Archive for 2013

Che poi

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Mi Che poi io sono uno che spesso inizia con che poi. Cioè, meno spesso di quanto mi capiti di usare la parola cioè dopo un punto fermo, ma comunque con una certa frequenza.
Perché diciamocelo, se uno inizia con che poi e prosegue con cioè ha già portato a casa metà del lavoro, come quelli che quando andavo al liceo avevano il Moncler della taglia giusta, non in crescenza come il mio che mi arrivava a mezzacoscia, e di un colore di moda tipo blu, non verdebosco o tortorachiaro come lo sceglieva mia madre così era più originale, anche perché l'aneddoto da sfigato del liceo non guasta, quindi tanto vale usarlo specie dopo che poi e cioè.
Che poi, cioè, aneddoto da sfigato e punteggiatura sparpagliata un po' a cazzo. Un, po'. Come dire, guarda che io la virgola la metto dove dico io perché dietro c'è una logica un pensiero mica come voi, stronzi, ne avevo solo un paio e le ho messe da paura prima e dopo stronzi mica vicino a paio perdio.
Che altro? Ah, magari un ah dopo che altro e la bambina coi capelli rossi della seconda elementare, che mi disse una cosa molto intelligente per la sua età -non importa quale, basta che sia verosimile- con esito un po' commovente un po' cinico, un paio di cose orrende che farebbero di me un uomo di merda se non fosse che le racconto il che mi restituisce lo status di figo (con la gi sennò al nord non gradiscono e perdersi tutti i lettori del nord è un suicidio), eppoi qualche eppoi e cheffai e maddai di quando in quando, ché le doppie alzano le endorfine.
E poi (anzi, eppoi) via, col prossimo post.

Il signor Rossi e Calderoli

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Se il signor Rossi avesse la certezza che uscendo per strada e mettendosi a scureggiare rumorosamente mentre con una mano si scaccola e con l'altra si tocca il pacco si assicurerebbe la stessa attenzione che in questi due giorni è stata riservata a Calderoli per quello che ha detto, magari il signor Rossi finirebbe perfino per farlo.
Ho il sospetto, però, che si limiterebbero a guardarlo con un certo schifo, ignorandolo del tutto o al limite facendosi sfuggire un breve sorriso di scherno.
Date retta, è soprattutto per questo che il signor Rossi non lo fa.

Incellofanati

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Marco Pannella, nella scorsa conversazione settimanale con Valter Vecellio, ha avuto modo di eccepire sul mio intervento al Comitato Nazionale di Radicali Italiani, durante il quale, a suo dire, avrei ripetuto troppe volte di aver imparato (politicamente) dai radicali tutto quello che so: senza rendermi conto, sempre a suo dire, che io -testualmente, "poverino"- avrei detto "scientificamente" (sic)  "una cazzata", giacché sono arrivato al partito non "influenzato e determinato" (sottolineo, "determinato") da quelle cose che percepivo "divenire possibili" anche là, ma "da quello che pensavano tutti quelli che sentono Fazio e Litizzetto", cioè "tutti quanti gli altri, che è la cosa opposta".
Ora, il punto non è manco che Pannella mi abbia dato sostanzialmente del coglione, peraltro attraverso un ragionamento più nebuloso e contorto del solito; me ne farò una ragione e sopravviverò, come del resto con Pannella mi è già toccato di fare più di una volta.
Il punto vero, a quanto pare, è che gli altri, cioè quelli meno "poverini" di Capriccioli, quando arrivano al partito non ci arrivano con un precedente bagaglio di esperienze, quali che esse siano, ma "influenzati e determinati" solo dalle cose che si dicono là dentro. Da prima, il che dev'essere una specie di prodigio (magari "scientifico", chissà).
Se ne deve dedurre che gli altri, i non "poverini", glieli mandano nuovi di zecca, a Pannella.
Incellofanati, proprio.
Roba che prima non hanno mai visto manco un telegiornale, pronti da "influenzare" e "determinare" dopo averli scartati nel salone e aver buttato l'imballo nel bidone della plastica.
Mica come me, poverino, che prima di mettere piede a Torre Argentina già sapevo chi era Fazio.

Quelli con cui andate a braccetto

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Qualcuno dovrebbe far presente a Papa Francesco che la "spina nel cuore" rappresentata dalle condizioni degli immigrati si deve in larghissima misura ai partiti politici che la Chiesa Cattolica ha convintamente sostenuto allo scopo di affermare le proprie convinzioni sull'aborto, sul fine vita, sui diritti degli omosessuali e via discorrendo; e che no, non è vero che "siamo tutti responsabili", perché alcuni, nella specie gli stessi con cui i vescovi sono andati a braccetto spesso e volentieri, sono evidentemente più responsabili di altri.
Delle due l'una: o la giornata di oggi rappresenta una presa di distanza definitiva da coloro che hanno concepito simili nefandezze, nonostante la "convergenza" sui cosiddetti "temi etici", oppure piagnucolare a Lampedusa è perfettamente inutile, alla faccia degli sdilinquimenti pubblici cui stiamo assistendo.
Altrimenti, perdonatemi, è davvero troppo facile.

Rinuncio

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Io non lo so, se vedere un prete su una bella auto faccia o non faccia male. Però so che fa male, o meglio fa girare gli zebedei, sapere che la Chiesa Cattolica si ciuccia ogni anno centinaia di milioni (milioni, ho detto) di euro da gente che non ha manifestato in alcun modo la volontà di darglieli.
Delle due l'una: o 'sta svolta della povertà è una cosa vera, e allora mi aspetto da un momento all'altro che Bergoglio rinunci all'otto per mille relativo alla ripartizione delle scelte non effettuate, oppure si tratta dell'ennesima enunciazione di principio dalla quale non si fanno discendere le debite conseguenze.
Resto in trepida attesa di un gesto dirimente.

