Né più, né meno

Prese, portate in Italia con la forza, ricattate, picchiate, stuprate, buttate in mezzo alla strada come carne da macello, costrette ad abortire mandando giù quello che capita e alla fine, se qualcosa va storto, pure denunciate.
Mettiamo bene in chiaro un fatto: io non sono un moralista, e l'idea che qualcuno sia disposto a pagare denaro in cambio di prestazioni sessuali, nel caso in cui chi le fornisce lo faccia consapevolmente e in base ad una libera scelta, non mi fa né caldo né freddo.
Ma con la stessa franchezza debbo dirvi una cosa: per quanto mi riguarda i clienti che alimentano questo abominevole mercato di schiave strafottendosene allegramente del modo infernale in cui funziona sono colpevoli quanto i rivoltanti individui che lo organizzano.
Né più, né meno.

Questo post è stato pubblicato il 20 agosto 2010 in ,,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

19 Responses to “Né più, né meno”

  1. Uomini con una mente come la tua sono davvero rari e questo post ne è l'ultima dimostrazione. Io, come donna, preferirei la riapertura delle case, preferirei saperle legalizzate e sotto controllo mediche, sicure in un posto in cui almeno non rischiano la vita o di essere picchiate. Non sono a favore della prostituzione, ma non vedo ragionevolezza nel trattenere nell'illegalità una cosa che non avrà mai fine, preferisco la legalità e la luce del sole e anche un pò di rispetto per queste donne.
    F.
    PS hai una mente affascinante

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  2. Concordo con Metilparaben. Molte di quelle poverette, per di più, sono minorenni

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  3. Sono convinto che la soluzione passi dal controllo all'interno di posti igienicamente e legalmente sicuri.
    Anche io, come anonimo, propendo per l'abolizione della legge Merlin, una legge figlia del perbenismo italiano che ha rovinato la vita a molte ragazze.

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  4. E invece la soluzione non sono i lager igienizzati, ma l'arresto di tutti i clienti e di tutti papponi, e di tutti quelli che trafficano in esseri umani.
    L'educazione ai sentimenti, il rispetto degli esseri umani, le prostituite che scelgono di prostituirsi sono una percentuale infinitesimale e non si trovano certo in quelle condizioni.
    La visione romantica del bordello non corrisponde alla realtà di un luogo in cui il sesso è una catena di montaggio senza pause, e se in strada puoi scappare, chiusa tra le quattro mura di una casa, a subire la violenza psicologica fisica e sessuale di chi la casa la gestisce, non hai scampo.
    La legge Merlin è un'ottima legge, gli interessi del traffico di esseri umani, quelli vanno colpiti.

    Mia

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  5. Ah dimenticavo, questo ovviamente è uno dei risultati della campagna terroristica contro la 194, dello svuotamento di significato dei consultori e della mediazione culturale.

    Mia

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  6. mah, non so che dire.
    io me le trovo sulla via del ritorno a casa...spesso sono ragazze bellissime, ma andarci significherebbe per un attimo fare parte di quella macchina che le stritola.
    può darsi che ci sia chi lo fa liberamente, per scelta, ma non certo quelle disgraziate ai bordi di strada, nude anche a gennaio.
    non so, forse sono un po' delicatino a pensarla così, ma io non ci voglio andare.
    e se riapriranno i casini, non penso che cambierà di molto, non lo so : me li immagino posti un po' squallidi, gestiti da ceffi allucinanti, in cui queste donne verrebbero brutalizzate come e più di ora.
    certo, se non avessi questa remora di tipo "morale", ci finirei gli stipendi, perchè meglio che andare con le donne non c'è niente : ma le donne che si concedono con gioia per amore, non quelle che reprimono a fatica lo schifo, la rabbia e l'umiliazione.
    se fossi più cinico, la vita sarebbe più facile !
    marco

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  7. Ragazzi, ma come si fa a parlare di riapertura delle case chiuse? Leggetevi "Cara senatrice Merlin. Lettere dalle case chiuse", ed. EGA, e leggetevi anche l'autobiografia di quella grande donna che è stata la senatrice Lina Merlin ("La mia vita", ed. Giunti), e poi ne riparliamo. Merlin era una grande antifascista, aveva incarichi politici quando ancora le donne non votavano, era insegnante e rifiutò di prendere la tessera del PNF quindi perse il posto, poi si fece il confino... quindi merita il più grande rispetto.

