Biglietti, prego

Supponete che sia ferragosto, e che siate appena arrivati nella stazione ferroviaria più vicina alla località balneare in cui avete passato un paio di giorni, allo scopo di prendere il treno che vi riporterà nella vostra città. Come si usa in questi casi, fino a quella stazione vi hanno accompagnato in macchina, e siccome siete dei tipetti previdenti lungo la strada avete coscienziosamente cercato un posto per acquistare il biglietto: senza successo, tuttavia, ché non c'era (comprensibilmente) un solo giornalaio o tabaccaio aperto nel raggio di venti chilometri. Ora che siete in stazione, però, vi accorgete che la biglietteria è chiusa, la macchinetta per fare i biglietti con il self service è fuori servizio e il bar ha la saracinesca abbassata: il tutto sotto un sole sahariano e in un'atmosfera di desolazione generale che diventa straziante nel momento in cui, con la coda dell'occhio, notate che persino l'arnese per obliterare i biglietti è rotto (di tal che l'operazione di salire sul treno in modo regolare vi risulterebbe impossibile anche nel caso in cui, per chissà quale miracolo, foste riusciti a comprare il biglietto da qualche parte). Mentre siete in attesa del treno -già rassegnati all'idea di salirci sopra appena arriva e di mandare a cagare chiunque oserà avvicinarsi per controllarvi il biglietto- scorgete sul marciapiede un tizio con la divisa delle FFSS, e in un soprassalto di zelo decidete di chiedergli se esista un modo per regolarizzare la vostra posizione. Il tipo, vistosamente infastidito per essere stato interpellato (mica sono l'ufficio informazioni io, e se l'ufficio informazioni è chiuso mica è un problema mio), vi rivela malvolentieri che nel caso di specie, stante l'impossibilità di provvedere nei modi ordinari, vi è eccezionalmente consentito di salire sul treno senza titolo di viaggio, a patto di recarvi immediatamente nella vettura di testa e pregare il capotreno di farvi pagare il prezzo del biglietto senza applicare sanzioni. Così, appena saliti sul treno (in orario, per essere onesti) vi armate di santa pazienza, e non prima di esservi offerti di comperare il biglietto anche alla signora col vostro stesso problema che avete conosciuto sul marciapiede (una disgraziata che trascina a stento una valigia che pesa più o meno il triplo di lei) vi incamminate verso la carrozza indicatavi: niente di troppo impegnativo, apparentemente, se si eccettua il fatto che il treno è lungo un chilometro e mezzo, e per percorrerlo tutto finite per impiegare più o meno una decina di minuti. Completata l'opera, durante la quale avete dovuto schivare la consueta torma di villeggianti assiepati sui sedili e l'altrettanto ordinaria frotta di extracomunitari di ritorno dalla loro allegra giornata di sfruttamento in nero sui campi limitrofi, contestualmente affrontando le insidiosissime porte che separano i vagoni (le quali, senza alcuna apparente ragione logica, si aprono ognuna con un sistema diverso dall'altra) e sopportando i repentini cambi di temperatura dovuti all'aria condizionata che in una carrozza è fuori uso e nell'altra è regolata su livelli da freezer, raggiungete finalmente l'agognata vettura di testa, nella quale una capotreno tutta riccioli che sembra uscita direttamente da una fiction vi conferma che avete fatto bene ad arrivare sin là (altrimenti, dice, vi avrebbe fatto la multa) e vi prepara il biglietto con un sorriso raggiante (dandovi il resto in una miriade di monetine prese in prestito dal guidatore del treno là accanto, ché lei non ha soldi), precisando tuttavia di non poterne produrre uno separato per la disgraziata con il valigione (non sia mai detto, che una capotreno faccia la fatica di scrivere due volte quello che può compilare una volta sola), e suggerendovi quindi di raggiungere nuovamente la malcapitata, attraversando da capo la bolgia che vi siete appena lasciati alle spalle, per avvertirla che quando passerà il controllore dovrà dire che il biglietto ce l'ha sullo stesso foglietto di quell'altro (quell'altro, nel caso di specie, siete voi) perché lo hanno fatto insieme in quanto erano saliti sul treno senza dal momento che la biglietteria era chiusa la macchinetta era rotta i giornalai erano in ferie eccetera eccetera. Impiegate altri dieci minuti per affrontare nuovamente l'inferno e raggiungete la donna con la valigia, alla quale -dopo averla convinta che non le avete rubato i soldi mostrandole l'importo complessivo scritto con una grafia illeggibile sul pezzo di carta che vi hanno dato- spiegate quello che dovrà dire al controllore (per l'operazione vi ci vuole un altro quarto d'ora, un po' perché la tipa non sembra particolarmente sveglia, un po' perché quello che le dovete raccontare è effettivamente piuttosto arzigogolato) e alla fine, stremati, stramazzate sul primo posto libero che vi capita a tiro: mentre vi assopite, riflettete distrattamente sul fatto che avete attraversato tutto il treno e non avete incontrato altri addetti delle FFSS oltre alla riccioluta della vettura di testa, ma siete stanchi e giudicate la faccenda irrilevante. Sbagliando, come dimostra il seguito. Nessuno viene a controllarvi il biglietto fino a dieci minuti dall'arrivo, tanto che state quasi per rimpiangere la fatica che avete dovuto fare per procurarvelo: invece, proprio quando il treno sta quasi rallentando per imboccare la stazione di destinazione, la porta del vostro scompartimento si apre e spunta il controllore. E' la stessa capotreno boccolomunita che vi aveva fatto il biglietto. Mentre vi sfodera il solito sorriso da soap opera facendovi un cenno col capo che significa più o meno "a te ti conosco, non c'è bisogno che tiri fuori il biglietto, te l'ho fatto io", valutate rapidamente la possibilità di chiederle per quale cazzo di motivo, essendo partiti da una stazione in cui non funzionava manco il distributore del caffè, siate stati costretti ad affrontare una specie di apocalisse per andare da lei, se era già stabilito che sarebbe stata lei, tre quarti d'ora dopo, a doversi recare da voi; e per quale motivo, date le premesse, vi avrebbe fatto la multa se vi foste limitati ad aspettare che arrivasse e fare il biglietto senza muovervi dal vostro posto, anziché andarle incontro fino alla vettura di testa; e, già che c'è, se sia scritto su qualche regolamento che il prezzo del viaggio comprende anche l'onere di sbattersi per trovare il modo di pagarlo facendosi una camminata su e giù per il treno; e infine, giusto per sapere, quale legge stabilisca che se le Ferrovie non si peritano di mettere i loro clienti nelle condizioni di fare il biglietto in modo normale non siano loro ad essere sanzionate, ma i clienti stessi. Però fa un gran caldo, non vi va di discutere e come se non bastasse la nazione in cui ha luogo questa storia è la stessa nella quale tolgono la patente a chi guida la bicicletta dopo aver bevuto un paio di bicchieri. Vi limitate a ricambiare il sorriso. Che c'è di meglio, quando uno ha perso ogni speranza?

