Il tabù che penalizza i lavoratori

Diciamo le cose come stanno: il fatto che in Italia esistano -specie nell'impiego pubblico- un certo numero di fannulloni fatti e finiti è circostanza arcinota; così com'è ampiamente risaputo che i sindacati, nell'ambito della loro meritoria attività volta a tutelare i diritti dei lavoratori, finiscono spesso e volentieri per difendere anche loro.
Si tratta di una di quelle cose che tutti -spesso per conoscenza personale dei diretti interessati- sanno perfettamente, ma che per qualche motivo non si può dire: cioè, in estrema sintesi, di un tabù.
Il quale tabù, tra l'altro, genera il paradossale effetto di creare una sostanziale parità di trattamento tra quelli che lavorano e quelli che si girano i pollici, a tutto svantaggio dei primi che subiscono prima il danno di farsi il culo mentre gli altri poltriscono, e poi la beffa di non vedersi riconosciuto alcun merito, perché ufficialmente -e pure nella sostanza, leggi carriera, promozioni e via discorrendo- i fannulloni sono considerati tali e quali a loro.
A me, leggendo le parole della Marcegaglia -della quale peraltro, com'è noto, non sono mai stato un fan sfegatato-, è venuto in mente soprattutto questo: alla fine della fiera gli strepiti di quelli che si stracciano le vesti, al di là delle loro intenzioni, vanno a discapito dei -tanti- lavoratori seri che operano in questo paese.
Che facciamo, iniziamo a parlarne o vogliamo continuare a far finta di niente?

Questo post è stato pubblicato il 21 febbraio 2012 in ,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

19 Responses to “Il tabù che penalizza i lavoratori”

  1. iniziamo a parlarne con chi ne ha titolo e non con chi ha patteggiato per tangenti ed è sotto inchiesta per conti esteri, grazie.

    RispondiElimina
  2. C'e' da sempre, e non solo in questo campo, a sinistra, una sorta di sindrome del più debole. Si sta sempre dalla parte del più debole, anche quando ha torto. Fra lavoratori e datori di lavoro, sempre coi primi.

    Fra immigrati e italiani, sempre con gli immigrati. Fra palestnesi e israeliani, idem.
    Da un lato è lodevole stare dalla parte del più debole, dall'altro starci anche quando questo è un farabutto finisce per fare l'effetto che dici tu.

    (poi se andiamo a vedere fino infondo sarei curioso di sapere quanti avvocati\notai\farmacisti\... sono stati sanzionati dal proprio ordine\sindacato quando sono stati presi col sorcio in bocca).

    RispondiElimina
  3. Posso dire solamente: amen? Ti seguo da due anni, spesso sono in completo disaccordo con quanto dici, altre volte trovo quanto scrivi parzialmente opinabile, altre ancora mi trovi d'accordo in percentuale altissima, ma credo sia proprio la primissima volta che mi trovi d'accordo con te al 100%.

    RispondiElimina
  4. In ogni organizzazione ci sono persone più o meno brave e più o meno serie. Saper ricompensare le persone brave e serie e far essere produttive le persone meno brave e meno serie è uno dei principali compiti del management.
    Se i dipendenti pubblici sono così poco produttivi è anzitutto e principalmente colpa della qualità abissale del loro management. Mi sa che la stessa cosa si può oramai dire del management privato italiano.

    RispondiElimina
  5. @Zeigarnik: se i lavoratori non hanno mai colpe, non possono avere neanche meriti.
    Che il management, specie pubblico, italiano non sia sempre eccelso è vero, ma non è che il sindacato sia esente da colpe, tanto più che le aziende che vanno peggio mi sembrano proprio quelle con più potere sindacale (Tirrenia, Alitalia...)

    RispondiElimina
  6. Siete vittime anche voi della campagna sull'art.18? Allora diciamola tutta. La soppressione dell'art. 18 non c'entra una beneamata mazza con l'efficienza (o inefficienza)del lavoratore. Si tratta di una mossa puramente economica, che mira a tagliare fuori i lavoratori che costano di più (con maggiore anzianità di servizio, con maggior esperienza) per sostituire i loro più alti salari con salari d'ingresso da mollare a precari o comunque a lavoratori con molte meno garanzie. Non mi dilungo a discutere la convenienza per le aziende (rinunciare a un patrimonio di esperienza e competenza non è cosa da fare a cuor leggero), di certo ci perderanno, oltre ai lavoratori licenziati, i clienti e gli utenti dei prodotti e/o servizi, che saranno erogati da lavoratori molto meno rodati e molto meno "committed" rispetto al passato.