Fuori

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Fuori da qua, da questa stanza quadrata, dicono ci sia il mondo.
Passa un discrimine sottile, tra crederci e doverci credere. Potresti doverlo considerare un trascurabile accidente, se ci sarai costretto.
E,  se ci sarai costretto, così farai.
Non importerà più se quel mondo è roba vera, da toccare con le mani, o solo l'affresco delle tue ossessioni che ti si compone davanti agli occhi nel modo consueto per poi scomporsi a piacere, lasciando sul pavimento il suo oracolo da lavare via prima di guardarlo.
Te lo domanderai, quando sarà il momento. Metterai via con pazienza l'imbarazzo di esserti, ancora una volta, riconosciuto, insieme alla manciata di bellezza in cui ti sei imbattuto senza poterla guardare.
E poi quella bellezza, la somma di tutte quelle bellezze ignorate, ti assalirà di notte, svegliandoti con un senso di attesa denso e appiccicoso e svanendo come vapore dai rettangoli di luce delle tapparelle.
In una stanza quadrata, fuori dalla quale, presumibilmente, ci sarà il mondo.

Ma quale "allora"

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Al mare, parlando dei figli, i miei coetanei attaccano la solita solfa: oggi per  ragazzi ci sono mille pericoli perché si beve, girano le canne, vanno in giro da soli e chissà che fanno.
Mica come "allora", dicono, volendo alludere a quando noi avevamo la loro stessa età.
Io perlopiù ascolto, perché di discutere non ci ho voglia.
Però alla fine, dai e dai, me lo tirano fuori con le pinze che penso sia esattamente il contrario: che probabilmente siamo stati noi, da ragazzini, ad aver corso più pericoli di loro.
E mi chiedo come abbiano fatto, i miei coetanei, a dimenticare che "allora" girava l'eroina, e girava che perdere uno che conoscevi con una siringa nel braccio non era manco più un avvenimento; che "allora" poteva succederti normalmente che ti puntassero un coltello in pieno giorno per prenderti il Moncler; che "allora" interi quartieri di Roma (parlo di Roma, non di Lagos) erano off limits, nel senso che se ti azzardavi a entrarci era difficile che ne venissi fuori tale e quale a prima; che anche "allora" c'era il rischio di frequentare le cosiddette "cattive compagnie", solo che se ne parlava molto meno.
Non so come, ma l'hanno dimenticato.
Hanno preso questa parola, "allora", e ci hanno messo dentro tutta una vita immaginata, astratta, finta: come se fosse insostenibile pensare che i propri figli debbano affrontare, alla fine della fiera, gli stessi problemi che hanno dovuto affrontare loro; come se in qualche modo misterioso ricordarsene sminuisse la loro credibilità di genitori.
A me non mi convince, 'sto metodo. Lo trovo controproducente, proprio. E quindi mi ci provo, a non dimenticare.
Il giorno che dovesse succedere, per favore, qualcuno mi faccia rileggere questo post.

Così simile a me

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Incombeva metà settembre. Di lì a qualche giorno l'odore dei libri nuovi mi avrebbe riportato, come sempre, alla vita solita che sarebbe durata un anno intero.
Però, da queste parti, ce n'era ancora per un pochino.
Una manciata di giorni di mare, il vento che pungeva dopo il bagno e quelle onde di dolore sconosciuto che iniziavano a muoversi sotto la pancia.
Un pugno di sere da uscire col golfino, il mondo in tasca, lei in piedi sul portapacchi della Safari con le mani appoggiate sulle mie spalle.
Sarebbe ozioso domandarmi cosa ne sia stato, del posto che andavo cercando nel mondo, o chiedermi perché quel posto sia cambiato tanto rispetto a come lo immaginavo, ammesso che lo immaginassi, allora.
Ciò che continua a stupirmi è quanto quel ragazzino di trent'anni fa, nonostante tutto, sia ancora adesso così simile a me.

Avete perso un alibi

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E' una notizia magra, per chi vuole cambiare faccia a un paese, la condanna a sette anni di Berlusconi. E' un magro pensiero illudersi che quella condanna possa finalmente spalancare la strada al cambiamento: perché presuppone la convinzione che prima fosse lui, quello che lo impediva.
A me Berlusconi non piace. Neanche un pochino. Però, giusta o sbagliata che sia la sentenza, so che se un presunto cambiamento si ferma a causa di una sola persona, chiunque essa sia, non è un cambiamento, non lo è stato mai e non inizierà nemmeno dopo la sua uscita definitiva dalla scena politica.
Perché i cambiamenti autentici travolgono i governi, gli eserciti, la storia: figurarsi se possono fermarsi per uno come Berlusconi.
L'esultanza di oggi mi parla di una sola cosa: il respiro corto, cortissimo, di quelli che la incarnano.
Ragion per cui, io la vedo così: voi state esultando, ma forse dovreste rattristarvi.
Perché ieri non avete guadagnato lo spazio che vi serviva per cambiare faccia al paese.
Semplicemente, avete perso un alibi.

