Denunciateli

La Stampa di oggi racconta l'odissea notturna di una donna che cerca inutilmente di farsi prescrivere la pillola del giorno dopo, compiendo una vera e propria via crucis negli ospedali romani e ottenendo in risposta una interminabile serie di dinieghi, motivati dall'obiezione di coscienza dei vari medici di turno.
Stante il fatto che questa stucchevole tiritera, a quanto risulta, si ripete continuamente in numerosi ospedali italiani, mi corre l'obbligo di ricordare che la pillola del giorno dopo non è un presidio abortivo, e che la legge 194/78 prevede la possibilità dell'obiezione di coscienza esclusivamente nel caso di interruzione di gravidanza.
Tanto premesso, invito le donne che dovessero vedersi rifiutata la prescrizione della pillola del giorno dopo a seguire i suggerimenti che seguono:

  1. farsi sempre registrare all’entrata del Pronto Soccorso;
  2. chiedere al personale medico e infermieristico con cui vengono in contatto di qualificarsi;
  3. se viene detto loro che il ginecologo di turno non può riceverle, chiedere cosa glielo impedisce e farsi dare le sue generalità complete;
  4. farsi rilasciare una cartella di Pronto Soccorso contenente i motivi della mancata prescrizione;
  5. in caso di non adesione del personale ospedaliero alle legittime richieste di cui ai punti precedenti, chiamare immediatamente le forze dell’ordine e denunciare l'accaduto sul posto e in loro presenza.
Una volta ottenuti questi dati sarà possibile denunciare il medico che non ha voluto prescrivere la pillola del giorno dopo dichiarandosi obiettore (già che ci sono, aggiungo che identica misura può essere adottata nei confronti dei farmacisti che si rifiutano di venderla).
Qua tutte le informazioni; qua e qua i modelli da utilizzare per le denunce.
Svegliamoci, gente, o questi ci si mangiano.
Vivi, ché godono di più.

Questo post è stato pubblicato il 05 febbraio 2008 in . Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

77 Responses to “Denunciateli”

  1. Ottimo Ale.
    Posso copiancollarlo?
    Cari saluti

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  2. Mi auguro che prima o poi possa essere venduta senza prescrizione medica, così come succede già in altri paesi europei.

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  3. Mi permetto di Linkarlo anche io dal mio blog se posso, Alessandro.
    Bel post.

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  4. mi sembra sia ora di alzare la testa

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  5. Postato sullo stesso argomento sul mio blog
    !

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  6. Ottime informazioni. Tra l'altro pensa che mio padre, farmacista da 50 anni, e' venuto a conoscenza dell'esistenza dell'associazione farmacisti cattolici solo nel 2007. Con una certa inquietudine, devo dire.

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  7. Mi sa che linko pure io il tuo post, anzi copio e incollo, e non chiedo il permesso! :)

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  8. Grazie, le informazioni non bastano mai. Visto che gli altri ce le nascondono.... Grrrrrrrrrrr.

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  9. Blinda la supercazzola del tarapia tapioco.... avere dei dubbi mai, no?
    oppure anche scribai con cofandina, per esempio!
    Antipodi!

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  10. Vi segnalo questo articolo e vi faccio presente che mi trova d'accordo su tutto.
    Perché alcuni bimbi hanno diritto alla vita e altri no?
    di Carlo Bellieni
    Article content:
    Il documento dei ginecologi di Roma non fa altro che riaffermare un semplice principio, condiviso da tutti: se un bambino nasce, va curato. Punto. Non è una cosa rivoluzionaria, dato che lo diceva Ippocrate 3000 anni fa. Non è nemmeno una forzatura, dato che i medici continuano a farlo tutti i giorni. Eppure scandalizza: perché? Perché in qualche caso si tratta di gravidanze volontariamente interrotte? Ma il documento non parla di queste che marginalmente e la possibilità che un bambino nasca vivo e rianimabile da aborto non è permessa dalla legge 194 (tranne ristretti casi di aborto per pericolo di vita), dunque non è questo il punto. In realtà il documento afferma il principio che con il progresso medico aumenta il numero di bambini che si può tentare di curare. E che non si possono mettere paletti dettati da nostri criteri soggettivi per decidere chi può ricevere assistenza.

    I ginecologi romani non hanno fatto altro che applicare l’antica e attuale deontologia medica, consci che in alcuni Paesi si tende a limitare la possibilità di assistere i neonati sotto una certa soglia di tempo dal concepimento, senza che questa coincida con le possibilità offerte dalla medicina di sopravvivere (oggi fissata a 22 settimane di gestazione).

    Qualcuno potrebbe dire: accudendo certi bambini in alcuni casi si va contro l’autodeterminazione della coppia. Ma fin dove arriva l’autodeterminazione, se il bambino dal primo respiro diventa un cittadino italiano con pari diritti di ciascun altro cittadino?

    Qualcun altro dirà: il bambino avrà serie possibilità di non sopravvivere essendo estremamente prematuro, o di riportare disabilità. Su questo dobbiamo essere molto chiari, perché la scienza sta facendo passi da gigante in questo settore e cose che sembravano impossibili vent’anni fa oggi non lo sono. A 22 settimane di gestazione sopravvive circa 1 bambino su 10, e a 23 ne sopravvive 1 su 4. Non ci sembrano percentuali basse per non dare una chance, per non provarci. Al massimo si tratta di uno sforzo inutile. Ma, dato che –si badi bene- alla nascita non abbiamo assolutamente strumenti né clinici né tecnici per capire se quel singolo bambino che abbiamo davanti è quello che si salverà o quello che non ce la farà, dalle 22 settimane di gestazione dobbiamo dare una chance a tutti. La stessa indeterminazione vale per l’handicap, che potrà colpire o non colpire, che sarà –quando presente- di varie entità, e soprattutto che alla nascita non abbiamo mezzi per prevedere. E togliamoci dalla testa che la vita dei disabili sia una vita “ingiusta”, che non merita di essere vissuta, perché seri studi mostrano che la qualità di vita riferita dai disabili (per esempio dagli ex prematuri o dai portatori di spina bifida) è pari a quella degli altri: sembra paradossale, ma è proprio così: la felicità personale non dipende dalla malattia o dal successo civile, ma dall’ambiente, da come siamo amati. Certo, la malattia è fatica e dolore; ma a fatica e dolore la società non può rispondere lasciando le donne sole di fronte alla scelta tra vita e morte… e arrivederci. Ed è singolare che in questi giorni sui giornali si sia tanto discusso su chi deve vivere e poco su cosa fare per accogliere, per le famiglie, per i disabili, per le barriere architettoniche, pregiudizi, bullismo.

    Ha da poco compiuto 18 anni James Gill un ragazzo nato dopo 22 settimane di gestazione; in Giappone la legge, visti i progressi scientifici, si è adeguata spostando già negli anni ‘90 il limite per l’aborto da 24 a 22 settimane. Non ci sembra di chiedere molto: adeguarsi alla medicina, dare una chance a tutti, non dare ai genitori la croce di una decisione che non spetta a considerazioni soggettive prendere.

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  11. Linkato pure io. Più link ci sono più probabilità che la prossima a cui capita gliela farà pagare.

