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Ma quale "allora"

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Al mare, parlando dei figli, i miei coetanei attaccano la solita solfa: oggi per  ragazzi ci sono mille pericoli perché si beve, girano le canne, vanno in giro da soli e chissà che fanno.
Mica come "allora", dicono, volendo alludere a quando noi avevamo la loro stessa età.
Io perlopiù ascolto, perché di discutere non ci ho voglia.
Però alla fine, dai e dai, me lo tirano fuori con le pinze che penso sia esattamente il contrario: che probabilmente siamo stati noi, da ragazzini, ad aver corso più pericoli di loro.
E mi chiedo come abbiano fatto, i miei coetanei, a dimenticare che "allora" girava l'eroina, e girava che perdere uno che conoscevi con una siringa nel braccio non era manco più un avvenimento; che "allora" poteva succederti normalmente che ti puntassero un coltello in pieno giorno per prenderti il Moncler; che "allora" interi quartieri di Roma (parlo di Roma, non di Lagos) erano off limits, nel senso che se ti azzardavi a entrarci era difficile che ne venissi fuori tale e quale a prima; che anche "allora" c'era il rischio di frequentare le cosiddette "cattive compagnie", solo che se ne parlava molto meno.
Non so come, ma l'hanno dimenticato.
Hanno preso questa parola, "allora", e ci hanno messo dentro tutta una vita immaginata, astratta, finta: come se fosse insostenibile pensare che i propri figli debbano affrontare, alla fine della fiera, gli stessi problemi che hanno dovuto affrontare loro; come se in qualche modo misterioso ricordarsene sminuisse la loro credibilità di genitori.
A me non mi convince, 'sto metodo. Lo trovo controproducente, proprio. E quindi mi ci provo, a non dimenticare.
Il giorno che dovesse succedere, per favore, qualcuno mi faccia rileggere questo post.

22 settembre

6 Commenti »

Il 22 ottobre, mi segnalano, non il 22 settembre. E naturalmente hanno ragione. Lascio qua così com'è il post, ché non è mia abitudine nascondermi quando sbaglio. Il contenuto, va da sé, non cambia di una virgola, fatta eccezione per la tirata d'orecchi ai giornali, che oggi non avevano alcun anniversario da commemorare. Credetemi, ci penso -e ne parlo- da ieri sera, ed ero tanto convinto che fosse così che non ho controllato. Scusatemi.
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Due anni fa un uomo affidato ai carabinieri e ai medici del servizio pubblico moriva ridotto così.
Evidentemente si tratta di una vicenda marginale, perché i giornali non se ne ricordano neanche per uno straccio di commemorazione buttata là tanto per buttarcela.
A me, invece, sembra uno dei fatti più dolorosamente significativi degli ultimi anni, secondo per importanza soltanto alla disinvoltura con cui molti -troppi- sembrano volersene dimenticare.
Sta di fatto, però, che senza memoria non può esistere lo stato di diritto, né tantomeno il senso di umanità che ne è il presupposto.
Ecco, per quel poco che vale da queste parti quella memoria è ancora viva: più viva, se possibile, di due anni fa.
Tutto qua.

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