Archive for novembre 2006

Cultura Cattolica: riapertura e invettive

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Il sito internet di Cultura Cattolica è tornato online, dopo l’attacco informatico subito (a suo dire) a seguito dell’opinione fortemente critica che il portale aveva espresso sulla fiction televisiva “Il padre delle spose”. La riapertura del sito, ovviamente, è accompagnata da una serie di considerazioni sulla legittimità delle opinioni della testata in relazione alla vicenda, nonché sui toni civili con cui tali opinioni sarebbero state espresse. Proprio per confermare e sottolineare tale pacatezza, il primo comunicato stampa dopo la riapertura inizia così: “Certo chi non ha problemi di famiglia regolare con i figli a carico, per cui conta soltanto «l’amore», ha molto tempo per impedire con tutti i mezzi di esprimersi a chi vuole invece difendere un tipo di famiglia che invece i figli li genera e desidera educarli!” Se questo sarebbe esprimersi in modo civile, (ri)cominciamo proprio bene.

Underground

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E poi dicono che viaggiare sui mezzi pubblici è noioso...

Videogiochi violenti

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Procreazione di classe

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Non può certo meravigliare che sia quadruplicato il numero delle coppie italiane che si recano all’estero per tentare di risolvere i loro problemi di fertilità; i dati diffusi dall’Osservatorio sul turismo procreativo erano ampiamente prevedibili, dopo l’introduzione della Legge 40, che costituisce una delle normative più restrittive d’Europa in materia di procreazione assistita. Dopo aver letto e riletto la notizia, non si può fare a meno di domandarsi che sorte sia riservata alle coppie che non hanno la possibilità economica di andare all’estero per accedere alle tecniche di fecondazione di cui avrebbero bisogno. La risposta è tanto ovvia quanto avvilente: debbono semplicemente rinunciarvi, così come negli anni ‘70 dovevano rinunciare ad abortire (o in alternativa affidarsi alle mani delle mammane) le donne non abbastanza agiate da potersi permettere di interrompere la gravidanza fuori dall’Italia. C’è di che avvilirsi davvero, assistendo allo spettacolo di una classe politica supinamente asservita al Vaticano, che predica la difesa dei più deboli ma avalla senza alcuno scrupolo la perpetuazione di odiosi privilegi: affermando di ispirarsi a precetti di presunta natura etica, mentre in realtà si piega, senza battere ciglio, alla consueta legge del più forte.

Maschilismo combinato e disposto

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La mia curiosità di sapere con quale criterio vengono decisi gli accorpamenti dei diversi articoli sul Corriere.it si fa sempre più pungente. Qualche giorno fa la richiesta formale di Piergiorgio Welby al suo medico veniva accostata all’omicidio di un infante da parte della madre affetta da depressione; oggi, sulla pagina Scienze e Tecnologie, si dà conto di uno studio in base al quale le donne usano il triplo di parole rispetto ai maschi, mettendolo in relazione alla notizia secondo cui su internet lo spam imperversa, tanto che 8 mail su 10 sono da buttare via. La combinazione delle due informazioni sembra suggerire che le chiacchiere femminili, secondo il Corriere, sarebbero perlopiù inutili: oppure sono io che ho il brutto vizio di pensare sempre male?

Pasquale

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Festa delle medie

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Ispirazioni per Fioroni

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Viste le intenzioni recentemente espresse dal Ministro Fioroni sulla necessità di regolamentare e controllare Internet, mi permetto di suggerire, in ordine sparso, qualche spunto, affinché possa trarne proficua ispirazione: Cina, ergastolo al re del porno online Microsoft: via dalla Cina, troppa censura Code, censura e mezzo stipendio per un?ora sul web a Cuba Una manifestazione contro la censura in Rete Libertà nel web, ecco la “lista nera” in 13 Paesi si è costretti al silenzio

Finché Fioroni non me lo fa togliere...

