Pillola del giorno dopo: questo post è una richiesta esplicita di aiuto a tutti i blogger

Allora, gente, la notizia è che oggi, durante la conferenza stampa che potete guardare cliccando qua, abbiamo presentato un nuovo servizio che potrebbe rivelarsi una vera e propria rivoluzione.
A partire da domani, sabato 14 giugno 2008, se una struttura pubblica ti ha negato la prescrizione della pillola del giorno dopo, e se sei a Roma o a Milano, puoi ricevere assistenza immediata chiamando i numeri di Soccorso Civile ed ottenendo subito la ricetta.
A Roma puoi chiamare il numero 333 9856046 tutti i giorni feriali dalle 09:00 alle 19:00, e non stop dalle 09:00 del sabato mattina fino alle 09:00 del lunedì mattina.
A Milano puoi chiamare il numero 345 5011223 non stop dalle 18:00 del venerdì pomeriggio fino alle 08:00 del lunedì mattina.

Per fare in modo che il servizio venga conosciuto da quante più persone possibile, e quindi per far sì che possano usufruirne in tanti, chiedo a tutti di aiutarci a diffondere la notizia; ecco quello che puoi fare per dare una mano:

  1. se hai qualche minuto di tempo, fai un post sull'argomento, mettendoci dentro un link a questa pagina;
  2. scarica a questo indirizzo il codice per mettere sul tuo blog il banner che pubblicizza l'iniziativa;
  3. chiedi a tutti i blogger con cui sei in contatto di darsi da fare anche loro.

E' inutile aggiungere che gli organi di informazione tradizionali stanno facendo del loro meglio per ignorare la notizia, e che quindi l'aiuto dei blogger è determinante per il suo successo.
Che dite, gente: ci date una mano?

Questo post è stato pubblicato il 13 giugno 2008 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

26 Responses to “Pillola del giorno dopo: questo post è una richiesta esplicita di aiuto a tutti i blogger”

  1. Io ci sono, adesso butto giù qualcosa e inizio a diffondere.
    Grazie mille!

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  2. Ho già postato qualche ora fa; poi metterò anche un bannerino nella colonna laterale. Bellissima e meritevole iniziativa, complimenti.

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  3. «Siamo medici, non distributori di farmaci»

    Riaffermare con forza l’autonomia per ogni medico – che sia obiettore oppure no – la cui azione non può essere ridotta a quella di un "erogatore automatico" di farmaci. Mario Falconi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma, ha affrontato le polemiche sulla prescrizione della pillola del giorno dopo – seguite alle vicende delle due ragazze di Pisa che l’hanno ottenuta solo dopo alcune ore – con uno sguardo a 360 gradi sul problema. Il medico non è sempre e comunque obbligato a prescrivere subito il farmaco: e questo non per un’oscura manovra messa a punto dai cattolici al fine di boicottarne la diffusione, bensì per una questione che dovrebbe interrogare la professionalità di ogni medico. E alla lettera che il ministro Turco ha inviato al presidente della Federazione nazionale degli ordini, Amedeo Bianco, l’Ordine capitolino risponde affermando che «anche per i medici non obiettori l’eventuale prescrizione della pillola del giorno dopo è da considerarsi quale momento finale di un atto medico proprio a tutela della salute della donna».

    Dove trova legittimazione questa autonomia del medico da lei così fortemente sottolineata?
    «La fonte prima è sicuramente il codice deontologico, uno strumento importantissimo che prima di tutto è a tutela del cittadino. Ho voluto rispondere al Ministro perché, al di là della vicende concrete, nella sua lettera si notava una certa asimmetria, si menziono solo ed esclusivamente i diritti del paziente – in questo caso della donna – senza accennare minimamente a quelli del medico».

    Quali sarebbero?
    «Non si può pretendere che il medico riempia acriticamente e passivamente una ricetta. Se lo facesse, il primo soggetto che verrebbe leso sarebbe proprio la donna. È proprio la responsabilità di prescrivere questo farmaco, a cui come categoria non ci vogliamo sottrarre, che ci spinge a chiedere di poterlo fare con professionalità e non come un distributore automatico. D’altra parte, come ho scritto anche nel comunicato, se qualcuno pensa che il medico in tale evenienza debba essere un mero esecutore di richieste, forse non ha capito cosa voglia dire essere medici».