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  12. Anche io ho segnalato il tuo post sul mio blog.

    Posso darti due suggerimenti?

    1) Secondo me è meglio chiamarla "contraccezione d'emergenza", perché rafforza l'idea che non si tratta di aborto ("pillola del giorno dopo" può creare confusione con la RU486)

    2) Sarebbe da fare un banner che linka a questo post. Io lo metterei certamente fisso sul blog.

    Grazie per il tuo impegno in una battaglia di civiltà!

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  13. Creato embrione con tre Dna diversi
    Gb, tre genitori: un uomo, due donne
    Nuovo esperimento nel campo della genetica. Alcuni scienziati inglesi avrebbero creato il primo embrione umano contenente il Dna di tre genitori, in una procedura che non ha precedenti al mondo. L'embrione, sviluppato con la fecondazione in vitro, contiene il Dna di un uomo e di due donne ed è stato prodotto come parte di un progetto di ricerca medica sulle malattie ereditarie da un team dell'università di Newcastle.


    Il team che si dice convinto di potere, grazie a questa nuova tecnica, 'abbattere' il rischio di una intera classe di malattie ereditarie, incluse alcune forme di epilessia. La tecnica, spiega la Bbc, può fare in modo che alcuni difetti genetici non vengano trasmessi ai propri figli e la si interpreta come un aiuto per le donne con difetti ai mitocondri, che possono provocare circa 50 malattie genetiche conosciute, alcune delle quali provocano disabilità più o meno gravi, altre anche la morte.

    Una donna ogni 6.500 è affetta da questo problema e al momento non esiste alcun trattamento per le malattie mitocondriali. Il tema dell'università di Newcastle ha effettuato, in pratica, un trapianto di mitocondri nell'embrione: l'esperimento è avvenuto su 10 embrioni abnormi 'avanzati' da un tradizionale trattamento per la fertilità. A poche ore dalla creazione il nucleo, contenente Dna della madre e del padre, è stato rimosso dall'embrione e impiantato nella cellula uovo di una donatrice il cui Dna era stato in gran parte rimosso. L'unica informazione genetica rimasta nell'uovo del donatore era ciò che controlla la produzione dei mitocondri, circa 16mila parti sui 3 miliardi che compongono il genoma umano.

    Gli embrioni poi hanno iniziato a svilupparsi normalmente, ma sono stati distrutti a sei giorni dall'operazione. Le parti di Dna che riguardano i mitocondri non contengono informazioni che definiscono gli attributi della persona e dunque, grazie all'utilizzo di questa tecnica, gli eventuali nascituri avrebbero elementi genetici di tre persone, ma la parte del Dna che determina l'aspetto e le altre caratteristiche della persona non avrebbe nulla a che fare con il donatore dell'uovo. Nonostante il team abbia avuto solo il permesso di portare avanti gli esperimenti di laboratorio e non di offrire questa tecnica come un vero e proprio trattamento, già si leva un "allarme etico".

    Io qua non ci voglio arrivare, non so se mi spiego.....
    sepoi non siete d'accordo....

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  14. A me la pillola del giorno dopo l'hanno data con tranquillità senza tanti isterismi. A Padova, dove studio, dai ginecologi viene considerata normale, un metodo anticoncezionale di urgenza, e non un aborto. D'altra parte il reparto non ha una grande fama per come tratta le donne... tutte scappano. Speriamo che la situazione migliori.
    Ciao grexia.

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  15. Intanto ho taggato il tuo post sul mio del.icio.us
    Poi sicuramente farò un mio post basato sul tuo.

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  16. Grandioso, ti metto subito tra i segnalati dell'aggregatore.
    Anche ad una mia amica anni fa è successa una cosa simile.

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  17. Sei diventato bravissimo
    :D


    (sono felice del fatto che qui non solo non venga rifiutato il trattamento farmacologico, ma che negli ospedali, a ginecologia, sia pieno di manifesti che incoraggiano a donare il sangue del cordone ombelicale, che esista addirittura per questo una banca toscana)

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  18. Ho copiato ed incollato, sperando di contribuire alla diffusione.

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  19. copioeincollo pure io.
    è una roba importante.

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  20. No no no, Ratzy non è gay!6 febbraio 2008 01:30:00 CET

    Questi farabutti dovrebbero passare un po' di tempo nelle patrie galere.

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  21. L'informazione corretta é una base essenziale per una Società civile, in tutti i campi.
    Ho appreso che in Lombardia, governata dal "verginello" cattolico, c'é stragrande maggioranza di medici obiettori in servizio poichè le assunzioni le dispone la Regione.
    E' vero?
    Denunciatelo!

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  22. Grazie a tutti. E grazie agli esperti di Soccorso Civile, che ci mettono a disposizione questi strumenti importanti.

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  23. Il comitato nazionale di bioetica riconosce l'obiezione di coscienza (vedi http://www.governo.it/bioetica/testi/contraccezione_emergenza.pdf sul sito del governo).

    Fonte Wikipedia.

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  24. Il Comitato Nazionale di Bioetica è notoriamente una specie di appendice della CEI...

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  25. Brematurata la supercazzola o scherziamo?! dire che il comitato nazionale di bioetica è un'appendice della CEI mi pare proprio un pregiudizio..... diciamo grosso solo come l'empire state building.
    leggetevi questo, anche se so già che non vi piace, poi ne riparliamo.
    L'ho recuperato in rete.
    Tratto da del 5 febbraio 2008
    Tramite il sito StranaU

    Quando mia madre rimase inaspettatamente incinta del suo quarto figlio aveva quarantaquattro anni; al terzo mese di gravidanza si ammalò. Le dissero che probabilmente era rosolia.

    Era il 1971, e non sembrò particolarmente eroico a nessuno che mamma continuasse tranquillamente la sua gravidanza, anche se si sapeva che poteva essere pericoloso per il figlio che portava in pancia. Non c’era la legge che regolava l’aborto, allora, e di abortire nessuno parlò mai. Mia sorella è nata senza problemi, e adesso è avvocato. Penso di aver sentito per la prima volta parlare di aborto alla televisione, quando qualche anno dopo si fece la legge: per me era qualcosa di lunare, perché non avevo mai sentito storie a riguardo, in casa, fra i parenti o anche in paese. E quando ho realizzato che nelle condizioni in cui si era trovata mia madre abortire sarebbe stato considerato consigliabile, ne ho avuto orrore.


    ***

    Quando cominciò la campagna referendaria del 1981 ero sinceramente convinta che l’aborto fosse un qualcosa che riguardava pochissime donne, che per motivi a me del tutto incomprensibili erano disposte a sottoporsi a torture assurde, e facevo sinceramente fatica a credere che ci fosse qualcuno pronto a farsi infilare proprio lì un ferro da calza, come quello che usavano le mie zie per la lana, e che era così chiaro che partorire era meno pericoloso, che sicuramente tutte quelle cose che ci dicevano sugli aborti clandestini non erano vere. Balle, panzane. Ricordo ancora in un incontro pubblico un sostenitore della 194 che raccontava di una ragazza minorenne disabile violentata e rimasta incinta, che si batteva disperata pugni sulla pancia per abortire. I toni erano molto drammatici e patetici, e nessuno di noi credette neanche a una parola. Ci dicevano che erano migliaia e migliaia in quelle condizioni, e io mi chiedevo dove fossero mai tutte quelle handicappate minorenni violentate incinta. Alle donne morte per aborto non ci pensavo. Mi dicevo che se qualcuno avesse spiegato loro che era tanto pericoloso, se avessero detto loro che potevano partorire il bambino e poi affidarlo ad altri, non avrebbero cercato di abortire e non sarebbero morte. La colpa era di chi le aveva portate lì, su quel tavolaccio col ferro da calza, ammesso e non concesso che le cose fossero andate veramente così, come le raccontavano i radicali.