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La pioggia improvvisa

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Intrufolarsi

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Nel corso del XXVI Convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita il prof. Pardi, primario della Mangiagalli di Milano (la prima clinica ad effettuare aborti in Italia e quella dove se ne praticano di più ogni anno), ha annunciato che il Centro di aiuto alla vita sarà ospitato all’interno del reparto di Ivg, e che tutti i medici , prima di eseguire l’intervento, suggeriranno alle donne di incontrare gli operatori del Cav per tentare di rimuovere le cause dell’aborto. Il Garzanti Online propone, per la voce intrufolarsi, la seguente definizione: v. rifl.: introdursi di soppiatto o indebitamente: i ladri si sono intrufolati di notte nella villa; intrufolarsi tra gli invitati | (fig.) intromettersi. A me sembra che le due condizioni, “di soppiatto” e “indebitamente”, siano entrambe rispettate: credo di avere cercato la parola giusta.

Tentazione irresistibile

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Tornare più volte sulla stessa notizia non sarà elegantissimo: ma com'è possibile non soffermarsi sulle differenze tra i metodi moderni e i rimedi tradizionali?

Dall'Alpi alle Piramidi...

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… dal Manzanarre al Reno, di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno; scoppiò da Scilla al Tanai, dall’uno all’altro mar.

Esortazione

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Inciviltà

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Leggo e rileggo la risposta di uno dei medici alla richiesta formale di Welby. Mi torna in mente una frase di Piero nella sua lettera al Presidente Napolitano: “Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa giocare con la vita e il dolore altrui”. Questo è un paese nel quale, giocando con le parole, si fa in modo che la sofferenza di un essere umano precipiti nell’indifferenza. Questo è un paese nel quale, giocando con le parole, ci si fa beffe del principio di autodeterminazione degli individui. Questo è in paese nel quale, giocando con le parole, si impedisce a un medico di svolgere il suo lavoro e di rispettare la volontà di un suo paziente. Un paese del genere, per dirlo in italiano, è un paese incivile.

Accostamenti

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Stamattina il Corriere.it, in home page, presentava l'articolo su Piergiorgio Welby insieme alla notizia di una madre di Asti che ha soffocato la figlia di 5 mesi perché esasperata dal suo pianto. Per fortuna, dopo un po', a qualcuno della redazione è venuto in mente di separare i due argomenti, ponendo fine ad un accostamento che mi auguro fosse riconducibile ad una semplice svista.

Creative Burger

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McDonald’s decide di registrare la proprietà intellettuale consistente nel metodo utilizzato per preparare i suoi panini: la richiesta di brevetto consta di ben 55 pagine illustrate, ed è finalizzata ad impedire che altri realizzino panini utilizzando le stesse modalità. I ristoratori di tutto il mondo sono avvertiti: la foglia di insalata, d’ora in poi, potrà essere messa solo dopo l’hamburger, il quale potrà sì essere abbrustolito, ma solo partendo dalla parte di sotto. E dire che c’era chi gridava al martirio perché Radio Radicale gli aveva chiesto di indicare la fonte di un filmato.

La censura delle vittime

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Dal Garzanti online: Pedofilia: Perversione sessuale consistente nel polarizzare su bambini l’interesse erotico. In Alto Adige è scoppiato uno scandalo per il video, realizzato dall’artista Aron Demetz, che dovrà essere proiettato durante il periodo natalizio nel duomo di Bolzano. Il filmato ritrae un Gesù bambino biondissimo e nudo che gioca davanti alla telecamera, e che alla fine allarga le braccia e lascia cadere la testa sul petto, come se fosse crocifisso. Rudi Benedikter, vicepresidente del consiglio comunale di Bolzano, ha dichiarato che si tratta di “una inaccettabile commercializzazione della Chiesa, attraverso un bimbo la cui immagine è al limite della pedofilia. Anzi, ai pedofili piacerà parecchio”. Vale la pena di chiedersi se sia possibile affermare che l’immagine di un bimbo nudo configuri una situazione di pedofilia. A me sembra di no: la questione, piuttosto, sta nel significato che si attribuisce a quell’immagine, nell’intenzione con cui la si interpreta. Condannare l’immagine di un bambino nudo tacciandola di pedofilia significa, in ultima analisi, giustificare l’atteggiamento dei pedofili, un po’ come accade quando si afferma che una donna in abiti succinti provochi la reazione dello stupratore di passaggio. E così, censurando la vittima, si finisce per legittimare il suo carnefice.

