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Appunti /13

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Devo ricordarmi di chiedere a tutti quelli che negli anni '80 si scagliavano contro il comunismo perché pretendeva che le persone fossero tutte uguali come si giustifica il fatto che finiscano per comprare tutti le stesse scarpe, gli stessi giubbotti e perfino gli stessi mobili.

Una divisa come un'altra

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Poi, un bel giorno, te ne vai al concertone del primo maggio per raccogliere le firme sulle famiglie di fatto e ti aspetti che tutti 'sti giovani con l'aria impegnata, il vestiario impegnato, l'acconciatura impegnata e spesso perfino l'andatura impegnata reagiscano in qualche modo diverso dall'indifferenza.
Invece, perlopiù, niente. Non dico, intendiamoci, niente adesioni, ma proprio niente di niente: nessun interesse, nessuna avversione, neanche un insulto o al limite uno sputo in faccia.
Semplicemente niente.
La stragrande maggioranza dei giovani impegnati non si ferma neanche per capire chi sei e cosa gli stai chiedendo, ti guarda come se avesse davanti agli occhi un marziano che si sta dedicando a chissà quale attività astrusa, gira la testa dall'altra parte e tira via: nel migliore dei casi biascicando qualcosa tipo "mi aspettano", "ho fretta", "non firmo niente", nel peggiore tenendo lo sguardo fisso davanti a sé e non degnandoti nemmeno di un vaffanculo.
Ieri ne ho visti passare centinaia, di quei giovani impegnati: ognuno con la sua maglietta d'ordinanza inneggiante a qualche improcrastinabile mutamento sociale, ma quasi tutti completamente disinteressati a stare a sentire dieci secondi, sia pure per mandarlo a cagare, chi proponeva loro di firmare per provare a concretizzarne uno.
E ho dovuto concludere, con una certa malinconia, che spesso e volentieri anche la tenuta da giovane impegnato è una divisa come un'altra.

The Artist, l'apoteosi del guscio

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Può darsi che sia io a non averci capito niente, ma in estrema sintesi "The Artist" mi è parsa la solita storia storia del viale del tramonto -già vista e rivista in decine e decine di pellicole oltre all'originale-, con la variante del lieto fine e una particolarità: quella di avere ad oggetto il declino di una star del cinema muto a causa dell'avvento del sonoro e di essere raccontata, per l'appunto, come un film muto degli anni venti.
L'idea, ne convengo, è piuttosto ingegnosa, e per essere onesti pure ben realizzata: ma al di là di questo, come dire, non contiene un bel niente, come un pacchetto confezionato in modo elegantissimo ma completamente vuoto.
Ecco, il fatto che un film del genere sia stato premiato con una pioggia di Oscar -tra l'altro i più importanti- mi pare una declinazione perfetta del gusto -non solo cinematografico, ma artistico in generale- che va per la maggiore di questi tempi: grande passione per gli esercizi di stile, per i virtuosismi, per le imitazioni impeccabili degli originali, per le alzate d'ingegno cerebrali e paraculette, ma poca attenzione -per non dire repulsione- nei confronti della sostanza, della novità, dell'intensità; in estrema sintesi, l'apoteosi del guscio a scapito della ciccia.
Il fatto, temo, è che spesso e volentieri la ciccia implica uno sforzo di comprensione, porta con sé la necessità di mettere in discussione quello che si crede di sapere, tende ad essere poco rassicurante: mentre un bel guscio vuoto permette a chi lo guarda di tornarsene a casa con la gratificante sensazione di aver assistito a uno spettacolo colto senza dover subire il fastidioso effetto collaterale di provare emozioni, farsi domande, coltivare dubbi.
Abbiate pazienza, ma io non riesco a non vederci una metafora inquietante dei tempi in cui viviamo.

E se l'avesse fatto Berlusconi?

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Bisogna dire la verità: se quello che Luca Sappino ha pizzicato sul sito del governo fosse stato concepito da Berlusconi, sarebbe stato tutto un fiorire di scompisciamenti collettivi, di accigliate considerazioni sul livello raggiunto dalla propaganda e di roventi polemiche per l'uso inappropriato e demagogico di un sito istituzionale.
Invece, siccome a raccontarci la storiella della bimba che parla di "nonno Mario" definendolo "quello che dice le cose giuste per il futuro" è il nostro responsabilissimo governo tecnico, tutto sembra assumere contorni meno preoccupanti.
A me, che l'abbia messa su Monti o Berlusconi, una pagina così sembra ugualmente ridicola. Così come mi pare ridicolo -e assai più preoccupante della pagina- l'atteggiamento di quelli che ritengono una fregnaccia meno fregnaccia solo perché l'ha inventata uno che viene considerato "serio" da chi fa tendenza.

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