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Quando i compagni sorridono

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Poi, un giorno, i compagni sorridono.
Ti accorgi, quel giorno, che non sorridono perché sono stati bravi, perché hanno vinto, perché gliel'hanno fatta vedere loro. Quello è già successo, ma quand'è successo i compagni non erano mica così belli.
Sorridono, quel giorno, perché si rendono conto che con le nostre forze, e nient'altro, siamo riusciti a fare una cosa vera. Una di quelle che possono cambiare la vita di tutti. Pure di quelli a cui stiamo antipatici. Perfino di quelli che ci insultano. I quali, presumibilmente, continueranno a farlo.
E' un sorriso che non conoscevi, che nessuno ti aveva insegnato. Che ti prende alle spalle mentre torni a casa in macchina e ti fa venire una cosa nella gola che non va né su né giù.
Che devi accostare, scendere, accenderti una sigaretta. E da solo, in mezzo alla strada, sorridere ancora.
Vale la pena di farsi il culo dieci, vent'anni anni, per capire che significa un sorriso così.

Appunti /11

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Vediamo se ho capito: finché la politica si limitava a vietare la fecondazione assistita, proibire alla gente di scegliere come morire, impedire che due uomini si sposassero tra loro, ingozzarsi a spese dei contribuenti, Sallusti mica se n'era accorto, che era cialtrona.
Macché.
Però, adesso che la politica non lo salva, gli si sono aperti improvvisamente gli occhi.
Si vede che siamo sensibili a cialtronerie diverse.

Appunti /9

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Mi piacerebbe un sacco sapere se quelli che adesso si stracciano le vesti perché la Minetti ha detto che "la politica non deve essere per forza di persone che sono preparatissime" abbiano mostrato analogo sdegno allorché i loro partiti di riferimento -tutti, nessuno escluso- hanno riempito per anni parlamenti, consigli regionali e consigli comunali con una pletora infinita di ignoranti, fresconi e imbecilli fatti e finiti.
No, perché se dovessimo stabilire che ammettere pubblicamente di essere impreparati è uno scandalo, mentre essere impreparati senza dirlo a nessuno è un fatto tutto sommato accettabile, tutta questa indignazione non sarebbe altro che l'ennesimo, stucchevole esercizio di ipocrisia.

Tutto, tranne che antipolitica

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Io, come qualcuno sa, non sono esattamente un fan di Grillo: però, insomma, se un partito si presenta alle elezioni seguendo le regole stabilite e sottoponendo agli elettori un programma, e se a loro volta gli elettori si recano alla urne e lo votano, mi pare si possa dire tutto tranne che si tratti di un trionfo dell'antipolitica.
A prescindere dal fatto che il Movimento 5 stelle, nel merito, piaccia o no: e lo dico dal punto di vista di uno a cui non piace.

Gli sdegnati che forse sono solo pigri

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Ogni volta che mi capita di andare in giro a raccogliere le firme per qualche iniziativa politica, come sto facendo in questi giorni per "Teniamo famiglia", mi tocca pormi il problema di tutti quelli -tanti, tantissimi- che quando li avvicini non ascoltano manco quello che stai proponendo e se ne scappano di corsa, manifestando in tal modo -a volte esplicitamente- il loro completo disinteresse per ogni questione che abbia una -sia pure vaga- connotazione politica.
Ebbene, a mio parere fregarsene di quello che succede nel posto in cui si vive rifiutandosi di assumere una posizione sulle problematiche che lo animano sarà pure un atteggiamento legittimo, ma non rappresenta il massimo della responsabilità: e sono convinto che la classe politica del nostro paese si sia trasformata nella "casta" di cui tanto si parla in questi anni proprio grazie a quel disinteresse, che le ha consentito di agire indisturbata e consolidare le proprie rendite di posizione ai danni della collettività.
Il che, se ci si pensa bene, conduce a conclusioni sorprendenti: perché in qualche modo sono proprio quelli che si tengono lontani dalla politica sostenendo che si tratti di una cosa "sporca" ad averla resa tale con la loro inerzia; e perché il meccanismo, con ogni evidenza, tende ad autoalimentarsi, dando luogo ad un circolo vizioso per cui più la gente si allontana dal governo delle cose, più le cose vengono governate male; e più le cose vengono governate male, più aumenta la gente che se ne allontana.
Non ho ben capito se questa massa di "disinteressati" soffra davvero, assistendo allo sfascio generale, o se non abbia capito che tornare a fare politica, ciascuno al livello che la propria vita gli consente, è l'unico modo per invertire la tendenza; oppure se sia semplicemente pigra, e accampi la scusa dello sdegno per continuare a strafottersene allegramente di quello che le succede intorno, salvo poi darne la colpa agli altri.
Comunque la si veda, un fatto è certo: finché questo nodo non verrà sciolto, ho paura che le cose continueranno a peggiorare.
Perché i problemi, com'è noto, non si risolvono da soli: e delegarli interamente agli altri, comunque la si pensi, è un atteggiamento che definire infantile sarebbe un eufemismo.

