasi tutti gli elettori hanno deciso per chi votare guardando i TG e i talk show televisivi, mentre soltanto il 2 (dicasi due) per cento dei cittadini si è preso la briga di informarsi attraverso internet.
I risultati di questa situazione (per la verità decisamente penosa) sono sotto gli occhi di tutti: il nostro paese è in coda a tutte le classifiche mondiali sulla libertà di informazione, e diventa sempre più difficile, per i pochi che continuano a sviluppare qualche anticorpo al dilagante processo di trasformazione dei cittadini in telespettatori, reperire notizie, opinioni e punti di vista che non siano graditi al regime.
Delle due l'una: o ci rassegnamo e ci dedichiamo al calciomercato (il che, detto per inciso, mi dispiacerebbe assai, visto che sono della Lazio e sono piuttosto stanco di leggere sul giornale roboanti titoli sull'ingaggio di perfetti sconosciuti), oppure ci rimbocchiamo le maniche e facciamo quello che possiamo.
Ebbene, gente, quello che nel caso di specie possiamo fare è provare a fare in modo che la lotta per un'alternativa nella rete diventi una cosa seria: proprio per questo il 26 e il 27 giugno a Chianciano nascerà un'associazione radicale a difesa delle libertà digitali, per una democrazia che possa svilupparsi senza intermediazione (leggi propaganda) in ogni parte della società, e per una comunicazione online che riesca non solo ad informare, ma soprattutto a coinvolgere le persone. Saranno due giorni (la sera del 26 e la mattina del 27) in cui cercheremo di togliere il dibattito sulle tecnologie digitali e su internet dalle mani dei tecnici riconsegnandolo non solo ai cittadini che usano la rete, ma più in generale a tutti coloro che hanno voglia di attivarsi nella società, ma trovano partiti ed istituzioni chiusi su se stessi e incapaci di rinnovarsi. I lavori si svolgeranno presso il Centro Congressi Excelsior di Chianciano, Via Sant’Agnese (Piazza Italia) e inizieranno venerdi' 26 alle ore 21 per concludersi sabato 27 alle ore 12.
Io sarò là sabato mattina per esporre un paio di idee sul mondo dei blog che mi frullano in testa da un po'.
Che fate, venite anche voi?

Libertà verde

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L'Iran è un paese che mi ha sempre affascinato, non tanto per la sua cultura e la sua storia, che sono comunque fiere e millenarie, ma per la sua carica, per la sua energia: i minori di 30 costituiscono il 70% della popolazione; le donne, nonostante le leggi misogine del paese, rappresentano la stragrande maggioranza degli studenti universitari; ben 12 milioni di abitanti (su un totale di 72) utilizzano internet. La carica esplosiva che è nelle corde iraniane poteva lasciare presagire le manifestazioni, ma anche la repressione violenta, di questi giorni. Tuttavia, quando dai nostri sicuri televisori, mentre sgranocchiamo il pasto caldo, vediamo gente morire per la libertà, per la democrazia, per la giustizia, la tensione che si percepisce è ogni volta diversa. Non bisogna smettere mai di affiancarsi alle rivoluzioni democratiche, agli afflati per la libertà. Domani, mercoledì 17 giugno, alle 19 dobbiamo essere in tanti a piazza Farnese, Roma, alla manifestazione "verde" organizzata dal Riformista e da Radio Radicale. Perché dire che queste iniziative non ottengono niente, serve soltanto a giustificare coloro che hanno voglia di continuare a sgranocchiare e a bearsi di quella sicurezza emanata dalla tv. Che forse è proprio la tv a volere che tu resti lì, perché un giorno potrebbe succedere a te.

Una margherita per il signore

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La notizia del giorno è che le 544 persone che l'AMA (l'azienda che a Roma si occupa della raccolta, del trasporto, del trattamento, del riciclaggio e dello smaltimento dei rifiuti) sta per assumere ai servizi cimiteriali verranno selezionate dall'Opus Dei.

