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I migliori amici dello stupratore seriale

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Adesso viene fuori che Muammar Gheddafi, oltre ad aver rapito, torturato ed eliminato i suoi oppositori, avrebbe ordinato violenze sessuali in serie distribuendo viagra ai soldati per consentire loro di eseguirle con il necessario vigore.
Serve altro perché qualcuno dei 413 deputati e dei 232 senatori che nel 2009 hanno votato in senso favorevole alla ratifica del trattato di amicizia con questo individuo si decida a dichiarare pubblicamente di aver fatto una cazzata?

Foera di ball

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No, dico, un ministro della Repubblica liquida la drammatica questione dell'emergenza migratoria con un articolatissimo "foera di ball", e poi ci meravigliamo che abbiano escluso l'Italia dalla videoconferenza sulla crisi libica?
Io, piuttosto, li ringrazierei in ginocchio per non averci ancora escluso da tutto il resto.

Il neo-colonialismo non è quello di adesso, ma quello di prima

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La storia, a occhio e croce, è sempre la stessa: si individua un potenziale dittatore disponibile a fare carne di porco di una nazione e poi non solo si fa finta di non vedere le efferatezze delle quali si rende protagonista e si chiude un occhio sul modo in cui calpesta sistematicamente ogni diritto civile, ma addirittura gli si vendono le armi necessarie a rafforzare il suo regime, lo si lusinga, gli si bacia il culo compiacendolo in ogni modo possibile e si fanno affari d'oro con lui; poi, quando alla fine i poveri abitanti di quel paese si incazzano e lui li reprime in un bagno di sangue, si prende atto dell'impossibilità di assistere impotenti al massacro e si interviene con impressionante dispiegamento di forze militari per ripristinare la democrazia.
In questo collaudatissimo schema, che negli ultimi quarant'anni si è ripetuto pressoché identico a se stesso in ogni angolo del globo, il crimine vero non consiste nell'intervenire quando le cose sono ormai andate in merda, ma nell'aver pazientemente e scientificamente costruito le condizioni perché ciò avvenisse.
Quelli che adesso si stracciano le vesti e parlano di neo-colonialismo, ma nei trent'anni precedenti si sono ben guardati dal fare un fiato, o sono in malafede o non ci hanno capito un granché.
In entrambi i casi, per come la vedo io, farebbero bene a tacere e ad occuparsi di altro.

I segnali positivi di Frattini

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frattini
Il brano che vedete qua sopra è tratto da un'intervista che Franco Frattini, ministro degli Esteri, ha rilasciato al Corriere della Sera il 17 gennaio, vale a dire poco più due mesi fa.
Matteo Mecacci gli ha chiesto di fare quello che farebbe chiunque, dopo aver dato una dimostrazione pubblica così evidente di non averci capito niente: dimettersi.
Ovviamente lui non l'ha fatto, ma l'occasione mi è comunque gradita per rivolgervi un angoscioso quesito: avete capito da chi siamo governati, sì?