Questo post è stato pubblicato il 16 agosto 2009 in ,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

7 Responses to “Biglietti, prego”

  1. I tuoi racconti delle quotidiane disavventure di un italiano medio alle prese con il "sistema Italia"sono sempre interessanti da leggere (e piacevoli, grazie allo stile impeccabile).
    Un plauso alla tua testardaggine di cittadino onesto, io non so se avrei compiuto il tuo piccolo "calvario", adesso come adesso (da giovane forse sì, adesso sono molto più stanca e stufa di questo paese).

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  2. Solo in Italia può capitare che una persona onesta venga messa nella condizione di non potersi mettere in regola.
    Tuttavia ritengo che, armandosi di buona pazienza, la persona onesta debba raggiungere la testa del treno per regolarizzarsi, altrimenti all' arrivo della riccioluta capotreno/controllore si passa per furbetti.

    E' un sistema abbastanza semplice per sopperire all'inefficienza statale e per distinguire i "furbi" dagli onesti.

    PS. In tal caso suggerisco di aspettare il treno in fondo ai binari, così da salire direttamente in testa. no????

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  3. A te ti è andata anche bene. Io una volta, nella stessa situazione, sono arrivato fino alla testa del treno dove il controllore, molto infastidito mi ha detto "torni al suo posto, che adesso arrivo a farle il biglietto".
    Dopo più di un'ora di attesa ad un certo punto è arrivato un altro controllare, mai visto prima, che mi ha fatto la multa perché "dovevo andare subito da lui". Davanti alle mie proteste ha detto che il suo collega non gli aveva detto niente.
    Sono stato ad un passo dall'omicidio

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  4. quindi la soluzione a questi malfunzionamenti qual è? Liberalizzazione, no?

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  5. Il giramento di palle massimo, fidati, è quando il biglietto ce l'hai da due settimane per non rischiare di non trovare posto, sali, e ti informano gentilmente - te e altre cinquanta anime perse - che la vostra carrozza NON C'E', dovrete fare il viaggio in corridoio, ma volendo potreste richiedere il bonus risarcimento. Ovvero su 22 euro, 4.

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  6. W le privatizzazioni che hanno distrutto un sistema che, bene o male, ancora reggeva. Ormai siamo in una situazione da terzo mondo con i treni, tra carrozze da fare schifo, ritardi, soppressioni e stress da obliteratrice o da biglietto.

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