    Il ministro richiamava i medici a perseguire il bene del paziente.
    «Questo è uno dei punti che mi hanno spinto a rispondere, perché sono convinto che tutti i medici già lo vivano quotidianamente. Ma vorrei anche dire al ministro che proprio per questo motivo non possiamo essere obbligati a prescriverla sotto dettatura».

    Si dice che i tempi non permettono al medico di confrontarsi con chi la richiede. Lei invece come pensa sia possibile?
    «Basta un breve colloquio, al termine del quale immagino che nella maggioranza dei casi si arrivi alla prescrizione, ma sempre tenendo conto che si tratta di un farmaco che contiene un dosaggio di estrogeni 20/30 volte più alto rispetto alla pillola anticoncezionale. Questo discorso è a difesa del diritto della donna, un diritto che si tutela prima di tutto verificando, ad esempio, se ci sono allergie, compiendo una breve anamnesi. La prescrizione di qualsiasi farmaco deve essere l’atto finale di un incontro, quello tra il cittadino e il medico, che deve essere il più virtuoso possibile».

    Personalmente cosa pensa della pillola del giorno dopo?
    «Mi sono documentato a fondo prima di prendere una posizione. Oltre a leggere la letteratura scientifica in merito – che non ha risolto il dilemma se questa pillola agisca impedendo la fecondazione oppure l’impianto dell’ovulo già fecondato –, ho anche consultato diversi esperti. Mi hanno confermato che attualmente non si ha la certezza del fatto che la pillola del giorno dopo impedisca la fecondazione dell’ovulo. In base a questi dati penso non vi sia dubbio che si debba riconoscere al medico la possibilità di obiettare».
    http://tinyurl.com/3wlf3a

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  4. Mi sa che devo provvedere quanto prima ad inviare al presidente dell'ordine dei medici di Roma la letteratura scientifica recente sull'argomento pillola del giorno dopo: o è in malafede o si è rivolto ad 'esperti' che sono esperti all'italiana, ovvero senza leggere un tubo e ragionando solo per ideologia. Tale letteratura recente è ovviamente a disposizione anche di chiunque me ne faccia richiesta....

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  5. Ho postato anch'io.
    Essendo una ragazza che ha già dovuto fare uso di pillola del giorno dopo (grazie al cielo abito in Svizzera e non ho mai avuto problemi) mi sento particolarmente toccata.

    Mi riesce veramente incomprensibile tutto questo fanatismo dei medici che vogliono proteggere la "vita" a tutti i costi.

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  6. Chissà se il prof. Falconi si è mai interrogato su come la questione viene gestita nei (ben più civili) paesi in cui per il Norlevo non ci vuole la ricetta. Secondo lui in Belgio, Canada, Spagna, Francia, Inghilterra, Norvegia, Portogallo e Svezia, Danimarca, Finlandia, Grecia, Israele, Paesi Bassi ecc ecc i medici sono distributori di farmaci e non veri medici. In questi paesi secondo lui i medici non tutelano la salute della donna e non rispettano la deontologia. E' proprio vero: solo in Vaticano, ops, in Italia abbiamo capito tutto. Complimenti, prof Falconi.

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  7. Grandiosi, come sempre. Per quel che conta, ho postato qualcosa anche io.

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  8. dispiace vedere come persone sveglie e competenti, dimostrino quasi una incapacità di decifrare e comprendere quello che leggono.
    Che vi siano paesi in cui il Norlevo è farmaco da banco, dovrebbe essere cosa da far paura alle potenziali utilizzatrici. Ma in tali condizioni, la responsabilità del medico viene del tutto superata, e chi compra ilo farmaco se ne assume tutte le responsabilità e i rischi. Che, per eventuali usi ripetuti, non sono pochi. Esistono tanti farmaci "da banco" che si acquistano senza ricetta... E la definizione di quali siano è una operazione politica. Ogni stato ha la sua autorità competente, e le scelte spesso sono differenziate. (ad es.; alcuni farmaci contro il colesterolo sono da banco in gran bretagna, ma non negli USA).
    A proposito degli USA, sapete come si chiama lò la pillola del giorno dopo?.... Piano B !
    Infine, riguardo al meccanismo d'azione, mi sa che la maggior parte dei dati in letteratura depongano per una possibile azione abortiva, che peraltro è l'unica spiegazione per giustificare la sua efficacia se assunta in epoca "tardiva".
    Capisco che sia fastidioso dover ammettere questa possibilità: c'è una bella differenza (e la si sente "a pelle") tra prevenire una fecondazione e interromperne una iniziata