Il devoto senso del pudore

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Bisogna dedurre che le non devote siano un po’ meno pudiche?

L'insostenibile

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Facendo un giro sul sito internet dell’Associazione Scienza e Vita, mi imbatto in una nota del 6 novembre 2006, intotolata “Alcune considerazioni sul caso Welby”. Tra le tante opinioni espresse in queste settimane sull’appello di Piero, nell’articolo (non firmato) ce n’è una davvero originale: “Va detto che non è del tutto chiaro, da quanto si è appreso attraverso i mass media, se l’intenzione espressa nell’appello di Welby sia quella di essere sottoposto a eutanasia”. La lettera di Piergiorgio Welby al Presidente Napolitano è qui, a disposizione di chiunque voglia prenderne visione. Io, a beneficio delle difficoltà esegetiche riscontrate da Scienza e Vita, mi limito a virgolettarne uno stralcio: “Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico”. L’intenzione di Welby, così come si evince assai facilmente dal testo, è chiarissima: così come è chiarissima la sfacciataggine di Scienza e Vita nel sostenere l’insostenibile.

Anything You want

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Contagio e pregiudizio

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In una sua dichiarazione odierna sull'AIDS, Il Papa ha affermato, tra l'altro, che «tra i pregiudizi che ostacolano o limitano un aiuto efficace alle vittime di malattie infettive c'è l'atteggiamento di indifferenza e persino di esclusione e rigetto nei loro confronti, che emerge a volte nella società del benessere», aggiungendo che sarebbe opportuno dedicarsi «alla promozione di condizioni di vita che frenino l'insorgere e l'espandersi delle malattie infettive». E' appena il caso di sottolineare che entrambe le istanze espresse dal Santo Padre potrebbero essere soddisfatte promuovendo l'uso del preservativo: una misura semplice, che consentirebbe a Ratzinger di dedicarsi ad altre (e più sincere) preoccupazioni.

Censura terminale

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Dal garzanti Online: Censura: Controllo esercitato dall'autorità pubblica su mezzi d'informazione, testi scritti, spettacoli, al fine di accertare che essi non contengano elementi pericolosi per l'ordine costituito od offensivi per la religione, o contrari alla morale. Dopo la lettera del 14 novembre, in cui Piergiorgio Welby indicava la disobbedienza civile come unica via percorribile, non essendoci nessuno pronto ad assumersi la responsabilità di somministrargli una sedazione terminale prima di staccare il respiratore, è arrivata la risposta di Ignazio Marino (Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato) e Mimmo Lucà (Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera). Posso sbagliare, ma mi risulta che i principali organi di informazione abbiano del tutto ignorato tale risposta, che quindi è rimasta completamente sconosciuta alla maggior parte dei cittadini. La censura, evidentemente, viene pubblicizzata solo quando si tratta di applicarla ad un cartone animato: negli altri casi è molto più efficace il silenzio. O, per meglio dire, l'omertà.

I prezzi del proibizionismo

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Il report annuale 2006 dell'European Monitoring Center for Drugs and Drug Addiction evidenzia che i prezzi di tutte le sostanze stupefacenti sono andati sensibilmente diminuendo nel corso degli ultimi anni. Ciò significa, in base ad una elementare regola economica, che le quantità vendute sono aumentate, e perciò sono aumentati i consumatori. Le politiche probizioniste registrano l'ennesimo, scintillante successo...

Erezioni orientali

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Dopo l'autoevirazione di un monaco buddista thailandese, colpevole di un'involontaria erezione, in Cina danno l'ergastolo al responsabile di numerose erezioni volontarie.

La stalla e i buoi.

