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Sapete guardare oltre i buchi?

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Che poi, parliamoci chiaro, in giro è pieno zeppo di persone che si indignano quando una donna -in barba alla meritocrazia- è in odore di essere finita in parlamento, in consiglio regionale o in altre situazioni simili grazie all'impiego di prestazioni sessuali, ma poi sembrano strafottersene della schiera -notoriamente ben più numerosa- di personaggi ambosessi che -anch'essi in barba alla meritocrazia di cui sopra- sono giunti ad analoghe cariche compiacendo i leader, assecondando quelli che contano e leccando il culo al capobastone di turno.
Come se, in qualche misura, vendere il proprio corpo fosse più grave che dare via le proprie idee; come se lo scambio a sfondo sessuale, per qualche oscuro motivo, violasse la meritocrazia -e quindi il giusto diritto di chi vorrebbe avere ciò che merita in base alle proprie capacità- più del baratto del cervello e delle convinzioni; come se, mi si perdoni se sono esplicito, gli orifizi occupabili dagli organi sessuali altrui fossero più importanti dell'onestà intellettuale, di tal che preservare i primi sarebbe un imperativo più inderogabile che mantenere integra la seconda.
Ecco, dite pure quello che volete ma a me quest'andazzo non va né su né giù: così come non mi va né su né giù il bigottismo di cui è intriso.
Dopodiché, occupiamoci pure dei giovani che non ottengono quello che meriterebbero perché non sono disposti a prostituirsi: è un tema serio, anzi serissimo, che vale la fatica di rivoltare un paese e rifarlo da capo.
Però, per carità, piantiamola di ridurre tutto alla solita, pruriginosa morbosità sessuale.
C'è molto, ma molto di più, e fingere di non saperlo non serve a niente.

Quanti sono i mercificati?

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Dal post di ieri, com'era prevedibile, è venuto fuori un dibattito niente male: al quale, già che ci sono, mi piacerebbe aggiungere un paio di spunti.
La mercificazione del corpo in cambio di denaro, a meno che non mi sfugga qualcosa, è un elemento che caratterizza complessivamente il mondo in cui viviamo: ciascuno di noi, in un modo o nell'altro, vende le proprie mani, le proprie braccia, le proprie gambe, i propri occhi, la propria bocca, il proprio cervello e via discorrendo, nell'ambito del noto fenomeno fondante la società moderna che chiamiamo volgarmente "lavoro".
Il fatto che tale vendita venga effettuata liberamente o sia dettata dalla necessità è circostanza sulla quale difficilmente si può esprimere un giudizio, se non dal punto di vista insondabile e insindacabile del singolo individuo: normalmente siamo abituati a considerare più consapevoli le scelte di chi svolge lavori particolarmente qualificati o meglio retribuiti, e più riconducibili al bisogno quelle di chi è adibito a mansioni più umili o meno remunerative.
Ma si tratta, con ogni evidenza, di una vistosa semplificazione, in base alla quale dovremmo considerare poco libera non soltanto la scelta di chi si prostituisce, ma anche quella di tutti i lavoratori che hanno bisogno di fare ciò che fanno per tirare avanti fino alla fine del mese.
E' libera la scelta di un facchino che deve spaccarsi la schiena dalla mattina alla sera per guadagnare qualche centinaio di euro? E' libera la scelta di chi va a pulire i cessi degli altri? E' libera la scelta di chi se ne sta inchiodato a una catena di montaggio otto ore al giorno e deve pure fare i turni di notte?
Non lo so. Probabilmente no, dirà qualcuno, ché se costoro potessero scegliere si dedicherebbero probabilmente a occupazioni meno faticose e più remunerative.
Il problema, allora, è certamente più ampio rispetto al solo esempio della prostituzione: e riguarda direttamente il modo in cui è strutturata la società in cui viviamo, nella quale vengono quotidianamente mercificati miliardi di corpi senza chiedersi una sola volta se quella mercificazione sia frutto della libera scelta o del bisogno, se sia più o meno umiliante, se riduca gli esseri umani a pedine di scambio la cui contropartita è quantificabile in denaro.
E' un discorso interessantissimo, che potrebbe mettere in discussione i fondamenti della nostra organizzazione economica, rispetto al quale non ho alcuna preclusione: ma svolgerlo solo in riferimento alla prostituzione, come se fosse l'unico caso in cui vale la pena di stigmatizzare la vendita del corpo e mettersi nei panni degli altri per valutare il grado di libertà con cui hanno scelto di fare quello che fanno, mi pare un'operazione ipocrita e moralista.
Volete preoccuparvi delle persone che sono indotte dal bisogno a fare quello che fanno? Bene, io ci sto. Ma l'operazione dev'essere completa, e riguardare tutte le occupazioni e tutte le parti corporee che servono per svolgerle.
Altrimenti siamo al solito adagio secondo il quale le parti intime, alla fine della fiera, sono "particolari" rispetto alle altre.
A me, scusate, questa sembra roba da preti.

