Un'aggravante insensata

Uccidere la moglie perché non si sottomette alla propria volontà, perché non corrisponde alle proprie aspettative o semplicemente per gelosia è più grave che ammazzare un marito per le stesse ragioni?
Valutando le situazioni singole, evidentemente, no: in entrambi i casi, infatti, si tratta di omicidi riconducibili all'insano senso di possesso nutrito da parte di un individuo nei confronti di un altro individuo, che dovrebbero essere puniti esattamente allo stesso modo.
Le differenze -e sono differenze assai vistose- si possono riscontrare invece a livello complessivo.
Tanto per iniziare, accade molto più spesso che un maschio ammazzi una femmina piuttosto che il contrario, prova ne sia il fatto che la violenza degli uomini sulle donne rappresenta una vera e propria piaga sociale -il cosiddetto "femminicidio", di cui io stesso ho parlato spesso con grande preoccupazione-, mentre la violenza delle donne sugli uomini no.
In secondo luogo, le aggressioni degli uomini nei confronti delle donne sono la punta dell'iceberg di una diffusa mentalità maschilista di cui il nostro paese -e non solo- è profondamente intriso, che non si limita a spiegare i suoi effetti a livelli da cronaca nera, ma pervade capillarmente la società determinando una pressoché sistematica discriminazione di genere nelle famiglie e sui posti di lavoro.
Infine, la violenza maschile sulle femmine è resa ancora più odiosa dal fatto che in genere le donne sono fisicamente meno forti dei maschi, il che conferisce a quella violenza un carattere di vigliaccheria che non può lasciare indifferenti.
Per come la vedo io, però, tutto ciò non può giustificare l'idea di inserire nel codice penale la cosiddetta "aggravante per femminicidio", vale a dire un aumento della pena riconducibile al fatto che un maschio aggredisca una femmina per le ragioni che ho appena accennato.
Il punto è tutto nella domanda con cui ho aperto il post: alla quale, se ci muoviamo nell'ambito del diritto penale, non si può che rispondere limitandosi al caso singolo, giacché in uno stato di diritto ciascuno è chiamato a rispondere delle proprie azioni, ma non può ritenersi responsabile di quelle altrui; non mi pare, quindi, che l'aggravante a carico di un assassino possa essere posta in funzione del fatto che altri -per quanto numerosi essi siano- abbiano commesso il suo identico delitto, perché ciò equivarrebbe ad addossargli anche la colpa di quegli omicidi, dei quali egli non è responsabile.
Così come non mi sembra che l'aggravante per un atto di violenza si possa ricollegare alla -pur odiosa- mentalità maschilista dell'aggressore, a meno di non volerla prevedere anche nel caso in cui -specularmente- l'aggressore sia una donna, la vittima sia un uomo e la motivazione sia la mentalità femminista dell'omicida: altrimenti si dovrebbe concludere che l'elemento distintivo dell'aggravante non è la circostanza di essere riconducibile ad una data mentalità -cosa già di per sé discutibile, ma lasciamo correre-, ma il fatto che quella mentalità sia più o meno diffusa nella società in cui viviamo; cosa che, di nuovo, condurrebbe a stabilire una pena differenziata in ragione di elementi che non riguardano solo il reo, ma anche altri soggetti.
L'unica ragione valida per immaginare un'aggravante, quindi, resterebbe l'ultima, vale a dire la differenza di forza fisica e la conseguente odiosità di chi se ne approfitta: ma in tal caso essa dovrebbe essere analogamente prevista per tutti i casi in cui, a prescindere dal sesso, l'aggressore sia sproporzionatamente più prestante rispetto all'aggredito.
Badate: queste considerazioni non significano che io me ne freghi del femminicidio, che ritenga la violenza degli uomini sulle donne un fatto trascurabile, che sottovaluti il maschilismo, ma piuttosto che secondo me le soluzioni avventurose finiscono sempre per incasinare i problemi anziché risolverli.
Né -perdonatemi la lunghezza, ma devo dirla tutta- rileva la domanda che generalmente, a questo punto, mi viene posta: allora, sentiamo, tu che faresti per risolvere il problema? Perché anche se io non l'avessi, una soluzione, se non riuscissi a immaginarla, se non vedessi la luce, ciò non comporterebbe automaticamente la necessità di essere d'accordo con il primo rimedio che sento proporre in giro.
Insomma, per farla breve: a me l'aggravante per femminicidio pare un'alzata d'ingegno insensata, e come tale non solo inutile, ma perfino controproducente.
Probabilmente le soluzioni del problema -che c'è, ed è enorme- sono altrove: parliamone, per quanto complicato possa essere, ma non ci affidiamo alla solita strategia di dare per buona la prima fregnaccia che ci viene in mente.

