Archive for 2012

Appunti /14

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Ovvero: quando si dice la modestia.

Appunti /13

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Devo ricordarmi di chiedere a tutti quelli che negli anni '80 si scagliavano contro il comunismo perché pretendeva che le persone fossero tutte uguali come si giustifica il fatto che finiscano per comprare tutti le stesse scarpe, gli stessi giubbotti e perfino gli stessi mobili.

Appunti /12

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Per pietà, ditemi che non è così. Berlusconi Apicella la Minetti Fede Ruby Rubacuori sono a tavola e all'improvviso colto da folgorante ispirazione il presidente si alza e intona commosso "Core 'ngrato" sputacchiando sulla camicia del vicino le briciole del boccone di controfiletto che ha appena finito di masticare Apicella si precipita alla chitarra cerca la tonalità gli va dietro arpeggia mentre gli altri non riuscendo a reggere la bellezza della melodia si alzano iniziano a ballare tra loro il cameriere coi lucciconi abbassa le luci poi il pezzo finisce tutti si siedono ma dopo un po' prima del dolce qualcun altro grida ehi la sapete l'osteria numero mille il mio cazzo fa scintille e tutti in coro fa scintille sulla legna figuriamoci sulla fregna e gli altri chiosano con un paraponziponzipò e poi tutti giù a ridere mentre le donne arrossiscono e il cameriere con aria indulgente si produce in un colpetto di tosse e chiede se può servire il budino.
Per pietà, non ce la posso fare.
Siate buoni, ditemi che facevano le orge.

Appunti /11

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Vediamo se ho capito: finché la politica si limitava a vietare la fecondazione assistita, proibire alla gente di scegliere come morire, impedire che due uomini si sposassero tra loro, ingozzarsi a spese dei contribuenti, Sallusti mica se n'era accorto, che era cialtrona.
Macché.
Però, adesso che la politica non lo salva, gli si sono aperti improvvisamente gli occhi.
Si vede che siamo sensibili a cialtronerie diverse.

Appunti /10

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Sarà che ho un'idea della politica un po' antiquata, ma a me 'sto fatto che Grillo cominci la campagna elettorale con la traversata a nuoto dello stretto pare un po' come se Renzi e Bersani iniziassero le primarie facendo a gara a chi ce l'ha più lungo.

Appunti /9

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Mi piacerebbe un sacco sapere se quelli che adesso si stracciano le vesti perché la Minetti ha detto che "la politica non deve essere per forza di persone che sono preparatissime" abbiano mostrato analogo sdegno allorché i loro partiti di riferimento -tutti, nessuno escluso- hanno riempito per anni parlamenti, consigli regionali e consigli comunali con una pletora infinita di ignoranti, fresconi e imbecilli fatti e finiti.
No, perché se dovessimo stabilire che ammettere pubblicamente di essere impreparati è uno scandalo, mentre essere impreparati senza dirlo a nessuno è un fatto tutto sommato accettabile, tutta questa indignazione non sarebbe altro che l'ennesimo, stucchevole esercizio di ipocrisia.

Appunti /8

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Poi uno fa il giro delle agenzie, si accorge che Gianfranco Fini ha dichiarato che i pestaggi della Diaz sono un'ombra per la nostra democrazia, si chiede se ci sia un cazzo di limite al tutto e al contrario di tutto che in questo paese ciascuno è convinto di poter sostenere.
E poi si risponde di no.

Appunti /7

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Il punto non è che Gabriella Carlucci abbia chiesto al comune di Margherita di Savoia, del quale è sindaco, un rimborso di 135 euro per un taxi che l'ha accompagnata da Fiumicino alla Camera, l'ha aspettata là sotto col tassametro che correva mentre lei recuperava dei documenti e poi l'ha portata a casa.
Il punto non è neanche che la Carlucci non solo non si sia scusata della faccenda, ma abbia addirittura sostenuto di non essere in torto raccontando tutta la storia come se fosse la cosa più normale del mondo.
Il punto, quello vero, è che nel 2010 5.641 elettori su 8.110 hanno votato Gabriella Carlucci per farla diventare Sindaco.
Di fronte a questo, ne converrete, tutto il resto è secondario.

Appunti /6

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Qualcuno dica a Pisapia che tra quelli che chiedono la possibilità di adozione per le coppie gay non c'è soltanto chi ritiene, come dice lui, che sia "meglio avere dei genitori, anche se omosessuali, piuttosto che non averne affatto", ma anche chi pensa che sia giusto e basta.
Sennò poi non ci si può manco lamentare quando uno come La Russa ti risponde così.

Appunti /5

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Poi, a un certo punto, uno rivendica il fatto di essere -pur con una serie non indifferente di gravi dissidi interni- radicale, sottolineando che mentre gli altri fanno la gara -a chiacchiere- a chi è più onesto i radicali l'onestà l'hanno praticata sul serio, e allora qualcuno, immancabilmente, gli risponde -con l'aria di chi la sa lunga, sennò non vale- citando l'alleanza con Berlusconi e il "salvataggio" di Cosentino.
La cosa comica -pateticamente comica, direi- è il modo in cui costoro sembrano aver imparato a pappagallo -sì, ho detto "a pappagallo", avete presenti quegli uccelli che ripetono le cose dette da altri ma non sanno cosa significano?- concetti di terza, quarta, quinta mano, sentiti da altri cui a loro volta li avevano raccontati, che non c'entrano una minchia col discorso e che per giunta sono pure sbagliati.
Sanno, costoro, che il "salvataggio" di Cosentino in realtà era semplicemente un voto contrario alla carcerazione preventiva? Ma salvataggio da cosa, abbiate pazienza? Dalle indagini? Dal processo? Manco per il cazzo. E allora, perdonatemi, che "salvataggio" sarebbe? Di cosa andate cianciando, voi che aprite bocca e date fiato senza sapere di cosa parlate?
Dopodiché, e soprattutto: potrà essere stato un errore, quello che chiamate "salvataggio" di Cosentino, ma che ci azzecca con il discorso su chi ruba e chi non ruba i soldi pubblici? E che c'entra con questo discorso l'alleanza con Berlusconi, che io stesso disapprovai ritenendola un grave errore politico fino ad allontanarmi dal partito, ma che non ha nulla a che spartire con le ruberie accumulate in anni di attaccamento alla poltrona da numerosi esponenti di ambedue -ammesso che siano due- gli schieramenti?
Io ho detto una cosa semplice: c'è chi rivendica l'onestà senza praticarla e chi invece la pratica senza rivendicarla.
E adesso quella cosa la ripeto. Anzi, la sottoscrivo.
Se volete obiettare, fate in modo di dire almeno qualcosa di attinente.
Grazie.

Appunti /4

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Pensavo che i radicali hanno praticato spesso e volentieri l'onestà nelle istituzioni senza rivendicarla quasi mai, perché preferivano parlare di politica; mentre gli altri hanno rivendicato spesso e volentieri un'onestà che non praticavano quasi mai, pur di non dover parlare di politica.

Appunti /3

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Insomma, se non ho capito male secondo Fioroni per poter correre alle primarie del centrosinistra è necessario essere più o meno uguale agli altri.
Per la serie: va bene consentire alla gente di scegliere, ma non tra cose troppo diverse.
Sennò, capirete, va a finire che diventa una scelta sul serio.

Appunti /2

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Devo ricordarmi di chiedere a qualche grillino se è come dicono quando chiedi lumi su quello che vogliono fare, cioè che il programma è online e tutti lo possono vedere, o come ha detto il loro leader oggi, cioè che  programma lo faranno su una piattaforma online.
Così, per curiosità.

Appunti /1

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Devo ricordarmi di scrivere un post fatto che da un paio d'anni a questa parte non c'è più un giornale che pubblichi uno straccio di notizia su una donna a cui hanno negato la pillola del giorno dopo: che uno potrebbe perfino pensare ehi, che figata, si vede che il problema non esiste più, e invece lo sai che non è così, che le vie crucis notturne da un ospedale all'altro continuano come se niente fosse, e allora forse il punto è che di scriverne non frega più un cazzo a nessuno.
Eppoi dice che chi si ostina a denunciare la situazione penosa dell'informazione italiana è un complottista.

In ghiacciaia

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Questo blog -ve ne sarete accorti da soli- è in ghiacciaia, almeno per quello che riguarda me: non so se tornerò a scriverci, e se dovesse capitare non so quando accadrà. Magari mai, o magari tra una settimana, chissà. Se nel frattempo volete continuare a leggere quello che scrivo, fate un salto qua.
Arrivederci a tutti, a prescindere dal dove.

"TIENI DURO ASSAD"?

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Stefano Clerici, Assessore alla Tutela Ambientale del Comune di Varese qualche giorno fa ha pubblicato su Facebook una foto del presidente siriano Assad con il commento:
«Tieni duro Presidente», «Perchè se a degli oppositori vengono consegnati soldi e armi da paesi esteri (turchia, usa, israele, arabia saudita), è normale che questi le usino, seminando il terrore. Ed è altrettanto evidente che il governo sia ampiamente legittimato a difendere se stesso e l'interesse nazionale dalle mire espansionistiche di paesi confinanti. Trovo vergognoso che l'unione europea avalli, come al solito, le porcate americane, e ringrazio Dio che al mondo ci sia la Russia».
Insomma quanto sta facendo il dittatore siriano è legittima difesa! Le stragi di civili innocenti, anzitutto donne e bambini? Fantasie dei mass media internazionali. Ovvio, no?
«Sull'uccisione da parte del governo siriano di grandi e piccini avrei molti dubbi: mi sembra alquanto strano che un governo che vuole governare compia gesti plateali e assolutamente inutili, come assaltare scuole ed ospedali, o uccidere suoi ministri (sic!) che generano solo caos. Mi sembra invece alquanto plausibile che siano gli oppositori, adeguatamente armati da terzi, a volere quel caos. E mi sembra che i mass media stiano proponendo una chiave di lettura univoca della crisi siriana».
Una mini rassegna stampa: qui e qui.
Commentate voi, chè a me viene il voltastomaco.

