Mi scrive da Gaza

So di toccare un tema che di solito scatena reazioni controverse, ma mi pare più utile raccontare come si vive da quelle parti. Un amico del web mi scrive da Gaza:

Intanto qui il governo israeliano ha annunciato la costruzione di, se non sbaglio, altre 500 case negli insediamenti in cisgiordania (west bank) sbeffeggiando l’invito di Obama a congelare tali azioni. Dopo quasi 4 mesi che sono qui mi riesce ancora difficile spiegare la situazione. Provero’ a semplificare. Gli israeliani fondamentalemente non hanno un gran interesse a trattare. Quando sono sotto attacco dicono che non possono negoziare perche’ minacciati mentre quando la situazione e’ tranquilla come in questi mesi non mostrano nessun interesse a trattare ma anzi perseguono una strategia di allargamento degli insediamenti in territorio palestinese. Forse per capire meglio la situazione vale la pena di dare un’occhiata alla cartina che allego. La West Bank e’ un territorio costellato a macchia di leopardo da insediamenti protetti da militari, check points e divisa da israele dal famigerato muro. Ci sono 3 aree all’interno della west bank. A, B, C. Ad ogni area corrisponde un diverso status civile, militare. Le aree A sono formalemente sotto completo controllo da parte dell’autorita’ palestinese, le aree B sotto controllo civile dell’autorita’ palestinese ma controllate militarmente dagli israeliani e le aree C sotto completo controllo israeliano. Per dare un’idea da Jenin a Gerusalemme, 120 km circa, bisogna attraversare 4 checkpoint militari e costeggiare diversi insediamenti. Un palestinese di Jenin puo’ andare a Ramallah (attaccata a Gerusalemme) ma non puo’ andare a Gerusalemme. Inoltre non puo’ guidare, pena l’arresto, un’auto con targa gialla israeliana. Se un poliziotto dell’autorita’ palestinese deve recarsi a Ramallah da Jenin non puo’ percorrere il tratto con divisa e insegne ma vestirsi da civile. Insomma piccole e grandi umiliazioni. Sabato e’ cambiata in palestina l’ora e abbiamo spostato di un’ora indietro le lancette. In Israele invece le lancette verranno spostate a meta’ settembre. Non riescono neanche a coordinare lo spostamento di lancette. Difficile pensare che riescano a coordinare un processo di pace.
In effetti, un accordo non si trova... E ultimamente non si può più neanche dare la colpa ad Arafat. Ps. il mio amico non ha allegato la cartina cui fa riferimento. Gli ho chiesto di mandarmela così la pubblico. PPS. la cartina!

Questo post è stato pubblicato il 26 settembre 2009 in ,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

3 Responses to “Mi scrive da Gaza”

  1. Copypasto da facebook:
    "A mio modestissimo parere, tutta la faccenda dello stato israeliano è stata fin da principio un enorme errore (crimine?). Ora la cosa migliore che possono fare è abbandonare la politica coloniale insieme ai più recenti insediamenti, favorire l'integrazione culturale e riorganizzare il territorio palestinese in modo tale da creare uno stato unito.
    E' tutto molto difficile: il problema principale è la religione (di entrambi gli schieramenti)."

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  2. "...mentre quando la situazione e’ tranquilla come in questi mesi..."
    Oggi:
    9:49pm: Qassam hits south of Ashkelon, Israel
    8:09pm: Qassam fired at western Negev
    Ieri:
    7:39pm: 3 rockets fired towards Israel's Negev during Yom Kippur

    Tranquillissima, non c'è che dire. Quasi una noia.
    Mortale.

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  3. P. S.: Chissà perchè non mi capita mai di leggere lettere da Ashkelon...

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