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Si assiste ad una sempre più accentuata esibizione del proprio corpo

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Alessandra mi segnala le parole con cui la diocesi commenta lo stupro di una quindicenne avvenuto durante la notte bianca di Fano:

Nel giorno in cui la Chiesa celebra solennemente il Corpus Domini (Corpo e Sangue di Cristo) presente nell'Eucaristia, la Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola esprime tutta la sua sofferenza e vergogna per l'atto di violenza a danno di una adolescente nel corso della Notte bianca nella città di Fano. Le prime parole sono per la famiglia della ragazza e per lei stessa: una qualsiasi forma di violenza, specie quella fisica, segna coscienza e cuore per sempre. Anche il tempo fatica a cancellarle.
La coincidenza con la solennità cristiana del Corpus Domini ci deve far riflettere sull'accellerata e pseudo emancipazione che le ragazze di oggi hanno acquisito rispetto alle loro coetanee di alcuni fa. Mentre si ribadisce la ferma condanna di quanto accaduto si assiste ad una sempre più accentuata esibizione del proprio corpo. Il corpo è un dono, il corpo è sacro. È un regalo grande che la vita ha fatto ad ogni persona e non può essere mai pensato come ostentazione di sé e tanto meno come oggetto.
Di qui un appello ai genitori: l'educazione all'affettività dei figli passa anche (e non solo) attraverso la propria testimonianza di padre e madre in casa, nel modo di parlare e crescere nell'amore, nella stessa modalità di vestirsi perché siamo consapevoli che tutto parla di noi (parlare, vestire, amare, crescere, servire, uso del denaro, dei beni propri e del posto dove si vive) e tutto diviene linguaggio.
Ai giovani invece che si sono macchiati di una ferita indelebile cosi forte, e alle loro famiglie, non si chiede solo un profondo e onesto esame di coscienza, ma si invita loro a guardare alle settimane, ai mesi e agli anni futuri, evitando di dimenticare troppo velocemente quanto accaduto. Unitamente al riconoscimento della colpa (che non può essere sufficiente) ci sia un serio, profondo, maturo cammino di recupero della propria identità di persone, del senso del dovere e del rispetto alla vita propria e altri, al valore del sacrificio, del denaro in tasca frutto di lavoro guadagnato con il sudore, in una società che ha attutito ogni desiderio perché tutto è facilmente reperibile imbarbarendo ogni istinto.
A questi giovani, rei di quanto compiuto, invitiamo a vivere un tempo molto prolungato al fianco di senza fissa dimora, servendo i pasti alla mensa dei poveri, in una casa per ragazzi e ragazze diversamente abili, imboccando chi non riesce a mangiare e facendo delle notti al fianco di ammalati in ospedale. Gesti quotidiani come questi, che i ragazzi non conoscono più, possono illuminare la coscienza, aiutando a ritrovare lo sfuocato senso di dignità umana che si deve ad ogni persona.
Abbiate pazienza se non aggiungo altro.
Quello che c'è basta e avanza.

Non è che poi va a finire così?

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Abbiate pazienza, ma quando leggo notizie del genere mi viene in mente una domanda angosciosa: non è che a forza di dire che la famiglia tradizionale è una gran figata e tutto il resto fa schifo, va a finire che una ragazza violentata dal padre per due anni è costretta all'umiliazione di dover filmare la scena col telefonino perché altrimenti nessuno le crede?
Cioè, non è che pur di prendervela con gli omosessuali e dire che sono dei pervertiti pericolosi la state sopravvalutando, 'sta famiglia?
E non è che la cosa, alla fine della fiera, si sta dimostrando un tantino meno innocua del previsto?

