Archive for febbraio 2008

Bentornato

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Sulla Luna, per piacere, non mandate un generale: ne farebbe una caserma con la tromba e il caporale. Non mandateci un banchiere sul satellite d’argento, o lo mette in cassaforte per mostrarlo a pagamento. Non mandateci un ministro col suo seguito di uscieri: empirebbe di scartoffie i lunatici crateri. Ha da essere un poeta sulla Luna ad allunare: con la testa nella Luna lui da un pezzo ci sa stare... A sognar i più bei sogniè da un pezzo abituato: sa sperare l’impossibile anche quando è disperato. Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori, sulla Luna e sulla Terra fate largo ai sognatori!
G. Rodari Per un buon ritorno a casa. Cla

* in nome alla par condicio

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Io adoro Paola Binetti. http://desaparecidos.ilcannocchiale.it

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se si mettono vicine le foto di bush e di ahmadinejad si noterà una certa somiglianza: sono gli occhi, così vicini, e così lontani dal mondo altro, occhi di sonnambuli un po' febbricitanti che a volte fanno pensare allo stolido, al visionario senza luce, all'autistico affaticato per troppa pigrizia. la sua ossessione per israele ricorda quella di hitler; le sue parole, in cui crede ma che usa come provocazione, fanno pensare a quei tizi che di notte in camera (anche mentre chattano magari) si raccontano le cose da soli e si applaudono, arresi al loro sonnambulismo. c'è un fatto: ahmadinejad avrà presto un dito sul pulsante di una bomba nucleare. è vero, bush ce l'ha da tempo, ma in u.s.a. le cose funzionano in altro modo che in iran, anche se c'è comunque da essere preoccupati. non so se il mondo finirà con una guerra nucleare o piuttosto una catastrofe naturale: alla fine credo siano la stessa cosa. che cosa si potrà rimpiangere oltre a bach, a shakespeare e al cinema dei coen? ogni iraniano che ha votato per ahmadinejad è responsabile quanto lui. allo stesso modo è responsabile chi fa il saluto fascista in uno stadio, o chi sostiene di voler difendere la vita ad ogni costo (vedi legge 194) muovendosi circonfuso del bagliore delle sue stesse nebulose parole non sapendo quello che dice. i sognatori sono la vera tara del mondo. non per il voto ad ahmadinejad ma perché alla radice del devastante metastatico male c'è un cretino con gli occhi vicini, e lontani. credo che anche la binetti, mi pare di sì, abbia gli occhi vicini. adlimina (grazie a rip)

Regalami un post (parte seconda)

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Il titolare del blog sarà assente fino a venerdì: nel frattempo, chiede ai suoi lettori di regalargli un post mettendolo direttamente qua dentro. Si veda la colonna qua a destra per istruzioni e dettagli. I vostri post appariranno nel consueto ordine cronologico decrescente sotto questo disclaimer. Vi prego di segnalare nei commenti a questo post eventuali malfunzionamenti o difficoltà (potrebbe darsi che il sistema si blocchi per l'alto numero di accessi attraverso lo stesso account): in tal caso un angelo (o un demonio, chissà) provvederà a risolvere la cosa cambiando il nome utente da inserire per l'accesso. Grazie a tutti.

La religione spiegata da mio figlio

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Padre: "E tu ci credi alla religione?" Figlio: "Be', diciamo che quando muoio e vado in paradiso lo chiedo al bisnonno, se siamo davvero in paradiso o è solo un sogno; però c'è un problema". Padre: "Quale?" Figlio: "Che non so se lo riconosco, perché in paradiso si ringiovanisce tutti un pochino". Padre: "Ma tu sei sicuro di questa cosa?" Figlio: "Ma sii, lo sanno tutti, è ovvio no?" Padre: "Be', per il nonno non sarà un problema: da giovane era quasi uguale". Figlio: "Ma come lo sai, che non eri ancora nato?" Padre: "Dai, ci sono le foto". Figlio: "Allora facciamo così: un po' prima di morire controllo tutte le foto, così ce le ho presente".

Al posto della Berté

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Potrebbe seriamente vincere Sanremo, altro che Frankie Hi-NRG! Lameduck

Cur sponse velentur

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Quod femine, dum maritantur, velantur, scilicet ut noverint semper se viris suis esse subiectas et humiles. (dal Decretum di Ivo di Chartres)
Ovvero: nel matrimonio cattolico la donna indossa il velo "perché sappia di dover essere sempre umile e sottomessa al proprio uomo." Se obiettaste che dal 1100 ad oggi la morale familiare nella Chiesa Cattolica si deve essere evoluta, Papa Benedetto XVI dovrebbe rispondervi che il concetto di evoluzione nell'etica è sbagliato: il relativismo è il male del secolo, quindi la morale nella famiglia naturale non può e non deve cambiare... E voi, donne, state al vostro posto. klochov

Emergenza rifiuti? No problem: ci pensa la "santa alleanza"!

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Il "supercommissario" Gianni De Gennaro va a discutere del problema rifiuti con il cardinale Sepe.

Il cardinale Sepe ha già provato, in una seduta “straordinaria”, a far sciogliere il sangue di San Gennaro, convinto che se questo fosse successo, Napoli e provincia sarebbero riemerse dalle montagne di rifiuti.

Uno “stargate”, si sarebbe aperto creando un istantaneo collegamento spazio temporale con le “sfere celesti” e avrebbe inglobato le tonnellate di rifiuti che, dopo pochi attimi, sarebbero stati restituiti riciclati.

Allora Sepe avrebbe riposto l’ampolla con il sangue del santo e si sarebbe celebrato un giubileo lungo una vita.

San Gennaro avrebbe registrato così tanti nuovi elettori che si sarebbe assicurato per l'eternità il ministero celeste all'ambiente, e tanti nuovi soldati si sarebbero arruolati nell’esercito di santa madre chiesa, chiamata a "pulire" non più solo "anime sporche", ma anche strade con monnezza.

Ma il santo, persona seria e, probabilmente, seccato del fatto che deve sottoporsi a salassi continui per sollazzare feticisti haemophili, non ha risposto all’appello.

Per cui, non riuscendo con San Gennaro, Sepe ci prova con De Gennaro.

De Gennaro, di rimando, solerte risponde all’appello e si reca nella curia a discutere di rifiuti e a preparare un esercito di sacerdoti, noti pastori di pecorelle smarrite pronte ad obbedire agli ordini.E pare anche che la cosa funzioni! Ma guarda!

Non ci sono riusciti leggi, decine di commissariati, decine e decine di milioni spesi a vuoto, a convincere la gente a “differenziare".

Inefficace anche l’azione di tenaci ambientalisti e solerti imbonitori mediatici.Ora scende in campo Sepe che coinvolge parroci e fedeli e (udite, udite!) riesce ad ottenere anche garanzie dall'Asia, l'azienda di igiene urbana che doveva fornire i bidoni e garantire la raccolta.

Operazione, quest’ultima, disattesa da anni e che adesso, grazie alla “santa alleanza”, pare si accinga a partire.

Ci lascia perplessi non tanto l’intervento di Sepe in questa questione, ma quanto il fatto che De Gennaro, generale che ha a disposizione risorse umane ed economiche illimitate, vada da Sepe per (cito testualmente) : “ discutere con Sepe lo stato della crisi …per approntare insieme al cardinale eventuali ulteriori misure ed iniziative finalizzate al superamento della crisi attuale e soprattutto relative alla diffusione di una differente coscienza civica fra i partenopei”.

Meditate gente…meditate!!!


Eleonora Gitto
www.elegitto.blog.kataweb.it
gitto.eleonora@gmail.com

Il blog è antiveritativo

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Giuliano Ferrara muore e in quanto ateo va all'inferno. Si mette in fila all'accettazione per essere smistato, e dopo qualche minuto è il suo turno. Minosse lo guarda mezzo secondo e fa - "Golosi, terzo cerchio". - "Aspetti!" - risponde Ferrara - "sono così perché ho la sindrome di Klinefelter!" - "Falsari, ottavo cerchio, decima bolgia" - dice Minosse. - "No, un attimo! Ho proposto la moratoria sull'aborto! Ho sempre dato ragione al papa, gli ho baciato la mano!" - "Ruffiani, prima bolgia". - "Aspetti, discutiamone!" - "E' sua l'espressione «futilità delle opinioni a confronto»?" - "Bè, sì, ma..." - "Ipocriti, sesta bolgia". Aioros

No all'accanimento terapeutico!

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Ho il sospetto che sia l'unico caso in cui i cattolici non trovino ragioni per opporsi ad una cristianissima forma di eutanasia.....

RASSEGNA STAMPA: “LA DERIVA LAICISTA-PANNELLISTA”

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VENEZUELA/ CARACAS, SEGUACI CHAVEZ OCCUPANO ARCIVESCOVADO

In anteprima la rassegna stampa dei quotidiani di domani:

-La Padania: Calderoli: “Castrazione Chimica ai laicisti prima che sia troppo tardi”. -Il Manifesto: Adda venì Chavez -Repubblica: Scoppia la polemica anche in Italia. La Binetti:”La deriva laicista arriverà anche da noi, fuori i Radicali dall’Italia”. Pannella:”Catto clerico fascista e sfascista, io lo avevo detto sin dal divorzio loro lo sanno….”. -Corriere della Sera: La Chiesa sotto attacco attacca. I “cattolici” chiedono garanzie:”Fuori Veronesi e i Radicali dal PD”. Casini:”Tuteliamo la famiglia”. -La Stampa: Ferrara, Buttiglione, Volontè, Giovanardi e la Binetti occupano la sede del Partito Radicale:”Siamo laici ma non laicisti, chiediamo la moratoria delle occupazioni”. -Il Giornale Berlusconi:”Manderò Aida Yespica a negoziare con il mio amico Chavez, ma in Italia ci sono troppi comunisti, votate il PD”. -L'Osservatore Romano: Venezuela come l’Italia, il Papa:"La Chiesa non resterà in silenzio dinanzi a questa deriva relativista e laicista". -L’Avvenire: Italia come il Venezuela, Ruini:”Lo Stato Italiano dichiari guerra al Venezuela”. -L’Unità: Veltroni cerca di mediare:”Serenamente, pacatamente il nostro nuovo partito è per la libertà di non occupare, ma anche per l’occupazione, l’impresa, i lavoratori, contro le tasse, per le tasse, votate il PDL”. -Liberazione: Diliberto: “Bush ne pagherà le conseguenze”. -Libero: Comunisti e culattoni occupano le nostre chiese. Ecco il “nuovo” partito di Veltroni. -Il Secolo d'Italia: Fini:"Tolleranza Zero, serve un giro di vite, intervenga l’esercito anche in Italia”.

by http://frontedellosdegno.ilcannocchiale.it/

One of us must know

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«Chissà quante cavolate dico.»

Paola Binetti, La Repubblica, 28 febbraio 2008

Li stiamo perdendo!

