Archive for maggio 2009

Falcone e Borsellino 9/9

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La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

L'ora di epurazione

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Supponete che in un liceo qualsiasi non si sia ancora provveduto, nonostante la normativa in materia, a programmare l'ora alternativa all'insegnamento della religione cattolica. Supponete che un insegnante di matematica che lavora in quel liceo, curioso di sapere come la pensano i suoi studenti sull'argomento, sottoponga loro un questionario nel quale si chiede di indicare quale insegnamento preferirebbero se la scuola concedesse la possibilità di scegliere tra l'ora di religione e l'ora alternativa. Supponete che leggendo i risultati del questionario l'insegnante si renda conto che quasi il 90% degli studenti, potendo farlo, sceglierebbe l'ora alternativa, e che quindi sottoponga coscienziosamente la questione al Collegio dei Docenti. Supponete che il Collegio dei Docenti, preso atto della situazione, si prepari ad inserire l'ora alternativa tra i programmi didattici dell'istituto, ma che nel frattempo l'insegnante di religione, assai infastidito dalla vicenda, si lamenti con l'Ufficio Scolastico Regionale, sostenendo che il comportamento del suo collega costituisce un'offesa bella e buona nei suoi confronti. Supponete, infine, che l'Ufficio Scolastico Regionale spedisca nel liceo un ispettore, il quale, dopo aver diffidato l'insegnante di matematica dal mettere a parte dgli studenti dei risultati del questionario, redige un bel rapportino a seguito del quale il promotore dell'iniziativa viene sospeso dalle proprie funzioni, e contestualmente dallo stipendio che ad esse si ricollega, per due mesi. Ebbene, se credete che una storia del genere possa accadere soltanto in un romanzo di fantascienza, o alternativamente in un film ambientato nel medio evo, vi invito a ricredervi: la vicenda è accaduta realmente, nell'anno del Signore (sic) 2009, presso il Liceo Scientifico “Righi” di Cesena: l'infuriato insegnante di religione si chiama Don Stefano Pasolini, il solerte ispettore regionale risponde al nome di Rosanna Facchini e l'insegnante sospeso dal suo incarico si chiama Alberto Marani. Mentre vi invito a riflettere sulla faccenda, vi lascio con un inquietante interrogativo: secondo voi manca molto, al giorno in cui costoro pretenderanno di ricominciare a bruciare le streghe sul rogo?

Falcone e Borsellino 8/9

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La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

Falcone e Borsellino 7/9

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La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

La pillola dello stupro dopo

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Da Alfa y Omega, pubblicazione curata dall'Arcivescovado di Madrid:

Cuando se banaliza el sexo, se disocia de la procreación y se desvincula del matrimonio, deja de tener sentido la consideración de la violación como delito penal. (...) Ése es el ambiente cultural en el que vivimos, y, sin embargo, la inmensa mayoría de los españoles consideraría una aberración que se sacara la violación del Código Penal, aunque, a sólo cien metros, uno tuviera una farmacia donde comprar, sin receta, la pastilla que convierte las relaciones sexuales en simples actos para el gozo y el disfrute.
Il che, in italiano, equivale a dire più o meno:
Quando si banalizza il sesso dissociandolo dalla procreazione e svincolandolo dal matrimonio, viene meno la considerazione dello stupro come delitto penale. (...) Questo è l'ambiente culturale in cui viviamo: la grande maggioranza degli spagnoli considererebbe un'aberrazione l'eliminazione dello stupro dal Codice Penale, ma solo a cento metri si troverà una farmacia dove acquistare, senza ricetta, la pillola che trasforma i rapporti sessuali in semplici atti per il piacere e il divertimento.
Chiaro, il messaggio? Pillola del giorno dopo e stupro, secondo le gerarchie cattoliche, sono più o meno la stessa cosa: legalizzare la prima, in qualche modo, equivale a legittimare il secondo.
Si tratta di uno splendido messaggio rivolto a tutte le donne: vuoi decidere liberamente e consapevolmente sul tuo corpo e sulla tua maternità? Fai pure. Ma poi non venire a lamentarti se qualcuno ti violenta.
Il finale dell'invettiva, che sarebbe lecito immaginare come un perentorio "troia che non sei altro", non è peraltro rintracciabile nel testo elaborato dai vescovi.
Converrete con me, tuttavia, che è ampiamente sottinteso.

Maddalena dà un consiglio a Marco Travaglio...

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Falcone e Borsellino 6/9

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La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

Blind date

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Allora, gente, ho già abbondantemente dichiarato in un altro post (e opportunamente segnalato nella colonna a fianco) che alle prossime elezioni europee voterò per Marco Cappato, della Lista Bonino-Pannella. Senza star qua a ripetere i motivi che mi inducono a questa scelta (se volete potete andare a rileggerveli), vi comunico che stasera, a partire dalle 20:30, Marco sarà in chat con chiunque voglia parlare con lui; per non far mancare a nessuno la possibilità di dire la sua, sarà possibile farlo utilizzando Skype, MSN, gTalk e Facebook: cliccate qua per avere tutti i dettagli del caso.

Che altro aggiungere?
Ah, sì: in un'epoca nella quale i politici sono soliti delegare tutto a segretari, stagisti, portaborse, sottopancia, ghost writers et similia, stasera dietro la tastiera, a rispondere alle vostre domande, ci sarà davvero Cappato, in carne e ossa.
Ve lo posso garantire, anche perché -come sempre, dopo una certa ora- stasera sarò là anch'io.
Saluti.

Puoi gridare quanto vuoi, piccolo bastardo

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Come vi avevo promesso, eccovi il testo completo del rapporto sugli abusi perpetrati dai preti nei confronti dei minori nelle scuole industriali e negli orfanotrofi irlandesi negli ultimi 50 anni.

Lascio a voi il compito (ingrato, per la verità) di leggerlo nel dettaglio: io mi limiterò a riportarvi qualche stralcio delle nefandezze che vi si possono trovare dentro.
Mi diceva: "Sarà il nostro piccolo segreto, se lo dirai a qualcuno ti manderemo in adozione". Ero spaventata a morte, non dissi mai niente. Successe più di una volta.
Ogni volta che poteva entrare si masturbava sopra di me e mi faceva fare lo stesso con lui. Smise di farmi vedere i miei genitori: aveva paura che lo dicessi. 
Venne, mi buttò giù dal letto e mi portò in camera sua, accese la radio a tutto volume e disse: "Togliti quel pigiama di dosso, ora puoi gridare quanto vuoi, piccolo bastardo!" Si masturbava con la sinistra e intanto mi frustava con la sua cintura.
Un prete guardava mentre l'altro mi violentava, poi si scambiavano i posti. Ogni volta finiva con forti percosse. Quando lo raccontai in confessione, il sacerdote mi disse che ero un bugiardo. Non ne parlai mai più.
Un giorno stavo giocando a basket; venne da me e mi disse "Ho dei dolci per te, in camera mia". Io pensai davvero che li avesse. Lui andò in camera sua e tornò nudo, mi disse di spogliarmi e mi cosparse di olio. Mi portò in camera sua e chiuse la porta. Poi mi fece fare sesso orale e altre cose del genere. Non mi piace parlarne.
E' appena il caso di aggiungere che il primo ministro irlandese Brian Cowen, dopo aver preso visione di questo schifo, ha dichiarato che il paese riformerà i servizi sociali per l’infanzia, esprimendo vergogna per l’incapacità dello Stato di fronteggiare la situazione nel passato, e chiedendo agli ordini ecclesiastici di aumentare le somme stanziate per risarcire le vittime.
Intanto, in Italia, la CEI chiede allo Stato di aumentare i fondi per le scuole cattoliche.
Lo vedi, alle volte, come si incastrano le notizie?

Falcone e Borsellino 5/9

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La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

Giordano, la voce (bianca) fuori dal coro...

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Parrebbe che a forza di sentirsi ripetere di non essere un giornalista, alfin anche Mario Giordano se ne sia convinto. Tantè che ora Il Giornale è passato direttamente dalle notizie taroccate al fare un collage dei pizzini del suo boss...
A conti fatti, meglio una stronzata originale che la stessa reinterpretata da tal fine mente...