La migliore delle ipotesi è già una vergogna

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Sapete cosa penso? Il fatto che dei carabinieri abbiano avuto rapporti intimi in caserma con una donna detenuta in camera di sicurezza non è gravissimo soltanto nel caso in cui si sia trattato tecnicamente di uno stupro, ma anche nell'ipotesi in cui quei rapporti fossero "consenzienti".
Non solo perché faccio una gran fatica a credere che tra una prigioniera e i suoi carcerieri possa stabilirsi un consenso minimamente autentico, ma soprattutto perché le stazioni dei carabinieri sono luoghi che dovrebbero servire a tutto tranne che a fare da cornice alle imprese sessuali di chi ci lavora dentro.
Se venisse fuori che non è stato uno stupro, evidentemente, sarei sollevato.
Ma anche la migliore delle ipotesi, abbiate pazienza, mi pare di una gravità inaudita.

Garantismo a corrente alternata

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giornale
Guardate bene questo screenshot, che ho preso dalla prima pagina del Giornale di oggi.
Indipendentemente da come la pensiate sulla sentenza della consulta, non trovate un tantino singolare che nel titolo, a caratteri grossi così, si dica che "gli stupratori" (precisando, appena sotto, che si tratta di "chi commette violenza sulle donne e sui bambini") non dovranno "per forza finire in galera", e solo all'inizio dell'articolo, con evidenza molto inferiore, si riveli invece che la pronuncia non riguarda i violentatori, ma "gli indagati di reati sessuali", e che parla sì di carcere, ma "preventivo"?
Cioè, a prescindere -lo ripeto a scanso di equivoci- dal fatto che siate o non siate d'accordo sul carcere preventivo per gli indagati di stupro, vi sembra che il titolo renda un'informazione corretta su quanto è stato stabilito dalla Corte Costituzionale? Oppure anche a voi, come a me, pare che lasci intendere una cosa completamente diversa?
Il bello è che di solito sono loro, a dare dei giustizialisti agli altri.
Ma forse solo quando si tratta di un certo tipo di indagati.

I costumi e la castità

42 Commenti »

Ad integrazione del post dell'altro giorno, nel quale davo conto del fatto che il Vaticano ha incredibilmente definito gli abusi sui minori dei delitti "contro i costumi", segnalo che il Catechismo della Chiesa Cattolica, all'articolo 2356, classifica lo stupro come un'offesa alla castità, inserendolo nello stesso mazzo della lussuria, della masturbazione, della fornicazione, della pornografia e della prostituzione.
Così, tanto per sottolineare che certe alzate d'ingegno (le quali, badate, avranno pure scarso rilievo pratico, ma a mio parere sono indicative di un modo di pensare e perciò tutt'altro che irrilevanti) non sono certo estemporanee, ma vengono da lontano.

Ve la siete cercata: parola di vescovo

Vi stupireste se un pastore di anime giustificasse i picchiatori dei gay e i violentatori delle donne sostenendo che sono stati provocati dalle loro vittime?
Be', fate un salto sul mio blog dell'Unità e date un'occhiata alla singolare teoria di Monsignor Ducoli.
Nell'improbabile eventualità che dopo la lettura il disgusto non vi abbia sottratto ogni energia, potrete commentare qua.

---
Grazie a Matteo per la segnalazione.

Violenza sessuale veniale

19 Commenti »

Grazie al Tribunale del riesame di Brescia apprendiamo che forzare con un cacciavite la porta del bagno di un locale pubblico in cui si trovano due ragazzine, entrare in quattro e palpeggiarle per benino è sì "qualcosa di quantomeno sgradevole", ma tutto sommato costituisce un atto di "limitata gravità": non violenza sessuale, quindi, ma semplice bullismo, giacché gli autori della simpatica iniziativa, secondo il tribunale, si sono semplicemente "fatti sfuggire la situazione di mano, magari anche a causa dei fumi dell'alcol, ed hanno evidentemente approfittato, facendosi forza del gruppo, della situazione".
Niente di grave, insomma, come conferma il fatto che il parroco della località di residenza degli allegri palpeggiatori, appresa la notizia della loro scarcerazione, ha immediatamente acconsentito alla brillante idea di celebrare una messa.
Per loro, s'intende, mica per le due ragazzine.
Quelle sono solo due femmine.