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Rianimate Un banner può valere più di un po' di parole sfuse. Finazio

Your Mind (...reprise)

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What's the ugliest
Part of your body?
(Darling, when I . . . )
What's the ugliest
Part of your body?
(Darling, when I look in your eyes . . . )
Some say your nose
Some say your toes
(My dearest, my darling, my . . . darling darling . . . )
But I think it's your MIND . . .
(My darling)
I think it's your mind
(The ugliest part of your darling)
I think it's your mind
(Your mind is ugly)
I think it's your mind
(Your mind . . .)
I think it's your mind
I think it's your mind
I think your mind is the ugliest part of your body
(Your body, your body, your body, your body . . . )
I think your mind is the ugliest part of your body
(Your mind it's ugly)
I think your mind is the ugliest part of your body
(Won't you please leave my nose alone!)
(Your body, your body)
(Don't touch my nose, thank you!)
Your body, your body . . .
Do it again!
Do it again!
(ingannando l'attesa...)

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Ciao....provo a fare questo esperimento, anche se poco fiduciosa nella mia bravura a gestire post e blog... seguo questo blog da quasi un anno, e lo trovo molto molto interessante.... pero' vorrei gettare una piccola provocazione quasi un anno fa ho abortito. Io e mio marito, cattolici praticanti, davanti ad un rischio (alto? basso? boh...) consistente di avere un bimbo sordo cieco e microcefalico, non ce l'abbiamo fatta, e a 9 settimane ho fatto l'IVG.Da allora, una parte di me e' morta per sempre...Ho iniziato a frequentare un sito , pieno di donne che hanno fatto IVG, terapautico, eugenetico (come se l'avessi fatto x' lo volevo con gli occhi azzurri e invece erano castani, non perche' la mia famigia sarebbe stata distrutta dal dolore, rovinata e abbandonata dallo stato, dalla chiesa che parla di amore ma poi a sera ritorna nei suoi bei possedimenti...), per egoismo o paura.Ebbene, mi sono convinta che a volte ci si trincera dietro la strenua difesa della liberta' della donna, come scusa per lasciare a lei la patata bollente....scegli tu, io me ne lavo le mani, usa la tua liberta'. Ecco, questo non e' giusto, questo e' estremamente denigrante per le donne stesse, non e' liberta', e' abbandono ai tuoi problemi. A volte basterebbe poco per far vedere ad una donna in difficolta' che esiste anche una possibilita' alternativa all'IVG....chiaro che se e' da sola, se ha un contratto temporaneo, se studia ancora, c'e bisogno di una mano dalla societa'. In caso contrario, un bimbo innocente sara' ucciso per egoismo, ma non solo della donna, di tutti. E una donna che, se non e' stupida (purtroppo ci sono madri e padri che uccidono, seviziano e stuprano i figli, quidni mai porre limiti) si portera' una croce per tutta la vita....E' gia ' tuo figlio, anche se un grumo di cellule, non perche' me lo dice la chiesa, ma perche' ho provato un dolore indescrivibile sulla mia pelle...E' gisuto che si possa scegliere, non e' giusto essere lasciate sole, perche' siamo noi ad avercelo nella pancia....E' ingiusto giudicare donne che hanno preso decisioni dolorose, perche' prima bisogna davvero immaginare come sarebbe la prorpia vita con accanto un ....essere...che ha bisogno costante di qualcuno, che non ha dignita', e per il quale, quando tu no ci sarai piu', c'e solo la prospettiva di un istituto, decente solo se sarai risucito a lasciargli qualche soldo, a prezzo di enormi rinunce, tue e degli altri figli...

Badate bene a quel che dite

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Mi interrogo spesso sulla preghiera e su quanto questa, col suo formulario antico e preciso, possa dirci sugli esseri a cui la rivolgiamo, se, lontani da ogni turbamento emotivo e nel pieno delle nostre facoltà razionali, ascoltiamo parola per parola quello che ci fu detto di dire.

Il bambino che si prepara a frequentare il primo anno della scuola elementare, inizia a fare i conti con le prime forme di apprendimento, es: lettura di un testo, memorizzazione, elaborazione delle nozioni apprese, ricostruzione delle stesse. In questo processo il bambino inizierà a sperimentare le proprie capacità cognitive e metacognitive fino ad arrivare, col tempo, a rielaborare le nozione apprese, a decontestualizzarle, applicandole ad ambiti diversi da quelli scolastici. Nel caso della preghiera, invece, tutto ciò non sussiste. Questa ti viene presentata come un ipse dixit (ma ipse chi?) che prescinde dal ragionamento e da interpretazioni personali. Nient’altro è che una sequenza di formule da memorizzare, una sequenza vuota se alla cantilena non accompagni una certa passionalità emotiva che ti porta a credere o a sperare che la sola recitazione possa quantomeno renderti meritevole di ciò di cui hai bisogno. E così ti ritrovi, adulto, a riuscire a recitare a memoria un intero rosario pensando ad altro senza sbagliare neanche una parola. E qui casca l’asino. Questa recitazione passiva, frutto di un apprendimento altrettanto passivo, ci spinge a dire qualunque cosa si crede dovremmo dire per essere degni abitanti di queste terre.
Sorvoliamo su Ave Maria e Padre Nostro, omaggi reverendissimi a Maria e al nostro Padre e soffermiamoci sull’ Atto di Dolore e l’Atto di Fede.


L’ Atto di Dolore, espressione di pentimento ed ammissione dei propri peccati recita così: “Atto di dolore, mio Dio mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi.”. Castighi è la parola chiave. Questa sola parola porta con se due grandi verità che noi, a nostra insaputa, confermiamo ogni qual volta ci doliamo dei nostri peccati.
A) Dio è vendicativo. Il chè mi va a cozzare con l’idea del Dio misericordioso. Non c’è perdono per te, peccatore. Eppure sul finale la preghiera accenna proprio alla divin misericordia: “Signore, Misericordia, perdonami”. Mhm.
B) Se si è detta una bugia, se si è nominato il nome di Dio invano, se ci si è dimenticati di santificare le feste, ammettiamo di essere meritevoli del castigo al pari di chi ha rubato, ucciso, o peggio ancora, fornicato!


L’Atto di Fede, dichiarazione di fede e d’amore, recita così: “Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo tutto quello tu hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere”.
Tentativo un po’ goffo da parte dell’umana Chiesa di assicurarsi una fedeltà cieca e sorda, ottusa, acritica, che noi, nel dichiararci fedeli a Dio, le assicuriamo ..con tutte le amare conseguenze che una tal total fedeltà comporta.


Il post è finito,
andate in pace.


Breathe in, breathe out

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Ci sono tante cose sconfortanti e incazzate da vomitare di questi tempi, ma ho pensato che di tanto in tanto è bene voltare le spalle a quelle che Bukowski avrebbe visto come tanti esemplari di quella donnetta che dice: "oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda." poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz'anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa, con la consapevolezza che fra cinquant'anni svaniranno come cenere insieme a tutte le loro cazzate, e regalarsi qualche orgasmo auditivo in nome di chi ha dato alla sua vita un significato (e soprattutto non l'ha dedicata allo sfrangere le balle al prossimo). Nick Drake, Northern Sky (Leilani)

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Sono riuscita a sbagliare anche username e password, copincollandolo col cervello, pensa te. E' la prima volta che posto in blogger, posso approfittare per guardarmi un po' intorno? Non male, qui, essenziale, senza troppi sfronzoli, mi pare un posto serio, rispettabile. Anche i colori, blu e sabbia, discreto. Elegante per ogni occasione. Ah, c'è anche l'anteprima? Un attimo che mi ci guardo, sarà vanità... Fatto un casino, rimediato con una buona dose di fortuna, che terremoto! Ma quante volte nella vita, in fondo, ci andrebbe benissimo portarci a casa un pareggio?

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Mentre un gruppo di fisici svedesi dell’Università di Lund riesce nell'eccezionale impresa di filmare il movimento di un elettrone, la preparatissima Radio Vaticana sostiene che la RU486 non è un'aspirina. Fate un po voi ... anonimo italiano

Tre elle per Dyo

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Cercasi disperatamente rifugio confortevole e accogliente per delusa di centrodestra che, tuttavia, non vuole diventare una transfuga. Cercasi disperatamente casetta, anche monolocale spartano, che offra liberalità, liberalismo e laicità. Solo tre elle. Niente di più. Uolter ha in casa un guazzabuglio ingestibile, dalle mie parti c'è un fottio di figuracce e parole rimangiate.
Che fare?
Un voto per protesta mi pare da sciocchi (coglioni si poteva scrivere?). Poi non mi sentirei davvero di suffragare l'ex moglie mondana di un chirurgo plastico, nè un estremista di sinistra.
Merde (alla francese).
E il tempo stringe.
Ed io non credo ai miracoli.
E nulla nasce dal nulla.
Più che un post, Ale, t'ho regalato un esseoesse.