    RispondiElimina
  7. Siete vittime anche voi della campagna sull'art.18? Allora diciamola tutta. La soppressione dell'art. 18 non c'entra una beneamata mazza con l'efficienza (o inefficienza)del lavoratore. Si tratta di una mossa puramente economica, che mira a tagliare fuori i lavoratori che costano di più (con maggiore anzianità di servizio, con maggior esperienza) per sostituire i loro più alti salari con salari d'ingresso da mollare a precari o comunque a lavoratori con molte meno garanzie. Non mi dilungo a discutere la convenienza per le aziende (rinunciare a un patrimonio di esperienza e competenza non è cosa da fare a cuor leggero), di certo ci perderanno, oltre ai lavoratori licenziati, i clienti e gli utenti dei prodotti e/o servizi, che saranno erogati da lavoratori molto meno rodati e molto meno "committed" rispetto al passato.

    RispondiElimina
  8. Però diciamola tutta. La cancellazione dell'art.18 non ha nulla a che fare con la maggiore o minore efficienza dei lavoratori, anzi. L'utilità per le aziende sta nello sbarazzarsi dei dipendenti con maggior anzianità di servizio (più esperti, più navigati) per sostituire i loro più alti stipendi con stipendi d'ingresso erogati a precari neoassunti - o comunque a lavoratori con molte meno garanzie. Non so se questa convenienza compenserà la perdita di un patrimonio di capacità e competenze maturate, di certo, oltre ai licenziati, ci perderanno i fruitori dei prodotti e/o servizi, affidati a personale molto meno esperto e molto meno "committed" rispetto al recentre passato. Senza contare che la possibilità di rivendicare e tutelarsi dall'arroganza del datore di lavoro o dal mobbing saranno drasticamente azzerate in tutte le aziende, con prevedibili risultati.

    RispondiElimina
  9. grillo sei una merda fai discutere su dei falsi problemi la gente per nascondere la verita.quando c'è qualche proposta intelligente come quella di cittadino sovrano o tinazzi la ignorate per paura che possa uscire dall'acquario del tuo blog dove tante piccole bughe fanno le comparse mute immerse nell'acqua che le isola dal grosso del mondo che vive in un'altra realta dove si comunica per mezzo dell'aria . ma tu brutta merda non vuoi mandare messaggi via aria perche arriverebbero a troppa gente

    RispondiElimina
  10. Il ragionamento e' corretto, a tutti piacerebbe che venisse "data una lezione" al proprio collega fancazzista.
    Pero' il passo verso la "licenza di licenziare" chiunque faccia uno sgarbo al capo, chiunque osi guardarlo male, mi sembra un bel passo indietro al medioevo.

    RispondiElimina
  11. Le parole pronunciate dalla Presidente della Confindustria sono anto simili alle invettive di brunettiana memoria, agli epiteti di Martone o Stracquadanio. Null'altro che epiteti appunto, perché nulla c'è di costruzione in quest'analisi che sa del più antico dei qualunquismi: la denigrazione. Perché è pur vero, e lo sappiamo tutti, che qualche défaillance, e forse più d'una, tra chi dovrebbe lavorare e non lo fa, c'è. Come sappiamo che questa défaillance è la prima delle ingiustizie nei luoghi di lavoro. Ingiustizia che sarebbe risolta, almeno in parte, se nelle aziende, pubbliche o private, si applicassero esclusivamente ragioni di merito. Perché questa è la vera domanda, a cui difficilmente si può rispondere con una semplice invettiva, se ai lavoratori, ai fannulloni, ci pensa il sindacato, a quelli che lavorano, chi ci pensa? Le aziende sono davvero disposte a lottare per far affermare il lavoro? A tutelare il merito a dispetto dei soliti interessi di cordata, del familismo, di una certa mediocrazia che preferisce portaborse e segretari disponibili a personalità attive e creative? Ognuno di noi avrà la sua esperienza. Ditemi, se e quante volte avete visto promuovere il merito e quante lo scambio di favori. Eppure la gestione delle risorse non è compito di Susanna Camusso. Certo, ha ragione Emma Marcegaglia, per un'azienda che vuole liberarsi di un dipendente evidetemente in torto la strada è ardua. Ma si consoli, per un dipendente che si trovi a dover far causa a un'azienda per mobbing o discriminazione, lo sarebbe altrettanto. Con un'unica differenza. E cioè che il lavoratore, quello buono, anche in caso di comprovata ragione, avrebbe comunque perso. Ha cominciato a perdere il giorno in cui il suo lavoro, non segretariato fedele e portaborse ma lavoro, non interessava a nessuno. Non ai sindacati, e tantomeno all'azienda. Tratto da ipaziaevviva.com

