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Diciassette anni dopo

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Per poter compiere questa nuova scelta di vita, ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ho fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di editore e di imprenditore per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza.
(Silvio Berlusconi, discorso della "discesa in campo", 26 gennaio 1994)
Ho tre aziende in Borsa, sono anche io nella trincea finanziaria, conscio di quel che accade sui mercati.
(Silvio Berlusconi, intervento alla Camera dei Deputati, 3 agosto 2011)

Ma fatemi il piacere

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In estrema sintesi siamo messi così: il nostro paese è governato da un tizio che riesce sistematicamente a dare a bere agli italiani ciò che gli fa più comodo, spesso e volentieri perfino contro l'evidenza, avvalendosi del suo spaventoso potere economico e mediatico.
Qualche anno fa quelli che si contrappongono al tizio in questione avrebbero avuto la concreta possibilità di mettere a posto le cose approvando una legge sul conflitto d'interessi: incredibilmente, però, non lo hanno fatto, consentendo in tal modo che il suo strapotere aumentasse progressivamente fino a diventare pressoché inattaccabile.
Non è una sorpresa, viste le premesse, il fatto che quel tizio sia tuttora al governo del paese: mentre dovrebbe esserlo la circostanza che chi gli si doveva opporre e non l'ha fatto, consentendo che arrivassimo al punto di non ritorno in cui ci troviamo, occupi ancora adesso le posizioni di vertice del principale partito di opposizione; e da quel pulpito, come se niente fosse, continui a pontificare con l'aria di chi la sa lunga, fingendo di non sapere che la responsabilità della merda in cui siamo precipitati è anche -e forse soprattutto- sua.
Qualsiasi persona con un minimo di decenza, al posto di questi inetti, sarebbe corsa a nascondersi per la vergogna: invece loro sono ancora là, nessuno escluso, con il piglio degli intransigenti e la pretesa di poter rappresentare le aspirazioni di cambiamento di un paese allo sbando.
Ma fatemi il piacere.

Al prossimo ricorso che perdo

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Silvio Berlusconi sulla sentenza della Corte Costituzionale:

Se mi accorgerò che nei collegi giudicanti la maggioranza è di sinistra andrò in tv e spiegherò agli italiani come stanno le cose.
Chissà se la cosa vale pure per gli altri. Cioè, per esempio, se domani mi capitasse di andare in commissione tributaria, perdere un ricorso e accorgermi che i giudici sono di destra, o clericali, o della Roma, o che detestano quelli con la barba, potrò anch'io andare in televisione e spiegare a tutti come stanno le cose, vero?
No, perché in caso contrario dovremmo concludere alternativamente che Berlusconi si considera un cittadino dotato di più diritti rispetto agli altri, al punto da poter utilizzare la tv pubblica come uno strumento personale, o che continua allegramente ad usare le sue emittenti private per gli scopi che più gli aggradano, in barba ai giuramenti nei quali si è ripetutamente esibito da qualche decennio a questa parte.
Allora, dove mi ospitate al prossimo ricorso che perdo? Mediaset o RAI?

Dire, fare, baciare

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Premesso che ritengo il problema del conflitto di interessi un nodo essenziale per realizzare in Italia una democrazia compiuta, debbo rilevare che quella di Franceschini è una singolare dichiarazione d'intenti.

Se c'è un'attività che il PD (o PDS, o Ulivo, o tutti gli altri nomi coi quali la coalizione di centrosinistra si è via via presentata agli elettori nel corso degli anni) non ha mancato di porre in essere a proposito del conflitto di interessi, infatti, è parlarne.
Ne hanno parlato sin troppo, a parer mio, con dovizia di particolari e abbondanza di propositi, al punto da generare il fondato sospetto che se quel problema fosse stato risolto non avrebbero più avuto molto da dire: quando si è trattato di fare, tuttavia, non hanno fatto alcunché, pur avendone avuta in più di una circostanza la materiale possibilità (se è vero, com'è vero, che per certi periodi costoro hanno governato).
Ecco, avrei preferito che Franceschini avesse detto: "Conflitto di interessi: mai più inoperosi", oppure "Conflitto di interessi, non ce ne staremo più con le mani in mano".
Quella, ne converrete, sarebbe stata davvero una svolta.

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