Sotomayor: access denied

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Sonya Sotomayor, origini portoricane e cresciuta nel Bronx, è il nuovo giudice della Corte Suprema americana. Evviva! Peccato, però, che in Italia non potrebbe mai succedere. Perché? A causa dell’egualitarismo militante, per cui tutti devono essere uguali, ricevere la stessa istruzione e guai a chi avanza per il merito, in Italia non abbiamo poli di eccellenza, università da cui i migliori possano veramente emergere. Così, il povero figlio di poveri sarà già fortunatissimo se si potrà iscrivere all’università, ma sarà costretto a scegliersi quella vicino casa, probabilmente il distaccamento scadente di un’università già scadente. Il ricco magari farà la sua stessa università, ma attraverso le sue conoscenze familistiche e le sue raccomandazioni emergerà. E intanto il Paese sprofonda, perché i bravi fanno da segretari ai meno bravi. La soluzione? Princeton e Yale (le università frequentate dalla Sotomayor) anche da noi, prestiti d’onore a chi se li merita e via i concorsi pubblici per scegliere i professori, che tanto si raccomandano fra di loro. Chiaramente occorre abolire il valore legale del titolo di studio, ma appena si osa anche solo pronunciare questa formuletta magica, tacciata di liberismo omicida, il Sapere si ferma a causa dell’okkupazione. E quelli che gli okkupanti pretendono di difendere, intanto puliscono l’università che loro okkupano.

Giudizio differenziato

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Prendo atto del fatto che la sospensione del giudizio da parte della CEI vale per Silvio Berlusconi, ma non per Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli, Eluana e Beppino Englaro, i malati terminali che chiedono l'eutanasia o la sospensione delle cure, le donne che abortiscono, quelle che assumono la pillola del giorno dopo, gli africani che usano il preservativo, i divorziati, gli omosessuali, gli atei, i laicisti, gli scienziati che studiano le staminali embrionali, i ragazzi che hanno rapporti sessuali prematrimoniali, le coppie che accedono alla fecondazione assistita.

Allungatela voi, la lista.
Io mi fermo, ché devo andare a scompisciarmi un po'.

Momento d'ilarità da condividere con gli amici

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Maurizio Belpietro, oggi 26 maggio, a Ballarò, ore 22.10:

Io non sono un dipendente di Berlusconi!
HAHAHAHAHAHAHA! Poi si accorge che in studio si stanno cappottando dalle risate e allora cerca di correggere il tiro:
Io sono un dipendente della mia coscienza.
HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!

Falcone e Borsellino 4/9

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La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

Ospedali milanesi

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Il bambino che vedete è mio figlio, si chiama Lorenzo ed ha 15 mesi. Domenica a Milano faceva un caldo atroce, ero in canottiera, jeans e infradito. Lorenzo aveva la febbre e non mangiava, per il terzo giorno consecutivo. Sta mettendo i dentini e, come tutti i genitori sanno, inappetenza e febbre sono tipici sintomi di imminente dentizione. Alle 13.30, come ogni giorno, l’ho messo a dormire. Mezz’ora dopo l’ho sentito piangere, sono andata nella sua stanza e l’ho trovato in un lago di vomito e diarrea. L’ho preso in braccio e sono volata al pronto soccorso più vicino, quello della Macedonio Melloni. Appena arrivati, Lorenzo ha di nuovo rigettato. Un lago di vomito liquido. Mi si sono avvicinate due infermiere e, mentre mio figlio continuava a contorcersi e a dare di stomaco, mi hanno urlato: “Non può farlo rimettere così, dica al bambino di farlo in un catino!”. Intorno a me, neanche l’ombra di un cestino. Ho risposto, evidentemente alterata, di provar loro a suggerire ad un bambino di un anno e tre mesi dove doveva vomitare. Mi hanno portato uno scatolone di cartone: “Lo faccia vomitare qui!”. Ho risposto: “Se il vostro problema è che non avete voglia di pulire, portatemi uno straccio, non rompetemi più i coglioni e andate a vergognarvi lontano da me, ché non vi voglio più vedere”. Il pediatra lo visita, ordina esami del sangue, flebo di fisiologica per idratarlo (c’erano 37 gradi), ovviamente non può bere, perché rimetterebbe ancora di più. E’ disidratato, le piccole labbra sono tutte secche. Sta male. Mio figlio è su una barella, piange, due infermiere hanno il compito di inserirgli un catetere in vena. Conoscete tutti lo strumento: un lungo e sottile tubicino di plastica, con dentro un ago metallico sfilabile. Le infermiere gli mettono il laccio emostatico e bucano l’interno del suo piccolo gomito destro. Una volta bucata la pelle, iniziano a muovere avanti e indietro (alla cieca) il lungo ago rivestito di plastica, ruotando un po’ a destra un po’ a sinistra. Lorenzo grida di dolore, mi chiedono di montargli sopra per farlo star fermo, eseguo. Dopo ripetuti inutili tentativi una delle due afferma: “Ho rotto la vena, questo braccio non va più bene, chiama Tizio”. Un ematoma nero intanto si allarga nell’incavo del suo braccino. Arriva Tizio (e aggiungo per fortuna), che evidentemente è l’unico infermiere di turno in grado di eseguire la manovra, altre grida, ago in vena. Prelievo e flebo inserita. Lorenzo, che è un bimbo molto coraggioso, si calma tra le mie carezze. Arrivano i risultati delle analisi: gastroenterite virale acuta da Rotavirus di tipo II. Il pediatra spiega. Si tratta di un’infezione che porta infiammazione di stomaco e intestino (vomito e diarrea), non c’è cura, si può solo seguire il decorso e bisogna idratare per via endovenosa (flebo). Ricovero obbligatorio. Peccato che alla Macedonio Melloni non ci sia posto. Il pediatra di turno: “Cercherò un posto in un altro ospedale. Sono le 18.30. Alle 20: “Ho trovato posto alla De Marchi”. La De Marchi è una clinica pediatrica con ottima nomea. Mi sento sollevata. Sta arrivando l’ambulanza per il trasporto del mio e di un altro bimbo nelle medesime condizioni. I due volontari in ambulanza sono angelici (volontari, appunto). Arriviamo al nuovo ospedale, scendiamo dall’ambulanza con i bambini in braccio e i due volontari con la flebo in mano e il braccio alzato per far fluire il contenuto nei tubicini infilati nelle piccole braccia. Ci dirigiamo al pronto Soccorso, dove troviamo una decina tra infermiere e medici in tranquilla conversazione. I volontari: “Al telefono ci hanno detto di portarli qui”. Qualcuno dal gruppetto: “Non è di nostra competenza (sic!), dovete andare in reparto”. I volontari (sempre braccio alzato con flebo in mano accanto a due mamme con bambini, a questo punto piangenti, tra le braccia): “Sareste così gentili da chiamare il reparto, tanto per non farci girare ancora a vuoto…”. Telefonata e: “Andate al terzo piano”. Torniamo indietro, tutti stretti stretti tra noi, perché obbligati dai tubicini che ci collegano. Ascensore, terzo piano, porta chiusa e citofono. Citofoniamo. Niente. Citofoniamo ancora, niente. Dal vetro vediamo passare una puerpera, le facciamo segno, ci apre la porta. Dentro il deserto. Andiamo a destra, tutto il corridoio: nessuno. In fondo a sinistra, nessuno. In fondo a destra, nessuno. Torniamo indietro, i bambini sempre in braccio, sempre più disperati. A metà corridoio emergono una dottoressa e un’infermiera che ridono: “Ha ha, ci avete fatto ridere, girate alla cieca senza sapere dove andare”. Io: “ Ci fa piacere di avervi fatto ridere”. La dottoressa: “Ridere amichevolmente, s’intende”. Io, superandola: “Amichevolmente un par di palle, stronza”. Spunta un’altra infermiera: “Andate nelle due camere in fondo”. Occupiamo le stanze libere, un po’ come si fa all’università, autonomamente. Oramai anche al cinema ci sono i posti numerati e spesso qualcuno che, a luci spente, ti accompagna. Qui no. Poggio Lori sul letto, alzo le sbarre laterali. Sono inutili, a misura di adulto, un bimbo ci passa orizzontalmente solo girandosi nel sonno. E meno male che era la clinica pediatrica. Il materasso è composto da tre cuscini quadrati, di diverse altezze, il più erto genialmente piazzato al centro. Chiedo come mai non c’è il materasso, mi risponde che così, quando si sporca un pezzo, sostituiscono solo quello. Una cerata no? In bagno non c’è sapone, non ci sono asciugamani, mio figlio ha continue scariche diarroiche e io sono sempre in jeans, canottiera e infradito. Non lo posso neanche lavare col sapone. Arriva l’infermiera che attacca il turno di notte, dice che verrà per cambiare la flebo finita. Mi dice di farmi il letto (una specie di poltrona allungabile). Seee…. A Lorenzo cola il naso, le chiedo fazzoletti: “Non ne abbiamo”. Gli pulisco il nasino con le garze. Sono le 21.30. A Mezzanotte, Lorenzo riattacca a gridare, di nuovo vomito e scariche diarroiche. Si è strappato la flebo, il letto è sporco di sangue, feci liquide e vomito. Chiamo l’infermiera, mi dice di portarlo nella saletta infermeria, dove in due (ancora) tentano di inserire un nuovo catetere. Ricomincia quel bel lavoretto di ago, avanti e indietro, destra e sinistra, in ordine: nell’incavo del gomito destro, nell’incavo del gomito sinistro, polso destro, polso sinistro, caviglia destra, caviglia sinistra. Lorenzo ora urla come un matto, gli hanno fatto molto male, gli hanno frantumato tutte le vene possibili. E tappezzato di cerotti che coprono brutti ematomi neri. Memore di Tizio alla Melloni, mi permetto di chiedere se c’è qualcun altro che abbia più confidenza con i cateteri endovenosi. Le infermiere cominciano ad urlare, mi dicono che non riescono ad inserire l’ago perché il bambino (con me sopra di lui per tenerlo fermo) “si sarebbe agitato”. Alzo molto il tono della voce: “Mi sta dicendo che ci sono bambini di un anno che non si agitano mentre gli ravanate dentro la carne con gli aghi? Mi sta dicendo che sapete infilare i cateteri SOLO ai bambini sedati?”. Interviene la dottoressa del turno di notte: “L’unica soluzione è il sondino naso-gastrico”, quello di Eluana, per intenderci. Ma come? Non può bere perché altrimenti vomiterebbe ancor di più e questa gli vuol mandare il liquido direttamente nello stomaco col sondino che passa per il naso? Forse ha bevuto prima di attaccare il turno. Le rispondo: “Deve passare sul mio cadavere”. E’ l’una e mezza di notte, Lori piange, ha perso un chilo dei suoi undici totali, è sfinito. Mi si stringe il cuore come un nocciolino: il mio cucciolo sta male e tutte le persone che ho incontrato sino ad ora in ospedale hanno solo peggiorato la sua situazione. Mi danno un contenitore con 250 ml di un liquido “energetico” e mi ordinano: “Non più di un cucchiaino ogni 3 minuti”. Lorenzo è mortalmente assetato. Ci impiegherò delle ore… Rientro in camera, lo lavo con la sola acqua per tutta la notte, lo asciugo con le lenzuola. Gli somministro cucchiaini e cucchiaini di liquido zuccheroso sino alle 7 del mattino. Poi lo lascio addormentare, è sfinito, è piccolo, ha solo un anno e poco più. Ma dura poco. Alle 7.30 entra sbattendo la porta un’altra infermiera, Lorenzo si sveglia di soprassalto terrorizzato e ricomincia ad urlare. Lei: “Devo pulire la stanza” (ossia passare un mocho per terra). Le chiedo un asciugamani e del sapone: “Eh no! Quelli se li deve portare da casa!”, Io: “Sì, ha ragione, vado sempre al pronto soccorso con sapone e asciugamani”. Lei: “Io me li porto sempre dietro”. Non ho più la forza per dirle vaffanculo. L’aria condizionata è rotta e la notte a 35 gradi ha sfinito anche me. Io pago le tasse sino all’ultimo e questo è il “servizio” che due tra i meglio considerati ospedali milanesi, della regione che fa un vanto della propria sanità (“la migliore d’Italia”), mi restituisce. Ora Lori dorme. Non sono più lucida, devo riposarmi un po’ anche io: comincio a pensare che abbia ragione Berlusconi, che devo evadere il fisco. Coi soldi risparmiati potrei andare in una clinica privata……… Vi chiedo scusa per quest'ultimo brutto pensiero.