I governi tecnici non esistono

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Joël Robuchon, il celeberrimo cuoco francese, prepara il purè di patate utilizzando un'enorme quantità di burro; alcuni esponenti della cucina moderna, invece, ne utilizzano pochissimo, e a volte usano soltanto un filo d'olio d'oliva.
Si tratta, in entrambi i casi, dell'opera di cuochi professionisti: vale a dire, per utilizzare un termine di grande attualità, di tecnici.
Da ciò si desume con una certa evidenza un significativo insegnamento: il fatto che una cosa venga fatta da qualcuno che è un esperto del campo, cioè un tecnico, non significa affatto che quello sia l'unico modo possibile per farla; altri esperti, cioè altri tecnici altrettanto validi, potrebbero essere convinti che quella cosa vada fatta in modo completamente diverso, senza per questo risultare meno efficace.
Il fatto è che negli ultimi tempi stanno cercando di convincerci che i provvedimenti del governo Monti, in quanto adottati da tecnici, siano gli unici potenzialmente in grado di fronteggiare la crisi; che non sia possibile, proprio perché sono dei tecnici a proporli, immaginarne di diversi; e che quindi quei provvedimenti siano ineludibili, col risultato che opporvisi rappresenta un atteggiamento semplicemente irresponsabile, e che solo chi si rassegni a condividerli possa essere considerato realmente interessato al bene comune.
Ebbene, io resto convinto che per ottenere lo stesso risultato esistano assai spesso, per non dire sempre, strade "tecniche" diverse; che la scelta tra queste strade consista proprio nella dimensione politica; che criticare un governo tecnico, di conseguenza, non equivalga automaticamente ad essere degli sfascisti, ma semplicemente ad avere un'opinione politica diversa.
Insomma, io credo che i governi tecnici non esistano: e che quelli che oggi si allineano con grande sfoggio di gravità alle decisioni di Monti non abbiano affatto il monopolio della responsabilità.
Tutto qua.

Rotondi, Magri e l'eclissi della politica

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Gianfranco Rotondi sulla morte di Lucio Magri:

Onestamente non riesco a nascondere il rammarico per una scelta che non posso comprendere, ma della quale è opportuno non parlare per evitare che il dibattito ideologico si sovrapponga al doveroso omaggio che la democrazia italiana deve a questo protagonista assoluto della vicenda democratica italiana, specie in un momento di eclissi della politica.
Vediamo se ho capito: siccome stiamo attraversando un momento di eclissi della politica, secondo Rotondi è bene non parlare della morte di un essere umano mediante suicidio assistito per evitare che ne scaturisca un "dibattito ideologico".
Strano, perché a me era parso di capire che fossero proprio i dibattiti ideologici, il cuore della politica: e che evitare quei dibattiti sia il presupposto perfetto per determinare l'eclissi di cui l'ex ministro sembra dolersi.
La realtà, quella vera, è che la relazione causale delineata da Rotondi andrebbe diametralmente invertita: non è opportuno tacere perché c'è l'eclissi della politica, ma l'eclissi della politica c'è e continuerà ad esserci finché si continuerà a tacere.
Del resto a me hanno insegnato che la democrazia consiste appunto nel decidere dopo aver parlato delle cose, onorevole Rotondi, e che gli inviti al silenzio appartengono a scenari politici tutt'affatto diversi.
Che ne dice, vogliamo dirci come la pensiamo, oppure preferiamo aggravare l'eclissi finché non sarà diventata irreversibile?

