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Una questione di pericolo

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Sarà pure "ipocrisia" o "populismo di ritorno", come dice Don Ildefonso Chessa: ma sta di fatto che a Lucio Dalla hanno concesso i funerali religiosi e a Piergiorgio Welby no; e che -guarda caso- Piergiorgio Welby aveva fatto della sua morte una battaglia politica, mentre Lucio Dalla -legittimamente- della sua omosessualità no.
Il punto, credo, non sta né nel populismo né nell'ipocrisia, ma nel pericolo: Welby, in ragione dei fini che si prefiggeva, era semplicemente più pericoloso di Dalla. Tutto qua.
Il resto è aria fritta, o sbaglio?

Invece tu, invece fumi

7 Commenti »

A me dava la sensazione di essere diventato un tantino nazionalpopolare, Lucio Dalla; ma forse è un destino che prima o poi tocca a tutti, eccezion fatta per quelli che si calano nella parte dei non nazionalpopolari di regime, in quanto tali del tutto simili -per non dire funzionali- agli altri, e per i pochissimi che restano fuori dal gioco fino alla fine ma non contano, perché sono fuoriclasse veri.
Se ne parlava -e un po' se ne cantava- proprio l'altra sera, sul divano di casa, con una chitarra in mano, ripercorrendo alcune cose belle fino al 1980 con particolare riferimento a "Anidride solforosa", "Non andar più via" e "Cara", passando un attimo per "Com'è profondo il mare" e "Tango", non senza rilevare che "L'anno che verrà" sarebbe ancora un gran bel pezzo, se non fosse che l'abbiamo sentito e risentito fino alla nausea.
Poi, come sempre da che mondo è mondo, succede che uno muore (di solito qualche secondo dopo la pubblicazione della notizia su Wikipedia), e io mi astengo dalle commemorazioni perché le trovo abbastanza inutili anche quando non sono retoriche.
Però l'altra sera, a un certo punto, è venuto fuori 'sto pezzo qua, che è una meraviglia anche se è del '93, e non metterlo su sarebbe un peccato.
Saluti.

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