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Chi sono i veri finanziatori delle mafie?

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L'ultima alzata d'ingegno di Giovanardi è fare il test antidroga anche ai giornalisti della RAI, perché perché a suo dire, finché l'azienda viene finanziata col canone, è giusto che "i signori che prendono centinaia di migliaia di euro dimostrino che non sono finanziatori di sistemi criminali che con i proventi della droga mettono in difficoltà la società".
Ora, detto che 'sta storia dei test antidroga per categorie sta diventando un tormentone tragicomico, mi corre l'obbligo di porvi una domanda semplice semplice: rinunciare a legalizzare (legalizzare, badate, non liberalizzare) la droga e promuovere il proibizionismo non significa, di fatto, riservare alla criminalità organizzata il monopolio del commercio degli stupefacenti?
Direi che oggettivamente non si può rispondere di no.
E allora, ditemi un po', chi è che finisce per diventare il vero "finanziatore di sistemi criminali"? Il giornalista del servizio pubblico che si fa una canna, oppure lo stato proibizionista che consente al commercio illegale di prosperare indisturbato?

Che c'entrano quegli arresti con la Lega?

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Abbiate pazienza, ma io proprio non capisco una cosa: che c'entra quello che ha detto Saviano sulle infiltrazioni della mafia in Lombardia e sui rapporti tra criminalità organizzata e alcuni esponenti della Lega con gli arresti dei mafiosi effettuati dalle forze dell'ordine? Cioè, per quale motivo si menzionano quelle operazioni di polizia per dimostrare che lo scrittore napoletano ha raccontato delle fandonie?
Non so, avesse detto che la mafia è infiltrata tra i poliziotti, che il ministero degli interni pullula di camorristi, che i carabinieri rispondono agli ordini di cosa nostra, allora quegli arresti lo inchioderebbero dimostrando che è un bugiardo: però si dà il caso che Saviano abbia parlato di una cosa diversa, e che la risposta di Maroni sia del tutto inappropriata semplicemente perché non c'entra niente.
Quei mafiosi sono stati arrestati dai carabinieri e dalla polizia, non dalla Lega Nord: e il fatto che a capo del ministero da cui dipendono i carabinieri e la polizia ci sia un leghista, a mio modesto modo di vedere, non dimostra proprio un bel niente.
Se proprio dovete ribattere a Saviano, insomma, trovate degli argomenti migliori: altrimenti preoccupatevi per quello che sta succedendo in Lombardia, invece di prendervela con chi lo racconta.

Se lo dice lui...

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quagliariello

E' probabile che le affermazioni di Roberto Saviano su Repubblica di oggi siano frutto di uno stato di alterazione psicologica.

(Gaetano Quagliariello, 17 novembre 2010)

Gli immigrati difendono diritti che agli Italiani non interessa più difendere

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Gli immigrati vengono qui a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma sempre più spesso anche a difendere diritti che agli italiani non interessa più difendere o di cui non capiscono più l’importanza: come quello ad avere una vita dignitosa e un lavoro pagato in modo equo, come quello a non subire la prepotenza delle mafie. Lo sciopero delle rotonde, ieri, e la manifestazione a Caserta, oggi, lo hanno mostrato in modo chiaro.
Le rotonde sono quelle di Casal di Principe, Scampìa, Castelvolturno, Pianura, Giugliano... Terre di nessuno dove alle cinque del mattino l’offerta di manodopera straniera a bassissimo costo si incrocia con la domanda dei caporali. Ieri sono state “occupate” da circa duemila lavoratori (regolari e irregolari, quasi tutti africani) che hanno rotto gli indugi e messo al collo eloquenti cartelli: «oggi io non lavoro per meno di 50 euro». La protesta, organizzata dal movimento migranti e rifugiati di Caserta, con le associazioni antirazziste campane, è stata accolta con sufficienza dai caporali ma in realtà segna un passaggio importantissimo. Ha suscitato curiosità tra la gente e solidarietà tra gli autoctoni. Qualcuno ha cominciato a capire: i ragazzi con i cartelli al collo (che hanno rischiato tanto, soprattutto quelli senza documenti) non si stavano battendo solo per se stessi. Razzismo e clandestinità rappresentano l’humus dove meglio attecchisce la mala pianta del lavoro nero, che serve ad abbassare sempre più il costo del lavoro e azzerare la conflittualità sindacale. Le politiche razziste, le leggi che fingono di contrastare la clandestinità ma in realtà la favoriscono (vedi la Bossi-Fini) non sono frutto dell’ignoranza ma funzionali alla costruzione di un nuovo modello sociale. Un modello che non prevede welfare e pari opportunità, riconoscimento dei diritti e vincoli di solidarietà, ma si basa sulla competizione e l’individualismo sfrenato e che purtroppo non è lì da venire: 16 anni di berlusconismo gli hanno già aperto la strada. Gli immigrati sono stati e continuano a essere il “luogo” in cui le politiche repressive vengono sperimentate prima di essere applicate ad altri segmenti della società, a partire dai più vulnerabili. La loro ribellione riguarda tutti, e non solo per ragioni etiche o di solidarietà umana. Lo stesso vale per le loro richieste di equità, come quelle presentate a Caserta: la cittadinanza basata sullo ius solis e il diritto di voto amministrativo, una nuova sanatoria aperta a tutti i lavoratori, il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, l’estensione dell’articolo 18, il rifiuto di costruire un Cie in Campania. Una democrazia che ignori a priori le richieste di una parte significativa della sua popolazione o somministri in modo discrezionale i diritti universali è implicitamente zoppa. Lo sciopero delle rotonde come già la Giornata senza di noi dello scorso primo marzo hanno visto italiani e stranieri vicini e consapevoli della necessità di combattere insieme. Questa vicinanza, questa consapevolezza sono la premessa per cominciare a erodere le ingiustizie del presente. (via 'U Cuntu e grazie Stefania)