    ***

    Credo sia giusto ricordare come si arrivò al referendum del 1981: nel marzo del 1978 si ratificò la 194. Nel 1980 i radicali raccolsero le firme per un referendum che ne avrebbe abolito alcuni articoli, facilitando il ricorso all’aborto. Se ci fosse stato solo il referendum radicale, gli italiani avrebbero quindi dovuto scegliere fra liberalizzare ancora di più la legge, oppure mantenerla (la stessa situazione si è ripetuta due anni fa, con la legge 40). L’ alternativa fu ritenuta inaccettabile. I cattolici proposero un ulteriore referendum, per abolire una parte sostanziale della 194, e limitare al massimo l’accesso all’aborto. Bisognava mettere una croce sul “si” della scheda verde. Scheda-verde-vota-si, divenne il nostro slogan. Ma non tutti erano d’accordo per la scelta referendaria. Molto interessante rileggere di Emilio Bonicelli “Gli anni di Erode”, un librettino militante allegato al settimanale cattolico “Il Sabato”. A pag.106 vengono spiegate le ragioni di quei cattolici che, pur contrari alla legge, non volevano un referendum:

    “Da una parte si fa osservare che una eventuale sconfitta renderebbe la 194 “intoccabile”, modificabile, se mai, solo in senso peggiorativo. L’uso del referendum favorirebbe anche la ricomposizione dello schieramento unitario laicista-marxista provocando un’ulteriore grave emarginazione dei cattolici. A livello politico potrebbe infine determinare fortissime tensioni sociali in una situazione già gravemente dilacerata”. Il referendum si fece, e tutto quello che temeva chi prevedeva la sconfitta si è puntualmente verificato.


    ***

    Il 18 maggio 1981 non ho potuto votare perché – per un mese - non ero ancora maggiorenne. Però la campagna referendaria l’ho fatta tutta: ero da poco entrata in Comunione e Liberazione, e in quella battaglia ho messo anima e corpo. Per mesi abbiamo partecipato ad assemblee infuocate ed incontri pubblici di una violenza verbale inaudita: stiamo parlando di piccoli paesi sulle colline marchigiane, ognuno “disteso come un vecchio addormentato”, come dice la canzone, ma i toni dello scontro erano sempre accesissimi, ovunque, e partecipare era una vera e propria sofferenza. Si gridava senza ascoltare, e ognuno era pregiudizialmente indifferente alle tesi altrui. Ma soprattutto la nostra difesa della vita nascente si scontrava con una dialettica che ci vedeva sempre perdenti. Ricordo in particolare un’assemblea in cui iniziai il mio intervento dicendo che l’aborto era un omicidio. La platea rumoreggiò, e mi fu chiesto se ritenevo che le donne fossero assassine. Rimasi zitta: non me la sentivo proprio di rispondere di si. Quella volta non sono più riuscita a parlare, sommersa da fischi e urla.

    Noi avevamo davanti agli occhi i feti uccisi, mentre la loro bandiera era quella delle donne morte di aborto clandestino, una lugubre battaglia fra rappresentanti di morti, e ci fronteggiavamo ostili e nemici.

    Organizzammo un porta a porta nel nostro paese, bussando letteralmente ad ogni casa, beccandoci insulti e sostegni, porte in faccia e accoglienze calorose; l’ultimo giorno abbiamo volantinato dentro la cantina sociale, distribuendo ai tavoli i facsimili delle schede elettorali con la croce sul “si”. Giravamo in coppia, come i carabinieri. Io ero insieme a Fabio, un ragazzo dei focolarini. Ci siamo rivisti l’anno scorso, dopo più di vent’anni, e ci siamo salutati come neanche due reduci di guerra.

    Sapevamo di andare incontro ad una sconfitta, che però fu più dura di quanto ci eravamo immaginati.

    Mi viene ancora adesso l’amaro in bocca a ripensare alle immagini in TV del trionfo dei fan della 194, radunati e gaudenti in una qualche piazza: pochi giorni prima c’era stato l’attentato al Papa, che era ancora ricoverato al Gemelli. In silenzio, guardavamo sullo schermo i nostri avversari festeggiare, e ci pareva che avessero sparato pure a noi. Alla sola idea di tornare a scuola e dover affrontare le facce dei vincitori, mi faceva male lo stomaco.


    ***

    Per me tutto è ricominciato un sabato pomeriggio di due anni fa. I primi di novembre del 2005. In Italia si discuteva della sperimentazione della pillola abortiva, ed avevo promesso a Nicoletta Tiliacos un pezzo per il Foglio. Mi sono seduta al computer pensando che un metodo così schifoso di abortire non poteva non aver fatto danni; su google ho digitato “death” e “Ru486”, ed è apparsa – non lo scorderò mai – la foto di una ragazza sorridente, bionda, giovane e bella. Ho conosciuto così Holly Patterson, morta all’indomani del suo diciottesimo compleanno, dopo aver abortito con la Ru486. Quella foto era insieme alla lettera con cui i suoi genitori ne raccontavano la morte, con cui denunciavano le autorità sanitarie americane, con cui puntavano il dito contro la pillola abortiva, la “kill pill”, che aveva ucciso la loro Holly. Era la prima volta, dopo tanti anni, che mi ritrovavo di fronte a una donna morta per aborto, ma stavolta non c’erano referendum, né – almeno allora così pensavo – battaglie da affrontare, e sono rimasta seduta davanti a quello schermo con l’unica preoccupazione di capire bene cosa fosse successo. In Italia non se ne era saputo niente, eppure quella ragazza era morta due anni prima, nel settembre del 2003.

    Lo dovevo assolutamente dire a qualcuno: prendo il telefono e chiamo Eugenia Roccella, che è in campagna e sta pulendo casa. Le racconto tutto, poi continuo a cercare in rete. E trovo che in quei due anni sono morte altre tre donne, in California, e prima ancora un’altra, in Canada, sempre per la stessa misteriosa infezione, dopo l’aborto chimico. Allora richiamo Eugenia, anche lei sempre più stupefatta, sebbene avessimo già letto, in un libro scritto da femministe americane e australiane, che la Ru486 era molto pericolosa. Dalla rete continuano a venir fuori centinaia di testimonianze: interventi in extremis su gravidanze extrauterine, emorragie, complicazioni cardiache, altre morti, racconti che sembrano presi a prestito da film dell’orrore. Sono le schede dell’Fda, l’ente americano di farmacovigilanza, con le segnalazioni spontanee delle donne che hanno sofferto eventi avversi dopo aver abortito con la Ru486.