La zanzara Carducci style

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La notte a ritmi folli
ora dop'ora sale,
e sopra il mortale
ronzan e svolazzan le zanzar;

ma per le vie del corpo
nel proseguir di pace
va 'l rosso odor vivace
i voli a risvegliar.

Giran su' vape accesi
l'alate svirgolando:
sta il dormiglion russando
sul letto a rimirar

sulle bluastre vene,
stormi d'insetti neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero succhiar.


Bastarde...

Qualsiasi cosa, pur di smuoverlo 'sto PD. 5 refendum!

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Dopo la triste vicenda dell'Assemblea nazionale del PD, durante la quale Rosy Bindi ha impedito di votare alcuni ordini del giorno tra cui quello integrativo del suo pessimo documento sulle unioni civili, qualcuno si muove e lo fa dal basso, come piace a me, consentendo agli iscritti di esprimere la propria opinione.
Opinione che mi sa tanto sia molto diversa da quella della Bindi o di Fioroni, per capirci.

Dichiariamo aperta la stagione referendaria del Pd, ai sensi dell’articolo 27 dello Statuto. Cinque quesiti per evitare che gli elettori si consegnino definitivamente alle cinque stelle. Cinque temi forti su fisco, diritti e matrimoni civili, ambiente, spesa pubblica e governo del Paese, da definire e precisare insieme, sotto il solleone, come un Sudoku democratico. Per poi passare all’azione, già da domenica. Cinque referendum proposti e presentati dagli iscritti sulle questioni di sostanza (oh, yes), scritti e presentati in punta di diritto e quindi non precludibili, a cui potranno partecipare tutti gli elettori del Pd. Cinque punti chiari per definire come sarà il progetto politico del nuovo centrosinistra.
j

Generatore automatico di concessioni del PD alle coppie gay

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Scusate, ma dopo il "presidio giuridico" di Bersani non era possibile resistere. Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove concessioni del PD alle coppie gay

Sembra Capriccioli, invece è Spadaccia

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Abbiamo votato contro per due motivi. Primo, perché quest’amnistia nasce da uno stato di necessità e noi non ci sentiamo corresponsabili di questo stato di necessità che si è determinato, perché siamo stati gli unici ad indicare una linea di politica alternativa nel campo della giustizia e del diritto. In secondo luogo, riteniamo l’amnistia insufficiente anche a risolvere questo stato di necessità. In fondo, questa volta l’amnistia è stata presentata senza ipocrisie: si è detto che le carceri erano troppo affollate e l’arretrato giudiziario si è enormemente accumulato, per cui era necessario sfollare le carceri ed eliminare un notevole numero di procedimenti giudiziari. Noi consideriamo restrittiva questa impostazione, perché nel 1978 noi abbiamo un’altra amnistia e abbiamo avuto liberati 6-7.000 detenuti ed abbiamo avuto un decongestionamento che non è durato più di un anno. Un anno dopo l’affollamento era tornato ai livelli precedenti alla concessione dell’amnistia. Ma il vero motivo per cui siamo contrari è perché l’amnistia non corregge le cause che determinano l’affollamento delle carceri... Noi chiediamo la depenalizzazione di alcuni reati, l’abolizione della carcerazione in attesa di giudizio, la riforma degli agenti di custodia, l’attuazione piena della riforma carceraria, la riforma del codice di procedura penale, investimenti per il potenziamento delle strutture carcerarie e via di seguito.
Sembra l'intervento di un certo Capriccioli all'ultimo Comitato Nazionale di Radicali Italiani, quell'intervento per cui allo stesso Capriccioli viene rimproverato di non aver capito un cazzo di quanto il partito sta cercando di compiere sul fronte della giustizia attraverso la battaglia dell'amnistia.
Invece, come fa notare Malvino -che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo-, trattasi di un intervento di Gianfranco Spadaccia risalente nientepopodimeno che al 1981.
Da allora, per quanto ne so, non è cambiato nulla: se non che trent'anni fa alcuni dei problemi che oggi aggravano la situazione emergenziale della giustizia non esistevano -si pensi all'immigrazione clandestina- e che la questione delle depenalizzazioni è ancora più urgente in virtù dell'introduzione di leggi iperproibizioniste come la Fini-Giovanardi; il che dovrebbe rafforzare le considerazioni del 1981 anziché sminuirle.
A meno che, com'è pure possibile, non si concluda allora Spadaccia -e con lui i radicali che votarono contro l'amnistia- ci avesse capito poco o niente come Capriccioli di questi tempi.

Sapete guardare oltre i buchi?

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Che poi, parliamoci chiaro, in giro è pieno zeppo di persone che si indignano quando una donna -in barba alla meritocrazia- è in odore di essere finita in parlamento, in consiglio regionale o in altre situazioni simili grazie all'impiego di prestazioni sessuali, ma poi sembrano strafottersene della schiera -notoriamente ben più numerosa- di personaggi ambosessi che -anch'essi in barba alla meritocrazia di cui sopra- sono giunti ad analoghe cariche compiacendo i leader, assecondando quelli che contano e leccando il culo al capobastone di turno.
Come se, in qualche misura, vendere il proprio corpo fosse più grave che dare via le proprie idee; come se lo scambio a sfondo sessuale, per qualche oscuro motivo, violasse la meritocrazia -e quindi il giusto diritto di chi vorrebbe avere ciò che merita in base alle proprie capacità- più del baratto del cervello e delle convinzioni; come se, mi si perdoni se sono esplicito, gli orifizi occupabili dagli organi sessuali altrui fossero più importanti dell'onestà intellettuale, di tal che preservare i primi sarebbe un imperativo più inderogabile che mantenere integra la seconda.
Ecco, dite pure quello che volete ma a me quest'andazzo non va né su né giù: così come non mi va né su né giù il bigottismo di cui è intriso.
Dopodiché, occupiamoci pure dei giovani che non ottengono quello che meriterebbero perché non sono disposti a prostituirsi: è un tema serio, anzi serissimo, che vale la fatica di rivoltare un paese e rifarlo da capo.
Però, per carità, piantiamola di ridurre tutto alla solita, pruriginosa morbosità sessuale.
C'è molto, ma molto di più, e fingere di non saperlo non serve a niente.

Generatore automatico di temi etici su cui i progressisti vogliono comporre diverse sensibilità

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Scusate, ma dopo aver letto questa supercazzola di Bersani non sono riuscito a trattenermi.
Istruzioni: fare refresh per ottenere nuovi temi etici su cui i progressisti vogliono comporre diverse sensibilità

Abolire il carcere

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Al giorno d'oggi tracciare la propria posizione sul pianeta con un'approssimazione di pochi centimetri è diventata un'operazione banale: tant'è che molti di noi la compiono tutti i giorni, più o meno consapevolmente, attraverso una serie di oggetti -i telefonini, ad esempio- che sono ormai diventati di larghissimo consumo.
Ebbene, non vi pare curioso il fatto che in un contesto del genere sia ancora considerato necessario chiudere dietro le sbarre chi è stato riconosciuto colpevole di un reato per poterne contenere e controllare i movimenti?
A me, francamente, sì.
A me sembra che -perlomeno- gli autori dei crimini non efferati potrebbero essere detenuti a casa loro e tuttavia controllati in tempo reale avvalendosi degli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione: a tutto beneficio della spesa pubblica, della decenza del sistema carcerario e della dignità delle persone che si trovano ad averci a che fare.
Il problema, quello vero, sarebbe vincere le prevedibili resistenze dei soliti forcaioli, che di fronte a un'eventualità del genere farebbero fuoco e fiamme perché si ostinano a considerare il carcere uno strumento di vendetta, anziché un'istituzione finalizzata alla rieducazione e al recupero sociale delle persone: in barba alla stessa costituzione, che pure costoro brandiscono un giorno sì e l'altro pure come se fosse una,specie di bibbia laica.
Ecco, io credo che lottare per l'abolizione del carcere -sia pure limitatamente ad alcuni reati- sarebbe una sfida straordinaria, anche perché investirebbe la società di un dibattito interessantissimo e metterebbe alcuni schieramenti politici nelle condizioni di esprimersi chiaramente, invece di parlare per luoghi comuni e ciurlare nel manico.
Mi piacerebbe che fosse il mio partito a raccogliere questa sfida: perché credo che per cultura politica sia l'unico capace di immaginarla, di materializzarla e di poi di perseguirla, nonostante il giustizialismo dilagante che suggerirebbe a chiunque di lasciar perdere e occuparsi di altro .
E, sì, credo che una battaglia del genere sarebbe molto più ambiziosa -e radicale- di quella sull'amnistia.

Sarebbe bello

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Sarebbe bello, davvero, che anche l'Italia dicesse no alla tortura: anche perché sarei curioso di vedere come riuscirebbero a conciliare quel no con le condizioni illegali e indecenti in cui versano le nostre carceri, in barba ai regolamenti, alle leggi e alla stessa Costituzione.
Chissà, magari si potrebbe studiare una formula che salvi capra e cavoli: una cosa del tipo "l'Italia ripudia la tortura, eccezion fatta per quella di stato", o "il reato di tortura è punito con la reclusione da sei a dieci anni, a meno che il torturato sia già recluso", o magari "ai fini della presente leggi, le carceri della Repubblica non sono considerate appartenenti al territorio dello Stato".
Sarebbe bello, davvero, che l'Italia dicesse no alla tortura.
Se non altro per godersi le acrobazie di cui sarebbero capaci.

I seguaci di Pannella

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I seguaci di Pannella si scatenano, quando lo critichi.
Perdono il lume della ragione, proprio.
Tirano fuori dal cilindro argomentazioni strumentali, cercano di delegittimarti, fanno di tutto per metterti a tacere, non lesinano attacchi personali e acrobazie logiche pur di dimostrare che sei un cialtrone attaccabrighe in malafede desideroso di ottenere chissà cosa. Che non sei radicale. Che non lo sei mai stato. Che sei un infiltrato del regime, un fiancheggiatore della partitocrazia, un cretino senza rimedio.
I seguaci di Marco Pannella lo difendono così: come se lui non fosse capace di difendersi da solo.
I seguaci di Marco Panella, evidentemente, lo considerano un rincoglionito.
E il bello è che neanche se ne rendono conto.