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E' pronto il dossier sull'utilizzo del preservativo che che il Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute ha preparato su indicazione del Papa. Nell'attesa che venga pubblicato, e che quindi se ne possano conoscere nel dettaglio i contenuti, alcune indiscrezioni rivelano che il documento affermerà la liceità dell'uso del profilattico nei casi di coppie sposate in cui uno dei due sia sieropositivo. En passant, si sottilinea che la deroga vaticana, ammesso che venga confermata, sarà riservata alle sole coppie sposate: si contagino pure tutti gli altri, che d'altra parte vivono nel peccato e quindi, secondo il Pontificio Consiglio, meritano di scontare una pena tanto severa. Appare inoltre singolare che l'uso del preservativo resti vietato nei casi in cui sarebbe davvero utile, e venga consentito nelle circostanze in cui, almeno parzialmente, non serve più a nulla. La stalla, insomma, può essere chiusa: ma solo a patto che (almeno) uno dei due buoi sia già scappato.

Torquemada

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Nonostante le vibranti proteste capitanate dal sito Cultura Cattolica, la fiction "Il padre delle spose" è andata regolarmente in onda su Rai Uno lunedì alle ore 21. Nella fiction Lino Banfi interpreta un agricoltore meridionale che va a trovare la figlia in Spagna e scopre che la ragazza non solo è lesbica, ma è regolarmente sposata con la sua compagna. Dopo la messa in onda non sono mancate le reazioni del mondo politico: la Senatrice Binetti, in particolare, ha dichiarato che «è altamente inopportuna una trasmissione che tocca un problema su cui ancora non si è discusso adeguatamente e che comunque non fa parte del programma di governo». C'è da domandarsi se la Binetti si renda conto dell'eccezionale gravità della propria dichiarazione: affermare che i contenuti di un'opera artistica possono essere diffusi solo se essi fanno parte del programma di governo costituisce una inaudita aggressione al principio democratico della libertà di espressione. Quello a cui assistiamo è un evidente tentativo, da parte della Senatrice, di impedire che si parli di un argomento solo perché esso registra la sua opinione contraria: atteggiamento, è bene sottolineralo, degno dei peggiori regimi totalitari, del quale la Binetti, peraltro, ha già dato bella mostra pronunciandosi in senso contrario al dibattito parlamentare sull'eutanasia. Mentre consiglio alla Senatrice di trasferirsi in altro paese (ce ne sono molti) nel quale le sia consentito di esercitare le sue smanie dittatoriali e di dare libero sfogo al suo integralismo, mi auguro che ella, nelle more della sua permanenza in Italia, voglia immediatamente scusarsi delle inaccettabili dichiarazioni rese.

Conversazione con mio figlio sulla droga

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È l’ora della nanna; i miei figli, che vedo ogni quindici giorni, sono nei loro lettini. Il piccolo, che ha solo quattro anni, crolla dopo pochi secondi, distrutto dalla giornata con luna park e cinema e passeggiata lunga col cane; quello grande, che ne ha sette, ha l’aria ancora sveglia e, se lo conosco bene, qualche domanda difficile in serbo per me.

PAPÀ, MI PARLI DEI DROGATI?

Caspita, ma non era meglio una favola per addormentarsi?

SÌ, MA IO VOGLIO SAPERE DEI DROGATI, NE HO SENTITO PARLARE ALLA TV E ANCHE A SCUOLA.

Va bene. Però devi stare attento, che l’argomento è un po’ difficile, ok?

OK.

Allora, un tossicodipendente, o drogato, come lo chiami tu, è una persona che usa una certa sostanza: la usa facendosi una puntura, o tirandola su col naso, o fumandola come se fosse una sigaretta, oppure mandandola giù con un bicchiere d’acqua se è una pasticca. Naturalmente non stiamo parlando di una sostanza qualsiasi: di solito è una cosa che fa male alla salute, e soprattutto dà assuefazione.

ASSUEFAZIONE?

Assuefazione significa che se si prende quella sostanza qualche volta, si sente un bisogno sempre più forte di prenderla ancora, finché non se ne può più fare a meno, e per smettere bisogna affrontare una grande sofferenza.

HO CAPITO. MA POSSO FARTI UNA DOMANDA? TU FUMI LE SIGARETTE, NO? E MI RICORDO CHE TU MI HAI DETTO CHE NON TI FANNO BENE, MA NON SMETTI DI FUMARE PERCHÉ NON CI RIESCI: RICORDI QUELLA VOLTA CHE SIAMO DOVUTI ANDARE ALLA STAZIONE, DI NOTTE, PERCHÉ LE AVEVI FINITE E NON RIUSCIVI AD ASPETTARE NEANCHE LA MATTINA DOPO PER FUMARTENE UNA? ALLORA TU SEI UN DROGATO?