    Non è vero, ahinoi, che la chiusura dei bordelli è figlia del perbenismo; questa è la carta che fu giocata al tempo dai politici avversi alla chiusura (perché ovviamente erano clienti di prostitute) e dalla potente lobby dei lenoni, che arrivò a far giungere alla Merlin delle minacce di morte. Lei affermava: la prostituzione è ineliminabile. E questa è una triste realtà. Ma lo stato non può e non deve lucrare su una forma di schiavismo. "Toglierle dalla strada" non vuol dire farle vivere meglio (hanno ragione Marco e Mia). Salvo casi rarissimi, le "ragazze" che "lavoravano" nei bordelli arrivavano a farsi fare da 100 (dicasi cento) uomini al giorno, e i controlli igienici erano meramente di facciata. Nella stragrande maggioranza dei casi non era una libera scelta di quelle donne, ma una necessità data dalla miseria in cui versavano. E non si potevano affrancare, poiché lo status di ex prostitute risultava dai loro documenti e non avrebbero mai trovato un altro lavoro! Anche i loro clienti, come i clienti di oggi che giustamente Metil stigmatizza, erano perfettamente consapevoli di avere a che fare con delle persone sfruttate, e se ne fregavano, anzi, ne beneficiavano. Il bordello era il luogo dell'ipocrisia e del perbenismo. Esattamente il contrario di quel che a prima vista si potrebbe pensare.

    Grazie, ancora una volta, Metil, per il tuo coraggio nell'identificare sempre il cuore del problema.

    Rita C.

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  8. Il punto non e' case chiuse si o no. Le case chiuse in Italia esistono ancora. La legge Merlin le ha solo rese illegali (PS: criticare la legge Merlin NON significa criticare la signora Merlin). Ma da quando in qua una cosa illegale, specialmente in un paese come l'Italia, non si fa?
    Io non ho una soluzione, ma un'idea ce l'avrei. Per me l'unico modo sarebbe di rendere completamente legale il mestiere con leggi, sindacati, ricevute (e tasse), controlli sanitari obbligatori (come si fa in quasi tutti i mestieri, specialmente nei luoghi di lavoro pubblici). Ha ragione la Merlin, la prostituzione non si puo' eliminare, ma non vedo proprio perche' lo stato non possa intervenire per controllare chi lavora e chi da' lavoro a queste persone. Certo, all'epoca i controlli igienici erano di facciata, ma questo era comune in moltissimi mestieri, non solo nella prostituzione, e le ragazze lavoravano a cottimo, anche questo in comune a tanti altri lavori. Tante cose sono cambiate nel mondo del lavoro dal '58 ad oggi (anche se pare si stia tornando indietro ultimamente), magari anche i bordelli potrebbero essere diversi. La prostituzione illegale rimarrebbe di certo, ma forse si riuscirebbe un po' a contenerla (come gli aborti illegali dopo l'approvazione della 194). E forse si riuscirebbe a rendere queste ragazze un po' meno schiave.

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  9. La legge Merlin abolì la regolamentazione della prostituzione operata dallo stato fascista, che tra le altre cose marchiava a vita le prostitute, e fu per questo la prima legge sociale della repubblica italiana. E' una legge figlia del proprio tempo, che era a sua volta figlio (rinnovatore e rinnegatore) di un altro tempo. Siamo d'accordo. Da allora è passato mezzo secolo e viviamo in un mondo diverso. Siamo sempre d'accordo. Ed è altrettanto condivisibile il fatto che mettere in discussione una legge non vuol dire criticare la persona che l'ha fortemente voluta (e che per ottenerla ha combattuto una battaglia di anni anche a rischio della pelle, subendo una campagna denigratoria forse non ancora conclusa).

    Con tutto ciò, il paragone con la 194 non mi sembra pertinente. L'aborto garantisce alle donne un diritto fondamentale di scelta sul proprio corpo. Una nuova regolamentazione della prostituzione garantirebbe i diritti di chi? Delle prostitute? Temo di no. Temo che garantirebbe prima di tutto i diritti e i comodi dei clienti. Il problema della prostituzione soffre di una fondamentale ipocrisia (Fri, non mi riferisco a te, il tuo ragionamento è chiaro e apprezzabile, e te ne ringrazio perché approfondisce ulteriormente la questione). Dico ipocrisia perché il fatto è che moltissimi uomini, anche molti di quelli che ci leggono adesso, anche molti di quelli con i quali io stessa, magari, sono stata, vanno o sono andati almeno una volta con prostitute o prostituti, e se erano persone sfruttate hanno fatto finta di non saperlo.