Questo post è stato pubblicato il 17 maggio 2012 in . Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

15 Responses to “Un'aggravante insensata”

  1. se le donne fossero una minoranza civile, etnica o politica probabilmente la mattanza a cui sono sottoposte susciterebbe maggiore indignazione: muore una donna ogni due giorni..forse introdurre un'aggravante per femminicidio non è la soluzione ma probabilmente chi si rende colpevole di questi omicidi ha bisogno di un deterrente più forte della comune giustizia..considerando che gli uomini che usano violenza fisica o psicologica sulle donne sono di ogni età, religione, idea politica e estrazione sociale

    RispondiElimina
  2. D'accordo ma solo in parte. L'aggravante non può essere il "femminicidio" ma un'aggravante per discriminazione di genere (omologa alla tanto richiesta aggravante per discriminazione basata sull'orientamento sessuale) sarebbe utile.
    Il punto non è il genere dell'aggredita (o aggredito) ma la motivazione dell'aggressione esattamente come per l'omofobia.
    In quest'ottica ci sarebbe una grande differenza nell'impostazione dell'aggravante a mio avviso

    RispondiElimina
  3. Ho commentato estesamente qui: http://femminileplurale.wordpress.com/2012/05/18/su-metilparaben-e-laggravante-della-violenza-di-genere/

    RispondiElimina
  4. Un'aggravante per ragioni di genere potrebbe essere un primo passo.
    Ma a me pare che un'aggravante "per motivi passionali" o simili sarebbe la soluzione migliore: ricordiamoci che i femminicidi avvengono quasi esclusivamente da parte di conoscenti, parenti, spasimani, ex etc e quasi mai si tratta di violenza nei confronti della prima sventurata che passa per strada (che poi anche questo potrebbe essere considerato motivo passionale).
    Insomma, si tratterebbe di ribaltare il concetto di delitto d'onore: anzichè considerare la motivazione un'attenuante, considerarla un'aggravante, senza far cenno al genere della vittima.

    Scialuppe

    RispondiElimina
  5. Mi trovi d'accordo, inasprire la pena non avrebbe alcun effetto.

    Ma a questo punto scusa non valgono le stesse considerazioni per prevedere o meno le aggravanti in tema di omosessualità? anche in tal caso io non ho mai capito perchè si dovessero inserire, e che miglioramenti avrebbero apportato.
    Poi magari questo blog sarà illuminante come è stato altre volte in materia.

    RispondiElimina
  6. in caso una donna uccida un uomo non puoi parlare di mentalità femminista, perché il femminismo è l'esatto contrario del maschilismo (cioè intolleranza, violenza, sottomissione di un determinato genere, etc). con quella frase hai appena dimostrato di non aver capito appieno il femminismo e dopo tutti i post a sostegno direi che la cosa è deludente.
    chi è violento/a non è femminista. la violenza non ci entra dentro la definizione di femminismo.

    in ogni caso inserire nel codice penale l'aggravante della discriminazione (di genere, di razza, di religione) non è insensato. certo se riconduci tutto solo al "femminismo" non ha senso, ma quando qualcuno uccide una persona per odio (sia di razza, di religione, di genere, per omofobia) deve essere tenuto conto.
    l'omicio è terribile in qualsiasi sua forma, ma se si cerca di far riconoscere alla legge queste aggravanti è solo per far riconoscere finalmente alle istituzioni la pericolosità del fenomeno. oppure vogliamo continuare a sottovalutare un tipo di crimine che porta ciclicamente ad assistere a veri e proprio genocidi in tutto il mondo?

    RispondiElimina
  7. @Unknown
    e come fai a capirlo? L'aggravante razzista è chiara. Se aggredisco una persona di colore mai vista e gli grido 'negro di merda torna al tuo paese' l'aggravante è bella e servita. Mentre i giudici (giustamente) tentennano quando, in caso di litigio tra un bianco e un nero che si conoscono e hanno rapporti da tempo, il bianco pronuncia frasi razziste.
    Ora, la patologia machista di molti uomini si manifesta, generalmente, contro un bersaglio ben definito, e le cause del litigio sono definite da ragioni che spesso non hanno nulla a che fare con il sesso in sè.
    Come dire: se un uomo girasse per strada e gridasse a tutte le donne che vede 'brutta baldracca vai a casa a fare la lavatrice' l'aggravante 'sessista' sarebbe ovvia, se si incazza con la convivente perchè è uscita l'altra sera e non gli ha risposto alle 100 telefonate il centro del problema è un altro.