    Oramai sono praticamente attaccata al telefono con Eugenia, che ha interrotto le pulizie e si è messa pure lei a cercare su internet. E’ l’inizio della nostra comune battaglia sulla pillola abortiva, e soprattutto l’inizio della nostra amicizia, militante e granitica.

    Per la prima volta mi sono resa conto veramente di cosa significasse morire per aborto. Non avevo mai considerato l’aborto dalla parte delle donne. Avevo letto tante testimonianze, negli anni, di donne che avevano abortito, e ne avevo conosciute alcune, ma Holly Patterson mi ha costretto a starci davanti in modo diverso. Ho letto le lettere della sua amica preferita, il racconto del suo fidanzato, le interviste a suo padre e a sua madre. E’ stato suo padre a condurre tutta la battaglia sulla Ru486: ha lottato a mani nude contro il mondo intero, da solo, soprattutto all’inizio, raccontando senza pudore la storia di sua figlia (non è facile per un padre spiegare in TV che la figlia è morta per aborto), per cui ha chiesto e sta ancora chiedendo giustizia. Ci siamo scritti, e ci ha ringraziato commosso quando ha visto che il libro sulla pillola abortiva, Eugenia ed io, lo abbiamo dedicato alla sua Holly. Così, in questi giorni, dopo aver scovato le sedici donne morte di aborto legale (per non parlare del numero indefinito, che non conosceremo mai, di cinesi, indiane, e chissà di quante sconosciute dei paesi in via di sviluppo, di cui nessuno si preoccupa mai), sono andata a rileggermi quel famoso libretto “Gli anni di Erode”, nei passi in cui si davano le cifre degli aborti clandestini italiani, e delle donne che ne morivano. A pag. 33 si riportano le parole del Prof. Bernardo Colombo, autore dello studio “più acuto e documentato svolto per definire le dimensioni della abortività clandestina, prima della introduzione della legge 194”.

    “Riconosco il mio scetticismo di fronte a stime che vadano al di là dei 200.000 aborti (clandestini, ndr) provocati all’anno nel nostro paese. Aggiungo che una cifra intorno ai 100.000 mi riuscirebbe più persuasiva”.

    Fra 100.000 e 200.000 aborti all’anno, in uno studio pubblicato su Medicina e Morale (la rivista dell’Università Cattolica) nel 1976, due anni prima che la 194 entrasse in vigore. Considerando che quest’anno gli aborti legali sono stati 130.000, di cui quasi un terzo di straniere, abbiamo la misura di quanto l’aborto fosse già diffuso tra le donne italiane anche prima che la legge entrasse in vigore. Io quel libretto l’avevo letto, riletto e anche venduto, al tempo del referendum, ma quei numeri mi erano sfuggiti allora, in tutta la loro enormità. Non li avevo visti. Quindi gli aborti erano tanti, anche prima che la 194 entrasse in vigore. E’ per questo che abbiamo perso il referendum. Anche considerando quei numeri nella loro stima più bassa, anche fossero stati “solo” centomila aborti all’anno, significava che le famiglie coinvolte erano tantissime: più o meno come adesso, almeno in numero assoluto.

    Per quanto riguarda le donne morte, Colombo parla di “alcune decine di casi all’anno”. Ho ritrovato un articolo apparso sulla Stampa nel 1977, nel quale si spiega perchè i numeri delle morti per aborto sbandierati dai radicali sono falsi, e con somma tranquillità si dice : “Nel 1972 sono morte, in Italia, per aborto 43 donne; per complicazioni della gravidanza del parto o del puerperio (che comprendono certamente altri aborti) 409”.

    Anche considerando “solo” 43 donne in un anno, si ha quasi una donna morta a settimana. E quante ne dovevano morire, per avere un allarme sociale? Quante ne dovevano morire, perché io me ne accorgessi? Perché non me ne ero resa conto? Se per esempio in Italia morisse non una donna a settimana, ma “solo” una donna al mese per aborto con la Ru486, cosa succederebbe? Cosa direbbe l’opinione pubblica? Cosa diremmo tutti noi? Molte donne morivano perché dopo un aborto clandestino, se c’erano complicazioni, erano restìe ad andare in ospedale: se le avessero scoperte sarebbe scattata la denuncia, e sarebbero state processate, con tutto quello che poteva significare un processo pubblico per aborto negli anni ’60 e ’70.


    ***

    Prima della 194 c’era il codice Rocco, che rubricava l’aborto come “delitto contro l’integrità e la sanità della stirpe”. Un problema per la stirpe italica, quindi, e non una maternità da soccorrere e sostenere.

    Ripensare alla questione aborto non significa cambiare idea. Io non ho cambiato idea rispetto a trent’anni fa. Non credo che la risposta agli aborti clandestini sia semplicemente legalizzarli. E sono ancora convinta che nessuna legge che autorizzi l’aborto, anche la più restrittiva, possa essere giusta. Credo invece che se già nei primi anni ‘70 c’erano tutti quegli aborti, e tutte quelle morti, allora su tutta la faccenda c’è stato un tragico errore di valutazione da parte nostra. Dovevamo evitare che le donne andassero in galera, e soprattutto dovevamo preoccuparci del fatto che tante donne fossero disposte a correre tanti pericoli pur di abortire: perché tutte quelle maternità difficili? Dov’era il problema? Di cosa non ci siamo accorti? Cosa è stato sottovalutato? Come si poteva intervenire a livello legislativo? Perché tanta difficoltà nel valorizzare la maternità? C’era qualcuno a cui quelle donne in difficoltà avrebbero potuto chiedere aiuto? Era solo l’avanzare della cosiddetta “modernità”, o c’era un altro tipo di disagio? Era anche il fatto, come ci diceva Don Giussani, che “il cristianesimo come presenza stabile non c’è più”?

    Penso che aprire a trent’anni di distanza un dibattito sull’aborto dovrebbe voler dire riflettere anche sui nostri errori, e su tutto questo. E poi non voglio più quel clima ideologico, quel muro contro muro di trent’anni fa. L’ideologia acceca, non serve a nessuno, non fa vedere la realtà, a nessuno. Quando fra le lettere sulla moratoria ritrovo, a volte, quei toni, non ne sono affatto contenta. Mi ha molto rincuorato ascoltare il Cardinale Ruini, qualche sera fa, a Otto e Mezzo. Le sue parole di riconciliazione cristiana, di accoglienza, pronunciate senza rinunciare a dire la verità, possono essere sicuramente un punto di incontro per tanti, anche di fronti opposti.

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  26. Ruini che dice parole di riconciliazione?
    Mi giunge nuovo, non fidiamoci di questi lupi travestiti da agnelli.

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  27. Per Nico: ecco la dimostrazione di chi ha dei pregiudizi!
    Blinda!

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  28. “dire che il comitato nazionale di bioetica è un'appendice della CEI mi pare proprio un pregiudizio”

    E’ praticamente un dato di fatto. Informati sulla composizione del CNB e sulle recenti vicende che ne hanno modificato l’organico.