Dyo

Sig Ferrara, ecco perche' lei non puo' vincere

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Tratto da www.fabopolis.com: Questo post nasce a 4 mani Venerdi, dopo aver visto Ferrara dalla brava Bignardi(il video integrale lo trovate infondo al post ndr). Io e mia moglie, siceramente, siamo rimasti basiti dalle parole di Ferrara. Io ho sempre detto, e ribadisco tutt'ora, che Ferrara ha ogni diritto di combattere le sue battaglie, certo è che questa è davvero priva di un fondamento logico e culturale, non parliamo della battaglia sull'aborto di Stato, quella e' benvenuta e giusta, ma di quella sulla libera scelta dell'aborto da parte della donna. In questo Week io e mia moglie ci siamo visti e rivisti il programma della Bignardi e Domenica, ci simo letti e riletti i punti del suo personalissimo Programma. Abbiamo scritto le nostre "opposizioni"( e di molte donne, la maggioranza, che Ferrara considera poco a quanto pare...) poi segue una "morale" di mia moglie, donna e, in quanto tale, l'unica che possa avere parola in merito sul tema gravidanza... Ferrara dice che l'aborto è maschio, ma sbaglia è il potere di toglere i diritti che sono maschili, il non dare scelta è maschile, il mantenere un diritto su ciò che non è nostro è maschile... ecco perchè ha perso sig. Ferrara: Questi i punti del programma di Ferrara: Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi. Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”. Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli. Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita. Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata. Le nostre obiezioni: Punto 1. lo scopo è quello di piangere un ovulo o su una bara di 2 cm? Divertente… mi pare giusto…oggi un pensionato non riuscirebbe a pagarsi un funerale decente ma per fortuna, se non nasci proprio, te lo paga l’erario, mi sembra molto un’operazione per far vergognare la donna. L’aborto è una tragedia per tutti, se gli diamo una croce così grande, andrà a farlo clandestinamente.... Punto 2. Sono contraria all’idea che la pillola venga data direttamente nelle mani di chi dovrà interrompere la gravidanza ma non se fosse utilizzata direttamente in ospedale o comunque sotto controllo medico. Personalmente la trovo decisamente violento come metodo ma è una libertà di scelta. Punto 3. Questa la devo ancora capire….cosa vuol dire accoglienza?? (accogliere = ricevere qualcuno o qualcosa fig. accettare, esaudire, far proprio contenere lett. contenere in sé, radunare rifl., lett. raccogliersi in un luogo o rivolgersi vicino a qualcuno. ) Qualcuno mi spiega il nesso?? Poi sulla rianimazione…solo un medico?? E se io volessi che provassero a rianimarlo comunque? Ma lui non è per “la vita a prescindere”? mah! Poi l’ultima è fantastica….LA CURA... bene.in quale accezione del termine, giacchè non parla esplicitamente di cure mediche ? (curare = attendere con premura a una cosa, a un'attività badare, dare importanza con reggenza verbale (costruito con "che" e il cong), provvedere, fare in modo sottoporre una persona (o un animale) a cura medica fronteggiare con opportuna terapia un fatto morboso curare le anime, detto di sacerdote, esercitare a loro vantaggio il ministero pastorale rifl., sottoporsi a cure e rimedi medici intr. pron., badare, dare importanza. Punto 4. …Dal concepimento….vediamo…quindi entrerebbero anche nell’asse ereditario? ad esempio… sai come ci divertiremmo tutti…..ci facciamo mettere incinta da uomini facoltosi, poi interrompiamo la gravidanza e, dato che è diretto erede del padre, accumuliamo eredità a destra e a manca, e in quanto madre e quindi diretta erede del figlio (non nato), ereditiamo direttamente noi….è giusto il mio ragionamento ? ah…ma magari ci sono miliardi di altri diritti che acquisteremmo……vogliamo scoprirli insieme? Punto 5. Vedi sopra…. Forse se si fosse impegnato solo nella battaglia sull’aborto di stato (vedi ad esempio la Cina) ne avrebbe cavato un ragno dal buco!!! Punto 6. Oggi si è scoperto che ci sono parecchie malattie generative che possono essere curate con le staminali….mah! forse lui non se n’è accorto….ma se è per la “la vita a prescindere”, perché non si occupa anche di quelli che sono malati e che si potrebbero curare anziché farli morire? Forse perché sono adulti e la battaglia non porterebbe grandi risultati elettorali come quella in nome di un “bimbo non nato”… Comincio a nutrire seri sospetti... Punto 7. Questo è nobile…ma mi occuperei principalmente di quei bambini che ancora oggi aspettano di essere adottati anziché sovraffollare gli orfanotrofi (orfano-trofi…) Pensando a quelli malati che lui vorrebbe far nascere comunque a prescindere…sappiamo tutti molto bene che chi vuol adottare un bimbo lo sceglie malato, che gli porti un po’ di disperazione in casa, magari gli costi anche 1000 volte tanto…e perché no, che gli condizioni tutta la vita irrimedialmente… Il mondo reale caro Ferrara è diverso da quello che tu credi…non viviamo tutti in un film… Punto 8. Questa è forse la cosa più sensata che ho letto sinora…ma forse dovrebbe essere applicata a prescindere la suo pensiero personale sull’aborto….non credete? Però mi nasce spontanea la domanda …e dopo i 36 mesi? Ah già…il bimbo è diventato grande (ndr) per cui non è più necessario interessarsene… Punto 9. La seconda cosa intelligente. Però, più che pro-vita però, io parlerei di PERSONALE QUALIFICATO a prescindere da quello che è il proprio pensiero personale e che spieghi in modo semplice tutte le alternative valide all’interruzione della gravidanza. E’ personale che manca non comitati pro-vita!!!! Punto 10. Questo vorrei che venisse argomentato meglio…perché non pensiamo a quelli che già esistono anziché preoccuparci di quelli che ancora “non esistono”…? Punto 11. Fantastico…ora siamo passati alla raccolta fondi… Punto 12. Serve anche mantenere i politici che sosterranno tale movimento…..altra raccolta fondi? Ok togliamo la sovvenzione ai quotidiani e usiamola per consultori etcetc… no? Perché i fondi non li usiamo per agevolare le famiglie che oggi sono in difficoltà (e parlo di quello che lo sono davvero non dei professionisti del “parassitaggio” )… Il parere di Cristina,donna, madre ... ORA ESPRIMO IL MIO PARERE DI DONNA….(QUELLA CON LE OVAIE): Credo che non vi sia donna (salvo qualche snaturata) che non affronti l’eventuale idea dell’interruzione di gravidanza con la morte nel cuore. E’ carne della nostra carne, sangue del nostro sangue! IVG è sicuramente l’ultima cosa che una donna vorrebbe fare ma vi sono situazioni (personalissime) che purtroppo inducono a ciò. La gravidanza è una cosa magnifica ma bisogna anche VOLERLA!!! Come si può solo pensare di COSTRINGERE una donna a portare avanti un gravida? Come si può VIOLENTARE il corpo di una donna in nome della “vita a prescindere”. Caro Sig. Ferrara …. Lei è mai andato ad ascoltare le molte donne che si trovano a dover interrompere una gravidanza? (anziché parlare con quelle che hanno scelto di non farlo) Lei si è mai chiesto se tali donne si sentivano pronte ad accogliere quel frutto (dell’amore o no che sia)? Beh… conosco donne che hanno deciso di tenere il proprio figlio e sono FELICI di averlo fatto e ci sono donne che hanno deciso di non tenere il proprio figlio e sono altrettanto FELICI di non averlo fatto!! Sembra la sua, una personale battaglia per sistemare la sua coscienza rispetto a qualcosa che le è successo...ma potrei sbagliarmi… La 194 non deve essere toccata e dovreste preoccuparvi di tutte le persone che oggi hanno bisogno di tutti quei buoni propositi sopra citati. Occupatevi di chi ESISTE ORA!!!! Faccia parlare per cortesia chi le ovaie le ha! L’interruzione di gravidanza è, seppur dolorosa, una LIBERA SCELTA……e chi non è d’accordo, BASTA CHE SCELGA DI NON ABORTIRE!! FACILE NO??? A presto, Fabio, Cristina

Scent of a Woman

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Riflettevo ieri sul fatto che le mie esperienze sessuali non si discostano poi molto dalla media. Ricordo la brunetta, piccola di statura ma alquanto "aperta" a tutte le esperienze, così come la biondina che non parlava una parola di italiano, tuttavia si faceva capire bene. E la rossa?... una favola, tutta intenta com'era nella sua scrupolosa ricerca, si poneva davanti al sesso come fosse un continente da scoprire e visitare palmo a palmo. O la mora, e la toscana?... Eppure... Eppure ci sono esperienze che per misteriosi motivi ti rimangono più impresse di altre, incontri casuali e fugaci in grado di fulminarti all'istante. Nel mio caso era una tedesca, di lei mi rimane solo il diminutivo, Ratzy.. Tra tutte posso dire con assoluta certezza che la passione e l'attenzione dedicata da Ratzy ai miei "gioielli" non ha e forse non avrà più uguali. Era un vulcano, non voleva sentire parlare di protezioni, qui si, qui no, fai così, ora cosà... ti prego dai... oddio...si... adorava guidarti passo passo. E poi... e poi era così estrema, a tratti giocosamente indisponente, come quella volta all'uscita dal film di Moretti, già nel parcheggio era tutto un ammiccare alla scena di backside, giocava a stuzzicare per poi tirarsi indietro con un "no daiii, non possumus"... una tortura, ma che deliziosa tortura... Tutto finì il giorno che la scoprii giocare maliziosamente con il cuginetto... ma non le porto rancore, era così... non era l'età che contava per lei. Di Ratzy ora mi rimane solo il suo profumo, un'essenza ammiccante di incenso ed un grande insegnamento... Non è importante tanto la dimensione, ...quanto come lo usi... BLEEK

obiettiamo gli obiettori!

