
Non so, a me l'idea che quello che succede in tutto il resto del mondo sia tre metri sotto Schettino pare francamente inquietante.
Non è che stiamo esagerando, eh?
CI SEDEMMO DALLA PARTE DEL TORTO VISTO CHE TUTTI GLI ALTRI POSTI ERANO OCCUPATI

Mi corre l'obbligo di rilevare che è troppo facile condurre la battaglia contro i costi della politica sollevando l'indignazione popolare se Rutelli, Schifani e Casini se ne vanno in vacanza alle Maldive, e poi nicchiare, tanto per dirne una, quando si tratterebbe di raccontare ai cittadini la clamorosa telenovela dei debiti di Roma, del valore complessivo di 12 miliardi e passa, messa in scena con l'unanime contributo di tutti i principali partiti e altrettanto unanimemente ignorata dagli organi di informazione.
Forse sarebbe il caso di lasciare che i politici spendano come meglio credono i loro quattrini, senza dare fiato alle trombe della demagogia dilagante, ma poi metterli all'angolo quando sperperano i nostri: e non costringere quattro disgraziati come noi a inventarsi un fotoromanzo per far sapere alla gente quello che nessuno -o quasi- ha il coraggio di raccontare.
In Italia l'interruzione di gravidanza è legale dal 22 maggio del 1978, data in cui è stata approvata la Legge 194: da allora, com'è agevolmente riscontrabile facendo un giretto su Wikipedia, gli aborti sono stati praticati utilizzando una varietà di tecniche diverse, senza che i giornale abbiano mai avvertito l'esigenza di pubblicare un titolo grosso così ogni volta che ne veniva impiegato uno nuovo; il fatto che l'ultima di queste tecniche abbia carattere farmacologico anziché chirurgico non cambia alcunché, se si eccettua il fatto che si tratta di un metodo assai meno invasivo per il corpo umano rispetto ai precedenti, così come avviene normalmente in una miriade di altre applicazioni della medicina e della chirurgia.
Se ne desume con ogni evidenza che l'introduzione della Ru486 in vari ospedali italiani è una vera e propria non-notizia.
La notizia, quella vera, ci sarà quando qualcuno si rifiuterà concretamente di utilizzarla: siccome ho paura che la cosa avverrà molto presto, consiglierei agli amici giornalisti di risparmiare l'inchiostro per quel momento.
Non saprei dire se le gravi inesattezze sulla pillola del giorno dopo che continuano a comparire sui giornali siano dovute alla volontà di assecondare gli infondati anatemi dei fondamentalisti o a semplice ignoranza: in entrambi i casi, gioverà ripetere per l'ennesima volta che la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, ma un contraccettivo, e che nei paesi civili (dai quali è escluso il nostro, s'intende) essa viene addirittura venduta come farmaco da banco, senza bisogno di ricetta.
Siccome sul fronte della pillola abortiva (quella vera) il momento è particolarmente delicato, inviterei i giornalisti a documentarsi e a prestare la dovuta attenzione a quello che scrivono (ammesso che siano in buona fede), evitando in tal modo di fornire il pretesto per ulteriori strumentalizzazioni.
Grazie.

Io dico che a tutto, perfino alle fregnacce che ci vengono quotidianamente propinate dai giornali, dovrebbe esserci un limite.
Per esempio, se uno legge un titolo grosso così nel quale si afferma che la Madonna è apparsa in un palazzetto dello sport davanti a quindicimila persone (potete controllare qua sopra, c'è scritto proprio così) e poi leggendo l'articolo scopre che in realtà la Madonna è apparsa solo nell'immaginazione di una presunta "veggente", direi che quel limite è stato ampiamente superato.
Perché altrimenti con lo stesso criterio un giornalista potrebbe scrivere, poniamo, un titolone che dice "Metilparaben è apparso sul cerchio del centrocampo dello Stadio Olimpico durante l'intervallo del derby, finiscono i caffè Borghetti" soltanto perché uno qualsiasi dei settantacinquemila presenti giura che in quel momento Metilparaben è là, ma si rende visibile a lui solo, e si mette a biascicare i suoi post in uno stato di trance.
Evidentemente, quel titolo racconterebbe una cosa non vera, così come racconta una cosa non vera quello che vedete qua sopra; e ciò, badate, indipendentemente dal fatto che uno creda o non creda che la veggente abbia davvero intravisto la Madonna chissà dove, che abbia effettivamente ripetuto le sue parole, che sia veramente caduta in trance: il fatto è che la Madonna non è apparsa a quindicimila persone, ma nel migliore dei casi a una soltanto, che poi si è presa la briga di raccontare la cosa alle altre.
L'unico particolare vagamente aderente alla realtà mi pare il fatto che siano andate esaurite le ostie.
Come cronaca mi pare un po' scarna.
Quando lo faccio notare c'è sempre qualcuno che mi accusa di essere un dietrologo e un complottista.
Sarà, ma io ripeto quello che ho scritto nei giorni scorsi (qua e qua): ogni volta che un italiano aggredisce una straniera, il Corriere della Sera si guarda bene dal menzionare le nazionalità dei protagonisti nel titolo della notizia, mentre le indica a lettere cubitali quando la vittima è italiana e l'aggressore è straniero.

Si vede che sono un tipo malizioso: ma ogni volta che il titolo di un giornale riporta la notizia di una violenza trascurando di citare la nazionalità dei suoi protagonisti,
tendo a dare per scontato, prima ancora di leggere l'articolo, che la vittima sia straniera (il più delle volte rumena) e l'aggressore italiano:
L'intuizione, debbo confessarlo, si rivela quasi sistematicamente corretta: sarà, ripeto, che sono malizioso, o magari che sono nato con un formidabile potere di preveggenza, o alternativamente che sono un complottista con il viziaccio di dare troppo peso ad insignificanti dettagli perfino quando me la vedo con me stesso.
Il fatto che un italiano violento e una rumena picchiata non facciano per niente notizia, evidentemente, non è che una coincidenza.
Evidentemente, pur avendo a disposizione ben quattro righe di testo, i redattori del Corriere.it non hanno trovato lo spazio per includere nel titolo alcuna informazione circa la nazionalità della vittima e quella del sospettato: per apprendere che la donna sgozzata era rumena e che il ragazzo fermato è italiano, quindi, bisogna prendersi la briga di leggere l'articolo, peraltro arrivando fino in fondo, ché la cosa è spiegata soltanto nelle ultime righe.
Immaginate che un prete molesti per anni un bambino mostrandogli riviste pornografiche e cercando di adescarlo in tutti i modi.
Immaginate poi che quel bambino cresca e denunci il prete, fornendo alle forze dell'ordine il numero di targa della sua automobile.
Stupore, sgomento e condanna eccessiva.

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