    Al di la’ di questo resta inspiegabile il perché di questo lungo pistolotto che hai incollato qui; in cui una militante squallidamente sostiene che per lei “tutto ricomincia” quando legge di una ragazza morta per la ru486 (notizia che sembra quasi rallegrarla), in cui si parla a lungo di evitare l’aborto senza mai nominare contraccezione ed educazione sessuale (alle quali i cattolici sono assurdamente contrari).
    Comunque, a proposito di ru486 non c’è polemica piu’ ritrita, falsa e strumentale di questa: la mortalità dell ru486 è bassissima, non dissimile da quella di (praticamente) tutti i farmaci; non c’è stato un solo caso in europa (tutti i casi riportati- meno di una decina in tutto su quasi un milione- sono stati in america) e soprattutto il farmaco è stato sperimantato e ritenuto sicuro in tutta europa, tranne le bigotte italia e irlanda.

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  29. ripeto e ribadisco qui mi pare che circolano troppi pregiudizi e poi gli Irlandesi sono anche più simpatici degli Italiani!

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  30. I medici obbiettori , son quelli che prima della 194, facevano aborti privatamente , dalle 500 mila lire al milione , nei studi privati .Ora son diventati obbiettori, perchè non intescano più fior di quattrini !

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  31. mi perdoni, ma blindo alla supercazzola prematurata con un po' di comitato etico, ritengo che i metodi anticoncezionali come se fosse antani,siano una questione di coscienza personale...capisci?

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  32. quindi io le potrei dire solo le due cose come viceprimario, che il rashiamento con scappellamento a destra, risulta deleterio pel l'endometrio, pertanto con terapiatapioca come se fosse antani la supercazzola ha pero i contatti con terapia tapioka in ospedale.

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  33. Con forti motivazioni, soprattutto.

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  34. GRANDE (prendo e copio ) ;) !!!

    .. comunque .. non ho parole .. è assurdo tutto cio' ..

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  35. Mi permetto anch'io. Bravo.

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  36. Solo e felice? c'è qualcosa che non va......

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  37. è assurda l'esistenza di post come questo.....

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  38. Non ho dubbi ma umn conto è non seminare, un conto è estirpare!

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  39. Ragazzi, fate una cosa intelligente, stasera c'è ......altrimenti ci arrabbiamo!guardatelo e poi cercate di ragionare un pò....

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  40. Quello che non capisco è l’ostinazione nel voler negare la vita ai nati prematuri* solo perché i genitori non li vogliono accogliere. Eppure si sa che per legge la mamma può disconoscere il figlio e lasciarlo alla cura di altri, perchè il bimbo, appena nato, è un nuovo cittadino che è titolare di tutti i diritti dei cittadini italiani.

    Mi pare che si stia arrivando alla convinzione che ciascuno abbia il diritto di disporre della vita del più debole a suo piacimento, anche se si tratta si sopprimerla.

    Dapprima si parlava delle donne che abortivano clandestinamente, la cui salute, anche se avevano soppresso una vita umana, doveva giustamente essere tutelata per non avere due morti invece che una sola, sia pure tristissima.

    Poi si è voluto enfatizzare al massimo il problema della salute della madre che sarebbe messa in pericolo dalla vita del figlio (ma pare che qualche gravidanza invece sia salutare per la mamma**)

    Quindi si è parlato di stupri o violenze sulla madre che legittimerebbero la soppressione del bambino.

    Qualche giorno fa in un commento qualcuno ha affermato che tutto ciò che è scomodo va eliminato per consentire una vita più gradevole.

    Insomma con un lento e progressivo procedimento si arrivati a far sì che un provvedimento da prendere in circostanze eccezionali (l’aborto) favorisse una mentalità che arriva a negare anche il diritto di esistere a chi crea qualche problema alle persone sane e che vogliono star comode.***

    Di questo passo anche l’eutanasia sarà una pietosa e ipocrita eliminazione di situazioni o persone problematiche, che dapprima saranno i moribondi, poi saranno i portatori di handicap, poi i colpiti da malattia mentale, poi i tetraplegici in seguito a qualche incidente, poi ancora chi è affetto da grave depressione, o chi è portatore sano di qualche malattia genetica…

    Credo che una sana riflessione porti a concludere che di questo passo si va verso l’autodistruzione dell’umanità.

    Ma non è più semplice seguire il precetto evangelico dell’amore reciproco?

    “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amati” “Nessuno ha amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici”

    L’unica alternativa alla catastrofe è solo l’amore vero.

    ********

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  41. certo che sto spamming fondamentalista rovina i commenti. ottimo post!

    all'anonimo di amici miei: questione di coscienza un par de palle, se certe cose urtano coscienza si fa un altro lavoro! nessuno obbliga nessuno a fare i ginecologi o i farmacisti, io a suo tempo fui obiettore di coscienza all'uso delle armi, non pretendo un posto nell'esercito!

    RispondiElimina
  42. l'obiezione di coscienza dovrebbe essere riformata come segue:

    -possono essere obiettori di coscienza soltanti i medici che abbiano iniziato la specializzazione in ginecologia prima dell'entrata in vigore della legge 194.

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  43. per gabriele: non vedo il perchè.

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  44. eccovi qua la soluzione dfinitiva, cari amici.
    Questi "cattolici"!
    Ho letto ieri una bella testimonianza su Libero, firmata da Nicholas Farrell. Racconta di come in gioventù costui avesse istigato all'aborto la ragazza che aveva messo incinta, la quale, in un primo tempo, ripeteva, riferendosi al figlio, "lo voglio, lo voglio, lo voglio". Poi, vinta dalle circostanze, aveva abortito. Si chiamava Anna Claudia e pare che fosse molto bella. Dopo il fattaccio i due si sono persi di vista. Avventure, per divertirsi, da irresponsabili, da cretini.
    "Dopo tanti anni - racconta Farrell - ci siamo rivisti. Sentiva sempre delle voci, mi spiegava. Era diventata grassa. Colpa degli psicofarmaci che prendeva per combattere quelle voci. Era diventata una zombie". Una donna distrutta. Una donna infelice. Una povera vittima.

    L'accusa che si fa a un "cattolico" è di non aver pietà per queste donne. Per quelle che ricorrono all'aborto. L'accusa è di non capire, non riuscire a comprendere. Ma è un'accusa che va ributtata in faccia a coloro che propongono l'aborto come la soluzione dei mali. Perché è chi propone l'aborto ad essere davvero senza pietà, e di quella povera donna che andrà ad abortire non gliene frega proprio niente.
    Chissà quante Anna Claudia esistono al mondo. Chissà quante donne si sono rovinate la vita a quel modo, e non possono fare più niente per tornare indietro. Chissà quante donne sono rimaste schiave della volontà e del piacere di un uomo, che le ha lasciate sole con il loro pesante problema, come ha fatto Farrell. E' proprio la pietà nei confronti di queste povere donne che ci fa gridare contro l'aborto con tutta la voce che abbiamo.