Elezioni: qualche osservazione sui miei risultati

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Prima di tutto: alle elezioni comunali di Roma 2013, secondo Municipio, ho ottenuto 109 preferenze, classificandomi al nono posto in lista; l'ottavo (quello prima di me) ha ottenuto 136 voti. I primi 5 (cioè quelli che credo entreranno in Consiglio Municipale) hanno ottenuto rispettivamente 420, 254, 235, 210 e 179 voti. Quindi ecco la prima, impietosa indicazione: non ci sono andato neanche vicino.

A parte questo, però, ci sono altri due o tre particolari interessanti.

Ho ottenuto voti in 60 sezioni sulle 155 del mio municipio, quindi circa nel 38% delle sezioni: si tratta apparentemente di una quota bassa, ma si deve considerare che dopo gli accorpamenti i municipi di Roma sono diventati grandissimi: e quindi coprirli in modo uniforme non era un'impresa facile. Le "punte massime" sono state tre sezioni con rispettivamente 9, 6 e 5 voti, mentre in tutte le altre sezioni ho totalizzato quasi sempre 1 o 2 preferenze, con rarissime eccezioni di 3 o 4.

Interessantissimo il riscontro sul cosiddetto "tandem", cioè sulla possibilità di esprimere, volendo, una preferenza per un uomo e una preferenza per una donna: Francesca Battistelli, con la quale ho condiviso un bel po' della campagna elettorale, ha ottenuto 63 voti, ma di quei 63 ben 35 (più della metà) sicuramente non li ha portati a me, visto che li ha ottenuti in sezioni nelle quali io non ho preso alcun voto o, per la differenza, in sezioni nelle quali ha preso più voti di me. Io, a mia volta, sicuramente non le ho portato 91 dei miei 119 voti (circa i tre quarti), avendoli ottenuti in sezioni nelle quali lei non ha avuto voti o, per la differenza, in sezioni nelle quali ho preso più voti di lei. Il tutto, naturalmente, dando per scontato (mentre scontato non è), che laddove abbiamo ottenuto lo stesso numero di preferenze queste siano state prese in "tandem"; ma ovviamente non c'è modo di verificarlo. Il che significa, in estrema sintesi, che 'sta faccenda del "tandem" non funziona, o perlomeno che Francesca ed io non siamo stati capaci di farla funzionare: visto che se fossimo riusciti a "condividere" tutti i voti avremmo preso entrambi (almeno) 154 preferenze.

Ma la faccenda più interessante in assoluto riguarda le preferenze di chi ha vinto: ebbene, il primo in lista con 420 voti ne ha ottenuti ben 317 in sole 8 sezioni; analogamente, il secondo in lista con 254 voti ne ha ottenuti 95 anche lui in sole 8 sezioni; il terzo ha avuto preferenze più distribuite, con un paio di "punte" in altrettante sezioni, mentre il quarto con 210 voti ne ottenuti 126 in sole 8 sezioni (otto dev'essere il numero magico). Dal che si può desumere che le elezioni municipali si vincono in una manciata di sezioni, mentre nelle altre vanno più o meno tutti allo stesso modo.

Ultimo dato: mi pare (dico mi pare perché ho il pdf, mentre per fare il calcolo preciso mi servirebbe il foglio Excel, a meno di non voler ricopiare a mano i dati di tutti) che tra i candidati di fascia medio-alta io sia quello che ha le preferenze distribuite in modo più omogeneo: il che potrebbe indicare, sia pure nel piccolo di un'elezione così circoscritta, una specie di "voto d'opinione radicale" locale.

Riassumendo: non ce l'ho fatta, ma 119 preferenza significano 119 persone che hanno scritto il mio nome (o lo pseudonimo "Metilparaben") sulla scheda elettorale. Ed è comunque un numero che a me fa impressione.

Grazie, davvero, a tutti.

Colpa dei rom

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E' colpa dei rom, se a Roma prendere un mezzo pubblico è diventata un'impresa. E' colpa dei rom, se da decenni la città è sventrata e le casse comunali sono dissanguate per una metropolitana che forse non finiranno mai. E' colpa dei rom, se le strade sono disseminate di buche al punto che passarci in carrozzina diventa un calvario. Sono colpa dei rom la mondezza in mezzo alla strada, le code chilometriche sul raccordo, il cemento che ci cresce intorno nonostante l'aumento degli immobili sfitti, lo sperpero delle municipalizzate, le piste ciclabili che non esistono, l'amianto sparpagliato in giro per demolire il velodromo senza che nessuno lo sapesse, i quartieri lasciati senza illuminazione stradale per anni, il lungomare di Ostia sequestrato dai privati in barba alla legge, le fermate degli autobus inaccessibili ai disabili, gli asili nido che mancano e quando ci sono sono irregolari, lo schifo dei manifesti abusivi appiccicati impunemente in ogni angolo disponibile.
E' colpa dei rom, mica del sindaco che ci ha amministrato negli ultimi cinque anni.

Gentile Sindaco Alemanno

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Gentile Sindaco (mi auguro ancora per poco) Alemanno,
Le farei notare che è stata la Sua politica di sgomberi a tappeto a rendere la questione dei rom un problema drammatico di questa città, e quindi, come dire, magari Marino desse loro delle case, ne guadagneremmo noi e loro; che l'eventuale abolizione dell'IMU sulla prima casa e il passaggio da Equitalia a Equaroma non dipendono da Lei e dai Suoi cosiddetti "referendum online" destinati a qualche migliaio di persone scelte a caso, nonostante quello che cerca di far credere ai cittadini; che chiamare in causa la Sua personale idea di "sviluppo" e soprattutto di "occupazione", creda a me, non le fa fare una bella figura, ragion per cui al suo posto eviterei proprio di parlarne; che la questione delle occupazioni abusive non si risolve, e due, limitandosi a ripetere la parola "sgombero" come un mantra, ma mettendo in campo una serie di politiche efficaci per fronteggiare l'emergenza abitativa, cosa che non mi risulta sia stata al centro della sua attenzione negli ultimi anni, se non a chiacchiere.
Gentile Sindaco (mi auguro ancora per poco) Alemanno, dia retta: rifletta un attimo sul quello che scrive nei manifesti elettorali.
Perché qua il pericolo vero non è votare Marino, ma rieleggere Lei.