Chi legge regolarmente questo blog sa bene che il meccanismo non rappresenta certo una novità: accade lo stesso, tanto per fare un esempio, nel caso degli insegnanti di religione, che vengono scelti dalla Curia ma poi vengono pagati dallo Stato, il quale, tra l'altro, è pure obbligato ad assumere quanti tra loro, successivamente, dovessero perdere il gradimento del Vaticano.
Si tratta, ne converrete, di un sistema a dir poco singolare: un po' come se voi, per recarvi al ristorante, foste obbligati a portarvi dietro un prete, incaricato di scegliere le portate al vostro posto e subito dopo andarsene, lasciandovi l'obbligo di mangiarvi quello che vi viene portato e, naturalmente, l'incombenza pagare il conto.
Ebbene, amici, a questo punto non mi stupisco più di niente: per cui, pur avendo programmato una serata casalinga, credo che uscirò, andrò in pizzeria e mi farò una bella capricciosa.
Vista l'aria che tira, potrebbe essere una delle ultime.

Un bacio, suvvia.

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Questa ragazza non ha mai dato un bacio in vita sua, e non lo darà prima di sposarsi. Giustamente un canale tv ha pensato di dedicarle un servizio, per verificare se era un marziano o una persona in carne e ossa (ed è pure carina, che spazza via una delle possibili motivazioni, ovvero che nessuno se la filasse). Oltre al chiedersi come i media abbiano potuto scovare la donzella tutta casa-parrocchia (avrà fatto un comunicato stampa dal titolo: "No tongue without ring"?), viene da pensare che viviamo in un mondo di eccessi. A fronte di chi la/o dà via come il pane (liberissime/i di farlo), per differenziarsi ormai si tenta di tutto. Trovo molto perverso, però, le vie alternative trovate dalla never-been-kissed e il suo ragazzo, anch'egli frequentatore di parrocchia: nel video si baciano all'eschimese, nonostante siano tutt'altro, e dichiarano di "abbracciarsi". Quanta naturalezza c'è in una scelta del genere? Se per la foga di baciarsi l'appena ventenne è costretta a sposarsi entro breve, e se per avere un contatto di qualche sorta con il suo fidanzato utilizza effusioni importate dai ghiacci, non è che comunque vorrebbe, ma ha deciso che non può? Quanto male ci fa la società (in questo caso il suo credo, ciò che gli gira attorno, l'ambiente familiare) che non ci lascia liberi di vivere la vita rispetto alle nostre passioni, i nostri desideri, i nostri amori, che siano etero-tradizionali, omo, bisex, e chi più ne ha ne aggiungesse qui? Bando ad ogni equivoco: se mi avesse convinta come una testimonianza di estrema libertà di scelta, le avrei chiesto di diventare, proprio lei, la paladina per la campagna per la libertà sessuale. Tuttavia, non mi convince per niente.

Aung: per la democrazia del pianeta

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Sono già più di duecentocinquanta i manifestanti preannunciati su Facebook che hanno risposto al grido “Suu Kyi ha bisogno anche di te”. Si preannuncia movimentato il raduno di domani 18 maggio alle 11 fuori dall’ambasciata del Myanmar, per chiedere la liberazione immediata di Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione democratica birmana incarcerata con l’accusa di aver violato gli obblighi degli arresti domiciliari. La manifestazione, organizzata dagli Studenti Coscioni con il Partito Radicale e la lista Bonino-Pannella, alla quale hanno aderito anche i Giovani Democratici e i giovani dell’Italia dei Valori, si terrà proprio nel giorno dell’apertura del processo contro Aung San Suu Kyi. Ad accompagnare i partecipanti al sit-in, che chiederanno di essere uditi dall’Ambasciata per consegnare una lettera con la richiesta di scarcerazione della Nobel per la pace, sarà la canzone che le hanno dedicato gli U2 “Walk on”, il cui ascolto in Birmania è punito con una sanzione dai tre ai vent’anni. Vieni anche tu: per la libertà di Aung San Suu Kyi, per la democrazia sul nostro pianeta!

Buon 25 aprile...

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Ah... e magari già che ci siamo...
...liberiamoci...

