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Quello che è giusto è giusto

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Oggi mi serviva una foto autenticata dal Comune per il duplicato e il rinnovo della patente: così alle ore 14:15 sono entrato nella sede del II Municipio di Roma a Via Goito, per uscirne alle ore 14:21 con il documento pronto in tasca.
Così, tanto per non dare l'idea di essere un rompicoglioni che scrive solo quando le cose non vanno bene.

Manovrina anti-congelamento

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Accordo
Vi sembrava incredibile che in Italia fossimo riusciti a imporre il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, senza che si cercasse di fare una manovrina sotto il tavolo?
E infatti, come potete vedere da questo prezioso documento (che potete trovare anche a questo link, comunicato n. 26), per i prefetti in tutta Italia è stato approvato, meno di 20 giorni fa, un aumento pari a 630 euro al mese.
Il congelamento degli stipendi è stato quindi annullato, se non ampiamente superato.
I prefetti, secondo questo documento, sarebbero di poco sotto i 90.000 euro l'anno, e quindi non destinatari del taglio del 10% dello stipendio.
Da questa crisi, quindi, c'è di sicuro qualcuno che ci ha guadagnato.

Scusa, ma perché non usi Ubuntu anche a studio?

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E' da un sacco di tempo che volevo raccontarvi questa cosa, ma fino ad oggi me n'ero sempre dimenticato: l'immagine che vedete qua sotto è lo screenshot di alcune delle pagine web alle quali i commercialisti come me scaricano il software che serve per fare tutte le cose che devono fare.
Mentre vi comunico che tutte le altre pagine sono esattamente identiche, e che la situazione è la stessa da una decina d'anni a questa parte, vi invito a notare la finezza della quarta colonna: non facevano prima a non mettercela affatto?
Poi, volendolo fortemente, magari installando una macchina virtuale, smanettando, tribolando e perdendo un sacco di tempo, può darsi pure che si riesca a far funzionare questa roba anche su Linux: però, eccezioni a parte, i commercialisti non sono propriamente degli smanettoni, e tra parentesi non vedo perché dovrebbero diventarlo.
Non si può dire che l'utilizzo del software libero venga incoraggiato, o sbaglio?

Linux

Per una volta, un post da commercialista: ma anche no

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State a sentire, gente, ché questa è proprio bella.

Allorché, nel 1977, il signor X viene a mancare, a carico degli eredi viene determinata un’imposta di successione pari a circa 20 milioni di Lire, le quali, a seguito di regolare istanza, vengono rateizzate.
Il pagamento della seconda tranche della rateazione, pari a circa 3 milioni, si dovrebbe effettuare entro il 21 maggio 1979: quando gli eredi si recano all'Ufficio del Registro per provvedere, però, trovano lo sportello chiuso a causa di uno sciopero, e quindi si rassegnano a pagare quanto dovuto il giorno successivo.
L'Ufficio Registro, ovviamente, rileva il ritardo e commina una sanzione pari a circa 600mila Lire.
Contro l'irrogazione della penalità gli eredi propongono ricorso alla Commissione Tributaria di 1° grado, la quale lo accoglie poiché il ritardo del pagamento, evidentemente, non era dovuto a colpa dei contribuenti, ma a cause dipendenti dall'Ufficio che doveva riceverlo.
L'Ufficio, basandosi sulla considerazione che quel giorno lo sciopero era stato proclamato soltanto dalle ore 10:00 alle ore 12:30 (ora di chiusura della cassa), e che quindi la somma dovuta poteva essere pagata prima delle ore 10:00, propone appello, ma la Commissione Tributaria di 2° grado, rilevando che l'agitazione non era stata annunciata, e che quindi gli eredi non potevano materialmente sapere che dopo le 10:00 il pagamento sarebbe stato impossibile, lo respinge e conferma la decisione dei primi giudici.
Evidentemente non ancora pago, l’Ufficio propone ricorso alla Commissione Tributaria Centrale.

Spalancate le orecchie, amici: questo ricorso verrà discusso il prossimo 26 novembre 2009.

Dal 21 maggio 1979 sono trascorsi più di trent’anni: eppure, per una questione di neanche 300 euro -peraltro palesemente infondata-, l'Amministrazione continua ottusamente a insistere in un contenzioso che non ha alcun costrutto, quasi per inerzia, perdendo tempo prezioso che sarebbe meglio destinare ad altri problemi e continuando a dissipare inutilmente risorse pubbliche (quanto costa all'Erario portare avanti una lite per trent'anni?).

Non sarà, credo, l'unico caso del genere in Italia: moltiplicate, se ne avete voglia, e fatevi un'idea di quanti quattrini vengono buttati via in questo modo.

Detto, come ciliegina sulla torta, che le spese per i vari ricorsi (comprese le parcelle di chi li segue, cioè le mie) non vengono pagate dall'Ufficio che ha torto, ma dal contribuente che ha ragione (fantastico, eh?), vi lascio con una semplice domanda: a voi pare possibile, andare avanti così?

