Dare a Twitter quel che è di Twitter

In estrema sintesi, mi pare che sia successo questo: Twitter ha reso noto in modo trasparente come si comporterà in relazione alle richieste di alcuni paesi di censurare messaggi che in quei paesi sono considerati illegali; il che significa, sempre per quello che sembra di capire a me, che Twitter ha annunciato di voler rispettare le leggi vigenti nei diversi paesi, anche perché presumo che in caso contrario in quei paesi la piattaforma verrebbe oscurata del tutto.
Ora, a me pare evidente che se in Arabia Saudita è considerato illegale postare su Twitter una battuta su Allah -ma anche pronunciarla in un bar, scriverla su un muro o spedirla via posta a qualche migliaio di persone- il problema sia il governo dell'Arabia Saudita, non gli amici di Twitter: i quali, nella circostanza, hanno avuto l'unica colpa di dichiarare pubblicamente quello che -credo- sarebbero stati obbligati a fare in ogni caso; ipotesi nella quale, gioverà sottolinearlo, la censura sarebbe operata lo stesso senza che in giro se ne sappia nulla.
Dopodiché, tutto si può sostenere: perfino che su Twitter -o su Facebook, o sui social network in generale- incomba il compito di risollevare le sorti dei paesi in cui la libertà d'espressione è fortemente limitata o negata del tutto; sta di fatto, però, che Twitter -o Facebook, o i social network in generale- sono delle azienda private, cui non si può attribuire come se fosse una cosa normale l'obiettivo di votarsi al martirio e capeggiare i focolai di rivolta che si accendono in giro per il pianeta.
Convengo sul fatto che non si tratti dello scenario più incoraggiante che sia dato immaginare, né di una situazione della quale ci si debba rallegrare: ma ho una gran paura che nell'immaginario collettivo a Twitter, a Facebook e a internet in generale sia stato attribuito un ruolo che in certi casi non è materialmente possibile svolgere.

Questo post è stato pubblicato il 31 gennaio 2012 in ,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

7 Responses to “Dare a Twitter quel che è di Twitter”

  1. La penso esattamente come te, metil: da qualche tempo si è creato una sorta di mito su questi strumenti, presentati come dotati addirittura di fare rivoluzioni da soli: ma sono SEMPRE le persone che avviano qualsiasi processo di cambiamento. Per il resto, Twitter e Facebook (aziende private, anche se più o meno aperte a chiunque) sono semplicemente lo specchio di quello che siamo. Mi fanno sorridere quelli che puntano il dito sul razzismo su Twitter quando il problema sono i razzisti...

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  2. Più realisti del Re (quando all'orizzonte si profilano dei Re che contano sul serio...)

    Il tuo ragionamento sembra corretto ma in realtà, secondo me, non lo è per nulla.
    Tu dai per scontato quale sia esattamente la "merce" che viene veicolata attraverso twitter o facebook e quant'altri.
    Questa però è una premessa che occorre fare, altrimenti non si capisce di cosa si stia discutendo.
    Il servizio che offre twitter in cosa consiste?
    Agli utenti è stato fatto credere, dicendolo o tacendo il contrario, che il servizio offerto da strumenti come twitter fosse la libertà di dire qualunque cosa a chiunque su qualunque argomento.
    Il nocciolo del servizio, l'utilità dello strumento, il valore aggiunto, soprattutto in certi paesi è esclusivamente questo: la libertà di espressione.
    Tolto questo plus twitter è assolutamente inutile.
    Ammettere che si è disposti, anche se non obbligati, a rinunciare al proprio valore aggiunto, significa in pratica informare i propri utenti che in realtà non c'è nessun plus, che il servizio è totalmente inutile.
    Quando servirà sul serio, e molto presto succederà anche nei paesi occidentali, allora sarà inutilizzabile, prima ancora che qualcuno lo blocchi.
    Sarebbe come se la Fiat dichiarasse che sì, ti vende un'automobile il cui scopo è permettere la mobilità individuale però ha aggiunto un dispositivo che, quando sembra che un certo governo sia mal disposto verso il fatto che il proprietario si sposti, rende possibile bloccare il motore, senza aspettare che sia quel tal governo a mettere dei blocchi del traffico.

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  3. ahh, finalmente qualcuno lo ha scritto! metil-parabéns

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  4. Se Twitter difendesse in maniera decisa i diritti umani non si "voterebbe al martirio". Anche le aziende hanno un'etica. O no?
    Quando si tratta di un'etica discutibile, i clienti sono liberi di cambiare prodotto.

    Mi stupisco che anche qui si legittimino collaborazioni nella violazione dei diritti umani, giustificandole con il profitto.

    L'imperialismo economico è diventato un modo di essere ormai. Io invece sono dell'idea che si possa fare profitto anche proteggendo i diritti umani e non collaborando con i governi che li perpetuano.

    L'etica è fatta di scelte. E le scelte sono discutibili.

    Morto un Twitter se ne fa un altro. ;)

    Marco

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  5. So solo che se Twitter rispettasse le leggi cubane, Yoani Sanchez non potrebbe piu' comunicare col resto del mondo, e lo stesso vale per i dissidenti cinesi.

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  6. Le censure di Twitter sono una pessima notizia per gli attivisti dei diritti umani di tutto il mondo. E' anche vero che Twitter ha il coraggio di dichiarare quello che ha intenzione di fare, mentre Microsoft, con il suo motore di ricerca Bing, già da tempo fa molto di peggio (link: Twitter e Bing a servizio della censura), senza dirlo e senza che si siano sollevate molte proteste... Perché?

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  7. Twitter (o gli altri siti) non possono opporsi alle leggi dei governi (pena, il venire oscurati). Però se i governi contravvengono le leggi, beh, allora si può anche combattere legalmente.
    Per esempio, se il governo italiano facesse pressioni su twitter per oscurare qualcuno, twitter potrebbe rifiutarsi perche' in Italia la libertà d'espressione è un diritto, e se venisse oscurato potrebbe chiedere i danni del mancato profitto e appellarsi alla corte europea.
    Twitter (o altri) non possono opporsi alle leggi locali, ma possono certamente lottare contro le ingiustizie. Non tanto per i loro utenti, quanto per il loro stesso business.
    Internet è libertà. E vale la pena di lottare per tenerne alla larga le tirannie.

    Sarebbe interessante sapere com'è Internet in Cina, e come la censura ne influenza lo sviluppo.
    In teoria se un paese può bloccare Internet, anche Internet può bloccare un paese. Per esempio, una volta stanchi delle censure un colosso come Google potrebbe decidere di auto-oscurarsi in Cina; se la stessa cosa venisse fatta da moltri altri, forse qualcosa cambierebbe? Il forse non è retorico: mi domando solo cosa succederebbe se internet isolasse la Cina (come farebbero i capitalisti cinesi fare i loro business all'estero?)

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