    Il punto è: davvero vogliamo arrenderci all'ineminabilità della prostituzione? La Merlin la pensava così, e hai ragione, sono passati 50 anni. Oggi non si potrebbe puntare a una società un po' meno maschilista e un po' meno basata sullo sfruttamento? Davvero l'obiettivo che vogliamo porci è solo quello del male minore, del "rendere queste ragazze un po' meno schiave"?

    Anch'io, come te, non ho una soluzione, né una risposta univoca a queste domande.

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  10. Cara rita, qualche commento a caldo sui tuoi. Giusto per mantenere viva questa interessante discussione.

    Che io sappia le case chiuse come le conosceva la Merlin le ha istituite il governo Cavour, 70 anni prima del fascismo. E comunque i bordelli esistevano anche prima (ne hanno trovati anche a Pompei!). E il marchio a vita delle prostitute non e' certo una invenzione fascista visto che funziona cosi' da almeno 10mila anni.
    Il paragone con la 194 si riferisce al fatto che la legge ha portato alla luce una situazione sommersa ampiamente sfruttata da persone senza scrupoli che lucravano sulla pelle delle donne. Esattamente quello che succede con la prostituzione. Sia chiaro che non sto affermando che il diritto all'aborto sia paragonabile al "diritto" a prostituirsi. Solo mi pare che in un mondo dove la prostituzione fosse un mestiere come un altro, le prostitute avrebbero maggiori possibilita' di affrancarsi dai loro schiavisti. Il fatto che una eventuale legge possa favorire o meno le prostitute piuttosto che i clienti o viceversa sta nel tipo di legge che viene scritta e come viene applicata.
    Per quanto riguarda l'ineminabilita' della prostituzione sono perfettamente d'accordo con te che non ci dovremmo arrendere. Purtroppo per com'e' fatto il mondo oggi non vedo spiragli che questo possa accadere diciamo nei prossimi 500 anni. Nel frattempo credo che dovremmo cercare di gestire la questione nel miglior modo possibile.

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  11. Grazie della risposta, Fri.

    Certo, hai ragione: la prostituzione esiste praticamente dalla notte dei tempi. Ma fino alla legge Merlin, se non erro, era regolata da un Regio Decreto del 1931, Titolo Settimo: "Del meretricio". Tra l'altro, le prostitute erano obbligate a cambiare bordello ogni 15 giorni... ovvero: tu come persona non esisti, esiste solo la mia possibilità di usarti. Schiavitù, nient'altro.

    Mi viene da dire che l'organizzazione criminale che gestisce la prostituzione non sembrerebbe del tutto assimilabile a quella che gestiva gli aborti clandestini. Conosco personalmente molto, ma molto bene, una donna anziana che ha abortito illegalmente più volte negli anni 50 e 60 (e ne parla tuttora con un dolore atroce; è terrificante vivere un'esperienza del genere nella clandestinità). Dietro non c'era la mafia, ma il più delle volte le stesse levatrici che fino allora l'avevano fatta partorire.

    E mi viene anche da dire che la prostituzione, anche regolamentata "bene", non sarebbe mai, mai un mestiere come un altro... te la immagini una notoria ex prostituta a fare la commessa in un negozio? Te la immagini la faccia della brava signora ingioiellata che del negozio è proprietaria, che magari ha mandato al bordello il figlio perché "facesse pratica", ma per carità, io quella donnaccia qui non ce la voglio? Ipocrisie su tutti i fronti...

    Ma posso sbagliare. Su tutto. Ciao e buonanotte.

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  12. Ma la prostituzione non sarà mai un mestiere come un altro non perchè c'è l'ipocrisia della gente, ma perchè è una libertà mediocre quella di prostituirsi, posso farlo se voglio, lo posso fare e nessuno mi può giudicare, non è lo scambio di denario a rendermi un essere umano di serie b, le prostitute sono uguali a me che non mi prostituisco, ciò che ferisce, e rende questo genere di rapporto diverso è l'assenza di desiderio, il desiderio di lei che viene completamente negato, a meno che non si prostituisca solo con quelli che le piacciono, ma se deve mangiare e pagarsi una casa etcc. non penso che lo farà, e nemmeno può alzare il prezzo, visto che di prostitute ce ne sono tante e per ciò che servono non vale la pena di spendere tanto, visto che non è un regalo alla persona amata, ma il pagamento di un servizio a buon mercato, è l'uso che altri fanno del suo corpo.
    Di ex prostitute che fanno le commesse e le mamme ce ne sono diverse, alcune fanno tanti altri mestieri, il disprezzo sociale c'è, ma coò che importa è l'umanità della persona.