Scusate, adesso funziona così?

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Vediamo se ho capito bene: due ragazzi violentano una loro compagna di classe durante l'ora di lezione, avvalendosi della preziosa collaborazione di altri 12 compagni che fanno da "muro" per impedire all'insegnante di vedere.
Si vede che sono invecchiato: ai miei tempi si stava in classe ognuno seduto al suo posto, e se qualcuno aveva l'alzata d'ingegno di alzarsi in piedi il professore gliene chiedeva perlomeno conto, pregandolo gentilmente di fare presto nel caso in cui l'iniziativa fosse motivata dalla necessità di chiedere una penna, un foglio di carta o un vocabolario a qualche compagno.
Dalla notizia che leggo, invece, pare che sia diventato normale potersene andare in giro qua e là a molestare le compagne e schierarsi in formazioni compatte di dodici persone in qualche punto imprecisato dell'aula, scatenando contestualmente una gazzarra tale da coprire non solo quello che sta succedendo dietro di sé, ma perfino i suoni (presumo che ve ne siano stati) di ripetute violenze sessuali: il tutto, badate, non durante l'assenza dell'insegnante, ma addirittura mentre è in corso un'interrogazione.
Ragion per cui, mentre auspico che i responsabili della vicenda vengano puniti tutti (tanto i violentatori quanto quelli che facevano da "palo"), mi sorge spontaneo un interrogativo, che giro ai lettori più giovani non senza scusarmi del timido rigurgito di autoritarismo che lo ispira: stupro a parte, è davvero questo il modo in cui si usa stare a scuola di questi tempi?

L'Europa dei casi isolati

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Dopo l'Irlanda e la Germania, stavolta tocca all'Austria.

Il copione, manco a dirlo, è più o meno il solito: abusi sessuali su minori negli istituti cattolici, offerta di piccole somme alle famiglie delle vittime in cambio del silenzio, trasferimento dei preti coinvolti in altri istituti, niente denunce.

Nell'attesa (angosciosa) di notizie dalle altre parti del continente, vi giro un interrogativo: non è che i famosi "casi isolati" finiranno per diventare quei pochi paesi in cui simili nefandezze non sono successe?

Signore, perdonami, perché sono stata stuprata

16 Commenti »


Che cosa potrebbe mai essere ancora peggio di una violenza sessuale da parte di un confessore nei confronti di un'adolescente?

Per esempio, la singolare circostanza che dopo averla stuprata il prete le prescriva di recitare dieci volte l'Ave Maria per chiedere perdono del suo peccato.

Non c'è niente da fare: 'sti preti pedofili riservano sempre qualche incredibie sorpresa. Non mi meraviglierei se un giorno o l'altro venisse fuori che uno di loro, dopo essersi inchiappettato un bambino, gli abbia addirittura negato l'assoluzione.

Il magistero prima di tutto, perbacco.

Ronde domestiche

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Secondo l'Associazione dei matrimonialisti italiani il 70% degli stupri sulle donne è opera dei loro partner, il 17% di conoscenti, e solo il 6% di estranei.

I sostenitori della giustizia fai da te, quelli che hanno sempre una gran voglia di menare le mani, farebbero meglio a lasciar perdere gli immigrati per strada e a far circolare le ronde dentro le case.

Magari le loro.

La Chiesa: contro l'aborto, incitazione allo stupro

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Javier Martinez, Arcivescovo di Granada, sull'aborto:

Pero matar a un niño indefenso, ¡y que lo haga su propia madre! Eso le da a los varones la licencia absoluta, sin límites, de abusar del cuerpo de la mujer.
Il che, tradotto in italiano, dovrebbe suonare più o meno così:

Però uccidere un bambino indifeso, e che lo faccia la sua stessa madre! Questo dà agli uomini la libertà assoluta, senza limiti, di abusare del corpo delle loro donne.
Ora, va bene schierarsi contro l'aborto: però incitare impunemente gli uomini a violentare le proprie compagne qualora costoro abbiano deciso di interrompere una gravidanza mi pare davvero troppo.

