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Devo ricordarmi di scrivere un post fatto che da un paio d'anni a questa parte non c'è più un giornale che pubblichi uno straccio di notizia su una donna a cui hanno negato la pillola del giorno dopo: che uno potrebbe perfino pensare ehi, che figata, si vede che il problema non esiste più, e invece lo sai che non è così, che le vie crucis notturne da un ospedale all'altro continuano come se niente fosse, e allora forse il punto è che di scriverne non frega più un cazzo a nessuno.
Eppoi dice che chi si ostina a denunciare la situazione penosa dell'informazione italiana è un complottista.

E' chiaro che va a finire così

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Io non lo so, se comprare la "pillola dei cinque giorni dopo" sul web senza ricetta comporti effettivamente dei rischi per la salute delle donne: però so, per essermene occupato direttamente, che in Italia accedere alla contraccezione d'emergenza "normale", cioè alla classica pillola del giorno dopo, nella maggior parte dei casi è un vero e proprio calvario.
Allora, secondo me, la vera domanda è questa: se si costringono le donne a vere e proprie vie crucis notturne da un ospedale all'altro tra fantomatiche obiezioni di coscienza, ineffabili questioni di lana caprina sulla difesa della vita umana e inenarrabili mortificazioni personali per ottenere quello che rappresenta a tutti gli effetti un loro diritto, come si fa a meravigliarsi quando quelle donne mandano tutti a cagare e risolvono il problema da sole utilizzando internet?
Volete davvero proteggere la salute delle donne? Allora piantatela di fare i crociati della domenica, di imporre la vostra coscienza sulla loro e di comportarvi come se qualcuno vi avesse attribuito la qualifica di arbitri del bene e del male.
Vedrete che il problema delle pillole comprate sul web si risolve subito.

Antiabortisti a chiacchiere

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La questione, amici integralisti, mi pare piuttosto semplice: continuare a proibire i preservativi e ad ostacolare l'informazione sessuale nelle scuole contribuisce a far aumentare la richiesta di pillole del giorno dopo; e ostinarsi a demonizzare la pillola del giorno dopo, a sua volta, contribuisce a far prosperare gli aborti.
Adesso sta a voi: o vi decidete a fare gli antiabortisti sul serio, dando una mano ai ragazzi tenendo conto della realtà, oppure continuate a farlo a chiacchiere, fingendo di credere che a forza di ascoltare i vostri anatemi gli adolescenti smettano di trombare e che la questione si possa risolvere così.
Un'unica richiesta: se scegliete di proseguire nell'atteggiamento che avete tenuto fino ad oggi, assumetevi le vostre responsabilità e smettete di prendervela con gli altri per le cose che non vanno come vorreste.
Date retta, ci fate una figura migliore.

Chiedetegli i danni

27 Commenti »

Avete fatto bella mostra del vostro integralismo imponendo la vostra coscienza su quella degli altri?
Avete negato la pillola del giorno dopo a una donna sulla base delle vostre personali convinzioni religiose, anche se a prenderla avrebbe dovuto essere lei?
Avete provocato una gravidanza che quella donna non desiderava negandole l'accesso al farmaco contraccettivo a cui aveva diritto?
Sapete che nuova c'è? Si dà il caso che quella donna abbia avuto il coraggio di esporsi e adesso vi chieda i danni.
Staremo a vedere come va a finire. Nel frattempo, però, una cosa è certa: le persone disposte ad abbassare la testa davanti alle imposizioni etiche degli altri sono sempre di meno, mentre aumentano quelle che non hanno paura di rivendicare il proprio diritto all'autodeterminazione e alla libertà di scelta.
Sapete com'è: un conto è avere a che fare con dei sudditi, un altro doversi confrontare con dei cittadini.
Auguroni.

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Grazie a David per la segnalazione.

Aborto? Ma quale aborto?

24 Commenti »

aborto

A parte il merito dell'iniziativa, sul quale pure ci sarebbero da muovere un sacco di obiezioni, se i giornalisti del Corriere avessero la compiacenza di spiegarci che minchia c'entri l'aborto con la contraccezione d'emergenza ci farebbero davvero un gran favore: perché in questo modo, ne converrete, si finisce per fare un gran casino, favorendo inevitabilmente i soliti integralisti che pescano nel torbido.
La pillola del giorno dopo non è abortiva, e per saperlo non ci vuole una laurea: basta farsi un giretto su Wikipedia prima di mettersi a scrivere.
E' chiedere troppo?
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Grazie a Peppe per la segnalazione.