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P. S. Allegra è ancora in ospedale, in attesa che dimmettano Lori. Non può collegarsi, ma mi ha pregato di scrivere, visto che nei commenti lo chiedevate, che Federico, il papà del piccolo, è stato sempre accanto a lei insieme all'altro figlio di tre anni. Pare Che Lorenzo stia meglio.
Metilparaben

Molestie veniali, molestie clericali

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Immaginate che un prete molesti per anni un bambino mostrandogli riviste pornografiche e cercando di adescarlo in tutti i modi. Immaginate poi che quel bambino cresca e denunci il prete, fornendo alle forze dell'ordine il numero di targa della sua automobile.

Immaginate, infine, che il prete venga condannato in primo grado a tre anni e mezzo di carcere, a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, e che gli venga proibito di avvicinare i minori, anche se per il solo catechismo. Fatto?
Bene, ora provate a immaginare che il quotidiano locale commenti la vicenda titolando così:
Stupore, sgomento e condanna eccessiva.
Voi che ne dite, si tratta di una storia troppo inverosimile per essere vera?
Sbagliato.
La vicenda, così come ve l'ho raccontata, è accaduta davvero a Erchie (Brindisi), il prete si chiama Don Enzo Greco ed era insegnante di religione e animatore della "cittadella dei ragazzi" a Nardò (Lecce), e il giornale che ha protestato per l'eccessiva durezza della condanna è il Nuovo Quotidiano di Puglia.
Mentre vi invito a cliccare sui link per verificare l'esattezza di quanto riportato, vi chiedo: se a molestare il ragazzo fosse stato uno qualsiasi (per non dire un rumeno, ma insomma, lasciamo correre), invece di un prete, il giornale avrebbe espresso la stessa opinione?
A voi la risposta.

Falcone e Borsellino 3/9

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La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

I parolai del Pd

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BIRMANIA: MOGHERINI (PD), SARO’ A MANIFESTAZIONE PER SUU KYI (AGI) - Roma, 18 mag. - “Parteciperò, oggi, alla manifestazione a sostegno della liberazione di Aung San Suu Kyi”, annuncia Federica Mogherini, della segreteria nazionale Pd. “Siamo vicini alla leader birmana, che lotta da anni per la libertà”.

CHI L’HA VISTA?
BIRMANIA: RACITI (PD), SOSTEGNO A MANIFESTAZIONE PER SUU KYI (AGI) - Roma, 18 mag. - “I Giovani democratici sostengono tutte le iniziative per la liberazione di Aung San Suu Kyi. Crediamo che in queste ore la Comunità internazionale debba esercitare ogni forma di pressione in favore della liberazione dell’esponente democratica del Myanmar, per questa ragione sosteniamo la manifestazione di oggi, promossa davanti l’ambasciata birmana in Italia”. Lo afferma Fausto Raciti, segretario dei Giovani democratici.
CHI HA VISTO LUI O QUALCHE GIOVANE DEM? NESSUNO
GLI INTERESSI DELL`ASIA E IL PROCESSO AD AUNG - di PIERO FASSINO, inviato speciale dell’Ue in Birmania (La Repubblica, 18 mag.) “Il processo, ingiusto e infondato, che in queste ore si apre a Yangoon contro Aung San Suu Kyi, indica la drammatica criticità della vicenda birmana e l`assoluta urgenza di agire”.
NON PERVENUTO: IMPEGNATO NELLA CAMPAGNA ELETTORALE IN PIEMONTE

Esemplificazioni dell'adagio "disse la vacca al mulo, oggi ti puzza il culo" /28

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Angelo Bagnasco tuona:

Serve un fisco più equo!
Voi che dite: hanno finalmente deciso di farla finita con la truffa dell'otto per mille, oppure ci prende semplicemente per il culo?

Questione di sesso o questione di censo?

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La notizia è positiva, ci mancherebbe altro. Però non posso fare a meno di domandarmi perché mai si debba iniziare sempre dall'alto, invece che partire dal basso e concedere gli stessi diritti a tutti i cittadini.

Speriamo solo che non vada a finire come in Italia, dove i parlamentari godono già da anni dei pacs ma poi si danno da fare (peraltro con un certo successo) per impedire alla popolazione di poterli stipulare.
Staremo a vedere.