E' tutto online, tranne quello che serve

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I territori dei municipi di Roma sono stati riformulati a marzo. L'11 marzo, per la precisione. Due mesi e mezzo fa. Ed ecco cosa c'è scritto, ancora adesso, sul sito del comune:



Nel frattempo, tanto per dirne una, ci sono state le elezioni comunali: cioè, c'è stata gente che nei municipi (quelli nuovi) si è candidata, e soprattutto gente che doveva capire in quale (nuovo) municipio fosse finita la sua residenza per poter votare correttamente. E sul sito del comune (sul sito del comune, dico, non sul blog di uno qualsiasi) questa informazione non è ancora fruibile.
No, dico, guardate che roba: perfino nella barra laterale c'è un bell'elenco di link che rimandano ai municipi vecchi, con il significativo prefisso "ex".


Due mesi e mezzo. Mesi, non ore. Non giorni. Mesi. E non si sono degnati di aggiornare il sito, pregiudicando gravemente i diritti dei cittadini.
Quando Alemanno se ne va in giro in televisione, con quella faccia soddisfatta, a ripetere che "è tutto online", dovrebbe perlomeno avere un po' di vergogna.

L'imbarazzo della scelta

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Allergologia e immunologia clinica, Anatomia Patologica, Anestesia rianimazione e terapia intensiva, Audiologia e Foniatria, Cardiochirurgia, Chirurgia dell'apparato digerente, Chirurgia generale, Chirurgia Maxillo facciale, Chirurgia plastica e ricostruttiva, Chirurgia toracica, Chirurgia vascolare, Dermatologia e venereologia, Ematologia, Endocrinologia e malattie del metabolismo, Farmacologia medica, Gastroenterologia, Geriatria, Igiene e medicina preventiva, Malattie dell'apparato cardiovascolare, Malattie dell'apparato respiratorio, Malattie infettive, Medicina d'emergenza-urgenza, Medicina del lavoro, Medicina dello sport, Medicina fisica e riabilitativa, Medicina interna, Medicina legale, Medicina nucleare, Medicina termale, Medicina tropicale, Microbiologia e virologia, Nefrologia, Neurochirurgia, Neurofisiopatologia, Neurologia, Neuropsichiatria infantile, Oftalmologia, Oncologia medica, Ortopedia e traumatologia, Otorinolaringoiatria, Patologia clinica, Pediatria, Psichiatria, Radiodiagnostica, Radioterapia, Reumatologia, Scienza dell'alimentazione, Statistica sanitaria e biometria, Urologia.

Fare il ginecologo non è obbligatorio.
Se proprio volete fare gli obiettori di coscienza per non praticare aborti, è sufficiente che scegliate una specializzazione diversa.
Guardate quante ce ne sono.

Il sindaco sostenuto dai sabotatori delle donne

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A prescindere dalla nostra candidatura, io non lo voglio più, un sindaco che è sostenuto da chi gioisce per questa vergogna. Da chi ha brigato e lavorato da anni, affinché questa vergogna prendesse corpo. Da chi saluta come un inno alla vita l'espropriazione del corpo delle donne, la loro equiparazione a un'incubatrice, un contenitore, una scatola.
Gente che ha distrutto i consultori, ha utilizzato il sabotaggio dei diritti civili come strumento di lotta politica, ha praticato e pratica l'imposizione della propria coscienza su quella degli altri, si fa in quattro per gettare le donne nel tunnel dell'umiliazione e della colpevolizzazione.
Io non lo voglio, un sindaco sostenuto da questa gente.
Perché mi piacerebbe vivere nella capitale libera di un paese libero.

Generatore automatico di appelli elettorali di Alemanno

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Istruzioni: fare refresh per ottenere un nuovo appello elettorale di Alemanno. E poi valutare se non sia il caso, per una volta, di votare quelli giusti.

Ombre fondamentaliste su Roma

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Secondo Avvenire (leggere per credere) alle prossime elezioni comunali di Roma occorrerà votare contro il riconoscimento delle coppie di fatto, contro il riconoscimento delle unioni omosessuali, contro il testamento biologico, contro l'aborto.
Adesso sta a voi decidere: votare per Alemanno, che ospita sul suo sito l'editoriale e giusto due giorni fa si è nuovamente schierato con il Movimento per la Vita, oppure scegliere chi per il riconoscimento delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali, per il testamento biologico e per il diritto delle donne di scegliere sul proprio corpo si batte da sempre.
Io, al vostro posto, non avrei dubbi.