LiberNazione

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Quando sei o sette cialtroni si incontrano, c'è il caso che ne venga fuori un blog collettivo cialtronissimo: orbene, da oggi alcune delle cose che scrivo saranno riservate al suddetto blog, che risponde al titolo di "LiberNazione" e al sottotitolo di "un blog canaglia".
Se avete qualche minuto andate a dargli un'occhiata; se poi vi dovesse pure piacere, allora mettetelo nei preferiti, condividetelo, linkatelo e via discorrendo.
Buona lettura.

Un suggerimento a Marco Pannella

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Marco Pannella ha ritenuto opportuno citarmi ancora una volta nella conversazione settimanale di oggi su Radio Radicale, attribuendomi nuovamente una fantomatica posizione di contrarietà rispetto all'amnistia che -pur sintetizzata in modo così raffazzonato da non risultare minimamente comprensibile- non è la mia.
Ho spiegato come la vedo sull'argomento durante l'ultimo comitato nazionale di Radicali Italiani, premettendo esplicitamente che se l'amnistia si concretizzasse domattina sarei felicissimo, ma rilevando che secondo me si tratta ormai di una battaglia di retroguardia, e che sarebbe assai più utile concentrare tanti sforzi e tante risorse -concentrare sforzi e risorse, non semplicemente dirlo a un congresso o scriverlo su un giornale di partito- su obiettivi pragmatici quali l'abrogazione della Bossi-Fini o della Fini-Giovanardi -norme che conducono intrinsecamente al sovraffollamento delle carceri e all'intasamento dei tribunali- se non addirittura su battaglie più avanguardiste e visionarie come l'abrogazione del carcere per la stragrande maggioranza dei reati.
Stante quanto sopra, mi corre l'obbligo di suggerire a Marco Pannella, alternativamente:
1. di presenziare ai comitati o di ascoltarli per radio o di guardarseli sul sito di Radio Radicale, possibilmente cercando di prestare la dovuta attenzione, invece di farsi riferire da terzi i contenuti che vengono espressi durante il loro svolgimento;
2. di farsi relazionare, se proprio non è possibile realizzare quanto al punto 1), da individui dotati del raziocinio e/o della buonafede indispensabili per portare a termine un resoconto perlomeno decente;
3. qualora non fosse possibile soddisfare alcuno dei requisiti di cui ai punti 1) e 2), di non parlare di ciò che -evidentemente- non sa e/o non ha capito e/o gli hanno riferito a cazzo di cane.
Dopodiché, se vuole -e debbo ritenere che voglia, altrimenti non si comprenderebbe per quale motivo si prenda la briga di parlare più volte della mia posizione sull'amnistia- ne discutiamo.
Socraticamente, come ama dire lui, e non dai microfoni di una radio in cui uno può dire il cazzo che gli pare e l'altro no.
Grazie mille.

Fumo negli occhi

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Datemi una mano a capire, perché ultimamente ho qualche difficoltà: quelli che blaterano di voler scongiurare le aggressioni agli omosessuali e combattere il femminicidio a forza di aggravanti e leggi speciali sono gli stessi che nicchiano sul matrimonio gay e fanno finta di niente su una sanità che nega alle donne il diritto di abortire?
A me, onestamente, pare di sì.
E allora, abbiate pazienza, viene da chiederselo: questi cervelli fini sono davvero convinti che inasprire le pene senza riconoscere i diritti sia un sistema minimamente credibile per combattere le discriminazioni, oppure fingono di pensarlo per cercare di cavarsela senza scontentare nessuno?
In altre parole: ci sono o ci fanno? E in più, ci sono o ci fanno quelli che ancora gli danno retta, quelli che adesso bisogna affrontare l'emergenza e non è il momento di discutere, quelli che la violenza va combattuta "senza se e senza ma"?
Perché, al di là di ogni ragionevole dubbio, sia chiaro un fatto: i leader di questi professionisti dell'indignazione i se e i ma ce li mettono eccome; premurandosi, tuttavia, di piazzarli un tantino più in là, quanto basta per rendere un po' meno chiara la relazione tra il loro ciurlare nel manico e le nefandezze che dicono di voler combattere.
Insomma, volendo si è liberi di credere che le conquiste civili si possano delegare alla polizia, che chi si permette di dubitare dell'efficacia delle aggravanti sia un fiancheggiatore degli aguzzini e che per far cessare le violenze sia sufficiente piantare i piedini per terra, fare il broncio e gridare "basta".
Io, da parte mia, continuo ad essere convinto che le discriminazioni, per quanto macroscopici siano i loro effetti, si possano risolvere solo prendendosi la briga di pronunciarsi con chiarezza e di attribuire diritti.
Tutto il resto è solo fumo negli occhi.

Il problema non è Cassano

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Facciamo una cosa, vi va?
Facciamo che da domani mattina Cassano, o chi per lui, è libero di augurarsi che non ci siano gay negli spogliatoi calcistici, nelle palestre, nelle pizzicherie e in ogni altro luogo sia dato immaginare alla mente umana.
Facciamo anche che da domani mattina è libero di dirlo, chiamandoli perfino "froci", senza che si alzi il solito polverone mediatico con tanto di box interattivo sui giornali e consuete scuse del giorno dopo.
Però, già che ci siamo, facciamo pure che da domani mattina tutti quelli che si stracciano le vesti, tra i quali non mancano esponenti locali e nazionali di partiti sedicenti progressisti, anziché indignarsi per quello che dice Cassano si prendono la briga di alzare il culo e di battersi sul serio per produrre uno straccio di legge che consenta agli omosessuali non dico di sposarsi, ma perlomeno di mettere insieme un'unione civile come si deve.
Sennò va a finire che tutti se la prendono con Cassano, e nessuno con quelli che si accapigliano sulle sue opinioni quando potrebbero allegramente pulircisi il culo e dotare questo paese di una briciola di civiltà.
Che ne dite, si può fare?

Vi piace, 'sta roba?

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Vi piace, 'sta roba? No?
Invece mi sa di sì. Mi sa che vi piace un sacco.
Perché siccome è fin troppo facile capire che 'sta roba è la conseguenza diretta del proibizionismo che continuate a brandire come un fucile a canne mozze, se non vi piacesse fareste retromarcia e vi dareste da fare per sottrarre il monopolio della droga ai delinquenti.
Invece no. Invece voi ipotizzate. Immaginate. Supponete.
Vi baloccate dalla mattina alla sera coi vostri ragionamenti di lana caprina: giocando a indovinare che se le droghe fossero legali i tossicodipendenti aumenterebbero, gingillandovi con l'idea che uno Stato che lucra sugli stupefacenti non è "etico", desumendo dalle vostre premesse malferme conseguenze conclusive, sistematicamente smentite dalla prova dei fatti.
E così facendo 'sta roba, che vi piaccia o no, la perpetuate.

Idiosincrasie /2

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Facciamo un patto: mettetevi a capo di quello che volete, fondate un partito, inventatevi un'associazione di supereroi, ma per carità smettetela di parlare dei "giovani".
Ve lo chiedo in ginocchio: non se ne può più.

Idiosincrasie /1

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Sostenete pure tutto quello che vi pare: e sappiate che per quanto discutibile, singolare, assurdo possa sembrare, mi sforzerò di ascoltarlo con tutta la buona volontà possibile.
Però, per l'amor di dio, fatemi il cazzo di piacere di risparmiarvi la locuzione "senza se e senza ma": perché quando lo fate finisce inesorabilmente che mi girano i coglioni pure se state comunicando urbi et orbi che avete deciso di regalarmi dei soldi.
Grazie.

La singolare contabilità della Chiesa

38 Commenti »

Secondo la Chiesa Cattolica, tanto per fare i primi tre esempi che mi vengono in mente, è vietato fare sesso al di fuori del matrimonio, usare gli anticoncezionali, convivere "more uxorio".
Eppure io conosco un sacco di persone che trombano allegramente prima delle nozze, adoperano regolarmente il preservativo o la pillola, dormono insieme preoccupandosi di sposarsi se e quando gli garba, e ciononostante si professano cattolici: né, a quanto mi risulta, qualcuno si prende la briga di estrometterli da un consesso del quale, con ogni evidenza, infrangono apertamente le regole un giorno sì e l'altro pure.
A questo punto, per favore, mettiamoci d'accordo: o ci diciamo chiaramente che il cattolicesimo è una religione con dei precetti che possono essere indifferentemente rispettati o non rispettati a seconda di come girano i coglioni ai loro destinatari, e allora quando il papa ne spara due o tre delle sue non dobbiamo preoccuparci perché si tratta di blandi consigli che lasciano il tempo che trovano; oppure decidiamo che la Chiesa Cattolica ha effettivamente qualche milione di fedeli in meno rispetto a quelli che sostiene di avere, giacché in realtà la maggior parte di coloro che blaterano di appartenervi ne sono fuori con tutte le scarpe, e allora quando il papa ne spara due o tre delle sue dobbiamo preoccuparci ancora meno, perché in realtà le forze su cui può contare sono numerose più o meno quanto un club di appassionati del Subbuteo.
Mi pare, però, che alla faccia dell'evidentissimo "tertium non datur" quella prescelta sia un'ingegnosa terza via: si sbandierano divieti e proibizioni come se piovesse, si ignora il fatto che pochissimi li rispettino, e in tal modo si finge di poter disporre di un esercito infinito che in realtà -checché ne dicano quelli che credono di farne parte- non esiste.
Che facciamo, iniziamo a contarli davvero o andiamo avanti chiudendo un occhio e moltiplicando?

