Una domanda sull'alcolismo giovanile

Una domanda non retorica: voi non trovate perlomeno sospetto che il consumo di alcolici da parte degli adolescenti sia aumentato vertiginosamente proprio negli anni in cui anche nel nostro paese sono state introdotte norme di legge che stabiliscono un'età minima per bere?
Non ritenete, in altri termini, che reprimere un comportamento -specie se i destinatari della repressione sono giovanissimi- da un lato diminuisca la conoscenza e quindi la responsabilità di chi lo adotta, e dall'altro tenda a rendere quel comportamento più desiderabile in quanto proibito?
Una volta, neanche troppi anni fa, l'Italia non conosceva la piaga dell'alcolismo giovanile, che invece dilagava in altri paesi europei nei quali, guarda caso, non si potevano servire alcolici ai minori di diciotto anni: oggi, che quei divieti sono stati introdotti anche dalle nostre parti, gli adolescenti hanno puntualmente preso ad affogarsi di cocktail e superalcolici come se piovesse.
Siamo sicuri che tra le due cose non esista correlazione? E quindi: siamo sicuri che proibire il consumo di alcolici ai giovani non finisca per diventare controproducente?
Vale la pena di rifletterci, credo: perché sono convinto che il proibizionismo abbia già fatto abbastanza danni, e che forse sarebbe il caso di non aggiungervene degli altri.

Questo post è stato pubblicato il 26 marzo 2012 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

14 Responses to “Una domanda sull'alcolismo giovanile”

  1. Del proibizionismo penso tutto il male possibile, ma definire vertiginosa una crescita dal 14,5% al 16,9% e cercarne qualche relazione con una legge che i più neanche sanno esistere mi pare eccessivo.

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  2. Del proibizionismo penso tutto il male possibile, ma definire vertiginosa una crescita dal 14,5% al 16,9% e cercarne qualche relazione con una legge che i più neanche sanno esistere mi pare eccessivo

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  3. Mi riferisco a un periodo un po' più lungo, Demopazzia, e un po' più larga: per alcune categorie il consumo di alcool è raddoppiato negli ultimi 15 anni. E temo che l'aumento sia ancora più vistoso allungando il periodo di riferimento all'indietro.

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  4. sono asoslutamente convinto che l'aumento di consumo di alcol negli adolescenti e il divieto di vendere l'alcol ai minorenni siano due fenomeni assolutamente slegati per due motivi fondamentali:
    primo. nei paesi dove l'alcol è vietato ai minori è, di norma, vietato l'ingresso nei locali dove l'alcol si vende (vedi germania o GB e i rispettivi pub);
    Secondo: in italia i ragazzini vengono iniziati all'alcol in famiglia, è da sempre usanza nel nostro paese far assaggiare il vino ai bambini... che sia corretto o meno è un fatto.

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  5. Questo discorso è valido,forse, per una fascia ben determinata: quella per cui, effettivamente, il consumo di alcolici risulta essere "illegale" e quindi più "affascinante".
    Per tutti gli altri (e vuol dire i maggiori di 16 anni... quindi la stragrandissima maggioranza del popolo dei binge-drinkers) non penso sia applicabile.
    Non penso che si possa fare neanche il discorso della stigmatizzazione in famiglia del bere, valido ad esempio per le droghe, e, in quel caso, profondamente controproducente.
    Voglio dire, il consumo di alcolici è sempre stato una costante culturale nel nostro paese.
    Certo, è aumentato drammaticamente, ma non credo siano queste le ragioni.

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  6. E scusa se aggiungo che per legge il divieto di somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni non è una novità inserita di recente nel codice penale mentre la proposta di innalzamento ai 18 non mi risulta sia mai stata approvata.

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  7. Penso sia slegato: al contrario dell'uso del tabacco, bere non è visto come un comportamento di rottura verso gli adulti, nemmeno come modo di atteggiarsi a tali. Bere piace a molta più gente (inclusi chi lo fa con moderazione) e oggi è davvero facile rifornirsi di bevande a poco prezzo rispetto a 20 anni fa, nei centri commerciali economici stile Lidl. Parlo per la mia città, Palermo, dove 20 anni fa (ma neanche 7-8) non esisteva il concetto di "uscita per bere", mentre oggi i ragazzi dai 16 ai 25 praticamente fanno solo quello (se non vanno in discoteca). Ci si rifornisce sul luogo a pochi euro o si porta la bevanda da casa.
    E vi dirò: in Italia i ragazzi non bevono affatto rispetto agli altri paesi d'Europa. Sono in Spagna da un anno e qui, davvero, tutti bevono ogni giorno quantitativi spropositati d'alcool.