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  9. "chi compra ilo farmaco se ne assume tutte le responsabilità e i rischi. Che, per eventuali usi ripetuti, non sono pochi."
    Chi lo dice? (a parte zenit e la Roccella, s'intende)


    "Infine, riguardo al meccanismo d'azione, mi sa che la maggior parte dei dati in letteratura depongano per una possibile azione abortiva"

    Magari "ti sa che", ma nei fatti la maggior parte dei dati NON depone per l'azione abortiva. Capisco che sper te ia fastidioso dover ammettere questa realtà.

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  10. cercando di far uso della ragione, o almeno del ragionamento, non ci vuole molto per avere qualche preoccupazione riguardo all'uso "selvaggio" di prodotti a base di ormoni, a dosi alte e non controllate. se infatti assumere la pillola "normale" in modo regolare comporta un aumento di rischi noti e abbastanza piccoli, che a certe condizioni è ragionevole accettare, non si può dire lo stesso per una donna che prenda il Norlevo due o tre volte in un mese, magari qualche decina di volte in pochi anni. Non che si possa dimostrare un danno, ma il principio di precauzione viene applicato in molti casi per sospetti molto meno fondati (vedi il caso Aulin).
    Rigurado l'azione anti-nidatoria, pensiamo all'uso che si fa del Norlevo. Se l'ovulazione non c'è ancora stata, o se è avvenuta ma l'ovulo non è stato fecondato, l'azione del farmaco impedisce l'ovulazione e (forse) l'incontro dei gameti. Questo effetto è tipicamente anti-fecondativo; in modo del tutto simile alla pillola normale, nelle sue varie formulazioni. Ma si dice che la pillola del giorno dopo è efficace anche se la fecondazione è avvenuta, inducendo modificazioni alla mucosa uterina, resa "inadatta" all'annidamento.
    Questa azione non "previene" il concepimento, ma "intercetta" e interrompe il processo di evoluzione di un "qualcosa" che ha un patrimonio genetico autonomo e che è "vita umana".
    Possiamo discutere se è "persona", "individuo", ma sicuramente è "vita umana". Possiamo discutere su tante cose, ma è difficile non vedere la differenza su un sistema anticoncezionale e altri strumenti (oltre al Norlevo ci metto la spirale) che nell'immaginario collettivo sono visti come equivalenti, ma che tali non sono.

