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Una divisa come un'altra

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Poi, un bel giorno, te ne vai al concertone del primo maggio per raccogliere le firme sulle famiglie di fatto e ti aspetti che tutti 'sti giovani con l'aria impegnata, il vestiario impegnato, l'acconciatura impegnata e spesso perfino l'andatura impegnata reagiscano in qualche modo diverso dall'indifferenza.
Invece, perlopiù, niente. Non dico, intendiamoci, niente adesioni, ma proprio niente di niente: nessun interesse, nessuna avversione, neanche un insulto o al limite uno sputo in faccia.
Semplicemente niente.
La stragrande maggioranza dei giovani impegnati non si ferma neanche per capire chi sei e cosa gli stai chiedendo, ti guarda come se avesse davanti agli occhi un marziano che si sta dedicando a chissà quale attività astrusa, gira la testa dall'altra parte e tira via: nel migliore dei casi biascicando qualcosa tipo "mi aspettano", "ho fretta", "non firmo niente", nel peggiore tenendo lo sguardo fisso davanti a sé e non degnandoti nemmeno di un vaffanculo.
Ieri ne ho visti passare centinaia, di quei giovani impegnati: ognuno con la sua maglietta d'ordinanza inneggiante a qualche improcrastinabile mutamento sociale, ma quasi tutti completamente disinteressati a stare a sentire dieci secondi, sia pure per mandarlo a cagare, chi proponeva loro di firmare per provare a concretizzarne uno.
E ho dovuto concludere, con una certa malinconia, che spesso e volentieri anche la tenuta da giovane impegnato è una divisa come un'altra.

Riformisti nelle info di Google

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Solo per segnalare che "la più grande forza politica riformista del paese" -che tale si definisce nelle info fornite a Google- non ha ritenuto di aderire alla campagna "Teniamo Famiglia", se non con i giovani, con la sua sezione del XV Municipio a Roma -perché da quelle parti Cristiana Alicata ha la delega ai diritti, sennò stavamo freschi- e con alcuni esponenti facenti funzione di mosca bianca come Paola Concia.
Quegli altri, ossia i non giovani che operano negli altri municipi e nel resto del paese, devono ancora decidersi: non dico a scendere in piazza e a raccogliere le firme insieme a noi, per carità, ma perfino a dire che condividono l'iniziativa.
Ne consegue, con ogni evidenza, che "la più grande forza politica riformista del paese" non si spinge neppure a fare "like" nei confronti di un'iniziativa che attribuirebbe -attribuirà, perché fosse l'ultima cosa che facciamo ce la faremo- i giusti diritti a tutte le famiglie, indipendentemente dal fatto che siano sposate o conviventi, eterosessuali o omosessuali, convenzionali o un tantino inconsuete.
Date retta, modificate quelle due righe: messi come siete messi non riformate manco un regolamento condominiale.

Piccolo campionario di risposte alla richiesta di una firma per le famiglie di fatto

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"Non ci interessa, ci stiamo per sposare". (per la serie: se non serve a me, 'sti cazzi)

"Non posso dartela". (ehi, ti ho chiesto la fiRMa!)

"No, grazie, noi siamo già famiglia di fatto". (sic)

"Firmerei perché sono d'accordo, ma tanto non serve a niente". (specialmente se non firmano manco quelli che sono d'accordo)

"No, un mio amico ha firmato una cosa come questa e gli hanno mandato a casa un'enciclopedia". (e mio cugino parla coi rutti)

"Non posso firmare per motivi legali". (ti prego dimmi quali)

"No, scusa, sto andando in un posto". (ah, credevo che facessi avanti e indietro per perdere tempo)

"Mi dispiace". (be', se ti dispiace non firmare allora firma)

"No scusa coi tacchi cammino male". (vale anche se firmi stando ferma, eh)

"Scusa ma per principio non scrivo mai il mio nome e cognome". (neanche sul citofono?)

"No, non firmo mai niente". (da quando hai fatto quell'assegno cabrio?)

"Dopo ripasso". (come disse quello che doveva essere interrogato)

"Ora no, siete ancora qua sabato prossimo?" (certo, adesso montiamo le tende)

-continua il prossimo week end-

Famiglie di fatto: un minimo di logica, please

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Leggetela con attenzione, questa dichiarazione di Maurizio Lupi, perché riassume in poche righe tutte le contraddizioni con cui ci tocca confrontarci quando parliamo di famiglie di fatto:

Oggi la sinistra europea, cui quella italiana si ispira, punta sul riconoscimento delle unioni tra omosessuali. Il Ppe, di cui il Pdl, e non solo, fa parte, ritiene che ciò rappresenti un attacco alla famiglia che per noi è il cardine della società. Mettere in evidenza questa differenza significa anzitutto far vedere chiaramente quali sono i nostri valori. E tutto questo proprio nel giorno in cui il Censis dice che il 76 per cento degli italiani è per il matrimonio e la famiglia è il primo valore.
Andiamo per ordine.
Primo: ci sono donne e uomini che si sposano tra di loro solo perché non hanno la possibilità di sposare una persona dello stesso sesso? Cioè, voi avete mai conosciuto uno che si chiama Pino, a cui piacerebbe tanto sposare Gino, ma siccome la legge non glielo consente prende su e sposa Anita? Io, personalmente, no. Dal che si desume in modo piuttosto chiaro che il riconoscimento delle unioni tra omosessuali non condurrebbe alla diminuzione dei matrimoni tra eterosessuali. In cosa consisterebbe, allora, il cosiddetto "attacco alla famiglia" di cui parla Lupi?
Secondo: il riconoscimento delle unioni tra omosessuali aumenterebbe oggettivamente il numero delle famiglie legalmente riconosciute. Ebbene, ammesso di voler convenire sul fatto che la famiglia sia il "cardine della società", l'aumento delle famiglie avrebbe l'effetto di rinforzarlo, quel cardine, non certo di indebolirlo.
Terzo: nel caso in cui le unioni omosessuali venissero riconosciute il 76% degli italiani che secondo Lupi è per il matrimonio tradizionale -i dati Censis non dicono proprio questo, ma diamolo per buono- si troverebbe nelle condizioni di non poter più mettere in pratica la propria convinzione? Ciò accadrebbe se si vietassero i matrimoni tradizionali, ma qua si parla semplicemente di legalizzare gli altri. Ne consegue che il 76% degli italiani di cui parla Lupi resterebbero liberi di fare quello che preferiscono anche se agli omosessuali fosse consentito il matrimonio.
Quarto: riassumendo, il riconoscimento delle unioni omosessuali non sarebbe un "attacco alla famiglia", non indebolirebbe il "cardine della società" e non costringerebbe nessuno a modificare i propri convincimenti e il proprio stile di vita; semplicemente, attribuirebbe diritti a persone che attualmente non ne hanno, lasciando gli altri liberi di continuare a comportarsi come meglio credono.
Che ne dite, la vogliamo piantare con gli slogan propagandistici privi di qualsiasi senso logico?

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