Un nervo scoperto

Comunque la si pensi, una cosa mi pare innegabile: il tema della libertà di espressione e dei suoi eventuali limiti è un vero e proprio nervo scoperto; prova ne sia il fatto che assai di rado si riesca a discuterne con la lucidità che di solito viene riservata ad altri argomenti, e che il confronto sfoci spesso e volentieri nella nella reciproca accusa, nella rissa, nell'insulto.
L'esempio perfetto di questo genere di dinamica è il dibattito sul fascismo, ma la circostanza non deve ingannare: il meccanismo si replica in modo pressoché identico ogni qual volta ci si trovi a dover decidere se sia giusto concedere a qualcuno la possibilità di esprimere la sua opinione, quale che sia l'area dello scibile umano cui essa si riferisce, anche nel caso in cui detta opinione venga giudicata aberrante dal senso comune e/o dalla maggioranza degli altri.
Il nocciolo della questione, a parer mio, consiste nel fatto che gli individui vengono toccati da questo tipo di dibattito nei loro punti più delicati: l'immagine che hanno di se stessi, il confronto di quell'immagine con la realtà concreta e l'esito che scaturisce da quel confronto. Toccare quei punti, secondo me, può essere destabilizzante, e quindi innescare dei meccanismi di autodifesa che sfociano spesso e volentieri nella rabbia e nell'aggressività, sia pure meramente verbale.
Il guaio è che voler eludere un meccanismo del genere evitando di mettere sul tappeto certi argomenti finisce, di fatto, per creare una cosa di cui è meglio non parlare: cioè, sinteticamente, materializzare un tabù; e siccome sono proprio i tabù, per come la vedo io, le zavorre che non ci permettono di essere davvero liberi nonostante le reciproche differenze, e quindi di declinare la democrazia nel modo costruttivo che le sarebbe consono, io insisto a parlarne, di quelle questioni.
Nonostante il fatto che ogni volta, puntualmente, qualcuno abbia l'alzata d'ingegno di farmi pervenire messaggi non proprio amichevoli e talora non del tutto rassicuranti.
Io, insomma, alla creazione dei tabù preferisco non partecipare.
Nel mio piccolo, naturalmente, e per quel poco che vale.
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Questo post è stato pubblicato il 29 dicembre 2011. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

9 Responses to “Un nervo scoperto”

  1. Alessandro,

    come ho cercato di spiegare in miei commenti precedenti, non è questione di ritenere "aberrante" un'idea, quanto di verificare se essa è pericolosa (nel senso che può portare a ledere l'incolumità altrui) e lesiva di diritti altrui. Teniamo presente il vecchio adagio sui limiti della propria libertà, che termina dove inizia quella degli altri.

    Quello che non ho visto spiegato nei precedenti dibattiti è proprio questo: secondo te, e secondo i libertari come te, che cosa si fa quando il supposto diritto di insultare/minacciare qualcuno si scontra col diritto altrui di non essere insultati/minacciati?

    Tutti i codici penali prevedono il reato di minaccia e quello di istigazione a delinquere. Sono solo parole, non atti: se capisco bene, tu vorresti abolire questi reati?

    Ora faccio un esempio brutale ma che ti tocca da vicino. Immaginiamo che qualcuno vada propagandando l'idea che i down sono parassiti della società e vanno eliminati. Io tenterei in tutti i modi di zittire queste idee naziste perché sono pericolose; tu (se capisco bene) consentiresti che venissero espresse. E un brutto giorno, qualcuno mette in pratica questa bella predica e spara a un down.

    Ecco, quello che a me sembra aberrante è consentire di esprimere idee che possono condurre ad azioni pericolose.

    Spiegami per cortesia come se ne esce, secondo te. In modo specifico, come tratteresti il "conflitto di libertà" tra chi minaccia e chi è minacciato.

    Poi magari restiamo ciascuno della propria idea, ma almeno riuscirò a capire meglio il vostro punto di vista.

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  2. Alcune cose non possono essere razionalmente confutate e perciò sono inibite con dei tabù. Per esempio, il desiderio di scopare con la propria madre.

    L'idea che gli ebrei vadano gasati, allo stesso modo non può essere confutata, può essere solo inibita.

    Queste idee non sono opinioni, sono minacce alla convivenza civile.

    Non può essere stabilito in assoluto, poichè non c'è un dio che lo stabilisce. Può essere stabilito da un contratto sociale che, per esempio, voglia essere inclusivo anche degli ebrei.

    Cito gli ebrei ad esempio, ovvio, il ragionamento può valere anche per i neri, i rom, i gay, etc.

    Certo, dal punto di vista di chi non appartiene a nessuna di queste categorie, di chi non corre il rischio di essere capro espiatorio, la questione è puramente etica o estetica. O di immagine di sé.

    In nome di una malintesa libertà, si può concedere piena libertà a fascisti e razzisti e poi, poco importa se questo concretamente limita la libertà delle loro vittime potenziali.

    Per esempio, per me Casapound può esistere, esprimersi, e manifestare come meglio crede. Anche a Firenze. Tanto io sono liberale, mica senegalese.