Di chi è stata la colpa?

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Quando sento dire in giro che la generazione dei politici attualmente alla guida del paese ha fallito mi viene da ridere.
Non certo, ci mancherebbe altro, perché penso che non sia vero -del resto i risultati sono davanti agli occhi di tutti-, ma piuttosto perché sono convinto che non ci si potesse aspettare molto di più, visto che i protagonisti più maturi dell'attuale panorama politico rappresentano con ogni evidenza la terza o quarta scelta del materiale umano che la loro generazione poteva offrire al paese.
La mia sensazione è che ad aver fallito, o meglio ad essere i principali responsabili di quanto sta capitando, siano invece i migliori di quella generazione, che per un motivo o per l'altro hanno schifato la politica intraprendendo strade diverse, abbandonando di fatto il paese nelle mani di gente che non poteva fare molto di più, illudendosi di poter coltivare in pace il loro orticello e delegare ad altri quello di cui avrebbero fatto meglio ad occuparsi in prima persona, lasciando infine che quella gente blindasse le proprie rendite di posizione e trasformasse la classe politica nella casta chiusa che è diventata.
Si potrebbe discutere a lungo sui motivi che hanno indotto quella generazione a comportarsi così: e credo che sarebbe molto utile farlo, se non altro per evitare di commettere anche noi -e, ancora più importante, i ragazzi che vengono dopo di noi- lo stesso errore.
Perché secondo me lo sbaglio da cui è iniziata la fine è stato proprio questo: e ho una gran paura che rischi di ripetersi.

Metilparaben miglior blog politico 2011

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Diciamoci la verità: aver vinto il premio come miglior blog politico del 2011 al Blogfest di Riva del Garda mi ha sorpreso un po'; anche perché gli altri concorrenti della categoria -Vendola, Grillo, Renzi, Casini, Di Pietro, l'amico Civati e via discorrendo- erano tutte persone che di politica si occupano ai livelli che contano, sia pure con risultati che spesso e volentieri -fatte le dovute eccezioni, tipo l'ultimo che ho citato- mi entusiasmano poco e niente.
Sorpresa a parte, però, 'sto premio me lo prendo volentieri, anche perché sono convinto che nel suo piccolo possa far riflettere: specie in un momento come questo, nel quale ai blogger si sta cercando di tappare la bocca per l'ennesima volta con un provvedimento degno dei regimi con la erre maiuscola.
Grazie a tutti, quindi: ma adesso rimbocchiamoci le maniche per fare in modo che l'anno prossimo un blogger come me possa concorrere di nuovo ad un premio così.
Il che, ne converrete, sarà possibile solo se nel frattempo non ci avranno fatto smettere di scrivere.

Costruire un tabù con l'accidia

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Il "Rapporto Italia 2011" dell'Eurispes parla chiarissimo: il 67,4% del campione intervistato (vale a dire, se la statistica non è un'opinione, due italiani su tre) si è dichiarato favorevole ad una legge che legalizzi -cioè disciplini e regolamenti- l'eutanasia.
Lo scandalo, in un paese nel quale tutti si riempiono la bocca con la parola "popolo" ogni volta che possono, non è tanto il fatto che quella legge non sia stata ancora approvata, quanto la circostanza che di eutanasia non si possa neppure discutere: la classe politica di questo paese, con ogni evidenza, si ostina a considerare tabù un argomento sul quale la stragrande maggioranza degli italiani sarebbe d'accordo; il che la dice lunga, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, sulla distanza siderale che separa i cittadini dai politici che dovrebbero rappresentarli in parlamento.
Non credo sia soltanto una questione di sudditanza nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche: più in generale, comincio a convincermi che il vero problema sia l'immobilismo cronico della nostra classe politica, la sua consolidata avversione al cambiamento, l'incapacità di occuparsi delle cose interpretando con un minimo di senso della realtà lo spirito del tempo in cui vivono.
Insipienza, accidia, ipocrisia: la chiave per costruire un tabù, per consolidarlo nel tempo e per farne un totem è tutta in queste tre parole.
E chissenefrega se gli italiani non condividono.

