Padroni


Ho come la sensazione che la maggior parte di coloro che si lamentano -non senza ragioni- del fatto che una considerevole parte dell'informazione sia nelle mani di Berlusconi, non avvertano il minimo fastidio all'idea che essa fosse -e da certi punti di vista ancora sia- tutta (non una considerevole parte ma, ripeto, tutta) in mano ai partiti.
Io, per conto mio, mi ostino a ritenere che una cosa possa dirsi davvero libera soltanto quando un padrone non ce l'ha.
E che accapigliarsi per stabilire a quale padrone sottomettersi costituisca il vero, drammatico, indizio di schiavitù.

Questo post è stato pubblicato il 30 settembre 2009 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

2 Responses to “Padroni”

  1. Se la RAI fosse apolitica e apartitica, ragionerebbe come un'azienda che basa la sua offerta sulla qualità del servizio, non sulle beghe di politicanti scellerati, e il Direttivo non si sognerebbe mai e poi mai di prendere decisioni autolesionistiche quali criptarsi su Sky (assurdo!!), togliere l'assistenza legale alla Gabanelli, minacciare Annozero
    eccetera.

    Invece il Direttivo attuale, spartito tra destra e sinistra come il tacchino del Thanksgiving, ragiona come se la RAI fosse una spina nel fianco di Silvio, il quale pur di far fare proventi a Merdaset (e di fare vana e ridicola concorrenza a Murdoch che ormai sta spopolando) si sta dimostrando capace e deciso a condurre il "servizio pubblico" sul lastrico degli ascolti, degli introiti pubblicitari, della varietà dell'offerta e del pluralismo di opinione.

    Non che prima fosse chissà che, ma Silvio le sta dando il colpo di grazia, e se continua così, alla RAI non restano che pochi anni di vita.

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  2. I partiti non sono lì per magia. I partiti sono lì perché noi andiamo a votarli. In grande maggioranza-

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