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Questo post NON è troppo lungo. Lo sembra solo. Troppo lungo è stato il calvario cui è stata sottoposta Margherita, nell' ospedale di San Giovanni a Roma, dove si era recata per sottoporsi ad una Interruzione Volontaria di Gravidanza. A seguito di questa vicenda Margherita, che mi autorizza a pubblicare la sua storia, ha denunciato il Primario del reparto, Matyas FINSINGER. Il dott. Matyas FINSINGER è obiettore di coscienza come tutti gli altri ginecologi dell'ospedale, ad esclusione della Dott.ssa Lopizzo. La prima udienza del processo si terrà a metà marzo. Essere riusciti a portare il dott. Matyas FINSINGER in tribunale è già una vittoria. Storia di un’interruzione volontaria di gravidanza, Roma marzo 2007 Vissuta e scritta da Margherita Brunetti Sono una donna di quasi 41 anni che nel 2002 ha avuto uno splendido bambino (Alessandro) dopo una gravidanza serena e un parto spontaneo che si è svolto nel migliore dei modi. Nel 2004 una nuova gravidanza anch’essa serena. Il 30 aprile del 2005 nasce la mia secondogenita (Caterina) dopo un parto spontaneo più veloce e facile del primo. Purtroppo il 20 dicembre 2005, in seguito a una visita di controllo dal nostro pediatra, alla bambina viene diagnosticato un enorme fibroma nel cuore, e appena due mesi dopo (22 febbraio 2006) muore a nemmeno 10 mesi di vita (si tratta di un rarissimo caso di fibroma isolato al cuore, ci viene detto che di casi conosciuti ne sono stati individuati 200 in tutto il mondo). La nostra bambina non ce la ridarà nessuno e il dolore che la sua assenza ci procura ogni mattina che ci alziamo dal letto ci accompagnerà per sempre, ma io e mio marito alla fine dell’estate 2006 decidiamo che vogliamo un altro bambino, per noi e per nostro figlio. A settembre 2006 ho avuto un aborto spontaneo talmente all’inizio della gravidanza che non c’è stato bisogno nemmeno del raschiamento, il mio corpo ha fatto tutto da solo. Passano i mesi, resto incinta di nuovo a metà dicembre. Cerco di non stancarmi e stressarmi, non vado più al lavoro. Il 27 febbraio 2007 alla 12^ settimana di gravidanza mi sottopongo al bitest e dalla ecografia emerge un evidente ispessimento della nuca del feto (6 mm). In quell’occasione il dottore che effettua l’esame (ginecologo del Policlinico Umberto 1° di Roma) mi invita a fare un’amniocentesi che avevo comunque già prenotato precedentemente per il successivo 23 marzo. Il 1° marzo ho un colloquio con il genetista della struttura dove dovrò fare l’amniocentesi (S. Anna - Centro per la salute della donna, Roma). Il dottore in quell’occasione mi dice che è il caso di far vedere il responso dell’ecografia alla ginecologa che appena vede il referto sospetta che possa trattarsi di qualcosa di diverso e più grave di un semplice ispessimento della nuca. Dopo l’ecografia purtroppo la dottoressa conferma il suo sospetto e mi spiega che si tratta di un grosso igroma: questo significa che il feto ha sicuramente un’anomalia che nella migliore delle ipotesi può corrispondere a un problema al sistema linfatico, nella peggiore a una seria malattia cromosomica. Purtroppo stimo moltissimo questa dottoressa che ho avuto modo di incontrare più volte durante le mie due gravidanze precedenti e quindi le sue parole per me assumono un grande valore. Vista questa situazione mi viene consigliato di non aspettare l’amniocentesi ma di sottopormi al più presto ad una villocentesi che mi viene prenotata nella stessa struttura per 6 giorni dopo (il 7 marzo, 13^ settimana di gravidanza). Quel giorno effettuano diverse ecografie (prima, durante e dopo il prelievo) e purtroppo oltre a confermare il grosso igroma viene evidenziata un’altra patologia all’encefalo (facendo aumentare ulteriormente il sospetto di una grave malattia cromosomica). Due giorni dopo, il 9 marzo, per telefono mi comunicano il responso della villocentesi che è senza appello: si tratta di trisomia 13, una delle peggiori malattie cromosomiche, così grave da essere incompatibile con la vita. Mi spiega il genetista che nella maggioranza dei casi sono gravidanze che si interrompono da sole e comunque anche nei rari casi in cui vengono portate a termine il bambino muore entro i primi mesi. Non c’è altro da fare che interrompere volontariamente la gravidanza. Nei giorni precedenti avevo già parlato di questa eventualità con la mia ginecologa e avevo appreso che abortire dopo la 12^ settimana di gravidanza significa “partorire”. Sì, entro quel tempo la donna viene addormentata, viene praticata un’aspirazione e successivamente il raschiamento. Dopo la 12^ settimana invece bisogna effettuare un “miniparto” che viene indotto attraverso l’applicazione di ovuli che stimolano la dilatazione del collo dell’utero fino alla fuoriuscita del feto, successivamente viene effettuato il raschiamento in anestesia generale. Ma durante il “miniparto” bisogna essere attive come in un parto “normale”. In ogni caso la ginecologa sottolinea quanto sia importante evitare di arrivare troppo in là con la gravidanza, perché più le settimane passano e più è lungo e difficoltoso il “miniparto”. Quindi condivide in pieno il suggerimento del S. Anna di fare la villocentesi in modo che, se ce ne fosse bisogno, ci si troverebbe non troppo avanti con la gravidanza (la villocentesi si può effettuare già a partire dalla 11^ settimana, diversamente l’amniocentesi non prima della 16^). Appena il genetista mi comunica la terribile notizia, chiamo subito la mia ginecologa per cominciare a mettere in moto la macchina relativa alla interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Mi dice che c’è una brava dottoressa all’Ospedale S. Giovanni, lei la chiama e si accorda che il 14 marzo sarei passata all’ospedale per un incontro. Mercoledì 14 marzo (14^ settimana di gravidanza) mi reco in ospedale e facciamo un lungo e approfondito colloquio durante il quale la dottoressa Paola LOPIZZO prima si informa sulla mia storia (quante gravidanze, eventuali problemi, ecc.), poi mi spiega come avverrà l’induzione: vengono applicate nel collo dell’utero le cosiddette “candelette” che sono ovuli di prostagaldina, sostanza che induce le contrazioni dell’utero. Un ciclo di induzione prevede un massimo di cinque candelette che vengono applicate ogni quattro ore e di solito è difficile che sia necessario arrivare al massimo consentito. Mi dice che potremo cominciare l’induzione il successivo giovedì (22 marzo). Sono sconsolata (speravo in un appuntamento più ravvicinato), lei mi fa notare che è bene per me che lei mi possa assicurare una presenza costante per tutta la giornata perché lei è l’unica ginecologa al S. Giovanni ad effettuare le IVG (dopo la 12^ settimana). Questo significa che gli altri ginecologi sono tutti obiettori di coscienza per cui se lei mi avvia l’induzione e poi deve andare via nessuno mi assicura continuità, del resto esattamente di quante candelette avrò bisogno nessuno lo può sapere perché ogni donna reagisce in modo diverso. Quindi essendo lei di guardia il giovedì successivo dalle 9 di mattina alle 9 di sera si avrebbe il tempo sufficiente per poter completare il ciclo di induzione. Inoltre mi sottolinea pure che se anche provassi a contattare altre strutture a Roma dove è possibile effettuare una IVG dopo la 12^ settimana di gravidanza sicuramente non sarei riuscita a velocizzare i tempi. In definitiva lei mi prepara un foglio per il ricovero con il quale mi dovrò presentare il mercoledì successivo (21 marzo) alle 8 di mattina al pronto soccorso maternità, nel frattempo lei avrebbe avvertito la caposala del reparto. Quel giorno mi faranno il prelievo per le analisi e farò il colloquio con lo psichiatra (così come previsto dalla legge), lei mi rassicura sulla bravura e l’umanità di entrambi gli psichiatri che lavorano per la legge 194. Giovedì mattina alle 9 avremmo cominciato l’induzione e se tutto fosse andato per il verso giusto venerdì mattina sarei potuta già essere dimessa. Chiedo dove sarò ricoverata e mi fa molto piacere apprendere che non starò in maternità ma a ginecologia, la dottoressa ci tiene a sottolineare giustamente che si cerca di tenere separate le donne che devono abortire da quelle che stanno per partorire o che hanno partorito. Faccio presente infatti che poco prima per cercarla ero stata indirizzata da un’infermiera al reparto maternità e appena ho visto la nursery sono scoppiata in lacrime. Aggiungo anche che probabilmente il pianto mi accompagnerà per tutti i giorni che starò qui in ospedale e lei mi dice “no signora lei può piangere il giorno prima e il giorno dopo, ma giovedì quando cominceremo l’induzione non deve piangere, deve essere attiva altrimenti potrebbe metterci più tempo”. La dottoressa inoltre mi dice che il fatto di aver già partorito due volte dovrebbe agevolarmi e probabilmente il miniparto non durerà molto. Il colloquio con questa dottoressa mi ha trasmesso un po’ di tranquillità, ero arrivata in ospedale molto preoccupata non solo per la cosa in sé che avrei dovuto affrontare, ma anche per il contesto in cui mi sarei trovata. Lei si è dimostrata molto attenta, non tralasciando piccoli particolari che per una donna che si trova in una situazione di estrema fragilità come ero io in quel momento sono molto importanti. Tra le altre cose si è preoccupata anche di mio figlio, mi ha chiesto innanzitutto come avevamo affrontato con lui la morte della sorella e successivamente se lo avevamo già informato che questa gravidanza non sarebbe andata avanti. Rispetto a quest’ultimo punto mi ha dato anche dei preziosi consigli che io e mio marito abbiamo poi utilizzato. Infine mi informo sulla possibilità che una persona possa stare con me durante l’induzione. Mi risponde che è consentito e che sarebbe meglio se fosse una donna: “… perché i mariti a un certo punto li dobbiamo far uscire …”. Rispondo che si tratta di una mia amica che fin dall’inizio si è offerta di accompagnarmi in questo percorso doloroso e che comunque mio marito in quei giorni era impossibilitato a causa di un terribile mal di schiena provocato da un’ernia del disco lombo-sacrale di cui abbiamo appreso l’esistenza proprio qualche giorno prima. Passano sei giorni e puntuale alle 8.00 di mattina mi presento al pronto soccorso maternità del S. Giovanni con il foglietto preparato dalla dottoressa e indirizzato alla caposala. Aspetto un po’ e poi finalmente mi fanno entrare in una stanza dove a quell’ora (saranno state circa le 9.00) ci sono solo infermieri, una delle quali mi fa domande solo di tipo burocratico (nome, cognome, data di nascita, ecc.), poi mi fa accomodare di nuovo fuori e mi dice che devo aspettare la dottoressa di turno. Dopo circa un’ora mi chiamano di nuovo, entro nella stessa stanza che è molto più animata della volta precedente, ci sono diversi infermieri, un ginecologo sta parlando con una paziente straniera e capisco che ci sono problemi di comunicazione perché la signora non parla italiano, il medico, un po’ infastidito, parlando con un’infermiera dice qualcosa che non capisco ma la apostrofa dicendo “sta cinese …”. Quello che sento mi innervosisce molto è una signora come me che forse sta lì per lo stesso motivo. Io mi siedo affianco a questa signora “cinese” e di fronte a me c’è una dottoressa bionda che comincia a farmi le solite domande: prima gravidanza? ecc. (ogni volta per me è come buttare dell’alcol su una ferita aperta parlare della mia bambina morta e di quest’altra gravidanza che non andrà avanti, ma racconto tutto cercando di non tralasciare nulla pur concentrandomi solo sugli aspetti che penso possano interessare il medico, e le lacrime mi hanno sempre accompagnata in ciascuno di questi colloqui). A un certo punto la dottoressa mi chiede il responso della villocentesi, ne prende atto, trascrive alcune informazioni su quella cartella che aveva cominciato a compilare un’ora prima l’infermiera e vi infila il referto della villocenetsi. Poi dice che mi deve visitare: sempre nella stessa stanza dietro una tenda c’è un lettino ginecologico e un ecografo. Prima mi visita internamente e constata che l’utero è chiuso, successivamente effettua una ecografia al feto. Durante la breve ecografia chiedo se c’è il battito fetale visto che la precedente ecografia risaliva a due settimane prima, la dottoressa evidentemente interpreta questa mia domanda come un dubbio rispetto alla IVG perché mi dice “signora, ma con una patologia così grave battito o non battito non c’è molta possibilità di scelta …” faccio presente che la mia era solo curiosità, tutti i medici con cui ho parlato mi hanno ben spiegato che si tratta di una patologia incompatibile con la vita e quindi la IVG di fatto non è una scelta ma una strada obbligata (allo stesso tempo penso che però lei non mi aiuterebbe ad interrompere la gravidanza perché obiettrice…). Dopo questa breve visita un infermiere mi accompagna in reparto e mi assegnano un letto. Mi sistemo e poco dopo arrivano delle infermiere che mi fanno un prelievo di sangue e successivamente un elettrocardiogramma. Nel letto affianco al mio riconosco una signora che era in fila davanti a me al pronto soccorso poco prima, la sento parlare con il marito che è lì vicino a lei e capisco che si trova in ospedale per il mio stesso motivo e anche lei ha un appuntamento per la mattina dopo con la stessa dottoressa. Piange, è disperata come me, che però in quel momento non piango e anzi mi faccio forza e le parlo, cerco di darle coraggio, le dico che affronteremo insieme questa cosa terribile. Anche a lei come a me i medici non hanno dato alternative, il feto è affetto da una patologia diversa ma anch’essa incompatibile con la vita. Ha dieci anni meno di me ed è la sua prima esperienza, non ha mai partorito, ma erano due anni e mezzo che lei e il marito