Obblighi

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Il ddl sul testamento biologico obbliga all’idratazione e alla nutrizione artificiale. «Non è un obbligo. Non c’è la possibilità di rifiutare». Certo, è facile ridere di Eugenia Roccella. E' facile prendere questa frase e improvvisare la classica scenetta regalziana in cui la Roccella vestita da infermiera ti offre qualcosa e tu rifiuti ma poi lei ti costringe legandoti alla sedia - e seriamente, Regalzi, non voglio neanche sapere come vanno a finire questi sogni che fate voi laicisti senza Dio. E' fin troppo facile ricorrere a trucchetti da sofisti, prendere le parole pronunciate dalla Roccella, estrapolarle dal loro contesto e inserirle ad arte in un altro contesto del tutto analogo per poi poter dire, "avete visto, da quell'affermazione discendono delle conclusioni ridicole, quindi era una stronzata". Usare la logica per smentire la Roccella. E' facile. Qualunque cretino può farlo. Ma vogliamo invece provare ad andare un po' più in là? Vogliamo fare il primo passo, vogliamo dialogare, per una volta, con queste persone? Non vi rendete conto che il loro procedere per buffi dogmi privi di fondamento, il loro disprezzo della realtà e dell'hard rock anni '70, perfino i loro BRUCERETE TUTTI ALL'INFERNO non sono altro che inequivocabili segnali di un bisogno di affetto e di attenzione da parte nostra? E allora ci provo io, a spiegarvi cosa voleva dire Eugenia, a fare da interprete. Eugenia dice che obbligo e impossibilità di rifiuto sono due cose diverse. Ed è vero, come chiunque abbia mai evitato con cura di incontrare quel compagno di liceo che organizza le rimpatriate per paura di essere invitato ben sa. Finché non riesce a invitarvi non avete nessun obbligo verso di lui, nemmeno quello di restituirgli i cento euro che vi ha prestato in gita ad Amsterdam o la fidanzata*. Funziona così in molti altri casi. Se io apro un negozio non sono obbligato a pagare il pizzo: quando qualcuno verrà a chiedermelo, allora non potrò rifiutare. La differenza è enorme e apre nuovi entusiasmanti scenari di possibile dialogo tra laicisti e marionette: ad esempio, nel caso della fecondazione assistita, si potrebbe stabilire che la donna non è obbligata ad impiantare tutti e tre gli embrioni, ma se il dottore glielo chiede per favore allora non può dire di no, quantomeno per una questione di educazione**. Se vi sforzaste almeno un po' di confrontarvi con chi la pensa diversamente da voi potreste apprezzare la buona volontà e l'impegno di persone come Eugenia. A Eugenia hanno anche chiesto, "A lei non sembra che la legge 40 o la discussione sul testamento biologico siano state modellate sui diktat del Vaticano?", e lei ha risposto: "Se avessimo fatto una legge sulla procreazione assistita orientata in base alla fede, semplicemente avremmo dovuto vietarla perché questa è la posizione della Chiesa cattolica", e invece no, loro ci hanno concesso di procreare assistiti, limitandosi a rendercelo parecchio difficile. Grazie Eugenia. Avreste potuto fare una legge che diceva semplicemente "la fecondazione assistita andate a farla in Spagna". Grazie di non averci obbligato. -------- * E' uno dei tanti buoni motivi che una persona può avere per non iscriversi a Facebook. ** "Guardi che mi offendo". "No grazie, dottore, davvero, come se avessi accettato". "Va bene, ma non sa cosa si perde (mette a posto la crostata). Per quanto riguarda gli embrioni invece glieli impiantiamo tutti e tre in ogni caso".

Falcone e Borsellino 2/9

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La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

Il coma del diritto

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Sarò pure polemico, non discuto: ma vedendo questo titolo e leggendo l'articolo che c'è sotto sono rimasto decisamente turbato. A quanto pare, infatti, l'indignazione generale è stata sollevata dalla circostanza (peraltro gravissima, sia chiaro) che si sia verificato un tragico scambio di persona.

Il che mi fa sorgere un dubbio angoscioso: non è che se il ventinovenne acchiappato dal poliziotto fosse stato davvero il ricercato, invece che un passante qualunque, il fatto che quel poliziotto l'abbia sbattuto contro un muro mandandolo in coma, anziché arrestarlo normalmente, sarebbe stato considerato tutto sommato accettabile?
A me, purtroppo, punge vaghezza di sì: e la cosa, ve lo confesso, mi atterrisce.
Ma forse sono io, che sono polemico.

Falcone e Borsellino 1/9

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In queste settimane cadono gli anniversari delle stragi di Capaci e di Via D'Amelio. Vorremmo ricordare tutte le persone che vi persero la vita, insieme ai due grandi eroi che sono stati i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con questo documentario di Marco Turco (segnalazione: Ricky). Nove puntate, una al giorno. La mafia vorrebbe che non se ne parlasse.

Lo Statuto negazionista

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Proprio come il suo Presidente, lo statuto del Popolo della Libertà è capace di negare in toto la dichiarazione immediatamente precedente:

art. 1 - il Popolo della Libertà riconosce e promuove la più ampia partecipazione popolare alla vita pubblica, sociale e nelle istituzioni; art. 12 - il Presidente convoca il Congresso, in via ordinaria ogni 3 anni; art. 15 - il Presidente è eletto dal Congresso con apposita votazione, anche per ALZATA DI MANO. Ha la rappresentanza politica del partito, ne dirige la definizione delle linee politiche, procede alle nomine degli organi di partito; art. 18 - la Direzione nazionale è composta da 120 membri eletti dal Congresso EVENTUALMENTE ANCHE CON LA LISTA PREVALENTEMENTE BLOCCATA (ma che vuol dire?); art. 25 - la candidatura alle elezioni nazionali, europee e a Presidente della regione sono stabilite dal Presidente d’intesa con l’Ufficio di Presidenza (in pratica nominato dal Presidente - art. 16); art. 26 - il coordinatore regionale e il suo vice sono nominati dal Presidente; art. 27 - il coordinamento regionale è nominato d’intesa fra il coordinatore regionale e il suo vice (nominati dal Presidente); Nota di stile art. 36 - le attività del Popolo della Libertà sono finanziate da … ogni altra attività AMMESSA DALLA LEGGE.

Confusione in pillole: il Senatore Lucio D'Ubaldo mi risponde

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Circa tre mesi fa, qualcuno lo ricorderà, scrissi un post intitolato "Confusione in pillole", nel quale segnalavo che l'Onorevole Lucio D'Ubaldo, Senatore del PD e Presidente dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio, in risposta alla denuncia di un gruppo di ragazze che lamentavano la difficoltà di ottenere la prescrizione della pillola del giorno dopo negli ospedali romani, aveva pensato bene di diramare un comunicato nel quale giustificava l'operato dei medici facendo erroneamente riferimento alla pillola RU486. Ebbene, il senatore D'Ubaldo, stanotte, ha lasciato un commento di risposta a quel post. Mentre ringrazio l'Onorevole di tanta attenzione, mi corre l'obbligo di mettervi a parte delle sue considerazioni, prendendomi la libertà di commentarle.

Ecco, il tizio... sarei io. Ringrazio comunque per aver voluto indicare, immediatamente dopo, le mie generalità. Mi chiamo Lucio D'Ubaldo, sono stato eletto lo scorso anno al Senato e ricopro da qualche tempo la carica di Presidente dell'Agenzia di sanità pubblica (Asp) del Lazio.
Sin qui c'eravamo. E' bene precisare, a scanso di equivoci sulla mia buona educazione, che la parola "tizio" fa parte di quello che potrebbe definirsi "gergo da blogger": avessi scritto sulla vicenda un comunicato stampa per il mio partito (cosa che allora non feci per mancanza di tempo, ma che forse sarebbe stata necessaria), avrei certamente utilizzato una parola diversa; quanto alle generalità, converrete con me che sarebbe stato autolesionista, da parte mia, lasciarmi sfuggire la ghiotta occasione di dare un nome e un cognome all'autore di una svista così macroscopica.
Confusione in pillole? Il mio comunicato può essere anche sbrigativo, poiché semplificando mette insieme la cosiddetta "pillola del giorno dopo" e la pillola Ru-486.
Come dice? "Può essere anche sbrigativo"? "Semplificando"? Per essere sincero, il comunicato non era eventualmente "sbrigativo", come ella lascia intendere, ma sicuramente inesatto; e quella che lei qualifica con disinvoltura come una "semplificazione" altro non è che un errore bello e buono. Il tono di minimizzazione che colgo nella frase, le dirò, mi sconcerta alquanto, giacché la sua dichiarazione confondeva tra loro due farmaci completamente diversi: uno (la pillola Ru486) è appena uscito dalla fase di sperimentazione ed è utilizzabile per l'interruzione di gravidanza soltanto negli ospedali, mentre l'altro (la pillola del giorno dopo) è un contraccettivo acquistabile in farmacia, per il quale è necessaria la prescrizione medica ormai soltanto in Italia, mentre in quasi tutti gli altri paesi europei e negli Stati Uniti viene addirittura venduto come farmaco da banco. Da una persona che riveste il suo incarico pretenderei (anzi, pretendo) ben altra precisione e competenza, come cittadino e come contribuente prima ancora che come scalcinato commentatore politico.
Va bene, è giusto distinguere.
E meno male, Onorevole, ci mancherebbe altro! Aggiungerei, piuttosto, che sarebbe stato giusto distinguere sin dall'inizio, senza aspettare di essere presi in castagna da un blogger qualsiasi. Ma insomma, sorvoliamo.
Resta il problema che qualcuno - spero di non offendere la sensibilità di chi la pensa diversamente- sostiene che entrambe le pillole hanno una funzione abortiva.
Stia pure tranquillo, Senatore; dalle nostre parti ci offendiamo assai di rado, e sinceramente non mi pare questo il caso in cui vi siano i presupposti per farlo: sta di fatto, però, che il "qualcuno" che sostiene la funzione abortiva del levonorgestrel non è la legge, la quale invece ne stabilisce l'efficacia anticoncezionale, proprio per questo consentendo che essa venga usata fuori dagli ospedali e dal quadro normativo della Legge 194; non credo di essere irriverente se le ricordo che un amministratore pubblico nell'esercizio delle sue funzioni dovrebbe attenersi con maggiore diligenza a quanto prescritto dal secondo "qualcuno" (cioè, ripeto, la legge) e confinare le suggestioni del primo "qualcuno" (che legge non rappresenta, o che la rappresenta in altri Stati, giacché spesso coincide con le gerarchie vaticane e con i loro sodali), ove lo ritenga, alla propria sfera personale, per esempio evitando di utilizzare quel farmaco allorché gli si presenti l'opportunità di farlo, e non contribuendo ad obbligare altri alla medesima scelta.
Lasciando aperto il dibattito,
Il dibattito, per quanto mi riguarda, può anche restare aperto: ma nelle sedi in cui ciò può avvenire senza nocumento per i diritti dei cittadini; tra quelle sedi, mi permetta di ripeterlo, rientrano il Parlamento, i circoli culturali, i giornali, i salotti televisivi, persino i bar, ma non l'attività della pubblica amministrazione, della quale ella, nel caso di specie, è responsabile.
mi preme solo affermare che le autorità sanitarie hanno sicuramente il dovere di richiamare l'attenzione sui rischi di banalizzazione nella richiesta e nell'uso di determinati farmaci.
Eccoci al punto. Sono d'accordo con lei, Senatore D'Ubaldo: le autorità sanitarie hanno senz'altro il compito di evitare che l'uso di determinati farmaci (di tutti i tipi, evidentemente, e non solo di quelli legati alla contraccezione e alla riproduzione) venga "banalizzato"; non mi pare che questo compito, tuttavia, venga declinato al meglio consentendo che il personale medico si rifiuti impunemente di prescrivere quei farmaci invocando obiezione di coscienza, e costringendo così le donne a vere e proprie vie crucis notturne per ottenere quello che è a tutti gli effetti un loro diritto; né, scusi se sono costretto a ribadirlo, credo che quel dovere possa essere adempiuto operando grossolane semplificazioni e confondendo quei farmaci con altri di diversa natura, composizione ed efficacia; né, infine, ritengo che quell'esigenza venga soddisfatta contribuendo (sia pure involontariamente, come non dubito sia avvento nel suo caso) alla strategia posta in essere in questi anni dal fronte integralista, che punta a fare di tutta l'erba un fascio e a confondere le idee delle persone allo scopo di sottrarre loro consapevolezza, e quindi libertà. Dal Presidente dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio, onestamente, tenderei ad aspettarmi un tantino di più.
Con amicizia, Lucio D'Ubaldo.
Con sincerità, Alessandro Capriccioli (Metilparaben).