Sarebbe interessante chiedersi cosa ne pensi, l'Arcivescovo Martinez, dell'eventualità di abortire nel caso in cui dopo gli abusi che auspica le donne restino di nuovo incinte: anche se probabilmente, per il momento, è meglio sospendere il quesito e non conoscere la risposta.

Mi pare che per oggi abbiamo fatto il pieno di atrocità.

Approfondiamo?

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Lo striscione che vedete sopra è apparso mercoledì pomeriggio in Piazzale Cadorna, a Milano, durante una manifestazione non autorizzata in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e fa riferimento a un episodio accaduto nel centro di Via Corelli, dove una nigeriana avrebbe subito un tentativo di stupro da parte di un poliziotto.

Mentre rilevo che le forze dell'ordine (in particolare la Digos e i Carabinieri) non devono averla presa per niente bene (tant'è che dall'esposizione della scritta sono scaturiti scontri tra forze dell'ordine e manifestanti), segnalo che alcuni (inquietanti) dettagli su quanto accade nel centro di Via Corelli sono disponibili a questi indirizzi.

Che ne dite, non sarebbe il caso di vederci un tantino più chiaro?

Stupro di una scatola

42 Commenti »


Attenzione, amici: qual è la notizia? Che un delinquente abbia abusato di una disabile violentandola a tutto spiano per undici anni filati?

Macché, quello è secondario.

La "ciccia", come si dice in gergo, cioè l'elemento che fa notizia, che indigna le coscienze, che fa gridare all'abominio, è il fatto che l'abbia costretta ad abortire undici volte.

Allora, amiche del gentil sesso, se è vero che spesso i dettagli sono ben più rivelatori dei proclami, possiamo trarre una conclusione piuttosto immediata: agli occhi di qualcuno quello che contenete è ben più importante di voi.

Il che significa, a occhio e croce, che spesso e volentieri non siete considerate delle persone, ma delle scatole.

Né più, né meno.

Mi sarei messo in fila

70 Commenti »


SCHIFO

Fatemi un piacere, se non vi scoccia: leggetevi tutto da soli, ché io devo andare a vomitare.


---
Update
Bleek (se non ci fosse bisognerebbe inventarlo) mi dà modo di verificare che le cose sono sempre un po' peggio di come uno aveva immaginato che fossero.
Dite la verità, amici miei: nel complesso è proprio un bella vicenda, vero?