Ci stanno uccidendo con machete e coltelli

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"Ci stanno uccidendo con machete e coltelli". Questo è l'sms inviato da alcuni rifugiati eritrei tenuti prigionieri in Libia dove è in atto una vera e propria caccia allo straniero.
Italiani, austriaci, turchi, ma anche tunisini e algerini stanno fuggendo dalla Libia terrorizzati dalla furia del popolo in rivolta. Una rivolta che non conosce ragione perché esplode dopo anni di repressione.
Le principali vittime di questa persecuzione sono però le persone di colore che vengono trucidate con machete e coltelli perché sospettati di essere mercenari al soldo di Gheddafi. Non importa che questi neri siano deboli, ridotti pelle e ossa da anni di prigionia, ma soprattutto disarmati, sono possibili nemici e quindi vanno eliminati.
Chi può fugge verso la propria terra, ma molti di questi rifugiati una terra verso cui tornare non ce l’hanno più, in particolare coloro che provengono dal Corno d’Africa. Per eritrei, etiopi, somali lasciare il proprio paese significa essere dei traditori, non ci sono ambasciate, consolati pronti ad accoglierli.
Hanno affrontato un lungo viaggio alla ricerca della libertà. Hanno attraversato frontiere e deserti, subito torture e stupri, pagato oro un viaggio che ha più le caratteristiche della deportazione.
Arrivati in Libia i più fortunati affrontano la traversata in barca per raggiungere Lampedusa, ma molti vengono respinti dall'Italia nonostante avrebbero il diritto a vedersi riconosciuto lo status di rifugiato. Quindi un altro viaggio, indietro verso un continente che sembra non volerli lasciare andare.
Poi il destino vuole che nel Maghreb scoppi la rivoluzione. Una rivoluzione che parte dai giovani che lottano per un futuro migliore, per la democrazia, per la vita. Quasi tutti i rifugiati sono giovani proprio come i ragazzi libici e probabilmente a loro si vorrebbero unire nella speranza che questa ondata di rivolta contagi tutta l’Africa oppressa dai dittatori, ma forse i tempi non sono ancora maturi.
In questi giorni a Bengasi, Tripoli, Misurata i rifugiati stanno vivendo un dramma nel dramma, ma per loro, come sempre non c’è spazio nei media internazionali, ma più in generale non c’è spazio in questo mondo che continua a rigettarli.
Chissà se tra gli spari e le bombe qualcuno di loro stia cominciando a rimpiangere la propria casa, chiedendosi se sia valsa la pena di giocarsi tutto per rincorrere la felicità.

Amici miei

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Il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, stipulato a Bengasi il 30 agosto 2008, è stato ratificato dalla Camera dei Deputati il 21 gennaio 2009, con 413 voti favorevoli, 63 contrari e 37 astenuti, e dal Senato della Repubblica il 3 febbraio 2009, con 232 voti favorevoli, 22 contrari e 12 astenuti.
Si sono pronunciati in senso favorevole alla ratifica del Trattato il PdL (tranne la Mussolini e Paglia, oltre a 9 astenuti, alla Camera, e 2 astenuti al Senato), la Lega Nord (compatta come un sol uomo sia alla Camera che al Senato), il Partito Democratico (tranne Luisa Bossa, Furio Colombo, Andrea Sarubbi e i 6 radicali, oltre a 24 astenuti, alla Camera, e Marcucci, Mazzucconi, Sircana e i 3 radicali, oltre a 9 astenuti, al Senato); contrari, in modo pressoché unanime, l'UDC e l'IDV.
Tutta questa pappardella per segnalare che essere amici di Gheddafi, almeno fino all'inizio del 2009 e checché se ne dica oggi, piaceva un sacco anche a molti di quelli che oggi si stracciano le vesti.
Se ci spiegassero il perché, magari con parole loro e possibilmente cercando di essere convincenti, ci farebbero davvero una gran cortesia.

I care

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Walter Veltroni sulla situazione in Libia:

E' una delle crisi più gravi del Mediterraneo per i suoi molteplici aspetti, da quello degli immigrati a quello energetico, fino alla sicurezza degli stessi cittadini locali che stanno subendo una drammatica repressione con tanto di bombardamenti.
Non so se avete notato la sequenza: primo problema, quello degli immigrati che andranno a rompere i coglioni in giro; secondo problema, quello dell'energia; terzo ed ultimo problema, quello dei disperati che si stanno prendendo i razzi e le bombe dall'aguzzino contro cui si ribellano.
Ora, l'avesse detta Bossi, una cosa così, ci sarei pure passato sopra: ma Veltroni è uno che si dà il tono dell'intellettuale, che si picca di saper misurare le parole e che tra l'altro ha scritto pure qualche libro, ragion per cui sono certo che l'importanza del modo in cui si dicono le cose non gli sfugga affatto.
Com'era? Ah, già: "I care".
Grazie a Giampaolo per la segnalazione.

