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Idiosincrasie /2

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Facciamo un patto: mettetevi a capo di quello che volete, fondate un partito, inventatevi un'associazione di supereroi, ma per carità smettetela di parlare dei "giovani".
Ve lo chiedo in ginocchio: non se ne può più.

Una domanda sull'alcolismo giovanile

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Una domanda non retorica: voi non trovate perlomeno sospetto che il consumo di alcolici da parte degli adolescenti sia aumentato vertiginosamente proprio negli anni in cui anche nel nostro paese sono state introdotte norme di legge che stabiliscono un'età minima per bere?
Non ritenete, in altri termini, che reprimere un comportamento -specie se i destinatari della repressione sono giovanissimi- da un lato diminuisca la conoscenza e quindi la responsabilità di chi lo adotta, e dall'altro tenda a rendere quel comportamento più desiderabile in quanto proibito?
Una volta, neanche troppi anni fa, l'Italia non conosceva la piaga dell'alcolismo giovanile, che invece dilagava in altri paesi europei nei quali, guarda caso, non si potevano servire alcolici ai minori di diciotto anni: oggi, che quei divieti sono stati introdotti anche dalle nostre parti, gli adolescenti hanno puntualmente preso ad affogarsi di cocktail e superalcolici come se piovesse.
Siamo sicuri che tra le due cose non esista correlazione? E quindi: siamo sicuri che proibire il consumo di alcolici ai giovani non finisca per diventare controproducente?
Vale la pena di rifletterci, credo: perché sono convinto che il proibizionismo abbia già fatto abbastanza danni, e che forse sarebbe il caso di non aggiungervene degli altri.

Fuori dal '900 - W Civati

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Forse, se la complessità della politica fosse affrontata con parole semplici, comprensibili e univoche come queste, qualcuno dei milioni di Italiani che disertano le urne si sentirebbe un po' più motivato ad andare a votare.
Se poi (miracolosamente) il Partito Democratico praticasse quel ricambio auspicato e i dirigenti perenni come i ghiacciai fossero (miracolosamente) generosi con le generazioni successive, come dovrebbe essere naturalmente, potremmo persino dire che c'è vita nel Pd. Perchè ora la vita c'è solo nella periferia del Pd e TV e stampa generaliste non dicono pressochè nulla dei tanti giovani preparati che dedicano il loro tempo e le loro tante competenze alle altre persone. Sapete com'è, La Russa e Santanchè che urlano o La Torre con i pizzini "fanno più audience".
Poi, però, non ci si lamenti, come è successo, se qualcuno ci fa dell'ironia.

Investire sui giovani

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Giorgio Napolitano (ottantacinque anni), dice che bisogna investire sui giovani.
Renato Schifani (sessant'anni), Gianfranco Fini (cinquantotto anni), Pierluigi Bersani (cinquantanove anni), Fabrizio Cicchitto (settant'anni), Umberto Bossi (sessantanove anni), Antonio Di Pietro (sessant'anni), Lorenzo Cesa (cinquantanove anni), si dichiarano tutti d'accordo, ma col cazzo che fanno un passo indietro per lasciare spazio ai giovani sui quali bisogna investire.
Il 2011 inizia alla grande, eh?

Mescolare le carte per pararsi il culo

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Spiegare qualcosa e giustificarla sono due procedimenti nettamente distinti, sul piano del lessico ancora prima che su quello della logica: talvolta, però, c'è chi ha interesse a confonderli.
I ragazzi che si sono resi protagonisti di violenze durante la manifestazione dell'altro giorno hanno commesso degli atti molto gravi, e per questo (al netto di eventuali abusi da parte delle forze dell'ordine) ritengo che dovrebbero essere puniti: ciò equivale a dire che non li giustifico.
Nondimeno, credo che il loro comportamento si possa interpretare alla luce di una situazione così drammatica da indurli a non vedere più alcun futuro davanti a loro: questa, evidentemente, è la spiegazione (la mia, cioè una delle spiegazioni possibili), che come ripeto non contiene alcun elemento giustificativo.
Hanno interesse a confondere i due piani tutti coloro -e sono tanti- che il futuro a quei giovani l'hanno sottratto, conducendo questo paese in un baratro dal quale sarà difficilissimo venire fuori; tutti coloro che delle loro politiche dissennate, irresponsabili e fallimentari non vogliono che si parli; tutti coloro che non intendono assumersi (così com'è giusto che se le assumano i ragazzi che hanno bruciato le automobili, lanciato le bombe carta e distrutto le vetrine) le proprie responsabilità.
Ebbene, se costoro si limitassero a dire che quanto è accaduto non deve essere giustificato, allora mi troverebbero assolutamente d'accordo: invece si spingono oltre, e cercano di fare in modo che gli incidenti dell'altro giorno non vengano neppure spiegati.
Trovo che questo sia un atteggiamento irresponsabile, cieco, violento: e quindi inaccettabile.
Se mi chiedete di condannare la violenza insieme a voi, contate pure su di me.
Se cercate di farmi smettere di pensare per pararvi il culo, inventatevene un'altra.