Attività nelle quali siamo maestri

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Jim Colosimo, Johnny Torrio, Al Capone, Joseph Bonanno, Joe Profaci, Salvatore D'Aquila, Lucky Luciano, Carlo Gambino, Vito Genovese, Joe Masseria, Vincent Mangano, Frank Costello, Al Mineo, Tommy Gagliano, Frank Nitti, Stefano Magaddino, Al Polizzi, Gaetano Reina, Tony Accardo, Sam Giancana, Giuseppe Morello, Mike Merlo, Simone De Cavalcante, Angelo Bruno, Jack Dragna, Frank Lanza, Anthony Lima, Joseph Cerrito, Joseph Russo, Paul Vario, Anthony Corallo, Carmine Tramunti, Frank Garofalo, Carmine Galante, Gaetano Badalamenti, Santo Sorge, Vito Bonventre, Salvatore Maranzano, Joe Valachi.
I nomi che vedete qua sopra corrispondono ad una parte infinitesima dell'esercito di delinquenti che l'immigrazione italiana ha sdoganato negli Stati Uniti nel secolo scorso, esponenti di punta di un'organizzazione criminale capillarmente diffusa e sapientemente articolata che ancora prospera in tutto il mondo controllando industrie, borse e governi.
Vediamo di ricordarcene, quando ci facciamo venire le convulsioni per i rom e gli immigrati che fanno qualche furtarello a casa nostra.
In confronto a molti nostri connazionali questi sono dei dilettanti.

Paolo Borsellino: Emilio Fede e le Agende Rosse "comuniste"

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Così le Agende Rosse, nate per tenere vivo il ricordo del diario (rosso) di Paolo Borsellino misteriosamente sparito dal luogo della strage, sono diventate comuniste.
Dopo le accuse a Saviano "Non è un eroe, non se ne può più", "Con i diritti si portano a casa bei soldini", ora Fede se la prende con le Agende Rosse, il movimento antimafia che si raccoglie attorno al fratello del giudice ucciso, Salvatore Borsellino.
Quando si parla di mafia, i linguaggi sono inequivocabili. Non esistono compromessi, non ci sono vie di mezzo. O di qua o di là. Dell'Utri che, appena condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, esce dal Tribunale e dichiara: "Vittorio Mangano è stato il mio eroe", afferma pubblicamente la propria mafiosità.
O di qua o di là. Fede è di là: chi è contro l'antimafia è per la mafia. Senza dubbio di equivoci. E chi deve capire, capisce.

E se fosse che la "Legge Bavaglio"...

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... Servisse con urgenza anche perché non si parli di questo?
L'inchiesta della Procura di Caltanissetta "contro ignoti relative agli attentati nei quali sono stati uccisi i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e i rispettivi uomini delle loro scorte" era stata archiviata nel maggio del 2002, sostanzialmente per mancanza di prove.
Ora gli inquirenti siciliani hanno riaperto le indagini.
Uno dei "De Gennaro Boys", Arnaldo La Barbera, capo della squadra mobile di Palermo a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta e poi a capo del "Gruppo Falcone-Borsellino", il pool di investigatori che per decreto governativo ha investigato sulle uccisioni dei due magistrati, al tempo sarebbe stato anche, secondo l'ultima informazione arrivata dall'Aisi, la "fonte Catullo" al soldo del Sisde.
Nuovi scenari, quindi, si aprono sulle vicende più drammatiche e oscure della storia italiana degli ultimi decenni. Agende sparite, depistaggi, falsi pentiti e agenti segreti: vuoi vedere che per qualcuno è meglio che non se ne sappia più nulla?

Radici

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Angelo Bagnasco, Presidente della CEI:

Negli ultimi vent'anni le organizzazioni mafiose hanno messo radici in tutto il territorio italiano.
Basiliche comprese.

Infiltrazioni mafiose a Milano? Scherziamo?

