Ci vuole lungimiranza.


Mi pare di aver letto, da qualche parte, che nel 1999 è nato il bambino numero sei miliardi e che nel 2012 sarebbe nato il numero sette miliardi. Non ho modo di verificare l'esattezza di questi dati, ma che sia in atto l'esplosione demografica mi pare sia sotto gli occhi di tutti. Ci penso spesso e mi preoccupa la quasi totale incapacità dei paesi del mondo di difendere il nostro pianeta, che non cresce ai ritmi di noi esseri umani e anzi non cresce affatto. Ogni tanto capita di leggere notizie che danno speranza, come questa. Tanta ammirazione per la città di Monaco e la sua amministrazione che, per la cronaca, è di destra. Poi però vai a leggere la pagina che avevi aperto prima. E ti viene lo sconforto. Non c'è quasi più nessuno che si preoccupa del futuro. In Italia, poi, proprio nessuno nessuno(*). (e non credo che Monaco di Baviera possa ospitare sette miliardi di persone) (*) proprio nessuno nessuno non è vero, Ignazio Marino, col suo programma di candidatura alla segreteria del Partito democratico, dice un no deciso all'energia nucleare e propone validissime alternative ecologicamente sostenibili.

Questo post è stato pubblicato il 13 settembre 2009 in ,,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

8 Responses to “Ci vuole lungimiranza.”

  1. Ancora non ho deciso, ma penso che voterò Marino. Tuttavia è un voto a naso tappato, e questo articolo di CURZIO MALTESE (tratto dall'ultimo Vederdì di Repubblica) spiega benissimo perchè:

    Le immense praterie che il Pd non sa vedere

    Manca poco alle primarie del Pd e confesso di non avere ancora capito per chi, ma soprattutto per che cosa votare. I tre candidati in campo, Bersani, Franceschini e Marino, sono persone stimabili, e non è poco, dati i tempi. Sono diversi per stili e linguaggi, che invece è poco, sempre visti i tempi. Da anni il giornalismo politico si occupa di differenze di stili e linguaggi, siamo diventati un ramo minore della semiologia. Ma in questi tempi di crisi dura ci si aspetta qualcosa di più sostanzioso. Una ricetta che riduca le ingiustizie sociali. Vent’anni fa, ricordava Romano Prodi, un dirigente d’azienda guadagnava quaranta volte lo stipendio di un operaio, ora quattrocento volte. È uno dei tanti esempi.

    C’è in Italia una tassa pagata dai poveri a favore dei ricchi, che si chiama evasione fiscale. Destra e sinistra hanno ridotto le tasse sulle case di proprietà, ma da una vita, chiunque governi, non investe un centesimo sull’edilizia popolare e chi cerca una casa in affitto deve affrontare un calvario.

    Sono i temi sociali tipici della vera sinistra, la sua ragione d’esistere. Negli ultimi decenni la sinistra gli ha dimenticati, non solo in Italia, inseguendo terze e quarte vie per conquistare il voto moderato. Quando è stata al governo, ha applicato le stesse ricette della destra, smantellando il welfare e favorito le oligarchie, sia pure con più garbo e tanta retorica.

    Chiedere al disastrato Pd di oggi di invertire la rotta è forse ambizioso. Ma non si vede cosa abbia da perdere. Se non altri voti. Nelle ultime elezioni in Francia e Germania i moderatissimi partiti socialisti sono stati raggiunti o addirittura sorpassati dai verdi di Cohn Benedit e dalla Linke di Lafontaine. Hanno perso milioni di consensi a sinistra, senza guadagnarne uno al centro. I riformisti italiani hanno la fortuna di avere alla propria sinistra una piccola nomenklatura litigiosa e inconcludente.

    La vera minaccia arriva da Di Pietro, che svolge bene, a modo suo, il lavoro di opposizione, ma non è di sinistra e lo testimonia da anni con un’assoluta indifferenza nei confronti dei temi sociali. Nello scontento dei ceti popolari, Bersani, Franceschini e Marino hanno insomma praterie da percorrere.

    Eppure nessuno dei tre propone scelte radicali, se non Marino per un unico tema, la laicità. Chi scrive, come milioni di elettori di sinistra (io compreso, ndN), non è moderato. Se lo fossi, voterei Casini senza tanti problemi. Di leader moderati ne abbiamo avuti tanti e ci hanno portato dove siamo. Non si potrebbe provare con un po’ di coraggio?

