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Appunti /3

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Insomma, se non ho capito male secondo Fioroni per poter correre alle primarie del centrosinistra è necessario essere più o meno uguale agli altri.
Per la serie: va bene consentire alla gente di scegliere, ma non tra cose troppo diverse.
Sennò, capirete, va a finire che diventa una scelta sul serio.

Neanche di destra

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Credo che Vendola sbagli sul conto di Veltroni: un conto è dire -come ha fatto il leader di SEL- che uno è di destra, un altro conto sarebbe dire che non è neanche di destra.
Sono due ipotesi decisamente diverse, e nel caso di specie temo che la seconda, oltre ad essere la peggiore, sia pure quella corretta.

Generatore automatico di sottili figure retoriche su Vendola

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova sottile figura retorica su Vendola

Manca solo una foto sul vasino

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vendola
Premesso, a titolo di cronaca, che nel campeggio naturista di Capo Rizzuto ci sono stato anch'io, e lo consiglio a tutti perché è un posto bellissimo, la domanda sorge spontanea: dove sarebbe lo scandalo se uno va in giro nudo in una spiaggia per nudisti?
Ormai a Sallusti e al suo giornale manca una cosa sola: pubblicare la foto di Di Pietro neonato mentre gli cambiano il pannolino, o quella di Fini bambino mentre si spoglia davanti al pediatra.
O magari, chissà, quella di Renzi a tre anni, seduto sul vasino mentre si sforza per fare la cacca.
Che scandali, eh?

Generatore automatico di comizi di Nichi Vendola

La sinistra deve mescolare lo spasimo della partecipazione con la carne della testimonianza, sradicando in limine non solo gli stigmi unanimitari, ma anche...
Continua sul sito dell'Espresso: per chi volesse commentare, ecco il link.

Generatore automatico di definizioni di democrazia di Nichi Vendola

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova definizione di democrazia

Purtroppo non ha avuto danni permanenti

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Uno manco fa in tempo a denunciare Radio Padania, che quelli trovano il modo di dare ancora il meglio di sé.
In bocca al lupo a Arianna e Daniele: di questo passo vi converrà affittarvi una stanzetta in tribunale e sistemarvi là.

Due o tre cose che so di Vendola

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È sabato, non si lavora. Fuori il cielo è grigio. In tv c’è Derrick e una che invidia chi s’o fà il sofà. Insomma, quelle situazioni in cui non puoi che scrivere un editoriale. Sissignori, proprio quelli alla Minzolini. Siete fregati. Doppiamente fregati, visto che voglio parlarvi di Nichi Vendola.
E vengo al dunque: potrebbe mai il Nostro battere Berlusconi? Dico amaramente di no. La percentuale di nostri simili che lo vedrebbero troppo comunista, troppo terrone, troppo frocio, troppo aulico, troppo idealista temo sia insormontabile. Ma nonostante ciò, dico che Vendola è la cosa più bella che poteva accadere al Pd di oggi. Mi piace l’effetto competitivo che la sua presenza ha su quel partito. Vedo positivamente il fatto che il Pd debba fare i conti con i motivi del suo successo.
Vendola piace perché appassiona. Perché ha mostrato coraggio. Perché le sue parole esprimono valori e sentimenti. Perché parla come mangia, ed evidentemente mangia bene.
In tutto l’Occidente sono queste le qualità che deve avere un leader. Saper proporre un sistema di valori (e saperlo esprimere mediaticamente) è ciò che ha reso vincente Obama, ma anche prima Bush. Sarkozy come Zapatero. E ahimè, Bossi e Berlusconi (imitarli mai, interrogarsi sui motivi della loro forza sempre). In tutto l’Occidente, non si diventa leader parlando di alleanze e di struttura interna del partito. In tutto l’Occidente è pacifico che se non sei carismatico non farai mai il leader. Se sei competente, farai comunque altro. Strauss-Kahn perse le primarie contro la faccia più fresca di Segolene, ma ora è presidente del FMI. Gordon Brown (il Bersani inglese, nei pregi e nei difetti) è stato un autorevolissimo ministro dell’economia, ma non aveva le qualità del Primo Ministro. E ora, non a caso, il Labour deve ripartire da un brillante 40enne. Per sconfiggere il brillante 40enne Cameron. E rinverdire i fasti del fu brillante 40enne Blair (che Dio lo fulmini, ma dell’Iraq parliamo un’altra volta).
Va così, nel resto del mondo che ci somiglia. E va così, anche in quell’altra parte d’Italia, quella che non ci somiglia. Solo nel Pd tutto ciò viene visto con fastidio. Con orgoglioso rifiuto. Solo nel Pd ha vinto l’idea del “non siamo carismatici, perché siamo concreti”. Con la versione hard, quella dalemiana del “non siamo carismatici perché siamo seri. Il carismatico è per definizione un cialtrone”. Solo nel Pd c’è l’idea che “prima il programma, poi le alleanze, poi il leader”. Un’idea da prima Repubblica, e come tale rispettabile (è stata la “nostra” Repubblica). Ma come tale, a forte rischio di autoreferenzialità, in un mondo nuovo in cui, a differenza della prima Repubblica di cui sopra, c’è molta vita e molta politica fuori dai partiti.
Vendola può rompere tutto questo. Glielo auguro. Non servirà a far vincere lui, ma servirà a rendere più vincente il Pd.
Ma poi, Vendola, è davvero così perdente? Sì, ti dicono dal Pd. E ti ricordano che in Puglia non ha avuto la maggioranza assoluta, che ha vinto perché l’Udc è andata da sola. E qui, scusate, ma sorrido. Rispettosamente, ma sorrido. Perché non riesco a capire come nel centrosinistra si riproponga ogni volta la sindrome che ha già distrutto due volte Prodi. La sindrome della squadra che solitamente perde 6-0, poi arriva uno che ti fa vincere magari ai rigori, e tutti a maledirlo perché “ha vinto troppo poco”. Salvo poi, senza di lui, tornare a perdere 6-0.
Sapete dirmi che fine hanno fatto gli altri governatori come Vendola usciti dall’infornata del 2005? Ve li elenco, ma se avete bambini accanto mandateli a nanna: Marrazzo. Del Turco. Bassolino. Loiero. Per accompagnare degnamente questo elenco, ci vorrebbe la musica di “Profondo Rosso”.
E già che ci siamo: com’è andata ai due candidati emergenti delle ultime regionali? I due sceriffi, quelli che sulla sicurezza avevano capito tutto. Uno stava in Lombardia, si chiamava Penati e parlava come un leghista. L’altro si chiamava De Luca, stava in Campania e parlava come Cetto La Qualunque. Non potevano vincere, d’accordo. Ma potevano comunque recuperare voti, dimostrare che la loro “tolleranza zero” aveva qualcosa di redditizio. Hanno perso con percentuali superiori alle attese. Allora, il perdente è Vendola, colpevole di avere vinto solo due volte le primarie e solo due volte le elezioni? Vogliamo dire che è stato anche fortunato? Benissimo, vincente e fortunato. Doppio pregio, non pregio dimezzato.
Però lo so, contro Berlusconi non vincerebbe. Come d’altronde, non vincerebbe Bersani. Questo pensano tanti elettori del centrosinistra, questo penso anch’io. E concludo con un’altra metafora calcistica (in attesa che un governo serio, come primo atto, le metta fuori legge): se Inter e Chievo arrivano a lottare per lo scudetto, chi dei due, perdendo, potrà comunque dire di essere andato largamente oltre le aspettative? Chi dei due, perdendo, dovrà fare i conti con il fallimento di un intero progetto?
(pubblicata da Federico Russo il giorno sabato 2 ottobre 2010 alle ore 13.45)

