Quando il disastro sarà compiuto

C'è qualcosa di raggelante, nella crisi economica che sta investendo il pianeta come un uragano infinito: ed è qualcosa di più della semplice consapevolezza di potersi permettere meno di prima, di fare sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese, perfino di scendere con tutte le scarpe sotto la soglia di povertà.
Quello che toglie il fiato per quanto fa paura è accorgersi, a poco a poco, che il sistema di cui ci si è fidati per decenni sembra iniziare davvero a non funzionare più; che il benessere e la prosperità che quel sistema sembrava destinato ad assicurarci per sempre svaniscono giorno dopo giorno, inesorabilmente, e quelli che dovrebbero avere in tasca le soluzioni per raddrizzare la situazione non sanno che pesci prendere; che non esiste un'alternativa pronta a sostituirlo, quel sistema, quando dovesse sibilare l'ultimo rantolo e venire giù come un castello di carte.
Credo sia questo a terrorizzarci, più che la povertà: la sensazione di ritrovarci soli in mezzo a un gigantesco corto circuito, il sospetto di dover mettere da parte tutto quello che credevamo di sapere, la prospettiva di non avere più nessuna certezza non tanto su quello che metteremo nel piatto domani sera, ma soprattutto sulla credibilità dell'unico modo di farlo che abbiamo mai conosciuto.
Non può succedere, hanno continuato a ripeterci per tutti questi anni, perché questa è la strada giusta e deve portare per forza da qualche parte: e oggi il dubbio che quelle parole non siano altro che un mantra vuoto ci attanaglia come una morsa, ci spalanca gli occhi nel cuore della notte, ci toglie il fiato quando pensiamo a cosa succederà dopodomani.
Formiche impazzite, andiamo avanti a ripetere finché possiamo gli unici riti che conosciamo perché non siamo capaci di immaginare altro: ma da qualche parte, dentro di noi, si fa strada il pensiero che quei riti non servano più a niente, e anzi che siano solo un modo come un altro per accelerare la fine.
Quando il disastro sarà compiuto, allora forse ricominceremo a respirare, a farci qualche domanda, a riflettere tutti insieme.
Senza avere più niente da perdere, perché alla fine avremo perso tutto quanto.

Questo post è stato pubblicato il 18 dicembre 2011 in . Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

19 Responses to “Quando il disastro sarà compiuto”

  1. Mi permetto di rebloggare, spero non sia un problema. Grazie,

    Scialuppe

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  2. iniziamo a pensare ad un'alternativa per domani, iniziamo a pensare in modo diverso, proviamoci anche ora senza rischiare di trovarci impreparati quando il castello di sabbia crollerà... questo sistema, questo modello economico non durerà per sempre, la crescita infinita è termodinamicamente impossibile... mi fido più di una considerazione fisica che economica! prepariamoci a cambiare tutto, dalle più piccole abitudini.. non sarà affatto indolore ma credo sarà inevitabile!!! Auguri a tutti e buon lavoro!

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  3. È un onore. Completare il commento mi ha preso un po', ho dovuto farlo in due volte ma ora è pronto. Buona domenica.

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  4. Spero che il collasso avvenga presto. E' l'unico modo per smettere di essere compratori, e diventare esseri umani.

    http://www.youtube.com/watch?v=4ECi6WJpbzE

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  5. Ma a quale "sistema" ti riferisci? A quello che sta facendo uscire dalla povertà centinaia di milioni di persone, che permette di trovare nuove cure o che sta educando intere popolazioni rendendole cittadini e persone più consapevoli della propria e altrui libertà. E' questo che non va bene? Il sistema che ha portato in meno di un decennio un progresso mai conosciuto nella storia di nuovi mezzi di comunicazione e condivisione delle informazioni e delle esperienze o che ha portato una maggiore cooperazione tra gli stati nazionali provando a porre le basi per la difesa e la condivisione di valori comuni.
    Il sistema che e' fallito e' quello della pappa pronta dello stato che si pensava potesse essere la soluzione di tutto lavoro cure e pensione. Invece ci hanno lasciato 2 trillioni di debito e tasse per il prossimo secolo.
    Credo che sia il caso di non confondere i nostri incapaci governi con il sistema. Quelli che in nome del popolo hanno creato un mostro burocratico statalista e mangia-tasse invece di fare leggi eque e comprensibili lasciando liberi i cittadini di decidere come organizzare la propria vita le proprie relazioni e i propri affari.
    Per quanto mi riguarda proverei ad essere fiducioso nel sistema, farsi venire delle buone idee per iniziare nuove attività, collaborare con amici parenti per inventare e innovare.

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  6. L'umanità ha incontrato tanti momenti del genere, e ogni volta, raggiunto il fondo, ne ha approfittato per riflettere e migliorarsi. Non saremmo così tanto migliori se ogni volta non ci liberassimo e riflettessimo. O forse no.

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  7. In un sistema che non funziona più, I cui mantra perdono di senso e non suggeriscono più risposte affidabili (immagine che condivido), cosa bisogna salvare? In un altro post affermi che in base ad una libertà garantita dallo stato di diritto, quella d'opinione, Casa Pound ha tutto il diritto di scrivere, diffondere, mettere in pratica (no,questo non lo dici, ma penso che per loro sia naturale conseguenza dell'elaborazione teorica) idee aberranti a proposito di razze superiori ed inferiori. E se fra I vari mantra che perdono di senso ci fosse anche il dogma della libertà d'espressione anche quando le affermazioni sono palesemente basate su oppressione, segregazione, odio del diverso, etc?

