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Un tantino preso per il culo

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Per carità, sempre meglio tardi che mai. Però il fatto che per indurre i partiti ad una maggiore trasparenza ci siano voluti gli scandali significa che i partiti stessi si sono guardati bene dal proporre una riforma del genere finché non vi sono stati costretti; altrimenti l'avrebbero fatto prima, a bocce ferme e in tempo di pace, senza aspettare che la fuga dei buoi dalla stalla fosse certificata in modo inequivocabile.
Ecco, a me questa responsabilità che si attiva solo sotto pressione ispira l'esatto contrario della fiducia.
Per non dire che mi sento un tantino preso per il culo, che sarebbe più appropriato.

Ecco, per esempio

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Uno dei motivi per cui ho deciso di non rinnovare la mia tessera radicale è perfettamente riassunto dalla manciata di parole che potete ascoltare dopo circa cinquantacinque secondi di questo video.
Quando Gilioli lo incalza chiedendogli se i radicali voteranno la fiducia al governo, Pannella gli intima di smetterla e di limitarsi a "registrare" la sua risposta.
Vi è chiaro il messaggio? Secondo Pannella il compito dei giornalisti non è quello di mettere in difficoltà i politici con domande "scomode", a tutto beneficio dei cittadini che ascoltando l'intervista potrebbero capire meglio come stanno le cose, ma quello di "registrare" le risposte dei politici stessi, ponendosi in tal modo al loro esclusivo servizio come se fossero dei semplici microfoni viventi.
Dite la verità: non è un tantino curioso che un atteggiamento così partitocratico nei confronti dell'informazione venga assunto da chi sostiene da decenni di voler combattere la partitocrazia?

Ma quale Roma ladrona, siete come tutti gli altri

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Il fatto che il presidente di un consiglio regionale accusato di uso improprio dell'auto di servizio si autosospenda dal suo partito prima ancora di prendere in considerazione l'ipotesi di dimettersi dall'incarico pubblico che ricopre significa una cosa che sapevamo da un pezzo: in Italia i partiti sono più importanti dei cittadini.
Se il politico in questione è un leghista, tuttavia, possiamo desumere un elemento in più: la Lega Nord, che blatera di voler superare l'egemonia dei partiti a beneficio dei cittadini (con abbondante utilizzo, per non dire abuso, di termini quali "territorio","cittadinanza" e "popolo"), quando le conviene è partitocratica tanto quanto gli altri; circostanza peraltro già ampiamente dimostrata dal fatto che l'attuale legge elettorale, che ha rapinato i cittadini della possibilità di scegliere i propri rappresentanti in parlamento per metterla completamente nelle mani dei partiti, sia stata concepita proprio ad opera di un leghista.
Sapete cosa, amici della Lega? Siete esattamente come quelli sui quali sputate veleno da anni, né più e né meno.
Date retta, piantatela: ormai non vi crede più nessuno.

Pane e figa

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A prescindere dal merito delle motivazioni che hanno condotto alla sua nascita, "Futuro e Libertà" è l'ennesima formazione politica che sceglie di includere nel suo nome concetti tanto neutri e universalmente condivisibili da risultare, alla fine della fiera, quantomeno banali.
Bei tempi, quelli in cui dal nome di un partito si poteva evincere con relativa facilità se si trattasse di una forza di destra, di sinistra, di ispirazione cattolica o laica, liberale o comunista, socialdemocratica o fascista: qualcuno obietterà che è proprio la politica, ad essere cambiata, che le tradizionali distinzioni sono andate via via sfumando, che tutto sommato destra e sinistra sono categorie superate, che quello che conta sono i problemi della gente e la capacità di risolverli in modo concreto.
Stronzate, almeno secondo me.
Il punto mi pare un altro: gran parte della nostra classe politica è così affaccendata ad accaparrarsi in un modo o nell'altro il consenso degli elettori da aver completamente dimenticato di dover rappresentare, perlomeno in linea teorica, un punto di vista sul mondo.
Così è tutto un proliferare di "popolo", "valori", "libertà", "futuro", "alleanza", "nazione", "Italia": roba che magari suona bene ma non significa un granché, se uno non si prende la briga di contestualizzarla in qualche modo.
Se tanto mi dà tanto, allora, preferirei delle cose tipo "Pane e Figa" o "Cazzo e Stipendio".
Se uno deve proprio sparare promesse a casaccio, almeno scelga quelle essenziali.

Contro il ddl (ma anche contro la disinformazione)

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Ecco la mia adesione allo sciopero contro il ddl intercettazioni: denuncio come l'informazione in tv oggi proprio non funzioni anche senza il ddl. Nel giorno dello sciopero, sul quale posso ritenermi d'accordo per tentare di svegliare le coscienze di quelli che al tema non si sono finora appassionati, sarebbe utile che i giornalisti facessero un po' di autoanalisi, soprattutto quelli televisivi, che hanno una maggiore responsabilità sulle loro spalle, visto che l'80% degli italiani si informa attraverso la tv.
Simone Sapienza ha monitorato i telegiornali di mercoledì, il giorno della manifestazione degli Aquilani a Roma. Poi non c'è da sorprendersi se sono incazzati neri.