Silenzio.

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Vieni con me, ho le caramelle

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Questa la sintesi dell'allegra vicenda. Lui, prete, 75 anni. Lei, bambina, 7 anni. Luogo in cui si sono svolti gli abusi: oratorio. Luogo in cui è stata costretta a trasferirsi la famiglia della vittima dopo la violenza: altra città. Luogo in cui il prete non si è neanche degnato di presentarsi: aula del Tribunale, per il processo. Fate un po' voi.

Per la vita o per la morte?

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Marzo 1993: il Dott. David Gunn viene ucciso da Michael Griffin a Pensacola, Florida. Luglio 1994: il Dott. John Bayard Britton viene ucciso da Paul J. Hill a Pensacola, Florida. Dicembre 1994: Shannon Lowney e Leanne Nichols vengono uccise da John Salvi a Brookline, Massachusetts. Ottobre 1998: Il Dott. Barnett Slepian viene ucciso da James Kopp nella sua abitazione a Amherst, New York. 1976-2007: circa duecento tra incendi e attentati dinamitardi colpiscono ambulatori in ogni angolo degli Stati Uniti d'America. 1998-2002: circa 650 lettere all'antrace vengono inviate ad ambulatori degli U.S.A. 1991-1998: un centinaio di attacchi con acido butrico vengono sferrati negli Stati Uniti e in Canada.
Quelli che avete appena letto sono solo una minima parte dei numeri che riguardano la fervente attività del fronte antiabortista negli Stati Uniti d'America nei confronti delle donne che decidono di interrompere la gravidanza, dei medici che le aiutano a farlo, delle strutture sanitarie in cui si praticano aborti: potete documentarvi con maggiore dettaglio facendo un salto qua, ma già dalla breve sintesi che vi ho proposto dovrebbe esservi chiaro che si tratta di un'interminabile serie di attentati, incendi, aggressioni, omicidi. Sono fatti che parlano da soli, evidentemente.
A me, quindi, non resta che l'incombenza di proporvi un brevissimo interrogativo: poiché questi fondamentalisti sostengono di operare in favore della vita, vi immaginate che cazzo combinerebbero se decidessero di dedicarsi alla morte?
Pensateci, la prossima volta che sentirete dare dell'assassina a una donna che abortisce.

Si scrive Scalfarotto

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Per intenditori: sottofondo musicale "Cassius - toop toop", già colonna sonora, premiata, de Il Divo.

Parole sante

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Se ieri era il turno della California, i cui abitanti legalizzerebbero di buon grado la marijuana, oggi è quello della Svizzera. Il paese elvetico ha captato la mia attenzione non tanto perché ha introdotto nel suo ordinamento il testamento biologico, in cui si potrà rifiutare sia alimentazione che idratazione forzata (dove altro, se non Italia, si vuole costringere i cittadini ad essere intubati a vita?), ma per le dichiarazioni rilasciate da don André-Marie Jerunamis, del comitato di bioetica della Conferenza episcopale svizzera, che dice:

In Svizzera non si fa il muro contro muro: ciò che è legale non è per forza etico, quindi noi continueremo a indirizzare la gente verso scelte etiche, promuovendo anche le cure palliative.
Parole sante!

Per forza, che lo sapevano

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L'Espresso pubblica l'agghiacciante intervista a un prete pedofilo dell'Istituto Provolo (sic) di Verona, che a seguito dell'inchiesta che ha sollevato un vero e proprio vespaio ha deciso (sic, e fanno due) di esporsi e di raccontare la sua storia. Ve la riporto qui di seguito, corredata da qualche osservazione personale che non ho potuto esimermi dal proporre.

Sono andato con una quindicina di piccoli sordomuti, con cinque o sei ho avuto rapporti più frequenti.
L'incipit, ne converrete, è terrificante. I "piccoli sordomuti", l'idea che non possano raccontare quello che è successo. Brividi.
Quante volte ha abusato di loro? "Una o due volte al mese, a volte passava più tempo". E quanto sono durate le violenze? "Moltissimi anni. Non ricordo esattamente, ma molti, molti anni. Ho cominciato da giovane e non mi rendevo conto, allora ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale. Questo era l'andazzo".
Moltissimi anni, ovviamente: tanto le vittime non potevano parlare. Non si rendeva conto, dice, perché era giovane, e io, per quanto mi sforzi, faccio una gran fatica a credergli. D'altronde, la cosa "era normale". Anzi, per essere più orribilmente precisi, "era l'andazzo".
Lei ha visto altri abusare dei ragazzini al Provolo? Scandisce sì e fa due nomi di sacerdoti e quello di un altro religioso: "Si vedevano gli atteggiamenti, si vedeva. Pochi di noi si sono salvati dalla pedofilia".
Ricostruite il quadretto insieme a me: "pochi di noi si sono salvati", dice. Dei "piccoli sordomuti", invece, pare non se ne sia "salvato" nemmeno uno. Ma chissà come, la cosa sembra meno importante, rispetto alla dannazione di chi ne ha abusato.
Qualcuno è mai stato cacciato dal Provolo per pedofilia? "Sì, fratello ...". Fatto confermato da don Danilo Corradi, il superiore dell'istituto Provolo, in una intervista registrata. Perché lui sì e gli altri no, visto che sotto accusa sono finiti in 25? "Era un violento, il più cattivo, faceva male ai ragazzini ed è stato mandato via".
Lui "faceva male" perché era violento. Bisogna dedurne che gli altri, che si limitavano a inchiappettarseli normalmente, "non facevano male"?
Quando è successo? "Se non sbaglio, nei primi anni Settanta". Sono continuate le violenze sessuali, anche dopo quell'episodio? "Sì". Può dire se sono terminate a metà degli anni '80, epoca a cui risale l'ultimo caso documentato da 'L'espresso'? "Non so, non potrei dirlo. Non ne sono sicuro. Non posso escluderlo".
Sono continuate: anche a voi viene da chiedervi perché qualcuno non decise di porre fine all'intollerabile situazione? Leggete avanti, e capirete.
I responsabili dell'Istituto sapevano? "Sì, lo sapevano. Per forza che lo sapevano". Altri ne erano a conoscenza? "È probabile".
Tutti sapevano: i responsabili dell'Istituto, e anche non meglio identificati "altri". Tutti sapevano, e tutti tacevano. Omertà, si chiama a casa mia, e omertà, sempre a casa mia, è sinonimo di mafia.
Ha confessato la pedofilia ad altri preti? "No, mi mettevo in ginocchio, confessavo davanti a Dio e pregavo. E chiedevo scusa al Signore. La pedofilia mi ha sfalsato la vita. Ma trovavo nei ragazzini una certa bellezza, una certa attrazione".
Prego notare la doppia finezza: confessava a Dio, ma certo non alla magistratura o alla polizia, che avrebbero potuto porre fine alla situazione. Che razza di pentimento sarebbe, quello di chi confessa a Dio ma non alza un dito perché quell'orrore abbia fine? E poi, "la pedofilia mi ha sfalzato la vita": la vita dei "piccoli sordomuti", ancora una volta, passa in sesondo piano. D'altronde la vita è stata sfalzata a lui, mica a loro.
Fra voi avete parlato dell'accusa di pedofilia dopo l'inchiesta de 'L'espresso'? "Sì, la reazione è stata brutta, scioccante, ma la maggior parte è rimasta in silenzio, perché sapeva. È venuta fuori una catena di odio fra i sacerdoti. È difficile condividere la macchia della pedofilia e ognuno ha tenuto per sé i suoi pensieri. Poi l'avvocato ci ha detto di non parlare con nessuno. Qualcuno però ha parlato e ha fatto bene, anche qualche prete lo ha detto e la pensa così. Anch'io ora mi sento sollevato. Sono fatto così, in modo troppo semplicistico, ho sbagliato io. Sto male, chiedo perdono".
Spettacolare: "ognuno ha tenuto per sé i suoi pensieri" perché "è difficile condividere la macchia della pedofilia"; mica perché aveva paura di essere denunciato, perché voleva allegramente continuare a violentare i bambini senza che nessuno gli rompesse i coglioni, perché temeva di dover versare milioni di risarcimenti danni. Macché, era un problema di condivisione. E ora, fate caso al finale sublime, il nostro amico sta male ma dice di sentirsi sollevato: dopo che qualcun altro ha tolto il coperchio alla faccenda costringendolo a confessare le sue malefatte (non prima, badate, ma solo dopo essere stato scoperto), adesso ammette di aver sbagliato e chiede perdono.
Troppo facile, mi viene da dire.
Fossi il suo Dio, non glielo concederei.