Potete denunciarli

6 Commenti »

La pillola del giorno dopo è un farmaco contraccettivo e non abortivo: eppure c'è chi si ostina a rifiutarsi di prescriverla invocando una non meglio identificata obiezione di coscienza, paventando catastrofici effetti collaterali e suggerendo alle pazienti di pensarci, ché tanto c'è tempo.
Mentre ricordo che la contraccezione d'emergenza è tanto più efficace quanto più tempestivamente viene assunta (altro che "c'è tempo"), che sugli effetti collaterali si tende spesso e volentieri ad esagerare (al punto che negli altri paesi europei la pillola del giorno dopo viene venduta senza ricetta) e che ottenere il farmaco è un diritto delle donne che lo chiedono, ricordo a tutti che a questo indirizzo è possibile scaricare i modelli per denunciare i medici che non prescrivono la pillola del giorno dopo e i farmacisti che si rifiutano di venderla.
Date retta, non lasciate che qualcuno imponga la sua coscienza sulla vostra: usateli.

Il "continuum" della Roccella

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Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, sulla pillola RU486:

Il rischio è che si passi dalla pillola del giorno dopo a quella dei 5 giorni dopo alla Ru486, in un continuum chimico che offusca il significato stesso della maternità e fa perdere la piena consapevolezza del gesto abortivo.

Effettivamente il rischio che si passi dalla pillola del giorno dopo (o a quella dei 5 giorni dopo, che è sostanzialmente la stessa cosa) alla pillola abortiva esiste: ma solo se e nella misura in cui la Roccella e i suoi sodali dovessero ostinarsi a rendere l'accesso alla prima (ed in generale alla contraccezione) tanto difficile da non lasciare alle donne altra scelta che una gravidanza indesiderata, costringendole infine ad abortire.
Più che di un "continuum chimico", quindi, direi che si tratta di un "continuum liberticida", o "integralista", o "maschilista", o probabilmente tutte e tre le cose assieme: una vera e propria escalation di divieti e di anatemi con lo scopo preciso di azzerare la libertà di scelta e la consapevolezza delle donne.
E poi sarebbero gli altri, quelli che offuscano il significato della maternità.

Fateci il piacere: documentatevi

10 Commenti »

Non saprei dire se le gravi inesattezze sulla pillola del giorno dopo che continuano a comparire sui giornali siano dovute alla volontà di assecondare gli infondati anatemi dei fondamentalisti o a semplice ignoranza: in entrambi i casi, gioverà ripetere per l'ennesima volta che la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, ma un contraccettivo, e che nei paesi civili (dai quali è escluso il nostro, s'intende) essa viene addirittura venduta come farmaco da banco, senza bisogno di ricetta.
Siccome sul fronte della pillola abortiva (quella vera) il momento è particolarmente delicato, inviterei i giornalisti a documentarsi e a prestare la dovuta attenzione a quello che scrivono (ammesso che siano in buona fede), evitando in tal modo di fornire il pretesto per ulteriori strumentalizzazioni.
Grazie.

Niente mimosa, grazie

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Uomini e donne, ragazzi e ragazze, devono essere educati sui diritti umani delle donne ed edotti circa la responsabilità che tutti hanno di rispettare i diritti altrui. Ciò dovrebbe includere il riconoscimento del diritto delle donne di gestire il proprio corpo e la propria sessualità.
Così Navi Pillay, alto commissario della Nazioni Unite per i diritti umani.
E qui è dove andrò io a festeggiare l'8 marzo.
Perché in Italia la vera emergenza donna non è tanto la scarsa rappresentanza in politica o le discriminazioni sul lavoro. E' quello che chi detiene i poteri nel nostro paese vuole imporre sul corpo della donna.
Oggi vieni anche tu. E' molto meglio che regalarci una mimosa.

Trascurabili effetti collaterali

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Il Corriere della Sera ci informa del fatto che alcuni medici, ancorché la legge lo consenta, si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo alle minorenni:

In assenza di un genitore, preferisco non darla perché può avere effetti collaterali.
Quanto agli effetti collaterali che conseguono alla mancata prescrizione, evidentemente i medici li ritengono così lievi da non meritare il consenso dei genitori: tant'è che con il loro rifiuto li riservano serenamente alle loro giovani pazienti anche senza prendersi la briga di consultarli.