La Volpe del Tavoliere rimase impagliata (cit.)

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Troppo facile scrivere oggi contro D'Alema, ma una riflessione va fatta, perche' il voto di Puglia qualche cosa ce la dice.
La prima cosa e' che dalle primarie non si torna indietro. Chi continua a ripetere che siano controproducenti, che siano una perdita di tempo o altro, vuol dire che non ha capito di che pasta sia fatto il nostro elettorato.
La seconda cosa e' che le primarie possono essere organizzate in una settimana, con risultati imponenti. 200.000 persone ai gazebo vorranno dire qualcosa ? Dunque, basta con i "non c'e' tempo", basta, ne abbiamo le scatole piene di decisione prese al chiuso di una stanza e fra quattro persone.
La terza cosa che queste primarie ci dicono e' che non esiste alcun laboratorio politico, qualunque fosse il significato.
La quarta cosa e' che il nostro elettorato e' di centro sinistra, non quello dell'UdC e se vogliamo ritornare ad essere un partito importante e' quello a cui dobbiamo puntare.
Adesso, se non bastasse, un po' di autocritica, perche' se e' vero che non si puo' andare con le tendenze, e' pur vero che noi non abbiamo una base politica su cui dialogare. La politica delle alleanze non funziona se non e' convincente. E per convincere c'e' bisogno di contenuti.
Vendola ha vinto perche' i contenuti li ha messi ed e' evidente che il 70% del centro sinistra giudica la sua politica in Puglia efficace. O ce ne rendiamo conto o non avremo alcunche' da dire.
Si conferma che la strategia, senza il consenso e' nulla e la strategia si costruisce, si pianifica avendo presente il polso dell'elettorato. Se questo non c'e', vuol dire che si e' leader di cartapesta o del salotto di casa, perche' oltre non si va. Questo e' il punto.
Adesso, nel Lazio, va fatto un ragionamento chiaro, perche' non vorrei che nello scambio Puglia-Lazio, il centro sinistra perdesse anche quest'ultimo, perche' non vorrei che l'incapacita' dei piani alti di leggere il Paese, ci costringesse, con scelte che gia' stanno prefigurando uno scenario incomprensibile, a una campagna asfittica, perche' vorrei capire dai grandi strateghi se gli elettori in tutto questo sono compresi.
Allora, io credo che abbiamo bisogno di un cambio chiaro, non di rimettere in discussione il segretario, e, stavolta per favore, mettiamoci la politica dentro.
(Sergio Gaudio)

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