Puntini indistinguibili

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In estrema sintesi, mi pare che stia succedendo questo: una classe politica disperatamente arroccata a difesa delle proprie prerogative annaspa in modo sempre piú patetico nel tentativo di mantenere le rendite di posizione che ha acquisito, muovendosi in una realtà che capisce sempre meno e facendo una figura di merda dopo l'altra.
Internet, famiglie di fatto, nuove forme di aggregazione sociale e di organizzazione economica, stili e scelte di vita alternativi, modalità di informazione fino ad oggi sconosciute: un mondo intero che cresce di giorno in giorno e del quale costoro hanno appena sentito parlare; un mondo che sistematicamente li supera, li surclassa, si sviluppa e si articola malgrado il loro maldestro e presuntuoso tentativo di governarlo senza la minima cognizione di causa; un mondo che tra un po' sarà così avanti rispetto a questi residuati di un'altra epoca da potersi permettere di voltargli semplicemente le spalle, lasciandoli nei loro escrementi a discutere come pappagalli ottusi di faccende che la cosiddetta società civile ha brillantemente superato da un pezzo per conto suo.
Allora, forse, non sarà più importante che questi individui si facciano da parte: sarà sufficiente tirare dritto, evitarli e voltarsi a guardarli mentre rimangono indietro e diventano dei puntini indistinguibili.
Godendosi le loro voci da tromboni che si allontanano, si rimpiccioliscono, sfumano.
Finché non si sentono più.

Altro che anarchici, altro che caos

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Sapete cosa? Non ne posso più dell'adagio secondo il quale gli anarchici vorrebbero scatenare il caos.
Documentatevi, una buona volta, e scoprirete che il caos ha a che fare con l'anarchia quanto gli hamburger col veganesimo.
Sono semplicemente convinti, gli anarchici, che la responsabilità di ogni individuo debba essere adoperata senza che qualcuno la imponga.
Anzi, per la verità ritengono che si tratti dell'unico modo possibile per farlo: giacché non c'è responsabilità senza scelta, non c'è scelta senza libertà e non c'è libertà dove esiste imposizione.
Non sono gli anarchici, a creare il caos, ma gli altri: quelli che magari sono arrivati alla soglia della vecchiaia ma non hanno mai mosso un passo se qualcuno non ha detto loro di farlo, e perciò non hanno mai sviluppato alcun senso di responsabilità individuale.
Sono loro, appena si ritrovano col guinzaglio un tantino più lento, a diventare davvero pericolosi.
Altro che gli anarchici.

Bellezza e necessità

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Dice: la guerra non è una cosa bella, ma a volte è necessaria.
Sarà.
Sta di fatto, però, che al mondo ci sono un sacco di cose non belle, eppure necessarie: ma il fatto che siano necessarie pur non essendo belle non implica la necessità di farle sfilare in parata per la gioia di grandi e piccini, spendendo soldi e impiegando risorse per organizzare lo spettacolo.
Gli eserciti sono stati inventati per fare la guerra: e quindi, anche se servono a fare una cosa brutta, possono essere necessari.
Ciò non giustifica il fatto che sfilino in parata: anzi, credo che sborsare fior di quattrini per farli sfilare in parata sia un'alzata d'ingegno insensata.
Altrimenti finisce che a forza di applaudirli qualcuno si confonde, e finisce per pensare che la guerra, oltre a poter essere necessaria, è pure una cosa bella.
Tutto qua.

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Una macchina anziché tre

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Il signor Rossi, impiegato, prende la macchina alle otto di mattina, arriva al lavoro e parcheggia sotto l'ufficio; verso le diciotto si rimette alla guida, torna a casa, posteggia la macchina e la riprende la mattina successiva.
La signora Verdi, casalinga, abita vicino all'ufficio del signor Rossi, e verso le dieci prende l'auto per andare a fare un po' di spesa; poi torna a casa, parcheggia, verso le sedici e trenta si rimette in macchina per andare a prendere il figlio a scuola e rincasa mezz'ora dopo.
Il signor Bianchi, cameriere, abita vicino a casa del signor Rossi e prende l'auto intorno alle diciannove: la posteggia vicino al ristorante in cui lavora e verso l'una di notte se ne torna a casa.
E' di tutta evidenza che il signor Rossi, la signora Verdi e il signor Bianchi posseggono un'automobile ciascuno, ma potrebbero tranquillamente condividerne una sola: il che non significa soltanto che la città sarebbe ingombrata da una sola auto anziché tre, ma anche che i comproprietari potrebbero dividere per tre il costo di acquisto e le spese di gestione dell'auto, risparmiando in tal modo una barca di soldi che potrebbero utilizzare per molti altri scopi, tra i quali pagarsi taxi nel caso in cui si trovassero a doversi spostare al di fuori degli orari consueti o noleggiare una macchina quando vanno in vacanza.
Immaginate che tutti i signori Rossi, Verdi e Bianchi d'Italia si organizzassero così: le nostre città non sarebbero più dei giganteschi garage a cielo aperto, nei quali le macchine parcheggiate ricoprono ogni centimetro disponibile, e in più i loro abitanti si ritroverebbero in tasca un mucchio di soldi in più.
Non si tratta di una mia fantasia, naturalmente: si chiama carsharing, e come tutte le altre forme di condivisione andrebbe incentivato in ogni modo possibile e immaginabile, specie in un periodo di crisi come questo, replicando su larga scala l'esempio banale che ho appena fatto e svuotando il paese dalla lamiera in cui sta soffocando.
La cosa, naturalmente, andrebbe a tutto discapito delle aziende che producono le automobili, le quali si ritroverebbero con un fatturato ridotto di un terzo: ed è proprio per questo, temo, che le nostre amministrazioni si guardano bene dal pubblicizzarla e svilupparla più di tanto; magari menandola con la vecchia storia dell'occupazione, come se un colosso automobilistico, di fronte al disastro ambientale che ci sta investendo come un uragano, non avesse tutte le possibilità -e, per inciso, la responsabilità- di investire qualche quattrino e riconvertire in altro una parte della sua produzione.
Io, che col carsharing vado avanti alla grande da qualche mese, vi invito tutti a provarlo: e magari a chiedere al sindaco di istituirlo, se nella vostra città ancora non c'è.
Ne va della decenza del posto in cui vivete, e pure dei quattrini che avete in tasca.
Che dite, sono motivazioni sufficienti?

Io sono qua che prendo appunti

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Abbiate pazienza, ma la domanda sorge spontanea: quando cazzo ce l'hanno mai detta, la verità?
Vado a memoria e alla rinfusa: non ci hanno detto la verità, o perlomeno non ce l'hanno mai detta tutta, sulla strage di Piazza Fontana, sul deragliamento di Gioia Tauro, sull'attentato di Piazza della Loggia, sulla bomba dell'Italicus, sulla strage di Bologna, sull'attentato al rapido 904, su Gladio, sul piano Solo, sul sequestro Moro, sull'omicidio Pecorelli, sul suicidio Calvi, sul caso Sindona, sulla morte di Pinelli, sul delitto Calabresi, sulla loggia P2, sul disastro aereo di Ustica, sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, e via discorrendo con altri edificanti episodi che in questo momento mi sfuggono.
Adesso viene fuori che nessuna ragion di stato può ostacolare la verità.
Fantastico.
Allora, per cortesia, chi conosce i dettagli delle vicende che ho succintamente riassunto qui sopra -perché c'è, chi conosce quei dettagli- inizi pure a parlare.
Io sono qua, che prendo appunti.

Dai, allunghiamogli le gambe

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C'è una vecchia barzelletta che funziona più o meno così: un tizio vuole farsi accorciare il pisello perché è di una lunghezza sproporzionata, ma siccome in sala operatoria l'intervento non riesce il dottore guarda i suoi assistenti e dice: "Vabbe', dai, allunghiamogli le gambe".
Ecco, il ddl anticorruzione di cui si parla in questi giorni mi ricorda tanto quella barzelletta: perché se la giustizia italiana è un colabrodo che manda in prescrizione migliaia di reati, pensare di risolvere il problema aumentando la prescrizione anziché riformare una volta per tutte il sistema giudiziario è un po' come allungare le gambe a quel tizio invece di accorciargli il pisello.
Sapete cosa penso? Che pur di non mettere mano ai problemi della giustizia finiremo per abrogarla, la prescrizione: così come, travolti dallo scalmanato impeto giustizialista che imperversa in lungo e in largo, abbiamo di fatto già abrogato il principio per cui ciascuno è innocente fino al momento della condanna, il carattere eccezionale della carcerazione preventiva e il valore rieducativo della pena.
Tutta roba della quale, nell'emergenza di un paese invaso dall'illegalità, pensiamo di poter fare a meno: finché non ci accorgeremo che due -o tre, o quattro, o enne- torti non fanno una ragione; che quelle garanzie dimenticate andavano salvaguardate a maggior ragione in un momento tanto difficile; che dal malaffare si esce praticando lo stato di diritto, non cancellando come se niente fosse decenni -e a volte secoli- di civiltà giuridica.
Sarà un brutto giorno, quello in cui ce ne renderemo conto.
E forse, come spesso accade, sarà troppo tardi per tornare indietro.

Pensa se non cambiava niente

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Niente da dire, ci mancherebbe. Però, insomma, io sopra la scritta "cambia tutto" ci avrei messo la foto di qualcun altro.
Così, perché magari va a finire che uno accende il computer all'improvviso, legge la scritta, guarda la faccia e gli piglia un colpo.
Saluti.

