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Roma si muove

3 Commenti »

Ambiente, diritti, mobilità, costi della politica.
Roma, finalmente, si muove: ammesso che i romani ci diano una mano a farla muovere.
Appena ci danno il via -e manca poco- partiranno otto referendum comunali, uno più importante dell'altro:

  • meno traffico, più trasporto pubblico e car sharing, raddoppio della rete ciclabile, pedonalizzazione del centro storico;
  • stop al consumo del territorio
  • strategia rifiuti zero: riuso, riciclo, porta a porta in tutta la città;
  • mare libero e navigabilità del Tevere;
  • welfare dei servizi alla persona;
  • riduzione dei costi dell'apparato amministrativo e trasparenza totale su appalti e spese comunali;
  • istituzione del registro dei testamenti biologici;
  • riconoscimento e sostegno alle famiglie di fatto.
Che ne dite, il menu vi piace? Potete approfondirlo cliccando qua: e prepararvi a darci una mano, perché tra poco si tratterà di raccogliere le firme per realizzarlo.
Restate sintonizzati: ci sarà davvero bisogno di tutti.

Non perché guadagnano, ma perché si nascondono

10 Commenti »

Vi dico la verità: non sono uno di quelli che si indignano all'idea che i parlamentari abbiano una busta paga sostanziosa, poiché ritengo che la loro attività sia (astrattamente) assai impegnativa, che comporti (astrattamente) notevoli responsabilità e che implichi una serie di rilevanti costi (astrattamente) finalizzati a rendere effettivo il rapporto con i cittadini e la comprensione dei loro problemi.
Né, debbo aggiungerlo, gli "astrattamente" che ho appena dovuto aggiungere tra parentesi potrebbero indurmi di per sé a una diversa valutazione, perché sono convinto che se una classe politica non si impegna, è priva di responsabilità e se ne strafotte del proprio mandato il punto sarebbe indurla a comportarsi in modo diverso, non rassegnarsi a tenersela così com'è accontentandosi di pagarla la metà.
Ciò premesso, e detto che in un momento di crisi nel quale si chiedono sacrifici a tutti ritengo comunque giusto che si parli anche degli stipendi dei parlamentari, quello che davvero non sopporto è l'atteggiamento di minimizzazione che costoro assumono ogni qual volta si parla dei loro quattrini.
Perché, ne converrete, un conto è guadagnare bene e rivendicare che si tratti di una circostanza giustificata dal valore del proprio lavoro, un altro è voler dare a bere agli altri di avere un reddito e dei benefici che tutto sommato non sono niente di speciale.
Ebbene, siccome pare che i nostri deputati e senatori abbiano scelto la seconda opzione, se ne deve dedurre che siano essi stessi i primi a ritenere marginale l'apporto che danno al paese: e che quindi siano costretti a nascondere ai cittadini non tanto il loro reddito in sé e per sé, quanto la sproporzione tra quel reddito e l'effettiva utilità del loro lavoro.
Di questo, credo, sarebbe davvero importante parlare: di come fare in modo che la classe politica, a prescindere da quello che guadagna, si ponga effettivamente al servizio del proprio paese; altrimenti, come spesso accade, si finisce per precipitare nella demagogia, che specie in un momento come questo non mi pare utile a nessuno.

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