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  11. Come si trova spiegato in maniera esauriente in qualunque manuale di Clinica Ostetrica, la gravidanza inizia con l'annidamento. Niente annidamento, niente gravidanza. Nessuna gravidanza, nessuna possibilità di interrompere la stessa. I presidi che impediscono l'annidamento, sicuramente la spirale, forse il Norlevo, sono quindi degli anticoncezionali, non degli abortivi, come da definizione dell'OMS, e vengono venduti, in Italia, in farmacia, quando si riesce ad ottenere la ricetta naturalmente. In caso contrario, ai sensi della legge 194/78, andrebbero distribuiti in ambito ospedaliero.
    Sensata invece l'obiezione sulla carica ormonale con cui agisce il Norlevo (per impedire l'ovulazione), ma in questo caso il medico che non ritenesse opportuno prescrivere il farmaco sulla base di un presumibile eccesso nell'uso dello stesso non avrebbe necessità di appellarsi ad alcuna obiezione di coscienza, trattandosi di una azione, il prevenire gli eventuali effetti collaterali di una sua prescrizione, che rientra nei suoi doveri ordinari. La mancata prescrizione del farmaco in base a tali considerazioni deve comunque essere bilanciata con il conseguente rischio di una gravidanza indesiderata e con la conseguente possibilità di dover ricorrere a procedure, quelle sì, abortive, siano esse farmacologiche o chirurgiche, con tutti i, rilevanti, rischi del caso.
    Infine, il caso Aulin non è affatto meno fondato, con i tre morti da epatite fulminante registrati in Lombardia negli ultimi anni, rispetto al rischio Norlevo, se così possiamo definirlo. L'assunzione del Norlevo comunque, proprio per l'aleatorietà del suo meccanismo d'azione, legata al blocco dell'ovulazione, e per gli effetti collaterali, non può certo essere pensata come sistema contraccettivo abituale, venendo invece considerata come contraccezione d'emergenza. Riesce pertanto difficile pensare ad una donna che lo assuma "due o tre volte in un mese" (il ciclo femminile ha la durata di 28 giorni e il periodo di rischio si verifica solo una volta in un mese!) o "qualche decina di volte in pochi anni" (tredici cicli circa in un anno, per assumere il farmaco qualche decina di volte in pochi anni è necessario pensare ad una donna che lo usi in maniera sistematica come contraccettivo abituale tutti i mesi, cioè il contrario di quanto viene consigliato. A questo scopo infatti esistono i normali contraccettivi estroprogestinici a microdosaggio ormonale, ormai praticamente privi dei ben noti rischi sulla coagulazione e sull'apparato cardiocircolatorio che invece gravavano sui loro predecessori, in commercio alcune decine di anni addietro). Usato come contraccettivo d'emergenza, cioè in maniera eccezionale e non continuativa, il farmaco non presenta effetti collaterali legati all'elevata carica ormonale che viene assunta.
    L'idea del farmaco venduto al supermercato non sarà in effetti esaltante, ma può diventare un rimedio nel paese in cui dei pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni, quali i medici di Guardia Medica, si permettono di incorrere nel reato di interruzione di pubblico servizio inventandosi inesistenti e inconcepibili obiezioni di coscienza e mettendo nei guai chi ha bisogno del farmaco con urgenza.

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  12. la diatriba rischia di entrare in tecnicismi.
    Comunque:
    definizioni di gravidanza ce ne sono diverse (con OMS o senza); mutano nel tempo e muteranno ancora. In ogni caso la "gravidanza" è un processo che, a voler fare i cavillosi, riguarda solo la donna. E' la donna che diviene gravida. Altra cosa è l'interruzione del processo vitale in atto.
    paradosalmente è cosa che, alla luce della 194, è ASSOLUTAMENTE proibita. In nessun articolo della legge si dice che è permesso abortire (leggetela, la 194). Per cui , quel qualcosa che non definiamo, ma che esiste, in qualche punto lungo le tube di una donna, e che è (prova a negarlo) qualcosa di vivo e di umano, se questo qualcosa/qualcuno viene eliminato, siamo al di fuori della legge.
    Riguardo all'obiezione di coscienza, sono pienamente d'accordo. E infatti i colleghi di Pisa non hanno mai parlato di obiezione, ma di scienza e coscienza.
    Fina dal 1978 ho trovato strano che nessun organismo medico e ordinistico abbia sollevato il problema della libertà del professionista, e del dovere di decidere caso per caso, in base a valutazioni come si dice, in scienza e coscienza.
    che poi le ultime pillole siano più leggere delle precedenti, ho qualche dubbio. Non per nulla una di quelle che in Italia va per la maggiore (Yasmin) in gran bretagna ha provocato uno scandalo e d è stata ritirata per un tasso di complicanze venotrombotiche anomalo.
    Che un prodotto sia in libera vendita non costituisce, ahimè, garanzia di innocuità. pensa a tanti FANS, venduti a piccole dosi, ma pur sempre potenzialmente lesivi, o a tanti prodotti di "erboristeria", iperico in testa...