Sante e puttane

17 Commenti »

Abbiate, amici, la pazienza di leggere queste sintetiche biografie:
Maria Goretti nacque a Corinaldo (AN) il 16 ottobre 1890. Il 5 luglio 1902 venne uccisa a colpi di punteruolo da un giovane che aveva tentato di violentarla senza successo. Maria venne dichiarata santa e martire della castità il 24 giugno 1950.
Carolina Kozka Nacque il 2 agosto 1898 a Wal-Ruda (Polonia). Il 18 novembre 1914, durante la prima guerra mondiale, venne aggredita da un soldato russo e trascinata nella foresta con la forza; la giovane si oppose alla violenza sessuale e per questo fu uccisa. Carolina fu beatificata e dichiarata martire della castità il 10 giugno 1987.
Albertina Berkenbrock nacque l’11 aprile 1919 a São Luis (Brasile). Il 15 giugno 1931 fu aggredita da un impiegato dell'ufficio del padre, che tentò di stuprarla e, non riuscendovi, la sgozzò con un temperino. Albertina fu dichiarata beata e martire della castità il 20 ottobre 2007.
Antonia Mesina nacque ad Orgosolo (NU) il 21 giugno 1919. Il 17 maggio 1935, mentre raccoglieva legna in campagna, Antonia fu aggredita da un compaesano, che tentò di violentarla e, non riuscendovi, la massacrò a colpi di pietra. Antonia venne beatificata e dichiarata martire della castità il 4 ottobre 1987.
Pierina Morosini nacque il 7 gennaio 1931 ad Albino (BG). Il 4 aprile 1957, mentre tornava a casa dal lavoro, fu aggredita da uno sconosciuto che tentò di violentarla e, non riuscendo nel suo intento, la uccise colpendola al capo con una pietra. Pierina fu beatificata e dichiarata martire della castità nel 1997.
Potrei continuare, snocciolando un vero e proprio esercito di sante, beate, martiri e serve di Dio lungo abbastanza da riempire tutto il blog: ma voi, che siete gente sveglia, probabilmente avrete già capito dove voglio arrivare, ragion per cui vengo subito al punto.
Da cosa dipende, secondo voi, la circostanza che una donna riesca o non riesca ad evitare uno stupro, sia pure a prezzo della vita? Dalla tenacia con cui si difende, evidentemente, e questo è uno degli elementi; dalla disponibilità ad accettare persino la morte piuttosto che rimetterci la verginità, e così siamo a due.
Ma non è tutto, evidentemente.
Anzi, per la verità siamo ad una parte assai ridotta di quel tutto, giacché la possibilità di evitare una violenza sessuale dipende in larga misura dalla forza, dalla determinazione, dall'atteggiamento e dalle intenzioni dello stupratore.
Cosa sarebbe successo se il violentatore di Maria Goretti, anziché perdere la testa e ammazzarla a colpi di punteruolo, avesse semplicemente deciso di insistere ancora, e poi ancora, e poi ancora, fino a stremare la ragazza e rendere inutile ogni sua opposizione? Cosa sarebbe accaduto se il bruto di Pierina Morosini fosse stato semplicemente più prestante, se il soldato di Carolina Kozka avesse avuto più tempo, se l'impiegato di Albertina Berkenbrock non si fosse ritrovato per le mani quel temperino, se Antonia Mesina fosse stata capace di minore resistenza?
Ve lo dico io, cosa sarebbe successo: quelle donne sarebbero state violentate, e probabilmente nessuno le avrebbe uccise.
E quindi la Chiesa non le avrebbe fatte sante.
Succede tutti i giorni, che una donna non ce la faccia a difendere la sua castità, e succede per un complesso di motivi che esulano del tutto dalla sua tenacia e dalla sua eventuale disponibilità a morire: perché lo stupratore è grosso e forte, per esempio, o perché ci si mettono in cinque o sei, oppure perché la donna viene colta di sorpresa, o più semplicemente perché il violentatore non ha la minima intenzione di ammazzarla.
Eppure la Chiesa Cattolica venera come sante e beate solo le donne che si sono mantenute pure a prezzo della vita, come se questo fosse un merito, anziché il risultato di una miriade di circostanze imprevedibili.
Ebbene, gente, sapete cosa significa questo?
Provate a rifletterci: se la Chiesa dichiara santa Maria Goretti perché si è fatta ammazzare pur di preservare la sua castità, e non fa altrettanto con una che invece viene violentata e amen, significa che considera la prima più meritevole della seconda (altrimenti, ne converrete, non ci sarebbe ragione per non santificare anche quest'ultima, a meno che non si voglia ammettere che i nostri amici porporati assegnino le canonizzazioni sulla base della sorte); il che, a sua volta, vuol dire che la seconda, se fosse stata abbastanza santa, avrebbe seguito lo stesso destino della prima, e quindi che la donna stuprata ha avuto la sua parte di responsabilità in quello che le è successo, poiché se avesse voluto avrebbe potuto evitarlo, beninteso rendendosi disponibile a lasciarci le penne.
Si tratta di dettagli, direte voi. Ma spesso sono proprio i dettagli, o meglio le affermazioni subdolamente suggerite e non espresse apertamente, ad impregnare più efficacemente la cultura popolare, proprio perché implicite, striscianti, subliminali: sta di fatto che l'atteggiamento della Chiesa, anziché contrastare la vulgata sessista secondo la quale quando una viene stuprata significa che se l'è un po' cercata, la legittima accarezzandola, sussurrando la sua approvazione, assecondandola in modo sottile, ma non per questo meno incisivo.
Come dite? Sono un laicista con il vizio del complottismo?
Può darsi.
Però, visto che avete avuto la pazienza di arrivare sin qua, leggetevi quest'ultima biografia:
In Brasile una bambina di nove anni (di cui non si conosce il nome per evidenti ragioni di privacy) viene stuprata dal patrigno. A nessuno viene l'alzata d'ingegno di farla santa. Poi si scopre che la bambina è incinta. La bambina abortisce. Il Vescovo la scomunica.
Vi serve altro, come controprova?