TG1 ore 20
5° servizio, dopo tutta la politica.
Enfasi del conduttore nell'annunciare la risposta del Governo sugli arretrati: “i contributi non versati verranno ridistribuiti in 10 anni”. Non viene spiegato che le tasse restano. La maggior parte del servizio è sugli scontri. Viene letto nel finale il comunicato di Manganelli: “scontri provocati da un area antagonista estranea ai terremotati”. Nessuna voce ai sindaci e alla richiesta di rinvio dell'inizio del pagamento delle tasse e per la zona franca.
TG2 ore 20.30
Servizio di apertura.
Sui titoli del tg rientra la dichiarazione di Letta: “Potranno pagare le tasse in 10 anni”. Ai manifestanti è data voce ma non per gli obiettivi. Chiedono solo di “non far morire la città” e “tempi certi per la ricostruzione”. Anche in questo tg il comunicato del Governo è risolutivo. La giornalista conclude che “la protesta non si è svolta invano” e legge il comunicato del Governo.
TG3 ore 19.00
Primi due servizi.
Ci sono le proposte degli aquilani. Non ci sono politici ed istituzioni, non c'è il comunicato del Governo, né quello della Questura.
TG4 ore 18.55
Non è nei titoli di apertura.
Viene solo letto all'interno del telegiornale questo testo a commento delle immagini degli scontri:
"L' opposizione sceglie la piazza. Oggi gente guidata da Antonio Di Pietro, gente venuta dall’Abruzzo (ndr. non si dice mai l'Aquila) per protestare contro i ritardi nella consegna delle case. Sono stati fronteggiati dalle forze dell’ordine. Ci sono stati purtroppo due contusi. Hanno forzato un blocco della polizia per avvicinarsi a Palazzo Grazioli (ndr. prima di tutto per arrivare davanti al Parlamento) dove il Presidente del consiglio ha i suoi uffici e dove oggi c'era il vertice. Le ferite dell’Abruzzo sono state quasi tutte sanate grazie agli impegni del governo e alla solidarietà di tutti. Protagonista delle gazzarre, mi spiace dirlo è sempre Di Pietro. Alla gente di Abruzzo esprimiamo solidarietà perché nei momenti del terremoto e del dopo terremoto sono intervenuti tutti, è intervenuto il governo, sono intervenuti anche paesi stranieri, è intervenuta anche la vostra solidarietà, a chi però [pausa] era oggi ad aggredire le forze dell’ordine noi diciamo no".
TG5 ore 20
2° servizio.
La conduttrice nel presentarla conclude: “E' di poco fa la notizia che il Governo ha deciso di diluire in 10 anni le tasse in sospeso”. Questo tg parla di “1 migliaio di manifestanti guidati dal comitato 3.32 considerato vicino alla sinistra radicale. Con loro anche la curia e altre associazioni” (ndr. non si fa cenno alle istituzioni locali). Le proposte espresse dai manifestanti intervistati sono solo soldi per la ricostruzione. Il servizio si conclude con la versione di Manganelli: “secondo la Questura c'erano infiltrati dei centri sociali”.
STUDIO APERTO ore 18.30
La notizia è dopo la cronaca nera e il servizio è quasi esclusivamente sugli scontri. La conduttrice conclude in studio che “il Governo sta valutando di posticipare il pagamento delle tasse”.
SKY tg24
4 servizi.
Ma anche qui non c'è spazio per il sindaco de L'Aquila, per le voci istituzionali o per parlare delle proposte specifiche della manifestazione.
Qui la versione originale della sua analisi.
I Radicali hanno ragione a denunciare il regime dell'informazione in Italia, che oltre al sistema spartitorio delle cariche in Rai, è degenerato anche per il conflitto di interessi e per il controllo da parte di pochi e potenti gruppi editoriali.
Questi signori dei tg, oggi, manifestano contro il ddl intercettazioni. Troppo facile denunciare i paletti che si vogliono mettere dall'esterno all'informazione, quando al suo interno ci sono muri interi che bisognerebbe abbattere.
Cominciamo la riforma da noi stessi. Solo dopo possiamo cercare di cambiare gli altri.

Regole auree

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Silvio Berlusconi torna su uno dei suoi cavalli di battaglia:

C'è una regola aurea della democrazia che vale per tutti: in un partito ci si confronta e si discute, ma nel momento delle decisioni vince il principio della maggioranza. Chi dovesse dissentire dovrebbe prendere atto di non essere più in sintonia con i nostri elettori.
La regola delle decisioni prese a maggioranza sarà pure -genericamente parlando- aurea, non discuto: però, siccome mi par di capire che il premier intenda estendere il principio anche al voto in Parlamento, riterrei un tantino più aureo l'articolo 67 della Costituzione, secondo il quale
Ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione
capito? la Nazione, per giunta con la enne maiuscola, non soltanto i suoi elettori
ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Così, tanto per ricordare che se si vuole distruggere una cosa bisognerebbe perlomeno prendersi la briga di conoscerla.

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