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  13. Ad essere franchi, di definizioni sulla gravidanza ed in particolare sul momento a partire dal quale si parla di gravidanza iniziando il conteggio delle settimane di durata della stessa,ne conosciamo solo una. Siamo aperti però ad ogni nuova acquisizione sull'argomento.
    All'articolo 4 la legge 194/78 parla, abbastanza esplicitamente, di "interruzione volontaria della gravidanza", naturalmente "entro i primi novanta giorni" e qualora la donna "accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica". Appare pertanto incomprensibile l'affermazione secodo cui la legge proibisce "ASSOLUTAMENTE" l'interruzione del "processo vitale in atto" oltre che leggermente avventato e fuori luogo l'invito a "rileggersi" la legge, ma potremmo anche avere capito male il senso della frase, che ci appare eccessivamente apodittica.
    Riguardo a ciò che transita attraverso le tube della donna dopo la fecondazione, non pensiamo affatto di negare che si tratti di "qualcosa di vivo e umano", come tanta pubblicistica cattolica integralista non ha mancato di ricordarci all'epoca del referendum sulla legge 40/04. Ci sentiamo di negare invece, senza mezzi termini, che si possa trattare di un individuo, ritenendo impossibile attribuire valenza di individuo, nell'accezione comune del termine, ad un organismo privo di autocoscienza perchè privo delle strutture nervose sede dei processi che determinano l'autocoscienza stessa. Ma il discorso ci porterebbe lontano e fuori dal contesto, qui si discute della pillola del giorno dopo e non di fecondazione assistita e legge 40, per cui il pistolotto sulla vita umana, oltre che intrinsecamente erroneo, ci sembra alquanto fuori argomento.
    Potremmo sbagliarci, ma i "colleghi" di Pisa pare che le donne in questione non abbiano neanche voluto vederle. Se così non è stato, se loro hanno eseguito la visita e motivato per iscritto il rifiuto alla prescrizione del farmaco elencando perplessità e considerazioni che li hanno spinti a tenere questa condotta, non dovrebbero avere niente da temere.
    Non sapremmo che dire sulla questione della posizione ordinistica sulle decisioni secondo scienza e coscienza. Ci sembra un po' la scoperta dell'acqua calda, nel senso che è ovvio che il medico decide secondo la sua cultura medica e secondo ciò che gli appare più conveniente per il suo paziente sulla base del suo buon senso. Scienza e coscienza, per l'appunto. In che senso gli ordini dovrebbero prendere posizione?
    Crediamo non si possa neanche avanzare il paragone tra i prodotti estroprogestinici che circolavano tra gli anni sessanta e i settanta e gli attuali, molto sicuri in termini di efficacia e di riduzione degli effetti collaterali, ma non apriremo una querelle su questo, anche perchè ci sembra assodato che siano quantomeno preferibili all'uso abituale del Norlevo come contraccettivo.
    Per finire, una nota di sintonia: avevamo già detto che la prospettiva del farmaco venduto al supermercato non ci appariva esaltante, ma che la accettavamo di fronte al rischio di una strisciante ed ingiustificata estensione di un principio, l'obiezione di coscienza, che a nostro avviso non trova più giustificazione neanche nell'ambito di quanto previsto dalla legge 194/78 (a nostro avviso, nessuno obbliga nessuno a intraprendere la carriera di ginecologo se la sua coscienza gli pone certi problemi). Non facciamo fatica a confermare quindi che preferiremmo piuttosto provvedimenti ben più incisivi come il licenziamento su due piedi di chi si rende responsabile del reato di interruzione di pubblico servizio oltre che il suo deferimento alla magistratura ordinaria per i provvedimenti legali del caso. Nell'attesa, il supermercato, almeno per il Norlevo, potrebbe comunque funzionare egregiamente.

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  14. probabilmente vivo e lavoro su un diverso pianeta.
    le mie pazienti, specie le più giovani, sono delle abituées della pillola del giorno dopo, in una percentuale preoccupante.
    Considerato che sono giovani e sane, e frequentano poco lo studio del medico di famiglia; che non sono obbligate a raccontarmi tutto e perciò che ho una visione più che limitata del fenomeno, il fatto che conosca almeno una mezza dozzina di casi di uso "selvaggio" è preoccupante.
    Queste ragazze non hanno il minimo sospetto che la procedura abbia dei risvolti pericolosi; i ginecologi, sia "privati" che quelli del consultorio, dispensano campioni a pieni mani, e rilasciano ricette con noncuranza, senza il minimo avviso.
    I farmacisti completano l'opera, chiudendo un occhio o due, e consegnando il Norlevo "sulla fiducia". Al lunedì è quasi la norma che si presenti qualcuna (o magari qualcuno!) a richiedere una ricetta per il farmaco ottenuto la sera prima....
    Ma se secondo voi è una conquista di civiltà, viva la Coop!