aspettavano questa gravidanza. Trascorriamo la giornata tra telefonate con amici e parenti e qualche visita in serata. Arriva il pomeriggio e lo psichiatra ancora non si vede, vado a chiedere informazioni alla caposala, mi dicono che non si sa quando arriverà potrebbe venire anche molto tardi in serata, alcune volte lo hanno visto in reparto persino alle 22.00. Verso le 20.00 guardando nel corridoio del reparto dal mio letto vedo la dottoressa LOPIZZO, lo dico con stupore alla mia compagna di sventura e confronto le informazioni che avevo io con le sue e coincidono: la dottoressa quel mercoledì mattina era in sala operatoria e doveva essere andata via nel pomeriggio per poi essere di nuovo in ospedale la mattina dopo. Decido di scendere dal letto e di andare a verificare, la incontro nel corridoio, è proprio lei e ha la faccia abbastanza stravolta. La saluto e le chiedo come mai era in ospedale a quell’ora, e mi fa il seguente racconto: nel pomeriggio, quando stava per terminare il suo turno, il primario (dottor Matyas FINSINGER) la chiama per comunicarle che il medico che avrebbe dovuto fare la notte è ammalato per cui lui decide di sostituirlo con lei. La dottoressa fa presente al primario che non vuole rifiutarsi per non fare la notte, ma lei ha un appuntamento per il giorno dopo con due signore che devono fare una IVG e se lei fa la notte è evidente che il giorno dopo non potrà stare in ospedale. La dottoressa mi racconta che ha fatto di tutto per convincere il primario ad effettuare la sostituzione del medico malato con uno degli altri ginecologi del reparto (in totale sono 26, quindi esclusa lei e il medico malato, 24 teoricamente disponibili) ma lui non ha sentito ragioni, le ha fatto un ordine di servizio e le ha detto che delle due IVG se ne sarebbe occupato lui. La dottoressa conclude il racconto con me dicendo che il giorno dopo alle 8.30 sarebbe arrivato lo psichiatra e successivamente alle 9.00 lei ci avrebbe messo la prima candeletta. Poi sarebbe dovuta andar via e successivamente si sarebbe occupato di noi il primario. Andiamo a letto innervosite e impaurite, chiediamo di prendere un farmaco che ci faccia dormire perché siamo troppo agitate per riuscirci da sole. Le gocce purtroppo non fanno molto effetto, la notte sarà caratterizzata da brevi sonni e lunghi momenti di veglia a rigirarsi nel letto. Quella notte come anche le successive abbiamo sentito il vagito di diversi bambini nati nelle sale parto affianco al reparto. La mattina dopo non succede nulla, alle nove vediamo la dottoressa che va via e noi non sappiamo che cosa ci accadrà. Solo una cosa si chiarisce nell’arco della mattinata: finché non facciamo il colloquio con lo psichiatra la procedura non si può attivare. Intanto arrivano la mia amica Cristina (che quel giorno aveva preso un permesso dal lavoro e visto che ha un contratto da precaria se non lavora, non la pagano!!!) e la mia ginecologa, che stando fuori al reparto seguono tutta la vicenda. Ritorno a chiedere informazioni sulla presenza dello psichiatra in reparto e mi dicono che è atteso per la mattinata ma non si sa a che ora arriverà, potrebbe arrivare anche a fine turno, quindi verso le 14.00. Il tempo passa, la nostra agitazione aumenta. Verso le 10.00 in reparto passa la visita del medico di turno, le stanze sono a sei letti, quando il medico entra nella nostra stanza, legge le cartelle di ciascuna paziente, se ce n’è bisogno alcune le visita, quando arriva in prossimità dei nostri letti non apre nemmeno le nostre cartelle e dice: “ah! queste sono le signore che devono fare l’interruzione di gravidanza, di loro si occupa il primario …”. Sta per andare via, ma io lo fermo gli dico innanzitutto che in cartella ci sono gli esiti delle analisi del giorno prima e visto che ho notato dei valori un po’ più bassi di quelli indicati come normali magari potrebbe dargli un’occhiata. Torna sui suoi passi, prima guarda la mia e poi la cartella della signora affianco a me. Dice che per quello che dobbiamo fare va tutto bene, ne approfitto per chiedere delucidazioni, lui ribadisce che dobbiamo fare prima il colloquio con lo psichiatra e che comunque di noi se ne occuperà il primario. Finalmente intorno alle 11.30 arriva lo psichiatra che ci accoglie subito nella stanza della caposala una per volta e ad entrambe dice più o meno le stesse cose. Ci fa presente che quello che ci stanno facendo è pazzesco, non è accettabile che il primario cambi il turno all’unica ginecologa non obiettrice di coscienza e ci invita a denunciare tutto. Ci aggiunge anche che questa è una situazione che può verificarsi solo a Roma, lui ha lavorato anche in altre città e quello che vede qui non lo ha riscontrato da nessun altra parte. Ci racconta una storia agghiacciante accaduta qualche giorno prima: è arrivata in ospedale una donna che era stata violentata, questa signora ovviamente ha chiesto che le fosse somministrata la pillola del giorno dopo, ma la farmacia dell’ospedale non ce l’aveva e non c’era nessun ginecologo che in quel momento gliela poteva prescrivere perché tutti obiettori di coscienza. Per risolvere la situazione è stato lo stesso psichiatra che l’ha prescritta e la madre di questa signora è uscita dall’ospedale per andarla a comprare in farmacia e portarla alla figlia. Poi lo psichiatra fa il suo mestiere e ci prescrive degli antidepressivi e dei farmaci per farci dormire da prendere nei giorni successivi solo se ne sentiremo l’esigenza, in ogni caso si rende disponibile per qualsiasi esigenza e ci lascia il suo telefono cellulare. Dopo questo colloquio decidiamo di cercare il primario e di parlarci. Andiamo dalla caposala che ci dice che il primario si trova nella sua stanza che è appena fuori del reparto e bisogna chiedere alla sua segretaria. Entriamo nella stanza della segretaria che non c’è, la porta che dalla stanza della segretaria accede in quella del primario è aperta e il dottore è dentro. Busso alla porta aperta e chiedo di poter entrare. Il dottore non ci guarda nemmeno in faccia, mentre mi presento e chiedo di potergli parlare, con molta freddezza ci fa accomodare. Ci presentiamo come le due signore che sono in ospedale per una IVG programmata quella mattina, gli diciamo che sappiamo che la dottoressa LOPIZZO è dovuta andare via per un cambio di turno (non facciamo alcun riferimento al fatto che il responsabile di tale cambio è proprio lui). Lo informiamo che abbiamo appena fatto il colloquio con lo psichiatra e che adesso l’unica cosa che sappiamo è che lui è delegato a seguire il nostro caso, si innervosisce immediatamente e ci dice “io non sono delegato da nessuno io qui sono il responsabile …” mi scuso immediatamente per aver utilizzato un termine inadeguato, ma proprio perché lui è il responsabile vogliamo sapere da lui adesso cosa accadrà. La sua irritazione nei nostri confronti è ancora più evidente, ci dice che aver fatto il colloquio con lo psichiatra non significa che adesso è tutto pronto perché la legge prevede dei passaggi “burocratici”, ha utilizzato proprio questo termine, che vanno rispettati e che richiedono tempo, quindi per oggi non accadrà nulla, la mattina dopo ci sarà la dottoressa e allora solo a quel punto si potrà cominciare l’induzione, in ogni caso ci ammonisce dicendo le seguenti parole “signore comunque non prendete impegni per i prossimi giorni perché ci potrebbero volere molti giorni anche tre o quattro perché nessuno può sapere di quanto tempo avrà bisogno ognuna di voi per rispondere alla terapia”. Faccio presente il nostro stato psicologico e di quanto sia penoso per noi sottoporci a questa pratica e che i contrattempi non ci aiutano, lui risponde che la sofferenza non è solo nostra ma di tutte le persone che stanno in ospedale, lui compreso. Inoltre chiedo di nuovo spiegazioni rispetto alla presenza della dottoressa la mattina successiva, visto che sapevo che il suo turno quel venerdì sarebbe cominciato alle nove di sera. A quel punto ci congeda in modo scortese e categorico: “ho detto che la dottoressa ci sarà domani mattina e ci sarà domani mattina”. Lo salutiamo convinte che ci ha detto una bugia per liquidarci. Vado nella stanza delle infermiere a chiedere il turno della dottoressa per il giorno dopo e mi viene confermato il turno delle nove di sera, però mi viene detto anche che se il primario ha detto che la dottoressa ci sarà la mattina dopo probabilmente le cambierà turno. Questo colloquio avviene mentre io piango disperata e faccio presente a questa signora il mio stato d’animo e che adesso non si capisce che cosa ci succederà, lei mi fa presente che in un grande ospedale ci sono tante esigenze da considerare, ci sono urgenze (è evidente che noi non lo siamo), rispondo che mi rendo conto di tutto questo e però mi auguro allo stesso tempo che loro si occuperanno di noi come fanno con tutte le altre signore del reparto, visto che in quel momento mi sentivo assolutamente discriminata a causa della mia situazione di donna che voleva abortire. Dopo questo colloquio chiamo la dottoressa LOPIZZO al cellulare e le racconto che cosa era appena accaduto, da parte sua mi conferma che il suo turno non è stato cambiato e che quindi ci vediamo il venerdì sera alle nove quando ci metterà la prima candeletta. E’ molto dispiaciuta per questi contrattempi e ribadisce il fatto che di solito lei si organizza in modo da assicurare alle signore che devono fare un’interruzione di gravidanza tutta l’assistenza di cui si ha bisogno e privilegia i turni dove lei è presente nelle ore diurne, in questo caso si vede costretta a rimandare il tutto alla sera/notte successiva con l’evidente svantaggio che questo comporta. Ribadisce anche quanto sia importante cominciare al più presto questa induzione senza perdere altro tempo. Inoltre, visto l’orario non sarà possibile avere qualcuno con noi: prese in giro e anche lasciate sole. Quella notte ci facciamo ridare le gocce per dormire ma questa volta con una dose molto più elevata e finalmente fanno effetto. Cerchiamo di prepararci psicologicamente alla cosa terribile che ci attende. La giornata di venerdì trascorre senza nulla di rilevante, solo in tarda mattinata arriva il giro delle visite in reparto: prima il medico di turno (lo stesso del giorno precedente) che non ci degna nemmeno di uno sguardo, successivamente il primario con il suo codazzo che ugualmente non ci guarda nemmeno in faccia e con un gesto della mano dice che noi siamo “quelle della dottoressa LOPIZZO”. Puntuale alle nove di sera arriva la dottoressa che applica ad entrambe la prima candeletta, ci mettiamo anche un po’ a parlare con lei per capire meglio cosa ci accadrà e quali potrebbero essere gli effetti che sentiremo sul nostro corpo. Parliamo anche più in generale della situazione che abbiamo vissuto e di quello che era accaduto con il primario, lei di nuovo si scusa per quello che abbiamo dovuto subire ma allo stesso tempo sottolinea la sua impotenza di fronte a un ordine di servizio del primario che non le ha lasciato scelta, nonostante le sue spiegazioni e proteste. Ci racconta alcuni episodi tra cui due belle storie di donne che erano andate da lei per abortire perché altri medici avevano diagnosticato malformazioni al feto a cui lei però non aveva creduto fino in fondo. In seguito alle ecografie praticate dalla LOPIZZO le signore si sono convinte ad aspettare prima di prendere una decisione definitiva e la dottoressa ha avuto ragione: sono nati due bambini sani. Dai suoi racconti capisco quanta passione questa dottoressa mette nel suo lavoro: è un medico capace di aiutare veramente le sue pazienti, soprattutto nei momenti difficili di gravidanze problematiche. Purtroppo per me e per la mia compagna di sventura la situazione non aveva vie di uscita, anche secondo il suo giudizio. Si congeda da noi dicendoci: “provate a dormire adesso, la prima candeletta di solito provoca leggeri dolori tipo quelli mestruali, quelli più forti si sentono a partire dalla seconda, ci vediamo all’una per mettere la seconda candeletta, se state dormendo vi sveglierò”. Effettivamente ci addormentiamo i dolori sono lievi, all’una ritorna per la seconda candeletta e ci dice che con lei ci saremmo riviste per l’eventuale quarta candeletta, perché la terza ce l’avrebbe messa un’altra persona. Poco dopo l’applicazione della seconda candeletta a me cominciano i dolori del travaglio, dopo due parti spontanei li riconosco bene, ma comincio anche a sentire altro, sembrava quasi che stessi per svenire (ci avevano spiegato che le prostagaldine sono molto forti e possono dare effetti anche intestinali, come diarrea e vomito), chiamo l’infermiera e mi misurano la pressione, era un po’ bassa. Dopo circa un’ora di questi dolori forti e di questa sensazione di svenimento i dolori cominciano ad attenuarsi fino a sparire completamente, al punto che mi addormento di nuovo. Alle cinque della mattina arriva credo un’ostetrica che ci applica la terza candeletta, purtroppo per me questa non dà nessun effetto e sarà così anche per la quarta che mi verrà applicata dalla dottoressa LOPIZZO alle nove di mattina. Dopo aver fatto questo e prima di smontare dal suo turno, la dottoressa LOPIZZO viene nella mia stanza con il dottor ODDI e davanti a me gli chiede la cortesia di applicarmi la quinta candeletta se ce ne fosse stato bisogno. Purtroppo all’una del pomeriggio il dottore applica la quinta candeletta che continua a non dare alcun effetto. Quella mattina, prima che andasse via chiedo alla dottoressa cosa sarebbe accaduto se il ciclo di induzione continuava a non dare effetti e lei mi spiega che non si può ripetere un secondo ciclo prima che siano trascorse 24 ore dalla fine del primo (per ciascun ciclo non si possono applicare più di cinque candelette). Questo significava che avrei dovuto aspettare tutto il