Due parole sulla prostituzione

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A me piacerebbe tanto essere governato da qualcuno che abbia una visione laica della prostituzione.
Qualcuno che fosse capace di operare una distinzione chiara tra le donne che si prostituiscono perché vi sono costrette e quelle che lo fanno per propria scelta, senza prestare il fianco alla solita panzana confessionale e radical chic secondo la quale liberamente, in fondo in fondo, una donna non si prostituisce mai; e che immediatamente dopo creasse le condizioni per trarre in salvo le prime, punendo severamente chi le ha ridotte in schiavitù, e per assicurare alle seconde la possibilità di esercitare il proprio mestiere in modo sereno, regolare e sicuro, nonché di poterlo cessare dedicandosi ad altro quando decidono di farlo.
Qualcuno che avesse il coraggio di dire che la scelta della signora Rossi, che dovendo sbarcare il lunario decide di vendere il proprio corpo, è rispettabile -esattamente- quanto quella della signora Bianchi, che invece opta per andare a lavare le scale nei condomini.
Qualcuno che finalmente si decidesse a far notare che i favori, le agevolazioni, le scorciatoie ottenute sul lavoro attraverso la lap dance, la pecorina e la fellatio non sono affatto -ma neanche un pochino- più spregevoli e scandalose di quelle raggranellate attraverso l'adulazione, la piaggeria e il servilismo.
Qualcuno per cui fosse chiaro che se una donna si prostituisce, e lo fa in modo consapevole e libero, non sta ledendo in alcun modo né la propria dignità, né tantomeno quella delle altre donne.
Qualcuno che riuscisse a farsi uscire di bocca che maschilismo e prostituzione libera non sono per niente connessi, e che un'irreprensibile moglie tutta casa, catechismo e lavoro può alimentare il sessismo dilagante in modo molto più drammatico rispetto a una escort che cede le proprie prestazioni in cambio di denaro.
Qualcuno che, infine, dopo aver detto e è pensato tutto ciò che precede lo traducesse in leggi, saltando a pie' pari l'ipocrisia di cui questo paese è inzuppato come una spugna -a destra e a sinistra- e vincendo la tentazione di diventare, in un modo o nell'altro -perché c'è gusto, e tanto, a guardare le cose dall'alto e sentirsi migliori degli altri giudicando quello che fanno-, più bacchettone dei preti.
Da uno così, mi piacerebbe essere governato.
Che dite, chiedo troppo?

Tornare a piedi, ma senza peccare

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L'ultima novità è che il Comune di Roma avrebbe deciso di investire dei soldi -e pure tanti, presumo- per scovare le prostitute attraverso un sistema satellitare.
Niente male, per una città in cui -mi auguro per risparmiare risorse, perché altrimenti sarebbe davvero una beffa- non ci si degna neanche di tenere aperto dopo mezzanotte il sito internet su cui consultare i percorsi dei mezzi pubblici.
La prossima volta che vi troverete in mezzo alla città nel cuore della notte e non saprete come andarvene a casa non rammaricatevi: vi toccherà tornare a piedi o prendervi un taxi, questo è vero, ma nel frattempo la vostra moralità sarà sorvegliata in tempo reale da sofisticate apparecchiature.
Volete mettere la soddisfazione?

L'etica differenziata dello stato italiano

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Poi uno va a comprarsi le sigarette e si accorge che è diventato normale mettersi in coda alla cassa perchè davanti a lui ci sono quattro o cinque persone che grattano compulsivamente dei bigliettini di carta nell'illusione di portarsi a casa il gruzzolo che consentirebbe loro di cambiare vita.
E allora riflette, quello che era andato a comprarsi le sigarette, sul fatto che lo stato prima lucra allegramente sul fumo e sul gioco d'azzardo, e poi vorrebbe darci a bere che non sarebbe etico guadagnare sulla prostituzione e sulla droga: ragion per cui, in modo molto etico, delega la gestione di tali attività alla malavita organizzata.
Poi, curiosamente, c'è chi si lamenta del fatto che qualcuno, ad uno stato del genere, finisce per non credere più.