Tutto sommato sì. Ma la legge non mi punisce perché fumo le sigarette: mi impedisce di farlo in luoghi pubblici e chiusi, per evitare che il fumo della mia sigaretta faccia male ad altre persone, ma posso farlo tranquillamente all’aperto, o a casa mia, o dovunque non sia vietato. Per la verità lo stato le vende, le sigarette, e anzi può venderle soltanto lui: si chiama “Monopolio”.

CHE STRANO… E POI UN’ALTRA COSA: HO VISTO IN UN FILM CHE CI SONO DEI SIGNORI CHE BEVONO, E BEVONO TANTO. NEL FILM SI CAPIVA CHE ANCHE LORO FACEVANO FATICA A SMETTERE, E ADDIRITTURA IMMAGINAVANO DI VEDERE DEGLI ANIMALETTI CHE SALIVANO SU DAPPERTUTTO, E SUDAVANO E STAVANO MALISSIMO. ERANO ANCHE QUELLI DEI DROGATI?

Direi di sì. Ma la legge non li punisce quando sono ubriachi: impedisce loro di guidare quando hanno bevuto, per evitare che possano creare incidenti stradali, e qualche volta la polizia li porta in prigione se fanno rumore e gridano in mezzo alla strada; si chiama “ubriachezza molesta”. Però, per il resto, quei signori sono liberi di ubriacarsi quanto vogliono, e possono comperare il vino, la birra e tutti i liquori che vogliono in qualsiasi supermercato, anche per pochi spiccioli.

STRANO ANCHE QUESTO. MA SEI SICURO CHE FRA LA DROGA, LE SIGARETTE E LE COSE DA BERE NON CI SONO ALTRE DIFFERENZE?

Ce ne sono, in effetti: ma da quelle differenze non è che le cose si capiscano tanto meglio. Per esempio, la droga, le sigarette e l’alcool sono tutte cose che fanno male alla salute: però le persone che muoiono per le sigarette, o per colpa del vino, sono molte di più di quelle che muoiono perché si drogano. Quindi le sigarette e l’alcool dovrebbero essere vietati anche loro, magari ancora di più; anche perché, come ti ho già detto, danno assuefazione anche loro, allo stesso modo della droga.

E ALLORA?

Guarda, c’è chi dice un’altra cosa, che è un po’ difficile da spiegare, ma ci provo: il vino, la birra, i liquori, le sigarette, non sono stati inventati apposta per drogarsi. Sono stati inventati perché è piacevole gustarsi un bicchiere di vino, un grappino, un sigaro dopo pranzo, perché hanno un gusto buono, come una fetta di torta o un caffè; poi qualcuno esagera, beve troppo vino o fuma troppe sigarette, ma questo è un problema suo, perché usa quelle cose in modo esagerato. Invece, secondo chi la pensa così, la droga è fatta apposta per fare male e non dà alcun piacere, nessun gusto, nessun sapore, nessun odore.

ED È VERO?

Onestamente non è proprio così. Anche la droga dà un certo piacere: un senso di benessere, di relax, oppure la voglia di fare tante cose, la sensazione di essere forti e potenti. Si tratta di stabilire se è vero che il piacere di un buon sapore sia una cosa giusta, mentre il piacere di sentirsi rilassati no: ma vedi, esprimere un giudizio del genere è difficile, perché a ognuno piace quel che piace, come sai bene.

PERCHÉ, A TE PIACE L’EFFETTO CHE DÀ LA DROGA?

A me no. Ma non credo si possa dire che se una cosa non piace a me, allora non deve piacere a nessuno: sai quando faccio le lasagne e a te non piacciono? Credi che sarebbe giusto se tu decidessi che non posso mangiarle nemmeno io, che ci vado matto?

HO CAPITO; PERÓ SE TU MANGI LE LASAGNE NON DAI FASTIDIO A NESSUNO. INVECE I DROGATI SONO CATTIVI, RUBANO E SONO PERICOLOSI.