Questione morale, questione penale

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Nel nostro ordinamento lo stupro è stato finalmente dichiarato un crimine contro la persona soltanto nel 1996: fino ad allora, la violenza sessuale era infatti vergognosamente considerata un semplice reato contro la morale, in base alle norme del Codice Rocco che disciplinavano i “delitti contro la moralità pubblica e il buon costume”. Ecco, se qualcuno volesse usarmi la cortesia di spiegarlo a quello che viene considerato il più laico e progressista tra i candidati alla segreteria del PD, gliene sarei davvero grato.

La pillola dello stupro dopo

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Da Alfa y Omega, pubblicazione curata dall'Arcivescovado di Madrid:

Cuando se banaliza el sexo, se disocia de la procreación y se desvincula del matrimonio, deja de tener sentido la consideración de la violación como delito penal. (...) Ése es el ambiente cultural en el que vivimos, y, sin embargo, la inmensa mayoría de los españoles consideraría una aberración que se sacara la violación del Código Penal, aunque, a sólo cien metros, uno tuviera una farmacia donde comprar, sin receta, la pastilla que convierte las relaciones sexuales en simples actos para el gozo y el disfrute.
Il che, in italiano, equivale a dire più o meno:
Quando si banalizza il sesso dissociandolo dalla procreazione e svincolandolo dal matrimonio, viene meno la considerazione dello stupro come delitto penale. (...) Questo è l'ambiente culturale in cui viviamo: la grande maggioranza degli spagnoli considererebbe un'aberrazione l'eliminazione dello stupro dal Codice Penale, ma solo a cento metri si troverà una farmacia dove acquistare, senza ricetta, la pillola che trasforma i rapporti sessuali in semplici atti per il piacere e il divertimento.
Chiaro, il messaggio? Pillola del giorno dopo e stupro, secondo le gerarchie cattoliche, sono più o meno la stessa cosa: legalizzare la prima, in qualche modo, equivale a legittimare il secondo.
Si tratta di uno splendido messaggio rivolto a tutte le donne: vuoi decidere liberamente e consapevolmente sul tuo corpo e sulla tua maternità? Fai pure. Ma poi non venire a lamentarti se qualcuno ti violenta.
Il finale dell'invettiva, che sarebbe lecito immaginare come un perentorio "troia che non sei altro", non è peraltro rintracciabile nel testo elaborato dai vescovi.
Converrete con me, tuttavia, che è ampiamente sottinteso.

Dev'essere la primavera (*)

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E con questo fanno due, in un giorno solo:

CESENA - E' accusato di aver abusato di un giovane siciliano di 22 anni. Gli agenti del Commissariato di Polizia di Cesena hanno arrestato un sacerdote boliviano di 29 anni. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, la violenza si sarebbe consumata sabato sera nella canonica di una parrocchia di Gambettola, dove il parroco presta servizio. Il 29enne avrebbe conosciuto la giovane vittima in occasione di un'iniziativa che si è svolta in parrocchia.
(*) Su gentile segnalazione di un Anonimo.

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