    RispondiElimina
  2. La Politica fatta in parlamento, per definizione, non può essere rivoluzionaria nel senso galileano del termine. Motivo per cui, credo, sia diventato inutile, fuori da ogni retorica, aspettarsi dai personaggi che oggi possono avervi accesso un cambiamento radicale e coraggioso (soprattutto coraggioso) dei termini che la regolano. Veramente credete che se Ignazio Marino diventasse Segretario reggerebbe per più di qualche mese? Sarebbe in grado di formare un governo (ammesso che il Pd vincesse le elezioni) con Ministri e maggioranza che lo seguono ovunque decidesse di andare?
    La rivoluzione (galileana) di Obama in USA sulla sanità equivarrebbe a una italiana sulla laicità (scuole, tasse, e testamento biologico). Ma veramente pensate che ci riuscirebbe, non tanto che sia in grado di provarci, ma che avrebbe i numeri per riuscirci?
    Allora così, pour parler, preferisco guardarmi intorno e vi segnalo questo link, che mi sembra più rivoluzionario del PD che è morto come progetto prima di nascere e che dovranno pagare ancora un sacco di grafici prima di trovare il logo del partito della rivoluzione :-)

    http://www.cittadellaltraeconomia.org/home/

    Buona domenica a tutti

    RispondiElimina
  3. PD meglio del PDl, specie su certi temi, su questo non c'è dubbio. Ma non basta un leader, seppur onesto e/o competente, a rendere un partito decente.
    Il PD si porta dietro troppi personaggi inqualificabili.
    Bersani, Franceschini e Marino, chiunque vinca non credo che la politica generale del partito ne risentirà molto.
    L'unica è una scissione, cosa che mi auguro.
    GL

    RispondiElimina
  4. a si si, la scissione!
    pensate che ritornado divisi si possa andare al Governo?

    In Italia il problema è proprio questa, il 90% della popolazione (sia di destra che di sinistra, inclusi molti giovani) ha una mentalità monolitica.

    E poi venite a parlare di coraggio e "rivoluzioni" quando siete i primi che appena sentono la parola cambiamento si rifugiano sotto le coperte. Non sia mai.

    RispondiElimina
  5. Non so se mi hai inserito nel 90% indicato e non sono sicuro del senso che dai a "monolitico". Se intendi che sono di coccio (come si dice a Roma) o che non hanno vedute ampie e diversificate, io credo ti sbagli. Almeno sulla percentuale di quelli di sinistra. Inoltre non mi sembra la 'mia rivoluzione' sia così diversa da quella che si augura Maltese nel suo articolo.
    La mia era solo una considerazione su constatazioni di fatto.
    Non vedo nessuna unità di pensiero all'interno del PD (e questo mi dispiace tremendamente proprio perchè la mia paura è la continuazione dello stato attuale) ma dire che siccome il PD è il risultato del cambiamento di ciò che è stato dobbiamo crederci; o che siccome sono quelli che ogni tanto richiamano argomenti vicini alla sinistra (laicità, lavoro, uguali diritti, difesa dei più deboli, della costituazione, etc) dobbiamo crederci, beh, questo mi sembra lontano dal mio modo non solo di vedere la politica, ma la 'vita".
    Mio padre mi diceva in tempi adolescenziali: giudica le persone non da quello che dicono ma da quello che fanno. E in questo Berlusconi è, ahimè ahimè, almeno molto più coerente. Promete cose che a me sembrano improponiili in un paese con la nostra storia e poi le realizza, fregandosene delle cosiddette opposizioni e dei "coglioni" che le votano. Per questo io lo amiro e lo invidio politiacamente parlando. Mi paicerebbe lo facessero anche quelli del PD. o che lo avessero fatto quando potevano. E invece niente. E' inutile che facia l'elenco dele cose promesse dal PD (e relativi ex) e mai mantentute. Credo.

    RispondiElimina
  6. IMHO
    Si, si, proprio la scissione.
    Il "volemose bene", "tutti uniti contro il berlusca", "voto utile" non sono serviti a nulla se non a perdere altri consensi.

    Non si tratta di normali contrasti di opinioni nel partito ma di visioni completamente divergenti.
    Inutile avere più seggi se poi si è divisi su tutto. Votare il PD odierno è come votare per nessuno. Il cambio di leader è solo una riverniciatura. Il voto utile è un'altra cosa.
    GL

    RispondiElimina
  7. secondo me il tempo dei gattopardismi per il pd è proprio finito....
    mirko

    RispondiElimina
  8. Veramente l'amministrazione della città di Monaco è socialdemocratica e dunque di centro-sinistra in quanto governata da una coalizione composta da Spd e Verdi.
    Peraltro, c'è scritto anche nell'articolo citato nel post.

    A questo proposito, è il Land della Baviera ad essere governato dal centro-destra (ne è una roccaforte) e nello specifico da una formazione cristiano sociale.

    In ogni caso, la scissione nel PD è esattamente l'antitesi della soluzione: sarebbe, secondo me, la vera sconfitta ed un arrivederci molto lungo a qualsiasi ipotesi di governo escluse le più peregrine.

    L'obiettivo, se mai, è costruire un'identità: è una speranza che, personalmente e pur tra moltissime difficoltà, non ho ancora abbandonato.

    RispondiElimina

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Random Post