
Ogni volta che leggo
una notizia sulla storia infinita della metro C di Roma, ogni volta che passo davanti a uno dei cantieri che paralizza la città da anni, ogni volta che faccio il conto del tempo che è passato da quando sono iniziati i lavori, ogni volta che qualcuno evoca addirittura la necessità di un'olimpiade per venirne a capo, mi torna in mente lo stesso pensiero: se davvero ci volessero vent'anni per mettere una dietro l'altra quattro stazioni sotterranee in croce, a Londra avrebbero dovuto cominciare a costruirle più o meno durante l'occupazione degli antichi romani.
Invece mi sa che hanno iniziato un tantino più tardi, e nonostante questo hanno pure finito.
Il bello è che ci facciamo anche girare i coglioni quando qualcuno propone l'ingresso in Europa, tanto per dirne una, della Turchia.
E invece, forse, sarebbe giusto che cacciassero noi.