Un impegno solenne dei sette radicali

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Uno degli ostacoli più imponenti che separano la politica dai cittadini, com'è noto, è la difficoltà di capire cosa avvenga realmente all'interno delle istituzioni: al di là delle cronache giornalistiche, voglio dire, che riportano -comprensibilmente- soltanto i fatti più eclatanti.
Ebbene, vi dico una cosa parlando ufficialmente a nome di tutti e sette candidati radicali nella Lista Civica per Marino, vale a dire Riccardo Magi, candidato al Consiglio Comunale, Paolo Izzo, candidato al 1° Municipio, Alessandro Capriccioli o che dir si voglia Metilparaben (che sono io), candidato al 2° Municipio, Leonardo Molinari, candidato al 3° Municipio, Davide Tutino, candidato al 7° Municipio, Demetrio Bacaro, candidato al 9° Municipio, Franco Giacomelli, candidato al 10° Municipio: ciascuno di noi, se verrà eletto, rendiconterà puntualmente, periodicamente e dettagliatamente tutta l'attività svolta nell'organismo di cui andrà a far parte; in modo chiaro e semplice, utilizzando il proprio blog o Facebook, rispondendo alle domande che gli verranno poste e tenendo conto degli eventuali suggerimenti.
Badate, non è una cosa tanto per dire: è un impegno solenne che assumo a nome di tutti e sette.
E che, com'è nostra abitudine fare, manterremo.
Saluti.

MAGI: DOMANI, MARTEDÌ 21 MAGGIO, DAREMO ALLA STAMPA I RISULTATI DEL TEST ANTIDROGA DI ALEMANNO

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Comunicato di Riccardo Magi, Radicali, Candidato nella Lista Civica Marino Sindaco.

Il sindaco Gianni Alemanno e alcuni candidati nella lista civica che lo sostiene hanno effettuato nelle settimane scorse il test antidoping, affermando - con grande riscontro di stampa - quanto un test del genere risulti importate per determinare un buon amministratore.
Mentre i risultati di quel test per tutti i suoi 48 candidati ancora si attendendo, come candidati Radicali in queste elezioni amministrative, pensiamo sia importante rendere noto alla stampa i risultati antidroga del Sindaco.
Durante la conferenza stampa presso il gazebo radicale allestito in Largo di Torre Argentina consegneremo anche le nostre ciocche di capelli e quelle di altri cittadini romani di diverse professioni e impieghi lavorativi, rappresentativi della popolazione romana.

APPUNTAMENTO PER LA STAMPA MARTEDÌ 21 MAGGIO ALLE ORE 11,30 PRESSO IL GAZEBO RADICALE ALLESTITO IN LARGO DI TORRE ARGENTINA.

ATTENZIONE: IN CASO DI PIOGGIA LA CONFERENZA STAMPA SI SVOLGERA' PRESSO LA SEDE DEL PARTITO RADICALE IN VIA DI TORRE ARGENTINA 76 - INFO:3338042937

Stupidità, non razzismo

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Non è mica una questione politica, sapete, ma logica.
Cioè, sottolineare che chi ha preso a picconate delle persone era clandestino, con ciò volendo desumere delle conseguenze sulla disciplina dell'immigrazione, è esattamente come affermare che chi ha sparato a questo o a quell'altro era, che ne so, un impiegato pubblico, e poi trarre delle conclusioni su come funzionano i concorsi.
Voglio dire: quando uno entra in Italia e gli accordano il permesso di soggiorno, mica lo fanno perché hanno acclarato in chissà quale modo che non prenderà a picconate nessuno, ma semplicemente perché un determinato iter burocratico risulta rispettato; il che equivale a dire che Mada Kabobo avrebbe fatto quello che ha fatto pure se fosse stato regolare, cosa che avrebbe potuto tranquillamente essere indipendentemente dalla sua propensione a picconare la gente.
Insomma, io non so se stracciarsi le vesti per il fatto che un assassino fosse clandestino denoti un atteggiamento razzista.
Quello che so per certo è che denota stupidità.
E neanche poca.

Manca solo il coprifuoco

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A Roma, negli ultimi anni, è andata così: invece di limitarsi a reprimere la sparuta minoranza di cittadini che compiva dei reati dopo aver consumato sostanze alcoliche, hanno iniziato a vietare a tutti -e quindi anche alla stragrande maggioranza dei cittadini, che com'è noto non sono soliti delinquere- di bere dopo una certa ora di notte; con ciò sottraendo alle persone perbene qualsiasi motivo valido per uscire di casa -a che pro andare a farsi un giro se non ci si può neanche fare una birra al fresco?- e perciò consegnando la città nelle mani dei criminali -se uno non si fa scrupoli a stuprare una donna, figurarsi a violare un’ordinanza comunale-, i quali hanno continuato a sbizzarrirsi nelle loro imprese senza avere tra i coglioni neppure l’intralcio dei cittadini normali; il tutto, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, causando un notevole danno economico agli operatori del settore e quindi alla crescita del PIL, di cui in un periodo di crisi come questo ci si riempie la bocca un giorno sì e l’altro pure. Insomma, negli ultimi anni, in questa città, è mancato solo il coprifuoco. Occhio a chi votate, gente. Avanti di questo passo, finiranno per dichiararlo davvero.

La città in cui è tutto vietato

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Che ne dite, volete aspettare che Alemanno vi proibisca perfino di respirare, oppure preferite votare chi può restituirvi un po' d'aria?