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  3. la sola parola libertà richiederebbe alcune ore di scrittura per essere in qualche modo definita, quindi sorvoliamo

    ma anche il genitivo (o complemento di specificazione) di espressione è foriero di non pochi dubbi e circostanze da acclarare

    faccio un esempio: se io posso semplicemente declamare quel che penso alla fermata del tram, a un agguerrito manipolo di pensionati, godo certamente della libertà di espressione ma è ovvio che se io le stesse opinioni le declamo in una pubblica piazza ad un assiepato comizio la quantità determina anche una differenza di qualità; se poi un tg nazionale riprende le mie parole e le rimbalza a milioni di umane orecchie, la differenza è ancora maggiore

    quindi: è libero colui che può declamare i suoi pensieri solo sul pianerottolo di casa? non è comunque meno libero di chi ha mezzi e possibilità di vasta eco?

    da questo mio ragionamento derivo l’opinione che affermare in modo astratto il diritto alla libertà d’espressione è lodevole ma assai mancante rispetto alla complessità delle forze sociali ed economiche in campo

    insomma, metil scrive un italiano a mio avviso perfetto e brioso, ma ravvedo una certa semplificazione dei concetti che mal si attaglia alla complessità odierna

    consiglio la lettura di la société du spectacle di debord, tanto per inquadrare il tema

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  4. Ancora una volta totalmente in sintonia con la tua riflessione. In Italia poi c'è il virus della tifoseria che uccide i confronti sani e per cui non sembra esserci cura.

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  5. Concordo pienamente (come sempre) sul concetto della libertà TOTALE di espressione. Che sia un fascista, un pedofilo o un serial killer a voler esprimere le più aberranti idee, ha il diritto di esprimerle. Non è con la censura che si fanno sparire i problemi dal mondo, non è tappandosi le orecchie che le idee riconosciute come crudeli malvage o folli spariscono. Non condivido sul perchè però sul perchè la maggioranza della gente non voglia che tali idee siano espresse. Io credo che questo dipenda dalla presunzione generale di stare nel giusto.

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  6. Sono pienamente d'accordo. I limiti alla libertà di espressione per me sono molto eventuali, anzi non ne esistono di prefissati. Chiunque, senza eccezioni, secondo me è libero di esprimere qualunque idea o concetto. Beh, poi magari gli do un pugno sul muso, ma prima deve potersi esprimere. E anche dopo.

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  7. E mò te la suoni e te la canti pure? E ci aggiungi pure un pò di vittimismo che nn guasta mai.

    Parli di "dibattiti", ma vedo che puntualmente riproponi l'argomento della libertà d'espressione ripetendo sempre le stesse cose, senza che mai tu abbia preso atto delle critiche che ti vengono fatte in tal senso. In primis il banalizzare il concetto di democrazia: e tu il tabù della tua sicumera quando lo supererai?

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  8. In realtà di tabù, in quanto essere umano, ne hai anche tu, ed è argomentabile che la loro presenza in una società sia utile, entro certi limiti. La mancanza di tabù rende ad es. più difficile battere sul nascere il diffondersi di idee razziste o superstiziose ... è verissimo che il metodo da preferire per combatterle è affrontarle di petto e refutarle. Però questo implica un dispendio di energie non da poco, sia come società che come individui. Siccome sono risorse preziose, soprattutto in un periodo come questo, non è detto che il gioco valga la candela.

    Mi spiego con l'esempio di Paolo Attivissimo, il disinformatico che ha passato anni a sbugiardare le cavolate diffuse da tv spazzatura come quella di Voyager. Quell'uomo ha dovuto dedicare una parte immagino non piccola della propria vita a confutare idee che sono state confutate decine di volte, con una pazienza ammirevole. Questo ovviamente ha implicato che con quel tempo non abbia potuto fare altro, che so, migliorare un programma su cui lavorava per hobby. Niente di male, è una sua libera scelta, anche se è deprimente che un privato debba attivarsi per smentire bufale diffuse a milioni di persone con la televisione pubblica.

    Alternativamente Attivissimo avrebbe potuto contribuire proficuamente a dibattiti di altra levatura, insomma usare il proprio talento per altro che non fosse una difesa (encomiabile) del buon senso.

    Adesso che la crisi morde per tutti, però, magari sarà costretto a lavorare di più, avrà meno tempo per scrivere sul blog o comunque da dedicare a sbugiardare quelle bufale. Col risultato che magari alcune gliene sfuggiranno e non riuscirà a sradicarle.

    Ora prova a pensare a questo discorso in termini generali, sostituendo ad Attivissimo tutte le persone che nel loro piccolo ci provano, ad arginare la marea di cazzate. Che siano stupidaggini economiche, o superstizioni, o cazzate xenofobe. La crisi morde per tutti, abbiamo in aggregato meno risorse, e le persone sono anche più angosciate e quindi più facilmente preda di suggestioni (nonché più pronte a temere il diverso).

    Avere dei freni automatici, come i tabù, o perlomeno avere fuori dal parlamento gente non disposta a seguire il dettato costituzionale (vedi alla voce Lega) sarebbe di grande aiuto adesso. Ma veramente di grosso aiuto.

    P.S.: io invece alla creazione dei tabù sarei anche orgoglioso di partecipare. Se ad es. fossi in grado di aiutare a trasmettere il tabù nostrano per le mutilazioni genitali femminili sia a persone immigrate da noi che non ce l'hanno, sia direttamente nelle zone dove la pratica è diffusa, onestamente ne sarei fiero. Tu no?

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  9. Prendo atto che le mie domande ai fautori della totale libertà di espressione sono rimaste senza risposta. Peccato.

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