D'altra parte cosa volete che sia, una gravidanza?

Fategliela pagare

7 Commenti »


asl

In senso letterale, intendo: si può, come d'altra parte noi dell'Associazione Coscioni andiamo ripetendo da un bel pezzo.

E voi, amici medici, se volete ostinarvi a chiamare obiezione quella che è solo l'imposizione della vostra coscienza su quella degli altri, fate pure: ma se ci scappa una gravidanza indesiderata tenetevi pronti ad assumervi le vostre responsabilità.

Se necessario, mettendo mano al portafoglio.

Studiare, per favore, oppure scrivere di sport

14 Commenti »


Leggendo tutti e tre gli articoli si evince con una certa chiarezza che la donna ha assunto la pillola del giorno dopo, che notoriamente non è abortiva, ma contraccettiva.

Siccome la fantasiosa attribuzione di effetti abortivi alla pillola del giorno dopo è una delle mistificazioni con cui il fronte integralista cerca sistematicamente di negare i diritti delle donne, sarebbe il caso che chi scrive di questi temi avesse quantomeno la compiacenza di informarsi.

Oppure di dedicarsi alle cronache della pallanuoto, che è un argomento meno delicato.

Mo' so' cazzi tua...

12 Commenti »


Auguro a tutti voi di non aver mai bisogno della pillola del giorno dopo. Perché in Italia, se ti va bene, ti va come a P., Studente Coscioni di Milano.

Stamattina io e la mia ragazza abbiamo avuto un rapporto. La mia ragazza alla fine si è ritratta di scatto, e il preservativo si è srotolato ed è rimasto dentro. Chiamo il consultorio di Largo Volontari del Sangue 1 alle ore 11.45: "Oggi siamo aperti fino alle 12, domani è sabato e siamo chiusi, dopodomani è domenica e siamo chiusi, se ne parla per lunedì pomeriggio. Ah no, è vero, lunedì è festa. Facciamo martedì sera, però deve fissare un appuntamento". Rapporto avuto alle 11 di venerdì mattina, appuntamento al consultorio non prima di martedì alle 18. Ovvero l'appuntamento dopo 103 ore dal rapporto. E questo ovviamente è il tempo minimo, cioè l'orario dell'appuntamento: poi bisognerebbe contare che per una visita medica passano sempre quelle due/tre orette, poi bisogna uscire e cercare la farmacia, senza contare che sarebbe ormai stata sera. La cosa che mi ha stupito è stato l'atteggiamento della dottoressa che mi ha risposto al telefono: parlava come se avesse un senso logico fissare un appuntamento per una pillola del giorno dopo 4 giorni e mezzo dopo il rapporto, e se io cercavo di farle capire l'assurdità della cosa fingeva di non capire, come se fosse una cosa normale. Dopo siamo andati in un altro consultorio e lì non ci sono stati problemi, solo una lunga attesa (3 ore e mezza), l'aver dovuto rimbalzare tra un medico e un altro e l'aver dovuto fare una visita ginecologica senza motivo nonostante la mia ragazza non volesse. Ma questi non sono problemi legati al caso specifico (la pillola del giorno dopo), ma problemi generali della sanità italiana.
Il punto è che tutti i medici che abbiamo incontrato, prima ancora di sapere la versione dei fatti, partivano con il rimprovero: "Ma perché non avete usato il preservativo?".

A pillola armata

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Il Cardinale Barragan attraversa un momento di forma smagliante: oltre alla dichiarazione sugli omosessuali di cui ho dato conto nel post precedente, si scatena anche contro l'aborto e la pillola del giorno dopo. State a sentire:

E' una pillola che ha effetti abortivi e come tale, l'aborto va considerato un assassinio: ogni aborto, in quanto soppressione di una vita umana, é un crimine, un delitto e merita una punizione; questa storia mi sembra assimilabile a chi compra una rivoltella in un negozio. Colui il quale esce con una pistola é potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma é un potenziale criminale, lo diventa solo se agisce male. Chi abortisce non é potenziale, ma di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto é sicuramente più grave di chi compra un revolver nell'armeria.
Ricapitoliamo: in base alle singolari equivalenze logiche del porporato, chi entra in un negozio e compra una pistola è meno pericoloso di chi prescrive la pillola del giorno dopo.