Viaggio... Per il passaporto!

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Si avvicina l'estate e ti accorgi di avere il passaporto scaduto. Chissà in quale percorso ad ostacoli occorrerà imbattersi neanche per il rinnovo, bensì per il rilascio! Tento la via di Google. Fantastico! La Polizia di stato mi dice tutto ciò che devo sapere. Mi tranquillizzo, prendo appunti e parto per la missione. Il primo passo è comprare il contrassegno telematico (la vecchia marca da bollo) e sganciare 40,29€. Vado dal mio tabaccaio di fiducia: "non ce l'abbiamo, non abbiamo comprato la macchinetta per stamparlo". Ma come, e perché è un tabacchi? Vabbè, mi faccio indicare uno che ce l'ha, e nel tragitto mi chiedo perché la pubblica amministrazione non faccia un piacere a me offrendo il servizio in un unico posto, ma preferisca offrire il servizio al tabaccaio. Infatti la tappa successiva sono le Poste, e sono estasiata dall'idea di rifare il passaporto alle Poste, mi sembra una bella novità. Entro, e mi ritrovo una fila indiana di gente grondante di sudore. "La macchinetta per i numeri è rotta, si deve mettere in fila". O no! Guardo i poveri anziani diligentemente in fila, a ritirare la pensione, e penso che ogni tanto mi sembra di vedere gente in lotta perenne per vivere. Arriva il mio turno. Evviva! "Lei qui non può fare il passaporto, questa agenzia non fa questo servizio". "Ma come, l'ho letto su internet!". "Sì, ma solo quelle principali. Può andare al Commissariato qua a fianco". Eseguo, non demordo, ero uscita di casa con l'obiettivo di fare il passaporto. Vado al Commissariato. Arrivata alla sala d'attesa percepisco immediatamente un clima amicale, solidale, fra le persone (tante) in fila. Alcune erano lì da un paio d'ore. Fra le risa e i soliti commenti su come non funzioni mai niente, una ragazza si alza e va dall'unica funzionaria preposta ai passaporti. "Signora, sono qui da due ore, ma non può velocizzare i tempi?". La funzionaria esce dalla sua scrivania e viene nella fossa dei disperati/rassegnati. "Cosa dovete fare? Tutti il passaporto? E io che ci posso fare?". "Perché non ci fa compilare i moduli prima, anziché farci aspettare che a uno a uno lo compiliamo da lei? L'altra volta facevano così", dice un ragazzo in fila da un bel po', ed evidentemente esperto del Commissariato. "E lei come si permette, eh? Sa come si fanno i passaporti?". "So che sono in fila da due ore, le chiederei di fare in fretta". "Vada dal dirigente a dire queste cose!", urla la funzionaria. "Prima mi faccia il passaporto, poi vado dal dirigente, non si preoccupi", le risponde lui. "E allora ci vado io!". "Chi è? Lui?". Chiede il dirigente. "Venga, venga", gli dice in tono riottoso. Dopo un po' che erano chiusi nella stanza il ragazzo e la funzionaria, esce questa urlando: "ma chi cazzo mi paga, a me, per fare sto lavoro?". Nella sala tutti avevamo la risposta pronta, ma eravamo allibiti dalla scena, attendendo l'uscita del ragazzo, che era rimasto dentro con il dirigente. Finalmente esce, e tutti noi, ormai grandi amici, gli chiediamo cosa fosse successo. "Mi hanno segnalato, hanno preso i miei dati". Cosa? Perché un cittadino che ha osa commentare l'operato della pubblica amministrazione, si becca una segnalazione? E chi lo poteva tutelare lì dentro, prelevato dai prelevatori e da coloro che dovevano dargli un servizio, ovvero la possibilità di uscire dall'Italia? Sconcerto generale, ci rimettiamo ad attendere. Dopo un'ora e mezza che ero lì (si era avvicinata l'ora di pranzo, e i tempi si erano velocizzati), arriva il mio turno. "Non ha pagato il bollettino di 44,66€". Un'altra gabella?! Figuriamoci se la dipendente delle Poste si era degnata di dirmi, mentre mi consigliava di recarmi al Commissariato, che dovevo pagare il bollettino! Secondo la teoria dell'operato pubblica amministrazione, il cittadino nasce imparato! Miracolosamente, mi dice di farlo immediatamente e di portarglielo (in fila, prima di te, c'era una ragazza che doveva solo consegnare una foto. Mi ero già prefigurata un'altra mattinata persa...). Torno al Commissariato con il bollettino, la funzionaria mi rilascia una ricevuta. " Torni fra un mese, forse, per ritirare il passaporto". "Un mese?! Mi chiamate voi quando è pronto?". "No". Figuriamoci, perché volersi saltare una fila a vuoto! I telefoni sono stati inventati da 100 anni, perché volerli utilizzare ora?! Se qualcuno mi vedrà per le strade di Roma a Ferragosto, bianca, triste, e con una ricevuta in mano, ora saprete perché.

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