Già, è vero: rubano e sono pericolosi. Ma se stai attento solo cinque minuti forse riesco a spiegarti perché. Sai che vendere la droga è vietato? Non si trova nei supermercati, come il vino, o nelle tabaccherie, come le sigarette.

E ALLORA DOVE SI TROVA?

La vendono dei signori che si chiamano spacciatori, oppure “pusher”, come forse hai sentito in qualche film. La vendono senza il permesso di venderla, lo fanno di nascosto e cercano di non farsi vedere da nessuno; hai mai sentito parlare della mafia?

SÌ, È UN GRUPPO DI PERSONE CATTIVE CHE STANNO IN SICILIA.

Non esattamente. Nel senso che è vero, cattivi sono cattivi, ma non stanno solo in Sicilia: sono dappertutto, e hanno molti soldi, sono forti e sono armati fino ai denti. Loro riescono a procurarsi tanta droga, prendendola per pochi soldi nei posti dove si produce, e poi la rivendono

alle persone di tutto il mondo, anche in Italia; e hanno il modo e la capacità di farlo di nascosto, in modo che nessuno li scopra.

HO CAPITO; MA CHE C’ENTRA LA MAFIA CON LA DROGA?

C’entra, perché la mafia non è controllata da nessuno, e quindi può vendere la droga al prezzo che preferisce: anche a un prezzo altissimo, se decide di guadagnare di più. Ricordi che prima ti ho spiegato cosa sono l’assuefazione, e l’astinenza?

CERTO.

Vedi, quando una persona ha bisogno della droga, e non ne può fare a meno, è disposta a tutto pur di procurarsela; anche a pagare un prezzo molto alto, perché sta male se non ce l’ha. E se per pagare quel prezzo alto è necessario rubare o rapinare, non esita a farlo. E i signori della

mafia lo sanno, e se ne approfittano: vendono la droga a un prezzo altissimo, lasciano che chi ne ha bisogno faccia un sacco di crimini per procurarsi i soldi, poi gliela vendono e diventano ricchi. È troppo difficile da capire per te? Forse la questione è un po’ complicata, se vuoi ne

riparliamo quando sei più grande.

NO NO, SI CAPISCE BENISSIMO. PERÒ, PAPÀ, RICORDI CHE PARLAVAMO DELLE SIGARETTE? TU DICI CHE FORSE SEI UN DROGATO ANCHE TU, MA SE NON AVESSI LE SIGARETTE NON SPENDERESTI TANTI SOLDI PER COMPRARLE. QUINDI FORSE TU NON SEI PROPRIO DROGATO DROGATO, MA UNA VIA DI MEZZO.

Non credo, sai? Una volta, quando tu non eri ancora nato, quelli che fabbricavano le sigarette fecero sciopero; tu lo sai cos’è uno sciopero?

SÌ, È QUANDO LE PERSONE SMETTONO DI LAVORARE.

Esatto. E quindi in quel periodo le sigarette non si trovavano più, perché nessuno le fabbricava. Le scorte dei tabaccai si esaurirono velocemente, e tutti quelli come me restarono senza, e iniziarono a soffrire. Poi arrivarono i signori della mafia, che erano riusciti a procurarsi tante

sigarette, e le vendevano di nascosto; sai il tuo papà quanto pagò, allora, per un solo pacchetto? Quasi cinquanta euro.

E POI CHE SUCCESSE?

Poi lo sciopero finì, e le sigarette tornarono ad essere vendute come prima: tutto tornò normale. Ma nel frattempo erano successe delle cose brutte: la gente si picchiava per strada per una sigaretta trovata per terra, e la mafia faceva affari d’oro vendendo le sigarette di nascosto.

QUINDI SE LO SCIOPERO FOSSE CONTINUATO QUALCUNO AVREBBE INIZIATO A RUBARE PER COMPERARE LE SIGARETTE DELLA MAFIA, QUELLE CHE COSTAVANO TANTO?