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Un'aggravante insensata

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Uccidere la moglie perché non si sottomette alla propria volontà, perché non corrisponde alle proprie aspettative o semplicemente per gelosia è più grave che ammazzare un marito per le stesse ragioni?
Valutando le situazioni singole, evidentemente, no: in entrambi i casi, infatti, si tratta di omicidi riconducibili all'insano senso di possesso nutrito da parte di un individuo nei confronti di un altro individuo, che dovrebbero essere puniti esattamente allo stesso modo.
Le differenze -e sono differenze assai vistose- si possono riscontrare invece a livello complessivo.
Tanto per iniziare, accade molto più spesso che un maschio ammazzi una femmina piuttosto che il contrario, prova ne sia il fatto che la violenza degli uomini sulle donne rappresenta una vera e propria piaga sociale -il cosiddetto "femminicidio", di cui io stesso ho parlato spesso con grande preoccupazione-, mentre la violenza delle donne sugli uomini no.
In secondo luogo, le aggressioni degli uomini nei confronti delle donne sono la punta dell'iceberg di una diffusa mentalità maschilista di cui il nostro paese -e non solo- è profondamente intriso, che non si limita a spiegare i suoi effetti a livelli da cronaca nera, ma pervade capillarmente la società determinando una pressoché sistematica discriminazione di genere nelle famiglie e sui posti di lavoro.
Infine, la violenza maschile sulle femmine è resa ancora più odiosa dal fatto che in genere le donne sono fisicamente meno forti dei maschi, il che conferisce a quella violenza un carattere di vigliaccheria che non può lasciare indifferenti.
Per come la vedo io, però, tutto ciò non può giustificare l'idea di inserire nel codice penale la cosiddetta "aggravante per femminicidio", vale a dire un aumento della pena riconducibile al fatto che un maschio aggredisca una femmina per le ragioni che ho appena accennato.
Il punto è tutto nella domanda con cui ho aperto il post: alla quale, se ci muoviamo nell'ambito del diritto penale, non si può che rispondere limitandosi al caso singolo, giacché in uno stato di diritto ciascuno è chiamato a rispondere delle proprie azioni, ma non può ritenersi responsabile di quelle altrui; non mi pare, quindi, che l'aggravante a carico di un assassino possa essere posta in funzione del fatto che altri -per quanto numerosi essi siano- abbiano commesso il suo identico delitto, perché ciò equivarrebbe ad addossargli anche la colpa di quegli omicidi, dei quali egli non è responsabile.
Così come non mi sembra che l'aggravante per un atto di violenza si possa ricollegare alla -pur odiosa- mentalità maschilista dell'aggressore, a meno di non volerla prevedere anche nel caso in cui -specularmente- l'aggressore sia una donna, la vittima sia un uomo e la motivazione sia la mentalità femminista dell'omicida: altrimenti si dovrebbe concludere che l'elemento distintivo dell'aggravante non è la circostanza di essere riconducibile ad una data mentalità -cosa già di per sé discutibile, ma lasciamo correre-, ma il fatto che quella mentalità sia più o meno diffusa nella società in cui viviamo; cosa che, di nuovo, condurrebbe a stabilire una pena differenziata in ragione di elementi che non riguardano solo il reo, ma anche altri soggetti.
L'unica ragione valida per immaginare un'aggravante, quindi, resterebbe l'ultima, vale a dire la differenza di forza fisica e la conseguente odiosità di chi se ne approfitta: ma in tal caso essa dovrebbe essere analogamente prevista per tutti i casi in cui, a prescindere dal sesso, l'aggressore sia sproporzionatamente più prestante rispetto all'aggredito.
Badate: queste considerazioni non significano che io me ne freghi del femminicidio, che ritenga la violenza degli uomini sulle donne un fatto trascurabile, che sottovaluti il maschilismo, ma piuttosto che secondo me le soluzioni avventurose finiscono sempre per incasinare i problemi anziché risolverli.
Né -perdonatemi la lunghezza, ma devo dirla tutta- rileva la domanda che generalmente, a questo punto, mi viene posta: allora, sentiamo, tu che faresti per risolvere il problema? Perché anche se io non l'avessi, una soluzione, se non riuscissi a immaginarla, se non vedessi la luce, ciò non comporterebbe automaticamente la necessità di essere d'accordo con il primo rimedio che sento proporre in giro.
Insomma, per farla breve: a me l'aggravante per femminicidio pare un'alzata d'ingegno insensata, e come tale non solo inutile, ma perfino controproducente.
Probabilmente le soluzioni del problema -che c'è, ed è enorme- sono altrove: parliamone, per quanto complicato possa essere, ma non ci affidiamo alla solita strategia di dare per buona la prima fregnaccia che ci viene in mente.

State in campana

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Oggi, intorno all'una e mezza, sono dalle parti di Piazza Fiume; alla stessa ora mio padre, che lavora con me all'Esquilino, esce da studio per andarsene a casa. Dopo qualche metro una macchina che passa si accosta, e dal finestrino un tizio lo saluta con una formula del tipo "caro dottore, come va, si ricorda di me?".
Mio padre -come spesso avviene a chi vede un sacco di persone diverse tutti i giorni da anni- non se lo ricorda affatto, ma la cosa gli pare scortese: ragion per cui -come spesso capita di fare anche a me- finge di aver capito benissimo di chi si tratti, e si spinge fino ad intrattenere una breve conversazione il più possibile generica ("come va?", "tutto bene?" e via discorrendo).
Dopo questi convenevoli il tizio dice a mio padre una roba del tipo "a proposito, dottore, mi deve dare 2.400 euro per il portatile di Alessandro". Mio padre risponde che non ne sa niente, e allora il tizio propone di chiamarmi per verificare: compone un numero, mi saluta e poi passa il cellulare a mio padre affinché parli con me.
In quel momento io sono in un bar dalle parti di Viale Regina Margherita a bere una centrifuga di frutta e non ricevo nessuna telefonata; nondimeno, la voce che mio padre sente dall'altra parte della cornetta -a suo dire identica alla mia- gli spiega che sì, ho comprato 'sto portatile e mi ero dimenticato di chiedergli se per cortesia mi anticipava i soldi per pagarlo.
Mio padre è perplesso, non si fida. Tuttavia, essendo ancora più strambo di me, non possiede il telefonino, e quindi non potrebbe farmi una controtelefonata per verificare che la voce che sente sia davvero la mia: quindi mi dice -a me, cioè a quello che finge di essere me- che purtroppo non ha con sé una somma del genere, e ripassa il cellulare al tizio. Quest'ultimo, a sua volta, mi -gli- chiede cosa si può fare, e poi biascica una cosa tipo "ah, ok, mi faccio dare qualcosa di anticipo, ciao ciao": dopodiché dice a mio padre che io gli ho detto di farsi dare qualcosa di acconto.
In quel momento io sono nel bar di prima, ho il telefono silenzioso in tasca e l'unico acconto a cui penso è quello che mi servirà tra qualche secondo per pagare due centrifughe e due caffè.
Siamo al finale: mio padre risponde di non avere un euro nel portafoglio, il tizio -invero irriducibile- gli propone di andare al bancomat insieme a prelevare, mio padre -che, sia detto per inciso, oltre al cellulare non ha usa manco il bacomat- ripete che non intende pagare alcunché, il tizio risale in macchina, mette in moto e se ne va sgommando.
Tutto qua. Ma non è cosa da poco, credo.
State in campana, quando ve ne andate in giro per strada e incontrate qualcuno che non ricordate.

Roma si muove

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Ambiente, diritti, mobilità, costi della politica.
Roma, finalmente, si muove: ammesso che i romani ci diano una mano a farla muovere.
Appena ci danno il via -e manca poco- partiranno otto referendum comunali, uno più importante dell'altro:

  • meno traffico, più trasporto pubblico e car sharing, raddoppio della rete ciclabile, pedonalizzazione del centro storico;
  • stop al consumo del territorio
  • strategia rifiuti zero: riuso, riciclo, porta a porta in tutta la città;
  • mare libero e navigabilità del Tevere;
  • welfare dei servizi alla persona;
  • riduzione dei costi dell'apparato amministrativo e trasparenza totale su appalti e spese comunali;
  • istituzione del registro dei testamenti biologici;
  • riconoscimento e sostegno alle famiglie di fatto.
Che ne dite, il menu vi piace? Potete approfondirlo cliccando qua: e prepararvi a darci una mano, perché tra poco si tratterà di raccogliere le firme per realizzarlo.
Restate sintonizzati: ci sarà davvero bisogno di tutti.

Assegno di invalidità, mobilitiamoci

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"Leggo su Repubblica che si parla di una proposta di modifica dell'assegno di invalidità, in particolare "sotto i 15 mila euro di reddito Isee gli assegni di invalidità resteranno intatti, sopra ci saranno delle riduzioni proporzionali al reddito.". Mettere una soglia di 15 mila euro significa colpire tutti i disabili che lavorano e non evadono le tasse. Una proposta che può avere l'effetto contrario a quello voluto: diminuire il reddito di chi vive al limite può portare la persona a non farcela più e a dover accettare l'idea di venir ricoverato (a quel punto a spese dello Stato, visto che non avrà più un reddito). Per risparmiare pochi soldi si rischia di spenderne 10-20 volte tanto. Vediamo se la rete è capace di esercitare una pressione pari a quella dei tassisti per fermare una proposta vergognosa (e inutile)."
Così denuncia Alessandro Campi, amico mio dal cervello finissimo

