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Pornoconservatori

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Benjamin Edelman, Assistant Professor del dipartimento di Negotiation, Organization & Markets presso la Harvard Business School, ha condotto una ricerca statistica incrociando i dati sul consumo di materiale pornografico online con le dichiarazioni di voto e con quelle relative al comportamento religioso nei vari Stati Americani. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista New Scientist qui. Risulta che gli Stati politicamente più conservatori hanno consumato una maggior quantità di pornografia rispetto a quelli complessivamente più liberal; dall'incrocio dei dati sulle abitudini religiose degli americani e di quelli sull'acquisto di accessi a siti proibiti viene fuori che i cittadini che si dichiarano più bacchettoni si rivelano aficionados degli spettacoli a luci rosse. Edelman, che è anche consulente di un'azienda che gestisce decine di siti per adulti, ha chiesto ed ottenuto dal suo datore di lavoro le statistiche (anonime) degli acquisti mediante carta di credito, associate al codice postale dei clienti. Ben 8 dei 10 stati più arrapati hanno fatto vincere McCain alle scorse elezioni (fanno eccezione la Florida e le Hawaii). In sei dei dieci stati più morigerati si è votato più per Obama. I residenti dei 27 stati che hanno approvato leggi contro i matrimoni gay hanno comprato pornografia per importi superiori dell'11% rispetto a quelli che non hanno stabilito limitazioni specifiche sulle unioni same-sex. Negli stati in cui la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di essere "all'antica su temi come famiglia e matrimonio" e di considerare l'AIDS "una punizione divina per un comportamento sessuale immorale" si è navigato di più in domini proibiti ai minorenni. In ossequio all'ipocrisia che di solito la fa da padrone tra le persone che si dichiarano più moralmente integre, la domenica si è consumato meno sesso in video. Per forza, c'è la messa. Due conclusioni: innanzitutto, evviva i posti in cui si fanno ricerche di questo tipo, senza tabù. Non so, ma in Italia non credo ci si riuscirebbe. E poi, nel merito: sembra dunque vero che la repressione produce l'effetto di rendere l'oggetto proibito più desiderabile. L'abbiamo sempre sospettato, ma adesso abbiamo anche il conforto della statistica.

If I were in Your shoes

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Il 14 dicembre 2008 Muntadhir al-Zaidi, giornalista iracheno di Al-Baghdadia TV particolarmente impegnato nel documentare le condizioni delle vedove e degli orfani della guerra in Iraq (e già arrestato due volte dalle forze armate americane in ragione di tale attività), lanciò una scarpa all'allora presidente George W. Bush durante una conferenza stampa a Bagdad. Dopo quel gesto al-Zadi venne picchiato, arrestato e, secondo alcune testimonianze, torturato durante la detenzione. Ebbene, nella città di Tikrit è stata presentata una statua dell'artista Laith al-Amari che ricorda quell'avvenimento in modo piuttosto esplicito: la scultura, realizzata in rame e fibra di vetro, rappresenta, per l'appunto, una scarpa, ed è completata da un'iscrizione contenente una poesia in onore di Muntadhir al-Zaidi. Chissà se qualche artista di casa nostra vorrà trarre ispirazione dalla notizia...

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