Partecipazione popolare: chi chiacchiera e chi la pratica

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Ricapitoliamo:

2009, delibera di iniziativa popolare per l'istituzione del registro dei testamenti biologici: raccolte 9.000 firme sulle 5.000 necessarie, messa all'ordine dei lavori, mai discussa;
2009-2010, delibera di iniziativa popolare sull'implementazione dell'Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati: raccolte 8.000 firme sulle 5.000 necessarie, calendarizzata solo dopo un dopo walk around di 20 giorni intorno al Campidoglio, approvata nel 2010;
2010-2011, interrogazioni popolari sul debito del Comune di Roma, sui derivati sottoscritti dal medesimo, sulle esenzioni ICI per gli enti ecclesiastici, sul patrimonio immobiliare del Comune di Roma, sull'ordinanza anti-prostituzione di Alemanno;
2012, delibera di iniziativa popolare sulle unioni civili: raccolte 8.000 firme sulle 5.000 necessarie, mai calendarizzata, Riccardo Magi espulso dall'aula del Consiglio Comunale per averlo ricordato ai consiglieri;
2012, 8 referendum comunali "Roma Libera Tutti" su mobilità sostenibile, cementificazione e consumo di suolo, libertà di scelta nei servizi comunali alla persona, testamento biologico, unioni civili, libero accesso al litorale di Ostia, raccolta differenziata: raccolte 44.000 firme sulle 50.000 necessarie;
2013, viene approvato il nuovo Statuto del Comune di Roma e riusciamo ad ottenere che per i referendum comunali siano necessarie 29.000 firme e non più 50.000;
2013, 5 referendum "Roma Libera Tutti" su mobilità sostenibile, cementificazione e consumo di suolo, testamento biologico, unioni civili, libero accesso al litorale di Ostia: raccolte le 1.000 firme dei promotori (tra cui quella di Ignazio Marino), i quesiti saranno depositati a giorni.
Il punto è: tra tanta gente che predica dalla mattina alla sera di "partecipazione popolare", i Radicali di Roma sono gli unici ad averla praticata davvero. Pazientemente, ostinatamente, spesso nell'indifferenza delle istituzioni e degli altri partiti politici.
Io non lo so, quale sia la "vecchia" politica e quale sia quella "nuova": ma so che noi ci abbiamo sempre provato, a far sentire la voce dei cittadini.
Coi fatti, non a chiacchiere.
Ricordatevene, quando andrete a votare.

Giusta? No, terrificante

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Allora, gente, la questione è questa: ritengo che la Marcia per la Vita sia una manifestazione fondamentalista; legittima, naturalmente, ma fondamentalista. Non può essere definito altrimenti un contesto nel quale l'aborto viene equiparato all'omicidio, e quindi -più o meno implicitamente- alle donne che abortiscono viene attribuita la qualifica di assassine.
Ebbene, da candidato nella Lista Civica per Marino al 2° Municipio di Roma, sono rimasto molto meravigliato quando il mio candidato Sindaco, ieri, l'ha definita "giusta": è un aggettivo che non condivido neppure in minima parte, dal quale mi dissocio senza riserve.
Riccardo Magi, il candidato radicale al Consiglio Comunale, si è già espresso in modo molto chiaro sulla vicenda: ma credo valga la pena che la mia voce si aggiunga alla sua.
Io, come ho già avuto modo di dire più di una volta, trovo la Marcia per la Vita una manifestazione terrificante: e oggi lo ribadisco con la massima chiarezza, certo di parlare anche a nome degli altri candidati radicali nei municipi, promettendo che se sarò eletto farò di tutto, nei limiti di quanto mi sarà possibile, per costituire un presidio vivente contro tutti gli integralismi e contro gli attacchi alla libertà di scelta delle donne sul proprio corpo.
Perché, da radicale, so bene una cosa: la legalizzazione dell'aborto è stato lo strumento attraverso il quale siamo riusciti a sconfiggere la piaga dell'aborto clandestino. E a far calare drasticamente, checché ne dicano, il numero degli aborti. Chi si batte per abrogare quella legge non vuole che gli aborti cessino: vuole semplicemente renderli criminali; consegnare le donne all'illegalità; lasciarle davvero sole, per poi colpevolizzarle e trattarle da assassine.
Non è antiabortista, chi vuole abrogare la legge 194. Manco per niente. A prescindere da quello che blatera.
Ed è bene che una buona volta lo si dica con chiarezza.
Tutto qua.

Update: Francesca Battistelli, anche lei candidata nella Lista Civica Marino al 2° municipio, si associa al contenuto di questo post. Non è la prima volta che ci troviamo d'accordo: se avete in mente di votare me, ricordate che potete votare anche lei.

Bell'esempio

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Si può dire tutto quello che si vuole: ma quando si arriva al punto in cui il Sindaco uscente (ricandidato alla stessa carica) e il Presidente del Consiglio Comunale uscente (anch'egli ricandidato) -vale a dire le due massime cariche istituzionali di un Comune importante come quello di Roma- sparpagliano per la città le loro affissioni abusive anziché dare l'esempio e vigilare responsabilmente sugli abusi degli altri, si può affermare in modo inequivocabile di essere giunti al punto di non ritorno.
Tra l'altro non si tratta mica di due personaggi qualsiasi: il Sindaco, Gianni Alemanno, è quello che ha vinto la scorsa campagna elettorale riempiendosi la bocca con le parole "decoro", "sicurezza", "legalità"; il Presidente del Consiglio Comunale, Marco Pomarici, è quello che ha cacciato e bandito dall'aula consiliare Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma, reo di aver ricordato ai consiglieri che se ne stavano strafottendo della volontà dei cittadini omettendo di calendarizzare, come la legge avrebbe imposto, la delibere di iniziativa popolare sulle famiglie di fatto.
Due politici tutti d'un pezzo, perbacco. Severi. Inflessibili. Tranne quando si tratta di applicare le regole a loro stessi.
Ho scattato personalmente, questa mattina, le due foto che vedete qua sopra. Affiggere manifesti abusivamente non è una cosa di poco conto: significa occupare arbitrariamente spazi che possono essere stati regolarmente acquistati da altri, danneggiare le casse comunali evadendo i diritti di affissione, oltre che insozzare la città di cartaccia dare pubblico esempio di un comportamento illegale.
Voglio dire, stiamo parlando del Sindaco e del Presidente del Consiglio Comunale, mica di due qualsiasi.
Che volete fare: continuare a votare questa gente, oppure dare fiducia a noi, che la combattiamo da anni?
A voi la scelta.