Devo rendere una confessione

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-E' permesso?
Il tizio apparso sulla porta era piuttosto elegante: gessato, scarpe lucide, ventiquattrore in mano. Sui quaranta, pensò il sovrintentendente Gessetti. Probabilmente un avvocato, o qualcosa del genere.
-Prego, si accomodi. Deve sporgere una denuncia?
-Sì.
Il sovrintendente fece un cenno di assenso con la testa, avviò la videoscrittura sul vecchio pc e cliccò un paio di volte sul mouse.
-Allora, di che si tratta?
L'uomo sorrise, aprì la ventiquattrore, ne tirò fuori un pacchetto confezionato col cellofan e tenuto chiuso da un pezzo di scotch, lo porse al poliziotto.
-Si tratta di questo.
Gessetti prese in mano il pacchetto e sentì che conteneva qualcosa di morbido.
-Apra, apra pure.
Il poliziotto era perplesso. Prese lo scotch tra le unghie del pollice e del medio, iniziò a tirarlo via e percepì distrattamente uno strano vociare nella sala d'attesa. Poi il pacchetto gli si aprì sulla scrivania, lasciando cadere alcune foglioline secche.
-Abbia pazienza, ma questa...
-...è marijuana.
L'uomo sorrideva ancora. Il sovrintendente lo guardò con aria interdetta.
-Sa che adesso...
-...mi deve arrestare? Certo. Sono qua apposta.
Il brusio nella sala d'attesa si era fatto più forte. Il sovrintendente distolse lo sguardo dall'uomo che gli era seduto davanti e vide passare la sua collega davanti alla porta.
-Che succede là fuori?
La donna aveva uno sguardo strano. Disse qualcosa di incomprensibile e poi sparì nel corridoio. Il poliziotto tornò a guardare l'uomo e notò che era ancora più sorridente di prima.
-Insomma, le si sta...
-...costituendo. Si dice così, no?
Gessetti sospirò. Ce n'erano di matti, in giro.
-Dovrò chiamare l'ispettore.
Prese il telefono e compose il numero dell'interno. Il brusio nella sala d'attesa era diventato così forte che per sentire la voce dall'altra parte del telefono dovette tapparsi l'orecchio libero con due dita.
-Ispettore, qua c'è uno che... Come dice? Centinaia di persone? Dove, qua fuori? Ma come... Certo, un'emergenza, senza dubbio... Va bene, va bene... Ok, intanto questo però... Sì, chiamo casa e dico che non torno...
Posò la cornetta, si alzò in piedi e cacciò un urlo.
-Bitossi, Grandi, venite qua!
I due colleghi apparvero sulla soglia della porta. Avevano l'aria stravolta.
-Guarda Gesse' che qua...
-...so tutto, so tutto. Intanto portatevi il signore, identificatelo e arrestatelo. Io vado avanti con gli altri.
-Ma poi...
-...poi niente. Forza, sennò qua non si finisce più.
I due poliziotti fecero cenno all'uomo di alzarsi e di seguirli. Appena furono usciti Gessetti ricominciò ad armeggiare col computer: gli si era accesa in testa una lampadina inquietante. Si collegò a internet, aprì la homepage delle notizie e restò a bocca spalancata: si stavano costituendo tutti insieme, in tutto il paese. Code chilometriche davanti ai commissariati e alle caserme dei carabinieri. Protezione civile allertata. Già sequestrati quintali di marijuana. Ed erano solo le nove e mezza del mattino.
-Gessetti? Ehi, Gessetti!
Era la collega di prima che si era affacciata dalla porta.
-Dimmi...
-Hai visto che...
-... ho visto.
-Ne faccio passare un altro?
-Sì, ma dammi due minuti prima, ok?
Il sovrintendente restò seduto alla scrivania, immobile. Provò a fare un paio di calcoli mentali. Migliaia di persone. Centinaia di migliaia. Forse milioni. Medici, operai, avvocati, ferrovieri, impiegati pubblici, insegnanti. Ebbe una vertigine. Il paese paralizzato. Centri di raccolta e smistamento. Treni speciali. Stato d'emergenza nazionale,
-Gesse', qua c'è una bolgia, faccio entrare il prossimo o no?
Il sovrintendente non rispose. Guardava dritto davanti a sé. Poi si scosse, deglutì, prese in mano il telefono, compose di nuovo l'interno di prima.
-Ispettore? Sì, Gessetti. Posso passare un secondo da lei? Devo rendere una confessione.

Stattene a casa

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Non t'impicciare. Fatti i cazzi tuoi. Chi te lo fa fare. Non ne vale la pena. Tanto il mondo non lo puoi cambiare. Cosa ti illudi di fare. Lo vedi poi come va a finire. Pensa a te che se non ci pensi tu non ci pensa nessuno. Lascia perdere.
Questo ci dicono. A forza di botte e di morti. Da quarant'anni. Da Giorgiana Masi a Bolzaneto.
Stattene a casa. Stattene a casa. Stattene a casa.

Non sarebbe la prima volta

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Quando uccidevi,
favorendo il potere,
i soci vitalizi del potere,
ammucchiati in discesa
a difesa della loro celebrazione


(Fabrizio De André
"Sogno numero due"
da "Storia di un impiegato"
1973)


Io lascerei perdere, dandole per implicite, le ovvie formule di condanna del terrorismo, e mi concentrerei piuttosto su una riflessione di taglio diverso: quando il potere è in difficoltà perché il suo consenso diminuisce a vista d'occhio, mettersi a sparare produce quasi inevitabilmente l'effetto di terrorizzare la gente e indurla a rimettere nelle mani di quel potere la propria urgenza di sicurezza.
A meno che, naturalmente, la rivoluzione armata non acquisti una massa inerziale così imponente da capovolgere completamente la situazione e prendersi tutto il banco: cosa che negli anni '70, tanto per fare l'esempio più recente, non è accaduta, complice il fatto che il potere reagì all'attacco dell'eversione con il cinismo di chi strumentalizza la violenza altrui a proprio vantaggio.
Questo mi viene da pensare, oltre al fatto che sparare non mi appartiene come metodo politico e quindi è una pratica che disapprovo, leggendo di un ipotetico ritorno della lotta armata: che finirà per serrare i ranghi del potere, ricompattarlo e quindi rafforzarlo, anziché distruggerlo.
Credetemi, non sarebbe la prima volta.

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A proposito di suicidi

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Sarei curioso di sapere come mai in questo periodo ci si occupi con tanta passione dei suicidi causati dalla crisi economica, accusando chi non ha affrontato adeguatamente la seconda di aver provocato i primi, e invece si taccia completamente sulle persone che si tolgono la vita, o perlomeno ci provano, perché affette da malattie terminali.
C'è chi afferma che siano complessivamente duemila l'anno. Duemila. Vale a dire quasi sei al giorno.
Come mai questi suicidi non vengono sbattuti in prima pagina uno per uno, accusando chi si è ostinato non dico a legiferare, ma perfino a discutere sul tema dell'eutanasia, di aver sottratto a quei poveri cristi una scelta dignitosa e di averli costretti a farla finita buttandosi dalla finestra, o impiccandosi, o mettendo la testa nel forno?
Forse perché si tratterebbe di accusarli quasi tutti?

C'è lazzo e lazzo?

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Mi piacerebbe chiedere a Guia Soncini, che -giustamente- si incazza quando qualcuno prende in giro la Annunziata per il suo strabismo, per quale motivo ritenga che si tratti di un insulto maschilista, dal momento che l'abitudine -orribile, come ho scritto più volte- di attaccare le persone sui loro difetti fisici viene esercitata assai di frequente anche nei confronti di individui maschi, come dimostrano gli abbondantissimi -e spesso provenienti da illustri commentatori politici- lazzi sull'altezza di Berlusconi e di Brunetta o sul peso di Ferrara.
E, in subordine, se anche i suddetti lazzi su Berlusconi, Brunetta e Ferrara abbiano suscitato in lei la medesima indignazione, al punto da spingerla alla pubblicazione di post altrettanto appassionati.
Cosi, per curiosità.

Non lasciarsi intimidire, ma un pochettino sì

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A me fa un sacco piacere, davvero, che lo Stato non si lasci intimidire dai terroristi.
Ma siccome qualcuno sostiene -peraltro autorevolmente- che spesso e volentieri gli Stati -compreso il nostro- si siano lasciati intimidire così poco da arrivare addirittura a strumentalizzarli e ad usarli per i loro scopi, i terroristi, mi auguro che nel futuro si continui a non lasciarsi intimidire, però un pochettino sì.
Non so, magari giusto quel tantino di intimidazione che basta per fare in modo che i ruoli, come dire, rimangano distinti.

Un' alleanza con questi qua

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Ricapitoliamo, vi va?

L'omosessualità è una devianza della personalità: un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico.
(Paola Binetti, deputata UDC)

Ci sono le famiglie tradizionali che fanno crescere i bambini e li educano. Questi quando sono grandi pagano tasse e contributi anche per le pensioni e l’assistenza sanitaria di quelli che i bambini non li hanno avuti, e che hanno avuto invece molti soldi in più durante la vita. Sennò da dove pensiamo che si prendano i soldi per pagare le pensioni ai gay?
(Rocco Buttiglione, presidente UDC)

La morte di Eluana Englaro spalancherà le porte all'eutanasia in Italia. La sua fine produrrà conseguenze drammatiche. Se il boia di Eluana riuscirà ad eseguire la condanna a morte per fame e per sete, questa esecuzione scatenerà un pericoloso effetto domino che investirà centinaia di casi analoghi.
(Gabriella Carlucci, deputata UDC)

Si vuole costruire una gioventù fieramente diversa e disponibile alla sodomia islamica, con misure allucinanti e pregiudizi ideologici verso la femminilità e la mascolinità dei giovani italiani.
(Luca Volontè, deputato UDC)

Il via libera dato dall’Agenzia del farmaco alla Ru486 fa cadere un altro baluardo a difesa della donna e la abbandona cinicamente al suo destino e alla sua solitudine.
(Luisa Capitanio Santolini, deputata UDC)

La sinistra radicale pretende di imporre i propri valori e le proprie regole non solo alle istituzioni italiane, ma anche alla Chiesa dettando le norme dei suoi comportamenti ecclesiali. Se qualcuno non avesse capito quale arroganza e quanta strumentalizzazione vi è in questo comportamento la vicenda Welby dovrebbe aprire gli occhi a tutti. Il tutto magari in nome della laicità dello Stato, massima ipocrisia in questo caso.
(Lorenzo Cesa, segretario UDC)

Ecco, oggi uno dei massimi esponenti del -sedicente- principale partito progressista italiano ha ripetuto che si dovrebbe fare un'alleanza con questi qua.
Non so, c'è bisogno di aggiungere qualcosa?

Tutto, tranne che antipolitica

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Io, come qualcuno sa, non sono esattamente un fan di Grillo: però, insomma, se un partito si presenta alle elezioni seguendo le regole stabilite e sottoponendo agli elettori un programma, e se a loro volta gli elettori si recano alla urne e lo votano, mi pare si possa dire tutto tranne che si tratti di un trionfo dell'antipolitica.
A prescindere dal fatto che il Movimento 5 stelle, nel merito, piaccia o no: e lo dico dal punto di vista di uno a cui non piace.