Capito, amici? Ve la fate sotto dalla paura perché nel vostro palazzo, proprio accanto a voi, abita un maniaco delle armi? Be', potete tirare un sospiro di sollievo.

Piuttosto, vedete di preoccuparvi se siete vicini di casa di un ginecologo.

Teologia medica

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L’Avvenire, stamattina, annuncia che in Spagna, prossimamente, la pillola del giorno dopo sarà venduta nelle farmacie senza ricetta medica.

La pillola, si legge, è erroneamente definita contraccezione di emergenza, mentre è un farmaco abortivo.

Dato che a definirla “contraccezione di emergenza” mi risulta siano stati i medici di tutto il mondo, mi sfugge dove sia l’errore nella definizione.

Forse risiede nel fatto che i medici in questione ritengono che, quando si tratta di classificare farmaci, una laurea in medicina valga più che una in teologia.

Galatea

Gli asini del giorno dopo

22 Commenti »


Allora, amici del Corriere della Sera, vi dirò le cose come stanno: abbiamo già abbastanza problemi per conto nostro con quel manipolo di integralisti che insistono a disinformare la gente e vanno in giro a blaterare che la pillola del giorno dopo è abortiva, senza che vi ci mettiate pure voi a fare casino.

Siccome rappresentate la più importante testata giornalistica di questo paese, mi aspetto (e pretendo) che sul vostro giornale facciate scrivere gente che conosce, sia pure vagamente, l'argomento di cui parla: confondere la pillola RU486 (abortiva) con la pillola del giorno dopo (contraccettiva), al di là delle vostre intenzioni, contribuisce ad aggravare la già penosa situazione in cui versa l'informazione nel nostro paese, e finisce quindi per favorire, di fatto, la strategia dei fondamentalisti.
Mi corre quindi l'obbligo di rivolgervi un invito: abbiate la compiacenza di informarvi, prima di mettervi a scrivere senza sapere quello che dite.
Bastano un computer, Wikipedia e cinque minuti del vostro tempo.
Chiedo troppo?

Disobbedienza incivile

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Ricapitoliamo.

  • La legge 194 sull'interruzione di gravidanza, all'articolo 9, concede ai medici e agli infermieri obiettori di coscienza il diritto di non praticare l'aborto, e di non partecipare alle relative procedure: "Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non e’ tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione".
  • La cosiddetta "pillola del giorno dopo" non è un farmaco abortivo, ma contraccettivo, come risulta in modo piuttosto chiaro dalle evidenze scientifiche, e come potete agevolmente riscontrare guardando questo video: ad ulteriore riprova di tale circostanza si può citare il fatto che in quasi tutti i paesi europei e negli Stati Uniti la pillola del giorno dopo viene venduta come farmaco da banco, senza necessità di ricetta medica.
  • Cionondimeno il fronte integralista, sulla base di un'impostazione priva di ogni fondamento, alimenta una massiccia campagna di disinformazione finalizzata a far credere che la pillola del giorno dopo sia un farmaco abortivo: in ragione di tale assunto (si ripete, infondato), i nostri amici crociati continuano a blaterare che l'obiezione di coscienza possa essere sollevata anche dai medici, nel momento in cui venga loro richiesto di prescrivere la pillola del giorno dopo, e dai farmacisti, nel momento in cui, ricetta alla mano, venga loro chiesto di venderla.
  • Esortando medici e farmacisti all'ostruzionismo, per la verità, i fondamentalisti non fanno loro un gran favore: poiché si tratta di un farmaco contraccettivo, e poiché la legge consente l'obiezione di coscienza soltanto in relazione all'aborto, i medici che non prescrivono la pillola del giorno dopo e i farmacisti che non la vendono possono essere denunciati (en passant, se vi dovesse capitare, trovate qua e qua i modelli necessari per la denuncia).
Pertanto, quando Joseph Ratzinger invita i farmacisti a non vendere la pillola del giorno dopo (il riferimento è fin troppo chiaro quando parla di "molecole che hanno come fine quello di evitare l'annidamento di un embrione"), spacciando la sua esternazione come un accorato appello del capo della cristianità cattolica in difesa della vita, ciò che in realtà accade è una cosa ben diversa: il capo di uno stato estero incita una certa categoria di cittadini italiani a non rispettare le leggi in vigore nel loro paese. Un po' come se Obama esortasse i parrucchieri italiani a non pagare le tasse, o se Sarkozy suggerisse ai geometri italiani di passare col rosso.
Ecco, fate un po' voi...