    RispondiElimina
  12. Seguendo i ragionamenti su esposti e le dichiarazioni della Marcegaglia - non capisco se riferite ai dipendenti pubblici oppure ai dipendenti delle imprese associate di cui ella è presidente - possono essere tutti riconducibili ad un tema attuale e cioè all'abrogazione palese o celata dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori.
    I sindacati difendono i fannulloni? Personalmente ritengo che, malgrado molte critiche che ho nei loro confronti, sia passate che presenti, essi svolgano la loro naturale funzione, è cioè quella di difendere i lavoratori indistintamente.
    Tacito, come scritto da Metilparaben, che ci sono i fannulloni. Il lassismo diffuso della pubblica amministrazione è evidente, ma ritengo imputabile alla cattiva gestione della cosa pubblica, che ancor più e meno visibile, è peggiore più si salgono le scale gerarchiche, palesate di titoli, onorificenze e foglietti di carta a corso legale.
    A sentire il presidente dell'unione industriale sembrerebbe che sia senza strumenti a disposizione e quindi auspica un Sindacato che censuri comportamenti, meglio ancora se si auto-censura.
    Io propongo un esempio allora : un avvocato che difende un assassino colto in flagrante è anche lui un assassino? Un complice forse? Dimentica il presidente, che l'avvocato riveste una funzione. Quella di tutela e rappresentanza mediante delega dell'accusato, a prescindere difronte alla legge, del resto come avviene con i sindacati. Quindi non possono essere accusati di “proteggere” come vuol lasciar intendere, senza averne il coraggio e lo spessore morale di poterlo dire apertamente, ed altrettanto caratteristico di un atteggiamento mafioso, inteso come sub-cultura tipica dell'italiano che ne è pervaso al punto di esportarne lo stereotipo, ove non si dice mai al proprio interlocutore quello che si desidera, ma bensì si gioca sull'equivoco generato, che lo stesso in seguito, suffragato dai fatti, lo indurrà a pensare.