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  8. demopazzia: quando ero un ragazzo io, venticinque anni fa, andavamo a Londra e ci sganasciavamo vedendo i ragazzi inglesi che dovevano esibire il documento per bere ma poi riempivano le strade il venerdì sera ubriachi come ciucchi. Loro, non noi che l'alcol lo sapevamo governare meglio di loro anche se eravamo più giovani. Non so se allora il divieto in Italia non ci fosse, o semplicemente non fosse applicato: sta di fatto che oggi abbiamo smesso di sganasciarci e siamo diventati tali e quali a loro.

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  9. Non sono sicuro che ci sia una relazione, se c'è credo che sia piuttosto debole. Mi sembra impossibile che un semplice "bisogno di trasgredire" sia all'origine di un comportamento così diffuso e pesante.
    Credo che l'incremento enorme del bere spropositato allo scopo di sballarsi sia piuttoto legato alla disponibilità economica molto forte che hanno quasi tutti i ragazzi (parlo per esperienza come ex insegnante), nonchè al fatto puro e semplice che questa è la peculiare "cultura giovanile" di questi anni, o almeno un suo aspetto: le generazioni giovani producono sempre comportamenti relativamente standardizzati che permette loro di riconoscersi e differenziarsi dalle generazioni precedenti. È vero che questi comportamenti peculiari probabilmente sono stati assorbiti dai paesi del Nord Europa. È altrettanto vero che si tratta di comportamenti che denunciano anche una certa angoscia se pure ben nascosta.
    Detto questo, sono anche convinto che sarebbe molto più sano insegnare ai giovani come si gestisce l'alcool piuttosto che porre semplicemente divieti e mostrare a scuola quanto fa male (inserendo un certo livello di riprovazione da parte degli insegnanti e molta bacchettonaggine di cui ai ragazzi in media non importa un fico secco: e questo è ciò che avviene nelle poche scuole in cui si tenta di fare qualcosa, figuriamoci le altre).
    Per questo credo che fosse ben più sano il comportamento delle vecchie generazioni che ti insegnavano ad avere a che fare con il vino e la birra fin da bimbo (come ha già ricordato qualcuno): a me è accaduto così ad esempio e credo di poter dire che ha funzionato piuttosto bene.

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  10. Ma vederlo per quello che è, ovvero una manifestazione del disagio giovanile e della mancanza di valori che li accompagna?

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  11. Silvia: sul disagio sono anche d'accordo, sulla "mancanza di valori" no. Son diversi, ma tra loro ci son le stesse percentuali che c'erano tra noi di egoisti e di altruisti, di gente che si fa i fattacci suoi e di gente che vuole bene ai propri amici, etc etc etc. Anzi per certi versi a me pare che i giovani siano molto più socievoli e tranquilli nei rapporti interpersonali di quel che eravamo noi ai loro tempi. Certo, magari se uno parla di valori nel senso di diopatriafamiglia magari quelli sono un poco in calo ma io personalmente la trovo una cosa positiva, peccato che non siano ancora spariti del tutto piuttosto. Ciao,

    Scialuppe

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  12. quando a 10 anni (io) e 8 (mia sorella) siamo stati beccati a berci un goccio dall'armadietto dei liquori di mio padre, siamo stati cazziati tra le risate.
    Quando più avanti mi sono preso le mie prime sbronze colossali, sono stato cazziato e oltre, specie per le conseguenze (vomitare in soggiorno, tipo) ma non perchè m'ero bevuto due birre di troppo.
    Il messaggio che passava era 'fare il pirla è normale alla tua età, ma se devi farlo fallo con giudizio'. Ed è passato, visto che il sottoscritto dopo 20 anni ogni tanto si prende la sbronza colossale, ma non guida quando succede, e sta bene attento a dove vomita (anche perchè il mio soggiorno lo devo pulire io).
    Non mi stavo ribellando a nulla, non stavo lottando contro il mondo dei grandi che mi escludeva da quello di cui abusava.
    E quando mi beccarono a fumare, il commento di mio padre fu 'i polmoni sono tuoi, io ho smesso'. E dopo pochi anni ho smesso pure io.

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  13. il proibizionismo non serve a nulla, ma non penso ci sia nessun legame tra l'aumento dell'abuso di alcol e la suddetta legge

    non penso che l'alcol sia visto come una trasgressione

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  14. Da considerare anche il fatto che è un proibizionismo inesistente. Quante volte avete visto chiedere un documento per un alcolico?

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