Gli italiani sono migliori di chi li governa

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Ieri pomeriggio ho passato un'oretta nella scuola elementare di mio figlio per il colloquio periodico con le sue maestre, e come mi capita tutte le volte che ci vado mi sono accorto di un fatto singolare: gran parte di ciò che rende quella scuola vivibile, allegra, interessante e perfino fruibile si deve all'entusiasmo e alla buona volontà del personale didattico, dei genitori e degli stessi alunni.
Là dentro tutto parla di loro: i disegni dei bambini attaccati alle pareti, lo scottex e il sapone liquido comprati con i soldi raccolti tra di noi, i righelli di carta di Ikea che qualcuno si è preso la briga di andare a prendere e appiccicare ai banchi con lo scotch, i piccoli oggetti di arredamento fatti durante l'orario di scuola che sono sparsi qua e là, i vestitini per la recita portati dalle maestre e dai genitori, l'iniziativa proposta da qualcuno che ha letto sul giornale che c'è una certa mostra e allora ha pensato di portarci la classe.
Senza quelle persone la scuola non sarebbe che un casermone spoglio e triste con gli arredi raffazzonati e rimediati, gli attaccapanni pendenti da un lato e uno diverso dall'altro, gli armadi con un'anta sola perché l'altra si è rotta da chissà quanto e non c'erano i soldi per ripararla, le tende che mancano, le mattonelle che saltano qua e là.
Così, mentre loro tagliano i fondi e investono tempo e risorse in commissioni d'inchiesta per valutare la presunta faziosità dei libri di testo, i genitori e gli insegnanti di tutta Italia sono costretti ad affannarsi per fare in modo che le scuole siano posti minimamente dignitosi per accogliere i bambini, per dare loro qualche stimolo in più, per formare in modo decente quelli che tra qualche anno dovranno mandare avanti il paese.
Sapete cosa? E' l'ennesima dimostrazione di un fenomeno che sarà pure un tormentone, ma più passa il tempo più mi pare drammaticamente vero: in questo paese la cosiddetta "società civile" è di gran lunga migliore della classe politica che la governa.
Sono cose che danno da pensare, o sbaglio?

Chi cazzo credete di essere?

12 Commenti »

I parlamentari che hanno messo in scena l'indecorosa gazzarra in aula alla quale ci è toccato assistere dovrebbero avere il coraggio di firmare un disegno di legge che permetta a tutti gli alunni delle scuole di mandare a fare in culo gli insegnanti, di insultarsi a voce alta durante l'orario delle lezioni e di lanciarsi addosso gomme per cancellare, pallette di carta e proiettili fatti con il pongo, il tutto senza dover subire sanzioni disciplinari di sorta.
Oppure, più semplicemente, dovrebbero dimettersi e lasciare il posto a qualcun altro, così come succederebbe a qualunque operaio, impiegato, professionista o dirigente d'azienda cui capitasse di esibirsi davanti a tutti in intemperanze del genere.
Perché sapete qual è il punto? Al limite potrei pure fregarmene del fatto che costoro annoverino tra le proprie fila dei maleducati da competizione internazionale, dei cialtroni che se ne strafottono di fornire al paese il peggior esempio possibile, delle mezze calzette che si sentono degli eletti mentre non sono altro che una combriccola di nominati: ma quello che proprio non mi va né su né giù è che a questi fenomeni debbano essere consentiti comportamenti che per tutti gli altri, nessuno escluso, sono tassativamente vietati.
Dite la verità: chi cazzo credete di essere?

Non mi chiedete un po' troppo?