    RispondiElimina
  13. (2)Gli avvocati esistono perché c'è questo tipo di giustizia, sempre in bilico tra verità e tecnicismo.
    Se la giustizia perseverasse esclusivamente la strada della verità sarebbe alla portata di tutti e quindi si potrebbe quasi affermare che gli avvocati non servono.
    In egual misura si può affermare che i Sindacati esistono perché esiste questo tipo di imprenditoria, sempre pronta a soggiogare i lavoratori ai propri interessi incondizionatamente, con strumenti sempre più raffinati, al punto di mistificare la realtà presentando il “liberismo come riformismo”, come se fino ieri avessimo fatto parte dell'ex unione sovietica, oppure capovolgendo la logica affermando che licenziare serve a creare nuovi posti di lavoro.
    Fin quando ci sarà questo tipo di imprenditoria è auspicabile che ci sia un Sindacato, i lavoratori che si ritrovano se li sono cercati loro, più interessati alla dimestichezza che all'arte del fare ed ora sentiamo questi pseudo-imprenditori parlare esclusivamente di costo del lavoro, discorsi da paese in procinto di cinesizzazione.
    Fa bene ricordare a tutti il periodo del cosiddetto “ boom economico Italico” ove a primeggiare non era il costo del lavoro ma bensì la nostra inventiva che ci ha permesso di essere apprezzati nel mondo intero e di goderne i frutti per qualche decennio.
    Quindi i fannulloni della P.A. sono un problema politico poiché rispecchiano le gerarchie che a loro volta rispecchiano la politica.
    Nel privato invece, per quanto ne dica il presidente dell'unione industriale, vi sono tutti gli strumenti per combattere i fannulloni a) caricandoli di lavoro e monitorandoli rispetto ai colleghi, assenteismo b) esistono i controlli medici e la L.81/2008 sulla sicurezza ha istituito la figura del Medico Competente etc, furti/danno c) esistono le denunce all'Autorità Giudiziaria, riduzione personale d) da provare, e pratiche illegali che trovano tra le maglie della Giustizia rifugio per poter poste in essere, quali ad esempio il Mobbing.
    Quello che traspare da questa riflessione è la volontà degli imprenditori, di arrogarsi “l'insindacabilità di giudizio” attraverso la legittimazione dell'economia di mercato. La politica si è già asservita. E' stata messa da parte (visti i politici, facilmente) con il cosiddetto “governo dei banchieri”, ove un'entità immateriale – il mercato globale - non votato da nessuno e non soggetto a regole e/o controlli si è sostituito alla politica.
    A questo punto è facile intuire il perché del pianto delle armi spuntate e del muro invalicabile dell'art.18, la Marcegaglia auspicherebbe che a tutte le sue ditte associate fosse permesso espellere, a loro insindacabile giudizio, un lavoratore senza dover giustificare nulla.
    Pensate, poiché sono ingenuo e se torniamo al parallelismo dell'avvocato, è come se condannassimo l'assassino senza avvocato difensore. Invece loro si spingono oltre, eliminano anche il giudice e così rimane solo l'accusa ovvero il Pubblico Ministero che al termine della requisitoria si trasforma, veste i panni del Giudice ed emette la sentenza.
    Pazzesco, persino i regimi più totalitari mantenevano un minimo di parvenza.
    Detto questo cerchiamo di capire perché attaccano il sindacato. Perché sono quello che rimane della politica, inteso che hanno una base conquistata sul campo e col voto, i loro vertici sono continuamente confermati dai loro iscritti e dai risultati ottenuti, sono auto-finanziati e hanno un sistema di comunicazione interno dall'alto verso il basso e viceversa che i partiti, mai come in questi
    tempi, si sognano.
    I sindacati sono dunque nuclei solidi di
    democrazia con cui per forza bisogna fare i conti, le imprese per prime.

    RispondiElimina
  14. massì, iniziamo a parlarne.
    posso iniziare dal fatto che per il caposervizio del settore pubblico* "medio" è già farabutto il dipendente che non legge il suo stesso giornale, mentre per il padroncino** "medio" è già fannullona la dipendente che non si lascia toccare il sedere?
    *vita vissuta
    **relata refero

    RispondiElimina
  15. Concordo eppur dissento... partirei da qui: "lavorare stanca" (è vero, chi lavora lo sa), ed anche da qui: "il lavoro nobilita" (basta chiedere a chi il lavoro lo ha perso, lo sta perdendo o non ne ha mai avuto). Con questi assunti (semplici) si potrebbe scrivere una sceneggiatura limpida. Dove tutte le colpe le beccano i fannulloni (ignobili) e i meriti gli alacri (rispettabili)... Ma c'è il motivo di fondo del paese, la melodrammatica colonna sonora: "La romanza dei furbetti" (...del quartierino, del lavorino, dello scontrino... prosegui a tua scelta). Con questa tutto cortocircuita... così: lavorare può anche non stancare e comunque nobilita poco (semmai può arricchire, e anche molto/troppo)... E così siamo dove siamo, alla commedia (all'italiana ovviamente)...
    Ora per ridare al tutto un tocco neorealista (concreto, serio, impegnato, affine al vero... ecc) bisognerebbe saper uscire (tutti) dal gioco della "parte a copione" e riscrivere una sceneggiatura (collettiva) capace di scegliere chi fa cosa: regia, azione, luce, suono, titoli di testa e di coda... ecc. E soprattutto che chi lo fa lo faccia... se no: fuori dal film!

    RispondiElimina
  16. completamente d'accordo con Father McKenzie

    RispondiElimina
  17. Sono davvero allibito.
    O fai nomi o penso che non ti seguirò più.
    Queste accuse sono degne di un pidiellino o di un marcegagliano, da te non me lo aspettavo.
    Aspetto i nomi e le prove.
    Altrimenti il mio giudizio su di te e i tuoi scritti temo sarà difficilmente revocabile.

    Pochi sorrisi

    RispondiElimina
  18. Lettera aperta all'On.Veltroni
    Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall'alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.


