The Artist, l'apoteosi del guscio

Può darsi che sia io a non averci capito niente, ma in estrema sintesi "The Artist" mi è parsa la solita storia storia del viale del tramonto -già vista e rivista in decine e decine di pellicole oltre all'originale-, con la variante del lieto fine e una particolarità: quella di avere ad oggetto il declino di una star del cinema muto a causa dell'avvento del sonoro e di essere raccontata, per l'appunto, come un film muto degli anni venti.
L'idea, ne convengo, è piuttosto ingegnosa, e per essere onesti pure ben realizzata: ma al di là di questo, come dire, non contiene un bel niente, come un pacchetto confezionato in modo elegantissimo ma completamente vuoto.
Ecco, il fatto che un film del genere sia stato premiato con una pioggia di Oscar -tra l'altro i più importanti- mi pare una declinazione perfetta del gusto -non solo cinematografico, ma artistico in generale- che va per la maggiore di questi tempi: grande passione per gli esercizi di stile, per i virtuosismi, per le imitazioni impeccabili degli originali, per le alzate d'ingegno cerebrali e paraculette, ma poca attenzione -per non dire repulsione- nei confronti della sostanza, della novità, dell'intensità; in estrema sintesi, l'apoteosi del guscio a scapito della ciccia.
Il fatto, temo, è che spesso e volentieri la ciccia implica uno sforzo di comprensione, porta con sé la necessità di mettere in discussione quello che si crede di sapere, tende ad essere poco rassicurante: mentre un bel guscio vuoto permette a chi lo guarda di tornarsene a casa con la gratificante sensazione di aver assistito a uno spettacolo colto senza dover subire il fastidioso effetto collaterale di provare emozioni, farsi domande, coltivare dubbi.
Abbiate pazienza, ma io non riesco a non vederci una metafora inquietante dei tempi in cui viviamo.

Questo post è stato pubblicato il 27 febbraio 2012 in ,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

20 Responses to “The Artist, l'apoteosi del guscio”

  1. Condivido in pieno e molto più prosaicamente aggiungo, chi spenderà quasi 10€ per andarlo a vedere al cinema?

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  2. gli Oscar premiano ben più spesso il guscio della ciccia.

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  3. oppure, e' piu' semplicemente una declinazione perfetta dei gusti dei membri della Academy, come si apprendono da wikipedia: 94% bianchi, 77% uomini, con eta' media (media!) di 62 anni, e al 33% vincitori nel passato.... e' un film su di loro insomma!

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  4. Concordo. E tra l'altro il film è anche un esercizio di stile sostanzialmente sbagliato: non è un film muto, è un film senza sonoro. I muti erano un'altra cosa.

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  5. Quando sono andato a vedere The Artist mi sono commosso, non per i contenuti ma perche' e' meravigliosamente realizzato, e permettetemi di dire che a volte anche la sola forma puo' essere abbastanza per emozionare.

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  6. Visto ben prima dell'Oscar. Film eccellente. Delicato, introspettivo, basato sui rapporti umani e infine originale.

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  7. Quando l'ho visto ho pensato esattamente la stessa cosa; sfortunatamente però mi ero sentito un insensibile incompetente a pensare ciò, perché nessuno era d'accordo con me.

    Mi fa piacere leggere che siamo almeno in due.

    Non sono però sicuro che sia una metafora dei tempi che corrono ora: penso che avrebbe vinto in qualsiasi periodo.

    Detto questo, l'oscar a Dujardin ci può stare, perché è veramente bravo.

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  8. Riesci a lamentarti con filippiche filosofeggianti praticamente su ogni cosa. Contento tu.

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  9. Beh, spesso semplicemente è più facile giudicare la forma del contenuto: col contenuto si può essere o non essere d'accordo, non si sa ancora quanta influenza avrà nel mondo ecc.. Con la forma è più facile, se un film è magistralmente realizzato lo si vede subito.
    Però, per ora sto parlando in generale, non ho ancora visto The Artist, anche se penso che, se lo danno nei cinema della mia zona, andrò a vederlo volentieri. Anche spendendo 8,50 euro di biglietto.

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  10. clap clap clap. tutti i periodi di massimo declino sociale collimano, di solito, nelle arti, con la massima leziosità estetica senza ciccia.
    Ciao,
    ruzino

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  11. Io ho speso 10 € per vedere the Artist.
    L'ho apprezzato in toto, e mi sono anche commosso.
    Probabilmente sono io che mi accontento di poco.
    O forse è proprio vero che i gusti sono gusti... ;-)
    Aigor
    ps: beh, li spenderei di nuovo. Ma, come dicevo, i gusti sono gusti.

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  12. mi sa che qualcuno non ha visto il film... però lo giudica.

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  13. In linea di massima concordo con il tuo discorso. D'altra parte agli Oscar raramente vengono premiati i film più innovativi.
    Nel caso specifico di The Artist, il film però mi ha colpito paradossalmente proprio per la sua modernità: certo, è un omaggio al cinema de 'na vorta, però io nel protagonista George Valentin ho visto anche un uomo alle prese con la crisi personale e del cinema muto e capace di reinventarsi in un mondo che sembrerebbe non essere più il suo. In un periodo di crisi come quello attuale, mi sembra un messaggio da non buttare via...

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  14. completamente d'accordo con te! Bello, per carità, ma senz'anima! Ne ho parlato più o meno con gli stessi toni anch'io nel mio blog

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  15. io penso esattamente il contrario, ovvero che sia un film di sostanza proprio perchè è un tributo alla potenza del cinema, alla pellicola in sè riportata all'essenziale, senza sonoro e colori.
    Non ho molta conoscenza nel campo, ma penso di andare sul sicuro dicendo che i due attori sono stati meravigliosi, e che la loro espressività ha retto botta benissimo alla mancanza di riferimenti sonori.Che poi,al giorno d'oggi, richiamare l'attenzione con il silenzio è tutt'altro che banale, e riuscirci è un'impresa

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  16. e me è piaciuto, tanto. ma, come direbbe il mio zio... "sarebbe bella se ci piacesse a tutti la stessa donna!"

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  17. Mica dei tempi in cui viviamo.
    E` sempre stato cosi`, le masse sono attratte da questo o quel "capolavoro" che permette di distrarsi e di non pensare ai veri problemi come i massacri che ancora avvengono nel mondo, e che spesso sono colpa delle societa` piu` industrializzate.
    Come a scuola, quando ti insegnano che Cesare non era un criminale di guerra sanguinario, ma un grande condottiero.

    Gigi

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  18. Riprendo il commento di Gigi, nulla di personale ma solo come esempio.
    Tu non distrai mai? Una pizza con gli amici parlando con argomenti leggeri? Una passeggiata con la tua compagne o un gelato con i figli mai?
    Ecco, io penso che distrazione per distrazione le due ore passate guardando The Artist mi hanno distratto con eleganza e mi hanno fatto pensare che c'e' qualcuno che sa fare BENE quello che fa. E non capita spesso.

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  19. Condivido. Però non mi spingerei a generalizzazioni del tipo "una metafora inquietante dei tempi in cui viviamo". Ciao

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