Il proibizionismo è un tema "locale"

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Dopo il mio post di ieri qualcuno ha eccepito, non senza qualche (apparente) ragione, che il proibizionismo sulle droghe non è un tema di competenza comunale: e che quindi sarebbe improprio, come hanno fatto i sette radicali candidati nella Lista Civica per Marino, farlo entrare nel dibattito delle elezioni amministrative.
Perdonatemi, ma io la vedo diversamente.
Il punto, secondo me, è che l'atteggiamento proibizionista che caratterizza il tema (nazionale, e su questo avete ragione) delle droghe è esattamente lo stesso col quale Alemanno e i suoi hanno governato Roma negli ultimi anni, sparando una dietro l'altra decine di ordinanze con le quali veniva vietato praticamente tutto: a partire dalla possibilità di bersi una birra fresca all'aperto, per finire con le grottesche alzate d'ingegno "anti-bivacco" che impediscono perfino di farsi un panino in mezzo alla strada.
Si tratta dell'atteggiamento che pretende di rendere la nostra città migliore impedendo ai cittadini perbene (che sono la stragrande maggioranza) di popolarla e viverla, e quindi, di fatto, la svuotano e la lasciano nella mani di quei pochi facinorosi che delle ordinanze se ne infischiano comunque, e che avendo campo libero anche rispetto al naturale "controllo sociale" che deriverebbe dalla presenza di tutti gli altri imperversano come e più di prima.
Ecco perché sono convinto che il proibizionismo sia, nella sua accezione più larga, un tema molto più "locale" di quanto si pensi: e che sia centrale soprattutto in una città come Roma, che è stata trasformata da capitale europea a provincia periferica, a deserto spopolato del tutto invivibile sia per i residenti che per i turisti.
Bisogna che la gente se la riprenda, Roma, che torni a viverla: è necessario per la sua sopravvivenza, prima ancora che per il suo rilancio.
Noi ci proveremo, se saremo eletti, a scardinare quelle ordinanze. A cancellarle. A riaprire a tutti le strade di questa città.
Contateci.
Perché essere antiproibizionisti, come siamo noi, non significa parlare soltanto di droghe.

Un esamino di coscienza

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In estrema sintesi succede questo: i 7 radicali candidati nella Lista Civica di Ignazio Marino (tra cui lo scrivente)  aderiscono alla Million Marijuana March di Roma 2013, sottolineando a chiare lettere che "il proibizionismo è una delle facce con cui il totalitarismo sta già rivivendo nelle nostre istituzioni producendo morte, dolore e disperazione nelle carceri, nelle strade, nelle famiglie, calpestando i diritti e la vita degli individui a beneficio delle mafie", e l'Assessore De Palo commenta dicendo che la politica "dovrebbe rimanere al di fuori del dibattito sulla legalizzazione delle sostanze stupefacenti" (sic) e che "è urgente rinsaldare l’alleanza tra Istituzioni, famiglie e giovani per combattere il dramma dell’utilizzo di stupefacenti".
Il che, per la verità, è davvero curioso: perché è proprio l'atteggiamento di chi si ostina a mentire spudoratamente sulla cannabis, sostenendo che si tratta di una droga pericolosa alla stregua degli stupefacenti pesanti, a danneggiare i nostri giovani, violando ogni principio di verità, tradendo la loro fiducia e consegnandoli dritti dritti nelle mani dello spaccio illegale e della criminalità.
Dicono che noi, aderendo alla Million Marijuana March, danneggiamo i giovani?
Chiacchiere.
La verità, quella che conosciamo tutti, è che sono loro a fargli davvero del male. A consentire, con le loro proibizioni insensate, che abbiano a che fare con chi in una tasca ha la marijuana e nell'altra l'eroina. A spedirli, senza passare per il via, dentro la bocca del lupo.
La smettano, una buona volta, di criminalizzare chi dice ai ragazzi la verità.
E si facciano, piuttosto, un esamino di coscienza.