Filippo Facci dovrà pur mangiare...

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Leggo sulla home de Il Giornale un articolo di Filippo Facci (che potete ammirare nella bella foto qui sopra) a commento della condanna a Mills. Titolo: "Un procedimento ridicolo, senza uno straccio di prova" (il link non ve lo metto neanche morta, se proprio volete farvi del male, andatevelo a cercare da soli). Facci afferma, tra le tante altre che trascuro altrimenti facciamo notte,

che non c’è nessuna prova che quei 600mila dollari [ricevuti da Mills - ndr] vengano da ambienti Fininvest
condanna in primo grado di Silvio Berlusconi nel processo All Iberian, successivamente assolto
Ora, io capisco che il povero Facci debba portare a casa la pagnotta e che se il suo datore di lavoro si chiama Berlusconi, lui sappia di dover riportare le notizie aggiustandole un po' (come sono buona oggi). Tanto lo capisco, che ho pensato di dargli una mano: mi sono registrata e ho lasciato i seguenti commenti. 1) Se non ricordo male, fu proprio Mills ad informare il suo commercialista, che poi lo denunciò aprendo di fatto la strada al processo di cui oggi discutiamo, di aver ricevuto 600mila dollari da Mr. B. quale ringraziamento per non aver detto tutto ciò che sapeva nel corso della testimoninza rilasciata nel processo All Iberian. Quel genio di Mills voleva sapere dal suo consulente fiscale come far figurare quel contributo nella propria dichiarazione dei redditi... (nessuna prova?) 2) Il secondo grado del processo All Iberian, successivo alla condanna di Berlusconi in primo grado, non si è concluso con l'assoluzione (anche perchè ci sarebbe stato un terzo grado e questo forse lo capiscono da soli pure i lettori de Il Giornale), ma con la prescrizione i cui tempi, correggetemi se sbaglio, erano stati da poco dimezzati dal parlamento berlusconiano. (assolto?) Ho inviato i commenti. Mi è apparso questo messaggio:
Vogliamo scommettere un euro che i miei commenti non verranno mai pubblicati da IlGiornale.it? Post scriptum: come volevasi dimostare, i miei commenti non sono stati pubblicati. Post scriptum2: Luigi Galluzzo, di Studio Aperto, altro nome da ricordare. In 20 secondi il perchè. (assolto????)

Lega-lega-legalizzala!

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Come sono avanti questi californiani... O con una corretta informazione, anche da noi registreremmo le loro percentuali?

E infatti un recente sondaggio realizzato in California rivela per la prima volta che la maggioranza degli elettori di quello stato è favorevole alla legalizzazione. Persino il governatore Schwarzenegger ha dovuto ammorbidire la sua posizione, un tempo rigida in merito. Ancora più sorprendenti i rilevamenti su scala nazionale. L’ultimo Abc-Washington Post ha scoperto che il 46% degli americani oggi è pro-spinello, contro solo il 22% del ’97. Tra i baby-boomer il sostegno è pressoché corale. E sarebbero proprio loro, oggi 50enni e 60enni, l’anima del nuovo movimento.

Occhio, in giro c'è gente strana

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Allora, gente, la notizia è che proprio oggi, in Irlanda, verrà pubblicato un rapporto sugli abusi ai danni di migliaia di bambini, posti in opera da esponenti della Chiesa Cattolica dagli anni '30 agli anni '90. Il documento messo a punto dalla Commissione d'inchiesta, il cui lavoro è stato ovviamente ostacolato da un vivamaria di cavilli legali, ivi compresi la misteriosa scomparsa di documenti e un presunto sabotaggio da parte del governo, sarà piuttosto corposo: 2.575 pagine, nelle quali saranno descritti gli abusi sessuali, fisici e psicologici che i preti hanno inflitto ai bambini nei riformatori, negli orfanotrofi e in altre strutture rette dalla Chiesa Cattolica nell'arco di settant'anni. Abusi sessuali, come potete immaginare, ma non soltanto: nel rapporto vengono documentate altre brutalità, come il caso delle bambine costrette a produrre 60 rosari al giorno sotto la minaccia di percosse e umiliazioni, e poi pestaggi rituali, intimidazioni psicologiche, angherie fisiche e mentali poste in essere con ferocia, e spesso in modo sistematico.

Un bel quadretto, insomma.
Potete leggere alcuni dettagli andando a questo link: da parte mia, avete la promessa che pubblicherò sul blog ampi stralci del rapporto, ammesso che una volta uscito riesca a procuramelo in qualche modo.
Per il momento, vi saluto.
Non senza ricordarvi di tenere gli occhi aperti, quando mandate i vostri figli al catechismo.
C'è in giro gente strana, da quelle parti.

Il valore del cappuccio

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Vedere le foto di “ragazzi” (chi può dirlo?) con il viso coperto da passamontagna, da foulard o da cappucci, rigorosamente neri, che tirano sassi, che rovesciano cassonnetti dell’immondizia (perdipiù per il riciclaggio!), che “caricano”, mi mette una grande tristezza. Sentono la parola “G8″ (che c’entrava con la conferenza dei rettori a Torino?) e subito si mettono in viaggio, senza neanche sapere il perché, e soprattutto, senza voler trasmettere il loro messaggio, se ce l’hanno. Le manifestazioni di violenza a Torino si sono svolte, il caso ha voluto, proprio durante l’apertura del processo contro Aung San Suu Kyi, la leader nonviolenta che si batte per il liberare il suo Paese da una giunta militare totalitaria. Vorrei sapere, attraverso la violenza, per cosa si battano gli incappucciati.

Guardate bene questo qua!

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Ché già la faccia direbbe tante cose. Romano Maria La Russa, fratello minore del più noto Ignazio ed europarlamentare europeo dall'Italia, ha motivato così il suo voto contrario al testo della risoluzione del Parlamento europeo sull’omofobia in Europa:

Signor Presidente, onorevoli colleghi, deploro le modalità con cui si è giunti all'elaborazione di una risoluzione comune. Ritengo inammissibile che i negoziati siano stati colpevolmente condotti in silenzio, senza il coinvolgimento del gruppo che rappresento. Naturalmente, so bene che tutti i gruppi politici sono uguali ma evidentemente alcuni sono più "uguali" di altri.

Il mio gruppo crede fermamente che in democrazia non si debba dare spazio a soprusi o a discriminazioni sulla base del sesso, della razza e della religione. Tuttavia, ho ritenuto doveroso respingere una risoluzione che non mi appartiene e che presenta soprattutto paragrafi, a mio giudizio, poco coerenti con le finalità del documento stesso.