L'esportazione differenziata di Frattini

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Adesso che il casino è scoppiato in Libia, Frattini dice che "l'Europa non deve esportare la democrazia".
Strano, però, perché invece quando si trattava dell'Afghanistan lo stesso Frattini tenne a precisare testualmente che "la democrazia si esporta con tutti i mezzi necessari".
Insomma, ministro, ci faccia capire: 'sta democrazia si esporta o non si esporta?
Oppure si esporta solo quando gli "importatori", diciamo così, non sono amici di Berlusconi?

Meno male che è un saggio

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Silvio Berlusconi, 11 giugno 2009:

In questi quindici anni io ho avuto modo di incontrare più volte il leader e di legarmi a lui da una vera e profonda amicizia: al leader riconosco una grande saggezza.
L'occasione mi è gradita per segnalare che il leader in questione, cioè il Colonnello Muammar Gheddafi, sta ordinando ai suoi sbirri di sparare sui manifestanti con i razzi RPG, e che con questo simpatico sistema ne ha già fatti secchi quasi trecento.
Insomma, meno male che si tratta di una persona saggia: fosse stato una testa calda avrebbe lanciato sulla folla un paio di testate nucleari.

Ah, se sono immigrati si può?

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Il comandante del peschereccio mitragliato dai libici:

Non so perchè il ministro dica queste cose, ma tutto si può affermare tranne che sia stato un incidente. Nè è possibile sostenere che ci abbiano scambiati per immigrati, per clandestini. Come possono farlo? Era evidente chi fossimo: dei pescatori italiani. Glielo avevo detto prima dell'attacco. Erano dunque informati. Eppure quelli ci hanno sparato ad altezza d'uomo, hanno sparato per colpirci e potevano ucciderci. Lo ripeto: siamo vivi per puro miracolo. Come era possibile cadere nell'equivoco? Questa storia non sta in piedi.
Ma perché, scusate, agli immigrati clandestini si può sparare ad altezza d'uomo per ammazzarli?

Che begli amici abbiamo, eh?

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Il 29 giugno sono arrivati funzionari hanno chiesto le nostre generalità per comunicarle all'ambasciata Eritrea. Ci siamo rifiutati. Il regime di Asmara si sarebbe vendicato sulle nostre famiglie. Il presidente Isayas Afeworki è implacabile e non tollera il dissenso. Così i libici ci hanno accusato di insubordinazione e ribellione. I militari sono arrivati di notte, ci hanno caricato su camion e portato ad Al Brak un migliaio di chilometri più a sud. Chi ha tentato di fuggire è stato catturato e picchiato a sangue. Siamo stati torturati e picchiati perché ubbidissimo. Inutile l’appello all’Unhcr, l'Alto Commissariato dell'ONU per i Rifugiati: è stato cacciato dalla Libia. Siamo disperati. Se non ubbidiamo ci deportano in Eritrea e per noi vuol dire la morte. Se ubbidiamo saranno i nostri familiari a morire; si vendicheranno su di loro perché noi siamo scappati.
Ecco, quando il nostro paese respinge i profughi li consegna a questi aguzzini: i quali, d'altronde, sono nostri amici.
Non vengono i conati anche a voi?

Prendere per il culo anche l'O.N.U. non mi sembra un'idea brillante

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Per chiudere, "Noi difendiamo l'Europa", un audio documentario di Roman Herzog presentato in questi giorni dall'osservatorio sulle vittime dell'emigrazione Fortress Europe:

La lotta all’immigrazione raccontata per la prima volta in un documentario audio interamente registrato in Libia, seguendo le autorità libiche nelle loro attività e visitando i campi di detenzione dove sono rinchiusi profughi e emigranti. Con le testimonianze drammatiche dei rifugiati internati, che raccontano la loro fuga, le torture nelle carceri libiche e le violenze della vita quotidiana a Tripoli. E le dure parole dei militari libici, che all’Europa chiedono di finanziare il loro apparato militare perché “noi difendiamo l’Europa”. Ascolta un estratto di cinque minuti.

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