Consegnare le città ai delinquenti

L'ho scritto più di una volta, ma credo valga la pena di tornarci sopra e di precisare il concetto: quando si provvede al proverbiale "giro di vite" sulla cosiddetta "movida" notturna, i primi che rinunciano a uscire di casa per sfidare l'ordinanza di turno sono i cittadini più tranquilli, quelli che vogliono soltanto bersi una birra al fresco e fare due chiacchiere in pace con gli amici, i quali per inciso costituiscono un'amplissima maggioranza della popolazione; mentre è probabile che gli individui più turbolenti, quelli che cercano rogna e fanno gli attaccabrighe alla prima occasione, continueranno allegramente ad andarsene in giro alla facciaccia dei divieti.
Il che equivale a dire che le ordinanze proibizioniste finiscono fatalmente per consegnare le strade ai facinorosi e costringere a casa i cittadini perbene, impedendo a questi ultimi di esercitare quella funzione di "presidio" che essi svolgerebbero automaticamente in ragione della loro presenza e del loro numero.
Insomma, per come la vedo io le cose stanno così: se le amministrazioni comunali continueranno ad affrontare il tema della sicurezza cercando di instaurare una specie di coprifuoco non otterranno altro che regalare ogni spazio pubblico ai delinquenti, e quindi finiranno per rendere sempre più gravi i problemi che cercano di risolvere.
Cosa vogliamo aspettare, per rifletterci? Che questa gente diventi definitivamente padrona delle nostre città?

Questo post è stato pubblicato il 07 maggio 2012 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

4 Responses to “Consegnare le città ai delinquenti”

  1. Assolutamente d'accordo. Girando un po' di mondo soprattutto fra Inghilterra, America e Spagna quello che ho notato è il tasso di sicurezza notturna molto più elevato a Londra, NYC e Madrid. Il perché è molto semplice, negozi e bar aperti tutta la notte, gente in giro, luci accese. Anche i mezzi erano sicuri perché c'era gente. Nelle nostre città (mi riferisco a Milano in particolare) invece si vedono strade buie, senza nessun bar o negozio, mezzi deserti.

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  2. Se mi posso permettere una digressione, ma in tema: progressivamente nelle città (almeno quella che conosco io, Verona) hanno impedito alle persone omossessuali, progressivamente, con divieti e chiusure strade, di far quello che da decenni succedeva, cruising e incontri all'aperto.
    Morale: tutti utilizzano la rete per incontri, almeno ci provano, e quei luoghi ora, due casi li ho ben in mente, sono finiti in mano a giri di spaccio - in un caso c'è stato anche un omicidio.
    I gay sono chiusi tra le loro mura (perdendo il contatto diretto con altri alla ricerca come loro) e non c'è più uno spazio d'incontro.
    Credo faccia parte della stessa costellazione del tuo articolo.

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  3. Ma e' il solito discorso che vale per tutto quanto. Castighi i corretti, mentre i disonesti continuano ad essere disonesti.
    Lo stesso vale anche per l'intrattenimento multimediale (film, musica e videogiochi) dove continuano a proliferare misure di sicurezza che dopo poco sono superate dai cracker, ma che rendono la vita complicata a chi il contenuto l'ha acquistato legalmente (e che quindi avrebbe anche diritto a farsi una copia).

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  4. Mi piacerebbe che ogni tanto anziché straparlare ti documentassi, e ponderassi sulle cose che scrivi: hai mai provato a dormire in una delle zone colpite dalla movida?
    Che poi: tu credi che alla gente che ama fare quattro chiacchiere (tenendo svegli gli altri... macchisenefrega: la tua demagogia contempla solo quello che ti fa comodo), interessi qualcosa della statua su cui si siede, dei quartieri storici che affolla e/o cose simili?
    Mi dirai (da bravo radicale che butta tutto in caciara) che la città va vissuta. Indubbiamente, aggiungo io. Ma un conto è viverla, un altro è rompere i coglioni al prossimo.
    Qui non si tratta di proibizionismo, che serve a quelli come te per sbandierare i principi anche quando non ce n'è bisogno: qui si tratta di sonno, di dormire, di tornare nelle proprie quattro mura domestiche e riposare.
    Per carità, Nicolini, quel simpaticone che inventò l'estate romana (ma che viveva di lato a villa Fonseca, lontano da urla e schiamazzi) disse che "abitare al centro è un privilegio che va pagato in qualche modo". Uhm, davvero? Bel ragionamento. È evidente che anche lui, come te, non conosceva le realtà dei quartieri assediati da quei coglioni vestiti da "cittadini tranquilli".
    Vuoi chiacchierare fino alle tre di notte, tenendo sveglio il vicinato? Bene, fallo sotto le finestre di Alessandro Capriccioli.
    Bah

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