    Caro Onorevole, siccome ancora stamattina dalle colonne della Repubblica, leggo (ebbene si, leggiamo anche noialtri operai, e ci documentiamo,ma voialtri non lo sapete) che, per l'ennesima volta è uscito il Veltroni pensiero per quanto riguarda il lavoro, allora ho pensato di dire un'attimino la mia,visto che di LAVORO io ne capisco sicuramente più di lei e tanti suoi colleghi messi insieme,perche generalmente mi esercito in una fabbrica per 40 ore alla settimana,timbrando il cartellino, e facendo il rapportino di fine giornata per rendicontare ciò che ho prodotto(cosa che credo a lei e tanti suoi colleghi non li è mai capitato di fare) ,tutto questo per prendere una busta paga che è lontana anni luce dal dettato della nostra Costituzione ,la quale recita :
    Il Lavoratore ha diritto ad un salario pari al lavoro che ha prodoto,ed in ogni caso abbastanza da consentirgli una vita dignitosa per se e la sua famiglia.
    Questo già oggi non succede caro Veltroni,per la mia categoria,certo non posso dire lo stesso per la sua!
    Volevo soltanto replicare alla sua uscità sul Art.18 caro Veltroni, e dirle che:
    Solo chi non ha mai lavorato duramente in una fabbrica può permettersi di parlare a cuor leggero del lavoro, ed è fin troppo evidente che lei non l'ha mai fatto,di cui l'enfasi con la quale lei ogni volta sparla di sproposito dell'argomento LAVORO!
    Da operaio quale sono ,mi permetto di fale fare una riflessione sul LAVORO,circa la situazione mia e di milioni di individui che ogni giorno entrano nelle fabbriche(e spesso non escono vista la frequenza con cui si muore sul lavoro) e che nonostante tutto producono ricchezza per loro le loro famiglie ed il paese intero,pur essendo con le tute sporche,e le mani unte per tutto il giorno,mentre la sua categoria va in giro blatterando di cose che non conosce,per essendo sempre belli freschi,e profumati, nonchè strapagati ,nonostante produciate solo debitomper noialtri ed il paese!
    Vede, se lei indossasse le scarpe antinfortunistiche che indossiamo noi,mangiasse lo stesso pane che mangiamo noi(cum panis, di cui la parola compagno che ci contradistingue)se avesse tutti i problemi che abbiamo ogni santo giorno noi (troppe le cose da pagare rispetto a quello che guadagniamo) se le capitasse di cadere come spesso succede a noi,e sopratutto di rialzarsi ogni volta come siamo costretti a farlo noi,se dovesse cambiare lavoro troppo spesso ,come capita a noi(perdendo ogni volta una fetta di diritti che aveva acquisito con anni di lavoro) allora e solo allora caro signore ,lei potrebbe permettersi di parlare di LAVORO e di diritti dei LAVORATORI!
    Siccome la sua categoria non mi risulta abbia questi problemi, anzi mi pare tutt'altro che precaria,io le suggerisco di trattenersi dal fare proclami che non toccano mai i suoi diritti, ma solo i nostri!
    Se proprio non può farne a meno di esternare il suo pensiero, le suggerirei di andare in Africa(per altro l'ha detto tempo fa che lasciva la politica per andare in Africa) e magari iniziare lì la sua riforma del mercato del lavoro,sempre che gli Africani, non siano più avanti di noi nella materia!
    Cordialmente Nicola l'Operaio!

    RispondiElimina
  19. @Il più cattivo

    Bisogna essere onesti.
    L'hai visto il servizio delle Iene sui dipendenti del Comune (mi pare) di Roma che timbrano e escono?

    Nel servizio hanno parlato anche con i sindacalisti che hanno risposto loro

    "Non credo che sia vero, qui ci lavora gente seria, non è possibile"

    Ora se le Iene vengono a parlare con te è ovvio che hanno i filmati. E avranno filmato almeno una ventina di dipendenti per diversi giorni.

    Il che vuol dire problema cronico e tollerato.

    Il problema del fancazzismo esiste ed è grave.
    E ancora più grave è che i più indignati quando viene fuori sono quelli che non vogliono essere accomunati ai lavativi e tipicamente lavorano come ciuchi anche per loro.

    Criminalizzare la categoria no, ma nemmeno difendere l'indifendibile

    RispondiElimina

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Random Post