Ghe pensi mi

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prostituzione
(Silvio Berlusconi, 17 gennaio 2002)

Rabbrividire a giorni alterni

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Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga, ma va contrastato.
(Mara Carfagna, 12 settembre 2008)

Occhio non vede, cuore non duole

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Dai e dai, siamo arrivati all'ammissione esplicita; e mica, badate, da parte di uno qualunque, ma nientepopodimeno che del Questore di Roma: quando si parla di prostituzione quello che conta non è tanto sconfiggere la tratta delle schiave e arrestare i criminali che sfruttano le donne, quanto assicurarsi che la cosa non sia evidente, che venga accuratamente nascosta, che ci sia "una minore percezione del fenomeno da parte dei cittadini".
Se sul raccordo sono scomparse le prostitute, quindi, si festeggia; chissenefrega, poi, se si sono spostate da un'altra parte: quello che conta è che non si vedano, così ci mettiamo la coscienza in pace e possiamo andarcene a dormire tranquilli.
Ecco, a me questa logica ipocrita fa letteralmente ribrezzo: e il bello è che fino a qualche tempo fa la si doveva smascherare, mentre adesso viene candidamente sbandierata dai rappresentanti delle istituzioni come una cosa normale.
Se state pensando che questo sia l'ennesimo segnale della decadenza nella quale rischiamo di precipitare, fareste bene a ricredervi.
La verità è che nel baratro ci siamo da un pezzo, e non si vede il fondo.

Signore e signori, il regime

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Ricapitoliamo: se una fa le marchette in mezzo alla strada ed ha come clienti delle persone qualsiasi siamo di fronte a un'indecenza da perseguire con il massimo rigore; se invece c'è il sospetto che la prostituzione venga esercitata in casa e che i cosiddetti "utilizzatori finali" siano personaggi ben più importanti, allora perfino parlarne diventa un'indegna e antidemocratica "caccia all'uomo".
In altre parole, ai potenti dev'essere concesso senza fare un fiato ciò che è proibito ai comuni cittadini.
Questo, a casa mia, si chiama regime.

La prostituzione è reato solo se ti costringono

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Capito? Prostituirsi è reato solo se qualche delinquente ti costringe a farlo per strada a forza di stupri, botte e ricatti.
Se invece lo fai per andare in parlamento è tutto a posto.
Gran bella logica, non c'è che dire.

Né più, né meno

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Prese, portate in Italia con la forza, ricattate, picchiate, stuprate, buttate in mezzo alla strada come carne da macello, costrette ad abortire mandando giù quello che capita e alla fine, se qualcosa va storto, pure denunciate.
Mettiamo bene in chiaro un fatto: io non sono un moralista, e l'idea che qualcuno sia disposto a pagare denaro in cambio di prestazioni sessuali, nel caso in cui chi le fornisce lo faccia consapevolmente e in base ad una libera scelta, non mi fa né caldo né freddo.
Ma con la stessa franchezza debbo dirvi una cosa: per quanto mi riguarda i clienti che alimentano questo abominevole mercato di schiave strafottendosene allegramente del modo infernale in cui funziona sono colpevoli quanto i rivoltanti individui che lo organizzano.
Né più, né meno.

Occhio non vede, cuore non duole

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Secondo voi quanto è credibile un governo che con una mano sancisce il divieto di prostituirsi per strada e con l'altra fa chiudere tutte le postazioni territoriali del numero verde che cerca di salvare le donne costrette a prostituirsi?

Una bella storia italiana

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Vediamo un po': abbiamo mignotte, ruffiani, papponi, interrogatori, uomini che menano le fidanzate, donne che danno della troia alle amiche, ville in Sardegna, protesi, smentite, giochi di prestigio, calendari; il tutto, badate, semplicemente nel titolo, ché a voler leggere gli articoli ci sarebbe anche dell'altro. Facciamo un gioco: provate a prendere tutti gli stilemi della cultura trash che vi vengono in mente e a piazzarli tutti insieme, con un minimo di coerenza logica, in una storia di fantasia. Scommetto quello che volete che non riuscirete mai a inventarne una migliore di questa.

