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Permesso di esistenza in vita

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Non solo -cosa che francamente, e tristemente, ha quasi smesso di meravigliarmi- un barista di Roma appende fuori dal locale un cartello con su scritto "Vietato l'ingresso agli animali ed agli immigrati"; ma poi -e forse è proprio questo il particolare che mi colpisce di più- in qualche modo ci si mette pure l'immigrato, il quale scatta una foto, la consegna al suo legale e afferma di voler valutare un'eventuale azione legale perché ritiene il fatto "altamente discriminatorio per sé e per tutti quelli stranieri che hanno un regolare permesso di soggiorno": come se invece non lo fosse per tutti gli immigrati che il permesso di soggiorno non ce l'hanno, i quali, a quanto pare, possono essere allegramente confinati fuori dagli esercizi commerciali come gli animali; ed anzi, per essere precisi, in una posizione addirittura subordinata, tipograficamente parlando, rispetto ad essi.
Sapete cosa? Al di là del caso di specie, che considero semplicemente uno spunto di riflessione, ho come la sensazione che nella mentalità corrente -compresa quella degli immigrati- il permesso di soggiorno stia lentamente -ma inesorabilmente- assumendo i contorni di un vero e proprio permesso di esistenza in vita: avanti di questo passo chi non ce l'ha non solo non potrà essere assunto regolarmente, non avrà diritto al medico di famiglia, non potrà stipulare un regolare contratto di affitto e via discorrendo, ma semplicemente non sarà legittimato ad esistere.
Come se la qualifica di essere umano, pian piano, smetta di essere funzione del colore della pelle ma inizi a dipendere dal possesso di un pezzo di carta.
Sarò un rompicoglioni, ma francamente lo vedo come un peggioramento.

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