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la frase, nella sua essenzialità, è questa: a Milano ci sono sì singole famiglie mafiose ma la mafia non esiste. Il Pd parla di «vergogna». A parlare, appunto, è stato il prefetto. E l’ha fatto, ieri, direttamente nella prima audizione della commissione parlamentare antimafia che, dopo anni, è tornata a Milano in vista dell’Expo, dei suoi cantieri e di un allarme legato alla ’ndrangheta (ri)lanciato, pochi giorni fa, dal ministro dell’Interno Maroni e dal capo della Polizia Manganelli. Dove? Sempre a Milano, sempre in Prefettura.
Oggi sulla questione l'intervento della Moratti:

LETIZIA MORATTI - Il sindaco di Milano ha detto: "Credo che nelle città economicamente ricche e con abitanti con redditi elevati, quindi non solo a Milano, il rischio di infiltrazioni, io più che mafiose parlerei di criminalità organizzata, c’è sempre’’. E ha messo in guardia da interpretazioni distorte. ‘’Cerchiamo di distinguere tra dichiarazioni presunte e gli atti concreti’’. "La commissione ieri era a porte chiuse - ha osservato Letizia Moratti - e mi sembra anomalo che possano essere filtrate delle dichiarazioni: si tratta di capire se sono filtrate dichiarazioni corrette.

Quale delle seguenti interpretazioni sarà quella giusta?
a) La Moratti è in buona fede e non avendo idea alcuna riguardo cosa sia successo all'interno della seduta si tiene cautamente in disparte.
b) La Moratti conosce esattamente l'andamento dei fatti ma spera che non si trovino conferme dirette alle parole del prefetto.
c) La Moratti la butta in caciara.

Fuori dalla comunione, dentro l'inumazione

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Il tizio che vedete nella foto si chiamava Enrico De Pedis (in arte "Renatino"), era uno dei capi della famigerata "banda della Magliana" e venne ucciso il 2 febbraio 1990 nell'ambito di un regolamento di conti tra criminali.

Le sue spoglie furono seppellite a Roma, nella Basilica di Sant'Apollinare, dove tuttora riposano.

L'occasione mi è gradita per chiedere a Monsignor Crociata cosa intenda esattamente, quando dice che i mafiosi sono "fuori dalla comunione con la Chiesa".

Aborto e mafia, stesso automatismo

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Più o meno, come le donne che abortiscono.

Così, tanto per darvi un'idea della loro scala di valori.

Farsi lavare i vetri per lavarsi la coscienza

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Non ce l'ho affatto con i lavavetri: credo anzi che in genere chi si può permettere una quarantina di euro a settimana per la benzina possa sostenere senza troppi problemi una spesa aggiuntiva di qualche centesimo e dare una mano a un disgraziato che non ha manco i soldi per mangiare; allo stesso modo, credo che il fastidio di dover far segno di no con la testa due o tre volte, se non si hanno o non si vogliono spendere quei soldi, non sia esattamente un dramma: almeno non più di quanto sia seccante sopportare quello dietro che suona il clacson ogni sette secondi, quell'altro che passa col giallo anche se è chiaro che resterà in mezzo all'incrocio e lo bloccherà, quell'altro ancora che parcheggia in doppia file per comprare il giornale e strozza la strada provocando una coda lunga due chilometri.

Siccome, però, mi pare di aver capito che i poveri lavavetri non lavorino in proprio, ma siano organizzati dalle consuete combriccole di malavitosi che li sfruttano, le cose cambiano: dare cinquanta centesimi a chi ti pulisce il parabrezza non significa semplicemente aiutarlo a campare, ma soprattutto alimentare il racket che lo mette in mezzo alla strada, lo costringe a lavorare come un animale e lo espone alle intemperie oltre che agli insulti degli automobilisti incarogniti, salvo poi sequestrargli quasi tutto quello che ha incassato e lasciandogli in saccoccia la miseria di una manciata di spiccioli.

Per questo, e non perché mi diano fastidio o tentino di portarmi via chissà quale ricchezza, non do più soldi ai lavavetri: per non far prosperare i loro aguzzini.

Ora, io non credo che la guerra agli sfruttatori si possa combattere a colpi di ordinanze, e ho il forte sospetto che proibire che si lavino i vetri in mezzo alla strada non risponda sinceramente all'esigenza di affamare chi li strumentalizza, ma sia piuttosto la solita misura demagogica finalizzata a compiacere la masnada di automobilisti intolleranti che li detestano senza se e senza ma: sono altrettanto convinto, però, che l'umanità di cui parla la Chiesa non può consistere semplicemente nel lasciare che restino dove sono, scaricandosi di tanto in tanto la coscienza (operazione nella quale certi baciapile sono insuperabili) con un paio di monetine e fingendo di non sapere quali tasche andranno a rimpinguare.

Mi sembrerebbe molto più umano toglierli dalla strada, dar loro un letto e un paio di pasti caldi al giorno e aiutarli a trovarsi un lavoro decente: e soprattutto, se è vero come dice Alemanno che sono pronte delle borse di lavoro, attivarle senza tante storie.

Smettendo di finanziare chi li schiavizza.

Berlusconi e la mafia

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Dice, a proposito di "frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94" che "quello che mi fa male e' che gente cosi', con i soldi di tutti noi, faccia cose cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene comune del Paese".

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