20 Commenti »

I miei figli, di dodici e nove anni, cominciano occasionalmente a leggiucchiare qualche brandello di giornale e a guardare i tg: fatalmente, inizia a succedere che che mi facciano qualche domandina.
Ebbene, mi sono reso conto che di fronte ai loro quesiti sono sempre in grande difficoltà; che rispondo con fatica, misurando le parole e usandone molte di più rispetto a quanto avrei immaginato; che mi dilungo, divago, la prendo alla lontana, e per ogni risposta mi ci vogliono una ventina di minuti buoni, anche quando in teoria basterebbe qualche secondo.
Sapete, amici che tirate le fila di questo povero paese, chi debbo ringraziare per questo straordinario imbarazzo?
Voi, ça va sans dire.
Come faccio a spiegare ai miei figli che devono avere rispetto per gli altri, mentre voi trattate migliaia di esseri umani come se fossero rifiuti tossici da rispedire a casa stipandoli in una nave?
Come faccio a convincerli che se vogliono farsi una posizione dovranno studiare e lavorare sodo, mentre voi scegliete la gente da mandare in parlamento in base al culo, alle tette e all'accuratezza con cui vi leccano il culo?
Come faccio a raccontare loro che essere onesti non ha prezzo, mentre voi distribuite incarichi come se piovesse a indagati, inquisiti e condannati per i reati più vergognosi?
Come faccio a insegnare loro che bisogna sempre assumersi la responsabilità delle proprie opinioni, mentre voi non fate altro che predicare bene in pubblico, razzolare male in privato e smentire qualsiasi cosa diciate dieci minuti dopo averla detta?
Come faccio a spiegare loro che tutti gli esseri umani hanno la stessa dignità mentre voi non fate altro che discriminare le donne, gli omosessuali, gli immigrati, i meridionali, i carcerati e chi più ne ha più ne metta?
Come faccio a raccontare loro che le idee, specialmente quelle originali, sono la cosa più preziosa che abbiamo, mentre voi vi affannate a reprimere, a censurare, a calpestare, a irridere e a delegittimare tutte quelle diverse dalle vostre?
Come faccio a convincerli che devono avere coraggio, mentre voi vi cagate addosso al primo soffio di brezza e cambiate le vostre opinioni, i vostri partiti, perfino i vostri amici non appena vi viene il sospetto di poter perdere la poltrona che avete sotto il culo?
E poi, alla fine, come faccio a convincerli che perfino voi, nonostante tutto e malgrado gli esempi che dispensate, non siete necessariamente uguali l'uno all'altro, che ci si deve sforzare disperatamente di non fare di tutta l'erba un fascio, che sparare sul mucchio non porta da nessuna parte, che cavarsela con un vaffanculo generale è troppo stupido, troppo comodo, troppo facile per servire a qualcosa?
A volte ho la tentazione di cavarmela raccomandando loro di comportarsi in modo diametralmente opposto rispetto a quello che fate voi, e buonanotte al cazzo: è una fatica, una fatica vera, mordermi la lingua e prendermi la briga di non farlo.
Non è che mi state chiedendo un po' troppo, no?

Santità obbligatoria

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Se io fossi cattolica, voterei la legge che consente l’eutanasia. Sarei favorevole al divorzio breve, all’equiparazione delle convivenze al matrimonio, e, anzi, sarei entusiasta se fosse possibile sposarsi per i gay e adottare per i sigle. E poi vorrei una legge per l’aborto ancora meno restrittiva, e le pillole, del giorno prima dopo e durante, disponibili al balcone delle farmacie, persino nei supermercati, senza ricetta. Vorrei preservativi nelle scuole nelle macchinette delle merendine, corsi di educazione sessuale per i ragazzi a go-go e l’unica possibilità di fare ore di religione solo nelle parrocchie, e anche in orari scomodi che comportino il sacrificio del calcetto, o per lo meno di parte del week end. Ci terrei proprio a vivere in un mondo in cui le tentazioni fossero a portata di mano, il peccato sempre sorridente e disponibile davanti a me, e il perseguimento della virtù fosse difficile e pieno di ostacoli.
Che caspita di merito c’è nel comportarsi da santo, se i peccati ti sono vietati per legge da un’etica di Stato, in pratica quasi impossibili da commettere e non tu hai alternative?