    Ma il "cattolico" non grida soltanto. Opera. Ieri era la trentesima Giornata per la Vita. La tradizione è iniziata nel 1978. La celebrazione è servita anche per ricordare l'impegno di quanti (sfidando il totale disinteresse dello Stato e l'ostilità di certe forze politiche) da trent'anni cercano di aiutare le donne in difficoltà davanti ad una gravidanza.
    I Centri di Aiuto alla Vita in Italia hanno salvato fino ad oggi 100.000 bambini.
    Come? Fornendo assistenza materiale, psicologica, medico-legale; aprendo case d'accoglienza per ragazze madri che hanno problemi con le loro famiglie; offrendo un'amicizia, una compagnia a donne lasciate sole col loro problema. Nella maggioranza dei casi senza ricevere il minimo sostegno economico dallo Stato.

    Non pretendete da un "cattolico" che faccia la pubblicità del preservativo. Per questo bastano gli spot di Ambra Angiolini. E' una cosa troppo facile. Pretendete piuttosto qualcosa di più difficile: che si faccia carico del prossimo. Pretendete che faccia quello che la legge 194 predica, ma che nessuno in Italia realizza davvero. Pretendete che eroicamente resista all'interno della clinica Mangiagalli di Milano (centrale storica dell'aborto legale), accusato di "generare sensi di colpa nelle donne", nel momento in cui sta cercando di aiutarle davvero.
    C'è un numero verde (8008-13000) in funzione 24 ore su 24 chiamato S.O.S. VITA, dove si può trovare aiuto in caso di: una gravidanza difficile o inaspettata; un eventuale rischio di aborto e/o abbandono del neonato; una diagnosi prenatale che porterebbe all'aborto "terapeutico"; una crisi depressiva dopo un aborto o ripetuti aborti; ogni altro problema relativo all'attesa di un figlio.
    E' immondo che questo tipo di interventi ricadano esclusivamente sulle spalle di uomini e donne di buona volontà.
    E' abominevole che gente trista come il segretario dei radicali milanesi Valerio Federico faccia una campagna contro queste persone, perché non ricevano finanziamenti pubblici.
    E' indegno che sull'opera di questi centri non vi siano pubblicità in televisione e su tutti i mass media.

    Ma forse Farrell ha ragione: "Per vincere la lotta politica riguardo questo omicidio volontario bisogna urgentemente sottrarre la questione dagli ambiti contro-produttivi del mondo cattolico. Quando ci sono Chiesa e preti nel mezzo, nel bene e nel male, troppa gente spegne la tv. Non ascolta. Punto".
    Oggi il problema è che un cattolico è un "cattolico". E anche se fa miracoli, un "cattolico" resta. Sono d'accordo con Farrell, e in attesa che qualche non cattolico, come lui, faccia qualcosa, benedico Dio di averci mandato un Giuliano Ferrara.
    Un non "cattolico" che ha il "peso" giusto per parlare di certe cose. Ed essere ascoltato.

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  45. se solo passasse il principio di autodeterminazione... senza discorsi strappalacrime o infervorati da toni ideologici, perche una donne non puo essere lasciata libera di decidere da sola, consultando spontaneamente chi ritiene piu giusto? perche la legge deve obbligare alcuni comportamenti legati alla sfera piu intima di un essere umano, che prima che a un clero, a un dio, a un partito o ad un farmacista DEVE RENDERE CONTO A SE STESSO! perche dovete imporre senza rispettare la libertà personale, chi vi ha dato questa licenza di giudicare meglio di tutti? se siete moralmente contrari all'aborto NON PRATICATELO, spiegatevi nei mass media MA NON POTETE DECIDERE ARBITRARIAMENTE UNA NORMATIVA NAZIONALE a tutela di tutti i cittadini... ma duemila anni di potere annebbia anche le menti dei piu savi

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  46. Non ho potere, e poi non sono (ancora) così vecchio!

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  47. Non sono fondamentalista, sono solo Lello Mascetti, amico di quell'abortista (pentito) del professor Sassaroli.

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  48. Ottimo Ale.

    P.S.
    Non penso di amare l'anonimo...

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  49. io lo vedo il perché: se eri già ginecologo quando è entrata in vigore la 194, posso anche capire che tu possa essere obiettore, dopo no, perché hai fatto degli studi per poi fare un lavoro che sapevi ti avrebbe portato ad attuare delle interruzioni di gravidanza. medico obiettore è un ossimoro, è come pacifista guerrafondaio, animalista che pratica la vivisezione, ecc. con la differenza che è tutelato da una legge assurda. (pensate al ricercatore di casa farmaceutica che si rifiuta i test sugli animali ma poi il 27 passa a ritirare lo sripendio, non lo trovate assurdo? non pensate che dovrebbe cambiare lavoro?)

    RispondiElimina
  50. no, il ricercatore un dovrebbe mica cambiar lavoro!
    eppoi li si parla d'animali mica di omini!

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  51. ma perche quella degli animali non è vita? che è adesso siete anche relativisti? eppure c'era un tale san francesco che non la vedeva proprio cosi, ma ormai sono sempre 2000 anni che invece di dare a cesare quel che gli spetta prendete tutto (pure gli spicci la domanica)

    RispondiElimina
  52. òvvia, qui mi par che siete voialtri che vi volete pigliar tutto.....
    pure quel che uno dovrebbe decodere da solo, e se c'è il conflitto mi par giusto tutelar il più debole, parmi...
    oh che voi dite?

    RispondiElimina
  53. forse la grande distanza fra le due posizione è che una riconosce una sfera inviolabile dell'individuo, l'altra riconosce una verità superiore a qualsiasi individuo in nome della quale è lecito imporre norme (etico-comportamentali) di valore universale superiori ad ogni possibile scelta individuale... o no?

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  54. Brematurata la supercazzola o scherziamo? no, mi consenta ma l'utilizzo dei progestinici ad alte concentrazioni, come se fosse antani,esercitano un effetto inibente l'attecchimento della morula all'endometrio con terapia tapioca, quindi non si puo' parlare di fecondazione blinda, senza contare posterdati anche un pochino antani in clinica privata, con un po' di raschiamento. Sbidicuda anche a voi

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  55. Rilancio anch'io.
    Saluti, Alessandra :)

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  56. che uomini ridicoli questi dottori..un'ottima idea questo post.

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  57. ciao a tutti ragazzi! vi aggregate anche voi al PDL?
    (senza supercazzole inutili, grazie,quelle è meglio lasciarle a sinistra, mi pare chiaro)

    RispondiElimina
  58. Ho linkato questo tuo post nel mio blog.
    Dovevo dirtelo prima, se è un problema dimmelo, rimedio subito.
    Grazie
    Elettra

    RispondiElimina
  59. ah ah ah! siete ancora qui!

    Voi permettete, vero?

    Imparare l’arte della supercazzola è difficile quanto spassoso…e poi chiedo se non mai avessero tutti avuto una parte antioco…che ne sarebbe…giusto?


    Ne sarebbe che il pusterdati prematurerebbe a seconda del fatto che cessi il solfato, oppure il lago. E’ evidente.



    Ma, scusate… non ho capito una cosa in tutto questo: ma se io blindo sulla destra dell’armandata storica, non è meglio fluttuare nell’azione fisica carburando lo stortolo?? rispondete!