Leggo che gli omosessuali dovrebbero essere pienamente riconosciuti come vittime del regime nazista: ci mancherebbe altro, certamente! Ma con questo si vuol dire che altre persecuzioni sono state forse meno gravi? Dimentichiamo le crudeltà subite durante i regimi comunisti e non soltanto? Fermo restando che la libertà di espressione di manifestazioni della propria sessualità debba essere garantita, ritengo che essa debba avvenire sempre nel rispetto dei valori e dei principi che contraddistinguono le nostre società.

La famiglia prevede da sempre un padre e una madre, un maschio e una femmina, e non credo che l'UE, con la promozione di campagne contro ipotetiche discriminazioni, possa arrogarsi il diritto di scavalcare i governi nazionali, solamente per assecondare i desideri di alcune lobby non proprio nobili. In tema di valori, cultura e famiglia, l'Unione europea non può agire come in materia di mercato unico, invitando gli Stati membri a legalizzare unioni omosessuali all'insegna dell'uniformità e di un falso garantismo, rischiando di minare, al contrario, il sistema di valori alla base della nostra società millenaria.

Impunità minorile: a voi la parola

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Allora, gente, la faccenda è presto detta. Il Corriere di oggi riferisce che a Canicattì tre ragazzini di 15, 13 e 9 anni hanno preso un cane, l'hanno seviziato e alla fine l'hanno impiccato ad una maniglia, il tutto riprendendo l'impresa con un cellulare. L'articolo chiarisce che due dei tre ragazzini, di età inferiore a 14 anni, non sono in alcun modo punibili dalla legge.

Riflettevo sul fatto che i miei figli hanno 10 e 7 anni, e che probabilmente, conoscendoli, sarebbero perfettamente in grado di comprendere che si tratta di una vera e propria atrocità; ragion per cui, se commettessero un crimine simile li punirei sicuramente con molta severità; e probabilmente, qualora fosse la legge a stabilire per loro qualche genere di castigo (costruttivo, s'intende), non ci troverei niente da dire.
Ebbene, amici, questo post consiste semplicemente nella richiesta della vostra opinione: secondo voi dei bambini, anche se così piccoli, hanno la possibilità di rendersi conto che stanno commettendo un gesto orribile?
E se sì, pensate che sarebbe giusto punirli in qualche modo?
A voi la parola.

Istigazione a delinquere

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Dal Corriere.it di oggi:

ROMA - Scritte contro i gay sono apparse stamattina sui muri accanto alla porta d'ingresso del Coming Out, storico bar della Capitale ritrovo della comunita' omosessuale in San Giovanni in Laterano. "Froci malati", alcune delle frasi che si leggono.
L'occasione mi è gradita per segnalare le recenti dichiarazioni di alcuni esponenti del mondo politico, accademico ed ecclesiastico.
L'omosessualità è una devianza della personalità. E' un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico. 
(Paola Binetti, deputata PD)
Chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, non va discriminato, ma aiutato con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate.
(Monsignor Elio Sgreccia, ex Presidente della
Pontificia Accademia per la Vita)
L’omosessualità è una condizione patologica. Dalla quale, se si vuole, si può uscire. Ma l’azione di una potente lobby gay mira a nascondere questa verità.
(Mario Palmaro, docente presso l’ateneo
“Regina Apostolorum” di Roma)
Niente da aggiungere, amci miei.
Se non che sarebbe il caso, una volta per tutte, di dire con chiarezza che qualcuno, in questo paese, si dedica sistematicamente e consapevolmente ad armare la mano dei mentecatti di turno: i quali, sia detto per inciso, nei casi più fortunati si limitano a vergare slogan idioti sui muri, ma assai più spesso si lasciano andare ad attività ben più significative quali molestie, vessazioni e pestaggi.
Lanciare il sasso, passi.
Ma questi non hanno neanche più la decenza di nascondere la mano.

La malattia dell'anonimo

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Può accadere, a volte, di scrivere un post e di essere commentati così:

SEI SOLO UN CANE, UN BASTARDO PAGATO DAI GOVERNI STRANIERI!!! SPERIAMO CHE PRIMA CHE SUCCEDA TUTTO QUESTO TI VENGA PRIMA UN CANCRO SEGUITO DA UNA PARALISI PERMANENTE E TI FACCIA CREPARE FRA ATROCI TORMENTI SENZA CHE VI SIA UN FARMACO CAPACE DI ALLEVIARTELO!!! STRONZO!!!!
Ebbene, detto che gli appellativi di cane e bastardo non sono tra i più pesanti che abbia ricevuto in qualche anno di blog (puoi fare di meglio, amico, fidati), che non vengo pagato da governi stranieri (magari, con questi chiari di luna), e che ho provveduto prima di scrivere questo post agli scongiuri di rito, mi corre l'obbligo di segnalare al mio gentile lettore che non so se sarà disponibile una cura per le numerose malattie che mi augura, allorché esse dovessero cogliermi.
Quello che è certo, tuttavia, è che lui farebbe bene ad informarsi sulle possibili terapie per la sua.
A quanto pare, è proprio grave.

Pari e patta

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La versione selettiva del virus fu messa a punto nel 2025. Era il primo passo, il più importante: fatto quello, si trattava solo di renderlo aerobico. Ci vollero altri tre anni. Poi il virus fu sparso accuratamente nell'atmosfera. Dovrei raccontarvelo con un certo orgoglio, visto che fui io il coordinatore del progetto. D'altronde vi assicuro che non fu uno scherzo mettere insieme un microrganismo che si propagasse con la stessa facilità di un raffreddore, ma fosse capace di ammazzare un uomo nel giro di tre settimane, se solo gli fosse venuta la malaugurata idea di avventurarsi qualche metro più in là di un certo parallelo. Soprattutto non fu una passeggiata modellarlo in modo che si attaccasse solo agli africani. Il virus del Continente Nero, lo chiamarono i giornali quando gli immigrati iniziarono a morire come mosche in ogni angolo d'Europa: soltanto, nessuno sapeva spiegarsi per quale motivo gli uomini bianchi ne fossero immuni, né tantomeno perché il virus risparmiasse misteriosamente chiunque decidesse di restarsene in Africa. Le Nazioni Unite, naturalmente, si mobilitarono, istituendo un'apposita commissione di scienziati per studiare la malattia. La commissione, manco a dirlo, era presieduta da me, e nemmeno questo fu un caso. Studiammo, elaborammo, ci riunimmo, e all'inizio del 2034 alzammo bandiera bianca: contro il virus non esistevano cure, né era possibile, al momento, ipotizzare la sintesi di un vaccino. Nel frattempo l'immigrazione dall'Africa nei paesi occidentali era già quasi del tutto cessata: qualche pazzo continuava a provarci, com'era prevedibile, ma nessuno (nemmeno uno, questo sia detto a riprova della perfetta riuscita dell'operazione) sopravvisse al tentativo. Così, magicamente, tutto finì. Niente più centri di accoglienza, niente più insistenti lavavetri ai semafori, patetici postulanti agli angoli delle strade, fastidiosi venditori di rose, improvvisati benzinai notturni. Il tutto senza dover prendere decisioni impopolari e avere a che fare coi soliti rompicoglioni dei diritti umani. Dovrei raccontarvelo con un certo orgoglio, dicevo, ché l'impresa non fu semplice, e la sua segretezza, allora, mi impedì di raccogliere la gloria che sentivo di meritare. Ma le cose, a volte, cambiano direzione che nemmeno te ne accorgi. Il cambio di direzione, nel caso di specie, si chiamò Chanya. Non sto qua a raccontarvi per quale curioso scherzo del destino la incontrai, né come mi morì tra le braccia, sul lettino di un laboratorio, dopo che avevo fatto tutto il possibile per evitarle la sorte che sapevo le sarebbe toccata. Sono fatti privati, capirete, e io sono un tipo schivo e riservato, come tutti gli scienziati. Sta di fatto, però, che non la presi per niente bene. Mi venne una specie di depressione, sapete com'è, e la notizia finì all'orecchio di qualcuno; quel qualcuno si fece venire il dubbio che potessi diventare inaffidabile (non aveva torto, quel qualcuno, visto e considerato che sono qua), e a me (a un luminare come me, capite?) toccò mettere insieme quei quattro soldi che mi fu possibile ritirare al volo, scappare come un ladro e allestire questo laboratorio sottoterra, come un topo di fogna, per finire quello che avevo cominciato. I mezzi sono quelli che sono, niente a che vedere coi budget miliardari di dieci anni fa: di mettere insieme un virus aerobico, stavolta, non se ne parla. La mutazione del gene, però, quella sì: d'altronde questo gioco l'ho inventato io. Tra qualche minuto rovescerò i cinque secchi di siero che sono riuscito a produrre nei condotti dell'acqua. Entro domani mi prenderanno, naturalmente, ma tutto sarà partito e non ci sarà verso di fermarlo. La malattia contagerà tutti, senza eccezioni: chiunque si azzarderà a mettere un piede fuori di casa, di qualsiasi colore abbia la pelle, ci resterà stecchito. L'unica cosa che mi rincresce è che non avrò il piacere di assistere allo spettacolo. Ma a quel punto, questo è sicuro, saremo pari e patta.