giorno successivo (domenica 25 marzo) e avremmo potuto ricominciare il ciclo di induzione la mattina del lunedì, giorno in cui lei era di servizio ma non per tutta la giornata. Dopo l’applicazione dell’ultima candeletta trascorro il sabato e la domenica con la speranza che il travaglio possa ricominciare da un momento all’altro, alcune volte può succedere che le candelette diano un effetto ritardato (così mi avevano detto sia la mia ginecologa, che la dottoressa LOPIZZO, che anche alcune infermiere con cui avevo parlato in quelle ore di attesa inutile). Ma non succede nulla, ho dei blandi dolori, in ogni caso nessun ginecologo mi visita per controllate la situazione, fino a quando alle nove di mattina di lunedì 26 marzo arriva la dottoressa LOPIZZO. Mi applica la prima candeletta del secondo ciclo alle 9.30. Come già per il primo ciclo sento dei lievi dolori. Alle 13.30 ritorna e prima di inserire la seconda candeletta mi porta in una stanza del reparto maternità dove mi effettua un’ecografia per vedere se c’è ancora il battito fetale (sia io che lei siamo consapevoli del fatto che il battito non può più esserci dopo l’applicazione di ben sei candelette: nell’affrontare questa vicenda pazzesca che mi è capitata ero ben cosciente del fatto che il feto sarebbe morto durante l’induzione del travaglio e infatti la notte del primo ciclo quando mi sono cominciate le prime contrazioni ho salutato il feto e tutto l’immaginario di belle cose che quella gravidanza rappresentava per me, per mio marito e per mio figlio Alessandro). La dottoressa registra l’assenza di battito fetale e lo scrive nella mia cartella clinica, in modo che se io avessi avuto bisogno di una terza candeletta nessun medico poteva opporsi appellandosi all’obiezione di coscienza. Successivamente alle ore 14.00 mi applica la seconda candeletta che sarà anche l’ultima, ma la mia storia non è ancora finita. Cominciano ad arrivare dei dolori che nel giro di un’ora aumentano sia di frequenza che di intensità. Io mi trovo stesa sul mio letto, alle 15.00 iniziano le visite dei parenti e in corrispondenza di ciascuno degli altri cinque letti ci sono più persone. Mi sento profondamente in imbarazzo e comunque non mi sento libera di reagire come vorrei proprio per la presenza di questi numerosi estranei. Visto che ancora i dolori non sono fortissimi mi alzo e comincio a camminare per il corridoio, a un certo punto sento l’esigenza di andare in bagno dove oltre a dare di corpo vomiterò (sempre per gli effetti della prostagaldina). Ritorno in corridoio ma i dolori sono molto più forti e sento che sto per svenire, il marito di una signora che sta in stanza con me mi aiuta, mi sostiene e mi riporta sul mio letto. Chiamo le infermiere, registrano una pressione molto bassa e decidono di mettermi una flebo di acqua glucosata. Dopo poco, un po’ prima che le visite vadano via (intorno alle 16.00), sento che il sacco gestazionale si è rotto e comincia ad uscire tutto il liquido amniotico. Subito dopo comincio a sentire le spinte, le assecondo e poi spingo con forza, intanto per fortuna i visitatori sono usciti. Chiamo di nuovo le infermiere e spiego loro che ho cominciato a sentire le spinte, decidono di portarmi in sala parto. Mi mettono sopra una sedia a rotelle, ho sempre la flebo attaccata. Proprio mentre stiamo uscendo dal reparto e ci stiamo dirigendo alla sala parto, altre due infermiere ci vengono incontro spingendo una culletta con dentro una neonata (il dolore e il senso di vuoto che provo si acuiscono enormemente, comincio a piangere). Il tempo di arrivare in sala parto e le contrazioni sono del tutto sparite: già subito dopo aver chiamato le infermiere si erano affievolite e sono andate scemando sempre più fino a svanire del tutto quando sono arrivata in sala parto. Mi mettono su un lettino e vengo visitata prima dall’ostetrica e poi dalla ginecologa di turno. Dopo avermi visitata hanno entrambe una faccia a punto interrogativo: dicono che non capiscono che cosa hanno sentito per cui decidono di visitarmi di nuovo questa volta con lo speculum. Al termine di questa seconda ispezione sentenziano che è successa una cosa strana “si è staccata la placenta, ma non il feto” (di solito avviene il contrario, prima si stacca il feto e poi la placenta). Comunque mi dicono che ormai dovrebbe mancare poco che aspettiamo un po’ per vedere se ritornano le contrazioni visto che sono quasi le 17.00 e bisogna far passare quattro ore dall’applicazione dell’ultima candeletta prima di effettuare qualsiasi intervento. Faccio presente che questo è il secondo ciclo di candelette e che già con il primo era successo che alla seconda candeletta era partito il travaglio che poi si era fermato e che le candelette successive non mi avevano fatto alcune effetto; e visto che anche questa volta non sento alcun dolore forse si potrebbe pensare a stimolare le contrazioni con l’ossitocina, oppure potrei alzarmi e magari provare a camminare e fare qualche altra spinta. Mi dicono che è meglio se rimango sul lettino e ribadiscono che in ogni caso, anche per un’eventuale induzione con ossitocina, bisogna aspettare un’altra ora per arrivare alle 18.00 quando saranno passate quattro ore dalla seconda candeletta. Se ne vanno, e io resto da sola in una stanza dove abitualmente le donne partoriscono e i bambini nascono. Sono immobile su un lettino ginecologico con la flebo sempre attaccata su un braccio e dall’altro l’ostetrica ha dimenticato di togliermi la fascia che serve per misurare la pressione, non mi dà fastidio anche se comunque mi immobilizza. La stanchezza prevale e per qualche minuto mi assopisco un po’. Entra un’infermiera che controlla il flacone di acqua glucosata e constata che è finito, decide di sostituirlo con un nuovo preparato a base di potassio per darmi un po’ di energie anche se all’ultimo controllo la pressione era tornata normale, mi toglie la fascia che avevo sull’altro braccio. Dopo poco rientra l’ostetrica che mi aveva visitata precedentemente e ci mettiamo un po’ a parlare, mi chiede delle mie precedenti gravidanze e in particolare della mia bambina (capisco che aveva letto del fibroma di Caterina sulla mia cartella). Poi mi chiede se pensiamo di fare un funerale oppure se ne occupano loro del feto. Rispondo che non abbiamo alcuna intenzione di fare un funerale (ne abbiamo avuto uno solo 13 mesi prima per la mia bambina!!!). In ogni caso chiedo cosa significa che se ne occuperanno loro, mi risponde che il feto verrà “smaltito come materiale organico”. Mi chiede anche se al momento dell’espulsione vorrò vedere il feto insistendo sull’importanza comunque di salutarlo. Le dico che non so risponderle a questo domanda, che ci ho molto pensato e che comunque lo avevo già salutato quando sono cominciate le prime contrazioni. Lei se ne va e resto di nuovo sola. Nella stanza affianco sento l’ostetrica che parla con altre signore (non so se sono solo infermiere oppure c’è anche un medico), parlano di me e del colloquio che abbiamo appena avuto. Sento che c’è qualcuno che non è d’acccordo con l’iniziativa dell’ostetrica, che la prende in giro sulla sua psicologia facile rispetto al “vedere il feto e salutarlo”. Mi chiedo se esiste una procedura oppure è tutto casuale, magari se fosse capitata un’altra ostetrica non mi avrebbe fatto quelle domande: in ogni caso sono d’accordo sul fatto che si tratta di psicologia da quattro soldi inutile e dannosa. Inoltre, mi viene in mente un articolo che avevo letto proprio il giorno che sono stata ricoverata in ospedale sul cimitero per feti che vogliono istituire a Milano. Mi aveva inorridito leggere quell’articolo e adesso provavo le stesse sensazioni di orrore e senso di assurdità. Dietro di me appeso al muro c’è un orologio che scandisce il tempo che passa. Sento il rumore delle lancette, ma per vedere esattamente che ore sono devo girarmi. Mi girerò tantissime volte perché in quella posizione sono rimasta circa cinque ore! Infatti le contrazioni non mi sono mai tornate anche se tutti i medici che si sono alternati insistevano con il dire che bisognava aspettare che mi tornassero. Verso le 18.30 è arrivato un altro medico a cui ho chiesto di nuovo che mi fosse fatta una flebo di ossitocina, lui risponde che si può fare ma è meglio aspettare ancora un po’, “magari tra un’oretta”. Intanto la mia resistenza è al limite, mentre sono di nuovo sola scoppio in un pianto di dolore che mi accompagnerà per un po’, durante quei momenti di immobilismo totale, mio e delle persone che mi circondano, mi sento prigioniera sia della situazione che della struttura in cui mi trovo. Finalmente arriva una faccia conosciuta: entra in sala parto un vecchio amico che conosco da tanto tempo ma non frequento più, lavora come infermiere in un altro reparto. Cerca di darmi conforto anche se io continuo a piangere in modo disperato. Intanto vengo a sapere da lui che fuori, in corridoio, ci sono altri amici e sta per arrivare anche mio marito. Chiedo di far entrare Cristina che fin dall’inizio si era offerta per starmi vicina in questo brutto momento, ma purtroppo non la fanno entrare. Ci riuscirà successivamente quando il nostro amico trova la disponibilità di un’infermiera più accomodante di quella a cui a aveva chiesto in un primo momento. Con Cristina mi lascio andare al mio pianto disperato, le spiego brevemente cosa era successo fino a quel momento e di quanto mi sentissi “persa”. A un certo punto arriva di nuovo l’ostetrica e mi dice che l’ossitocina non me la possono mettere perché il medico prima lo ha detto ma non lo ha scritto sulla cartella, quindi adesso stanno cercando un altro dottore che possa dare l’autorizzazione. Il mio senso di abbandono aumenta. Circa mezz’ora dopo ritorna l’ostetrica insieme con una ginecologa e finalmente mi viene messa una flebo di ossitocina. Guardo il liquido che scende nel tubicino e penso: “speriamo che almeno questa volta succeda qualcosa”. Cristina si dà il cambio con mio marito (più di una persona non può essere presente). Quando lui entra cerco di farmi forza e di non trasmettergli tutta la disperazione che sento dentro, ma lui è disperato come me. Inoltre ha i suoi dolori alla schiena che non gli danno tregua infatti trascorrerà quel poco tempo con me muovendosi in continuazione su una scomoda sedia dove non riuscirà a trovare una posizione adatta. Intanto l’ossitocina scende ma io non sento nessun dolore, nessuna contrazione. Insisto con mio marito per farlo andare via, gli dico che ancora non si sa quanto durerà e voglio che lui vada da nostro figlio, che almeno lui stia con Alessandro. Esce e ritorna Cristina quasi contemporaneamente al cambio turno del personale (erano ormai le 21.00). Entra una nuova ostetrica che fa uscire Cristina e mi visita, mi dice che “anche se a me non sembra la situazione sta andando avanti, ormai ci manca poco appena l’ossitocina farà effetto tutto si chiuderà in poco tempo”. Rientra Cristina. Poco dopo le 21.30 entrano nella stanza 5-6 persone, fanno uscire Cristina, alla ostetrica che mi aveva visitata poco prima chiedo come mai tutte quelle persone per me, mi dice: “signora c’è stato il cambio turno e il dottore la vuole visitare”. Questa volta il ginecologo parla poco e agisce, mi mette una mano sulla pancia e l’altra dentro la vagina, fa una manovra secca che dura un attimo, io non sento alcun dolore ma capisco che è tutto finito. Il ginecologo si guarda intorno un po’ arrabbiato con il resto del personale e dice una frase che più o meno suonava così: “ma che intenzioni avevate con questa signora? Quanto tempo la volevate lasciare ancora in queste condizioni? Chiamate subito la sala operatoria … via a fare il raschiamento”. Le infermiere e l’ostetrica che hanno preso tutto quello che il dottore ha tirato fuori dalla mia vagina e lo stanno guardando, si voltano verso di me, capisco e con un cenno dico loro che non lo voglio vedere, lo coprono con un piccolo panno. Rientra Cristina, le dico che è tutto finito, lei è incredula, le spiego cosa è successo, ci abbracciamo e finalmente piangiamo di un pianto liberatorio. Le dico di chiamare al cellulare Marcello mio marito e di avvisarlo, ci parlo direttamente io, gli dico che è tutto finito, lo sento finalmente sollevato, gli dico di non tornare che io sto bene, è in macchina e sta andando dal nostro bambino. Arriva la portantina, saluto Cristina e congedo anche lei. Mi portano in sala operatoria, ma prima di entrare sia l’anestesista che il ginecologo mi fanno “le solite” domande. Quando il dottore mi chiede quante gravidanze ho avuto sono stesa sulla lettiga e comincio il mio racconto piangendo, il dottore resta molto impressionato, così come l’anestesista che è una giovane signora con un bellissimo sorriso. Sono tutti gentili e attenti, l’anestesista mi spiega quello che avverrà, mi addormento guardando il suo sorriso e cercando di pensare a qualcosa di bello, ma non ricordo se ci sono riuscita. Quando mi risveglio ho qualche attimo di difficoltà a riprendere contatto con la realtà, mi dicono che è andato tutto bene, rimaniamo a parlare pochi minuti con il ginecologo, sono sempre distesa e lui mi dice che spera di aver tolto tutto e di aver fatto un buon lavoro. Poi mi fa una confessione: anche a lui e a sua moglie è capitata una vicenda analoga alla mia, hanno due figli maschi, alla terza gravidanza della moglie dopo la villocentesi scoprono che il feto è affetto da trisomia 18 decidono in fretta di effettuare l’aborto terapeutico (riescono a fare tutto entro la 12^ settimana di gravidanza). Lui è cattolico e obiettore di coscienza, mi confida che per loro è stato un brutto colpo non solo per la cosa in sé ma anche rispetto alle loro credenze religiose: alla moglie l’ha fatta abortire a me e a tutte le donne nella mia condizione NO!!!. Post donato da Marina