Bambini

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Dopo l'intervento del tredicenne antiberlusconiano al Palasharp, quelli del centrodestra si indignano e sottolineano che sarebbe meglio tenere i bambini fuori dalle questioni politiche.
Detto dagli stessi che alcuni anni fa salutarono con entusiasmo la partecipazione di qualche migliaio di passeggini al Family Day suona davvero credibile.

Arcore's Night: qua ci vuole l'esorcista

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Padre Gabriele Amorth (sono sempre curiosa di sapere se si tratta di un nome d’arte, ma pare di no), esorcista ufficiale della Santa Sede già famoso per aver tuonato contro Harry Potter, ha una spiegazione tutta sua per i festini di Arcore: se il Premier si abbandona ai bunga bunga con minorenni non bisogna avvertire la magistratura, ma gli esorcisti.
Intervistato da Novella 2000 (ma pensa te, non ci si può più fidare di nessuno: passati i bei tempi in cui su Novella intervistavano solo la presunta amante di un Pippo Baudo qualsiasi, adesso no, vanno di padre Gabriele!), il sacerdote chiarisce che la villa è il male, non Berlusconi: i precedenti proprietari, infatti, erano noti per la loro vita licenziosa ed i festini erotici, culminati addirittura in un omicidio-suicidio. Il povero Silvio, comprando l’immobile, si sarebbe quindi ritrovato immerso in questa atmosfera permeata dagli “spiriti maligni”, che avrebbero spinto in tentazione lui ed i suoi ospiti. Insomma, Lele Mora, Emilio Fede, e la simpatica corte di fanciulle convocate, la sera avrebbero voluto davvero giocare a tombola, ma i muri di Arcore sono posseduti dal Maligno, il quale – siccome è Maligno mica pe’ gnente – ogni tanto gioca in trasferta anche a Palazzo Grazioli e nelle ville sarde, perché si sa come è il Maligno, tu gli apri la porta di una casa e quello si insedia anche in tutte le dependance.
Il buon padre Gabriele ammette che il Diavolo certo non riesce ad operare se non trova terreno fertile nelle menti di chi lo seconda, ma di sicuro la posizione di Silvio da questa rivelazione esce molto alleggerita: non è colpa sua, ma dello Spiritello Porcello di casa, una sorta di versione hard del Fantasma Formaggino delle barzellette, tanto care peraltro al Premier, e così il cerchio si chiude.
Padre Amorth garantisce quindi che le inchieste sono superflue, basta un bell’esorcismo professionale sulla villa. E io me lo vedo il corteo, padre Amorth in testa, seguito da Berlusconi, Fede e Lele Mora cosparsi di cenere (Rossella un po’ di lato, preso a controllare che il colore della cenere faccia almeno pendant con la cravatta), mentre le fanciulle del bunga bunga seguono in corteo, biscicando litanie come si conviene a Maddalene redente, nelle speranza che tutto ciò serva a far resuscitare un potere che ormai è bello che defunto.

I vescovi conoscono Facebook meglio dei politici

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A prescindere dal merito, il discorso di Benedetto XVI su Facebook rivela un particolare piuttosto interessante: a differenza di molti politici, che spesso e volentieri pontificano sui social network senza sapere di cosa parlano, quelli del Vaticano sembrano molto ben informati sull'argomento.
Poi, come ripeto, il merito di quello che dicono si può discutere: però, in tutta onestà, trovo più stimolante avere come interlocutori loro, anziché quelli che confondono gli "amici" con i terroristi e i "poke" con le bombe molotov.

