Pari e patta

La versione selettiva del virus fu messa a punto nel 2025. Era il primo passo, il più importante: fatto quello, si trattava solo di renderlo aerobico. Ci vollero altri tre anni. Poi il virus fu sparso accuratamente nell'atmosfera. Dovrei raccontarvelo con un certo orgoglio, visto che fui io il coordinatore del progetto. D'altronde vi assicuro che non fu uno scherzo mettere insieme un microrganismo che si propagasse con la stessa facilità di un raffreddore, ma fosse capace di ammazzare un uomo nel giro di tre settimane, se solo gli fosse venuta la malaugurata idea di avventurarsi qualche metro più in là di un certo parallelo. Soprattutto non fu una passeggiata modellarlo in modo che si attaccasse solo agli africani. Il virus del Continente Nero, lo chiamarono i giornali quando gli immigrati iniziarono a morire come mosche in ogni angolo d'Europa: soltanto, nessuno sapeva spiegarsi per quale motivo gli uomini bianchi ne fossero immuni, né tantomeno perché il virus risparmiasse misteriosamente chiunque decidesse di restarsene in Africa. Le Nazioni Unite, naturalmente, si mobilitarono, istituendo un'apposita commissione di scienziati per studiare la malattia. La commissione, manco a dirlo, era presieduta da me, e nemmeno questo fu un caso. Studiammo, elaborammo, ci riunimmo, e all'inizio del 2034 alzammo bandiera bianca: contro il virus non esistevano cure, né era possibile, al momento, ipotizzare la sintesi di un vaccino. Nel frattempo l'immigrazione dall'Africa nei paesi occidentali era già quasi del tutto cessata: qualche pazzo continuava a provarci, com'era prevedibile, ma nessuno (nemmeno uno, questo sia detto a riprova della perfetta riuscita dell'operazione) sopravvisse al tentativo. Così, magicamente, tutto finì. Niente più centri di accoglienza, niente più insistenti lavavetri ai semafori, patetici postulanti agli angoli delle strade, fastidiosi venditori di rose, improvvisati benzinai notturni. Il tutto senza dover prendere decisioni impopolari e avere a che fare coi soliti rompicoglioni dei diritti umani. Dovrei raccontarvelo con un certo orgoglio, dicevo, ché l'impresa non fu semplice, e la sua segretezza, allora, mi impedì di raccogliere la gloria che sentivo di meritare. Ma le cose, a volte, cambiano direzione che nemmeno te ne accorgi. Il cambio di direzione, nel caso di specie, si chiamò Chanya. Non sto qua a raccontarvi per quale curioso scherzo del destino la incontrai, né come mi morì tra le braccia, sul lettino di un laboratorio, dopo che avevo fatto tutto il possibile per evitarle la sorte che sapevo le sarebbe toccata. Sono fatti privati, capirete, e io sono un tipo schivo e riservato, come tutti gli scienziati. Sta di fatto, però, che non la presi per niente bene. Mi venne una specie di depressione, sapete com'è, e la notizia finì all'orecchio di qualcuno; quel qualcuno si fece venire il dubbio che potessi diventare inaffidabile (non aveva torto, quel qualcuno, visto e considerato che sono qua), e a me (a un luminare come me, capite?) toccò mettere insieme quei quattro soldi che mi fu possibile ritirare al volo, scappare come un ladro e allestire questo laboratorio sottoterra, come un topo di fogna, per finire quello che avevo cominciato. I mezzi sono quelli che sono, niente a che vedere coi budget miliardari di dieci anni fa: di mettere insieme un virus aerobico, stavolta, non se ne parla. La mutazione del gene, però, quella sì: d'altronde questo gioco l'ho inventato io. Tra qualche minuto rovescerò i cinque secchi di siero che sono riuscito a produrre nei condotti dell'acqua. Entro domani mi prenderanno, naturalmente, ma tutto sarà partito e non ci sarà verso di fermarlo. La malattia contagerà tutti, senza eccezioni: chiunque si azzarderà a mettere un piede fuori di casa, di qualsiasi colore abbia la pelle, ci resterà stecchito. L'unica cosa che mi rincresce è che non avrò il piacere di assistere allo spettacolo. Ma a quel punto, questo è sicuro, saremo pari e patta.

Questo post è stato pubblicato il 18 maggio 2009 in ,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

9 Responses to “Pari e patta”

  1. SEI SOLO UN CANE, UN BASTARDO PAGATO DAI GOVERNI STRANIERI!!! SPERIAMO CHE PRIMA CHE SUCCEDA TUTTO QUESTO TI VENGA PRIMA UN CANCRO SEGUITO DA UNA PARALISI PERMANENTE E TI FACCIA CREPARE FRA ATROCI TORMENTI SENZA CHE VI SIA UN FARMACO CAPACE DI ALLEVIARTELO!!! STRONZO!!!!

    RispondiElimina
  2. Non so se è più becero il post o il commento lasciato quà sopra. Certo chi ha postato il commento deve essere malato o rabbioso, perchè il commento di per se stesso è solo una romanzata un po' ridicola e non condivisibile (dal mio punto di vista).

    RispondiElimina
  3. Ma dai? C'è ancora gente che crede alla storia dei governi stranieri che pagano gente per scrivere e turbare le menti del popolo altrimenti mite e concorde? Credevo fosse andata fuori moda, come i pois...

    RispondiElimina
  4. Anonimi, non è che sareste così gentili da spiegarvi meglio?

    Noi poveri blogger, tra un insulto e un altro, abbiamo capito picca e nenti dei vostri commenti.

    @Governi stranieri: se vi venisse in mente di inviarci due soldi, fatecelo sapere che vi mandiamo subito l'IBAN.

    RispondiElimina
  5. Caro secondo anonimo, questa roba si chiama "racconto", e nel caso di specie è del genere "fantascienza". Ora, si può dire che non piaccia,a che fa cagare, che è insipido, ma insomma, dire che è becero mi pare fuori luogo.
    Per meglio dire, mi pare decisamente becero.
    Saluti.

    RispondiElimina
  6. 1)il racconto è molto fico.
    2)Il primo anonimo è un povero demente.
    3) il secondo anonimo un po' meno, ma non tanto meno ("non so se è più becero il post o il commento".....davvero non lo sai?)

    RispondiElimina
  7. @ AleG
    Ritorno sulla questione,anche se a malincuore,perché mi spiace dare troppa importanza ai latrati rabbiosi del primo anonimo.Ma bisogna dire che il secondo anonimo si è comportato in maniera civile.Con i tempi che corrono,e paragonato all'altro,fa la figura del gentleman.
    La forma è importante,dai.

    RispondiElimina
  8. ecco, i soliti oscurantisti che mortificano la ricerca!

    mortificano la ricerca...

    mortificano la ricerca...

    mortificano la ricerca...

    bello, ma suona strano.

    RispondiElimina
  9. Bella l'idea centrale nel racconto, ma il finale rovina tutto. Dovevi lavorarci un po'di più sopra!

    Enrico

    RispondiElimina

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Random Post