    Mia

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  13. Giusto, Mia. Grazie e buonanotte anche a te.

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  14. ma come è che, alla fine, a disquisire sulla prostituzione e le sue implicazioni interiori umane sociali sono finite solo donne?
    Dobbiamo supporre che i maschi, metil escluso, non sa fare altro che rimbalzare il suo neurone su e giù fra "tiro giù la zip e la pago o per stavolta sorvolo?"

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  15. Io sono un uomo e ho seguito la discussione con molto interesse. Ha fatto bene Rita a ricordare le norme amministrative che stringevano le prostitute in una morsa incompatibile, a me pare, con la condizione di cittadino (o anche solo di essere umano), così come le lettere delle vittime di quella legge: alcune delle più strazianti erano quelle di ragazzine stuprate dal parente, dall'amico di famiglia, dal datore di lavoro e costrette, nell'impossibilità di evitare il biasimo sociale di una gravidanza extraconiugale che naturalmente ricadeva su di loro, a prostituirsi. Dando quindi per scontato che quegli insegnamenti non possono essere ignorati, quid agendum? Devo dirmi d'accordo con Fri sull'auspicabilità di una regolamentazione ma vorrei proporre di rovesciare il ragionamento: non cioè legalizzazione come male minore, "per renderle un po' meno schiave", ma per restituire loro pienamente la dignità di persone, cittadine e lavoratrici a cui il limbo in cui si trovano adesso non mi pare contribuisca. Certo non è cosa che si possa improvvisare e non è pensabile fuori da opportune politiche sociali e famiglliari, quindi si può tranquillamente rispondere che (soprattutto in questa congiuntura politica!) è un'utopia; mi sembra però un'utopia più desiderabile di quella pedagogico-poliziesca proposta da Mia.

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  16. Mi sa che torniamo sempre sullo stesso problema di un post di qualche giorno fa e cioè l'emancipazione della condizione femminile. Per queste ragazze sembra che l'unico modo per uscire da una condizione di povertà sia vendere il proprio corpo, quasi sempre contro la propria volontà.

    Quale scarsa stima delle proprie possibilità e soprattutto della propria condizione di essere umano con diritti inalienabili, hanno queste ragazze per credere che l'unica cosa che potranno mai fare è prostituirsi?

    Forse è su questo punto che bisogna lavorare, sul far riacquistare a queste donne consapevolezza della propria persona e dei propri diritti, anche ad una vita normale, con famiglia ed un lavoro che dà gratificazione.

    So anche che questo è un processo lunghissimo ed ha le sembianze di un'emorragia perché ogni anno, almeno in Italia, ne arrivano tantissime.

    Forse sarebbe anche il caso di cambiare i valori nelle teste degli uomini, di fargli capire che le donne non sono lì solo per dare loro piacere (in tutti i sensi) ma anche per riceverlo, in uno scambio reciproco. Che le donne sono esseri un po' complessi da capire (quando ci chiamate rompipalle ed alle volte avete ragione) ma meravigliosi in questa loro complessità (anche voi maschietti alle volte siete complessi per noi).

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  17. Ma io ero convinta che Fri fosse un uomo! Comunque non so se è utile fare dei distinguo sul genere di chi partecipa o meno alla discussione... identificandoci per forza non rischiamo, ancora una volta, di stereotiparci?

    Io temo che nessun regolamento legislativo potrebbe ovviare ad un paio di problemi: sul piano psicologico, la negazione del desiderio di cui parlava Mia; sul piano sociale, l'atteggiamento che riassumerei citando De André: "quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie, quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie".

    Non dimentichiamo che "puttana" e persino "figlio di puttana" è un insulto. Per cambiare la cultura che genera questo, e molto altro, forse non basteranno nemmeno i 500 anni invocati da Fri. Però, bisogna provarci lo stesso.

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  18. Mia, non mi pare di avere parlato di liberta' a prostituirsi, ma di diritto ad essere tutelate.

    Valentina, hai ragione a dire che bisogna cambiare i valori nelle teste degli uomini, ma, aggiungo io, anche delle donne 'che spesso sono le piu' critiche nei confronti delle altre.

    Rita, hai ragione, un regolamento non cambia ne' l'aspetto psicologico, ne' quello sociale. Per quello c'e' bisogno, come si diceva, di cambiare la testa della gente.

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