Una clava, un carcere

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Don Andrea Gallo è il fondatore e l'animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, che accoglie tutti coloro che si trovano in situazione di disagio, con particolare attenzione al mondo della tossicodipendenza da sostanze illegali, da alcool e del disagio psichico: si dà da fare, Don Gallo, in mezzo alla strada, senza paura di sporcarsi le mani e di metterle dove vanno messe, per aiutare sul serio la gente in difficoltà.

Oggi, sul sito dell'Associazione Luca Coscioni, è stato pubblicato un suo intervento sul testamento biologico e sul caso di Eluana Englaro; ve ne propongo qui di seguito un significativo stralcio:
Che significato abbiano, in questo quadro interpretativo, vite ridotte a pura biologia, è una irrinunciabile interrogazione. Chi può dire, dalla Gerarchia al Parlamento, alla Scienza di avere le uniche risposte ultimative e convincenti? Mi chiedo, che c’'entra con il messaggio Biblico evangelico l’imposizione a TUTTI, con legge dello Stato di una propria personale intima scelta etica e antropologica? Il Dio che mi hanno trasmesso e in cui ho imparato a credere, il Dio che nutre la mia difficile, ma amata speranza cristiana, sicuramente non è un Dio che sa dire soltanto NO alla libertà, alla coscienza, ad ogni forma d'’autonomia personale. Non è un Dio che fa del dono gratuito della vita, una clava, un carcere.
L'occasione mi è gradita per precisare che Don Gallo ha già avuto qualche problemino con Santa Romana Chiesa: è stato sollevato da vari incarichi, accusato di essere un comunista, trasferito su un'isola in mezzo al mare nella speranza che smettesse di nuocere; lui, però, non si è mai arreso, e sta di fatto che per il momento, inspiegabilmente, non è ancora stato scomunicato.
Mentre rilevo che a occhio e croce ci manca davvero poco, l'occasione mi è gradita per manifestargli tutta la mia stima.

A quando un Papa democratico?

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Senza l’otto per mille, senza il Concordato, senza l’ora di religione insegnata dai prescelti dei vescovi, senza un Presidente del Consiglio che difende la Chiesa anche quando “proclama concetti difficili e impopolari”, quanto potere effettivo avrebbe il Papa di influenzare l’agenda politica del nostro Paese? Quanto sarebbe il suo seguito nei media e nei cittadini? Non possiamo saperlo, ma possiamo immaginarlo solo grazie ai nostri cugini d’Oltralpe. Secondo un’indagine pubblicata il 21 marzo su Le Parisien, ben il 55% dei cattolici francesi (ripeto, dei cattolici) ha una cattiva opinione di Benedetto XVI. Quando, anche da noi, il Papa dovrà rendere conto di ciò che dice?

Soccorso Civile

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Nel nostro paese sono purtroppo in vigore alcune leggi che pregiudicano i diritti civili fondamentali delle persone: si tratta di norme proibizioniste e confessionali, che limitano fortemente la possibilità di autodeterminarsi e di esercitare la propria libertà di scelta.Attraverso il portale "Soccorso Civile" l'Associazione Luca Coscioni si propone di aiutare concretamente i cittadini che si scontrano con i divieti contenuti in quelle norme, o che devono fare i conti con l'ostruzionismo praticato quotidianamente dai tanti (troppi) fondamentalisti che insistono a negare il loro diritto di scelta. Eutanasia, aborto, pillola del giorno dopo, condizioni di vita nelle carceri, fecondazione assistita, cannabis terapeutica, informazione sessuale, anoressia, diritto di voto dei disabili, testamento biologico, matrimonio gay, e in più tutti gli altri argomenti che sarete voi stessi a suggerirci. Fate un salto da noi, gente: fatevi dare una mano, o se volete datecela voi, suggerendo i problemi che avete a cuore o segnalandoci le informazioni di cui disponete. Ché qua, se non ci aiutiamo, ci si mangiano vivi.