Una spiacevole sensazione

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E' noto che quando in un paese o in un gruppo di paesi le cose si mettono male, e la politica non riesce a elaborare risposte efficaci, fanno la loro comparsa sulla scena quelli che iniziano a sparare e quelli che ritengono di ripristinare l'ordine votando per l'estrema destra.
E' altresì noto che entrambe le categorie, al di là delle lamentazioni di rito, tendono a risultare assai funzionali alla politica che non riesce a elaborare risposte efficaci, poiché le consentono di riguadagnare il consenso perduto evocando nei cittadini il terrore della rivoluzione armata da un lato e della deriva fascista dall'altro, risparmiandole in tal modo la gravosa incombenza di elaborare le risposte efficaci di cui sopra.
E noto, inoltre, che proprio per questo entrambe le categorie vengono spesso e volentieri non osteggiate -ed in alcuni casi strumentalizzate- dalla politica che non riesce ad elaborare risposte efficaci, tramite l'impiego di alcuni apparati dello stato che adottano nei confronti delle suddette categorie comportamenti al limite -e talora bel oltre il limite- dell'opacità.
E' noto, infine, che tali congiunture tendono a culminare in momenti letteralmente drammatici in cui ci vanno di mezzo un sacco di persone che non c'entrano niente, per giunta caratterizzati da una quantità di inquietanti misteri legati all'operato dei predetti apparati che nessuno si perita di chiarire manco dopo un quarantennio.
Ecco, io avverto la spiacevole sensazione che, date le circostanze, rischiamo che si apra un capitolo del genere.
E spero tanto, ma proprio tanto, di sbagliarmi.

Consegnare le città ai delinquenti

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L'ho scritto più di una volta, ma credo valga la pena di tornarci sopra e di precisare il concetto: quando si provvede al proverbiale "giro di vite" sulla cosiddetta "movida" notturna, i primi che rinunciano a uscire di casa per sfidare l'ordinanza di turno sono i cittadini più tranquilli, quelli che vogliono soltanto bersi una birra al fresco e fare due chiacchiere in pace con gli amici, i quali per inciso costituiscono un'amplissima maggioranza della popolazione; mentre è probabile che gli individui più turbolenti, quelli che cercano rogna e fanno gli attaccabrighe alla prima occasione, continueranno allegramente ad andarsene in giro alla facciaccia dei divieti.
Il che equivale a dire che le ordinanze proibizioniste finiscono fatalmente per consegnare le strade ai facinorosi e costringere a casa i cittadini perbene, impedendo a questi ultimi di esercitare quella funzione di "presidio" che essi svolgerebbero automaticamente in ragione della loro presenza e del loro numero.
Insomma, per come la vedo io le cose stanno così: se le amministrazioni comunali continueranno ad affrontare il tema della sicurezza cercando di instaurare una specie di coprifuoco non otterranno altro che regalare ogni spazio pubblico ai delinquenti, e quindi finiranno per rendere sempre più gravi i problemi che cercano di risolvere.
Cosa vogliamo aspettare, per rifletterci? Che questa gente diventi definitivamente padrona delle nostre città?

Rimbalza il clandestino

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Ecco, adesso il massimo sarebbe se in Albania lanciassero un giochino di Facebook intitolato "Rimbalza il clandestino", consistente nel respingere a forza di clic un un pupazzetto con le fattezze di Renzo Bossi che tenta di entrare nel paese senza permesso di soggiorno per prendersi la laurea triennale.

Un pezzo di plastica

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Poi scendi un minuto per prenderti qualcosa da mettere sotto i denti e incontri un papà con il figlio sui dodici anni, felice come una pasqua per quel fazzoletto di pizza con la mozzarella che gli stanno scaldando, che chiede alla ragazza dietro al banco di non piegarlo in due precisando che così se lo gusta di più.
E si capisce che non nuotano nell'oro perché hanno i vestiti logori e le scarpe consumate, ma anche perché il ragazzo non sta nella pelle ed è chiaro che quella merenda è un'eccezione assoluta; si gira, guarda il padre, sorride, dice grazie e allora il padre arrossisce come un bambino, risponde sottovoce una cosa tipo te l'avevo promesso e si vede che è felice pure lui per essere stato di parola.
E succede che proprio in quel momento ti vibra il cellulare, tiri fuori l'android tutto colorato che ti sembrava una meraviglia fino a tre minuti prima e mentre leggi il messaggio che ti hanno mandato sollevi la testa per guardare il ragazzo che sta addentando la pizza e ti godi lo spettacolo di una felicità così abbacinante che ti viene da fare tre passi indietro per non prenderla tutta insieme.
Abbassi lo sguardo, finisci di leggere il messaggio e ti accorgi che al cospetto di quel ragazzo e del suo fazzoletto di pizza con la mozzarella l'android tutto colorato è tornato ad essere un pezzo di plastica.
Sono cose che danno da pensare.

Già si gela

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La primavera non ha fatto manco in tempo ad arrivare e nei supermercati già si gela.
Non so voi, ma io l'aria condizionata l'ho sempre vista così: per stare freschi dentro casa propria si butta a manetta aria bollente addosso a tutti gli altri; il che, per carità, sarà pure legittimo, ma per come la vedo io non è il massimo della cortesia.
Anzi, per quello che vale lo trovo un concetto decisamente menefreghista; che poi, detto per inciso, spesso e volentieri serve principalmente a cagarsi addosso dal freddo in ufficio, e magari doversi coprire, mentre fuori c'è un sole che spacca le pietre: così come in inverno i riscaldamenti a palla costringono la gente a mettersi seminuda quando fuori nevica.
Certo, c'è la storia che senza la giusta temperatura non si riesce a lavorare come si deve: circostanza, questa, che ha senz'altro pregiudicato l'opera di gente come Michelangelo, Einstein, Pasteur, i quali disponendo di un impianto di raffreddamento adeguato avrebbero senz'altro fatto grandi cose, invece del poco e niente che hanno combinato.
A latere, ma marginalmente, c'è la questione dell'inquinamento, per la quale tuttavia è senz'altro più comodo scagliarsi contro i cattivoni che bruciano il carbone piuttosto che dire due paroline a chi attraverso tale combustione si sollazza le ascelle tenendole al fresco.
Io, nel mio studio, l'aria condizionata non ce l'ho. E a lavorare, vi dico la verità, mi pare di riuscirci. Quando fa caldo accosto le persiane, mi metto in maniche di camicia e -orrore- a volte sudo. Poi mi lavo, comunque, ché per fortuna l'acqua mi arriva dritta a casa dal rubinetto e dalla cipolla della doccia. Mi deodoro, anche. E, giuro, di solito non puzzo neanche un po'.
Li metterò, i condizionatori, quando non potrò più farne a meno: cioè quando la temperatura di questa città, a causa dell'aria bollente pompata da tutti gli altri per potersi mettere un golfino invece di indossare una polo a maniche corte, sarà così alta da non poter sopravvivere.
Anche se nessuno di loro, naturalmente, mi darà un contributo: né per avermi costretto a spendere soldi per l'impianto, né per aver sparpagliato un po' di inquinamento nell'aria -che è anche la mia- per soddisfare l'insopprimibile smania di starsene al gelo.
Pazienza.

Una divisa come un'altra

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Poi, un bel giorno, te ne vai al concertone del primo maggio per raccogliere le firme sulle famiglie di fatto e ti aspetti che tutti 'sti giovani con l'aria impegnata, il vestiario impegnato, l'acconciatura impegnata e spesso perfino l'andatura impegnata reagiscano in qualche modo diverso dall'indifferenza.
Invece, perlopiù, niente. Non dico, intendiamoci, niente adesioni, ma proprio niente di niente: nessun interesse, nessuna avversione, neanche un insulto o al limite uno sputo in faccia.
Semplicemente niente.
La stragrande maggioranza dei giovani impegnati non si ferma neanche per capire chi sei e cosa gli stai chiedendo, ti guarda come se avesse davanti agli occhi un marziano che si sta dedicando a chissà quale attività astrusa, gira la testa dall'altra parte e tira via: nel migliore dei casi biascicando qualcosa tipo "mi aspettano", "ho fretta", "non firmo niente", nel peggiore tenendo lo sguardo fisso davanti a sé e non degnandoti nemmeno di un vaffanculo.
Ieri ne ho visti passare centinaia, di quei giovani impegnati: ognuno con la sua maglietta d'ordinanza inneggiante a qualche improcrastinabile mutamento sociale, ma quasi tutti completamente disinteressati a stare a sentire dieci secondi, sia pure per mandarlo a cagare, chi proponeva loro di firmare per provare a concretizzarne uno.
E ho dovuto concludere, con una certa malinconia, che spesso e volentieri anche la tenuta da giovane impegnato è una divisa come un'altra.

A costo di risultare antipatico

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Adesso dirò una cosa che a qualcuno non piacerà, ma proprio perché ho parlato spesso del problema, e proprio perché il problema mi sta molto a cuore, mi prendo la libertà di farlo: non essere complici del femminicidio, per come la vedo io, non consiste nel firmare appelli che -come spesso accade- tendono a restare delle enunciazioni di principio; piuttosto, sarebbe meglio prendersi la briga di dire quello che si pensa, a costo di risultare antipatico e di essere mandato a cagare, quando un'amica ti racconta che il suo ragazzo è geloso e si scoccia se esce da sola, o quando siete a bere una cosa insieme e il telefono le squilla dieci volte in due ore perché lui non sa chi sei e diventa sospettoso, o quando ti racconta che lui le ha sbirciato gli sms sul telefonino ma lei l'ha perdonato perché in fondo può succedere, o quando ti dice che voleva vedere il suo ex per parlare un po' ma lui le ha opposto che sarebbe stata una mancanza di rispetto inducendola a rinunciarci, o quando lui ha fatto la faccia storta perché lei doveva uscire con le amiche e aveva la gonna un tantino troppo corta.
Non essere complici del femminicidio, secondo me, significa farsi uscire le parole in quei momenti là: perché ci sono un mucchio di donne intelligenti che questa robaccia, in un modo o nell'altro, continuano a doverla fronteggiare; e quando ne parlano a qualcuno si sentono rispondere spesso e volentieri che sono esagerate, che bisogna avere un po' di pazienza, che non è il caso di farla troppo lunga.
Ecco, io credo che questa robaccia, che molti continuano a ritenere innocua, sia l'inizio della fine: e che se ci si ritrova, magari per quieto vivere, a passarci sopra una, due, tre volte, il femminicidio è dietro l'angolo e può esplodere anni dopo, senza nemmeno il tempo di domandarsi come ci si sia arrivati.
Perché la cultura maschilista di questo paese è una bestiaccia, l'ipocrisia pure, e la tendenza a mordersi la lingua e non dire le cose perché non sta bene è peggio di tutte e due.
Va bene l'appello, quindi, per l'utilità che può avere: ma qualche "mollalo" in più, quando le cose cominciano e il dramma non si intravede neppure, facciamocelo uscire di bocca.
A costo di risultare antipatici, e magari di essere mandati a cagare.