Cause di fascismo maggiore

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Dire le bugie, si sa, non è un'attività edificante: specie se quelle bugie consistono nella denuncia di un reato e chiamano in causa terzi innocenti, per giunta appartenenti a minoranze già di per sé sufficientemente vessate da altre situazioni discriminanti.

Se una ragazzina che ha bisogno della pillola del giorno dopo, tuttavia, si inventa di essere stata stuprata da due nordafricani, anziché raccontare una verità più banale come un rapporto non protetto col suo fidanzato, un motivo dovrà pur esserci.
Ebbene, a parere di chi scrive quel motivo consiste in un'atmosfera di assoluta miseria culturale, nella quale la libertà di scelta è fascistamente (ecco, l'ho detto) degradata a capriccio, e pertanto le decisioni sul proprio corpo vengono socialmente accettate soltanto nella misura in cui risultino giustificate da cause di forza maggiore di identica, misera consistenza.
Evidentemente, amici miei, ci siamo ridotti a questo punto: una ragazza, allo scopo di esercitare legittimamente il proprio diritto a una maternità consapevole senza subire i giudizi negativi degli altri, cerca di giustificare la sua scelta legandola a una motivazione diversa, più accettabile nel contesto di un paese come il nostro proprio perché riconducibile ad elementi analogamente fascisti (e fanno due, con buona pace di chi si ostina a restringere il senso della parola a significati sempre più angusti) come il razzismo e l'intolleranza.
Il che, a voler essere didascalici, potrebbe sintetizzarsi nell'immaginario dialogo che segue:
-Scusi, avrei bisogno della pillola del giorno dopo.
-Niente da fare, ragazzina, potevi pensarci prima.
-Ma mi hanno stuprata!
-Figurati, sarai andata in giro vestita come una mignotta...
-Ma erano negri!
-Ecco la ricetta.
-Grazie...
-E sbrigati, sennò non ti fa effetto.

Obiettori e perditempo, astenersi

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Statemi a sentire, ché questa è una di quelle notizie davvero utili per una bella riflessione sul nostro paese. Si dà il caso che in Spagna, paese nel quale è stato introdotto il matrimonio tra omosessuali, alcuni giudici avessero iniziato a menarla con la storia che la loro coscienza cattolica gli impediva di ratificare nozze tra persone dello stesso sesso. Investito della faccenda, il Tribunale Supremo spagnolo ha tuttavia parlato chiaro: non è possibile, ha detto, che un giudice possa venir meno al proprio dovere per ragioni di carattere religioso. Siccome sono un tipo polemico, mi risulta impossibile evitare di fare un paragone con quanto accade in Italia; come sapete, l'obiezione di coscienza viene sollevata ad ogni pie' sospinto da chiunque abbia a che fare, sia pure alla lontana, con quelle che le gerarchie cattoliche si ostinano a etichettare come "questioni etiche", ma che invece si dovrebbero più correttamente chiamare "diritti civili". In Italia fanno obiezione di coscienza i medici che non prescrivono la pillola del giorno dopo, i farmacisti che si rifiutano di venderla, gli anestesisti che si astengono dal sedare le donne che abortiscono, i medici di base che non ne vogliono sapere di prescrivere i farmaci per la fecondazione assistita e quelli che sostengono che gli esami di laboratorio sullo sperma possono essere effettuati solo se il seme non è stato raccolto con la masturbazione. Dalle nostre parti, insomma, obiettano un po' tutti, adducendo le motivazioni più fantasiose (il che rappresenta la parte più divertente della faccenda, giacché ciascuno è libero di inventarsi tutte le stronzate che vuole) ma soprattutto (e qua siamo all'aspetto grave del problema) restando sistematicamente impuniti.

L'occasione della sentenza spagnola, pertanto, mi è gradita per ripetere ancora una volta come la penso: qualora nell'esercizio della propria professione ci si dovesse imbattere in incombenze con le quali, a causa di convinzioni religiose che riguardano la propria sfera strettamente personale, non si è d'accordo, le alternative percorribili in uno stato di diritto sono due: pensare per sé, e quindi fornire puntualmente le prestazioni richieste, oppure cambiare lavoro.
In entrambi i casi, astenendosi (stavolta sì) dal rompere l'anima al prossimo.
Ché di problemi, per il momento, ne abbiamo già tanti.

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