Ilaria Alpi, ancora lontani dalla verità

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Sono passati 15 anni dalla morte di Ilaria Alpi, giornalista italiana, e del cameraman Miran Hrovatin, assassinati con dei colpi di kalashnikov alla testa in Somalia, il 20 marzo 1994. Le modalità con le quali si è consumato il delitto fanno pensare che di tutto si sia trattato, tranne che di un atto di ritorsione generico nei confronti della stampa e della stampa italiana in particolare, come si è a lungo sostenuto da parte della commissione di inchiesta insediata allo scopo di "far luce" sui fatti, presieduta da Carlo Taormina. I due giornalisti vennero freddati mentre fu risparmiata la vita all'autista e all'interprete che li accompagnavano. E' sparito un taccuino in cui Ilaria aveva appuntato dati scottanti su un possibile traffico di rifiuti tossici tra Italia e Somalia, nel quale potrebbero essere coinvolti alti papaveri italiani. La vicenda che riguarda colui che è stato riconosciuto come uno dei sicari, Hashi Omar Hassan, è addirittura grottesca: dalla Somalia, venne nel nostro Paese appositamente per farsi processare (e condannare) da una corte italiana (è attualmente in carcere). I casi sono due: o Hassan è masochista, oppure sta pagando per qualcun altro. A luglio del 2008 il sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Franco Ionta, ha chiesto l'archiviazione del procedimento penale relativo all'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin; eppure un suo collega, Emanuele Cersosino, chiese un supplemento di indagine indicando ben 26 punti dell'inchiesta che ancora risultano non chiariti. Tante, troppe cose non tornano, ed è evidente che c'è qualcuno che ha tanta voglia di rimuovere questa storia fastidiosa una volta per tutte. Ennesima vergogna italiana.

Alla ricerca del regolamento

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Ogni assemblea ha il suo regolamento. Regolare, no? Eppure così non è parso alla seconda Assemblea dei Giovani Democratici, tenutasi a Milano domenica 15 marzo. Alla richiesta di poter mettere ai voti il regolamento con primi firmatari Innocenzi e Bruno, e supportata da oltre cinquanta Giovani Democratici, la Presidenza ha dato in escandescenze. Inizialmente contraria, ha poi accettato la richiesta, concedendo all’Assemblea due minuti di “pausa” (probabilmente concessa a loro stessi, magari alla ricerca di un regolamento…). Finalmente ho potuto presentare ciò che un membro della Presidenza ha ribattezzato “ordine dei giorni dei lavori” (peccato non ci fosse Radio Radicale a registrare!). Il regolamento era molto semplice: fra gli altri, un articolo era dedicato alla Presidenza, visto che quella insediata non ne aveva la legittimità formale, un altro alle mozioni, visto che auspicavamo un dibattito assembleare peri presentare le mozioni su testamento biologico, ricerca sulle cellule staminali embrionali, coppie di fatto e anagrafe pubblica degli eletti che avevamo già preparato. La mia presentazione è stata intervallata da dei buuuuh e da alcuni applausi: ai primi ho replicato che il segretario Franceschini, che mi aveva preceduta, aveva esortato l’Assemblea a “non aver paura di dire una cosa contro il proprio partito”. Alcuni hanno colto, mentre altri mi hanno accusata di “cercare visibilità” (con chi? I giornalisti hanno dimostrato tutto il loro interesse nella politica dei GD andandosene appena finita la relazione di Franceschini). A bando di equivoci, ho concluso dicendo che l’unica battaglia era quella per “la legalità e la democrazia dell’Assemblea, restituendole il suo potere e essendo noi il cambiamento che vogliamo nel mondo”. Non dello stesso filone di pensiero, o meglio, non ha dimostrato lo stesso interesse per le regole il segretario Fausto Raciti, che ha esordito la presentazione del “suo” regolamento così: “Qualcuno ci deve ancora dire se voterà Radicali o Pd alle europee”. Boato dell’Assemblea, peccato che con un dibattito assembleare saremmo stati onorati di poter approfondire il tema. Tuttavia le scelte sono state altre, visto che l’ordine dei lavori prevedeva la compressione dei ragazzi in commissioni che rivelatesi poi già preimpostate sia negli interventi che nelle relazioni partorite. Alla fine, comunque, si è votato i due regolamenti: i favorevoli alla “proposta Raciti” (non si sa perché votata prima dell’altra proposta di regolamento, visto che era stata presentata per prima), i favorevoli alla “proposta Innocenzi-Bruno” e gli astenuti (su quale delle due? Non si sa: astenuti su tutto!). Dopo alcuni battibecchi fra coloro che contavano i voti e coloro che non votavano per la proposta “Raciti” (”non mi guardare in cagnesco, mi asterrò, capito?!”), e dopo il vocìo in Assemblea sintonizzato su “vota Raciti, vota Raciti”, il dato è stato che un terzo dei delegati non ha votato per la proposta del segretario. Il malcontento era tanto. Partita alle 16.30, sono stata informata di quello che è successo dopo. Alcuni ragazzi avevano presentato degli “ordini del giorno” (ma non andrebbero presentati all’inizio? Volevano dire “mozioni particolari”?), fra cui il documento a favore del testamento biologico, proprio nelle forme predisposte dal regolamento adottato poc’anzi. Il segretario ha risposto che gli ordini del giorno sarebbero stati votati in Direzione Nazionale. L’Assemblea è esplosa. Si è preferito, allora, mettere ai voti la votazione in Direzione Nazionale dei documenti, e a fronte di un’Assemblea che a detta dei più si sarebbe espressa contrariamente, senza neanche contare i voti Fausto Raciti ha decretato che la proposta era stata accolta (guarda il video!). In molti hanno urlato “Fausto dimettiti” e “sfiduciamo il segretario”. Le grandi rivoluzioni politiche sono quelle che si conquistano piano piano, quando sono le persone coinvolte a decidere il cambiamento. L’adozione del regolamento dell’Assemblea dei GD è stata una grande conquista, ma magari non tutti i partecipanti se ne sono resi conto.