Prima che diventi troppo tardi

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Se nella merda in cui ci ritroviamo si fa ancora tanta fatica a pronunciare la parola "decrescita", significa che da questa crisi non stiamo imparando niente.
Forse sarebbe il caso di dirselo una volta per tutte: invece di annaspare per rimettere in carreggiata un sistema che non sta più in piedi, dovremmo riflettere sulla possibilità di riformulare il modo in cui viviamo e chiederci se non saremmo più felici consumando un pochino meno e cercando un equilibrio diverso.
Più le cose si mettono male, insomma, più mi viene il sospetto che stiamo perdendo un'occasione.
Sarebbe il caso di pensarci, prima che diventi (davvero) troppo tardi per coglierla.

Perfino dei propri

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Sarà, ma ogni volta che vado a gay street a raccogliere le firme per Teniamo Famiglia torno a casa sconcertato dalla quantità di persone omosessuali che si dichiarano del tutto indifferenti al riconoscimento delle famiglie di fatto.
E penso che è davvero un'epoca triste quella in cui non solo non si combatte per i diritti di tutti, ma ci si disinteressa perfino dei propri.

Meglio una rapina che una scelta

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Vediamo se ho capito: quando sono boss della malavita "dei morti non si deve dire altro che bene"; quando invece si tratta di malati di distrofia muscolare che chiedono ed ottengono di porre fine alle proprie sofferenze, allora se ne può parlar male quanto si vuole, al punto da negare loro perfino i funerali.
Per la serie: se hai l'ambizione che ti perdonino, meglio una rapina che una scelta.

Wolverine

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Da oggi potete leggere le cose che scrivo anche su un altro blog: si chiama Wolverine, è ospitato dall'Espresso e potete arrivarci cliccando qua.
Se ne avete voglia, ci vediamo (anche) da quelle parti.

Chi non crede nella democrazia

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Per come la vedo io, che sono tutto fuorché fascista, la liberazione dal fascismo è servita a far sì che tutti possano dire quello che pensano: anche se quello che pensano consiste nel rimpiangere la repubblica di Salò.
Dopodiché, se davvero credete che impedire a qualcuno di esprimere le proprie idee -per quanto aberranti esse siano- equivalga a neutralizzarle, ritengo che siate degli illusi: quelle idee non solo resteranno tutte al loro posto, ma in più diventeranno clandestine, fornendo a chi le propaganda l'alibi del martirio e facilitandogli il proselitismo.
Io rimango convinto che le cattive idee non si combattano silenziandole, ma lasciando che vengano espresse e poi confutandole: e ne sono convinto perché credo nella democrazia.
Mi pare che chi auspica la censura, invece, non ritenga la democrazia abbastanza forte da sconfiggere quelle idee nel merito: e quindi, in estrema sintesi, che nella democrazia creda molto, ma molto meno di me.

Siete voi che avete dato ragione a Bossi

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Dopo il 1993 quasi tutti i partiti sono stati d'accordo nel reintrodurre il finanziamento pubblico abrogato dal referendum chiamandolo rimborso elettorale, ma allo stesso tempo si sono ben guardati dall'idea di rendicontarlo puntualmente dimostrando che il suo ammontare corrispondesse esattamente a quanto speso per le elezioni e restituendo l'eventuale differenza.
Ciò significa che le organizzazioni politiche hanno di fatto sancito -pubblicamente e oltre ogni ragionevole dubbio- che fosse giusto usare quei quattrini non soltanto per finanziare le competizioni elettorali, ma anche -e direi soprattutto- per sostenere le proprie spese di funzionamento; e che gli organi di informazione hanno avallato questa interpretazione, giacché non mi risulta che dal 1993 ad oggi abbia avuto luogo una campagna permanente e instancabile dei giornali e delle televisioni per contestare la situazione e cercare di modificarla.
Se si dà per buono questo sistema -cosa che, ripeto, i partiti e i media hanno fatto per vent'anni- non vedo perché pagare la casa a Calderoli rappresenti uno scandalo: si tratta di una spesa di funzionamento come un'altra, che la Lega ha liberamente deciso di erogare perché la riteneva utile; cosa che peraltro accade spessissimo nelle imprese, che sostengono ingenti costi per fare in modo che i propri dirigenti possano soggiornare in questa o quest'altra città, in ragione dei loro obiettivi strategici.
La vera domanda, insomma mi pare questa: i soldi del rimborso elettorale, una volta incassati, sono e rimangono soldi dei partiti?
Se la risposta è no, allora Bossi ha torto quando dice che i partiti ne possono fare quello che vogliono; se invece la risposta è sì, Bossi ha ragione da vendere.
Ebbene, sapete cosa? Siete stati voi, partiti e mezzi di informazione, a rispondere di sì a quella domanda, pressoché all'unisono e per vent'anni filati.
Il che equivale a dire che siete stati voi a dare ragione a Bossi.
Invece di scandalizzarvi fuori tempo massimo, prendetevi le vostre responsabilità.

E voi portate il vino

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Gianni Alemanno e Nicola Zingaretti, vale a dire i due candidati che dovrebbero giocarsi la carica di sindaco alle prossime elezioni romane, si presentano alla grande, tutti e due insieme, su un bel manifesto abusivo.
Siccome alcuni amici hanno giustamente dichiarato -con tanto di blog- che gli abusivi non li voteranno, mi sa che ci toccherà scegliere sin d'ora qualcun altro.
In caso di ballottaggio, ovviamente, grigliata mista da me. E voi portate il vino.

Poi, con calma

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Poi, con calma, qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai quando un tizio fa una strage e poi gli trovano a casa una Playstation tutti si scagliano contro i videogiochi violenti, mentre quando un altro tizio compie la stessa operazione sostenendo di essere stato guidato da Dio nessuno dice una parola sulla religione.

Quanti sono i mercificati?

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Dal post di ieri, com'era prevedibile, è venuto fuori un dibattito niente male: al quale, già che ci sono, mi piacerebbe aggiungere un paio di spunti.
La mercificazione del corpo in cambio di denaro, a meno che non mi sfugga qualcosa, è un elemento che caratterizza complessivamente il mondo in cui viviamo: ciascuno di noi, in un modo o nell'altro, vende le proprie mani, le proprie braccia, le proprie gambe, i propri occhi, la propria bocca, il proprio cervello e via discorrendo, nell'ambito del noto fenomeno fondante la società moderna che chiamiamo volgarmente "lavoro".
Il fatto che tale vendita venga effettuata liberamente o sia dettata dalla necessità è circostanza sulla quale difficilmente si può esprimere un giudizio, se non dal punto di vista insondabile e insindacabile del singolo individuo: normalmente siamo abituati a considerare più consapevoli le scelte di chi svolge lavori particolarmente qualificati o meglio retribuiti, e più riconducibili al bisogno quelle di chi è adibito a mansioni più umili o meno remunerative.
Ma si tratta, con ogni evidenza, di una vistosa semplificazione, in base alla quale dovremmo considerare poco libera non soltanto la scelta di chi si prostituisce, ma anche quella di tutti i lavoratori che hanno bisogno di fare ciò che fanno per tirare avanti fino alla fine del mese.
E' libera la scelta di un facchino che deve spaccarsi la schiena dalla mattina alla sera per guadagnare qualche centinaio di euro? E' libera la scelta di chi va a pulire i cessi degli altri? E' libera la scelta di chi se ne sta inchiodato a una catena di montaggio otto ore al giorno e deve pure fare i turni di notte?
Non lo so. Probabilmente no, dirà qualcuno, ché se costoro potessero scegliere si dedicherebbero probabilmente a occupazioni meno faticose e più remunerative.
Il problema, allora, è certamente più ampio rispetto al solo esempio della prostituzione: e riguarda direttamente il modo in cui è strutturata la società in cui viviamo, nella quale vengono quotidianamente mercificati miliardi di corpi senza chiedersi una sola volta se quella mercificazione sia frutto della libera scelta o del bisogno, se sia più o meno umiliante, se riduca gli esseri umani a pedine di scambio la cui contropartita è quantificabile in denaro.
E' un discorso interessantissimo, che potrebbe mettere in discussione i fondamenti della nostra organizzazione economica, rispetto al quale non ho alcuna preclusione: ma svolgerlo solo in riferimento alla prostituzione, come se fosse l'unico caso in cui vale la pena di stigmatizzare la vendita del corpo e mettersi nei panni degli altri per valutare il grado di libertà con cui hanno scelto di fare quello che fanno, mi pare un'operazione ipocrita e moralista.
Volete preoccuparvi delle persone che sono indotte dal bisogno a fare quello che fanno? Bene, io ci sto. Ma l'operazione dev'essere completa, e riguardare tutte le occupazioni e tutte le parti corporee che servono per svolgerle.
Altrimenti siamo al solito adagio secondo il quale le parti intime, alla fine della fiera, sono "particolari" rispetto alle altre.
A me, scusate, questa sembra roba da preti.

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