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  8. In un sistema che non funziona più, I cui mantra perdono di senso e non suggeriscono più risposte affidabili (immagine che condivido), cosa bisogna salvare? In un altro post affermi che in base ad una libertà garantita dallo stato di diritto, quella d'opinione, Casa Pound ha tutto il diritto di scrivere, diffondere, mettere in pratica (no,questo non lo dici, ma penso che per loro sia naturale conseguenza dell'elaborazione teorica) idee aberranti a proposito di razze superiori ed inferiori. E se fra I vari mantra che perdono di senso ci fosse anche il dogma della libertà d'espressione anche quando le affermazioni sono palesemente basate su oppressione, segregazione, odio del diverso, etc?

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  9. il problema è l'ignoranza.
    Mezzo secolo fa un buon cittadino era quello che faceva un onesto lavoro e sfamava i suoi figli contribuendo alla ricchezza del paese.
    Oggi un cittadino che fa un onesto lavoro e sfamava i suoi figli può combinare casini enormi quando entra in cabina elettorale. Più che cabina elettorale, si tratta della legge del mercato per cui la domanda genera l'offerta. Se il cittadino non è in grado di sapere cosa è bene per la sua nazione da un punto di vista finanziario la classe politica ripeterà cavolate tipo "garantiamo una pensione a tutti" o "il posto pubblico va garantito" o "aiutiuamo le vecchie imprese che stanno fallendo invece che puntare sull'innovazione" altre tematiche di cui i vari schiermenti politici si sono equamente appropriati.

    C'è chi pensa che il debito pubblico se lo siano invetato gli speculatori cattivi, chi è d'accordo con Berlusconi che si lamenta dell'Europa che ci «obbliga» a tener fede al patto di stabilità perché «deprime l'economia» (come se il costo dello spread fossero bruscolini).

    Il mondo è diventato più complesso, né migliore né peggiore, ma i cittadini-elettori sono quelli di mezzo secolo fa. Si tratta di effetti collaterali della democrazia tutto qui

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  10. @giacomo

    non ti lasciar sfuggire che i cittadini non sono migliori dei governanti
    150 miliardi di evasione fiscale ogni anno a stare bassi con le stime

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  11. Dalle lacrime del Ministro Fornero, eminente esperta di sistemi previdenziali, il cittadino comune, immagina, o si sforza di credere, che alternativa non ci fosse...
    http://generazioneprecaria.wordpress.com/2011/12/17/lequita-che-ci-hanno-raccontato/

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  12. Curiosità: stamattina sul Corriere c'era la notizia, defilata in una pagina interna, che il Foreign Office sta facendo esercitazioni di simulazione per l'evaquazione dei cittadini britannici dall'Europa continentale, in caso di sommovimenti popolari che arrivassero a metterli in pericolo.

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  13. Alessandro, io credo che il tuo approccio alla questione, per quanto corretto, non arrivi al cuore del problema.
    Secondo me la crisi economica che stiamo vivendo è, prima di tutto, crisi di risorse. Scarsità ormai allarmante di materie prime (e di alimenti) in un mondo sempre più affollato che si poggia ancora, in modo assurdamente anacronistico, sull'economia del carbonio. Il sistema fallito è quello che, follemente, fino a oggi e ancora nella prospettiva di domani, consuma senza pensare a conservare; senza porsi il problema di come perseguire, in modo equo, il contenimento dell'uso di risorse (acqua, suolo, energia) e anche il contenimento della crescita della popolazione globale. Credi che i mercati, così sensibili alle virgole sottintese nei discorsi di chi ci governa, non si accorgano di quanto "poveri" stiamo diventando, in termini di disponibilità di risorse e di qualità dell'ambiente? Non credo che le mie siano farneticazioni di un'ambientalista (mi ritengo esperta di ambiente ma non ambientalista, ecco) ma penso che queste riflessioni valgano la pena di essere considerate. Tu no?
    arianna

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  14. è da un po' che pavento il ritorno all'homo homini lupus. siamo troppi e le risorse scarseggiano. il divario tra chi ce la può fare e chi no, sia tra paesi diversi che all'interno della stessa nazione, è sempre maggiore. senza tener conto di questi fatti, gli economisti inneggiano alla "crescita" (che implica ulteriore sfruttamento delle risorse naturali) e i modelli di consumo non mutano (basta accendere la tv e guardarsi qualche pubblicità, lanci di nuove auto ecc.). lo scenario è degno del miglior Ballard. mi preparo ad allevare galline.
    ciao

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  15. Sono pienaamente d'accordo con te, Arianna, e soprattutto sul fatto che non serve o non si deve essere ambientalisti per parlare di questi argomenti, dato che il discorso riguarda "semplicemente" l'ecosistema dell'essere umano!! La terra non ha bisogno di noi, viceversa noi abbiamo assolutamente bisogno di essa! Se non troviamo il modo di viverci senza alterarne gli equilibri utili alla vita umana le prospettive si faranno sempre più drastiche...

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  16. Credo che in questo mondo sull'orlo del baratro, ovvero di un cambiamento epocale, ci sia necessità di consapevolezza diffusa,e di persone che sappiano come ricominciare quindi vorrei proporvi questo link che trovo molto interessante
    http://domenicods.wordpress.com/2011/12/20/risposta-allarticolo-di-franco-berardi-e-lucia-berardi/

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  17. solo una riflessione:

    http://pi-francesco-cozzo.blogspot.com/2011/12/il-regno-dellimmondizia.html

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