(Peripat)Etica di Stato

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Sarà che sono un relativista senza possibilità di redenzione, ma a me pare che -ferma restando l'esigenza di punire severamente chiunque costringa una donna a prostituirsi- l'idea di perseguire chi decida liberamente di ottenere denaro fornendo in cambio prestazioni sessuali, e chi a sua volta si renda destinatario dei suoi servizi, sia degna del peggiore stato etico. Qualcuno replicherà -mi è capitato decine di volte, di sentire questa tiritera- che vendere il proprio corpo non può mai essere una decisione davvero libera, giacché trattasi di operazione di per sé umiliante e mortificante: chi lo fa, pertanto, deve necessariamente esservi indotto, se non dall'azione violenta di altri individui, perlomeno da uno stato di necessità o di bisogno che non gli lasci altra scelta. Orbene, a parte il fatto che sarebbe necessario, volendo condurre tale ragionamento alle estreme conseguenze (è importante, condurre i ragionamenti alle estreme conseguenze, se se ne vuole misurare la portata), appurare quanti altri lavoratori svolgano un mestiere che ritengono umiliante indotti dall'ineluttabile necessità di tirare avanti, e coerentemente impedire anche a loro di occuparsi dei rispettivi incarichi, scongiurando in tal modo la mortificazione che ne scaturisce; a parte questo, dicevo, l'affermazione è discutibile per il semplice motivo che in uno stato di diritto a nessuno, e men che meno allo Stato, dovrebbe essere consentito di prodursi nell'odioso esercizio di giudicare secondo i propri canoni cosa sia degradante per un altro, giacché tale giudizio implica inevitabilmente la prevalenza del proprio punto di vista su quello altrui. Ne consegue che punire la prostituzione (quella liberamente esercitata, non mi stanco di ripeterlo affinché qualcuno non se ne esca a blaterare che ho scritto un post in difesa dei papponi) costituisce quindi una intollerabile ingerenza dello Stato nella vita privata dei cittadini e nella loro libertà di iniziativa, condotta in nome di un precetto morale che in quanto tale non può essere imposto ad alcuno. C'è infine chi difende la propria smania proibizionista (si annida in posti insospettabili, il proibizionismo, badate) con una considerazione a suo dire conclusiva: se si eccettuano le donne costrette dalla tratta o da qualche violento protettore isolato, ne rimarrebbero ben poche ad esercitare il mestiere più antico del mondo. Vale la pena, per difendere la libertà di questa manciata di autonome prostitute, mettere a repentaglio l'incolumità di tutte le altre? In questo caso, al di là dell'apparenza stringente del discorso, è il nesso logico a mancare del tutto, giacché consentire a chi lo vuole di svolgere un'attività non significa tollerare che venga esercitata un'attività diversa: altro è permettere la prostituzione, altro abbassare la guardia nei confronti della schiavitù, che deve essere combattuta con fermezza e senza indecisioni (e fanno tre, ma insomma, non si sa mai). Può darsi che in un ipotetico (quanto fantascientifico, ahimè) futuro, nel quale tutte le donne costrette a prostituirsi vengano brillantemente liberate dall'incubo cui sono sottoposte e si dedichino proficuamente ad altri incarichi, ne resti una soltanto ad esercitare liberamente quello che viene definito il mestiere più antico del mondo. Ebbene, io credo che varrebbe la pena di tutelare il diritto all'autodeterminazione di quella singola donna: dovunque la porti, quello è il posto in cui vuole andare. Gli altri si rassegnino, e imparino una buona volta ad occuparsi dei propri.

Semel in anno

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Per uno come me fa un certo effetto, una volta ogni tanto, appartenere a una maggioranza...

Sanzione extraconiugale

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Ora, converrete con me sul fatto che la sanzione proposta da Amato non consiste nella multa in sé e per sé, ma piuttosto nel fatto che quella multa venga recapitata a casa del contravventore; il che, in altri termini, si può sintetizzare così: se vai a puttane io lo dico a tua moglie, così quella ti fa un mazzo tanto e ti fa passare la voglia.
Ebbene, a parte il fatto che l'idea mi pare ridicola di suo, non posso fare a meno di rilevare che tra i clienti delle prostitute ci sono anche numerosi uomini che vivono soli, per i quali, evidentemente, l'ingegnosa penalità non avrebbe alcun effetto.
Il Dottor Sottile, insomma, sta proponendo una vera e propria sanzione amministrativa per il reato di adulterio.
Si attendono provvedimenti contro la sodomia, la masturbazione e le polluzioni notturne.

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