    Beh lo stortolo carburato non si sbrindola fluttuando bensì assumendo un atteggiamento come se fosse molto carico. Per quanto concerne l’armandata storica, di seguito devi blindare, se no… antioca.



    io capisco che per un uomo è difficile la cavalcate merianica ma non deve essere un mussabbani con il capitolo 5 perchè il compelesso io leggo il 6 ma non si usa un mezzo tecnico ma scientifico e mediamente balistico non che il preside usa le triangolastinanono per la dontina.


    Caro amici, permettetemi: se ti basi su un kernel riolitico con chiamate a posteriori é inevitabile che assembly per due, senza stringa. Windows certamente esterna come se Linux fosse algoritmo in Vista con defrag a destra moltiplicato per due senza Ubuntu, ma inevitabilmente lagga. Ma se consideriamo l’intervento paragnostico, senza frammentazione, possiamo osservare un’invarianza di frequenza, parametrico di logaritmo come aumento del tempo di seek, come se fosse aggiunti anzichè no. Quindi anche col kernel prematurato è possibile osservare un’incremento a runtime del costo del clock sul mercato, indipendentemente da Windows, con o senza vista, secondo il codice.



    mah io penso ke ritornando al discorso della sinerurgia perineale la sipermaturata sinestasi
    nn ha metatesi quantitativa e quindi l’orologio nn puo continuare nello ssfintere analgico percosso da un tubo mah.cioè mi spiego dico d no ma è qst che il senso dv ammetere x i cristiani assendo??


    Scusate…ma scherziamo??? non bisogna trascendere nel posterdato discorso della tapioca manifesta, altrimenti anche per 2 o per 4 con trazione lampadata di tastiera, che secondo il principio dei vasi comunicanti blinda entrando dall’uscita della cofaldina si esce dall’entrata di Sezze con vallecole spinose, il tutto mescolato ad una buona dose di Antani prematurato, e perchè no, anche di Antibodi scappellati dalla destra alla sinistra.
    Come Vicesindaco….ho qualche speranza?


    Tutto parte da trent’antani dopo la scoperta dello sbiriguda veniale, quand’ancora i fuochi fatui erano in due come se fosse antani per quattro. Che poi, mi permetta, se si svolge l’anfratto poi come si recupera lo scappellamento a destra?


    E’ impossibile perchè il posterdati si rifà alla concezione anafestica del discorso moltiplicando in tal senso le sbiriguda, inoltre vorrei ricordare ai più che talvolta a destra non è possibile perchè il tappo influisce sul tarapia. Ivito a riflettere anche per l’attenzione quando la spina si perralda con una certa tendenza al ritorno.

    ma cosa dice??? se pergunto la sbitratta televisiva non sembra credibile la sghimbesciata del paralume con sblinda della supercazzola bitrumata.


    si ma come se fosse antani anche in due ci sono due scuole di pensiero!!! cioè mi spiego: se il tritolo stuzzica,SCOPPIA XKè la mucca nell’olio fritto nn gemisce!!!


    si ma la mucca sbridula come se fosseantani per due tipo la supercazzola dipendente del giorgio

    Questo tanto per chiarire che qui ci sono dei dilettanti, visto il tenore della discussione.

    RispondiElimina
  60. ma come funzione, io fumo e sti altri anonimi stanno fatti??

    RispondiElimina
  61. Ciao. Mi chiedevo come puoi affermare che la pillola del giorno dopo non sia un presidio abortivo... come può definirsi anticoncezionale un qualcosa che agisce quando il concepimento è avvenuto? La pillola del giorno dopo impedisce all'embrione, se presente, di annidarsi nell'utero. Quindi è un presidio abortivo perchè abortisce l'eventuale embrione. So che non è il mio un commento dei soliti che ti trovi, ma credo che bisogna fare informazione vera e non slogan mal-informati. Stai bene Kocc

    RispondiElimina
  62. Caro Kocc,
    s vai a http://it.wikipedia.org/wiki/Pillola_del_giorno_dopo , leggerai che:

    ".....La pillola del giorno dopo è un metodo di contraccezione d'emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale, bloccando l'ovulazione. In seguito alla sentenza del T.A.R. del Lazio n. 8465/2001 la ditta produttrice della pillola del giorno dopo è stata obbligata a scrivere nel foglio illustrativo che il farmaco impedisce l'impianto dell'ovulo eventualmente fecondato, ma nel 2005 il Dipartimento di Salute Riproduttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che “la contraccezione di emergenza con levonorgestrel ha dimostrato di prevenire l’ovulazione e di non avere alcun rilevabile effetto sull’endometrio (la mucosa uterina) o sui livelli di progesterone, quando somministrata dopo l’ovulazione”, escludendo quindi un effetto intercettivo su un eventuale ovulo fecondato."

    Come vedi, informazione vera, non certo slogan. Il gestore del blog è persona competente e informata.

    RispondiElimina
  63. Sono dolente di ribadire quanto prima espresso: intanto perchè la donna dovrebbe essere in grado di conoscere la propria fertilità per sapere con esattezza il periodo ovulatorio, cosa assai rara per chi vive la fertilità come un nemico da combattere e non una parte di se da conoscere (cosa invece normale per chi utilizza, ad esempio, il metodo Billings per conoscere, davvero, la propria fertilità).
    Quindi tu credi davvero che se la cellula uovo fosse già presente. l'eventuale gravidanza avrebbe il suo decorso normale dopo l'uso di codesto anticoncezionale "di emergenza"? suvvia...
    Con stima, Kocc