Invece Bondi

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Secondo Sandro Bondi la sconfitta di Fini e del PD nel voto di fiducia di ieri rappresenta la disfatta dei politici di professione.
Invece lui (segretario della Lunigiana per la Federazione Giovanile Comunista Italiana negli anni '70, sindaco comunista di Fivizzano nel 1990, direttore del dipartimento beni culturali del Centro studi di Forza Italia nel 1994, segretario particolare di Berlusconi negli anni successivi, deputato di Forza Italia nel 2001, portavoce di Forza Italia nel 2002, coordinatore di Forza Italia nel 2005, deputato della Casa delle Libertà nel 2006, coordinatore nazionale del Popolo della Libertà nel 2008, senatore del Popolo della Libertà nel 2008, Ministro per i Beni e le Attività Culturali nel 2008) chissà che cazzo è.

Vajasse

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Vi regalo una breve panoramica sui più simpatici insulti che i nostri politici si sono riservati l'un l'altro negli ultimi anni: notevoli, tra gli altri, quelli dispensati dall'onorevole Mussolini, che oggi si lagna degli epiteti subiti lanciando minacce a destra e a sinistra, ma quando si è trattato di cantarle agli altri non si è certo tirata indietro.
Nel precisare che l'elenco è aperto alle eventuali aggiunte che vorrete segnalarmi, vi auguro buona lettura.

  • Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l'ha commesso. A Napoli le chiamano le vajasse.
    (Mara Carfagna a Alessandra Mussolini, 21 novembre 2010)
  • Sei una cagna.
    (Mariastella Gelmini a Michela Vittoria Brambilla, 19 novembre 2010)
  • Casini è uno stronzo.
    (Umberto Bossi, 23 agosto 2010)
  • Mafiosa, camorrista, ladra, vergognati, fai schifo, vai a farti coccolare da Berlusconi.
    (Francesco Barbato a Barbara Saltamartini, 8 luglio 2010)
  • Pezzo di merda.
    (Maurizio Bianconi a Francesco Barbato, 8 luglio 2010)
  • Li lasci fare perchè le scimmie quando escono dalla mostra fanno così.
    (Fabio Evangelisti ai deputati della Lega Nord, 10 febbraio 2010)
  • Berlusconi è un ominicchio.
    (Dario Franceschini, 12 ottobre 2009)
  • Lei è una zitella petulante.
    (Roberto Castelli a Rosy Bindi, 8 ottobre 2009)
  • Sento parlare la signora Rosy Bindi: è sempre più bella che intelligente.
    (Silvio Berlusconi, 8 ottobre 2009)
  • La sinistra elitaria e parassitaria vada a morire ammazzata.
    (Renato Brunetta, 19 settembre 2009)
  • Fini umanamente è una merda.
    (Daniela Santanchè, 13 agosto 2010)
  • Però ci hai la faccia come il culo, eh?
    (Marco Pannella a Dario Franceschini, 27 maggio 2009)
  • Ti dovresti vergognare, Maurizio! Vaffanculo!
    (Nichi Vendola a Maurizio Gasparri, 20 maggio 2009)
  • Veltroni mi sembra in evidente crisi, contestato nel suo partito perché, in effetti, è una persona incapace. La violenza verbale, la violenza di cui anche io sono stato vittima nei giorni scorsi, dimostra l'arroganza, la stupidità e l'incapacità di quest'uomo.
    (Maurizio Gasparri, 15 novembre 2008)
  • Non accetto lezioni di etica politica dalla Bindi. E' brutta, cattiva e cretina.
    (Francesco Cossiga, 31 ottobre 2008)
  • Brunetta è un energumeno tascabile.
    (Massimo D'Alema, 21 ottobre 2008)
  • Berlusconi è un capo del governo che fa un lavoro da magnaccia.
    (Antonio Di Pietro, 29 giugno 2008)
  • La Santanchè è una donna politicamente orizzontale, stia zitta.
    (Alessandra Mussolini, 27 marzo 2008)
  • Napolitano è indegno di una carica usurpata a maggioranza.
    (Francesco Storace, 13 ottobre 2007)
  • Solo un demente come quello che sta adesso al governo pensava di fare più spesa pubblica con più tasse.
    (Giulio Tremonti a Romano Prodi, 12 dicembre 2006)
  • Si veste da donna e crede di poter dire quello che vuole. Meglio fascista che frocio!
    (Alessandra Mussolini a Vladimir Luxuria, 9 marzo 2006)

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