    RispondiElimina
  8. Secondo le tue argomentazioni, nessuna aggravante, neanche quella razzista o omofoba, avrebbero ragione di esistere.
    Credo che le ragioni per essere contrari siano altre e più esattamente queste, se ti va di leggerle.
    http://www.demopazzia.it/2012/04/30/il-femminicidio-non-si-abolisce-per-legge/

    un saluto

    RispondiElimina
  9. Allora l'aggravante del razzismo dovrebbero eliminarla? Hanno torto anche gli omosessuali quando vorrebbero che il codice penale prevedesse l'aggravante per omofobia? E Maschilismo, che si basa sulla sottomissione della donna, e il Femminismo, che si batte per l'eguaglianza tra i sessi, non possono propriamente mettersi sullo stesso piano!

    RispondiElimina
  10. Allora l'aggravante del razzismo dovrebbero eliminarla? Hanno torto anche gli omosessuali quando vorrebbero che il codice penale prevedesse l'aggravante per omofobia? E Maschilismo, che si basa sulla sottomissione della donna, e il Femminismo, che si batte per l'eguaglianza tra i sessi, non possono propriamente mettersi sullo stesso piano!

    RispondiElimina
  11. (Chiedo scusa in anticipo se pubblico 2 volte lo stesso commento, il browser ha fatto casino).

    Anche io sono d'accordo in parte, come Unknown.

    Se c'è un comportamento sociale che lo Stato ritiene sbagliato, da correggere e punire, l'introduzione dell'aggravante non sarebbe una novità.

    L'esempio dell'omofobia qui riportato è un caso, ma vorrei ricordare anche l'aggravante per motivi razziali.

    L'introduzione di una aggravante per... maschilismo, machismo, -scegliamo la parola che più ci aggrada- potrebbe essere un passo nella giusta direzione.

    Sarebbe anche una dichiarazione esplicita da parte dello Stato contro la cultura maschilista.

    RispondiElimina
  12. Ma che boh: chiamala allora aggravante perché non si sottomette alla propria volontà, perché non corrisponde alle proprie aspettative o semplicemente per gelosia. E pure per posizione di forza prevaricante. Se lo fanno le donne, è grave altrettanto.
    Fatto si è che non avviene altrettanto.

    Il che non significa che mettere un'aggravante riduca la gravità del problema, al limite è una constatazione. Le soluzioni staranno altrove, senz'altro, ma il problema c'è, talvolta ma sempre troppe volte, e sta lì.

    RispondiElimina
  13. più che mettere aggravanti, non si potrebbe lavorare sulla prevenzione? la stragrande maggioranza dei femminicidi è una tragedia annunciata, io preferirei più ordinanze restrittive e vera galera per chi le viola, forse a forza di finire dentro gli passa la voglia di ammazzare

    RispondiElimina
  14. ad ogni modo l'uccisione di un congiunto è già un'aggravante comune, basterebbe estenderla a convivenze e relazioni:

    10. quando il fatto è commesso contro il coniuge (uxoricidio), il fratello o la sorella (fratricidio), il padre o la madre adottivi o il figlio adottivo o contro un affine in linea retta (parricidio improprio).

    RispondiElimina
  15. Ci sono già aggravanti idonee tra quelle comuni (reati contro congiunto, futili motivi, etc), per questo a mio avviso non è il caso di prevederne una per il femminicidio (o per reati con matrice omofoba etc).

    Il problema nel femminicidio non è la pena, ma è prima: la difficoltà per le donne di denunciare, la prevenzione, la paura, spesso la mancanza di alternative.

    Per questo ritengo che sia importante parlare di femminicidio, o di violenze domestiche. E' importante inculcare nelle donne l'importanza dell'indipendenza (morale, economica), per il loro bene. Perchè il cambiamento deve essere culturale e sociale, più che "penale". E' più lungo e difficile? sì, ma non credo che un'aggravante sia una soluzione. Forse permetterebbe a qualcuno di sentirsi in pace con sè stesso, ma non diminuirebbe il fenomeno.

    PS concordo con quanto precisato in alcuni commenti: il maschilismo è la tendenza a considerare la donna inferiore e quindi essere da sottomettere. Il femminismo ha come obiettivo la parità di dignità, opportunità, diritti (e doveri) tra uomini e donne.

    RispondiElimina

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Random Post