Stavolta non puoi stare a guardare

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Architetti figli di architetti: 44% Avvocati figli di avvocati: 42% Farmacisti figli di farmacisti: 40% Tasso di disoccupazione giovanile: 28,2% Giovani con padre non diplomato che riescono a laurearsi: 10%
Art. 3 Cost. "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Valgono di più le leggine corporative, che proteggono chi sta dentro e ostacolano chi vuole entrare, oppure l'eguaglianza e il merito sanciti dalla Costituzione?
Alfano cede ai diktat delle prime. Noi ci battiamo per le seconde.
Domani, insieme a Radicali Italiani, manifesteremo contro gli stati generali delle corporazioni perché le professioni siano davvero libere e possano competere tra di loro senza i "privilegi castali" assegnati dallo stato. Il nuovo corporativismo, ancora una volta, si frappone all'interesse della collettività di godere dei benefici della concorrenza in termini di prezzi e di maggiori opportunità di lavoro.
Giovani democratici, Giovane Italia, giovani dell'Italia dei Valori, di Sinistra ecologia e libertà, dei Socialisti, dell'Udc, de La Destra: da che parte state? Di chi dite di voler rappresentare, o di chi ostacola i giovani e fa passare solo i figli di?
E tu, che ti lamenti perché stai fuori e vorresti essere valutato per il merito e non per chi conosci, domani sarai dei nostri?
E' la battaglia di tutti. Anche la tua.
Giulia Innocenzi
Annalisa Chirico
Studenti Coscioni
[L'appuntamento è per domani giovedì 15 aprile alle ore 10 in piazza Cairoli (via Arenula) nei pressi del Ministero della giustizia]

Giovani e vecchi padani.

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Per chi non l'avesse visto ieri ripropongo il servizio, nel mentre vi lascio con una domanda: ma come si riconoscono i giovani padani dai vecchi padani?

Energia scaricata non rinnovabile

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Certamente il bacino di attenzione è quello dei discotecari, del "popolo della notte": Rimini/Riccione, finesettimana di luglio. In giro tantissimi gruppi di ragazzi, dai 15 ai 25 anni. Sembrano sempre pieni di energia (e non è un'allusione alla fonte dell'energia in discussione!), sempre in movimento, anche quando parlano ciondolano di qua e di là. Li vedi e pensi che sono dei serbatoi naturali di attivismo. Dopo che hanno attirato la tua attenzione per le loro movenze, ti focalizzi sulle fattezze: oltre agli occhialoni, obbligatori, portano quasi tutti delle magliette con dei simboli o delle immagini. Cosa raffigurano? Chiaro: nomi di discoteche, dai colli riccionesi o all'isola di Ibiza (Cocoricò, Pachà, alcuni anche l'Hollywood di Milano). Peccato: per un momento ho sperato che quelle energie, oltre a essere scaricate a suon di musica, potessero essere utilizzate per un'Idea, un'aspirazione.

Per un qualcosa, passatemi il termine, di collettivo.

Tipografia zero

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Supponiamo che un tizio qualsiasi, per noia, disagio, ignoranza, perché non ha altro da fare o semplicemente perché nessuno gli ha mai spiegato che si potrebbe fare altro, prenda a trascorrere le sue serate infilandosi su per il culo tre o quattro libri belli grossi, per esempio dei vocabolari. Supponiamo che intorno a quel tizio, complici i consueti meccanismi di emulazione, si radunino via via altri individui i quali, afflitti anch'essi dalla stessa noia, dal medesimo disagio e da un'analoga scarsità o mancata conoscenza di alternative, decidano di unirsi a lui, facendo capannello intorno alle librerie e inaugurando una vera e propria moda consistente nella ripetizione sistematica e collettiva della pratica testè descritta. Supponiamo, infine, che gli individui in questione siano minorenni, e che quindi lo stato reputi di doverne tutelare l'incolumità, messa gravemente a repentaglio dalla pessima abitudine contratta, non ritenendoli in grado di provvedere a se stessi con la dovuta maturità. Voi che ne dite: per proteggere la salute di quei giovani non sarebbe opportuno che gli organi di quello stato mettessero a loro disposizione altre cose da fare, o si adoperassero per fare in modo di coinvolgerli in quelle che già esistono, o magari si spremessero le meningi per capire come spiegare loro che c'è di meglio da fare, che infilarsi nell'ano tre o quattro libri da due chili l'uno tutte le sante sere?

Oppure, secondo voi, sarebbe sufficiente che proibissero loro di possedere un vocabolario?

Dieci semplici regole

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1 – Se è giovane, non va bene perchè è troppo giovane; 2 – Se non è così giovane, non va bene perchè non è davvero giovane; 3 – Se sta al suo posto, dovrebbe osare di più; 4 – Se osa di più, dimostra immaturità e impazienza; 5 – Se è parente di, “è parente di”; 6 – Se non è parente di, “ma chi cazzo è”; 7 – Se si esprime con proprietà tecnica, parla come i vecchi; 8 – Se usa un linguaggio meno ingessato, “ma come cazzo parla”; 9 – Se arriva dalla società, deve fare esperienza nel partito; 10 – Se arriva dal partito, è cooptato. Via: qui.

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