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  15. Probabilmente parliamo un'altra lingua. Se non è stato sufficiente, in due diversi interventi, ricordare che, in generale ed in linea di principio, non ci entusiasma la vendita diretta dei farmaci senza l'intermediazione del medico e del farmacista.
    Gli eccessi descritti vanno combattuti con una maggiore informazione alle giovani donne, che deve vedere impegnati i consultori e, per l'appunto, i medici di famiglia. Ammesso che negli uni e tra gli altri ci sia gente vogliosa di svolgere in maniera corretta e diligente il proprio lavoro. E ammesso che quelli descritti siano proprio degli eccessi, e non delle esagerazioni legate a valutazioni opinabili, per quanto in buona fede. Tanto più che il principio dell'agire in scienza e coscienza potrebbe essere invocato anche nel caso di queste apparenti "ricette facili".
    Se poi ci si deve trovare dinanzi a situazioni in cui risulta impossibile procurarsi un farmaco che serve urgentemente, come il Norlevo, anche e sopratutto per il dilagare di un male interpretato diritto all'obiezione di coscienza che configura invece gli estremi di un reato punito ai sensi del codice penale, allora dovremo scegliere quello che ci appare come il male minore. Anche se preferiremmo punizioni esemplari piuttosto che il bancone dei farmaci alle Coop.
    Vuol dire che, nel secondo caso, nessuno disturberà più il Lunedì con la richiesta di ricette retroattive.

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  16. Ho messo il post, con la speranza che altre donne mi seguano nell'iniziativa

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  17. Vorrei ricordare ad Enrico che la gravidanza ha inizio con l'annidamento nell'utero, e non con la fecondazione, e che, comunque, esistono svariati documenti di letteratura specifica che constatano come con l'utilizzo di levonorgestrel non vi sia evidenza di modificazioni nell'endometrio che potrebbero impedire l'annidamento, quindi poche balle.
    Tra l'altro, tutto questo scandalo per la pillola del giorno dopo è infondato, dato che la spirale spesso e volentieri si utilizzava (prima dell'arrivo della contraccezione ormonale d'emergenza) a rapporto avvenuto proprio per bloccare l'annidamento, visto che lo IUD contiene rame che invece, al contrario della pillola del giorno dopo, l'annidamento ad ovulo fecondato lo impedisce eccome, modificando la struttura dell'endometrio.
    Ma chissà come mai ho l'impressione che funzioni come per la RU-486, ossia che l'importante non è il risultato ma che il metodo usato sia più cruento possibile e che, pornograficamente, si infilino ferri a go-go nei nostri uteri per punirci di non aver voluto figli, o sbaglio?

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  18. mi pareva di aver chiaramente detto che la spirale E' un mezzo anti-nidatorio.
    Come tale assimilabile alla pillola del giorno dopo.
    rimane il problema della definizione di gravidanza.
    Quella che viene spesso data, e che Sherasade condivide, è la definizione che, da relativamente pochi anni, va per la maggiore. Per ovvi motivi commerciali; e ideologici.
    il problema è che, se prendiamo per buona la definizione per cui la gravidanza inizia con l'annidamento, e se vogliamo salvare la 194, ci si trova in un vicolo cieco.
    Se la spirale e la pillola del giorno dopo non interrompono la gravidanza, fanno una cosa proibita, non da me o da Ratzinger, ma dalla 194 stessa.
    A meno che non si voglia stravolgerla nello spirito e nella lettera.
    Spiace trovare ancora molta gente che non l'ha letta, o che dimentica che all'articolo 1 si afferma in modo esplicito che la "vita umana" è tutelata dall'inizio; e nell'articolato si fa sempre e solo riferimento all'interruzione della gravidanza, senza mai parlare di vita umana da intercettare o interrompere.
    Se qualcuno vuol cambiare la 194, se ne parli.
    come già ho accennato, sarei decisamente a favore dell'abolizione dell'obiezione di coscienza così come è prevista; credo che comunque, un professionista debba sempre fare obiezione se gli viene chiesta una prestazione cui non concorda. che sia un'operazione di chirurgia plastica, una pillola per dormire, o una interruzione di gravidanza.
    L'anomalia prevista dalla 194, per cui un operatore deve decidere prima se dirà sempre sì o sempre no, è una aberrazione. Così come posso dare uno psicofarmaco o un antiaritmico a chi ritengo opportuno e non ad altri, così rivendico il diritto di dare risposte personalizzate caso per caso anche di fronte ad una richiesta di IVG.