    RispondiElimina
  64. La città e la gente



    L'uomo con la faccia affilata seduto alla scrivania sollevò lo sguardo dal palmare. Quando la coppia fece il suo ingresso per un attimo strinse gli occhi. "Accomodatevi, accomodatevi. Noi ci conosciamo, forse?"
    Miriam disse "E' stato molti anni fa, nel..."
    "Ah, sì, ora ricordo." L'uomo con la faccia affilata sorrise freddamente. "Il mio precedente incarico. E' passato parecchio tempo, vero? Vi trovo bene."
    "Ce la caviamo", rispose Matteo.
    L'uomo alla scrivania posò il palmare. Sospirò. "Penso immaginiate perchè siete qui..."
    "L'831", fece Miriam.
    "Esatto, la legge 831." Confermò il loro interlocutore. "Vedo qui che avete fatto ricorso. Ma il ricorso è stato rifiutato."
    I due coniugi si guardarono. Matteo fece un cenno, come a dire: "Te l'avevo detto", poi si voltò verso la scrivania ingombra di fascicoli.
    "Posso capire il mio caso. Il mio problema genetico. Ma mia moglie?
    L'uomo dalla faccia affilata consultò il palmare. "Ah, giusto, sua moglie. Allora..."
    Picchiettò con l'unghia si alcuni tastini. "Ecco. Sua moglie...ovviamente non è consapevole della sua deviazione. Questo la dispensa dal firmare il suo certificato di riconversione."
    "Per l'amore del cielo", disse Miriam, "ho braccia, gambe, piedi, occhi per vedere, orecchie per sentire. Ditemi cosa è sbagliato in me."
    "L'esame medico evidenzia molti scostamenti dalla normalità. La sua altezza è inferiore del 12% rispetto alla media della popolazione, e questa è una deviazione significativa. C'è una leggera differenza nella lunghezza delle braccia, il destro è lungo quasi un centimetro e mezzo in più rispetto al sinistro, mentre la discrepanza normale è un centimetro. Le gambe sono della stessa lunghezza, mentre la media nazionale sono due millimetri della sinistra sulla destra. Sudorazione eccessiva, di origine genetica, nella misura del 40% superiore al limite normativo. Tendenza alla psoriasi, di origine genetica. Presenti i geni XCF8 e ZBN25, caratteristica di meno dello 0,8% della popolazione. Predisposizione genetica al raffreddore. Devo continuare?"
    "E questo cosa sarebbe?" Disse Matteo a voce bassa e controllata a stento, stringendo i pugni, senza osare guardare in faccia il suo interlocutore.
    "Una significativa deviazione dalla Norma, e difettosità genetica diffusa. Come vedete ci sono solide basi scientifiche. L'ammetto", fece l'uomo dalla faccia affilata, "di per sè tutto questo probabilmente non basterebbe a raccomandare la riconversione. Di solito tendiamo a chiudere un occhio, in questi casi. Ci sono già lungaggini sufficienti con i casi più gravi...come il suo." Indirizzò una smorfia a Matteo. "Ma si è dovuto considerare il vostro particolare stato di...ribellione all'autorità costituita."
    "Ma noi paghiamo le tasse, e mai..."
    "Sapete bene cosa intendo. Fui io stesso a consigliarvi di lasciare perdere quella gravidanza. Non mi avete dato ascolto e adesso ne pagate le conseguenze. Non possiamo permettere a chi minaccia la salute pubblica mettendo al mondo degli infelici di passarla liscia. E' una scelta di giustizia e civiltà, dato che avete dimostrato di non avere a cuore il supremo interesse dell'Uomo. Se rifiutate di seguire le leggi e i consigli che vi sono dati per il vostro stesso bene di fatto vi ponete al di fuori della comunità, violate i diritti del popolo e dei vostri concittadini ad avere una vita sana e felice. La vostra opposizione è volere portare delle convinzioni personali in un dibattito democratico. Come i diritti della donna superano quelli del feto, così quelli della società hanno la prevalenza su quelli del singolo individuo."
    L'uomo con la faccia sottile sorrise ancora. "Siccome non siete in grado di decidere autonomamente credo che la IOG, l'Interruzione Obbligatoria di Gravidanza, sia un provvedimento troppo debole per voi. Dispongo quindi che veniate sottoposti a riconversione riproduttiva entro dieci giorni, con sterilizzazione. Il vostro matrimonio è sciolto d'ufficio. Potete continuare a vivere insieme oppure trasferirvi ai centri di riconversione, e fare domanda per un nuovo appartamento entro sessanta giorni all'autorità competente..."
    "What is the city but not the people?" disse Matteo.
    "Prego?" Fece il suo interlocutore perplesso.
    "'Cos'è la città se non la gente?' Shakespeare. E' una citazione di Shakespeare."
    "Ah, non la conoscevo. Allora, per concludere, voi e i vostri figli..."
    "Anche i nostri figli?" Miriam si portò una mano alla bocca.
    "Certamente. Non vorrete lasciarli senza mezzi di sussistenza. Già adesso siete in difficoltà, senza un lavoro regolare. Lo Stato penserà a loro. E' una responsabilita' drammatica, ma di cui dobbiamo farci carico. Sono sicuro che accoglieranno la notizia con sollievo. Naturalmente se avessero meno di cinque anni sarebbero sottoposti ad Interruzione Extrauterina Obbligatoria, non essendo del tutto formati, ma mi pare siano oltre il limite di legge e quindi non sia possibile abortirli."
    Ripose il palmare sul tavolo. "Ci tengo a sottolineare che il presentarsi per la riconversione è una scelta consapevole e libera, mai una imposizione dall'esterno. Altrimenti scivoleremmo nell'autoritarismo. Naturalmente, se non vi presentaste dovremmo dedurne che avete problemi di sanità mentale e quindi disporre il ricovero obbligatorio in apposita struttura e, nei casi irrecuperabili, il trattamento di Dolce Abbandono."
    Il sorriso si fece più largo. "Non vi trattengo oltre. Riceverete tutta la documentazione e, se il caso, una visita dei nostri assistenti sociali. Non c'è altro, buona sera."
    I due uscirono barcollando, sorreggendosi l'un l'altro. L'uomo dalla faccia affilata li guardò chiudersi la porta alle spalle. La stanza rimase vuota. Si distese sulla poltrona, guardando il soffitto. Parlando apparentemente a se stesso, disse con voce quieta "Non penso si presenteranno. Certa gente non capisce cos'è bene. Assistenza, prendere nota: necessità sorveglianza continua."
    Tenendo gli occhi chiusi si massaggiò per qualche istante il naso con le dita, poi sospirò e si drizzò a sedere. E quindi, a voce alta: "Avanti i prossimi..."

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  65. caro (e un po' presuntuoso) koccbarma,
    è bello sapere che ne sai piu' dell'organizzazione mondiale della sanità. non immaginavo che sul web ci fossero tanti geni inespressi e sconosciuti. Comunque prima di parlare di cose che conosci poco o niente informati.

    http://www.lucacoscioni.it/pillola_del_giorno_dopo

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  66. per deb. sicuro di saperne di più?

    RispondiElimina
  67. Caro Deb,
    Non mi ritengo presuntuoso, ma sicuramente pongo domande a cui è difficile dare una risposta, visto che neanche tu l'hai fatto...
    Con stima, Kocc

    RispondiElimina
  68. ciao metil, un po' in ritardo, ma copio anche io.

    grazie per le informazioni.

    E&D
    http://erisdysnomia.wordpress.com/

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  69. Per Kocc: Le domande che poni sono estremamente semplici: la risposta è molto chiara ed univoca, te l'ho già data e se non l'hai capita non ci posso far molto: provo a scrivertela piu' grande.
    LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO NON E' ABORTIVA E NON INCIDE SULL' ANNIDAMENTO DELLO ZIGOTE EVENTUALMENTE GIA' AVVENUTO.
    Ti ho anche inviato link autorevoli che lo riportano, citando tra l'altro come riferimento "solo" l'OMS.
    Capisco che non ti piaccia ma è così. Fattene una ragione.


    ps a volte mi chiedo se parliamo la stessa lingua....

    RispondiElimina
  70. allora deb, scusa, ma in sostanza non serve a niente?

    RispondiElimina
  71. Proviamo ad aprire la mente agli anonimi:

    "Contrariamente a quanto molti credono, non si rimane incinta al momento del rapporto, ma nei giorni successivi, quando ci sarà l’ovulazione. Di solito, quando c’è l’ovulazione gli spermatozoi sono già lì in agguato. E’ in questo intervallo che agisce la contraccezione di emergenza."

    Se la prendi tardi non serve a nulla e non ha effetto. Prima la prendi e meglio è. MNa se devi girare per trovare un medico/farmacista non obbiettore non aiuta.

    RispondiElimina
  72. quello che stavo cercando, grazie

    RispondiElimina
  73. La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

    RispondiElimina

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