Tolleranza Zoro

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Attenzione, le trasmissioni del pericoloso sovversivo Metilparaben, amico dei pederasti e nemico della morale, sono state interrotte grazie all'intervento di un nostro preziosissimo agente. Finalmente, grazie all'epica impresa del valoroso Zoro, i valori fondanti della nostra amata patria torneranno a risuonare alti nelle piazze e nelle strade dell'impero. Italianiiii! At-tenti!
Si scherza eh? Torna presto! Con stima e rispetto, NicPic

INCIPIT per metil

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Alessandro mi ha chiesto (come ad altri immagino) di riempire questo spazio con un po' di parole mie durante la sua assenza e volentieri contribuisco per quel che posso. Ultimamente nel mio blog mi sono divertito a scrivere una serie di "incipit" e allora mi pare giusto regalarne uno anche ai lettori Metillari. Quello che mi è venuto, e che spero vi piacerà, è questo: Oltre il mosaico colorato delle finestre l’inverno fischiava monotono il vento gelido dell‘inverno suonando la sua grigia melodia e nella grande sala, incorniciata da arazzi e affreschi raffiguranti scene bucoliche e riveriti omaggi a benefattori e benefattrici, il rumore del cuoio sotto i sandali era assorbito dalla oscillazione elastica del marmo a terrazzo veneziano che, come un onda, si infrangeva sul gesso spatolato delle pareti. Fra Ferrarius, guardiano emerito della Schola Grande San Benedetto, aveva fretta. Era stato convocato d’urgenza dall’ufficio del Sovrintendente e gli era stato ordinato che avrebbe dovuto portare al Consiglio Accademico Secolare il Tomo Primo. Fra Ferrarius ansimava e sudava per il peso di tale responsabilità e anche per la fatica di spostare il proprio corpo, un ammasso di grasso mal distribuito sulla cui sommità insisteva un volto solitamente tronfio che attraverso le fessure degli occhi chiarissimi e il sorriso un po’ beota, pareva perennemente schernire il suo prossimo con l’arroganza tipica dei leziosi, manichei depositari di presunte verità assolute. Pesava il suo grosso corpo e pesava il Tomo che teneva ben stretto al petto con entrambe le braccia e per il frate fu un sollievo raggiungere finalmente la porta che introduceva nella Sala del Consiglio Accademico dove ansiosamente attendevano il suo arrivo. Bussò timidamente ma la terza battuta delle tonde nocche finì nel vuoto perché il pesante portale si aprì svelando il lungo tavolo in rovere intarsiato dietro cui erano accomodati i membri del Consiglio al gran completo. Esattamente al centro spiccava su tutti la candida tonaca finemente decorata del Priore Silverio. Alla sua destra il consigliere anziano Fra Maximo Finiis e alla sua sinistra, nell’ombra ma attento ad assorbire come non mai, l’occhialuto scribano Fra Veltro. Tenevano tutti un atteggiamento esteriore di distacco ma i loro cuori battevano forte contro le costole, impazienti ed eccitati. Tanto quanto prima incespicavano maldestramente alla ricerca di un improbabile dinamismo, ora i piedi adiposi di Fra Ferrarius si muovevano con esasperante lentezza, tastando passo dopo passo il pavimento e contemporaneamente scandagliando con gli occhi tutta la tavolata da destra a sinistra, da sinistra a destra senza soluzione di continuità o distinzione fino a che tutto si risolse in un magma ipnotico concentrato nel centro. Finalmente si trovò a ridosso del tavolo e con sollievo poté liberarsi del fardello che teneva tanto stretto da avergli indolenzito le braccia e le mani. Posò il Tomo impreziosito da una spessa copertina di pelle bruna sualla quale spiccava, incisa in oro, un’iscrizione sintetica quanto inquietante: “Maria di Nazareth – dello stupro e dell’aborto.” Il Priore non disse una parola. Volse il capo prima a destra e poi a sinistra a cercare la silente approvazione dei suoi complici consulenti, alzò la mano e con un gesto comandò l’ingresso di uno sgherro incappucciato che dopo un lungo quanto esageratamente accentuato inchino, agguantò il libro, lo infilò in una busta di velluto nero e se lo mise sottobraccio dissolvendosi nell’oscurità da dove era venuto. Silverio si alzò in piedi imitato da tutti gli altri. Un largo sorriso si aprì sul volto finalmente disteso e lentamente mosse le labbra che scoprirono una fila di denti bianchi. La voce tonante e imperiosa riempì il salone con la frase di rito che tutti ben conoscevano e nell’intimo temevano: “Per la libertà, Vita sia!”. Fra Ferrarius sorrise. Il suo modesto impianto dentale non era gran cosa da esporre in pubblico ma anche la patina marrone e le larghe fessure sembrarono per un momento, solo un istante, brillare. (Marino/Rumoredigente http://rumoridigente.ilcannocchiale.it/)

pubblicita, effetti collaterali

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Chissà se qualcuno ricorda, 'nella misura in cui' 'si ma a monte' quel lessico
comodamente adagiato sulla soffice mancanza di idee, anche oggi siamo parcheggiati
sui dieci piani di morbidezza tale è la mancanza di afflato, che Ferrara giganteggia
con le sue insane passioni, dateci almeno l'uomo del monte che ci strappi un si.
Illustrazione di Mel Ramos- Egine