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  19. Grazie ad enrico e filippo per l'interessante scambio di opinioni.
    Non condivido, di enrico, l'incessante ribadire che il medico ha diritto a dire di no ad alcuni farmaci o ad alcune operazioni chirurgiche in base alle sue valutazioni...
    Mi domando e gli domando se per caso le valutazioni si basino sui regali promessi dagli informatori scientifici?
    Se l'azienda farmaceutica della norlevo regalasse un bel viaggio, diciamo per una prescrizione di 50 pillole del giorno dopo l'anno, la coscienza potrebbe diventare più cedevole?
    Te lo chiedo perchè il vioxx in America ha fatto scandalo per questo... farmaco pericolosissimo in proporzione all'entità dei regali elargiti dalla casa farmaceutica!
    Alcuni medici professano l'integrità morale ma poi sottobanco... Troppi casi lo dimostrano quotidianamente. Non è credibile che la faccenda della presunta obiezione sia da leggere come professionalità.
    I medici, come la maggior parte degli altri professionisti e la maggior parte delle persone, vivono per guadagnare soldi e, essendo umani anche loro, ne vogliono sempre di più.
    Quelli che non sono così non scassano le balle con pippotti bigotti e ottusi e sono davvero estremamente professionali e mentre voi scassate la minxxxx, a braccetto col Papa, loro lavorano o si aggiornano studiando o fanno scoperte o salvano la vita alla gente. Cioè il loro lavoro cazzo!

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  20. grazie dell'occasione di fare chiarezza. Che ci sia corruzione non è possibile negarlo. Ma non mi pare che si possa accusare di comparaggio chi sostiene che bisognerebbe NON prescivere in alcuni/molti casi un farmaco o una terapia.
    il caso Vioxx mi è molto caro perchè, all'epoca, fui messo in sospetto dal tipo di informazione/propaganda martellante in modo quanto meno anomalo; per un farmaco che,stando alle promesse, aveva tutte le carte in regola per avere un grosso successo per i suoi meriti. Fu così che litigai con l'azienda produttrice, e non iniziai a prescivere il rofecoxib. nel giro di qualche mese, uscirono notizie indipendenti che alimentarono i miei sospetti. E quando, un paio di anni dopo, il farmaco fu ritirato con grande scandalo, ebbi la soddisfazione che nessun paziente venne da me a recriminare...
    Pensa che la Merck, la ditta produttrice ha patteggiato un versamento di oltre 4miliardi di dollari per tacitare le cause. e che tale notizia è stata accolta dalla borsa come "un successo".
    riguardo al resto, ricordo che c'è chi ha detto che "la coscienza è una puttana". sai chi è stato?.....il cardinale Giacomo Biffi !!!

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  21. postato anch'io per i miei 15 lettori scarsi (che probabilmente hanno già postato tutti anche loro...)

    Per quanto riguarda i "distributori di automatici di farmaci": i medici devono adeguarsi alla legislazione vigente. Punto. Se vogliono obiettare, che si dimettano. Se non prescrivono la pillola per ragioni di ordine medico, devono prendersi la responsabilità di quello che fanno. Se lo fanno per ragioni "etiche", purtroppo per loro si configura l'interruzione di pubblico servizio.

    Grazie mille Alessandro!

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  22. Bella cm iniziativa, ma.... dove si trova st'associazione a Roma??

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  23. io l'ho postato,se i numeri non fossero più validi mandami 1 mail,grazie:D

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