Io credo di sì. Così come credo che se da domani mattina diventasse proibito vendere il vino, o la birra, la mafia inizierebbe subito a venderli a un prezzo altissimo, e quei signori che non possono farne a meno ruberebbero, e rapinerebbero, per procurarsi i soldi.

NON È DIFFICILE COME DICEVI DA CAPIRE.

Forse no, forse non lo è. I drogati, come hai sentito chiamarli a scuola, sono persone come le altre; non sono cattivi, ma la legge li fa diventare ladri e rapinatori, li rende criminali perché la droga può venderla solo la mafia, a un prezzo altissimo.

QUINDI SE LA DROGA LA VENDESSERO IN TABACCHERIA CHE SUCCEDEREBBE?

Succederebbe che costerebbe come un pacchetto di sigarette, e nessuno sarebbe costretto a rubare per comperarsela. I drogati esisterebbero ancora, ma non sarebbero pericolosi per nessuno: in più, la mafia non guadagnerebbe tanti soldi.

SÌ, MA MAGARI TANTE PERSONE COMPREREBBERO LA DROGA, SE COSTA COSÌ POCO, E INIZIEREBBERO A DROGARSI, E DROGARSI FA MALE, NON LO HAI DETTO TU?

Non credo. Le prime dosi di droga, quelle che servono per prendere l’abitudine, a volte gli spacciatori le regalano ai ragazzi; così loro non ne potranno più fare a meno e poi inizieranno a comprarla da loro, spendendo tanti soldi.

HO CAPITO. PERÒ FORSE SE LA DROGA LA VENDESSE IL TABACCAIO SAREBBE PIÙ FACILE DA TROVARE, E QUALCUNO SI FAREBBE VENIRE LA CURIOSITÀ DI PROVARLA.

Forse. Però anche adesso tutti sanno dove si vende la droga, anche se venderla è vietato.

INFATTI, I MIEI AMICI DI SCUOLA PIÙ GRANDI A VOLTE MI DICONO CHE ANDARE IN CERTI POSTI È PERICOLOSO, PERCHÉ IN QUEI POSTI VENDONO LA DROGA E CI SONO IN GIRO BRUTTI TIPI…

Lo vedi? Lo sai perfino tu, che hai solo sette anni, dove si vende la droga. Figurati un ragazzo grande, li saprà tutti a memoria, quei posti. Anche io, quando avevo vent’anni, sapevo per filo e per segno tutti i posti del quartiere in cui si vendeva, e chi la vendeva, e quanto costava: eppure

non l’ho comprata mai.

MA QUALCUNO CHE SI DROGAVA L’HAI MAI CONOSCIUTO?

Ne ho conosciuti tanti; era gente che magari giocava a pallone con me in parrocchia; qualcuno non c’è più, sai? Io li ho visti iniziare, poi li ho visti diventare delinquenti per procurarsi i soldi, qualcuno l’ho visto andare in prigione, poi uscire e continuare, perché in prigione si fanno brutti incontri a volte, e succede che uno ne esca più delinquente di quando era entrato. Ho visto tutte queste cose con i miei occhi, e vorrei che non succedessero più.

INSOMMA, ALLORA PERCHÉ LA DROGA È VIETATA?

Questo proprio non lo so. Forse perché alcuni dei signori che fanno le leggi sono amici della mafia, e vogliono aiutarla ad arricchirsi; oppure perché le stesse cose che ti ho detto sono difficili da capire, e loro proprio non ci arrivano.

MA COME SAREBBE, PAPÀ, IO HO SOLO SETTE ANNI E HO CAPITO TUTTO PERFETTAMENTE…

Lo so. Ma adesso è tardi e devi dormire; tu te lo ricordi che la droga è meglio non prenderla, vero? Che fa tanto male? Oppure con le cose che ti o detto ti ho fatto capire che prenderla in fondo si può? Se fosse così…

NO NO. LA MAESTRA DICE SEMPRE CHE LE COSE BISOGNA CONOSCERLE, E CHE PIÙ LE CONOSCI, MENO SONO PERICOLOSE.

La maestra ha ragione. Ora dormi.

Mio figlio si addormenta quasi subito, soddisfatto della spiegazione.

D’altra parte, come ha detto lui, non è difficile…

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