Il voto utilissimo

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Allora, gente, le cose stanno più o meno così: Ignazio Marino, candidato sindaco di Roma per il centrosinistra, ha deciso di imbarcare nella sua lista civica sette (dicasi sette) radicali.
Uno di quei sette è candidato al Consiglio Comunale e si chiama Riccardo Magi: negli ultimi due anni abbiamo lavorato insieme, spalla a spalla, occupandoci di diritti civili, mobilità sostenibile, antiproibizionismo, trasparenza, legalità. Occupandocene sul serio, voglio dire, non a chiacchiere: attraverso le interrogazioni, gli accessi agli atti, le delibere di iniziativa popolare, i referendum comunali, i tavoli di raccolta firme.
Gli altri sei si chiamano Paolo Izzo, Alessandro Capriccioli (essì, sono io, ma sulla scheda potrete scrivere anche "Metilparaben"), Leonardo Molinari, Davide Tutino, Demetrio Bacaro e Franco Giacomelli, candidati rispettivamente al 1°, al 2°, al 3°, al 7°, al 9° e al 10° municipio.
Ora, la questione è: vogliamo mandarcelo, in Consiglio Comunale, uno che ha fatto davvero le cose di cui altri si vantano senza neanche sapere che sono? Cioè, uno che la partecipazione dei cittadini l'ha attivata concretamente, che ha fatto approvare l'anagrafe pubblica degli eletti, che ha raccolto le firme per la delibera di iniziativa popolare sulle coppie di fatto e poi è stato bandito dal consiglio comunale per aver ricordato ai consiglieri che avevano l'obbligo di calendarizzarla, che si è costituito parte civile al posto del comune per difendere la salute dei cittadini messa a repentaglio dall'amianto, che ha cercato di portare i romani ai referendum con "Roma Sì Muove" mancando l'obiettivo per un pugno di firme e adesso ci riprova con "Roma Libera Tutti", che ha ingaggiato la battaglia contro i manifesti abusivi quando ancora non era di moda, che prima ha studiato e poi ha cercato di raccontare la mostruosa vicenda del debito del Comune di Roma?
E vogliamo mandarceli, nei municipi, quelli che da anni lavorano insieme a lui?
Secondo me, che sono parte in causa ma quello che penso ve lo dico ugualmente, provare a mandarceli non sarebbe un "voto utile".
Sarebbe un voto utilissimo.
Poi fate voi.

I brividi di Rodotà

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Vorrei far sommessamente far notare una cosa: un conto è dire che con l'elezione di Napolitano la "vecchia politica" si è arroccata, si è ripiegata su se stessa, si è prodotta per l'ennesima volta in una strenua difesa delle proprie rendite di posizione; il che, sono il primo a convenirne, ha senso e per molti versi è pure condivisibile.
Un altro conto, però, è la variegata sequela di castronerie che ho sentito pronunciare in televisione dai manifestanti di Piazza SS. Apostoli.
Un secondo settennato è incostituzionale (ma quando mai), è stato violato l'articolo 1 della Costituzione che affida la sovranità al popolo (questa è una democrazia rappresentativa, ragazzi), la "gente" voleva Rodotà (ma quale gente? quelli delle quirinarie? quelli, che manco si sono degnati di dirci quanti fossero, sarebbero la "gente"?), fino ad ipotizzare addirittura avventurosi "ricorsi" (ma quali ricorsi? e in quale sedi? e con quali motivazioni?) contro l'elezione di Napolitano.
Datemi retta: limitatevi alla politica, ed evitate di avventurarvi in territori che vi sono evidentemente sconosciuti.
Rodotà, quello di cui scandivate il nome in piazza, è un costituzionalista coi fiocchi.
A sentirvi dire quello che dicevate, credetemi, gli sarebbero venuti i brividi.

Ecco perché no

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Eppure Civati ve l'ha data, la risposta alla domanda che tambureggia da ieri: PD, perché non Rodotà? O meglio, ve l'ha data quasi tutta, lasciando a voi il compito (penoso) di completarla.
Rodotà non aveva i numeri, dice Civati. Il che equivale a dire che non sarebbe stato votato da una parte del PD tanto significativa da pregiudicarne l'elezione e "bruciarne" il nome.
Embè? Direte voi. Hanno bruciato i nomi di Marini e Prodi, non valeva la pena di rischiare di bruciare anche quello di Rodotà pur di tentare? Tanto, male che fosse andata, non sarebbe stato eletto comunque: e il partito sarebbe apparso dilaniato esattamente nello stesso modo che tutti hanno potuto vedere durante il primo e il terzo scrutinio.
Mica vero. E questa, abbiate pazienza, è la parte di risposta che Civati ha lasciato a voi.
Perché un conto è dimostrarsi divisi perché una parte dei propri parlamentari, avendo a cuore la "volontà popolare", non ci sta al cosiddetto "inciucio" col berlusca; un altro è rendere evidente al paese che cento o duecento di loro hanno poco o niente a che vedere con una visione laica e progressista del mondo e della politica. Anzi, che la schifano. La temono. La aborrono.
Cioè, in estrema sintesi, che il Partito Democratico non è quello che dice di essere.
Per questo la candidatura di Rodotà non poteva essere sottoposta al voto: perché avrebbe rivelato agli elettori del PD il fatto che il PD, nel suo complesso, non è affatto quello che loro pensano che sia; o, per dirla meglio, non è affatto ciò che lo stesso PD, alimentando colpevolmente un equivoco che va avanti sin dalla sua nascita, ha raccontato loro di essere.
Insomma: bruciare Marini e Prodi avrebbe mostrato un partito diviso; bruciare Rodotà avrebbe impietosamente disvelato un partito che prende per il culo i suoi stessi elettori.
Che dite, è sufficiente come risposta?

Emma

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Oggi ho rifatto il template di questo blog. Così, per vedere come veniva. Avete presenti quelle cose che uno le fa senza sapere bene perché? Ecco.
Poi, mentre guardavo com'era, mi è venuto in mente che Emma è ancora eleggibile.
La Bonino, dico, non quella che canta.
E allora, avendo 'sto blog che sembra nuovo di zecca, ne approfitto e ve lo scrivo: Emma, volendo, si può votare.
Così, nell'ipotesi in cui non sappiate come venirne fuori vivi.
Perché sarebbe un modo fantastico di venirne fuori, sapete? Cioè, ve la cavereste rispolverando l'ipotesi che era la migliore sin dall'inizio. Mica male, eh?
Non so, magari ci avete già pensato. Magari le avrete pensate tutte, ci mancherebbe.
Però, nel dubbio, io ve lo ricordo.
Poi non dite che non vi ho dato una mano, eh?

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