Diseducazione

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Rapelay, il cosiddetto "simulatore di stupri", è un videogioco. Lo dico perché ho notato che molte persone sembrano convinte che si tratti di un qualche tipo di microchip da impiantare a forza nei cervelli degli otaku di tutto il mondo per trasformarli da semplici maniaci pervertiti in maniaci pervertiti E stupratori. Ecco, io vorrei rivolgermi a queste persone e tranquillizzarle: è solo un brutto videogioco. Posso comunque capire il vostro spaesamento se l'ultima volta che avete toccato un controller quest'ultimo era parte integrante di uno scatolone alto due metri con dentro Pang* (sappiate che la tecnologia ha fatto passi da gigante, e ora le donne nude sono molto più realistiche di quelle dello Strip Poker del bar sotto casa), o se l'unico videogioco al quale abbiate mai giocato è Pet Society (sappiate che avete dei problemi**), per cui cercherò di spiegarmi meglio. Quando un videogiocatore gioca a un videogioco, compie delle azioni virtuali che possono essere di vario tipo (le più diffuse: sparare ad un'anatra, sparare ad una persona, sparare ad un mostro mutante, ricaricare il fucile). Sebbene alcune di queste azioni siano lodevoli (sparare ad un mostro mutante, almeno finché è fuori dalle acque territoriali), molte altre sarebbero inaccettabili nella realtà (colpire alle spalle, tifare Juventus, clacson nei centri abitati, giubbotto di pelle). Succede così che quasi tutti i videogiocatori del mondo abbiano una fedina penale virtuale estremamente lunga e variegata. A titolo di esempio, in sedici anni di carriera videoludica il sottoscritto ha virtualmente compiuto migliaia di omicidi volontari, decine di omicidi preterintenzionali, qualche omicidio colposo, incendio doloso, tortura, associazione a delinquere, furto, furto con scasso, lesioni, molestie, sfruttamento di animali, resistenza a pubblico ufficiale, innumerevoli infrazioni al codice della strada e centoventiduemila entrate a gamba tesa non passibili di denuncia. E tutto questo senza aver mai giocato a Grand Theft Auto 3. Tutto questo influisce sull'equilibrio psicofisico del giocatore? Sì. Il soggetto tende a perdere sonno, ad acquisire esperienza in fatto di automobili truccate e a non laurearsi in ingegneria. Lo trasforma in un criminale? A meno che la definizione di "criminale" non venga allargata fino a includere chi compra un quad core da duemila euro per giocare a Need for Speed, no. Non più di quanto giocare a guardie e ladri trasformi la guardia in un futuro poliziotto e il ladro in un futuro notaio. State tranquilli. Ci sono delle autorità che si occupano di stabilire a quali fasce di età un videogioco è rivolto, e perfino di vietarne la vendita a chi, in quanto minorenne, non è in grado di riscattare con le sue sole forze intellettuali anni e anni di completa assenza educativa dei genitori e potrebbe pertanto essere negativamente influenzato da qualunque stronzata. L'adulto, al contrario, se è fottuto è fottuto. Per lui non c'è nulla da fare. In pratica, secondo voi, se c'è un adulto che giocando a un videogioco di stupri diventa stupratore il problema è il videogioco. Ecco, no: il problema è che c'è uno psicopatico a piede libero. Ah, e tra parentesi, il gioco è del 2006 ed è già stato ritirato dal mercato. I difensori della morale virtuale possono riporre la spada, lo scudo e l'armatura di drago (-15 resistenza), andare a guardare Romanzo Criminale e quindi portarsi i coltelli in tasca pure al supermercato. Ora lasciatemi solo che ho da fare. Vado a caccia di orchi. -------- * Il famoso simulatore di rottura di palle. ** Io mi ricordo che quando avevo vent'anni i miei coetanei mi prendevano in giro perché alla mia età ancora leggevo i fumetti. Quest'anno mi sono preso delle soddisfazioni.

L'immigrazione e gli intelligentisti

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Invito tutti a leggerlo.

Aung: per la democrazia del pianeta

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Sono già più di duecentocinquanta i manifestanti preannunciati su Facebook che hanno risposto al grido “Suu Kyi ha bisogno anche di te”. Si preannuncia movimentato il raduno di domani 18 maggio alle 11 fuori dall’ambasciata del Myanmar, per chiedere la liberazione immediata di Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione democratica birmana incarcerata con l’accusa di aver violato gli obblighi degli arresti domiciliari. La manifestazione, organizzata dagli Studenti Coscioni con il Partito Radicale e la lista Bonino-Pannella, alla quale hanno aderito anche i Giovani Democratici e i giovani dell’Italia dei Valori, si terrà proprio nel giorno dell’apertura del processo contro Aung San Suu Kyi. Ad accompagnare i partecipanti al sit-in, che chiederanno di essere uditi dall’Ambasciata per consegnare una lettera con la richiesta di scarcerazione della Nobel per la pace, sarà la canzone che le hanno dedicato gli U2 “Walk on”, il cui ascolto in Birmania è punito con una sanzione dai tre ai vent’anni. Vieni anche tu: per la libertà di Aung San Suu Kyi, per la democrazia sul nostro pianeta!

Candidatura confessionale

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Dal sito di Luca Volontè:

Cari lettori, oggi vi sottopongo la mia candidatura al Parlamento Europeo, una occasione per rifare cristiana l'Europa(1), rendere più popolare e democratica l'Europa(2), ravvivare l'UE nel contesto attuale(3). Il Partito Popolare Europeo è una grande famiglia nella quale si deve riprendere e rilanciare la comune radice(4) del personalismo cristiano e dell'economia sociale di mercato. Penso che la mia esperienza e le mie battaglie parlamentari(5) e l'impegno di coerente laico(6) cristiano, possano essere un buon punto di partenza per svolgere fino in fondo la sfida europea(7), in difesa della nostra italianità culturale, religiosa, sociale ed economica(8). Non possiamo attendere gli effetti delle decisioni europee all'interno dei nostri confini(9), in questa prossima legislatura(10) dobbiamo impegnarci in Europa per elaborare nuovi modelli di sviluppo cristianamente ispirati(11) e difendere gli interessi del Paese(12). C'è bisogno di una diversa Europa(13), meno burocrazia e più democrazia popolare. Urge un vero e radicale(14) estremismo di centro!
(1) Modello "andiamo alle Crociate". Iniziamo proprio bene.
(2) Eviterei la ripetizione. Una cosa del tipo "renderla più popolare e democratica" no, eh?
(3) Anzitutto, che vuol dire "ravvivare"? Organizzare delle feste? Eppoi, suvvia, certo che parliamo del contesto attuale: io non ho mai visto uno che si candida e vuole fare qualcosa nelcontesto di 50 anni fa.
(4) Riprendere una radice e rilanciarla: che bella immagine, eh? Roba da olimpiadi dell'ortofrutticolo.
(5) Battaglie che si possono sintetizzare con dichiarazioni del tipo: "Una preghiera per l’anima di Piergiorgio Welby, e la richiesta da parte dell’autorità giudiziaria di arrestare i colpevoli di questo omicidio". Belle battaglie, non c'è che dire. (6) "Distribuire anticoncezionali gratuitamente e dare il codice verde alla pillola del giorno dopo nel pronto soccorso significa mortificare il lavoro dei consultori e inculcare nelle giovani donne una cultura della deresponsabilizzazione e del disprezzo della vita umana". Laico, come no. (7) Per dirla tutta, una sfida si affronta, si raccoglie, si lancia, ma non ho mai sentito dire che si possa "svolgere".
(8) Italianità culturale? Italianità religiosa? Italianità sociale? Italianità economica? Mah...
(9) Andiamo ad attenderli fuori dalle acque territoriali, dai!
(10) Mica ho capito: in questa legislatura o nella prossima?
(11) Vediamo un po': "modelli di sviluppo cristianamente ispirati". Messe aziendali, eucarestie universitarie, confessioni industriali?
(12) Il Paese in questione è il nostro, oppure il Vaticano? Così, tanto per sapere.
(13) In effetti, potremmo chiedere a quelli della Santa Sede se gli va di entrare...
(14) Questa è una parola grossa, e temo che scriverla sia addirittura peccato. Confessarsi, e di corsa.

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