Sfilata anti-democratica

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Qualcuno dei lettori più assidui di questo blog ricorderà la nefasta vicenda delle primarie dei Giovani Democratici dell'autunno scorso... Come si dice, a volte ritornano: eccoli in marcia verso Milano, i Giovani Democratici, per partecipare domenica alla loro seconda Assemblea nazionale. Peccato, però, che non si sappia bene chi dovrà partecipare, visto che a quasi tre mesi dalle primarie mancano ancora i risultati ufficiali di diciassette regioni e non è stata ancora pubblicata la lista dei mille eletti a tale Assemblea, né la lista dei duemila eletti regionali. Nonostante tali mancanze, si è provveduto immediatamente a eleggere i segretari regionali: delle diciotto regioni pervenute, ben sedici elezioni sono avvenute con candidatura unica, spesso con votazioni all’unanimità. Beh, qualcuno dirà che almeno i più frustrati potranno denunciare tali carenze democratiche all'Assemblea di domenica. E invece no amici, perché "l'ordine dei lavori", deciso non si sa bene da chi, prevede che il dibattito assembleare sia relegato a un'ora striminzita da dividere con le relazioni dei tavoli presieduti da Realacci, Damiano e altri giovani come loro! Visto il fervore democratico di questi gggiovani, W Matteo Renzi e la sua giovane vecchiaia, che se uno deve far finta di essere giovane e adottare pratiche di cui si vergognerebbero anche le volpi più navigate, fa proprio brutta figura.

Alla ricerca delle verità

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Perché nel nostro tempo, tanto avanzato quanto avanzate sono le scoperte dei laboratori, abbiamo sempre più paura della scienza? Perché vediamo lo scienziato alla stregua di un produttore di mostri piuttosto che di cure che salveranno l’umanità? Il problema è l’informazione che, se strumentalizzata dagli oscurantisti di questo o quell’altro credo, genera la paura. L’unico rifugio possibile è la ricerca della Verità, contrapposta alle verità, che mette in gioco il futuro della democrazia stessa. E’ per questo che probabilmente non verrete mai sapere, eccetto i pochi di voi che seguono questo blog e pochi altri siti, che a Bruxelles è in corso il Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni. Da ieri si alternano premi Nobel, scienziati, ministri della salute e legislatori che mettono il “corpo dei malati al cuore della politica”. Io ve ne parlerò, come una delle tante verità che costituiscono il nostro tempo e che non cadono dall’alto, ma che vanno cercate.

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