UNA STORIA VERA

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"Durante gli ultimi trent'anni ho vissuto (in) una bugia" - ha confessato in una conferenza stampa il pastore Luca Bagatin della Chiesa del Metilparaben a Pordenone - "ma non ho avuto altra scelta. Una volta ero un blogger chiamato Alessandro Capriccioli e vivevo a Roma felice, fino a quando fui rapito da una setta satanica nel 2008. Mi caricarono su un furgone, cancellarono la mia memoria con una macchina elettrica, e minacciarono di uccidere la mia famiglia se non fossi scomparso nel nulla". "Così iniziai una nuova vita con un nuovo nome, rubando l'identità di un altro uomo irsuto opportunamente assassinato in un falso incidente stradale dal sicario Londradical. Per trent'anni non mi sono reso conto di avere fatto questo, fino al mese scorso, quando con una iniezione di siero della verità mi sono ricordato di tutto. L'ho fatto soltanto per proteggere la mia famiglia, ma date le circostanze non posso che dimettermi". L'arcivescovo della congregazione Mons. Cappato ha poi spiegato ai giornalisti: "Secondo le testimonianze dell'epoca, la notte che scomparve Capriccioli stava bloggando come al solito quando improvvisamente smise di scrivere, adducendo di avere visto Satana Capezzone attraverso una finestra del browser. Scappò fuori dal blog urlando che sarebbe tornato venerdì, ma da allora non lo si vide più". [ Miss Welby, Gazzetta di Pordenone, 26 febbraio 2038 ]

"Tesori"

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Qualche tempo fa, è stato aperto all'ammirazione dei fedeli il "Tesoro di San Gennaro". Vidi il servizio in Tv, ed era ovviamente condito da immagini che mostravano con dovizia di particolari una quantità di diamanti di... classe Kohinoor, enormi rubini cabochon e smeraldi lunghi un dito. Oltre alla produzione di tre anni delle miniere aurifere del Sud Africa, per non parlare dell'abbondanza straordinaria di argento. Quando ho visto il (cattivo) servizio, mi si è composto davanti agli occhi della mente una sorta di mosaico: vicino alle immagini appena viste, c'erano tessere che raffiguravano il Tesoro (e daje!) di San Pietro ed i tanti altri conservati in profondi ricettacoli delle Chiese di tutto il mondo, poi c'erano le Cattedrali, vecchie e nuove, ma sopratutto quelle nuove: prima fra tutte quella di Santiago di Compostela laddove ne è stata completata recentemente una, in aggiunta a quella precedente, costata qualcosa come settanta milioni di Euro. Se non sbaglio, tre volte la Manovra economica italiana del 2007. E l'Italia, notoriamente, non è (ancora) il Paese più povero del Globo. Un'altra tessera ancora riproduceva senza fatica un'immagine: quella della enorme Bsilica che si erge sopra la Grotta nella quale forse si verificò un'apparizione miracolosa. O forse no. Ma se questa straordinaria cosa si è veramente verificata, la Storia d Bernadette Soubirous riporta che la Madonna chiese alla ragazzina di comunicare ai "Preti" di edificare una "cappelletta" vicino al luogo della Sua manifestazione. La "cappelletta", forse per un altro intervento miracoloso, si trasformò poi in una sorta di mastodonte anche un tantino kitch, se vogliamo. Poi c'era anche un'altra enorme costruzione realizzata dalle parti di San Giovanni Rotondo: il fulcro di un incredibile business, si dice, diventato tuttavia tale solo dopo la pacificazione misteriosamente intervenuta tra Vaticano ed Ordine, dopo anni ed anni di ostilità che aveva coinvolto perfino il Precursore. C'erano anche altre tesserine, in quel mosaico, devo dire. Una mostrava una manifestazione dei disoccupati di Napoli( la mia città) un'altra, le Favelas di San Paolo, un'altra ancora, una vecchia che, in una traversa di Barcellona, discinta, scarmigliata, curva per il peso della sofferenza di una vita, si alza la gonna ed urina in mezzo alla via, per poi riprendere il suo cammino verso una morte solitaria; e non mancavano, tra le tessere, neppure quelle che riproducevano i visi pieni di mosche di molti, molti bambini africani, e nemmeno le immagini delle prostitute-bambine cubane, lasciate alla mercè di tanti nostri "cari" turisti; ma queste ultime, in fondo, se lo meritano perchè non si ribellano al comunista Fidel ( in pensione adesso). Ce n'era anche un altro, di mosaico, ma piccolo, piccolissimo: c'era lo stereotipo - ma solo per la mia colpevole incapacità di liberare del tutto il pensiero - di un Uomo vestito di bianco, con il capo circonfuso di luce ma anche di una corona di spine. Era un mosaico animato. Quell'uomo parlava. Parlava di bambini, di chiesa (la sua, chiesa) che doveva restare rigorosamente povera. La sua voce diceva di dare agli altri tutto ciò che si possiede, di dividere anche solo un tozzo di pane con l'ospite, con il misero, con qualsiasi altro uomo che possa essere chiamato col dolce nome di "Fratello". Cioè, tutti. Tutti gli uomini. Ed allora mi sono leggermente incazzata.... Ed ho sperato, davvero, che, se mai è esistito, quell'uomo ritorni presto. Perchè mi sa che nel Genere Umano, ma sopratutto in quella sua parte che veste di nero e porta addosso un saio od un abito talare, ci sia molto da rivedere e correggere. Eugenia http://chebarbachenoia-eugenia.blogspot.com/

Mostri

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Ci sono persone a questo mondo che pensano che l'aborto venga usato al posto degli anticoncezionali.
Ci sono persone a questo mondo che pensano che l'eutanasia venga usata per liberarsi dei parenti anziani, che curarli costa troppo e così puoi raccogliere subito l'eredità.

Esistono davvero, ho letto manifesti firmati CL affermare simili abomini, e blog di integralisti cattolici, e agenzie di stampa come zenith...

Come fanno?

Non sono anche loro esseri umani? Non hanno una briciola di empatia?
Non sono in grado di comprendere neanche un minimo quanto dev'essere difficile la scelta di una donna che deve abortire, magari rinunciando a un figlio voluto ma destinato a una vita terribilmente difficile perché destinato a nascere con gravi deformazioni e ritardi mentali?
Quanto dev'essere doloroso dover dare l'addio definitivo a un parente, una persona amata per tanti anni, ora condannata dalla malattia a soffrire senza speranza?

Pensano davvero che siano scelte fatte a cuor leggero?

Come fanno a essere così ciechi e sordi di fronte al dolore altrui?

Forse pensano che chi non obbedisce ai loro precetti non sia davvero un essere umano e sia incapace di soffrire? Ritengono forse che le donne che abortiscono siano mostri? Che lo siano i parenti di Welby, di Nuvoli, e dei mille altri che sono costretti a soffrire in silenzio?

O forse sono loro i mostri? Così indottrinati da non porsi più domande, da non cercare nemmeno di comprendere chi fa scelte diverse dalle loro? Così immersi nella loro certezza di essere nel giusto da aver perso la capacità di relazionarsi ai vili peccatori?

Non lo so.
So solo che mi spaventano, non tanto perché non li riesco a comprendere, quanto perché loro possono decidere anche della mia vita.
E c'è davvero poco che possa fare per impedirlo.

P.S. Grazie a Metilparaben per i suoi post, sempre perfetti nell'equilibrio tra sarcasmo e profondità, e grazie all'Associazione Luca Coscioni per l'iniziativa di Soccorso Civile.

Dargor17

FORSE SONO IO A NON CAPIRE

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Sua Eccellenza, e questo cosa è secondo lei? E quest'altro? E questo ancora?

Di tutto e di più.

PS: grazie per l'opportunità Alessandro.

Non So

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Caro Alessandro, dopo avere ricevuto il tuo invito a farti un regalo e di fronte a uno squisito piatto di lasagne, ci ho pensato. Che cosa presumibilmente potrei postare nel tuo blog? Ho avuto varie idee. E’ da mesi che vicino ad una delle porte più antiche della città di Lecce su un portone di legno leggo la scritta Muto Cane e comincio a fantasticare. Chi ha lasciato quella scritta e perché? Uno di questi giorni la fotografo (sono tre mesi che ci penso, non l’ho ancora fatto). Chi è il cane che dovrebbe ammutolire? E’ una metafora? Io leggo tanto dolore in quella scritta e tanta rabbia. Ho pensato: Oggi faccio la fotografia e la posto da Alessandro. Non l’ho fatto. E allora, che cosa posso postare da Alessandro? Io ho una vena intimista. Non scrivo normalmente di politica né di cronaca. Non mi sento propriamente a completo agio nelle discussioni “impegnate”. Ho le idee chiare su tante cose. Sono “schierata” ma non amo parlarne dal mio blog. Non voglio farlo neanche da qui, allora. Ci sei già tu a farlo in modo mirabile, con i tuoi strali acuminati di sarcasmo. Quindi, se mi consenti (Dio quanto è brutta questa espressione!!! Inevitabilmente ci fa pensare a certi figuri no? anche se qui c’è il “tu” che è una differenza), resto nella mia vena di scrittura e della sua componente diaristica. Oggi qui c’era una splendida giornata di sole e tornando dal lavoro a casa mia, carica di una borsa pesante come una zavorra, ho incontrato tre “vagabondi” che girano qua attorno da qualche mese, carichi dei loro zaini, un paio di chitarre e con un seguito di tre o quattro cani. Normalmente li incontro di sera e li conosco ché più volte mi chiedono sigarette. Uno ha una trentina di anni ed i denti tutti rovinati. Uno ne ha una quarantina ed è il più galante dei tre. Il terzo, se ci penso, non riesco neanche a focalizzarlo. Solo una sagoma scura mi si staglia. Nessun dettaglio concreto. Chissà perché? La prossima volta provo a guardarlo meglio. Mi hanno salutata, come sempre. Il quarantenne con un accento palesemente francese mi ha detto Buongiorno signora facendo un mezzo inchino galante che gli ha fatto rischiare di versare il contenuto di una tre quarti di birra che aveva tra le mani. Mi ha sorriso. Gli ho sorriso con empatia. Piccole cose di vita quotidiana per me. Sono tornata a casa ed ho trovato la tua mail. Che cosa diavolo potrei verosimilmente postare da Alessandro. Che cosa? Mi sa che ti posto il video che ho messo da me ieri. Il video dei “Non So”. Già, ti posto quello. Mi sa che si adatta al tuo blog.
Giulia Visconti.
P.S. E' un piccolo regalino, lo so. Accontentati Capriccioli.

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